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I Nikkor AF-D: costruiti per durare a lungo

ChatGPT Image 20 lug 2026, 12_37_39.png

I Nikkor AF-D: costruiti per durare a lungo

C'è stato un periodo in cui scegliere un obiettivo Nikon significava confrontare luminosità, qualità ottica, velocità dell'autofocus e, naturalmente, il prezzo. Nessuno si domandava quanto sarebbe durato. Sarebbe sembrata una domanda senza senso. Un obiettivo professionale Nikon era semplicemente destinato ad accompagnare il fotografo per gran parte della sua vita fotografica.

Oggi, invece, la situazione è profondamente cambiata.

Quando acquistiamo un obiettivo usato non ci chiediamo soltanto come fotografi. Ci chiediamo se il motore autofocus sia ancora efficiente, se il sistema di stabilizzazione funzioni correttamente, se l'elettronica sia affidabile, se esistano ancora ricambi. È un modo completamente diverso di valutare uno strumento fotografico e, inevitabilmente, modifica anche il giudizio su intere generazioni di obiettivi.

In questo scenario i Nikkor AF-D meritano probabilmente di essere guardati con occhi nuovi.

Quando vennero presentati erano considerati il naturale punto di arrivo dell'evoluzione iniziata con i primi autofocus Nikon. Oggi rappresentano qualcosa di diverso: l'ultima grande famiglia di obiettivi professionali nella quale la meccanica svolge ancora il ruolo principale, mentre l'elettronica rimane ridotta all'essenziale.

Non è un dettaglio.

È probabilmente il motivo per cui tanti AF-D continuano a funzionare oggi esattamente come il giorno in cui uscirono dalla fabbrica.

Prendiamo un classico Nikkor AF-D. All'interno troviamo un progetto ottico, una trasmissione meccanica dell'autofocus, una CPU relativamente semplice e poco altro. Il motore autofocus non è nell'obiettivo ma nel corpo macchina. Se il corpo funziona, l'obiettivo mette ancora a fuoco. Non ci sono motori ultrasonici destinati ad invecchiare, gruppi stabilizzati che possono perdere efficienza, sistemi elettronici complessi che, dopo trent'anni, rischiano di diventare il punto debole dell'intero progetto.

Naturalmente tutto questo ha un prezzo. L'autofocus è più rumoroso. In alcuni casi è anche meno rapido rispetto ai migliori AF-S. Ma continua a fare ciò per cui è stato progettato.

E continua a farlo bene.

Nel frattempo il progresso ha portato enormi vantaggi. I motori SWM hanno reso l'autofocus più silenzioso e più veloce. Il VR ha permesso di fotografare in condizioni impensabili fino a pochi anni prima. Sarebbe assurdo negarlo. Ma ogni nuova funzione ha introdotto anche nuovi componenti, nuovi circuiti e nuove possibilità di guasto. È semplicemente il prezzo della complessità.

Oggi molti fotografi stanno scoprendo una realtà che vent'anni fa nessuno avrebbe immaginato. Alcuni dei primi AF-S iniziano a manifestare problemi ai motori ultrasonici. I primi sistemi VR mostrano inevitabili segni dell'età. Non è una critica alla loro qualità progettuale. È il normale ciclo di vita di dispositivi elettronici sofisticati, costruiti in un'epoca in cui nessuno pensava che sarebbero stati utilizzati ancora dopo trent'anni.

Gli AF-D, invece, sembrano appartenere ad una filosofia diversa.

Più semplice.

Più essenziale.

E forse proprio per questo più longeva.

Esiste poi un altro aspetto che, a mio avviso, merita una riflessione. Molti di questi obiettivi sono stati giudicati severamente durante la prima generazione delle reflex digitali professionali. Front focus, back focus, tolleranze meccaniche e sistemi autofocus ancora acerbi portarono molti fotografi a considerarli meno performanti di quanto fossero realmente. Non sempre il problema era nell'obiettivo. Spesso era il sistema, nel suo insieme, a non essere ancora arrivato alla piena maturità.

Oggi la situazione è cambiata.

Una Nikon D6 dispone probabilmente del miglior motore autofocus mai realizzato da Nikon per un corpo reflex. La regolazione fine automatica dell'autofocus permette di eliminare gran parte delle inevitabili tolleranze meccaniche che, vent'anni fa, richiedevano prove interminabili e risultati non sempre soddisfacenti. Per molti AF-D è quasi una seconda giovinezza.

È curioso pensare che alcuni di questi obiettivi vengano apprezzati oggi più di quanto lo fossero quando erano ancora in produzione.

Non perché siano cambiati loro.

Perché siamo cambiati noi.

Abbiamo imparato a distinguere la qualità ottica dalla perfezione numerica. Abbiamo capito che la risoluzione non esaurisce il giudizio su un obiettivo. E, soprattutto, abbiamo scoperto che anche l'affidabilità nel tempo è una caratteristica progettuale.

Forse una delle più importanti.

Non tutti i Nikkor AF-D sono capolavori. Alcuni sono stati superati da progetti più recenti. Altri mostrano inevitabilmente i limiti della loro epoca. Ma esiste un gruppo di obiettivi — il 105mm f/2 DC, il 135mm f/2 DC, il 180mm f/2.8 IF-ED, il 300mm f/2.8 AF-D IF-ED, l'80-200mm f/2.8 ED — che ancora oggi riesce a trasmettere una sensazione sempre più rara: quella di strumenti progettati per accompagnare il fotografo, non soltanto una stagione commerciale.

Forse il momento migliore per acquistare uno di questi obiettivi non era il 1998.

Forse è proprio oggi.

Perché oggi possiamo apprezzarne non soltanto il modo in cui fotografano, ma anche una qualità che all'epoca davamo per scontata.

La capacità di continuare a fare il proprio lavoro dopo trent'anni.

In un'epoca in cui siamo abituati a sostituire fotocamere, computer e telefoni ogni pochi anni, esiste qualcosa di sorprendentemente rassicurante nel montare sulla propria Nikon un obiettivo progettato trent'anni fa, sentirlo agganciare il fuoco con il suo caratteristico ronzio meccanico e accorgersi che, semplicemente, continua a fare fotografie. Esattamente come il primo giorno.

User Feedback

Recommended Comments

  • Administrator

Caratteristica

AF-D

AF-S (1ª generazione SWM)

AF-S VR (I-II generazione)

Qualità ottica

★★★★★

★★★★★

★★★★★

Velocità AF

★★★☆☆

★★★★★

★★★★★

Silenziosità AF

★☆☆☆☆

★★★★★

★★★★★

Complessità meccanica

Molto bassa

Media

Elevata

Complessità elettronica

Molto bassa

Elevata

Molto elevata

Motore autofocus nell'obiettivo

No

Stabilizzatore VR

No

No

Facilità di riparazione

Alta

Media

Bassa

Disponibilità ricambi

Buona (anche cannibalizzazione)

Limitata

Sempre più limitata

Guasti documentati

Rari e quasi sempre meccanici

SWM

SWM + VR + flat cable

Probabilità di guasto irreparabile

Molto bassa

Media

Medio-alta

Convenienza economica oggi

★★★★★

★★★☆☆

★★☆☆☆

La motivazione è semplice.

Gli AF-D hanno raggiunto il punto ideale della loro svalutazione: costano poco, ma continuano a offrire prestazioni molto elevate e un'affidabilità che il tempo ha dimostrato notevole. Il mercato delle ottiche Nikon F, inoltre, è generalmente favorevole agli acquirenti perché la migrazione verso il sistema Z ha ridotto le quotazioni medie dell'usato.

Gli AF-S SWM hanno spesso quotazioni ancora relativamente sostenute, ma iniziano a presentare il rischio di interventi costosi o non più economicamente convenienti.

Gli AF-S VR mantengono prestazioni eccellenti, ma l'acquirente dell'usato deve mettere in conto la maggiore complessità del sistema e il possibile impatto economico di un eventuale guasto.

Un obiettivo non dovrebbe essere valutato soltanto per come fotografa, ma anche per quanto costa continuare a fotografare fra dieci anni.

ChatGPT Image 20 lug 2026, 12_45_37.png

La D6: il corpo macchina che gli AF-D aspettavano da vent'anni

Esiste un'ultima considerazione che merita di essere fatta.

Quando gli obiettivi AF-D furono progettati, nessuna reflex Nikon disponeva del livello di precisione autofocus raggiunto dalla D6. Le inevitabili tolleranze meccaniche tra corpo e obiettivo, unite ai limiti dei sistemi AF dell'epoca, potevano talvolta tradursi in piccoli errori di messa a fuoco che molti fotografi attribuivano all'obiettivo.

Con la D6 la situazione cambia sensibilmente.

Il motore autofocus nel corpo macchina è il più evoluto mai realizzato da Nikon per una reflex professionale. La regolazione fine dell'autofocus, effettuabile con estrema precisione, permette inoltre di compensare le inevitabili tolleranze accumulate negli anni. Il risultato è che molti AF-D esprimono oggi prestazioni che, vent'anni fa, erano spesso difficili da ottenere con la stessa costanza.

A questo si aggiunge un aspetto tutt'altro che secondario: gli AF-D mantengono tutte le loro funzionalità native. Non richiedono adattatori, non introducono compromessi operativi e conservano l'autofocus esattamente come erano stati progettati per fare.

La Nikon D780 rappresenta un caso particolare. Pur condividendo gran parte dell'architettura della Z6, rimane una reflex e può quindi utilizzare gli AF-D con autofocus attraverso il tradizionale motore nel corpo. Inoltre, quando si fotografa attraverso il mirino ottico, beneficia di uno dei più maturi sistemi autofocus a rilevazione di fase mai installati su una reflex Nikon di fascia non professionale. In Live View, invece, eredita le prestazioni del sistema on-sensor della Z6, offrendo due modalità operative profondamente diverse nello stesso corpo macchina.

Il confronto con le Nikon Z è inevitabile.

Le mirrorless della serie Z possono utilizzare praticamente tutti gli obiettivi F tramite l'adattatore FTZ, ma esiste un'eccezione importante: gli AF e gli AF-D. Poiché il sistema FTZ non incorpora il motore autofocus necessario ad azionare la trasmissione meccanica di questi obiettivi, essi possono essere utilizzati esclusivamente con messa a fuoco manuale.

Non è un limite della qualità degli AF-D.

È una conseguenza della diversa architettura del sistema Z.

Per questo motivo, chi desidera continuare a sfruttare pienamente il proprio corredo AF-D trova ancora oggi nelle D6 e D780 le piattaforme Nikon più complete e coerenti.

D6 e D780 sono il canto del cigno della baionetta F

Ma il loro, è un canto bellissimo !

Roby C

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Personalmente ne sò qualche cosa in materia.. o meglio, ne posso vedere qualche cosa; andando nel mio Box vi è una scarpiera costruita poco dopo la metà del 900 scorso, ora è invasa da rottamaglia fotografica Nikon, ma questa invasione è quasi completamente costituita da materiale tecnicamente abbastanza recente.. non vi si trovano parti di ottiche Nikon Ai, e neppure le precedenti.. ed anche ovviamente gli AF-D... a poter vedere l'interno delle ottiche in questione vi è rabbrividire.. anticamente vi erano elicidi, supporti per lenti o gruppi.. e poco, ma poco altro.. se si buttavano era perchè: o erano caduti di brutto.. andati nell'acqua oppure tenuti in maniera sconsiderata; quelli delle ultime generazioni.. vi sono molti circuiti stampati.. componenti elettronici che, una volta creato in automatico la scheda.. era di fatto impossibile ripararla.. le lenti... beh.. erano una minoranza.. il metallo? nà cosa rara.. la plastica invece no, quella no.. era in abbondanza..

Purtroppo è il costo " dell' Evoluzione ".. a suo tempo, il signor IBM decretò che tutto quello che in un apparecchio non c'era.. non si poteva rompere... ma questo lo disse tanto ma tanto tempo fà..

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

29_VAR_0114.jpeg

Plastiki, i miei grandangoli 1993-2004

Erano obiettivi per chi non aveva troppi sghelli da spendere, pieni di giochi, rumorosi, robusti da paura.

PICCOLI

Ho tenuto il quartetto perché con le reflex digitali lo scarto nella messa a fuoco era poco significativo, i tele invece 85/1.8 e 180/2.8 li ho ceduti per disperazione.

Ho avuto modo di usare il 300/2.8 Af prima serie e non ne sono rimasto particolarmente entusiasta, lo usai su film perché il digitale doveva ancora arrivare. Il 300/2.8 Af-I lo superava in tutto.

Mi fa gusto ricordare questi obiettivi che appartengono ad un decennio in cui la fotografia era ancora un Media con un peso rilevante. Quante immagini spettacolari sono state catturate in tutto il mondo attraverso questi Plastiki, io ho i miei ricordi, ingabbiati in telaietti 5x5, riversarli in digitale e’ un lavoro osceno.

35_VAR_0116_FJ.jpeg

  • Administrator

Qui però - non sarà sfuggito, immagino - non stiamo facendo amarcord.

Li stiamo rivalutando alla luce delle potenzialità di D6 e D780, l'apice di Nikon nelle reflex, con un autofocus anni luce avanti a quello delle reflex coeve con questi obiettivi. Che continuano a funzionare ancora, tranne se li fai cadere dal balcone.

La differenza di POV (point of view = punto di vista) è enorme !

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Si ma una D6 anche no. Cioè dai..la 780 non sta nelle mie corde,

credo che chi voglia , possa .

Con le molte reflex digitali ancora disponibili si possono ottenere ottimi risultati, sui tele no. Non hanno fatto abbastanza D6 🙃

  • Administrator
10 ore fa, Valerio Brustia ha scritto:

Si ma una D6 anche no. Cioè dai..la 780 non sta nelle mie corde

La Nikon D780 non starà nelle corde della tua Stratocaster, ma resta l'unica macchina al mondo capace di usare un Nikkor AF-D in Live View, con autofocus a tutto schermo e rilevazione di fase, senza la necessità di alcuna taratura o incertezza. "Quasi" come se fosse un Nikkor Z !

Cose di cui, per la verità, la D6, a differenza di D1~D5 (e catorci coevi), non ha bisogno 🤠

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano
1 ora fa, Mauro Maratta ha scritto:

La Nikon D780 non starà nelle corde della tua Stratocaster, ma resta l'unica macchina al mondo capace di usare un Nikkor AF-D in Live View, con autofocus a tutto schermo e rilevazione di fase, senza la necessità di alcuna taratura o incertezza. "Quasi" come se fosse un Nikkor Z !

Cose di cui, per la verità, la D6, a differenza di D1~D5 (e catorci coevi), non ha bisogno 🤠

Eh eh eh vedi? Il live view per i presbiti è una tortura, vedi che ho ragione? Hanno fatto poche D6 😜

stenopeic

Nikonlander
  • Nikonlander

per mia esperienza anche i progetti ottici sono impostati in modi diversi

sia il micro 60 D che il micro 105 D avevano la migliore risoluzione a f 16- 22

le identiche versioni G danno il meglio a diaframmi intermedi f8 - f11 ... forse sono fatti per il focus stacking ... idem il 105 Z

(di tutti l'unico che funziona bene in infrarosso è il 60 D)

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