Telemann : Viola Concertos/Ouvertures/Fantasias - Antoine Tamestit

Telemann : concerti per viola, ouvertures, fantasie, sonate
Antoine Tamestit, viola
Akademie fur Alte Musik Berlin
Harmonia Mundi, 7/1/2022, formato HD, via Qobuz
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Telemann era considerato ai suoi tempi il "più grande compositore vivente", forse per la enorme quantità delle sue opere, in larga parte di servizio.
Per lungo periodo poi è stato trascurato e unanimemente considerato un compositore di routine.
Salvo poi sorprendere quando il recupero di alcune sue opere viene fatto da musicisti che sanno metterne in risalto le qualità.
In questo vive lo stesso destino della viola, strumento che nell'orchestra oggi sta tra i violini e i bassi e vi si perde. Non ha mai avuto un grande repertorio specifico salvo che nel XX secolo.
E all'epoca di Telemann solo Bach probabilmente l'amava per quello che era (era lo strumento che suonava nella musica di famiglia, normalmente quella da gamba ma anche quella "da braccio").
Antoine Tamestit sta sfruttando il suo eccezionale talento per fare ammenda e dopo aver messo in luce quanto di specifico c'è per la viola, vola alla ricerca di qualsiasi altra cosa che possa essere nobilitata.
Nella realtà fu proprio il negletto Telemann a scrivere il primo vero concerto per orchestra con viola solista. Il Concerto in sol maggiore TWV 51:G9 in quattro movimenti si trova come secondo pezzo di questo disco, anticipato dalla Ouverture Burlesque, una buffa composizione fatta di danze ispirate alle maschere italiane della Commedia dell'Arte.
Ma nella realtà il pezzo forte di questo disco di circa 70 minuti è nelle composizioni per viola sola, in particolare le due fantasie TWV 40, in tre e in quattro movimenti.
Segue la bellissima "sonata canonica" per due viole in re minore - sempre TWV 40 ma al numero 121 - con le due viole che si inseguono tra loro con brillante imitazione (la seconda vuole è suonata da Sabine Fehlandt). Il termine canonico sta appunto ad indicare che le due viole si inseguono a distanza di una terza tra loro.
Questa sonata ha una larghezza di modulazione superiore alle fantasie, perchè concepita per strumenti come la Stradivari 1672 che suona Tamestit, mentre le fantasie mancano del registro inferiore, perchè probabilmente pensate per strumenti più simili ai violini.
Il disco poi aggiunge un ulteriore ouverture - sempre alla francese, dal titolo "Le changeante" e si chiude con un concerto finale ancora per due viole, molto morbido e meno brillante delle due ouverture.
Una proposta interessante da parte di un solista che però ci ha viziati con ben altre proposte.
Registrazione chiara, un filo secca ma è tipico della formazione berlinese.
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