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  • Silvio Renesto
    Silvio Renesto

    Sigma sd Quattro, la forza del particolare (test/prova)

    La  qualità di immagine della SD quattro è stata una vera sorpresa, l'ho provata in un contesto professionale e la macchina si è rivelata  uno strumento  eccellente per la documentazione paleontologica, sia  a scopo didattico che scientifico. Questa insolita macchina fotografica mi ha sorpreso (ed entusiasmato) quale strumento per il mio lavoro, regalandomi un'esperienza davvero speciale (per chi non lo sapesse, sono un Paleontologo, dei Vertebrati per l'esattezza, e mi occupo di Rettli fossili, soprattutto del Triassico, ossia intorno ai 200 milioni di anni fa, presso l'Università dove insegno. Ho al mio attivo oltre sessanta lavori scientifici  oltre ad un'intensa attività di divulgazione con conferenze e tutto il resto).

    La fotografia ha un ruolo fondamentale in Paleontologia,per documentare i risultati dei propri studi, o semplicemente avere illustrazioni di fossili a scopo didattico o divulgativo.

     

    Siccome i fossili sono tra le cose più tranquille che si possano immaginare, le limitazioni della SD quattro in fatto di ISO, tempi di reazione e così via, divengono irrilevanti. Con un buon stativo od un treppiedi, e potendo gestire la luce, si possono ottenere eccellenti immagini rimanendo a 100 iso e chiudendo i diaframmi quanto serve. Se ne vanno quindi i difetti di questa fotocamera, ma rimangono i pregi, soprattutto come vedremo, la ricchezza di dettaglio e la  sensazione di tridimensionalità che da' ai soggetti fotografati cosa che credo si possa ottenere solo con strumenti molto più costosi, o ingombranti, o tutte e due le cose.

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    Quello che veramente fa la differenza nella Sigma SD Quattro per la mia attività non riguarda tanto le foto di esemplari interi da pubblicare su riviste scientifiche (dove date le dimensioni finali delle foto pubblicate il livello di esigenza è spesso inferiore) quanto nella ricchezza del dettaglio dei particolari indispensabile nelle fasi attive della ricerca e nella sfruttabilità dei crop più spinti, anche per la didattica. 
     

    Ho fotografato questa ammonite cinese che ha ancora la conchiglia originale conservata, caso piuttosto raro. Il diametro dell'esemplare è circa tre-quattro centimetri. L'ho ripresa con il 50mm f1.4 ART e la Lente addizionale acromatica Marumi da 3 diottrie. Nota: Tutte le foto dell'articolo sono state riprese con il 50mm ART con o senza la lente Marumi a seconda della necessità.

     

    ammonitesutr.thumb.jpg.652431f95b484de6635688159058f590.jpg

    E questo è il crop al 100%

     

    Qui ho avuto la prima  rivelazione.  Non avevo mai visto una foto, specialmente un crop così spinto,  in cui si vedesse così bene la distinzione fra i vari strati della conchiglia, le suture interne (quelle forme arborescenti)  e la roccia sedimentaria che ha riempito l'interno della conchiglia. Una tridimensionalità stupefacente in un crop 100%. Certo non stampabile ma perfettamente usabile a scopo didattico. Infatti, insieme a quella che segue, l'ho inserita nel Power Point della mia lezione di Venerdì scorso. 
     
     
    Ammonite in sezione, poco più grande di quella della fotografia precedente, ma conservazione differente. L'Ammonite è ricoperta da Pirite, un minerale di ferro che precipita in ambienti poveri di ossigeno spesso ad opera di batteri.

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    Di nuovo crop al 100%

     

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    Di nuovo, stupore nell'apprezzare lo "scalino" tra la pirite incrostante nera e i setti della conchiglia che la suddividono in tante camere. Anche questa usata a lezione!
     
     
     
    Un Bivalve... 

     

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    Volete vedere  le strie di accrescimento in rilievo? Eccovi serviti.

     

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    Ricordo che ho usato un obiettivo standard (come lunghezza focale) ed una lente aggiuntiva; con un vero macro le cose avrebbero potuto essere ancora meglio, sia nei casi precedenti che per quel che segue.
     

    Bene i crop per la didattica, ma per la ricerca scientifica, dove trovo il vantaggio?
     
    Senza tediarvi troppo, vorrei spiegare che  il punto di partenza di uno studio è la descrizione dell'esemplare, o degli esemplari, che si hanno in esame. La descrizione si basa sull'osservazione, di solito al microscopio binoculare (che permette una visione tridimensionale): questa fase è irrinunciabile, si osserva e si scrivono  appunti che serviranno per la stesura della descrizione definitiva.  

     

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    La freccia gialla indica la Camera Lucida, che descriverò più avanti.

     

    Se l'esemplare è a disposizione nel proprio deposito o laboratorio, non c'è problema, lo si può osservare quante volte si vuole. Se invece è custodito presso un altra istituzione, dove non è possibile recarsi in continuazione, per via della  distanza dalla propria sede e delle altre  cose che si hanno da fare e del poco tempo a disposizione,  che si fa?  
     
     
     
    Si sta presso Il Museo o Università che custodisce l'esemplare quanto più si riesce, in modo da  stilare una descrizione il più completa che si può, poi ci si porta a casa una documentazione fotografica più dettagliata possibile, per completare le osservazioni.
     
    Anche in questo caso un dettaglio più fine può fare la differenza, per riconoscere strutture... e la Sigma SD Quattro non delude.

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    Pesci della Green River Formation 60 milioni di anni fa, il più lungo è 4cm circa

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    Crop 100%; dove sono più visibili i limiti fra le ossa?

     

     

    Un serpente di mare dell'epoca dei Dinosauri, la lastra è lunga circa 30cm

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    Le ossa della testa, una per una.

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    In questo crop si vede "bene" che i primi serpenti avevano ancora le zampe posteriori, anche se ridottissime.

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    di solito si correda una pubblicazione scientifica, oltre che di fotografie, anche di disegni interpretativi che contribuiscano a chiarire meglio alcuni particolari di ciò che si descrive, che potrebbero essere decifrabili nelle foto. 
    Come si fanno questi disegni? Il modo classico è quello di applicare al microscopio una "camera lucida", un accessorio a specchio che permette di sovrapporre al percorso ottico di uno dei due oculari il riflesso di un foglio di carta.

     

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    Microscopio stereoscopico (binoculare) con Camera Lucida.

     
     
    Così guardando al microscopio ... a qualcuno viene il mal di mare,  gli altri vedono  il foglio di carta sovrapposto  al soggetto e così si possono disegnare i contorni di ciò che sta sotto al microscopio.
    E' un lavoro lento, e si deve procedere a pezzetti, perchè sui bordi c'è distorsione. Inoltre il risultato è tremolante e va ripassato "in bella" più volte. Inoltre se l'esemplare è custodito altrove, bisogna recarsi là dov'è tutte le volte che occorre disegnarlo. E occorre che "là" abbiano disponibli il binoculare e la camera lucida, perchè non è molto pratico portarseli dietro.
     
     
     
    Attualmente si può parziamente sostituire questa procedura usando Photoshop, con una tavoletta grafica e applicando un foglio di lucido virtuale (un livello)  sulla foto dell'esemplare  e disegnare così le strutture che interessano. Per aumentare la precisione si ingrandisce l'immagine al 200-300%, a volte anche al 400%. Si ha inoltre il grande vantaggio di poterlo fare nella propria sede di lavoro.
    Ho scritto che questo metodo sostituisce solo parzialmente la camera lucida, perchè la qaulità della foto influisce molto, ombre, aree sfuocate, nitidezza non adeguata, e mancanze di contrasto fra fossile e roccia possono creare problemi di interpretazione, ne qual caso bisogna  per forza ritornare a vedere l'esemplare, pena errori nella ricostruzione. 
    Naturalmente più si cura la luce e quanto più  incisa è la foto, tanto minori diventano le difficoltà di interpetazione. E qui torniamo alla ricchezza del dettaglio.
     
     A scopo di esempio per questo articolo, ho provato a disegnare un avambraccio di una piccola tartaruga marina di 100 milioni di anni fa, basandomi su una foto scattata con la Sigma SD quattro.

    Ecco un dettaglio della tartaruga

     

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    Ecco il braccino:

     

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    Questo è un crop al 100%, ma per disegnare  ho ingrandito l'immagine fino al 300% e tutti gli elementi  erano perfettamente individuabili. In un tempo brevissimo ho tracciato i contorni  delle ossa. 

     

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    Per darvi poi l'idea di come deve apparire l'illustrazione definitiva, ho successivamente stampato e ripassato il disegno aggiungendo la puntinatura ed un po' di lettering (ossia le sigle convenzionali che individuano le diverse ossa). Et voilà. 

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    Pronta per essere pubblicata (in realtà dovrei aggiungere qualche altra sigla)

     

     

     Ultravioletto con la Sigma SD Quattro. Mamma mia!  In Paleontologia si usa la luce ultravioletta nei casi in cui la sostanza che costituisce il fossile rifletta i raggi ultravioletti in modo diverso (maggiore) della matrice rocciosa ( cosa che putroppo non accade sempre, dipende dal fossile e dalla roccia).
     
    Per rendere le cose più difficili alla Sigma SD Quattro, abbiamo preso in esame dei fossili tra i più difficili che ci siano, dei ...polpi (proprio come quelli di oggi, coi tentacoli e  tutto). La storia evolutiva dei polpi è pochissimo conosciuta perchè,  non avendo parti dure, si trovano allo stato fossile solo in casi rarissimi e solo  in pochi giacimenti speciali, che vengono apposta definiti "a conservazione eccezionale".
     
     
    Questo polpo  proviene da uno di questi giacimenti, che si trova in Libano, ed ha anche lui 100 milioni di anni.

     

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    Visto così, non è che entusiasmi troppo, vero?

     

    Ma se lo illuminiamo con una luce UV A da 380 nanometri come si comporterà la nostra Sigma, con il suo cinquanta e addirittura una lente addizionale?

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    La ricchezza di informazione e di dettaglio ha dell'incredibile. Mi permetto di attirare l'attenzione su alcuni particolari.

     

     

     

     

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    E così avete scoperto che i polpi di 100 milioni di anni fa vevano residui di una conchiglia, un po' come le seppie! Tutto questo senza rimuovere il filtro IR (perchè sono maldestro e temevo di romperlo). E senza nemmeno usare un Coastal Optics 100mm macro che costa come una utilitaria.

     

    Inutile dire che ho usato questi crop a lezione ;)
     
     Altro esempio, una specie di Anguilla preistorica ( fotografata sempre con la SD Quattro ma questa volta con montato  il 150 macro OS)anguilla.thumb.jpg.b8d94ada0e48ff6d0d00ac7cb5357da7.jpg

    Si vede  la preda che ha nel ventre, il suo ultimo pasto è stato un crostaceo uguale alle nostre canocchie.

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    In Ultravioletto la definizione è incredibile.

     

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    Finisco con l'ultravioletto con un ultimo polpetto di pochi cm (in cui si vedono comunque le branchie).

     

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    In conclusione, la Sigma SD Quattro mi ha entusiasmato (troppo, adesso ne voglio una) e la ritengo uno strumento eccellente per il mio lavoro. Ribadisco quanto ho scritto all'inizio, sono naturalmente ben consapevole che risultati identici e probabilmente superiori si potrebbero ottenere anche con altre attrezzature, ma il punto forte è che la Sigma SD Quattro offre risultati professionali in un insieme agile ad una frazione del prezzo e dell'ingombro rispetto a strumenti più raffinati, mezzi formati, microscopi combinati e quant'altro. 
    Accoppiata ad un 105 macro,e qualche batteria di riserva, posso portarla con me in ogni museo del Pianeta senza alcun problema e riportarmi a casa files che hanno tutta la qualità e la versatilità che mi serve, anzi di più. Da questo punto di vista non posso che esserne pienamente soddisfatto.
     Vi lascio con una carrelalta di immagini ottenute con la Sigma Sd Quattro ed il 150 Macro, e con il sapiente contributo di Mauro Maratta per quanto riguarda la gestione della luce.

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    Alcune Ammoniti:

     

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     Particolari:

     

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    Sezione di osso di Dinosauro:

     

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    I fossili fotografati per questo articolo sono custoditi presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano, e il Museo "Realini" di Scienze Naturali di Malnate.
    Colgo l'occasione di ringraziare di cuore i Curatori dei rispettivi Musei (Dr. Teruzzi e Dott.ssa Dotti),  per la generosità, gentilezza e disponibilità mostratami  in questa occasione (come in tante altre in passato).
     
    Grazie anche a Mauro Maratta che mi ha dato l'occasione di provare questa fotocamera, mi sono divertito un mondo.

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    Anche da parte mia un sentito grazie alla sensibilità di Mtrading Srl, distributore italiano dei prodotti Sigma che mi ha offerto l'opportunità di provare questa entusiasmante e singolare fotocamera. 
     
     
    Silvio Renesto per Nikonland

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    Edited by Silvio Renesto

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    Recommended Comments

    • Redazione

    Grazie, una macchina full spectrum non credo che mi serva. La discriminante è la differenza di riflessione degli UV tra il fossile e la roccia che lo contiene. Se è elevata, funziona anche una fotocamera normale (se si può avere il buio totale in studio), se invece non c'è differenza di riflessione, non si vede comunque niente.

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    • Nikonlander

    Sulla prima immagine del Polipo , avevo indovinato che fossero Gamberetti le macchie di contorno :)

    Interessante e bello 

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    • Administrator
    1 ora fa, Silvio Renesto ha scritto:

    Grazie, una macchina full spectrum non credo che mi serva. La discriminante è la differenza di riflessione degli UV tra il fossile e la roccia che lo contiene. Se è elevata, funziona anche una fotocamera normale (se si può avere il buio totale in studio), se invece non c'è differenza di riflessione, non si vede comunque niente.

    come vedi, Silvio, i tuoi articoli di anni fa, ripedscati, sono sempre di grande interesse.

    Ora non credo che tu non produca più immagini per lavoro e studio come queste. Anzi il periodo dell'isolamento forzato potrebbe averti fatto concentrare su questo ambito: 

    o non?

    Piacerebbe vedere a che punto sia arrivata l'evoluzione di questi esperimenti Foveon di ripresa scientifica.

    In fondo dove mai se non su Nikonland che deve essere il sito generalista con più articoli e immagini realizzate con questi sensori?

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    • Redazione
    12 ore fa, Max Aquila ha scritto:

    Piacerebbe vedere a che punto sia arrivata l'evoluzione di questi esperimenti Foveon di ripresa scientifica.

    Ciao Max, avessi sperimentato qualcosa di interessante, ne avrei scritto molto volentieri, lo sai.
    Ultimamente invece ho usato il Foveon molto poco e praticamente solo in luce visibile, perchè per lo più gli esemplari su cui ho lavorato in questo periodo (non)  riflettevano i raggi 'UV allo stesso modo della roccia, quindi niente da fare. 
    Poi la situazione contingente, con musei chiusi, collezioni poco o nulla accessibili, istituti esteri che non ti vogliono ha creato un po' di problemi.

    Per comodità fra un blocco e l'altro ho fatto qualcosa con la Z6, ne ho scritto, ma non è nulla di particolare.

     

     

     

     

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    • Administrator
    1 ora fa, Silvio Renesto ha scritto:

    Ciao Max, avessi sperimentato qualcosa di interessante, ne avrei scritto molto volentieri, lo sai.
    Ultimamente invece ho usato il Foveon molto poco e praticamente solo in luce visibile, perchè per lo più gli esemplari su cui ho lavorato in questo periodo (non)  riflettevano i raggi 'UV allo stesso modo della roccia, quindi niente da fare. 
    Poi la situazione contingente, con musei chiusi, collezioni poco o nulla accessibili, istituti esteri che non ti vogliono ha creato un po' di problemi.

    Per comodità fra un blocco e l'altro ho fatto qualcosa con la Z6, ne ho scritto, ma non è nulla di particolare.

    Se lo sapessi fare, al posto tuo, creerei un catalogo virtuale dei reperti a tua disposizione per uno scopo non solo archivistico, ma soprattutto di visibilità esterna, un sito in sostanza, con visita guidata (e commentata da te, al tuo modo) al suo contenuto.

    Immagini e disegni.

    Tanto...anche il Foveon sta diventando ... preistorico:o

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    • Redazione
    9 minuti fa, Max Aquila ha scritto:

    Se lo sapessi fare, al posto tuo, creerei un catalogo virtuale dei reperti a tua disposizione per uno scopo non solo archivistico, ma soprattutto di visibilità esterna, un sito in sostanza, con visita guidata (e commentata da te, al tuo modo) al suo contenuto.

    Avevo fatto qualcosa del genere anni fa, era addirittura istituzionale,con figure e addirittura una art gallery con i miei disegni. In seguito  le cose si sono complicate perchè è cambiato il Dipartimento, avrei dovuto rifare da capo,  alcuni  reperti sono soggetti a restrizioni nell'uso dell'immagine e quindi dovevo faticare un bel po' ad ottenere i permessi, così mi sono stufato e ho lasciato perdere.

    Se vuoi dare un'occhiata (però ti avviso non è aggiornato da un decennio almeno) è qui:

    http://dipbsf.uninsubria.it/paleo/

     

     

     

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