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A club blog for BWV 988 : Variazioni Goldberg
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About this blog

Progetto ciclopico che a regime conterrà la recensione di ogni singola cantata di Bach, sacra o profana.

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Le Cantate di Johann Sebastian Bach Perché questo progetto Molti anni fa scesi nel mezzanino della metropolitana di Milano a Cordusio ed entrai da Disco Club, un negozio che chi frequentava la città in quegli anni ricorderà bene. Era uno di quei posti in cui si poteva entrare sapendo esattamente che cosa si voleva e uscire comunque con qualcosa in più. Io, quella volta, sapevo perfettamente che cosa volevo: l'integrale delle opere di Johann Sebastian Bach pubblicata dalla Hänssler nella Edition
LE CANTATE DI JOHANN SEBASTIAN BACH Catalogo generale Questa pagina è l'indice permanente del nostro viaggio attraverso le cantate di Johann Sebastian Bach. Non è un semplice elenco di numeri BWV. Progressivamente, ogni titolo diventerà la porta di accesso a una guida dedicata: storia della composizione, occasione per la quale nacque, testo, struttura, analisi musicale, indicazioni per l'ascolto, interpretazioni e discografia ragionata. Le schede non verranno pubblicate necessariamente secondo l
Dal concerto di Vivaldi all’opera, da Frescobaldi a Pergolesi Johann Sebastian Bach non mise mai piede in Italia. Non vide Venezia, non ascoltò Vivaldi alla Pietà, non frequentò Roma e non incontrò Corelli, Frescobaldi o Pergolesi. Händel, quasi suo coetaneo, compì invece il viaggio nella maniera più diretta possibile: attraversò le Alpi, visse fra Firenze, Roma, Napoli e Venezia, frequentò cantanti, compositori, cardinali e mecenati e tornò profondamente trasformato dall’esperienza italiana. Ba
Il teatro nascosto nelle cantate Quando Johann Sebastian Bach arrivò a Lipsia nel 1723, l’opera della città aveva già chiuso i battenti da tre anni. Per quasi tre decenni il teatro del Brühl aveva fatto di Lipsia uno dei centri importanti dell’opera tedesca, vi erano passati Telemann, Heinichen e altri musicisti di primo piano, ma dissesti finanziari, lotte fra impresari e problemi strutturali dell’edificio avevano finito per interrompere l’attività nel 1720. La coincidenza ha qualcosa di irresi
Da Bach a Liszt, da Myra Hess a Kurtág e Ólafsson: quando una cantata continua a vivere senza le parole Una cantata nasce dalla parola. Nel caso di Bach nasce spesso da una parola precisissima, destinata a una determinata domenica, collegata a una lettura evangelica e incarnata in una voce che pronuncia un testo. Sembrerebbe quindi una delle forme musicali meno adatte a sopravvivere alla perdita delle parole. Eppure alcune pagine delle cantate hanno conosciuto una seconda vita sorprendentemente
La vita è il viaggio. La morte, il porto. Un uomo attraversa il mondo portando un peso che non ha scelto. La sua vita è una navigazione esposta alle onde, l’afflizione e la necessità lo sommergono, la morte lo spaventa quotidianamente; eppure la prima cosa che afferma non è il desiderio di liberarsi dalla croce, ma la disponibilità a portarla: Ich will den Kreuzstab gerne tragen, voglio portare volentieri la croce. La ragione si comprende poco dopo, quando scopriamo che quel peso non rappresenta
Bach costruisce la gioia dentro il dolore Ci sono cantate che sembrano nate già complete e altre che portano addosso la propria storia. BWV 21 appartiene decisamente alle seconde. Bach la riprende, la modifica, la trasporta, cambia le voci, aggiunge strumenti, la utilizza probabilmente più volte come una sorta di biglietto da visita compositivo. Non è difficile capirne il motivo: Ich hatte viel Bekümmernis contiene quasi tutto ciò che un giovane Johann Sebastian Bach poteva voler mostrare di sap
Dal sangue alla luce Una donna entra sola e dice che il suo cuore nuota nel sangue. Non sappiamo chi sia. Non ha un nome, non appartiene a un episodio biblico preciso, non dialoga con altri personaggi e nessun coro interviene a proteggerla dentro una comunità. Per poco più di venti minuti sarà lei a sostenere tutto: colpa, vergogna, terrore, lacrime, pentimento, speranza, perdono e infine una gioia tanto concreta da trasformarsi in danza. È difficile trovare nelle cantate di Johann Sebastian Bac
Kožená si inginocchia. Sampson prega. Devieilhe si trasfigura. Non è un confronto perfettamente omogeneo e questo, invece di essere un problema, lo rende più interessante. Magdalena Kožená canta con Gardiner dal vivo a St David's Cathedral nel settembre 2000, nel pieno del Cantata Pilgrimage: venticinque minuti nei quali la tensione del concerto rimane percepibile. Carolyn Sampson registra con Petra Müllejans e il Freiburger Barockorchester in condizioni discografiche assai più controllate, per
La morte entra nella danza e perde La Pasqua di Johann Sebastian Bach non comincia con la luce. Comincia con la morte. Non con il sepolcro vuoto, non con gli angeli, non con l’esultanza della comunità che ha già ricevuto la buona notizia, ma con Cristo ancora stretto nei legami della morte. Christ lag in Todes Banden: Cristo giaceva nelle catene della morte. È una scelta che dice già quasi tutto. Bach ha poco più di vent’anni e non ha ancora bisogno di inventare il grande teatro liturgico delle
Il giovane Bach guarda la morte e vede la pace La prima cosa che bisogna dimenticare è il titolo con cui quasi tutti la conosciamo. Actus tragicus non è un titolo di Bach. Compare soltanto in una fonte successiva alla sua morte e ha contribuito enormemente a fissare intorno a questa musica un’aura funebre quasi inevitabile. La cantata parla certamente della morte e quasi certamente nacque in relazione a un contesto di consolazione davanti alla morte, ma tragica è una parola che rischia di portar
Ci sono cantate di Bach che ci attirano per la loro profondità, altre per la loro architettura, altre ancora per la capacità di trasformare una verità teologica in esperienza umana. BWV 51 ci prende in un altro modo: ci investe. Non entra nella stanza in punta di piedi, non costruisce lentamente il proprio mondo, non ci accompagna verso un centro segreto. Esplode. Soprano e tromba si alzano insieme come se la musica non riuscisse più a contenere la propria felicità, e in poche battute ci ritrovi
Tra «Jesu juva» e «SDG» c’è tutta la musica di Bach In fondo a molti manoscritti di Johann Sebastian Bach compaiono poche lettere, scritte dopo l’ultima battuta quando il lavoro è terminato: S.D.G., oppure nelle varianti S.D.Gl. e D.S.Gl.. Soli Deo Gloria: a Dio solo la gloria. All’inizio di molte altre partiture si incontra invece un’altra abbreviazione, J.J., Jesu juva: Gesù, aiutami. È facile trasformare queste formule in uno degli elementi della leggenda bachiana, immaginare il compositore c
Bach trasforma l’attesa in luce La notte è già avanzata. Le ragazze incaricate di accogliere lo sposo si sono addormentate, alcune hanno conservato l’olio necessario per alimentare le lampade, altre no. A mezzanotte arriva improvvisamente il grido delle sentinelle: svegliatevi, lo sposo sta arrivando. È una delle parabole più conosciute del Vangelo di Matteo e possiede tutto ciò di cui un compositore potrebbe avere bisogno: oscurità e luce, sonno e risveglio, attesa e arrivo, impreparazione e sa
Bach misura la distanza tra amare e saper amare Certe cantate di Bach nascono da un’immagine, altre da un sentimento, altre ancora da un problema teologico. BWV 77 nasce da un comandamento, e per questo potrebbe sembrare, a prima vista, meno seducente di altre. Non c’è la notte illuminata di Wachet auf, non c’è la dolcezza estrema di Ich habe genug, non c’è il pathos immediatamente riconoscibile di una grande cantata funebre o pasquale. Qui il punto di partenza è una frase severa e semplice: ame
Il monumentale progetto audiovisivo della Nederlandse Bachvereniging Siamo abituati a pensare alla storia dell’interpretazione di Bach attraverso i dischi. Rilling, Harnoncourt e Leonhardt, Koopman, Gardiner, Suzuki, Herreweghe: ciascuno ha costruito un proprio universo sonoro e noi possiamo attraversarlo mettendo sul giradischi un LP, aprendo uno dei vecchi cofanetti di compact disc oppure, oggi, scegliendo una registrazione in streaming. La Nederlandse Bachvereniging, internazionalmente Nether
Le grandi integrali, gli interpreti e le rivoluzioni discografiche Non esiste una registrazione definitiva delle cantate di Johann Sebastian Bach e, probabilmente, è un bene che sia così. Esiste invece una storia dell’interpretazione che negli ultimi settant’anni ha modificato radicalmente il modo in cui immaginiamo questa musica. Sono cambiate le dimensioni dei cori, gli strumenti, le voci, i tempi, l’articolazione, il rapporto con il testo e perfino l’idea di che cosa significhi essere fedeli
Ich habe genug viene normalmente tradotto con «Ho abbastanza», ma in italiano rischia di suggerire esattamente il contrario di ciò che questa cantata vuole dire. Non è il nostro «ne ho abbastanza», pronunciato da chi non ne può più. È piuttosto «ho quanto mi basta», «sono appagato». Qualcosa che si attendeva è finalmente accaduto e, dopo quello, non resta più nulla da desiderare. Questa distinzione è fondamentale, perché BWV 82 parla della morte dall’inizio alla fine senza essere realmente una c

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