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Sviatoslav Richter


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Sviatoslav Richter durante le prove di un concerto di Mozart sotto l'occhio attento dell'amico Benjamin Britten sul podio della English Chamber Orchestra

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Sviatoslav Richter davanti alla videocamera di Bruno Monsaingeon racconta di come ha perso l'orecchio e deve accontentarsi di leggere la musica per suonarla.

 

Cade oggi il compleanno di Sviatoslav Richter, pianista che possiamo continuare tranquillamente a definire sovietico senza troppi timori di non essere trendy.
Nato il 20 marzo 1915, a Zytomir, allora Impero Russo, da madre proveniente da una ricca e nobile famiglia terriera e padre di chiare origini tedesche.
Spostatisi ad Odessa durante la rivoluzione, Sviatoslav racconta dell'infanzia in semi-povertà, della sua occupazione di accompagnatore di film muti e di cantanti d'opera al teatro lirico cittadino, pur senza una istruzione formale.
E di come i comunisti andarono a prelevare il padre . che non rivide più - di notte, nel 1941, all'invasione tedesca della Russia. Della demolizione del campanile di una delle chiese più belle della città.
Ma per questo vi invito a vedere il documentario un pò triste girato da Monsaingeon negli ultimi mesi di vita di Richter.

L'istruzione formale Richter la ebbe al Conservatorio di Mosca, dove arrivo già adulto e formato e dove venne ammesso nella classe di Heinrich Neuhaus senza l'esame di ammissione previsto.
Neuhaus, nato in una cittadina tra Zytomir e Odessa, di famiglia austriaca, sarà anche il maestro di Emil Gilels, altro gigante del pianismo sovietico, nato ad Odessa.
Costituirà l'anello di congiunzione che ci permette di legare Richter (e GiIels) al pianismo occidentale, il maestro di Neuhaus, fu suo zio Felix Blumenfeld, pianista di origini austriache, zio di Karol Szymanowsky e dello stesso Neuhaus, nato non incidentalmente, a Cherson.

Richter vincerà nel 1949 il premio Stalin, di cui suonerà l'elogio funebre al funerale di stato nel 1953 (a poca distanza dagli amici Gilels e Rostropovich). Nel 1960 farà il primo viaggio in occidente, durante gli anni della distensione culturale tra URSS, Europa e Stati Uniti. Eseguirà prime assolute di Prokofiev e di Shostakovich.

Nella nostra mania classificatrice, Richter viene inserito nella nobile stirpe di pianisti che vanno da Liszt, Busoni, appena dopo il conterraneo Horowitz ed è tuttora, a dispetto della morta che già lo allontana nel tempo da noi (avvenuta nel 1997), considerato tra i più grandi pianisti di tutti i tempi.

Io lo ricordo bene, avendo avuto la fortuna di vederlo due volte al Conservatorio di Milano, con tutta la sua statura e camminatura dinoccolata a dispetto degli anni e degli acciacchi, avvicinarsi al pianoforte al buio, con una lampada da tavolo ad illuminare lo spartito, assistito da un voltapagine.

E' stato un poeta della tastiera, a volte proprio titanico con tutta la forza di spalle e polsi caricata sulle lunghe dita. Ma dal volto fragile, capace di stecche clamorose da cui non si riprendeva.
Spesso un forzato del concerto, condotto ovunque nel mondo, trasportato per le vie di ogni città. In Italia, si é esibito spesso e sovente, anche in manifestazioni che probabilmente non lo meritavano.
Modesto, schivo, taciturno. Amico di tutti ma senza farlo troppo notare. Serissimo.

Il lo ricordo così, come in queste due fotografie :

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mentre studia e sogna come quei segni neri sulle pagine bianche possano essere trasformate ... in altrettanti sogni concreti.

Le registrazioni di Richter, ufficiali e non, sono innumerevoli. Anzi, di più.
Quando compravo CD credo di averne collezionati più di 600. Ma tanti me ne mancavano.

Non ho l'ardire né la voglia di compilarne qui una lista degli imperdibili o degli essenziali.
Anzi, come mio solito, preferisco fare scelte meno en vogue. Per avere liste complete basta afferrare Google o Qobuz, non è questo il mio scopo.

***

Comincio da un disco che amo tantissimo, non troppo celebrato, peraltro di un concerto trascurato in sala da concerto ma era nel repertorio di Richter abbastanza stabilmente.
A proposito, nonostante le centinaia di registrazioni e le migliaia di concerti, il repertorio di Richter non era affatto sconfinato, erano selezioni personali.
Non mi pare che abbia mai fatto integrali, nemmeno degli autori più amati.
Non troverete mai niente di completo nei dischi di Richter. Né di ripetitivo. Ci sono interpretazioni dello stesso brano che stanno nell'olimpo del pianismo di tutti i tempi, ed altre, sempre dello stesso brano, in un altro momento e in un altro luogo, quasi inascoltabili.

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Dvorak, concerto per pianoforte e orchestra
Alla guida della Bavarian State Orchestra, l'inarrivabile Carlos Keliber, Emi/Warner 1976, qui ripresentato in edizione corrente via Qobuz

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Chaikovsky, concerto n.1 per pianoforte e orchestra
Herbert von Karajan sul podio

Non so come sia stato l'incontro tra l'algido "tedesco" Richter e l'istrionico greco-austriaco Karajan che si imponeva su tutti i suoi pianisti.
Questo disco fa parte della serie registrata al suo primo viaggio in occidente da Richter. Con alcune compagini di dubbia qualità ed altre di livello assoluto.
Questa lettura è alla Karajan, piuttosto rallentata, con note scandite, potenti, possenti.

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il disco che mi ha fatto innamorare di Richter.
Per anni non ho trovato qualche cosa che si potesse avvicinare (nonostante il mio approccio a Brahms sia venuto proprio con il 2° concerto, ai bei tempi ...)

Chicago, 1960, primo viaggio di Richter negli Stati Uniti.
Il Secondo di Brahms, con Leinsdorf e la Chicago Symphony.
Nelle recensioni dell'epoca questa lettura viene definita "lavish" ed ancora oggi tiene, sia per la qualità della registrazione da parte di RCA Victor che del grande vigore di tutte le parti in causa !

Ma questi sono capisaldi della discografia, andiamo un pò controcorrente

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Benjamin Britten : concerto per pianoforte orchestra Op. 13
Richter, Britten, English Chamber Orchestra, Aldemburgh, 1970
Registrazione un pò secca e con le alte frequenze un pò taglienti, ma l'eloquio e il colloquio tra i due grandi musicisti si sente ad ogni nota

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come è eccezionale il concerto registrato dalla BBC dei due grandi amici alle prese con il meglio di Schubert.
La Fantasia D940 è da accaponare la pelle.
L'ho esclusa volutamente dal mio articolo su questa grande composizione, perchè fuori classe.

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altro incontro titanico, con Mravinsky e la Filarmonica di Leningrado, qui nel 1° di Chaikovsky che esiste in svariati riversamenti a partire dal materiale originale Melodjia.

C'è anche un 2° di Brahms molto ma molto meno estroversa di quella "americana"

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questo disco - che da ragazzo ascoltavo solo in cuffia per evitare che in casa mi guardassero "strani" - è quello che mi ha avvicinato ad Hindemith per il suo approccio semplice, piano, assolutamente naturale.
Come se quella musica contorta potesse in qualche modo essere dipanata e resa ascoltabile.
In particolare il Ludus Tonalis che è una straordinaria dimostrazione di competenza armonica, non necessariamente " da concerto ".

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andando sulla cameristica, sinceramente io non riesco ad innamorarmi di un'altra versione del Quintetto di Shostakovich - che è una delle mie composizioni predilette di tutto il '900 - come quella data da Richter con il Quartetto Borodin, qui in questa registrazione dell'integrale da Melodjia.
La prima ripresa dopo l'apertura del preludio con il pianoforte che porta la melodia e il violoncello che lo accompagna mi lascia sempre senza parole.

Restando su Shostakovich, le due sonata, violino e viola, sono rese in modo tale da dimostrarne la vicinanza con l'humus in cui sono state scritte

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Richter a destra, Shostakovich al centro, il grande Oistrakh, a sinistra, alla prima della sonata per violino e pianoforte nel 1969

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e qui in una delle tante edizioni delle due sonate, con Oleg Kagan e Yury Bashmet, amici di sempre di Richter.

Tralascio il Beethoven con Rostropovich, forse un pò troppo smaltato ma ci sono innumerevoli dischi in cui Richter accompagna vari grandi solisti russi in un rapporto di assoluta amicizia e parità di scena, riprese in tutte le parti del mondo, da Firenze a Tokyo.

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c'è poi una serie dischi italiani di Stradivarius, registrati durante gli ultimi concerti di Richter dalle nostra parti.
Non esaltanti per la ripresa e per il tocco, oramai di un Richter molto vecchio e stanco ma non per questo meno interessanti.
Il Bach di Richter è molto romantico, a metà strada tra quello tedesco ante-filologia e quello tradizionale russo alla Rachmaninov.

E altri innumerevoli esempi che magari metteremo insieme nei commenti.

Vorrei invece chiudere con il meno estroverso Saint-Saens che possiate trovare in questo disco Melodjia

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che io trovo straordinario.

Questo è un ricordo, un omaggio, un pensiero al più grande che io abbia mai ascoltato dal vivo.

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7 Comments


Recommended Comments

  • Administrator

Richter alla sua prima uscita in Europa nel 1960. Beethoven, Rondò per pianoforte e orchestra e 3° concerto.

 

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  • Nikonlander Veterano

Grazie, Mauro! Richter è stato un vero gigante del pianoforte.

Tra i suoi dischi che porto nel cuore, oltre allo stupefacente secondo concerto di Brahms con Leinsdorf e al quintetto di Shostakovich con il Borodin, metto questi:

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Richter è stato un meraviglioso interprete di Schumann. Qui le sue Waldszenen sono di una bellezza struggente. 

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E ancora Schumann in questo disco della alto che cambia continuamente copertina. Qui una lettura degli studi sinfonici magistrale.

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Infine questo disco che metto tra i miei preferiti in assoluto. Un vecchio Richter con il violista Bashmet in un programma tutto novecentesco: la bellissima sonata per viola Op.11 n.4 di Hindemith, Lachrymae di Britten e da ultimo la drammatica sonata per viola dì Shostakovich.

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  • Administrator

Scritto di pugno sul lato del suo pianoforte "Bisogna attendere pazientemente che la quantità, diventi qualità".

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