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[Personale] La formazione di un fotografo

Sakurambo

576 visite

Prendo spunto da una breve video intervista di Alex Majoli vista su facebook.

Alla domanda circa le fonti dalle quali un fotografo avrebbe dovuto attingere per la sua formazione, lui risponde escludendo in modo espliciti i testi di fotografia, in particolare i volumi fotografici! E' un concetto che ho già visto o letto esposto da altri professionisti, seppure ognuno a modo suo. Ovviamente detto così colpisce l'attenzione ed è strano e, verrebbe di rispondere, anche poco sensato, eppure ha un senso.

Il concetto di base, per come lo interpreto io, è che ognuno di noi mette nelle foto che scatta il proprio essere, la propria sensibilità, le proprie tendenze o manie. Chi è precisino, chi odia il buio e vuole immagini luminose, chi evita lo sguardo del modella/modello e chi invece lo cerca sempre... insomma noi stessi.

Ed ecco che alimentare la nostra conoscenza leggendo libri di poesia o di narrativa, andando al cinema per vedere commedie o drammi, visitare musei per ammirare sculture e dipinti, ma anche ascoltare buona musica e cimentarsi in attività sportive per noi piacevoli contribuendo a costruire una coscienza ed allargare le nostre vedute e la nostra sensibilità, così da dare al nostro cervello concetti potrà assorbire ed elaborare per poi riversarli, spesso a livello inconscio, nelle nostre foto.

Io ho avuto modo di sperimentare questo meccanismo durante il mio viaggio in Africa. Sono partito per un safari fotografico senza aver mai fotografato animali, davvero, nemmeno in uno zoo o bioparco che sia. E nemmeno avevo letto volumi sull'argomento; per mancanza di tempo sono partito quasi a digiuno di esempi o di tecniche. Avevo solo quello che ho visto in TV o sul web.

Eppure mi sono reso conto che, scattando, inseguivo delle situazioni specifiche, soprassedevo dallo scattare in alcune situazioni perché la scena non era come la volevo. E mi sono accorto anche che, nella composizione, seguivo dei canoni precisi, come se il senso estetico che mi guida quando fotografo una modella in studio fosse lo stesso anche per un leone o per una giraffa ripresi libero nel loro ambiente.

Io credo che questo sia un'aspetto importante nella vita di un fotografo, non tanto perché non possiamo seguire solo le orme di altri, ma proprio per capire che un'arte come la fotografia non si alimenta da sola ma pesca da tutto ciò che ci circonda. Tanto più oggi che tutti hanno uno strumento fotografico e che il numero di immagini prodotto è addirittura ridondante.

My two cents.



44 Commenti




Recommended Comments

Io sono di vecchia scuola e ritengo che anche un fotografo moderno deve avere a menadito i concetti della camera oscura, Iso, tempi e diaframmi, saper scattare anche senza esposimetro e sapere i canoni della composizione, aver studiato quindi Feneinger e il sistema zonale di Adam, e poi tutto il resto.

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Argomento interessante che ho seguito con grande attenzione. Partendo dal presupposto che in fotografia nessuno inventa niente e ciò che facciamo qualcuno lo ha già fatto prima di noi, ho anche l'assoluta convinzione che qualsiasi suggerimento, qualsiasi idea ci possa balenare per la mente potrebbe essere generata da altre forme d'arte. Leggendo un buon libro possiamo immaginare un'ambientazione; guardando un film possiamo rimanere colpiti da una luce o da una prospettiva; guardando un bel quadro ne apprezziamo il tratto e la perfezione nella scelta dei colori; ascoltando della buona musica finiamo per seguire un percorso immaginario ricco di spunti. Ecco, sono certo che la fotografia ci costringa (e lo facciamo con piacere) ad espandere la nostra attenzione verso altre forme d'arte. E aggiungerei che non è solo un piacere, è anche una necessità.:)

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1 ora fa, bergat dice:

Io sono di vecchia scuola e ritengo che anche un fotografo moderno deve avere a menadito i concetti della camera oscura, Iso, tempi e diaframmi, saper scattare anche senza esposimetro e sapere i canoni della composizione, aver studiato quindi Feneinger e il sistema zonale di Adam, e poi tutto il resto.

Le due cose non si escludono. Io mi riferivo comunque alla parte compositiva, diciamo a quello che si fa dopo aver superato la fase degli esordi. 

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19 ore fa, Sakurambo dice:

Le due cose non si escludono. Io mi riferivo comunque alla parte compositiva, diciamo a quello che si fa dopo aver superato la fase degli esordi. 

Certo. Ero sicuro che non l'avevi ritenuta inutile, ma considerata essenziale, e quindi era implicita:)

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Mah, io invece non sarei così netto nell'escludere un libro di fotografie per includere solo libri di poesie o mostre di Caravaggio. Altrimenti un pittore non dovrebbe andare ad una mostra di impressionisti ma solo di Capa o HCB. 

Ritengo invece che sebbene non sia INDISPENSABILE leggere un libro di fotografia naturalistica per fare foto in laguna, per trovare la propria strada sia UTILE guardare a 360 gradi le opere di artisti, non solo fotografi, che piacciono e che per questo educheranno il cervello ai principi compositivi comunque utili in ogni genere....

e poi, vabbé scontato, uscire di casa a fare foto. altrimenti è solo biblioteca! 

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Alex Majoli è un fotogiornalista. Per lui la fotografia è un linguaggio espressivo che si declina in frasi e non in parole singole, da qui ne scende l'ovvio rifiuto del libro fotografico come somma di immagini tra loro slegate, libro che in genere è la felicità del fotoamatore. Sadioperche'. Infatti c'è libro e libro, i lavori di Gardin sono dei tomi in cui il fotografo approfondisce un argomento specifico e lo può fare con il respiro di un volume e non di un semplice articolo.

ora, le tue osservazioni sulla composizione sono naturali. Nel disporre gli elementi nel riquadro è evidente che il nostro cervello cerca una di riprodurre una struttura di lettura a lui consona. Le diagonali, i terzi, l'eliminazione degli accavallamenti che troncano linee o parti di corpi, non sono "regole",  sono forme di disposizione che si adattano bene alla decodifica del nostro capoccione. 

Il mio consiglio, ribadito più e più volte, è leggere riviste dove la fotografia è usata per il suo scopo primario, procurarsi libri a tema e non macedonie celebrative o retrospettive di un autore famoso. I lavori finalizzati ad un tema sono estremamente formativi e lo sono con maggiore intensità dell'articolo di una rivista perché scevri del vincolo della sintesi brutale che di cento scatti potenti deve sceglierne 7 o 8. 

Cerca, lo trovi usato, il volumetto di McCurry sulle stagioni del Monsone, quello è il MEC da ammirare e da cui imparare, non il mediatico furbacchione che colleziona elogi per i ritratti in luce radente.

I libri detti di "fotografia" se non sono strettamente manuali tecnici son solo tempo perso.

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Beh, credo che guardare ciò che hanno fatto gli altri possa essere uno spunto importante quando poi si è coinvolti in prima persona, e non un limite.

Credo anche che una volta che ci troviamo "sul pezzo" sia poi quasi automatico mettere del nostro nelle foto che scattiamo, perché il proprio sentire, la propria sensibilità, il proprio modo di vedere un'immagine resta comunque libero da eventuali contaminazioni, scaturendo da se stessi e non da qualcosa di esterno. E  una volta che ci troviamo a fare qualcosa, mettiamo in campo quanto siamo in grado di poter fare.

E ancora, se ci mettiamo in 100 a scattare tutti insieme in un posto, otterremo 100 modalità diverse di ritrarre quel luogo, e nessuno scatto sarà uguale ad un altro.

Tuttavia il suggerimento di Maioli può essere senz'altro utile come mi pare lo sia stato per te: hai sicuramente potuto dare sfogo alla tua creatività senza vincoli o pregiudizi, ma libero di esprimerti.

Altro discorso credo sia quello sul risultato di questo modus operandi: degli scatti effettuati così "all'impronta" possono ambire ad avere la stessa qualità compositiva ed estetica di altri più "preparati" e "meditati"?

La domanda è volutamente provocatoria, sebbene sia certo che non sia stato questo il tuo scopo mentre (beato te!) fotografavi nella savana... :D

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8 ore fa, Valerio Brustia dice:

...Cerca, lo trovi usato, il volumetto di McCurry sulle stagioni del Monsone, quello è il MEC da ammirare e da cui imparare...

Sai quante volte ho cercato Moosoon ? Mai disponibile oppure usato a prezzo da oreficeria. >:(

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Ho capito il messaggio e condivido in pieno.

La mia è un'esperienza insolita, strana: ho iniziato a fare cultura fotografica per lavoro, dato che mi occupo di visione artificiale in ambito industriale. L'acquisizione dell'immagine è la base di partenza quindi, ma le modalità e gli scopi sono diversi da quelli della fotografia. Però la fisica non è un'opinione, per cui ho iniziato ad approfondire quei concetti che all'università ho soltanto sfiorato. Ho sempre provato una certa attrazione nei confronti della fotografia, ma non ho mai avuto il coraggio di osare, principalmente perché non era nelle corde di nessuno a me vicino al punto da potermi dare la spintarella e aiutarmi a lasciarmi andare.

Poi, quest'estate, dopo le vacanze, è stato un attimo: sono entrato in un negozio di attrezzatura fotografica della mia città e ho comprato la mia D5100 usata per pochi soldi. Da quel momento, la fotografia mi ha letteralmente travolto. Ho iniziato a leggere, studiare, approfondire e scoprire un'infinità di concetti, per poi metabolizzarli e fonderli con le mie idee e, infine, fremere nel cercare ogni ritaglio durante la giornata per andare a fotografare ciò che avevo in mente.

Adesso ho incrementato la mia modesta attrezzatura con degli obiettivi che mi permettono di coprire più focali a una maggiore qualità rispetto al quello fornitomi col kit (Sigma 17-50 f2.8, Sigma 70-300 f/4;5.6) e con una Nikkormat FTn abbinata al mitico Nikkor-H 50mm f/2 (obiettivo che utilizzo spesso in abbinamento alla digitale, soprattutto per esercitarmi a fotografare senza esposimetro, ma anche perché offre una qualità straordinaria e una gamma tonale "romantica")  che ha contribuito a farmi capire il valore dello scatto - intendo, che da quando ho iniziato a fotografare anche in analogico, ho imparato a preparare e, se necessario, aspettare la fotografia per poi congelarla nel mio scatto, e non scattare più di una foto per poi vedere com'è venuta, eliminando quelle venute male.

Ecco che, in tutto questo, non c'è giorno in cui non approfondisca la mia cultura fotografica: se in tempi tutto sommato brevi sono arrivato a una certa consapevolezza, che si traduce in scatti non più "da principiante" (ma ovviamente nemmeno da professionista: la strada è ancora lunga), è solo perché ho trascorso e continuo a trascorrere intere ore davanti a libri, enciclopedie, articoli tecnici e chi più ne ha più ne metta.

Quindi concludendo, penso che la base di un fotografo - che esso sia un professionista o un amatore, poco importa - è necessariamente la cultura tecnica. Il resto può essere soggettivo: il fatto di non aver mai studiato le composizioni di un certo genere ad alcuni può fornire il vantaggio paradossale di pensare alla propria composizione, del tutto personale e avulsa da influenze e contaminazioni esterne; realizzando degli scatti unici. Poi va bene tutto ciò che aiuta a stimolare la propria creatività e consapevolezza, ma l'importante per me è avere sempre la macchina fotografica dietro la testa.

 

Un saluto e... felice di far parte del club!

 

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Nessuno ma proprio nessuno è libero da influenze e contaminazioni esterne, e meno male se no a quella cosa che chiamiamo Cultura non avremmo bisogno di darle un nome, sugli alberi dove ancora abiteremmo.

In fotografia non si può fare a meno di dominare lo strumento tecnico, il mix tra creatività e tecnicismo secondo me è estremamente affascinante. In molti però commettono l'errore (e poi guarda caso son quelli che alla lunga si stufano) di voler tradurre analiticamente, trasformandola in tecnicismo, anche la parte creativa. Ecco che spuntano le "regole" compositive i dogmi aurei. Ciaoneeee!

Fabio preoccupati di raccontare delle storie con le tue foto,  tanto più saranno interessanti le foto maggiore ed incisivo sarà il racconto. Ma collegale, dai un filo logico. Varia cambia punti di vista sbaglia e ritenta. Cosi si progredisce. E non finisce mai!

fico.

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12 ore fa, Valerio Brustia dice:

Nessuno ma proprio nessuno è libero da influenze e contaminazioni esterne, e meno male se no a quella cosa che chiamiamo Cultura non avremmo bisogno di darle un nome, sugli alberi dove ancora abiteremmo.

...

Esatto...

E chiunque neghi questo principio fondamentale dell'apprendimento da socialità è solo perché lo ignora: per scarsa curiosità di se stesso, del motivo per cui ci interessiamo a qualcosa tanto...da volerla fotografare.

 

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Certo che nessuno è libero da influenze e contaminazioni esterne. Ma tra 0 e 255 ci sono altri 253 livelli di grigio, non vi pare? :)

Intendevo solo dire che, a volte e solo per alcuni di noi, è meglio partire senza star troppo dietro alle regole canoniche della composizione, quindi - partendo da solide basi tecniche, esperienza e consapevolezza di ciò che si vuole comunicare - lasciarsi trasportare e comporre il proprio personalissimo scatto.

Per altri, invece, sarà fondamentale partire dagli standard compositivi per produrre degli scatti che li soddisfano.

In definitiva, credo che  così come non deve mai essere "0" (nero assoluto, completa e totale ignoranza) non dev' essere mai neppure "255" (bianco puro, esattamente tale e quale).

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Ognuno secondo la propria coscienza e sensibilità... Le gradazioni sono infinite, altro che scala dei grigi ....

E i risultati ottenuti con il proprio agire (fotografia, pittura, musica etc) di solito rispecchiano nella stessa proporzione le influenze soggettive.

Per cui non esistono gli estremi di gamma... niente zero assoluto e neppure l'opposto (il Supremo Fattore ...?)

esiste solo la consapevolezza che i nostri comportamenti siano semplice effetto dell'ispirazione dai nostri archetipi. 

Macchine pensanti e...riflettenti😇

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Si, in buona sostanza "NON SO COME CHIAMARTI" (THEqualcosa), volevo solo richiamare il fatto che non è lo "studiare fotografia" ad aiutare a fare buone immagini, ma è vedere le immagini, tante, nella loro applicazione, accumulare negli anni bagaglio di visioni cioè di contenuti, crescere ed invecchiare con loro fino ad arrivare ad intuire naturalmente perché di quel particolare taglio ci conquista e quell'altro no e, sopratutto, calare questa consapevolezza nell'applicazione pratica. In questo ultimo passaggio serve la tecnica, la padronanza del mezzo, per il resto mi sembra opportuno parlare di costruzione di vocabolario di parole con cui comporre frasi piuttosto che di "regole compositive".

Come al solito gli anni migliori "ricettivamente parlando" son quelli della formazione, dall'infanzia alla prima adolescenza. Lo vedo su di me, che sbarello per i tagli di NGM d'annata mentre quelli correnti non mi catturano allo stesso modo, non sono (chissà come mai) nelle mie corde. Anche oggi però c'è ancora chi fotografa con quel "taglio" che mi piace da morire; evidentemente c'è qualcosa nel linguaggio fotografico che prevale sulle moda corrente e credo, senza troppo rischio di sbagliarmi, che ci sia una formulazione della comunicazione fotografica che non ha tempo, una sorta di zoccolo duro inossidabile. Lo vedo nei lavori di Majoli come di Unterthiner per citare due italiani ancora giovani, che parlano la stessa lingua di chi li ha preceduti 30 anni prima e che disponeva di mezzi fotografici più limitanti.  C'è un filo conduttore tra Seymour e Pellegrin, un filo su cui una tempo appendevamo le stampe ad asciugare, oggi è di fibra e porta alla velocità del lampo le foto in ogni punto del mondo. Ma in quei rettangoli (frame) le forme di decodifica rimangono quelle.

Non so se mi sono capito.

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3 ore fa, thetarcior dice:

 

Intendevo solo dire che, a volte e solo per alcuni di noi, è meglio partire senza star troppo dietro alle regole canoniche della composizione, quindi - partendo da solide basi tecniche, esperienza e consapevolezza di ciò che si vuole comunicare - lasciarsi trasportare e comporre il proprio personalissimo scatto.

Credo che per ognuno di noi sia diverso, o magari lo è stato agli inizi. Nel mio caso inizialmente è stato importante fotografare e basta ma dopo qualche mese ho cercato di dare un senso alla composizione cercando di applicare la regola dei terzi o di complicarmi la vita posizionando il soggetto in un punto preciso all'interno della curva geometrica della sezione aurea. Solo accademia, perchè credo che quel breve tratto di strada lo abbiamo percorso in tanti. Poi ho scoperto che raramente le bellissime foto che vedevo pubblicate sui libri o sulle riviste rispettavano queste regole. Allora, semplicemente, ho capito. Una buona immagine la possiamo scattare in molti modi seguendo regole di composizione assolutamente personali.

Per spiegarmi meglio, voglio pubblicare quella che viene considerata (e possiamo essere più o meno d'accordo, ma questo è un altro discorso) la fotografia perfetta dal punto di vista compositivo. Venne scattata oltre quarant'anni fa da un grande fotografo, Don McCullin, all'inizio della carriera, e rappresenta i suoi amici ritratti in una palazzina in via di demolizione. Ma quale regola rispetta? Perchè io non l'ho mica capito, ciononostante....

 

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Io non credo che si stia parlando di formazione attraverso l'applicazione di regole compositive o di capacità e conoscenze tecniche in questo blog:

Cita

Prendo spunto da una breve video intervista di Alex Majoli vista su facebook.

Alla domanda circa le fonti dalle quali un fotografo avrebbe dovuto attingere per la sua formazione, lui risponde escludendo in modo espliciti i testi di fotografia, in particolare i volumi fotografici! E' un concetto che ho già visto o letto esposto da altri professionisti, seppure ognuno a modo suo. Ovviamente detto così colpisce l'attenzione ed è strano e, verrebbe di rispondere, anche poco sensato, eppure ha un senso.

Il concetto di base, per come lo interpreto io, è che ognuno di noi mette nelle foto che scatta il proprio essere, la propria sensibilità, le proprie tendenze o manie. Chi è precisino, chi odia il buio e vuole immagini luminose, chi evita lo sguardo del modella/modello e chi invece lo cerca sempre... insomma noi stessi.

Ed ecco che alimentare la nostra conoscenza leggendo libri di poesia o di narrativa, andando al cinema per vedere commedie o drammi, visitare musei per ammirare sculture e dipinti, ma anche ascoltare buona musica e cimentarsi in attività sportive per noi piacevoli contribuendo a costruire una coscienza ed allargare le nostre vedute e la nostra sensibilità, così da dare al nostro cervello concetti potrà assorbire ed elaborare per poi riversarli, spesso a livello inconscio, nelle nostre foto.

Io ho avuto modo di sperimentare questo meccanismo durante il mio viaggio in Africa. Sono partito per un safari fotografico senza aver mai fotografato animali, davvero, nemmeno in uno zoo o bioparco che sia. E nemmeno avevo letto volumi sull'argomento; per mancanza di tempo sono partito quasi a digiuno di esempi o di tecniche. Avevo solo quello che ho visto in TV o sul web.

Eppure mi sono reso conto che, scattando, inseguivo delle situazioni specifiche, soprassedevo dallo scattare in alcune situazioni perché la scena non era come la volevo. E mi sono accorto anche che, nella composizione, seguivo dei canoni precisi, come se il senso estetico che mi guida quando fotografo una modella in studio fosse lo stesso anche per un leone o per una giraffa ripresi libero nel loro ambiente.

Io credo che questo sia un'aspetto importante nella vita di un fotografo, non tanto perché non possiamo seguire solo le orme di altri, ma proprio per capire che un'arte come la fotografia non si alimenta da sola ma pesca da tutto ciò che ci circonda. Tanto più oggi che tutti hanno uno strumento fotografico e che il numero di immagini prodotto è addirittura ridondante.

penso che si parli di "respiro mentale" : che deriva dalla vita vissuta da ognuno di noi.

Chi lo negasse, sarebbe in difetto percettivo...di se stesso

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53 minuti fa, effe dice:

...

Per spiegarmi meglio, voglio pubblicare quella che viene considerata (e possiamo essere più o meno d'accordo, ma questo è un altro discorso) la fotografia perfetta dal punto di vista compositivo. Venne scattata oltre quarant'anni fa da un grande fotografo, Don McCullin, all'inizio della carriera, e rappresenta i suoi amici ritratti in una palazzina in via di demolizione. Ma quale regola rispetta? Perchè io non l'ho mica capito, ciononostante....

 

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ma chi diamine considera perfetta compositivamente questa immagine malcostruita?

Al piano superiore nessuno ha avuto il fegato di salire.

Non mi piace per nulla: Don Mc Cullin non andava certo alla ricerca di sezioni auree, piuttosto cercava di essere sempre nel posto "sbagliato" (per gli altri)  al momento giusto, stringendo sempre parecchio sul soggetto...

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e ...sentendo il soggetto, più che vedendolo...

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Assolutamente! Questo è un esempio calzante del concetto di strada personale, ma non scevra (assolutamente no) da precedenti ed altre produzioni di fotografia di comunicazione. Prima del Vietnam c'è stata qualche altra guerretta e quelle tipologie di immagini eran già parte dell'immaginario collettivo. McCullin ha stretto di più, è andato dentro e davanti alla scena. La potenza delle immagini di quest'uomo rimane un esempio folgorante di contenuto iconografico. Nella vecchia dispensa che ho a casa e che ho sfogliato per la prima volta negli anni 70, c'è uno scatto che ho registrato nel mio database di "cose da ricordare" solo molti anni dopo, quando già sparacchiavo foto qui e là. Si tratta di un pastore con le sue pecore fotografate nel solito BN rozzo e violento, riprese nella prima luce del mattino. La pecora che sta in testa, davanti al gregge, guarda dritto il fotografo, e non si può non antropizzare quello "sguardo". La scarna didascalia recitava "pecore portate al macello, Inghilterra millenovecentoe qualcosa". Questo è un esempio di immagine che si amplifica e incide la memoria grazie alla contestualizzazione offerta da due parole due di didascalia (da che ci conosciamo, quante volte l'avrò scritto che mettere la "dida" serve tantissimo a CHI LEGGE??) 

Per ripiombare alla valenza di "osservare" faccio noto che quella dispensa di McCullin non la aprirò da almeno mmmm 10 anni. La descrizione di cui sopra è fatta a memoria, non sono andato a rivederla per l'occasione.

Il Mac ha provato a fare anche altro, foto "artistiche" .. di natura ... LASSASTA', stendiamo un velo "peloso".

Restando sempre su McCullin ragioniamo un attimo sulla prima foto postata da Enrico. Prendo l'occasione per evidenziare come l'effetto Re Mida sia sempre, subdolamente, presente in tutti noi. Quello scatto di McCullin è sostanzialmente una MERDA che è arrivata a noi, ha avuto privilegio di diffusione, perchè Mac si è conquistato un prestigio assolutamente indiscutibile; il fatto che gli uomini ritratti fossero i suoi amici magari aiuta un po', ma non non è abbastanza per far crescere di valore quell'immagine che rimane una cagata intelligibile.

Quindi OCIO: che quello scatto XYZ lo abbia fatto Mastro Lindo piuttosto che la regina Elisabetta non deve importare. La questione è sempre la stessa: a noi come lettori CHE DIAVOLO CI DICE? Come lo leggiamo, come lo interpretiamo, che strumenti abbiamo per decodificarlo? C'è una linea comune interpretativa?  Se non c'è, sarà una novità assoluta che manco io  capisco o semplicemente, per citare lo scomparso ragionier Ugo Fantozzi, si tratta di una CAGATA PAZZESCA??

Ce ne sono in giro tante uuuuu, pubblicate su fior di giornali. E non lo dico io che non son nessuno, ma persone un po' più quotate ed abilitate di me. E in tutto questo non ho parlato di professionismo/dilettantismo/tempopienismo/doppiolavorismo, non c'entra un H. Qui parlo da lettore, da acquirente di giornaletti che li compra per leggerli.

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Ma sì, il mio non voleva essere un ragionamento estremo. E' ovvio che nella vita ci si permea delle altre cose, che influenzano le nostre scelte: vale per ogni cosa, dalla più semplice alla più articolata.

Proverò a essere un po' più sintetico e preciso.

Parto dalla premessa fondamentale che, a mio parere, non ci si può considerare ad alcun titolo - compreso quello amatoriale- un "fotografo" se non si ha ben saldo in mente:

  1. concetti tecnici di base (uno dev'essere consapevole del  perché e del percome la luce entra nella macchina e sbatte la nostra immagine sulla pellicola/sensore; del perché e del percome ciò che vedo con i miei occhi non è uguale a ciò che vede il mio terzo occhio, e così via)
  2. concetti compositivi di base (che poi rientrano in parte nel tecnico, perché per me parte dalla consapevolezza dell'angolo di campo di un determinato obiettivo)
  3. esperienza pratica (bisogna studiare, ma solo per poi mettere tutto in pratica e assimilare. Vale per tutto e la fotografia non fa eccezione)

Ecco, dando per scontati i tre concetti cui sopra, io penso che certe volte emulare la perfezione compositiva di riferimento in un determinato genere, possa costituire un limite per la propria creatività. Questo non vuol dire che non bisogna conoscere le composizioni, né che bisogna essere totalmente avulsi da influenze esterne, anche perché - come fatto notare giustamente da molti - è impossibile agire, ad ogni livello, senza venire influenzati dalla propria esperienza. Invece, vuol dire essere consapevoli, a 360°, e agire di conseguenza secondo il proprio gusto personale che, ribadisco a scanso di equivoci, sarà sempre condizionato dal resto del mondo.

Ad esempio, a me piace trasmettere il movimento quando fotografo qualcosa in dinamismo: che sia un'automobile, una motocicletta, un uomo che passeggia, un uccello che vola, un cane che corre... Quindi tra le mie foto, quelle che sento veramente "mie" sono quelle che trasmettono il dinamismo con il mosso: concetto ampiamente condizionato da ciò che ho visto (ad esempio uno dei miei fotografi sportivi preferiti è Darren Heath, maestro del panning e autore di scatti meravigliosi, a mio parere, che sicuramente hanno influenzato i miei gusti), ma che alla fine contrasta con il "metodo standard" della foto sportiva/d'azione che vuole tutto fermo e congelato.

 

PS-

15 ore fa, Valerio Brustia dice:

Si, in buona sostanza "NON SO COME CHIAMARTI" (THEqualcosa)

Urge una breve presentazione! :)

Il mio nome è Tarcisio. "THETARCIOR" è il nickname che utilizzo praticamente dappertutto: social, forum e adesso anche qui. E' nato quando ero adolescente - adesso di anni ne ho 27 - dalla commistione del nomignolo affibiatomi dagli amici "Tarcio" e della mia sfrenata passione per il motomondiale e in particolare per Valentino Rossi: the doctor -> thedoctor ->the + tarcio + r -> thetarcior.

In sostanza, minchiate di gioventù. :D Ma ormai ci sono rimasto affezionato.

Modificato da thetarcior

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Avete ravvivato una discussione che credevo si fosse esaurita presto, bene!

Certo che McCullin è un bell'esempio di anti scuola tradizionale, uno che se non fosse stato per la fotografia sarebbe finito presto in galera.

Dal suo libro ho tratto l'idea di una persona molto istintiva, dotata un forte fiuto ed anche di una bella dose di incoscienza. Lo credo che la Royal Navy non lo ha voluto sulle navi dirette alle Falkland, chissà che immagine avremmo oggi di quella guerra.

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50 minuti fa, Sakurambo dice:

Lo credo che la Royal Navy non lo ha voluto sulle navi dirette alle Falkland, chissà che immagine avremmo oggi di quella guerra.

Purtroppo è stato il momento della svolta su questo tipo di informazione. Non è un caso che il suo nome fosse l'unico della lista barrato in rosso. Oggi le immagini di guerra devono essere soft, possibilmente ti diranno loro quando e cosa fotografare e magari anche come. Che tristezza.

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