Con il primo autofocus Nikon aveva già capito tutto
C'è una convinzione piuttosto diffusa tra i fotografi.
Che gli obiettivi autofocus della prima generazione appartengano ormai a un'altra epoca. Cimeli da collezione, interessanti per la loro importanza storica, ma inevitabilmente superati dalla tecnologia moderna.
È un'idea comprensibile.
Dopotutto questo Nikkor AF 300mm f/2.8 IF-ED venne presentato nell'autunno del 1986, quando Nikon stava muovendo i primi passi nel mondo dell'autofocus. Il motore era ancora quello nel corpo macchina, la trasmissione avveniva attraverso il celebre "cacciavite" e nessuno avrebbe immaginato l'arrivo degli AF-I, degli AF-S o, quarant'anni più tardi, delle mirrorless Nikon Z.
Eppure basta montarlo su una Nikon D6, uscire in giardino e fotografare qualche ramo, un fiore o due cani tranquilli sotto il sole estivo perché molti pregiudizi comincino a vacillare.
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Prima ancora della nitidezza, colpisce il modo in cui questo obiettivo disegna lo spazio.
Lo sfondo non viene semplicemente sfocato. Si dissolve. Le transizioni sono progressive, il soggetto acquista volume senza essere ritagliato artificialmente e quella particolare morbidezza dei grandi tele luminosi Nikon è già tutta lì, pienamente riconoscibile.
È sorprendente accorgersi che molte delle qualità che oggi attribuiamo ai migliori Nikkor professionali erano già presenti quasi quarant'anni fa.
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Naturalmente questo non significa ignorarne i limiti. L'autofocus è figlio del suo tempo, l'ergonomia riflette la tecnologia degli anni Ottanta e il confronto con un moderno AF-S FL o con un NIKKOR Z sarebbe inevitabilmente impari sotto molti aspetti.
Ma questo articolo non nasce per stabilire un vincitore.
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Nasce per rispondere a una domanda molto più interessante.
Quanto è ancora capace di emozionare, oggi, il primo grande supertele autofocus della storia Nikon?
Le fotografie che seguono sono il primo indizio.
E, a giudicare da quello sfuocato, il vecchio capostipite sembra avere ancora parecchie cose da insegnare.
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Osservando queste immagini viene spontanea una domanda. Se non conoscessimo l'anno di progetto di questo obiettivo, quanti sarebbero davvero in grado di attribuirlo al 1986? Probabilmente pochi. Ed è forse questo il complimento più grande che si possa fare ai progettisti Nikon di allora.
Quanto valore crea l'autofocus della Nikon D6 con il riconoscimento automatico del viso e degli occhi ? TANTO !
Abbiamo Z9 e Z8, Z6 III, Z5 II e magari ci dimentichiamo delle reflex.
Una in particolare (ma non trascuriamo la D780 che a display, lavora come una Nikon Z anche con gli obiettivi AF senza motore).
La foto che segue riprende Archibald, da circa 5 metri, io seduto, lui seduto. Profilo Portrait.
Autofocus su AREA AUTO con riconoscimento del viso e dell'occhio.
E sembra fatta con una Z9 ... invece è sua madre, la D6.
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ingrandire e guardare l'occhietto. Foto unedited senza plugin, nitidezza come da impostazioni predefinite.
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