La Passacaglia di Biber é il vero mistero delle cosiddette "sonate del mistero"
Franz Von Biber, musicista di corte a Salisburgo, vissuto nella seconda parte del '600, ha composto per lo più opere sacre e musica di funzione in quella corte cattolica dove nasceranno poi i Mozart.
La gran parte delle sue composizione è stata data alle stampe con il compositore in vita.
Ma un manoscritto originale e autografo è venuto alla luce solo nel 1890.
si tratta di una serie di sonate per gruppo da camera con violino solista, accompagnato da archiliuto, violone, tiorba, violoncello, organo.
Comunemente dette le Sonate del Rosario perché ognuna si ispira a scene della vita di Gesù, dall'annunciazione alla discesa dello Spirito Santo e alla consacrazione di Maria, regina.
Probabilmente si tratta di un'opera composta per uso privato o ristretto, non ne sappiamo molto.
Hanno una peculiarità, quella di prevedere per ciascuna, l'esecuzione con il violino "scordato", ovvero accordato diversamente dal "canonico".
Così che la partitura, letta dice una cosa, suonata, ne dice un'altra.
Come se fosse scritta in codice.
Ciò ha autorizzato una serie di illazioni e di leggende, come qualche cosa di segreto, pensato nell'ambito della Confraternita del Rosario, come se fosse una associazione con scopi illuminati, di luterani in un ambito romano.
Di qui l'attribuzione di "sonate del mistero" e via dicendo.
La scordatura nella realtà era una pratica abbastanza nota in ambito virtuosistico, spesso necessaria per poter eseguire con un certo strumento parti in origine scritte per un altro, senza trascriverle o arrangiarle.
Ma il vero mistero, per me, permettetemi questa eresia all'antivigilia di Natale, non sono tutti i misteri eventualmente celati in queste sonate, ma il fatto che delle sedici composizioni, le prime quindici sono effettivamente sonate con scordatura, per parti diverse e in tempi diversi, sebbene da eseguirsi di seguito.
Semmai il fatto che seppur sia musica interessante e che chiaramente necessita di un virtuoso al violino, come lo era Biber, io non riesca per nulla vedere della musica "a tema" in queste sonate, che scivolano più o meno noiosamente o piacevolmente - vedete voi - per la bellezza di 120 minuti filati.
Ma, che la sedicesima composizione che arriva in fondo, dal sottotitolo "l'angelo custode" non sia una sonata. E sia scritta per il violino solo. Senza scordature.
E' una passacaglia che in puro stile barocco colpisce come un raggio di luce pura scoccata dalla stella più luminosa l'ascoltatore che è riuscito a non assopirsi profondamente fino a quel momento.
La passacaglia in sol minore che chiude le sonate del Rosario è un monumento alla tecnica esecutoria violinistica alle massime vette del virtuosismo compositivi ed esecutivo di tutti i tempi.
Vicina alla Ciaccona di Bach - simile per struttura e articolazione anche se ben più monumentale - e assimilabile all'arte delle variazioni contrappuntistiche che fino al secolo passato hanno segnato, come pietre miliari, il cammino di pochi, veri illuminati, nessuno membro di una setta segreta né colpito da estasi mistica.
Sono poco meno di 10 minuti di pura estasi musicale, in un inviluppo segnato come allegro-adagio-allegro (e quindi idealmente una sonata da camera nei suoi tempi), costruita su una ripetizione ostinata di quattro note che costituiscono il passo della passacaglia e che il violino ripete ostinatamente per tutto il brano, mentre sopra si susseguono variazioni, rapide, lente, furiose, fino a toccare il Cielo.
Il sorpreso ascoltatore assonnato si riprende rapidamente e viene condotto rapido dai passi di una danza (la passacaglia è una danza spagnola di origine gitana o girovaga, è musica di strada) che di angelico ha veramente poco ma ha invece caratteri veramente profani se non proprio diabolici.
Anche quando riprende fiato, anche quando rallenta, anche quando si attenua.
Ma poi la musica riprende velocità, sempre con lo stesso ritmo cadenza, con l'incedere ostinato e inarrestabile del basso. Trascinante, stupefacente. Fino alla chiusura, su quattro note staccate.
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Se vi ho incuriositi, vi invito ad ascoltare la passacaglia di Biber, magari prima, senza sorbirvi tutte le altre 15 sonate ma almeno un paio delle ultime, giusto per preparare l'orecchio alla sorpresa.
Io qui ne segnalo un paio ma le edizioni disponibili sono innumerevoli.
Ci vuole un violinista di elevato livello e sensibilità. E un violino di qualità superba, possibilmente italiano.

Con i suoi 7 minuti e 47, Christina Day Martinson stacca il secondo tempo più rapido per Linn
ma anche Ariadne Daskalalakis è rapida e vivace (08:10)

Assolutamente canonica ma più equilibrata Raghel Podger per Channel Classics in questo fantastico SACD (08:54)

misteriosa, cupa ma brillante, la lettura di Riccardo Minasi, fatta di arcate anziché passi di danza (08:46), si prende tante libertà, all'italiana.
E' l'interpretazione che mi ha fatto innamorare di questa composizione.

chiudo con l'edizione più vecchia (1991) con il grande Reinhard Goebel alla sua maniera, asciuttissima (06:41) che corre ma non resta mai senza fiato.
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Insomma, il mistero per me resta. E non sono le sonate per scordatura, non sono le origini della raccolta, né se costituiscano un codice.
Il mistero vero è che ci fa quella fantastica passacaglia per violino solo (che Bach non poteva conoscere ... apparentemente) alla fine di due ore di musica abbastanza ordinaria ?
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