Skip to content
View in the app

A better way to browse. Learn more.

Nikonland.it

A full-screen app on your home screen with push notifications, badges and more.

To install this app on iOS and iPadOS
  1. Tap the Share icon in Safari
  2. Scroll the menu and tap Add to Home Screen.
  3. Tap Add in the top-right corner.
To install this app on Android
  1. Tap the 3-dot menu (⋮) in the top-right corner of the browser.
  2. Tap Add to Home screen or Install app.
  3. Confirm by tapping Install.

Nikkor AF 300mm f/2.8 IF-ED

ZRH_3378.jpg

Con il primo autofocus Nikon aveva già capito tutto

C'è una convinzione piuttosto diffusa tra i fotografi.

Che gli obiettivi autofocus della prima generazione appartengano ormai a un'altra epoca. Cimeli da collezione, interessanti per la loro importanza storica, ma inevitabilmente superati dalla tecnologia moderna.

È un'idea comprensibile.

Dopotutto questo Nikkor AF 300mm f/2.8 IF-ED venne presentato nell'autunno del 1986, quando Nikon stava muovendo i primi passi nel mondo dell'autofocus. Il motore era ancora quello nel corpo macchina, la trasmissione avveniva attraverso il celebre "cacciavite" e nessuno avrebbe immaginato l'arrivo degli AF-I, degli AF-S o, quarant'anni più tardi, delle mirrorless Nikon Z.

Eppure basta montarlo su una Nikon D6, uscire in giardino e fotografare qualche ramo, un fiore o due cani tranquilli sotto il sole estivo perché molti pregiudizi comincino a vacillare.

ZRH_3380.jpg

ZRH_3384.jpg

Prima ancora della nitidezza, colpisce il modo in cui questo obiettivo disegna lo spazio.

Lo sfondo non viene semplicemente sfocato. Si dissolve. Le transizioni sono progressive, il soggetto acquista volume senza essere ritagliato artificialmente e quella particolare morbidezza dei grandi tele luminosi Nikon è già tutta lì, pienamente riconoscibile.

È sorprendente accorgersi che molte delle qualità che oggi attribuiamo ai migliori Nikkor professionali erano già presenti quasi quarant'anni fa.

ZRH_3390.jpg

Naturalmente questo non significa ignorarne i limiti. L'autofocus è figlio del suo tempo, l'ergonomia riflette la tecnologia degli anni Ottanta e il confronto con un moderno AF-S FL o con un NIKKOR Z sarebbe inevitabilmente impari sotto molti aspetti.

Ma questo articolo non nasce per stabilire un vincitore.

ZRH_3392.jpg

ZRH_3393.jpg

Nasce per rispondere a una domanda molto più interessante.

Quanto è ancora capace di emozionare, oggi, il primo grande supertele autofocus della storia Nikon?

Le fotografie che seguono sono il primo indizio.

E, a giudicare da quello sfuocato, il vecchio capostipite sembra avere ancora parecchie cose da insegnare.

D6H_2145.jpg

D6H_2160.jpg

D6H_2171.jpg

D6H_2172.jpg

D6H_2185.jpg

Osservando queste immagini viene spontanea una domanda. Se non conoscessimo l'anno di progetto di questo obiettivo, quanti sarebbero davvero in grado di attribuirlo al 1986? Probabilmente pochi. Ed è forse questo il complimento più grande che si possa fare ai progettisti Nikon di allora.

Quanto valore crea l'autofocus della Nikon D6 con il riconoscimento automatico del viso e degli occhi ? TANTO !

Abbiamo Z9 e Z8, Z6 III, Z5 II e magari ci dimentichiamo delle reflex.
Una in particolare (ma non trascuriamo la D780 che a display, lavora come una Nikon Z anche con gli obiettivi AF senza motore).
La foto che segue riprende Archibald, da circa 5 metri, io seduto, lui seduto. Profilo Portrait.
Autofocus su AREA AUTO con riconoscimento del viso e dell'occhio.
E sembra fatta con una Z9 ... invece è sua madre, la D6.

image.png

ingrandire e guardare l'occhietto. Foto unedited senza plugin, nitidezza come da impostazioni predefinite.

User Feedback

Recommended Comments

  • Administrator

D6H_2386.jpg

D6H_2431.jpg

Nikon D6, Nikkor AF 300/2.8 ED a tutta apertura, a mano libera, profilo ritratto, 2000 ISO, 1/1600'', unedited, riconoscimento automatico dell'occhio

  • Administrator

Conclusioni

Alla fine di questa prova la domanda non è se il Nikkor AF 300mm f/2.8 IF-ED possa competere con un moderno AF-S FL o con un NIKKOR Z.

La risposta è scontata. Quarant'anni di evoluzione hanno portato autofocus più rapidi, stabilizzazione, pesi inferiori, trattamenti antiriflesso più sofisticati e una compatibilità perfetta con le mirrorless.

La domanda vera è un'altra.

Quanto era avanti Nikon nel 1986?

Guardando queste fotografie, la risposta appare sorprendentemente semplice.

Molto.

Perché ciò che rende grande un obiettivo non è soltanto la sua capacità di risolvere un numero sempre maggiore di linee per millimetro o di inseguire un atleta alla massima velocità. È il modo in cui interpreta la luce, separa il soggetto dallo sfondo, accompagna il passaggio tra il piano di fuoco e ciò che lentamente svanisce nello sfuocato.

Rebecca ne è la dimostrazione.

Il volto mantiene una naturalezza che non ha bisogno di artifici. I capelli, anche quando sono attraversati dal controluce, non diventano mai duri o nervosi. Lo sfondo si dissolve con una gradualità quasi pittorica, senza attirare l'attenzione su di sé. È uno sfocato che non cerca di stupire: semplicemente lascia respirare il soggetto.

Ed è proprio questa discrezione a renderlo ancora oggi straordinariamente moderno.

C'è poi un altro aspetto che il tempo, anziché sminuire, sembra avere valorizzato.

Questo 300/2.8 appartiene a un'epoca in cui gli obiettivi professionali erano progettati innanzitutto per lavorare. Il metallo era metallo, le ghiere scorrevano su accoppiamenti meccanici generosi, i giochi erano ridotti al minimo e ogni componente era pensato per resistere ad anni di utilizzo quotidiano. Non era un oggetto costruito per impressionare sul banco di vendita, ma uno strumento destinato ad accompagnare un fotografo per una carriera.

Non significa che fosse perfetto. Significa che era stato progettato con una filosofia diversa.

Oggi gli obiettivi sono più leggeri, più silenziosi, più veloci e spesso più complessi. Ma proprio questa complessità li rende, talvolta, anche più delicati. Il vecchio AF IF-ED, invece, comunica ancora una rassicurante sensazione di solidità. Lo si prende in mano e si ha l'impressione che il tempo possa scalfirne l'aspetto, ma difficilmente la sostanza.

Forse è anche per questo che, quasi quarant'anni dopo la sua presentazione, continua a produrre immagini che non tradiscono la sua età.

Anzi.

In un'epoca in cui la fotografia sembra misurarsi sempre più con grafici MTF, algoritmi e prestazioni autofocus, questo vecchio Nikkor ci ricorda una verità tanto semplice quanto facile da dimenticare.

Un grande obiettivo non smette di esserlo perché nasce un modello nuovo. Rimane grande finché continua a produrre grandi fotografie.

E questo, nel 2026 come nel 1986, il Nikkor AF 300mm f/2.8 IF-ED continua a farlo con una naturalezza quasi disarmante.

Tanto che nonostante io abbia più obiettivi in casa che capelli, molti di taglio eccezionale (capolavori di ottica !) questo è entrato subito in produzione e ci resterà, coadiuvato dalla mia Nikon D6.

ChatGPT Image 27 lug 2026, 11_08_37.png

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Operazione perniciosa questa tua. Tutto vero e condivisibile quello che scrivi, ma per ragioni strettamente anagrafiche non riesco a separare, nella lettura, i fatti dai miei ricordi. Perché quando avevo 20 anni ho bramato con disperazione questo 300/2.8 . L’ho visto in azione, a bordo campo e in riprese fashion, ne riconoscevo il baule a 300m di distanza, e sapevo della sua genuina qualità a tutto tondo.

Questa tua cavalcata riporta a galla sensazioni che pensavo fossero sopite, invece no. Ho in casa più teleobiettivi che vasi di fiori, tuttavia son qui a leggere con attenzione e interesse.

Spero che ti legga con la medesima attenzione anche chi non ha una tara neurale come la mia perché questa tua testimonianza offre una alternativa importante in termini di possibilità di ripresa fotografica.

Vado a tirar fuori il mio vecchio 300 e lo monto sulla z9. Tanto per calmarmi un attimo.

  • Administrator

Considerando - vile denaro test - che questo obiettivo mi è costato meno di un Nikkor Z 85/1.8 S in outlet (circa €699 da Cesni di Treviglio) e che il 180/2.8 mi è costato solo 224 euro, le cose entrano in un'ottica ancora più perniciosa (anche se a me piace il manzo, non la cacciagione).

E poi ho il 105/2 DC (€400 euro da NOC) e in arrivo un 80-200/2.8 Bighiera pagato 299.

Roba che una volta guardavo con salivazioni incontrollate quando prendevo 830.000 lire di stipendio al mese e un 105/2.5 mi era costa uno stipendio e mezzo pochi anni prima ... e che, spero di riuscire a dimostrarlo, a distanza di 40 anni può dire ancora la sua ...

Ma il merito non è mio. E' della Nikon D6 (aquilosa, non perniciosa).

Account

Navigation

Search

Search

Configure browser push notifications

Chrome (Android)
  1. Tap the lock icon next to the address bar.
  2. Tap Permissions → Notifications.
  3. Adjust your preference.
Chrome (Desktop)
  1. Click the padlock icon in the address bar.
  2. Select Site settings.
  3. Find Notifications and adjust your preference.