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A club blog for BWV 988 : Variazioni Goldberg
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Ci sono dischi dal vivo che documentano una tournée, altri che celebrano un successo già raggiunto. Sciò appartiene a una categoria più rara: è il punto nel quale una musica ancora in movimento trova per un momento la propria forma ideale. Non fotografa semplicemente Pino Daniele sul palcoscenico, ma riassume gli anni nei quali il blues, il jazz, il Mediterraneo e la canzone napoletana avevano cessato di essere influenze separate ed erano diventati una lingua nuova, riconoscibile fin dalla prima
John Coltrane - Blue Train (Blue Note, 1957) Se dovessi scegliere un solo disco per spiegare a chiunque perché John Coltrane sia diventato uno dei giganti della storia del jazz, probabilmente non sceglierei Giant Steps e nemmeno A Love Supreme. Il primo richiede già una certa familiarità con il suo linguaggio, il secondo appartiene a una dimensione quasi spirituale che trascende il semplice ascolto musicale. Blue Train, invece, rappresenta un equilibrio irripetibile. È il momento nel quale Coltr
Bill Evans Trio – Portrait in Jazz Riverside, 1959 Edizione consigliata: Riverside / Craft Recordings – 24 bit / 96 kHz (Qobuz) Il poeta che insegnò al jazz a respirare Ci sono dischi che aprono una strada. Altri che la percorrono fino in fondo. Kind of Blue appartiene ai primi. Portrait in Jazz ai secondi. È difficile immaginare un accostamento più naturale. Non perché i due album siano simili, ma perché sembrano rispondersi. Come due capitoli della stessa conversazione iniziata nella primavera
Miles Davis : Kind of Blue, Columbia 1959 Miles Davis - Il coraggio della semplicità Quando si parla di Kind of Blue il rischio è sempre lo stesso: partire dalla sua fama invece che dalla sua musica. Da oltre sessant'anni questo disco occupa un posto singolare nella storia del jazz. È probabilmente il più venduto, il più ristampato, il più consigliato a chi desidera avvicinarsi per la prima volta a questo linguaggio. È diventato un classico nel senso più pieno del termine e, come accade a tutti
Frank Sinatra - Come Dance With Me ! (Capitol, 1959) Frank Sinatra L'eleganza della felicità Il 1959 è uno degli anni più straordinari della storia della musica americana. Mentre il jazz cambia pelle sotto la spinta di Miles Davis, John Coltrane, Charles Mingus e Ornette Coleman, un uomo che avrebbe già tutti i motivi per vivere del proprio passato pubblica un disco destinato a diventare uno dei simboli più luminosi della canzone del Novecento. Come Dance With Me! non è soltanto un album di F
Sonny Rollins L'anno in cui scelse il silenzio Quando si ripercorre la storia del jazz, il 1959 viene ricordato come un anno irripetibile. È la stagione in cui si susseguono dischi destinati a cambiare il volto di questa musica, ciascuno secondo una prospettiva diversa: Miles Davis apre la strada al jazz modale, Dave Brubeck dimostra che il ritmo può essere reinventato senza perdere naturalezza, Charles Mingus trasforma la composizione in racconto, Ornette Coleman mette in discussione le convenz
Il dialogo tra due secoli Esistono dischi che nascono da un progetto editoriale, altri dall'incontro fortuito di musicisti che condividono uno studio di registrazione. E poi esistono album come Duke Ellington & John Coltrane, nei quali il vero protagonista non è nessuno dei due interpreti, ma il dialogo che riescono a costruire. Quando queste incisioni vengono realizzate, nel settembre del 1962, Duke Ellington è ormai una figura che appartiene alla storia del jazz. Da oltre trent'anni dirige
John Coltrane – Giant Steps L'uomo che cercava un nuovo linguaggio Fra tutti i grandi dischi pubblicati tra il 1959 e il 1960, Giant Steps è probabilmente quello che più di ogni altro divide gli ascoltatori. Ci sono album che conquistano immediatamente. Kind of Blue avvolge con la sua apparente semplicità. Time Out sorprende per l'eleganza con cui rende naturali tempi musicali inconsueti. Mingus Ah Um racconta storie. Pres and Teddy seduce con la leggerezza della conversazione. Giant Steps, inve
Quando l'eleganza diventa un modo di vivere Se il 1959 viene ricordato come l'anno delle grandi rivoluzioni del jazz, è naturale che la memoria corra immediatamente a Miles Davis, Charles Mingus, Ornette Coleman o Dave Brubeck. Tutti, in modi diversi, stavano ridefinendo il linguaggio della musica afroamericana. Le armonie cambiavano, le forme si allargavano, il ritmo cercava nuovi equilibri. Il jazz sembrava vivere una stagione di continua trasformazione. Nello stesso anno, però, un uomo entrò
L'arte di lasciare spazio alla musica Se il 1959 fosse raccontato esclusivamente attraverso Kind of Blue, Mingus Ah Um, The Shape of Jazz to Come o Time Out, si potrebbe facilmente pensare a un anno dominato dalle grandi rivoluzioni. E in effetti lo fu. Mai come allora il jazz sembrò interrogarsi sul proprio futuro, sperimentando nuove forme, nuovi linguaggi e nuovi equilibri. Esiste però un'altra storia, meno appariscente ma non meno importante, che attraversa quello stesso anno. È la storia di
L'uomo che non aveva bisogno di rincorrere nessuno Nel 1959 il jazz sembrava vivere una stagione di accelerazione continua. Miles Davis stava ridefinendo il linguaggio dell'improvvisazione modale, Charles Mingus costruiva opere nelle quali composizione e libertà convivevano con naturalezza, Ornette Coleman metteva in discussione la funzione stessa dell'armonia, Dave Brubeck dimostrava che anche il ritmo poteva diventare protagonista. Era l'anno delle grandi svolte, delle nuove idee, delle rivolu
Ella Fitzgerald – Ella Fitzgerald Sings the George and Ira Gershwin Song Book E una voce diventa un classico Quando Norman Granz avviò per la Verve la monumentale serie dedicata ai grandi autori dello Songbook americano, il suo obiettivo non era semplicemente quello di incidere una successione di raccolte antologiche. Il progetto nasceva dalla convinzione che quelle canzoni, scritte per Broadway, per il teatro musicale e per il cinema, costituissero ormai un patrimonio artistico degno della stes
Thelonious Monk – Thelonious Alone in San Francisco (Riverside 1959) Il pianoforte, il silenzio e la libertà di essere sé stessi Nel 1959 il jazz sembrava avere bisogno di grandi formazioni, nuovi sistemi armonici, ritmi irregolari e dichiarazioni di rottura. Thelonious Monk scelse invece una sala vuota, un pianoforte e nessun altro. Thelonious Alone in San Francisco fu registrato il 21 e 22 ottobre alla Fugazi Hall, senza pubblico. Non era propriamente uno studio, ma una sala abbastanza ampia d
Ben Webster Meets Oscar Peterson (Verve, 1959) L'eleganza non ha bisogno di alzare la voce Fra tutti i dischi che il jazz ci ha lasciato nel 1959, Ben Webster Meets Oscar Peterson occupa una posizione particolare. Non inaugura una nuova corrente, non rompe con il passato, non propone rivoluzioni armoniche né ritmiche. Se lo si osservasse soltanto con gli occhi dello storico, potrebbe persino sembrare un album marginale rispetto a opere come Kind of Blue, Mingus Ah Um o The Shape of Jazz to Come
Cannonball Adderley – Cannonball Takes Charge (Riverside, 1959) Il piacere della musica Il 1959 è ricordato come uno degli anni più straordinari della storia del jazz. In pochi mesi arrivano dischi destinati a cambiare il linguaggio della musica: Kind of Blue, Mingus Ah Um, The Shape of Jazz to Come, Time Out. Ognuno apre una strada nuova, ognuno sembra voler dimostrare che il jazz può ancora reinventarsi. In questo contesto, Cannonball Takes Charge compie una scelta quasi controcorrente. Non ce
Max Roach – Quiet as It's Kept (Mercury, 1959) Quando la batteria imparò a raccontare Se il 1959 rappresenta uno degli anni più fecondi della storia del jazz, Quiet as It's Kept occupa una posizione particolare. Non ha la notorietà di Kind of Blue, non divide gli ascoltatori come The Shape of Jazz to Come, né possiede l'immediatezza di Time Out. Eppure è uno di quei dischi che raccontano perfettamente la maturità raggiunta dall'hard bop alla fine degli anni Cinquanta. Registrato per la Mercury
Art Blakey & The Jazz Messengers – The Big Beat (Blue Note, 1960) Quando il jazz ritrovò il proprio battito Se The Shape of Jazz to Come di Ornette Coleman rappresenta una delle aperture più coraggiose verso il futuro, The Big Beat sembra compiere il movimento opposto. Non perché rinunci alla modernità, ma perché ricorda che il jazz, prima di essere una teoria armonica o un laboratorio di sperimentazione, è ritmo, blues, gospel e dialogo collettivo. Registrato alla fine del 1959 e pubblicato
Ornette Coleman – The Shape of Jazz to Come (Atlantic, 1959) Quando il jazz smise di chiedere il permesso Pochi album hanno diviso il mondo del jazz quanto The Shape of Jazz to Come. Pubblicato dalla Atlantic Records nell'autunno del 1959, venne accolto da una parte della critica come l'inizio di una nuova stagione musicale e da un'altra come una provocazione destinata a mettere in discussione tutto ciò che il jazz aveva costruito fino a quel momento. A più di sessant'anni di distanza è possibil
Charles Mingus – Mingus Ah Um (Columbia, 1959) Il jazz come memoria dell'America Il 1959 viene spesso ricordato come l'anno irripetibile del jazz moderno. Nello spazio di pochi mesi arrivano Kind of Blue, Time Out, The Shape of Jazz to Come, Giant Steps e Mingus Ah Um. Ognuno di questi album apre una strada diversa. Charles Mingus sceglie la più complessa: invece di rompere con il passato, decide di contenerlo tutto. Mingus Ah Um non nasce da una rivoluzione tecnica né da un'idea teorica. È piut
Quando il West Coast Jazz raggiunse il proprio equilibrio La storia del jazz è ricca di album nati dall'incontro fra un grande solista e un grande arrangiatore. In pochi casi, tuttavia, questo equilibrio appare naturale come in Art Pepper + Eleven. Pubblicato nel 1959 dalla Contemporary Records, il disco rappresenta uno dei vertici della stagione del West Coast Jazz e, più in generale, uno dei migliori esempi di come un piccolo ensemble orchestrale possa ampliare le possibilità espressive del be
Ci sono dischi che diventano famosi per una canzone, altri perché rappresentano un'epoca. Time Out appartiene ad entrambe le categorie. Pubblicato alla fine del 1959 dalla Columbia, è probabilmente il disco che ha fatto conoscere il jazz moderno a un pubblico molto più vasto di quello degli appassionati. Il successo di Take Five è stato tale da oscurare, almeno in parte, il vero significato dell'album. Ridurlo a quel solo brano significa però perdere il senso dell'intero progetto. Dave Brubeck a
Claire Martin & Kenny Barron – Too Much in Love to Care (Linn Records, 2012) Valutazione artistica: ★★★★★ (9,5/10) Claire Martin affronta per la prima volta un album interamente dedicato al Great American Songbook, e la scelta si rivela felicissima. La sua voce è matura, naturale, priva di manierismi: ogni frase è cantata con un controllo impeccabile, senza mai eccedere nell'enfasi. Kenny Barron è il partner ideale: il suo pianismo è lirico, raffinato e sempre al servizio della cantante, mai
Sonny Rollins, nato Walter Theodore Rollins il 7 settembre 1930 a New York e scomparso il 25 maggio 2026 a Woodstock all’età di 95 anni, rappresenta una delle figure più durature e influenti del jazz del dopoguerra. Con una carriera che si estende per oltre sette decenni, ha inciso più di sessanta album come leader e ha contribuito a definire il linguaggio del sax tenore nel passaggio dal bebop al hard bop e oltre. Le sue composizioni come St. Thomas, Oleo, Doxy e Airegin sono diventate standard
Questo di Keith Jarrett è solo l'ultimo degli esempi, ma è da tutto l' anno in corso che vedo festeggiati cinquantenari di registrazioni, film, pittura ed ogni altra manifestazione dello spirito artistico (e non soltanto) che nel 1975 sembra avere avuto una fortunata coincidenza astrale la quale, a mio parere, fa di quell'anno un raro esempio di ispirazione collettiva. Nikon inclusa. Senza uscire dal seminato di questo club, volete aiutarmi a riassumere delle tappe significative a vostro avviso,
Chick Corea & Bobby McFerrin nella copertina del disco dedicato all'improvvisazione su Mozart, pubblicato nel 1996. *** Tracce di album Concerto per pianoforte n. 23 in la maggiore, K. 488 - Allegro Adagio Allegro Assai Concerto per pianoforte n. 20 in re minore, K 466 - Allegro Romanza Rondo (Allegro Assai) Piano Sonata No.2 in F Major, K. 280 - Adagio   Io sono molto politica

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