I Concerti per pianoforte di Mozart
Ultimamente sto abusando di una frase quando sono un pò su di giri.
Che dice, a seconda delle varianti, più o meno così :
"Se uno non conosce i concerti di Mozart che colpa ne ho io ?"
sottintendendo, ovviamente, i concerti per pianoforte di Mozart e dando per scontato che chiunque, per parlare con me, li debba conoscere bene, se non a memoria come me. Altrimenti avremo poco terreno comune su cui discorrere.
Non mi verrebbe mai in mente di dire le Sinfonie di Brahms, che pure conosco molto bene, o il Clavicembalo ben Temperato o le sonate e partite per violino solo senza accompagnamento, per tacere, è ovvio, delle Variazioni che danno nome a questo sito (naturalmente del divino Sebastian Bach).
E perché mai ?
Perché credo che pure gli adoratori dei Maneskine o quelli che camminano per casa con la Tuta Gold abbiano perlomeno sentito nominare Mozart.
E perché sono convinto fermamente che nulla come i concerti per pianoforte rappresentino l'intera sintesi, la summa e l'evoluzione dell'estro compositivo dell'austriaco che più di ogni altro compositore incarna l'idea del genio musicale.
Quindi capirete il mio orrore quando ho visto che su Variazioni Goldberg non si è scritto di questi concerti, almeno non in termini di guida. Ne abbiamo fatto recensioni di dischi singoli ma niente di più.
E quindi, con il capo chino e ricoperto di Mozartkugeln sbriciolate eccoci qua a porvi rimedio.
Il divino Alfred Brendel ha scritto dopo la sua performance per Philips di tanti anni fa che i concerti di Mozart sono facili, anche un ragazzo al terzo corso è in grado di affrontarli.
Ma che per portare in alto quella musica, bisogna essere maledettamente bravi (parafraso non testualmente).
E' verissimo, perché è musica composita che segue tutte le fasi del nostro Mozart, da quando era poco più che un bambino fino agli ultimi momenti di fecondità musicale (della sua giovane età).
E perché, essendo musica scritta per se o per se e le sue amiche, per molta parte è carente di cadenze, di abbellimenti, di fioriture che lui si riservava di improvvisare secondo la bisogna, l'estro, la serata, il pubblico.
Questo è richiesto anche all'interprete. Essere fedele allo spirito del testo, leggendolo con rispetto ma altrettanta liberalità di intento. E quando serve aggiungere, senza troppe riserve.
una copertina mitica per me, con lo straordinario Géza Anda che suona e dirige due dei concerti tardi, per la precisione il #17 e il #21 degli anni 1784-1785
Ovviamente da ragazzino io mi domandavo chi kaz** potesse essere mai quella Elvira Madigan di cui parlava Deutsche Grammophon in questo disco (era un film biografico svedese in cui quel disco veniva usato nella colonna sonora).
Ma questa è tutta un'altra storia ...
Ebbene, andiamo finalmente ai concerti di Mozart.
Usiamo la catalogazione ufficiale. In vita Mozart i più sono rimasti nei suoi cassetti, erano veicoli per promuovere il pianista-compositore. All'epoca si dava alle stampe per lo più la musica commerciale che i borghesi avrebbero comprato per suonarla nei loro salotti. E quindi trii, sonate, quartetti e duetti.
Mai più musica sinfonica complessa.
E poi certo Mozart non aveva né il tempo né la voglia di catalogare la sua musica.
Per questo dobbiamo al Signor Kochel la numerazione, avvenuta solo un secolo circa dopo la morte di Amadeus.
A proposito, lo sapete perché Wolfgang Amadeus Mozart si chiama comunemente Amadeus ? Perché il primo nome da quelle parti è solo onorario, per qualche parente, il vero nome è sempre il secondo.
I primi concerti sono nella realtà composizioni di maestri dell'epoca, trascritti dal giovane Amadeus.
Quelli numerati da 1 a 4, K37, 19, 40 e 41 sono datati intorno al 1770 mentre ce ne sono alcuni non numerati, precedenti di qualche anno, che sono sonata di Christian Bach arrangiati per pianoforte e orchestra.
Arriviamo al numero 5 K 175 del 1773 per vedere qualche cosa di originale, mentre i primi tentativi di concerto moderno, con la parte solistica più sviluppata, li vediamo nei successivi tre, il 6/K238, il 7/K242 e l'8/K242 dell'anno 1776.
Sono concerti poco eseguiti, più che altro inseriti in molte integrali per completezza.
Mentre con il numero 9 K 271 arriviamo al primo capolavoro reale. Siamo nel 1777 e Mozart ha 21 anni esatti.
E' una composizione in mi bemolle maggiore che comincia con una esposizione orchestrale trionfale e dura in tutto più di mezz'ora. Esistono le cadenze originali di Mozart.
L'andantino centrale è in tono minore mentre il finale è un rondeax molto vivace che passa per una sezione interna lenta - minuetto - scritta nella sottodominante in Lab maggiore per chiudersi di nuovo nella tonalità della tonica.
Autentico capolavoro che sta al pari con i primi due concerti di Beethoven o quelli di Chopin e che già presenta trovate sceniche.
Pianoforte brillantissimo.
La leggenda lo lega al cognome di un ballerino, Jenamy che poi si è trasformato nel francese Jeunehomme. Sciocchezze di nessun conto.
Segue il numero 10 K365 per due pianoforti che anche l'ultimo scritto a Salisburgo.
Concerto bellissimo ancora in Mib maggiore, che io ho conosciuto per l'amorevole interpretazione di Emil Gilels con la figlia Elena al secondo pianoforte.
Gli autografi mostrano che le cadenze sono state scritte insieme al padre mentre il secondo pianista era l'amata sorella Nannerl.
La partitura è poi stata ampliata a Vienna nel 1982 e resa più brillante ancora aggiungendo due clarinetti, le trombe e i timpani.
Il concerto è giocato nel dialogo tra i due pianoforti che discorrono e si scambiano idee musicali che poi sviluppano uno per l'altro.
In questo senso è meraviglioso il video con i due giovani amici Ashkenazy e Barenboim che si rubano la scena a Londra suonando in modo che più brillante ed estroverso non è possibile.
Un'altro bel disco è quello CBS con Murray Perahia e Radu Lupu.
Ma ci sono anche Chick Corea con Gulda, Argerich con Rabinovitch, Schiff con Barenboim, la grandissima Clara Haskil con il più giovane conterraneo Géza Anda.
E scusate se è poco.
Ecco, se uno non conosce nemmeno il concerto numero 10 di Mozart, proprio non ha di che parlare con me ...
E andiamo al periodo viennese, dove il poco più che ventenne Mozart deve affrancarsi dalle guide paterne e arcivescovili per farsi una carriera da solista, compositore e didatta.
I numeri 11 K413, 12 K414 e il 13 K415, sono composizione brillanti pensate per l'intrattenimento pubblico. Appunto, brillanti, piacevoli, leggeri.
Arriviamo nel periodo dell'affinamento musicale di Mozart che va dal 1784 al 1786 e dove i capolavori di ogni genere si sprecano.
I concerti assumono forme influenzate dalle coeve composizioni operistiche che a loro volta si fondono con le sinfonie scritte nella stessa epoca.
Ci sono variazioni tonali, momenti brillanti che diventano drammatici, passaggi dal maggiore al minore senza tante cerimonie.
Gusto del melodramma.
Il 14 K449, il 15 K449 e il 16 K451 sono però ancora in stile galante. Composizioni scritte di getto, in settimane, completate appena prima di andare in scena.
Il 16 in particolare è una composizione con uno sviluppo sinfonico molto accentuato.
Arriviamo così al plenum del concertismo mozartiano.
Il trittico 17 K453, il 18 K456 e il 19 K459 sono ancora del 1784 e sono simili nello sviluppo melodico con materiale tematico semplicemente divino.
Ognuno di questi concerti meriterebbe una disamina e magari poi lo faremo nei commenti.
E quindi con il n. 20 K466 e il 21 K467 abbiamo una coppia contrapposta, il primo in tono minore, drammatico, l'altro in un solare do maggiore, scritti entrambi in poche notti, nel febbraio del 1785.
Ognuno dovrebbe ascoltare almeno una volta il n. 20 nei suoi temi dongiovanneschi che preludono al più ancora drammatico n. 24.
Il n. 22 K466 é un concerto un pò pomposo, in stile sinfonico " di mezzo ", e del dicembre 1785, ma prelude al successivo trittico con i n. 23 K488 il 24 K491 e il 25 K503.
Questi sono concerti che stanno alla pari con i più grandi concerti per pianoforte successivi e che mettono in discussione sia Beethoven che Brahms.
Personalmente credo che il K491 sia una delle composizioni più belle di tutti i tempi e che valga l'intero Mozart, se anche non avesse mai composto altro, basterebbe quello ad assicurargli altrettanta gloria che con tutto il resto (Nozze di Figaro a parte).
A rriviamo alla fine, Mozart è impegnato su tutti i fronti musicali.
Il n. 26 K537 arriva nel 1788 e pare che sia solo la rielaborazione di un qualche cosa di precedente non particolarmente interessante. Mancano le cadenze e ognuno scrive le sue.
Il n. 27 K595 può essere considerata opera tarda in quanto viene completato all'inizio del fatale 1791. E' un concerto che sembra scritto per se stesso, con echi giovanili, intimistici, non semplicemente graziosi.
Ai concerti di Mozart io aggiungo sempre il Rondeau K382 che per me è un vero e proprio concerto completo (in tre movimenti, allegretto, adagio, allegro per circa 9 minuti)
***
Sono letteralmente innumerevoli le edizioni dei concerti di Mozart.
Siano integrali che parziali. O anche solo testimonianze sciolte.
Ogni grande pianista da Rubinstein a Pollini passando per Britten li ha affrontati.
Parlare di tutti sarebbe sciocco oltre che impossibile.
Cito quelli capitali, che si dovrebbero conoscere per poi valutare per riferimento gli altri.
Per Philips, Alfred Brendel registrò tutti i concerti solistici maturi. All'epoca della prima Mozart Edition poi vennero aggiunti anche i concerti doppi e tripli e poi quelli giovanili.
Per me questa è l'edizioni di riferimento.
Brendel si attiene per lo più al testo e salvo quando siano mancanti, usa le cadenze di Mozart.
segue l'integrale parziale di Géza Anda con il pianista anche alla direzione dell'orchestra di Salisburgo.
molto solida quella di Perahia per CBS/Sony
mentre l'integrale di Schiff con il connazionale Sàndor Vègh non mi ha mai convinto.
Più recente e anche in corso di completamente, quella, bellissima di Bavouzet
una molto particolare è quella di Katsaris che il pianista integra con parti originali
E' necessario aggiungere poi dischi singoli o gruppi di particolare valore.
inserisco questo CBS che associa il 24 di Gould con il 21 di Rosina Lhevinne, entrambi semplicemente indimenticabili.
bellissimi i concerti registrati da Clara Haskil con la direzione di Fricsay.
Ma tanti ne potrei aggiungere, come quelli di Pollini con Bohm
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