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Nikon D850 e Nikon Z8: ovvero la reflex è diventata storia

Non è un confronto fra due file NEF. È il confronto fra due architetture: una arrivata alla perfezione proprio mentre concludeva la propria storia, l'altra costruita per continuare a evolvere.

Mettiamo subito da parte la domanda più inutile: con la Nikon D850 si possono ancora fare fotografie magnifiche? Certamente. Si possono fare fotografie magnifiche anche con una Nikon D700, una F100 o una FA. Se il metro di giudizio fosse soltanto la possibilità di produrre una bella immagine, nessuna grande fotocamera diventerebbe mai vecchia.

Ma qui la fotografia che ciascuno pratica non c'entra. Non stiamo decidendo se per un paesaggio su treppiedi, un ritratto, una cerimonia o un airone serva davvero una Z8. Stiamo confrontando due tecnologie nel 2026, indipendentemente dall'uso che se ne vuole fare.

Da una parte c'è la D850, probabilmente la migliore reflex universale mai costruita da Nikon. Dall'altra c'è la Z8, che ne riprende l'ambizione, la risoluzione e il ruolo, ma elimina alla radice quasi tutti i compromessi imposti dall'architettura reflex.

Non perché abbia un sensore magico. Perché intorno al sensore è cambiato tutto.

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La trappola dei 45,7 megapixel

D850 e Z8 dichiarano entrambe 45,7 megapixel, partono entrambe da ISO 64 e producono file capaci di soddisfare qualunque impiego fotografico ragionevole. È quindi facile sovrapporle, confrontare due fotografie statiche a basso ISO e concludere che la differenza sia piccola.

È vero soltanto se riduciamo una fotocamera al file già registrato.

Il sensore della D850 è un eccellente CMOS retroilluminato. Quello della Z8 è un CMOS stacked, progettato non soltanto per raccogliere luce ma per leggerla con una velocità immensamente superiore. La differenza fondamentale non sta nel numero dei pixel e nemmeno, necessariamente, nella qualità assoluta del singolo fotogramma. Sta nel tempo.

Quanto rapidamente il sensore può leggere la scena. Quante volte al secondo può alimentare il mirino. Quanto velocemente può aggiornare l'autofocus. Quanti fotogrammi può registrare senza interrompere la visione. Quanto può ridurre le deformazioni dell'otturatore elettronico. Quanto lavoro può essere svolto fra ciò che accade davanti all'obiettivo e la pressione del nostro indice.

La D850 misura la luce, mette a fuoco, solleva lo specchio, apre l'otturatore e infine permette al sensore di vedere. Nella Z8 il sensore sta già vedendo tutto, sempre.

Questa è la rivoluzione.

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L’intelligenza artificiale aiuta. L’esperienza decide.

Questo articolo è stato sviluppato anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, utile per verificare i dati, ordinare gli argomenti e non lasciare zone scoperte. Ma la D850 che vedete nella fotografia era la mia, e dietro al suo mirino ci sono io.

L’ho usata realmente, anche con obiettivi da ritratto come il Sigma 85/1.4 Art, a tutta apertura e alle distanze alle quali pochi millimetri decidono se una fotografia sia riuscita oppure no. Non sto interpretando una scheda tecnica né ripetendo opinioni raccolte sul web.

L’intelligenza artificiale può aiutare a scrivere. Non può sostituire l’esperienza. Le conclusioni di questo articolo vengono da lì.

D850: il capolavoro conclusivo della reflex

La D850 è il punto più alto raggiunto da una macchina nata dall'accumulo di tecnologie differenti. Il mirino ottico, il pentaprisma, lo specchio principale, il secondo specchio, il modulo autofocus collocato sul fondo della camera, il sensore esposimetrico, l'otturatore meccanico e infine il sensore d'immagine collaborano fra loro con precisione prodigiosa.

Ma restano organi diversi, collocati in punti diversi e chiamati a concordare fra loro.

Quando guardiamo nel mirino, il sensore non vede nulla. Quando il modulo autofocus misura il fuoco, non lo sta misurando sul piano sul quale verrà registrata la fotografia. Quando premiamo il pulsante di scatto, lo specchio deve sollevarsi, il mirino si oscura e l'autofocus perde temporaneamente la scena. Poi l'otturatore deve aprirsi e chiudersi. Infine tutto deve tornare al proprio posto per cominciare un nuovo ciclo.

Nel 2017 era una meraviglia di ingegneria. Nel 2026 resta una meraviglia di ingegneria. Ma è diventata evidente la quantità di ingegneria necessaria per aggirare un problema che la mirrorless ha semplicemente eliminato: lo specchio.

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Z8: il sensore diventa il centro della fotocamera

Nella Z8 il sensore non è più l'ultimo destinatario della catena. È il centro della macchina.

Forma l'immagine, misura l'esposizione, alimenta il mirino, riconosce il soggetto, determina il fuoco, segue il movimento, stabilizza l'inquadratura, registra la fotografia e produce il video. Mirino, esposimetro e autofocus non devono più tentare di prevedere che cosa riceverà il sensore: lavorano a partire dallo stesso segnale che produrrà l'immagine.

Non significa che la Z8 non possa sbagliare. Può scegliere il soggetto sbagliato, perdere un occhio, essere ingannata da un contrasto, mostrare banding sotto certe luci artificiali o richiedere al fotografo una configurazione più intelligente. Ma i suoi errori non nascono più dal disaccordo geometrico fra un modulo autofocus separato e il piano d'immagine.

La differenza non è quantitativa. È architetturale.

Il mirino: vedere il mondo o vedere la fotografia

Il mirino ottico della D850 è magnifico. È ampio, luminoso, naturale, non consuma energia e non introduce ritardo elettronico. Ci mostra direttamente la scena attraverso l'obiettivo.

Ma ci mostra la scena, non la fotografia.

Non può anticipare l'esposizione, il bilanciamento del bianco, il Picture Control, il bianco e nero, il contrasto o l'aspetto finale dell'immagine. Non può ingrandire un'iride. Non può sovrapporre al soggetto una lettura intelligente ricavata dal sensore. E quando la macchina scatta, si oscura: è la conseguenza inevitabile del fatto che lo specchio deve liberare il passaggio verso il sensore.

Il mirino elettronico della Z8 è l'uscita permanente del sistema di immagine. Offre copertura del 100%, ingrandimento 0,8x e aggiornamento fino a 120 fotogrammi al secondo. Non possiede uno “zero lag” metafisico: ogni circuito elettronico richiede un tempo di elaborazione. Ma il sistema Real-Live Viewfinder mantiene un flusso continuo, senza fotogrammi saltati e senza oscuramento durante la raffica.

Questo cambia il rapporto con l'azione. Non vediamo più una sequenza interrotta dal movimento dello specchio, ma continuiamo a seguire il soggetto mentre la macchina registra. E soprattutto vediamo l'interpretazione che il sensore sta dando della scena prima di scattare.

Con una D850 si fotografa guardando il mondo. Con una Z8 si fotografa guardando il mondo già diventato fotografia.

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Autofocus: 153 punti contro un intero piano d'immagine

I 153 punti della D850 furono un risultato straordinario. Novantanove sono a croce, 55 selezionabili direttamente, e il Multi-CAM 20K resta uno dei migliori moduli autofocus mai installati su una reflex.

Ma quei punti sono concentrati nella parte centrale del fotogramma e, soprattutto, non sono sul sensore. Il modulo riceve una porzione della luce deviata dallo specchio secondario e calcola dove dovrebbe trovarsi il fuoco. La regolazione fine può correggere uno scostamento sistematico, ma non può trasformare due percorsi ottici distinti in uno solo. Nel Live View la D850 finalmente mette a fuoco sul sensore, ma lo fa con il lento autofocus a contrasto della propria generazione.

La Z8 utilizza 493 punti con rilevazione di fase e contrasto sul sensore, distribuiti su una porzione vastissima dell'inquadratura. Il punto di messa a fuoco può seguire il soggetto quasi fino ai margini senza costringerci a ricomporre. Soprattutto, la macchina non deve limitarsi a cercare una variazione di contrasto: riconosce persone, occhi, animali, uccelli, automobili, motociclette, biciclette, treni e aerei, e integra questa informazione nel 3D Tracking.

La D850 mette a fuoco nel punto che le indichiamo. La Z8 può comprendere che cosa stiamo tentando di tenere a fuoco.

Non è infallibilità. È un livello d'informazione che nella reflex semplicemente non esiste.

Il tempo non si interrompe più

La D850 scatta a 7 fotogrammi al secondo, oppure a 9 con battery grip, batteria e accessori adeguati. A ogni fotogramma deve completare un ciclo meccanico e durante ogni ciclo il mirino subisce un oscuramento.

La Z8 arriva a 20 fotogrammi al secondo in RAW e può spingersi a 30, 60 o 120 fotogrammi al secondo nei formati e nelle risoluzioni previste dalla modalità High-Speed Frame Capture+. Può persino cominciare a conservare immagini prima che il pulsante sia stato premuto fino in fondo con il Pre-Release Capture.

Il numero più grande, però, è la parte meno interessante. La vera differenza è che durante la raffica continuiamo a vedere. Il sensore stacked legge, il processore EXPEED 7 elabora e il mirino resta alimentato mentre i fotogrammi vengono registrati.

La reflex divide il tempo in istanti. La Z8 mantiene la continuità dell'azione.

Nessuno specchio. Nessun otturatore meccanico

La Z8 non possiede un otturatore meccanico sul piano focale. Espone elettronicamente fino a 1/32.000 di secondo. Non ci sono tendine da accelerare e frenare, non esiste usura dell'otturatore legata al numero degli scatti e, durante l'esposizione, non c'è il colpo dello specchio né la sua vibrazione.

Questo non significa assenza assoluta di parti mobili: il diaframma dell'obiettivo continua a lavorare, il sensore si muove per la stabilizzazione e davanti ad esso esiste uno schermo protettivo che si abbassa a macchina spenta. Ma sono scomparsi i due grandi eventi meccanici che hanno accompagnato ogni fotografia reflex: il ribaltamento dello specchio e la corsa delle tendine.

La D850 dispone dell'otturatore elettronico a prima tendina in modalità specifiche e può fotografare silenziosamente in Live View. Ma sono soluzioni aggiunte intorno alla struttura reflex, non il suo normale modo di funzionare attraverso il mirino.

L'otturatore elettronico non è privo di limiti. Alcune luci LED possono produrre bande e un soggetto rapidissimo può ancora mettere in evidenza il rolling shutter. La lettura veloce del sensore stacked riduce drasticamente questi fenomeni e rende possibile ciò che su gran parte delle altre fotocamere resta una modalità accessoria: usare sempre l'elettronico, anche nel lavoro professionale.

Lo stabilizzatore che appartiene alla fotocamera

La D850 dipende dall'eventuale VR dell'obiettivo. Se l'obiettivo non è stabilizzato, non lo è nemmeno l'immagine.

La Z8 muove il sensore su cinque assi. Questo significa stabilizzazione con gli obiettivi Z compatibili e anche con moltissime ottiche prive di VR, comprese quelle adattate. Non serve soltanto a scattare con tempi più lenti. Stabilizza ciò che vediamo nel mirino, rende più fermo il punto autofocus, aiuta nell'inquadratura con i teleobiettivi, nella macro, nel video e in tutte le situazioni nelle quali 45,7 megapixel rendono visibile ogni minima vibrazione.

La stabilizzazione non sostituisce il tempo necessario a congelare il soggetto. Ma rimuove un'altra dipendenza strutturale: sulla Z8 la possibilità di compensare il movimento della fotocamera non deve essere ricomprata dentro ogni singolo obiettivo.

La fotografia nasce nel mirino, compreso il suo aspetto

Sulla D850 un Picture Control viene applicato al JPEG e registrato come istruzione nel NEF, ma guardando nel mirino ottico non possiamo vederlo. Fotografando in Monochrome continuiamo a osservare il mondo a colori. L'anteprima appartiene al momento successivo allo scatto.

Sulla Z8 il Picture Control entra nel flusso Live View. Il bianco e nero è già bianco e nero nel mirino. Il contrasto, la resa cromatica e l'atmosfera scelta sono visibili mentre componiamo. Con il firmware 3.0 sono arrivati anche i Flexible Color Picture Control creati in NX Studio, con Color Blender e Color Grading, importabili nella fotocamera e mostrati in tempo reale.

Non è un giocattolo per chi non vuole sviluppare i RAW. È l'esatto contrario: consente al fotografo di prendere decisioni espressive prima dello scatto, invece di rimandarle tutte al computer.

La fotografia continua a nascere nel mirino. Soltanto che adesso nel mirino può nascere già con la voce che abbiamo scelto per lei.

Il sensore non sta più fermo ad aspettare la luce

Lo stabilizzatore della Z8 non serve soltanto a compensare il movimento. Può spostare fisicamente il sensore di frazioni controllate di pixel e registrare una sequenza destinata a essere composta da NX Studio. Il Pixel Shift, aggiunto via firmware, permette di arrivare fino a circa 180 megapixel, migliorando in condizioni adatte risoluzione, riproduzione cromatica e contenimento di moiré e rumore.

Richiede un soggetto immobile, un supporto stabile e un'elaborazione successiva. Non sostituisce il singolo scatto e non trasforma la Z8 in una medio formato. Ma dimostra un altro cambio di paradigma: il sensore non è più una lastra passiva. Diventa un componente mobile e programmabile del processo di acquisizione.

La D850 dispone del focus shift e può automatizzare una sequenza per il focus stacking, funzione tuttora preziosa. La Z8 conserva quella possibilità e vi aggiunge lo spostamento del sensore, il bracketing evoluto, l'Auto Capture e un insieme crescente di operazioni nelle quali l'immagine finale nasce dalla collaborazione fra ottica, meccanica di precisione e software.

Dall'attimo al video: non più due macchine separate

La D850 registra video 4K UHD fino a 30p. Per il 2017 era una dotazione importante, ma il suo autofocus Live View a contrasto e il limite di registrazione di 29 minuti e 59 secondi ricordano che il video fu innestato su una reflex progettata soprattutto per fotografare.

La Z8 registra internamente N-RAW a 12 bit fino a 8,3K/60p, ProRes RAW, ProRes 422 HQ e 4K fino a 120p. Dispone di waveform, N-Log, HLG, timecode, ingresso e uscita audio, HDMI a pieno formato e tempi di registrazione enormemente più lunghi nelle condizioni previste.

Si può non girare nemmeno un secondo di video in tutta la vita. Resta però la prova più evidente della potenza di lettura, elaborazione e dissipazione sulla quale poggiano anche il mirino, l'autofocus e la raffica fotografica.

Il reparto video della Z8 non è un accessorio. È uno dei prodotti della stessa architettura che rende migliore la sua esperienza fotografica.

Innesto F e innesto Z: eredità contro libertà progettuale

La D850 ha alle spalle uno dei più vasti corredi della storia della fotografia. Utilizza direttamente obiettivi AI, AI-S, AF-D, AF-S ed E con differenti livelli di compatibilità e mantiene l'autofocus anche con le ottiche AF e AF-D azionate dal motore interno del corpo. Per chi possiede quelle ottiche, questo è un vantaggio reale che la Z8 non replica: tramite FTZ può utilizzare moltissimi Nikkor F, ma gli AF-D restano senza autofocus.

La baionetta Z, però, nasce senza lo specchio e senza la distanza che esso imponeva fra ottica e sensore. Ha consentito a Nikon di progettare obiettivi che sul sistema F sarebbero stati difficili, enormi o semplicemente impossibili, e di controllarne elettronicamente con maggiore precisione fuoco, diaframma, stabilizzazione e correzioni.

Provate a montarli sulla D850

Provate a montare sulla D850 un Nikkor Z 135/1.8 S Plena. Oppure un 50/1.2 autofocus. O ancora un 800/6.3 PF che pesa poco più di due chilogrammi.

Non potete. Non oggi, non domani e nemmeno con un adattatore.

La Z8, tramite FTZ, può utilizzare gran parte della sterminata eredità Nikkor F. La D850 non potrà mai utilizzare un obiettivo Z. È una strada percorribile in una sola direzione.

La fotocamera è soltanto metà del sistema. E i Nikkor Z fanno la differenza.

Non tutti i Nikkor Z sono automaticamente superiori a ogni Nikkor F. Ma la generazione S ha mostrato una costanza di rendimento, una nitidezza già a tutta apertura, un controllo delle aberrazioni e una uniformità sul fotogramma che ridefiniscono ciò che possiamo chiedere a un sistema ad alta risoluzione. E la Z8 può continuare a utilizzare gran parte dell'eredità F, mentre la D850 non potrà mai montare un obiettivo Z.

L'eredità della D850 guarda in una sola direzione. Quella della Z8 guarda indietro e avanti.

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Una macchina finita e una macchina che cresce

La D850 acquistata oggi è sostanzialmente la stessa macchina concepita nel 2017. È completa, matura, stabile. Non le manca nulla rispetto al proprio progetto, ma il suo progetto è concluso.

La Z8 del 2026 non è più quella presentata nel 2023. Gli aggiornamenti firmware hanno aggiunto, fra l'altro, riconoscimento specifico degli uccelli, Auto Capture, Pixel Shift, Rich Tone Portrait, Flexible Color Picture Control e un limitatore della distanza di messa a fuoco interno alla fotocamera. Non si tratta soltanto di correggere errori: sono funzioni che al momento dell'acquisto non esistevano.

Questa è una delle differenze meno fotografate e più importanti. Una reflex poteva essere raffinata dal firmware. Una mirrorless ad alte prestazioni può essere ampliata dal firmware perché mirino, autofocus, otturatore e trattamento dell'immagine sono già funzioni dello stesso sistema elettronico.

La D850 è un prodotto terminato nel senso migliore del termine. La Z8 è una piattaforma.

Il confronto, senza nostalgia

Tecnologia

Nikon D850

Nikon Z8

Sensore

45,7 MP BSI CMOS

45,7 MP stacked CMOS ad alta velocità

Processore

EXPEED 5

EXPEED 7

Mirino

Ottico 0,75x, oscuramento allo scatto

Elettronico 0,8x, fino a 120 fps, senza blackout

Autofocus

Modulo separato, 153 punti, 55 selezionabili

Sul sensore, 493 punti, 3D Tracking e riconoscimento soggetti

Copertura AF

Concentrata nella zona centrale

Estesa a quasi tutto il fotogramma

Raffica RAW

7 fps; 9 fps con accessori

Fino a 20 fps

Pre-scatto

No

Pre-Release Capture nelle modalità previste

Otturatore

Meccanico; elettronico in Live View

Soltanto elettronico, fino a 1/32.000 s

Stabilizzazione

Dipende dall'obiettivo

IBIS sul sensore a 5 assi

Aspetto nel mirino

La scena resta ottica

Esposizione e Picture Control visibili in tempo reale

Pixel Shift

No

Fino a circa 180 MP, con fusione software

Video

4K/30p, AF a contrasto

8,3K N-RAW/60p, 4K/120p, AF sul sensore

Evoluzione software

Progetto sostanzialmente concluso

Nuove funzioni aggiunte tramite firmware

Ottiche

Accesso diretto al sistema F, compresi gli AF-D

Sistema Z e gran parte del sistema F tramite FTZ; niente AF con AF-D

Autonomia

Eccellente

Inferiore: sensore e mirino devono restare alimentati

Unicuique suum, ma senza confondere i piani

Se qualcuno fotografa paesaggi su treppiedi a f/8, f/11 o f/16, mette a fuoco con calma e torna a casa con immagini perfette, può non avvertire nessuna di queste differenze. È giusto che sia così. La profondità di campo, il soggetto immobile e il metodo di lavoro possono rendere irrilevanti autofocus, blackout, stabilizzazione e riconoscimento dei soggetti.

Allo stesso modo, chi possiede una collezione di AF-D, vuole milleottocento scatti con una batteria o semplicemente ama il mirino ottico può preferire razionalmente la D850.

Ma la sufficienza non è equivalenza tecnologica. Il fatto che una macchina continui a soddisfare un determinato fotografo non significa che appartenga ancora alla stessa generazione dell'altra.

Unicuique suum tutela la libertà di scegliere. Non modifica la storia dell'ingegneria.

Ciò che la D850 conserva

La Z8 non cancella il piacere del mirino ottico, l'autonomia straordinaria, il rapporto diretto con gli obiettivi F o quella sensazione di solidità meccanica che la D850 restituisce a ogni scatto. Non rende peggiori le fotografie già fatte e non impedisce di farne altre per molti anni.

E sul piano della qualità statica del singolo file, soprattutto a ISO 64 e con soggetti controllati, non c'è alcun abisso che giustifichi favole sul sensore magico dell'una o dell'altra. Se isoliamo il risultato dalle circostanze che lo hanno prodotto, la D850 può ancora stare accanto alla Z8 senza complessi.

Ma una fotocamera non è soltanto il file che riesce a produrre quando tutto è fermo, ben illuminato e perfettamente predisposto. È anche ciò che ci permette di vedere, prevedere, seguire, stabilizzare, controllare e decidere prima che quel file esista.

Ed è qui che la distanza diventa definitiva.

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La storia non è una discarica

Consegnare la D850 alla storia non significa rottamarla. Significa assegnarle finalmente il posto che merita.

La Nikon FA non è diventata mediocre quando arrivò l'autofocus. La F100 non è diventata inutile quando il digitale prese il sopravvento. La D700 non ha smesso di essere una macchina leggendaria quando aumentarono risoluzione, gamma dinamica e prestazioni. Ognuna resta una pietra miliare perché racconta fin dove Nikon era riuscita ad arrivare con la tecnologia del proprio tempo.

La D850 occupa lo stesso posto. È la reflex universale portata alla sua forma più alta: risoluta, affidabile, veloce, ergonomicamente compiuta. Proprio per questo non ha bisogno di essere travestita da alternativa tecnologicamente equivalente alla Z8.

La Z8 non è una D850 senza specchio. È una macchina nella quale il sensore vede prima, durante e dopo lo scatto; il mirino non si oscura; l'autofocus lavora sull'immagine; gli obiettivi possono essere stabilizzati dal corpo; l'aspetto della fotografia è visibile prima di registrarla; l'otturatore non deve muoversi; nuove funzioni possono comparire anni dopo l'acquisto.

La D850 rappresenta il punto finale di una linea evolutiva gloriosa.

La Z8 non la umilia. La supera facendo un altro mestiere.

Ed è precisamente così che una grande fotocamera entra nella storia.


Riferimenti tecnici essenziali

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Recommended Comments

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Sì è capito che della questione “la 850 fa delle foto che le Z se le scordano” ne avevi piene le borse. Bravo!

Una ragione in più, per chi usa Nikon, di consultare Nikonland e non la pattumiera dei mille forum di questo web impazzito.

  • Administrator

Pensa che ci sono tali, su YT, che scrivono le stesse cose per la D700, o cambiando marchio, per qualsiasi altra "mitica" reflex oramai ammuffita.
La D850 non è ammuffita ma in confronto ad una Nikon Z usata dove può fare la differenza, a me sembra una Topolino Amaranto, quella del '46.

Dario Fava

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

A me la 850 è piaciuta tanto, ci ho fatto tante belle cose in studio e fuori.
Il più grosso limite è che non ci vedeva un cactus... in condizione di luce scarsa e basso contrasto era difficilissimo mettere a fuoco.

Poi lo specchio era un po' vibrante, un pelo troppo...

Sensore a 64 iso strepitoso ma io per comodità uso anche le Z a 100 iso di base o 500, però se con la 850 non mi piaceva spingermi oltre i 1600, con le zeta non mi faccio problemi neanche a 6400....
Sulle alte densità di pixel secondo me sommando tutti i parametri le zeta giocano un'altra partita proprio.

Hai luogo ad avere una gamma dinamica più ampia (peraltro neanche troppo) se poi non riesci a mettere a fuoco.

  • Administrator

Grazie Dario, è il senso dell'articolo e in fondo la spiegazione del perché - pur rispettando chi ancora la usa - la Nikon D850 possa essere oramai consegnata alla Storia, come la Nikon F, la Nikon FA, la Nikon F100, la Nikon D700 che l'hanno preceduta in quel ruolo.

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