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Ecco i tre ultimi obiettivi Viltrox AF EVO full frame :


Modello
Apertura
Peso (circa)
Diametro x Lunghezza
Filtro
Dist. min. fuoco
Elementi/Gruppi
Data di presentazione/lancio
Prezzo ufficiale indicativo (Italia, luglio 2026)
Viltrox AF 35mm f/1.8 II EVO
f/1.8 - f/16
330 g
69 x 76 mm
58 mm
~30-35 cm
APO design (dettagli vari)
Aprile 2026
~429-459 €
Viltrox AF 55mm f/1.8 EVO
f/1.8 - f/16
340-370 g
69 x 76 mm
58 mm
~45-50 cm
13/9 (APO)
Aprile 2026
~370-429 €
Viltrox AF 85mm f/2.0 EVO
f/2.0 - f/16
~340 g
69 x 76 mm
55/58 mm
~74 cm
-
Fine 2025 (autunno)
~275-320 €
Note principali:
Caratteristiche comuni EVO: Costruzione compatta e leggera (tutti ~69mm di diametro), autofocus rapido e silenzioso, anello diaframma cliccabile/de-cliccabile, buona qualità costruttiva, design APO su 35mm e 55mm per ridurre aberrazioni cromatiche.
Prezzi: Sono prezzi di listino/rivenditori italiani/europei (Amazon.it). Spesso in offerta sotto i 400€. I prezzi reali variano con promozioni.

Confronto con i possibili pari-classe Nikkor Z :
Tabella di Confronto
Caratteristica
Viltrox 35mm f/1.8 EVO
Nikkor Z 35mm f/1.8 S
Viltrox 55mm f/1.8 EVO
Nikkor Z 50mm f/1.8 S
Viltrox 85mm f/2 EVO
Nikkor Z 85mm f/1.8 S
Apertura
f/1.8
f/1.8
f/1.8
f/1.8
f/2.0
f/1.8
Peso
330 g
370 g
~350 g
415 g
~340 g
470 g
Dimensioni (Ø x L)
69 x 76 mm
76 x 86 mm
69 x 76 mm
76 x 87 mm
69 x 76 mm
75 x 99 mm
Prezzo indicativo (2026)
429-459 €
850-950 €
370-429 €
550-650 €
275-320 €
750-850 €
Data lancio
Aprile 2026
2018
Aprile 2026
2018
Fine 2025
2019
Design ottico
APO (bassa CA)
Nano Crystal + ED
APO
Nano Crystal + ED
Standard
Nano Crystal + ED
Autofocus
Molto buono
Eccellente
Molto buono
Eccellente
Molto Buono
Eccellente
Costruzione
Compatta
Premium weather-sealed
Compatta
Premium weather-sealed
Compatta
Premium weather-sealed
Anello diaframma

No

No

No
Resa ottica (centro/bordi)
Ottima
Buona
Molto buona
Eccellente
Molto Buona
Eccellente
Bokeh
Gradevole
Molto bello
Gradevole
Gradevole
Molto Bello
Eccellente
Min. fuoco / Ingrandimento
~0.3 m
0.25 m
~0.45 m
0.4 m
0.74 m
0.8 m
Riassunto del Confronto
Vantaggi Viltrox EVO:
Prezzo estremamente competitivo (spesso metà o meno del Nikon).
Molto più compatti e leggeri → ideali per viaggi, gimbal o uso tutto il giorno.
Design APO su 35mm e 55mm → riduce fortemente le aberrazioni cromatiche.
Anello diaframma su tutti e tre.
Rapporto qualità/prezzo eccezionale.
Vantaggi Nikkor Z:
Costruzione e tropicalizzazione superiori (più resistenti a polvere/umidità).
Autofocus generalmente più veloce e silenzioso (soprattutto su corpi Z9/Z8).
Qualità ottica ai bordi e uniformità leggermente migliore.
Valore di rivendita più alto.
Verdetto rapido per Nikon Z
35mm: Il Viltrox EVO è un’alternativa molto valida se vuoi risparmiare e avere un obiettivo più piccolo.
55mm: Il Viltrox 55/1.8 EVO è uno dei migliori acquisti del 2026 — offre prestazioni superiori alla Zeiss 1.8/55 ad un prezzo molto inferiore.
85mm: Il Viltrox f/2 è ottimo per chi cerca leggerezza e basso costo. Il Nikon 85/1.8 S è più luminoso e performante, ma molto più grande e caro.

La tabella riassuntiva ci voleva perché con tutti questi Viltrox ci si perde (ricordo che sono usciti degli EVO aps-c e sta per essere annunciato anche un 26/2.8 a "frittella").
Ho comprato questi tre Viltrox EVO non per qualche strana ragione di vicinanza ai cinesi ma perché credo siano più pensati per un uso tradizionale fotografico, con le Nikon Zf o con la Nikon Zr. I tre Nikkor Z presentati in tabella li ho avuti, dei tre ho gradito decisamente meno il 35/1.8 S ma li ho subito scartati perché li trovo troppo perfettini, troppo lunghi, troppo costosi, troppo asettici. E privi dell'anello di regolazione del diaframma.
Infine, 55mm per me non è 50. La focale 50 mi sta sempre più ... larga, per me è un grandangolare moderato.
Amo 55-56-58-65-75 molto di più.
Ma per 55/1.8 e 85/2 vi rimando alle recenti prove pubblicate in questa stessa sezione del sito.
Qui ci vogliamo concentrare sul 35/1.8 EVO, lanciato in contemporanea con il 55/1.8 e di cui condivide l'evoluzione in senso apocromatico.
Ho dimostrato che il 55/1.8 sostanzialmente on ha aberrazione cromatica assiale o laterale, tranne in un riscontro di laboratorio avulso dalla fotografia.
Ho già l'impressione che sia così anche per il 35/1.8.
Che condivide anche l'impostazione generale il paraluce del fratello di focale più lunga.

se c'è una differenza è nelle scatole. Inutilmente più grossa quella del 55/1.8 e che dentro non rivela sorprese.

ecco qui i due fratellini.

praticamente indistinguibili se non si legge l'iscrizione frontale con la focale.
L'indicazione II sul modello lo identifica come seconda versione evoluta di un precedente obiettivo di prima generazione, uscito di produzione.

i cinesi non si vergogna di scrivere i dati del prodotto sull'anello frontale. Anzi, esagerano scrivendo letteralmente "la qualsiasi" !

pur essendo di plastica (il metallo in casa Viltrox è riservato alle serie PRO e LAB) sono ben costruiti, solidi sebbene compatti.

se devo lamentare una cosa è sul tappo posteriore - orribile ! - sia per la costruzione che per la scarsa tenuta in sede, che dei paraluce, un pò approssimativi e che spesso si fa fatica ad innestare.

qui ovviamente l'ho montato sulla Zf Silver Edition che si spartirà con la sorella Black Edition il piacere di usare questi obiettivi, almeno quando la loro cuginetta Zr li lascerà liberi.

esteticamente la combinazione mi pare più aggraziata di quella con i pariclasse Nikkor Z, piuttosto bruttini alla vista ed anonimi in generale.






qui ripresi in tutti i dettagli.
Il test proseguirà nei prossimi giorni/settimane, con fotografie ed impressioni di prima mano.
Per il momento i commenti sono chiusi.
Valerio me l'ha ripetuto fino alla noia di quanto siano fantastici questi obiettivi fissi di Sigma della serie Contemporary - non so però se ne abbia mai, non dico provato, ma tenuto in mano uno - che ne ho comprato un esemplare. Io non temo il rischio e non mi sono fatto pregare.
Arriva da Vienna, é Sigma Austria - sorry distributore italiano - e l'ho pagato circa il 55% del prezzo di listino.

Ovviamente lo userò via adattatore E-Z, perché, si, è per Sony. Perché Nikon non autorizza Sigma a portare i suoi obiettivi su attacco Z.
Evidentemente la teme o la odia. Non lo sappiamo.
Ma noi abbiamo trovato il modo di usare questi obiettivi "quasi" nativamente su Nikon Z. E quindi possiamo permetterceli anche noi in barba alle miopi strategie del nostro fornitore principe.
Modello
Apertura
Peso (circa)
Diametro Filtro
Distanza min. fuoco
Data di lancio (originale)
Prezzo ufficiale/attuale Italia (indicativo, luglio 2026)
20mm F2 DG DN
f/2 - f/22
370 g
62 mm
22 cm
Marzo 2022
~550-650 €
24mm F3.5 DG DN
f/3.5 - f/22
225 g
55 mm
10 cm
Febbraio 2021
~480-550 €
24mm F2 DG DN
f/2 - f/22
~360-370 g
62 mm
~25 cm
Settembre 2021
~580-680 €
35mm F2 DG DN
f/2 - f/22
325 g
58 mm
27 cm
Dicembre 2020
~550-650 €
45mm F2.8 DG DN
f/2.8 - f/22
215 g
55 mm
24 cm
Luglio 2019
~500-600 €
50mm F2 DG DN
f/2 - f/22
~350 g
58 mm
~45 cm
Aprile 2023
~550-650 €
65mm F2 DG DN
f/2 - f/22
405 g
62 mm
55 cm
Dicembre 2020
~650-750 €
90mm F2.8 DG DN
f/2.8 - f/22
295 g
55 mm
50 cm
Settembre 2021
~550-650 €
questa è la tabella complessiva di questi obiettivi, che hanno caratteristiche premium pur essendo abbastanza compatti.
Sono tutti in metallo, dall'attacco al paraluce. Il mio 65mm ha anche un tappo magnetico in metallo che può sostituire quello classico in plastica.
L'anello di controllo del diaframma è di livello Leica, ben fatto e molto reattivo. Perfetto nel suo funzionamento con passaggio del valore realtime alla Nikon Z.
Le recensioni in generale parlano di ottima nitidezza, sfuocato molto interessante, prestazioni ottiche di livello ma generalmente - non ho prove dirette - di distorsione complicata indotta da eventuali compromessi di tipo geometrico.
Complicata perché spesso si presenta con baffi non facilmente correggibili.
Io però in questo caso ho scelto la focale 65mm, che ne dovrebbe essere in parte poco influenzata, anche perché so che l'adattatore non passa i parametri di correzioni della distorsione alla macchina che quindi anche a mirino li mostra inesorabilmente. E' l'esperienza che abbiamo avuto con il Sigma 28-150/2.8 e con il Sony 12-24/2.8, tutti restituiti al mittente perché distorti oltre quanto è accettabile al giorno d'oggi, salvo interventi mirati impegnativi per chi scatta tanto.
Una cosa che salta all'occhio è però la data di presentazione di questi obiettivi.
Sono usciti tra il 2020 e il 2022. E poi più niente.
Non so se abbiamo esaurito le focali, se si siano impegnati a fare altre linee o se il successo di vendita non sia stato tale da giustificare l'investimento in altri esemplari.
Di fatto mi pare che siano stati pensati più per la Sigma BF con attacco L (sono disponibili anche in argento) più che per le super-performanti e moderniste Sony.
Ma oggi con l'invasione cinese temo che questa nicchia si sia definitivamente chiusa per i giapponesi.
Come sia, io credo che sulla Nikon Zf invece sia perfetto.


Ma vediamolo meglio


la scatola è quella classica bianca di prima del recente ridisegno degli imballi e delle dotazioni.

l'interno è tutto in cartone

la dotazione intera è composta dall'obiettivo, i tre tappi (tra questi anche quello magnetico a sinistra) e il bel paraluce in metallo, piuttosto lungo per un ... teleobiettivo così moderato.





pur con questo aspetto un pò "post-industriale" mi pare che sia piuttosto bello.
Certamente molto ben costruito, ai massimi livelli di mercato per quanto ne possa dire io.

il frontale - passo filtri da 62mm per chi li usa ancora - non ha serigrafie. C'è questa ritrosia tutta giapponese a mostrare sul davanti il nome del prodotto.
Una cosa che invece i cinesi fanno con tanto orgoglio.
Qui di orgoglioso resta però il marchio Made in Japan, anche sulla scatola e sugli accessori.


il tappo magnetico alternativo al classico snap-in, che poggiato sull'obiettivo resta in posizione tranquillamente anche scuotendo la fotocamera.
Ma questo lo proverò sul campo.

MADE IN JAPAN !

l'intera dotazione.
E per finire questa puntata, le foto con lei, la mia Nikon Zf Black Edition che tornata a casa vuole mettersi bene in mostra e si sta accoppiando con tutti gli obiettivi dotati di anello del diaframma che ci sono in casa (oramai tanti : nessuno Nikon !).





Accoppiata vincente, secondo me, per estetica e costruzione oltre che per funzionalità.
Qualche cosa da cui Nikon dovrebbe imparare.
L'obiettivo mi è arrivato ieri. Per ora lo presento in forma statica anche se già l'ho potuto mettere alla prova.
Nei prossimi giorni/settimane proseguirò nel test fino a dare le mie conclusioni.
Intanto ... un abbraccio a Valerio, detto il temerario ! Sempre interessato al friend-test ma che ancora deve mostrarci le sue opinioni sul suo - oramai anziano - 400/2.8 TC !

I SHOOT IN RAW.
E' il motto che sta sulle magliette di Jared Polin. Perché lui scatta solo in RAW.
Ma anche io, scatto per lo più solo in RAW, tranne che lo sport.
Eppure non ho mai dichiarato guerra al JPG Nikon.
E in questo blog preparo gli appunti per un eventuale articolo futuro dove mi piacerebbe raccogliere anche commenti pratici da parte dei presenti online.
Quindi, siccome io scatto in RAW, me ne stropiccio delle impostazioni della fotocamera, tanto poi posso sistemare tutto con Lightroom.
Dipende.
Dipende, questo è un approccio possibile a condizione che si sappia però che si deve fare la foto in astratto, senza basarsi in alcun modo sulle evidenze che ci mostra la fotocamera.
Come se avessi di fatto una Nikon F a pellicola. Ma con una pellicola che conosciamo bene. Niente esposimetro e soprattutto niente bilanciamento del bianco (e quindi di fatto né tonalità, né controllo del colore).
Perché ?
Ma semplicemente perché se noi ce ne stropicciamo del JPG perchè tanto scattiamo in NEF, le nostre Nikon invece se ne stropicciano dei NEF, che depositano "intonsi" sulla scheda di memoria, perché elaborano in tempo reale i JPG e su quelli basano le loro valutazioni.
Le Nikon attuali - ma diciamo tutte le Nikon degli ultimi 20 anni - hanno un elaboratore di immagini molto sofisticato che "ragiona" in tempo reale sull'analisi effettiva delle immagini registrate.
Le Nikon Z e le reflex in modalità Live View, elaborano a mirino/display in tempo reale le immagini.
Ma questi non sono NEF, sono JPG. La conversione è continua, istantanea, automatica.
E si basa :
sull'esposizione, in base alla modalità impostata o alle nostre impostazioni se in manuale (no auto-ISO)
sul colore misurato (quindi sul bilanciamento del bianco) effettivamente ... sul JPG convertito dall'immagine catturata
sulla curva di rendering dell'immagine elaborata, calcolata in base al PICTURE CONTROL impostato
non se ne esce. Noi possiamo dire che abbiamo in mente la nostra immagine, ma se usiamo gli automatismi della macchina e ci fidiamo di quello che ci mostra - ANCHE IL SEMPLICE ISTOGRAMMA per le fotografie o le "Zebre" per il video - questo si basa sull'elaborato JPG prodotto da Nikon.
Che tra tutti i marchi è quello che, specie con gli ultimi Picture Control Flexible Color è andata più avanti in quella che gli americani chiamano "scienza del colore".
Noi fotografi andiamo a memoria e impariamo a conoscere e a fidarci della nostra macchina. Ma dovremmo capire come questa "ragiona".
La nostra Nikon ragiona in base alle nostre impostazioni di Esposizione, Bilanciamento del Bianco e Picture Control.

questa è la vite del Canada che copre metà casa mia. Qui ripresa con il nostro Picture Control Velvia 100

qui invece più o meno la stessa scena con il Picture Control Ritratto.
Non sto a declinare i parametri, vedete la curva tonale impostata nel primo (quella del secondo la sa solo Nikon).
Ma vi assicuro che il colore è cambiato, e usando White Balance su Auto cambia la misurazione. Come pure l'esposizione.
Sebbene io scatti in manuale e con ISO fisso 500.
Ovviamente non ci sono variazioni importanti tra le due scene, anche perché oggi il cielo è coperto e qui siamo in ombra
Ve lo dimostro ancora più esplicitamente con questi tre scatti "identici" a parte il Picture Control applicato.



questo povero fiore di zucca che non maturerà mai a causa dell'incedere della cattiva stagione, è stato ripreso in Fujifilm Superia, in Velvia 100 e in Standard Nikon.
Vedete che l'esposizione è diversa, la prima foto è chiaramente sbiadita, le tonalità differenti.
Eppure non ho cambiato esposizione né bilanciamento del bianco.
Ma avrei dovuto per compensare le differenze !
Ecco, spero di avervi incuriositi.
Le nostre Nikon si basano sul proprio motore di elaborazione immagini che tiene conto di tutte le nostre impostazioni in tempo reale e su quelle basano le loro decisioni.
Se noi impostiamo tutto secondo la nostra "perizia" prendiamo il controllo totale della situazione, se invece lasciamo fare alla macchina allora dobbiamo essere certi di avere fatto impostazioni coerenti con la foto che vogliamo fare.
Ma ragionando in JPG, non in termini di NEF che tanto sistemo tutto in Lightroom.
Altrimenti è facile che la foto verrà una schifezza o, almeno, diversa da come l'avremmo voluta.
Se poi, come è il caso di praticamente ognuno di noi, tranne di chi lavora ancora come se avesse la Nikon F, si basa sulle proprie decisioni di impostazione su quello che vede a mirino ...
allora, a maggior ragione, il JPG della mia Nikon non può essere mio nemico.

PS : aggiungo, che anche l'autofocus, non citato all'epoca in questo articolo nella sua originale stesura dell'ottobre 2025 è per forza influenzato dal JPG generato realtime dalla fotocamera.
Perché le mirrorless elaborano i dati di messa a fuoco, dall'unica cosa che possiedono, dal sensore di immagine.
E mentre il NEF è solo un deposito asettico su scheda, quello che vediamo noi è quello che vede il processore di immagine.
Ovvero sia un JPG influenzato da ogni impostazione on camera.
Non mi vengano a dire adesso gli adoratori delle reflex che era meglio quando si stava peggio.
Sarebbe un falso ideologico. Anche se tanti sul web lo professano.
In genere gente che non fotografa più, oppure fa paesaggio. O cose statiche che poi elabora fino allo sfinimento con Capture One o Affinity o altre meraviglie del genere che con Nikon ci azzeccano quanto il parmigiano sul salmone affumicato.
Quando una macchina fotografica divenne una testimonianza
Esistono fotocamere che hanno segnato un'epoca per le loro innovazioni tecniche. Altre sono entrate nella storia perché associate a immagini diventate patrimonio collettivo. Più raramente, un singolo esemplare assume un valore che trascende il suo ruolo di strumento fotografico.
La Nikon F appartenuta a Don McCullin è uno di questi casi.
Non è una Nikon F diversa dalle altre. È una normale Nikon F professionale, consumata da anni di lavoro nei luoghi più difficili del mondo. La sua unicità deriva dalla storia che porta impressa addosso e dalla persona che l'ha utilizzata, non da una particolare configurazione tecnica.
Di Don McCullin è stato scritto molto. La sua opera attraversa alcuni dei conflitti più drammatici del secondo Novecento: Cipro, Congo, Vietnam, Biafra, Cambogia, Irlanda del Nord, Libano. Tuttavia, ridurlo alla definizione di "fotografo di guerra" sarebbe limitante. Nelle sue fotografie il soggetto principale non è mai il conflitto in sé, ma l'uomo travolto dalle sue conseguenze.

Per svolgere un lavoro di questo genere serviva un'attrezzatura affidabile. Negli anni Sessanta e Settanta la Nikon F rappresentava probabilmente la risposta più convincente per chi lavorava in condizioni estreme. La robustezza del corpo, il sistema modulare, la disponibilità di ottiche professionali e la capacità di continuare a funzionare anche dopo un utilizzo intensivo la resero rapidamente uno standard nel fotogiornalismo internazionale.
McCullin non la scelse perché fosse un oggetto di prestigio. La scelse perché era uno strumento sul quale poteva contare.
L'episodio che ha reso celebre questa particolare Nikon F risale alla campagna di Cambogia. Nel corso di un'azione militare la fotocamera fu colpita da un proiettile — secondo altre ricostruzioni, da una scheggia di notevole energia — mentre McCullin la stava utilizzando. L'impatto distrusse il pentaprisma e deformò gravemente il corpo macchina, impedendo però che il colpo raggiungesse direttamente il volto del fotografo.
Sui dettagli dell'accaduto esistono racconti leggermente differenti, come spesso accade per eventi avvenuti in situazioni di combattimento. Rimane però un fatto sostanzialmente condiviso: quella Nikon F assorbì un impatto che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi per il suo proprietario.
È importante non trasformare questo episodio in una leggenda tecnologica.
La Nikon F non era uno scudo balistico, né era stata progettata per esserlo. Fu una concatenazione di circostanze eccezionale e irripetibile. Attribuire alla macchina qualità che non possedeva significherebbe tradire proprio quello spirito di concretezza che ha sempre caratterizzato Nikon e i fotografi che la sceglievano per lavorare.
L'interesse storico di quella fotocamera risiede altrove.
Osservandola oggi, con il pentaprisma schiacciato e il metallo deformato, si comprende quanto fosse rischioso il lavoro dei fotoreporter dell'epoca. Ogni ammaccatura racconta un mestiere svolto senza le protezioni, le comunicazioni e le tecnologie oggi disponibili. Molti fotografi tornarono a casa con immagini straordinarie; altri non tornarono affatto.
La Nikon F di McCullin è quindi anche un documento materiale della professione fotografica. Ricorda che, prima dell'era digitale e della trasmissione immediata delle immagini, raccontare una guerra significava essere fisicamente presenti nel luogo in cui gli eventi si stavano svolgendo, condividendo gli stessi pericoli di soldati e civili.
È significativo che McCullin abbia sempre parlato molto più delle persone fotografate che dell'attrezzatura utilizzata. Nelle sue interviste la macchina fotografica occupa uno spazio marginale. L'attenzione è rivolta ai volti, alla sofferenza, alla responsabilità morale di chi documenta eventi che molti preferirebbero non vedere.
Anche per questo quella Nikon F non dovrebbe essere ricordata soltanto come "la macchina che fermò un proiettile". Sarebbe una semplificazione.
È piuttosto una testimonianza concreta di ciò che la fotografia documentaria ha rappresentato per oltre mezzo secolo: un lavoro svolto con competenza tecnica, lucidità e, talvolta, con un livello di esposizione personale difficilmente immaginabile da chi osserva quelle immagini molti anni dopo.
In fondo, il valore storico di quella Nikon non deriva dal colpo che l'ha distrutta, ma da tutto ciò che aveva fotografato prima di quel momento.






2026-07-07 Firmware Z50II Versione 1.10
Attenzione: aggiornamento del firmware
Non aggiornare il firmware della fotocamera con obiettivi diversi dagli obiettivi NIKKOR baionetta Z-mount o adattatori baionetta diversi da FTZ II/FTZ collegati; la mancata osservanza di questa precauzione potrebbe causare il malfunzionamento della fotocamera.
Modifiche rispetto alla versione firmware "C" da 1.04 a 1.10
Nota: le modifiche elencate di seguito sotto "Fotografia di immagini fisse/Registrazione di video", "Controlli", "Display" e "Rete" sono descritte in dettaglio nel Manuale di aggiornamento firmware supplementare.
■ Fotografia di immagini fisse/Registrazione di video
• Modificati i seguenti nomi delle voci nei Picture Control:
- [Cloud Picture Control] modificato in [Imaging Recipe].
- [Aggiungi i file Cloud Picture Control] sotto [Imposta Picture Control] nei menu di ripresa foto e registrazione video è stato modificato in [Scarica le imaging recipe].
■ Controlli
• Aggiunto [Al salvataggio impostazioni utente] a [Salva posizione di messa a fuoco] nel [MENU IMPOSTAZIONI].
■ Display
• È stato aggiunto [Interruttore autom. display monitor] al [MENU IMPOSTAZIONI].
■ Rete
• Aggiunto [Wi-Fi sempre attivo] a [Connetti a smart device] > [Connessione Wi-Fi (AP mode)] nel [MENU OPZIONI DI RETE].
• Aggiunto [Timeout connessione inattiva] a [Collega a server FTP] > [Opzioni] nel [MENU OPZIONI DI RETE].
■ Altre modifiche
• Il diaframma non è più limitato durante la registrazione di video in modo S (Auto a priorità di tempi).
• Sono state modificate le specifiche per l'uscita video ininterrotta a dispositivi HDMI come monitor esterni quando la registrazione è terminata.
Mi sono accorto che non abbiamo mai preso in considerazione su Nikonland il recente Nikkor Z 24-70/2.8 S II edizione, aggiornamento del precedente 24-70/2.8 S di cui prende il posto.
Il distributore nazionale è stato così gentile da mandarmene uno in visione. L'obiettivo verrà restituito a fine recensione.
Non è un genere di obiettivo di mio gradimento, troppo impegnativo per una escursione focale così limitata e che non copre le focali che uso di più (cioé 85 e 105mm) ma ho avuto il precedente per qualche anno e devo dire che questo fa immediatamente impressione per qualità di realizzazione.
A cominciare dal marchio MADE IN JAPAN bene in vista sia sull'obiettivo che sul paraluce.


la scatola è compatta e riporta la nuova garanzia di 6 anni sui corpi macchina e sugli obiettivi che Nital Spa offre sul mercato italiano (nel resto d'Europa generalmente è di 5 anni).

il paraluce è in un vano suo

la dotazione

il fissaggio della finestrella per il controllo di un eventuale filtro polarizzatore è fissata con un pezzo di nastro


l'obiettivo è sotto ed è avvolto in foam

bello lungo ma non troppo grosso.
Ricordo l'imbarazzo nel provare il Nikkor F 24-70/2.8 VR, una specie di 70-200/2.8 sottosviluppato.
Questo è grossino ma non enorme.

qui col paraluce montato



e montato sulla Nikon Z8


selettore click ON/OFF

Made in Japan !

bello lungo !
Caratteristica
Z 24-70mm f/2.8 S
Z 24-70mm f/2.8 S II
Note
Annuncio
2019
Agosto 2025
-
Struttura ottica
17 elementi in 15 gruppi
14 elementi in 10 gruppi
II più semplice e moderno
Elementi speciali
4 Aspherical + 2 ED
3 Aspherical + 2 ED + 1 SR (Short Wavelength Refractive)
II ha elemento SR
Rivestimenti
Nano Crystal + ARNEO + Fluorine
Meso Amorphous + ARNEO + Fluorine
II ha rivestimento anti-fantasma superiore
Diaframma
9 lamelle
11 lamelle
II → bokeh più rotondo
Zoom
Estensibile (cambia lunghezza)
Interno (lunghezza fissa)
II grande vantaggio
Lunghezza
126 mm
142 mm
II più lungo ma fisso
Diametro
89 mm
84 mm
II più compatto nel diametro
Peso
805 g
675 g (-130 g)
II nettamente più leggero
Filtro
82 mm
77 mm
II più economico e comune
Distanza minima di messa a fuoco
0,38 m
0,24 m a 24mm / 0,33 m a 70mm
II migliore per close-up
Rapporto di riproduzione max
0,22x
0,32x (circa)
II migliore
Motore AF
Multi-focus (stepping motors)
Silky Swift VCM (Voice Coil Motor)
II più veloce e silenzioso
Pulsanti funzione
1 L-Fn + OLED display
2 L-Fn + pulsante funzione
II ha più controlli
Anello di controllo
Clickable
Declickable (con switch)
II più versatile per video
Resistenza agli agenti atmosferici
Buona
Migliorata (grazie a zoom interno)
II
Paraluce
HB-87
HB-117 (con finestra per filtri)
II più pratico
Prezzo di lancio (circa)
€2379
€2979

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Come tarare l’autofocus della Nikon D6 con la funzione Regolazione Automatica AF
La Nikon D6 è una delle reflex più avanzate mai prodotte da Nikon, soprattutto per quanto riguarda il sistema autofocus.
Tra le sue funzioni utili c’è la taratura automatica dell’AF (Regolazione Fine AF), che permette di calibrare con precisione ogni obiettivo in modo rapido e oggettivo.
In questa guida vediamo passo per passo come usare questa funzione nel modo corretto.
Perché tarare l’autofocus?
Anche se la D6 ha un AF eccezionale, piccole tolleranze di produzione tra corpo macchina e obiettivo possono causare un leggero front-focus o back-focus.
La taratura permette di correggere questi scostamenti e ottenere la massima nitidezza possibile, specialmente lavorando a diaframmi aperti o con teleobiettivi.

Requisiti prima di iniziare
Batteria carica (almeno 50-60%)
Buona illuminazione costante (meglio luce naturale o lampade daylight)
Target di taratura: consigliato un chart dedicato (tipo SpyderLensCal, o un foglio stampato con linee a 45°). Evitate superfici piane senza profondità.
Obiettivo senza stabilizzatore attivo (VR/Optical Stabilization spento)
Diaframma completamente aperto

Guida passo-passo: Auto AF Fine-Tune sulla Nikon D6
Montate l’obiettivo da tarare sulla D6.
Andate nel menù di Setup
→ Opzioni messa a fuoco fine
Attivate la funzione
Impostate Regolazione Fine AF su On.
Passate in Live View
Ruotate il selettore Live View su Foto (C).
Inquadrate il target
Posizionate il target a una distanza reale di utilizzo dell’obiettivo (es. 3-5 metri per uno 50mm, 10-15 metri per un 70-200mm).
Il target deve essere perfettamente perpendicolare al sensore.
Mettete il punto AF centrale esattamente sul punto di riferimento del target.
Mettete a fuoco in AF-S
Premete a metà scatto o usate il pulsante AF-ON per mettere a fuoco (deve essere nitido in Live View).
Avviate la taratura automatica
Premete contemporaneamente per circa 2 secondi:
Pulsante AF-mode (sul lato frontale inferiore sinistro)
Pulsante Registra Video (vicino al pulsante di scatto)
Sul display apparirà un messaggio di conferma. Selezionate Yes (Sì) per salvare il valore calcolato automaticamente.
Verificate il risultato
Uscite dal Live View e fate qualche scatto attraverso il mirino.
Controllate la nitidezza sul display ingrandito.
Se necessario, ripetete la procedura.



Come salvare e gestire le tarature
La D6 permette di salvare fino a 30 valori diversi per obiettivo.
Potete accedere a:
Regolazione Fine AF e salva obiettivo → per salvare manualmente o modificare il valore.
Elenco valori salvati → per vedere tutti gli obiettivi tarati.
Per gli zoom è consigliabile tarare a più focali (grandangolo, medio, tele) e scegliere un valore medio o salvare più voci.



i primi valori rilevati sono sballati, meglio riprovare fino a che non ci sono valori compatibili e poi verificare la validità del risultato.



Consigli pratici per ottenere i migliori risultati
Fate la taratura a temperatura di esercizio (dopo 10-15 minuti di utilizzo).
Usate sempre lo stesso target e le stesse condizioni di luce.
Per i teleobiettivi pesanti, montate la macchina su treppiede.
Se usate spesso estensori (teleconverter), tarate sia senza che con il moltiplicatore montato.
La funzione Regolazione AF Automatica è molto affidabile, ma alcuni fotografi la usano come base e poi affinano manualmente di ±1 o ±2.
Domande frequenti
Funziona con tutti gli obiettivi?
Sì, con praticamente tutti gli obiettivi AF Nikon (anche di terze parti, anche se con qualche limitazione).
Devo rifare la taratura ogni volta?
No. Una volta salvato, il valore viene applicato automaticamente quando montate quell’obiettivo.
È meglio della taratura manuale?
Nella maggior parte dei casi sì, perché usa il sensore Live View come riferimento molto preciso.



La funzione Auto AF Fine-Tune della Nikon D6 è uno strumento potente che permette di spremere il massimo dal sistema AF di questa straordinaria reflex.
Con pochi minuti di lavoro potete ottenere una nitidezza costante su tutti i vostri obiettivi.
Ovviamente la D6 non è l'unica reflex Nikon ad avere questa funzione. Ma forse voi non lo sapevate ...
Modelli Nikon con Auto AF Fine-Tune
Modello
Anno
Note
Nikon D6
2020
Ultima ammiraglia reflex
Nikon D5
2016
Prima reflex ad avere questa funzione
Nikon D780
2020
Full-frame ibrida
Nikon D850
2017
Full-frame professionale
Nikon D500
2016
DX top di gamma
Nikon D7500
2017
DX medio-alta fascia
Eccola. Dopo nove mesi di sole siciliano è tornata a casa.
Ma non ha trovato le cose come le aveva lasciate.
Ha incontrato la sorella, Silver Edition che non aveva mai conosciuto.
Ed ha trovato anche tre "fidanzati" prodotti appositamente da Viltrox per le Zf. I tre EVO 35/1.8, 55/1.8 e 85/2, con il loro bell'anello del diaframma.
Perché come la uso io la Nikon Zf ?
In manuale
ad ISO 100 o a 800 (maledetti quelli che usano auto ISO) impostati sul quadrante ISO
regolando - se serve - il diaframma, con l'anello sull'obiettivo
regolando il tempo con il quadrante dei tempi (o se devo essere più preciso con la ghiera posteriore del corpo macchina)
valutando l'esposizione ad occhio a mirino in base a situazione, luce, pellicola, intento. In barba a qualsiasi cella esposimetrica
soprattutto senza fare troppi pasticci in sviluppo con i file che per me devono ricalcare al massimo la situazione come l'ho vista mentre fotografavo, quale che sia la situazione in cui ero.
E adesso oramai trovo TROPPO bellissimo tornare ad usare l'anello dei diaframmi sul corpo obiettivo. Nikon non fa obiettivo con l'anello del diframmi ?
'azzi suoi !
Ma torniamo a lei, ha trovato le cose cambiate. Sua sorella con la mezza-borsa in cuoio e la correggia.
Mentre lei aveva solo la basetta SmallRig originale di un nero anonimo.
Quindi mi ha chiesto subito "Papà, dobbiamo fare compere" !
Io sono un papà innamorato di tutte le sue figlie ma in particolare delle Zf e quindi l'ho accontentata prima che cominciasse a tirare i capelli a sua sorella.
Quindi sono arrivate una basetta SmallRig con l'impugnatura in legno "calcio di pistola".
E una correggia tonda, grossa e robusta, nera, di K&F.

ditemi voi se non fa la sua scena





Solo a queste condizioni ha accondisceso a farsi fotografare con The Silver One, altrimenti avrebbe sfigurato




eccole qua, abbinate, con i due fidanzati gemelli, Viltrox EVO 35 e 55 di fresca entrata in servizio.
La Black Edition adesso sarà caricata esclusivamente a pellicola in bianco e nero.
Mentre The Silver One, userà solo pellicole a colori.
Che siano invertibili o diapositive non importa.
Quale che siano le marche ma prevalentemente, Kodak, Ilford e Ferrania.
Loro sono felici così.
E papà ancora di più.
Prossimamente saranno protagoniste di una sfida tra Kodak ed Agfa.
E poi tra Ilford e Kodak.
Stay Calmo !
Non sembrerebbe il caso di usare il flash quando c'è il sole forte.
Eppure è uno di quei casi in cui può fare la differenza.
Oggi ho voluto forzare il Godox V100 in versione Nikon (non ho ancora deciso se provare anche la versione Sony con il global shutter, è una cosa che mi affascina però), usandolo in tutti gli scatti che ho fatto al MIMO con la Z8, sia in esterni che al coperto. Sia in luce che in controluce.
Usandolo sia a tempi sincro normali che in HSS andando fino ad 1/4000'' con diaframma f/8.
Ho scattato circa 500 foto.
Il Godox se ne è uscito in scioltezza, facendo cilecca forse un paio di volte (ricordo che in HSS il flash dosa la potenza più in basso, emettendo una serie di lampi che cercano di intercettare la "tendina" dell'otturatore - elettronico con la Z8) e finendo ad un terzo di potenza partendo da una batteria nemmeno completamente carica.
La Nikon Z8 invece si è seduta prima per il caldo (circa +36 °C costanti).

il setup di oggi, cui si aggiunge la mia pellicola digitale Kodachrome 64. Sviluppo in Nikon NX Studio senza correzioni particolari se non centrature o allineamenti di orizzonte o linee verticali.
Tante foto quelle che seguono, non sempre perfette perché continuavo a cambiare il tempo di scatto. Macchina in manuale. Flash regolato a ZERO in TTL. Esposimetro in matrix ma di cui non tenevo conto fidandomi dello scatto che veniva visualizzato automaticamente a mirino.
In conclusione, foto a mio giudizio, spesso spettacolari mentre senza flash sarebbero state piene di ombre o con troppo contrasto o completamente in controluce.
Ed è il motivo ultimo per cui ho comprato questo flash in sostituzione del precedente V1.
In alcune sarebbe stato meglio togliere il punto del flash in Photoshop. Ma non sono foto da stampare, l'intento era di mostrarvele subito.
Ripeto, sono foto di stamattina ... ed eccola già qua presentate a voi.
Godox promosso , Nikon Z8 che a 253 scatti mi ha mostrato il cartellino giallo di Hot Card, rimandata all'autunno. Fino ad allora non uscirà di casa !


































































Purtroppo, e questo è il segno dei tempi, le uniche Mercedes decenti erano quelle riprese nei poster.
Quelle vere, tutte elettriche ! Come quelle cinesi che erano in circolazione continua per improbabili test-drive.
scusate la foto di menta, scattata col cellulare. Per me il cellulare è per telefonare ma avevo solo la Z8 con me ...
Monza 28 giugno 2026. Ore 09:00
Entro al MiMo per fotografare un pò di macchine.
L'idea è di andarmene prima che arrivino le immancabili mamme tatuate col passeggino e i bambini piagnucolosi.
Oppure quelli che portano il cane ad ustionarsi i polpastrelli con l'asfalto a 51° C.
Ho portato con me la Z8 perchè ho deciso di giocare col mio Godox V100 e mi serve un quadro comandi completo, di taglio professionale.
La Zr sinconizza fino a 1/60. Non mi sembra il caso di prendere una Zf.
La Z8 dovrebbe essere l'ideale.
Sono le 09:15 ed ho fatto circa 150 scatti. Tutti in singolo, tutti con il flash. Lavoro tranquillo.
La mano sinistra comincia a sentire calore. Non me ne curo : per me il caldo è una seconda natura. Detesto l'inverno, il freddo, il gelo, la neve, la nebbia.
Amo il sole e sto bene quando c'è questo caldo.
Ma evidentemente non è così per la Z8.
Alle 09:30, fatti 252 scatti, si accende la spia gialla di HOT Card. Una Lexar da 1Tb di quelle che uso correntemente.
Premetto che con la Z8 ho fatto :

certamente più scatti di tutti gli iscritti a questo sito ... messi insieme.
Quindi so di cosa parlo parlando della Z8.
Ma mi è già capitato qui a Monza.
Mi sono scottato la mano destra (avevo il battery-grip che pensavo aiutasse a dissipare il calore visto che tutte le batterie stanno all'esterno).
Ma dopo la scritta gialla si è accesa anche quella rossa. E sono rimasto a piedi.
Qui mi sono fermato prima e l'ho fatta riposare. Ma l'altra volta andavo a 20 scatti al secondo ed ero arrivato a 50.000 scatti.
Qui a 253 ...

inclusa questa, è la prima volta che vedo una Nikon Zr sul campo, qui in mano ad uno accreditato dal MIMO
e questa, più interessante, forse

o questa ancora che forse è più rara



ehm ... mi è scappata anche questa.


il setup usato oggi : Nikon Z8 come pezzo forte, basetta SmallRig per migliorare impugnatura e dissipazione, Godox V100, Nikkor Z 24-70/2.8 S II.
Roba professionale, no ?
Morale.
Non mi lamento delle foto che fa la Nikon Z8.
Sono identiche a quelle della Z9 o della Z7 che di fatto questa macchina ha sostituito in casa mia.
Ma mi indispettisce che una "professionale" venduta di listino a 4600 euro, al primo caldo si sieda e mi chieda di sedere anche a me.
Non va bene, non si può sentire. Mi procura imbarazzo.
E a voi, ammesso che non la usiate solo in mezzo elle nevi di Capo Nord, davvero non succede mai ?
Due son le cose, considerando che la mia ha passato ogni controllo di LTR.
O mentite sapendo di mentire, oppure la trattate come una reliquia riposta nella cripta della Basilica di Sant'Ambrogio.

Nikonland per completezza di informazione non può fare a meno di realizzare una reprise del nostro test di un paio di mesi fa:
per sperimentarlo nelle condizioni operative per le quali è stato inizialmente progettato.

Il punto di forza di questo kit multiuso della dinamica Godox di Shenzen è proprio la staffa che vedete in alto a sx e che consente un agile montaggio e posizionamento dei due flash MF-12 collegati in wireless radio alla fotocamera che si decida di utilizzare: nel nostro caso una Nikon Z5 II di ultima generazione (Expeed 7)

...e naturalmente corredata del trigger Godox XPro II-N che colloquia attraverso la slitta dedicata Nikon con i due flash, senza necessità di cavi e con la rapidità e sicurezza dei 21 canali radio disponibili, sulla frequenza di trasmissione del sistema Godox 2,4G

L'altra novità introdotta da questo kit, sono decisamente le cuffie siliconiche MF-DD per la diffusione della luce, realizzate appositamente per le esigenze odontoiatriche di dispersione luminosa su tutta la superficie dentaria del paziente (ben più ampie rispetto ogni altro precedente accessorio specifico per i flash Godox MF12)
L'ampio display del trigger XPro II consente poi una rapida regolazione di livello di emissione dei singoli flash e di quant'altro possa essere necessario a pilotare eventuali altri gruppi di flash, magari di sfondo.

Gli snodi alle estremità della staffa MF-DB, orientabili a 360° consentono un agevole posizionamento anche sfalzato delle due sorgenti di luce, a vantaggio di un utilizzo su di una vasta gamma di impieghi fotografici

e la sobria valigetta a corredo del kit, contiene la moltitudine di accessori, oltre agli elementi fondamentali del sistema.

Ma la dicitura Dental Kit imposta da Godox a questo sistema ci ha messo nella necessità di considerarne l'utilizzo specifico per il quale è stato pensato : ci siamo rivolti quindi ad uno studio odontoiatrico di Palermo, che da più di trent'anni è abituato a realizzare la necessaria documentazione fotografica delle fasi di una terapia sui pazienti, fin dai bambini con la necessaria ortodonzia.
Ho seguito negli anni anche il percorso di crescita tecnologica in relazione alle attrezzature fotografiche utilizzate da questo studio, a partire dai primi anni Novanta, quando si lavorava su pellicola con reflex ed obiettivi macro MF: Medical Nikkor, Kiron, Tamron, Yashica dental eye per poi arrivare ai primi obiettivi Nikon AF e fino ai giorni nostri.
Quindi abbiamo chiesto ospitalità allo studio odontoiatrico Rodolico-Lo Meo di Palermo e con una Nikon Z5ii corredata dal Nikkor MC 105mm f/2,8 insieme al Godox Dental kit, siamo andati a valutare maneggevolezza, usabilità e i risultati connessi.
Montaggio e posizionamento dei flash sulla staffa a richiesta delle esigenze specifiche dell'odontoiatra, in funzione delle riprese di volta in volta necessarie
Godox Dental Kit 720p.mp4

Una volta assestato l'insieme, con il paziente disteso sul riunito,

trovata la distanza operativa in funzione del RR necessario in ripresa

organizzata l'angolazione degli MF12, a prova di errore, essendo agevolata dalle ampie parabole di diffusione...

si lavora agevolmente in wireless radio TTL flash, avvalendosi anche del monitor ben performante della Z 5II (e dello scatto in live view)

stabilendo i parametri di ripresa necessari allo scopo, eventualmente anche ai diaframmi più aperti per ottenere il grado di pdc necessaria

I risultati disponibili fanno considerare come questa branca della fotografia ravvicinata, sia ormai a portata di ogni utente.
Anche di chi per la prima volta utilizzi questo Godox Dental kit





Ringraziando ancora la disponibilità della D.ssa Margherita Rodolico dell'omonimo studio associato per l'ospitalità fornita e l'aiuto prestato alla realizzazione di questo articolo, voglio inoltre aggiungere la considerazione che di certo, le potenzialità di questo sistema, vadano oltre questo utilizzo specifico, per spingersi anche allo still life ed alla microcaccia fotografica da campo.
Ma che certamente la qualità di illuminazione diffusa fornita dalle parabole in silicone di questo kit sia determinante per evitare colorazioni indesiderate su fotografia scientifica e medico-legale di questo genere appena illustrato.
Godox in abbinata a Nikon è un valore aggiunto alle indubbie qualità di ripresa del sistema Z.
E qui su Nikonland ci piacerebbe che un kit del genere venisse realizzato proprio a firma Nikon, per rinverdire la tradizione che ne ha fatto bandiera nel tempo ormai trascorso.

Max Aquila photo © per Nikonland 2026

SmallRig fa prodotti fantastici, ben pensati e meglio costruiti.
Io oramai sono dipendente da questo marchio per le basette per quasi tutte le mie Nikon (SmallRig lavora con approvazione Nikon).
E curioso come sono, ho voluto provare anche le loro luci.
Sono LED a COB che ho già recensito in questa stessa sezione di articoli. Prima l'RC60 e poi l'RC100. Luci - in particolare le seconde - che oramai impiego in quasi tutti i miei set sia in interni che in esterni e che mi hanno letteralmente cambiato modo di fotografare.
Ultimamente ho voluto provare anche le torce, con risultati interessanti.
Ma qualche caduta di stile la fa anche SmallRig.
In particolare per le confezioni. Questi dispositivi hanno più accessori, alcuni necessitano di batteria esterna.
Tenere tutto nella scatola originale è impossibile e anche poco ... professionale quando si va sul set.
Anche perché si rischia di impastarsi con i pezzi, perdersi qualche cosa, fare ... figure da cioccolatai (con tutto il mio più profondo per quella nobile professione, senza cioccolato io non vivrei).
Cosa fare ?
Ma semplice, una valigetta porta tutto con interno in foam sagomabile.
In questo caso ho preso due tectake su Amazon alla spaventosa cifra di €34,90 l'una.
Sono valigette compatte di varie dimensioni, questa è la via di mezzo ma ci sono più grandi, più piccole, più profonde.
Sempre a prezzi non superiori ai 50-60 euro che fanno il verso a Pelikan e ad altri marchi europei, che producono comunque in Cina ma vendono qui le loro cose a 200 o 300 euro.
Queste sono robuste, a tenuta d'acqua, comode, efficienti.
Si sagomano con un taglierino in un attimo perché hanno già il foam presagomato e basta affondare la lama sulle linee per disegnare le proprie forme.

eccole qua, poi vedrete perchè sono due.




sono in policarbonato duro, la maniglia e sovradimensionata con una presa sicura. Abbastanza pesanti ma non troppo (ho preso anche quella maxi ed effettivamente, quella è molto capiente ma anche molto pesante, pensata per piccoli spostamenti o da portare su carrellino).
Le dimensioni interne, per chi fosse curioso, sono di 37.5x27x15.5 cm.

ed ecco qui l'interno della prima, sagomato per contenere due torce a LED da 20 watt.

Si tratta della SmallRig RF20C da 20 watt con batteria interna da 10.000 mAh ricaricabile USB-C e regolatore di angolo di campo.
Quella raffigurata però ha anche l'aggiuntivo ottico snoot con modellatori e gobo magnetico.
Una soluzione raffinata ma comunque compatta per avere uno spot con o senza sagoma proiettata dal gobo.
Si mette a fuoco rapidamente e la luce ha contorni netti, cosa che con la torcia "nuda" invece non è.
Se vi interessa il prodotto, io vi consiglio di comperare il bundle (adesso in sconto mi pare che non superi di molto i 100 euro).
Nella confezione manca il sostegno, per cui ho preso due testine da 20mm con snodo completo, avvitabili sullo spike di uno stativo leggero e le ho montate in sede in modo da non doverlo dare quando arrivo sul set.

dettaglio dell'aggiuntivo ottico che si avvita sul frontale della torcia. Consente di modellare la luce ed offre anche un incremento della potenza ottica di 2-3 volte, raggiungendo in pratica (ma non ho misurato) la potenza di un RC60B di SmallRig.

la ricarica avviene via USB-C PD

dettaglio della testina Neewer che ho adattato a sostegno orientabile (ma SmallRig pretenderebbe che le torce si tengano in mano mentre si fotografa oppure che siano montate in orizzontale e stop ?).

io qui ho la batteria di torce pronta per l'uso, basta toglierle dalla valigetta dove stanno ben protette e senza che io, disordinato come sono, mi perda i pezzi.
Come le due scatolette dei gobi che ho inserito in un vano apposito.
Ma andiamo alla seconda valigetta.

che contiene non uno ma due SmallRig RC100B da 100 watt con il riflettore già montato, più due batterie V-Mount Viltrox da 150 Wh praticamente inesauribili, oltre ai due giunti per montare le luci su stativo.

le due batterie sono grosse e pesano un botto. Sino a prima le avevo sempre messe in borsa, al posto di una fotocamera ma adesso viaggiano insieme alle luci ed è tutto più pratico.
Basta ricordarsi di ricaricarle quando servono ...

le luci stanno belle comodo avvolte nel foam. La profondità della valigetta è appena sufficiente ma ho potuto comunque mettere un sottile foglio di schiuma anche sul fondo ed è tutto a prova di sballottamenti anche dovessi viaggiare in fuoristrada.

i due giunti snodati per gli stativi.
In effetti al kit in valigia mancano solo gli stativi che devono viaggiare necessariamente a parte.

ecco qui uno SmallRig RC100B fuori dal suo alloggiamento, tutto trionfante e pronto a lavorare.
Non raccomanderò mai abbastanza queste luci per ogni uso.

Ma nel titolo avevo parlato anche di un ... gobo.
Si, si tratta di un nuovo accessorio di SmallRig pensato per il suo attacco proprietario.

e che arriva in una scatoletta imbottita come tutto il resto. Con la sola borsetta stile sceriffo di Nottingham a proteggerlo.

eccolo, è un cosone che somiglia ad un vecchio obiettivo Canon EF, regolabile di messa a fuoco e di angolo di campo e con la possibilità di inserire ... il gobo con i modellatori magnetici.


che vedete qui in secondo piano.
Soluzione anche questa che aumenta la potenza ma soprattutto permette di concentrare la luce senza che questa illumini tutta la scena.
Al primo test non sono dovuto andare oltre al 7% di potenza per avere l'effetto cercato.
Nel mio club troverete in futuro foto fatte con questi sistemi ma in questa recensione oltre a raccomandarveli volevo mostrarmi soprattutto come ho risolto il problema delle confezioni e della concentrazione degli accessori a prova .. di casinista come me.
Se avete domande, cercherò di rispondere.
Sayonara !

non proprio a sorpresa, in quanto questo obiettivo è disponibile per altri attacchi da tempo, ma in anticipo rispetto alla prossima Nikon Z in formato DX che ci attendiamo in autunno e che pretenderà "obiettivi DX giusti", Tamron annuncia la disponibilità del suo standard f/2.8, equivalente ad un 26-105/2.8 a pieno formato in termini di angolo di campo.
Per riferimento, su Amazon.it, la versione Sony, costa intorno agli 800 euro, dopo i recenti aumenti operati da Tamron per compensare il caro componenti.

24 giugno 2026 – TAMRON annuncia il lancio del 17-70mm F/2.8 Di III-A VC RXD (modello B070), un obiettivo zoom standard ad ampia apertura, compatibile con le fotocamere mirrorless APS-C con innesto Nikon Z e Canon RF. L'obiettivo sarà disponibile in entrambe le versioni a partire dal 2 luglio al prezzo di $749 USD / $949 CAD.
L'obiettivo 17-70mm F/2.8 Di III-A VC RXD (modello B070) è uno zoom standard luminoso per fotocamere mirrorless APS-C. È progettato per offrire un'ampia gamma di zoom e un'eccellente qualità d'immagine. Con una lunghezza focale compresa tra 17 e 70 mm², raggiunge un rapporto di zoom di 4,1x, il migliore della sua categoria per un obiettivo zoom standard APS-C, mantenendo al contempo un'apertura massima costante e luminosa di F2.8.
L'obiettivo 17-70mm F2.8 VC include la stabilizzazione ottica VC (Vibration Compensation)³ e un sistema AF rapido e silenzioso. Grazie alla soppressione efficace del focus breathing e del rumore AF, il 17-70mm F2.8 VC è ottimizzato sia per le foto che per i video. Pur offrendo un rapporto di zoom e una stabilizzazione VC ai vertici della categoria, il 17-70mm F2.8 VC rimane notevolmente leggero e compatto. Questo lo rende una scelta eccellente per l'uso quotidiano, così come per i viaggi in cui ridurre al minimo il peso è fondamentale. Ideale per le riprese ravvicinate, il 17-70mm F2.8 VC raggiunge una distanza minima di messa a fuoco (MOD) di soli 0,19 m (7,5”) all'estremità grandangolare. Cattura immagini uniche ed espressive in una varietà di scene quotidiane, tra cui street photography e ritratti. Funzionalità e versatilità sono ulteriormente migliorate da caratteristiche come la costruzione resistente all'umidità e il rivestimento al fluoro. Nella vita di tutti i giorni e nei tuoi viaggi in luoghi lontani, il 17-70mm F2.8 VC cattura tutta l'emozione e le scoperte con la massima precisione possibile.
Caratteristiche del prodotto:
Lunghezza focale versatile 17-70 mm: eccellente in ogni scenario di ripresa
Apertura costante F2.8: splendido bokeh e dettagli squisiti
VC integrato: garantisce scatti stabili per foto e video.
Autofocus ad alte prestazioni: veloce, silenzioso e pronto a catturare i momenti decisivi.
Respirazione soppressa durante la messa a fuoco: per un'espressione video naturale e fluida.
MOD di 0,19 m (7,5”) per primi piani straordinari
Design leggero e compatto per una mobilità superiore
Interruttore AF/MF e interruttore VC ON/OFF per attacco RF CANON
Aggiornamenti del firmware tramite TAMRON Lens Utility™ per innesti Nikon Z e CANON RF
Filtro di dimensioni standard da 67 mm
Caratteristiche protettive (struttura resistente all'umidità e rivestimento al fluoro)



Werner Bischof: a concerned photograph (un fotografo impegnato)

Questa definizione fu coniata in occasione della prima mostra commemorativa, organizzata da Magnum Photos (della quale era stato uno dei primi contributori, dopo Bresson, Capa, Seymour, Rodger) nel 1967 ed in seguito itinerante, in onore dei loro fotografi prematuramente scomparsi, quali appunto Bischof sulle Ande, Capa in Indocina e Seymour durante la crisi di Suez: The concerned Photographer venne intitolata.
Werner Bischof era davvero giovane quando perse la vita in un banale incidente di auto sulla Cordigliera delle Ande, nel 1954: cionondimeno, a soli 38 anni, aveva maturato un bagaglio di esperienza fotografica e sociale, nei primissimi e duri anni del secondo dopoguerra (dopo aver prestato quasi tre anni di servizio militare per il suo paese).
Nato il 26 aprile 1916 a Zurigo insiste con la famiglia per realizzare il sogno di studi d'arte invece che tecnici e dopo il servizio militare si dedica alla fotografia ed alla grafica pubblicitaria, da free lance ed all'interno di uno studio, successivamente, a Parigi.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, torna in Svizzera dove viene richiamato alle armi in ferma per tre anni.
Le sue prime fotografie vengono pubblicate dalla rivista Du della quale diventa collaboratore fisso dal 1942, pubblicando innumerevoli immagini di oggetti, piante, fiori, più di carattere grafico ed artistico che giornalistico.
La sua vena da reporter "impegnato" inizia parallelamente ai viaggi per l' Europa del dopoguerra, in Germania, Italia, Grecia, Ungheria ed evolve in quello che secondo me risulta essere lo sguardo più profondo e simbiotico con la condizione di disastro che il Continente intero viveva e che si mostrava ai suoi occhi ed obiettivi.
Fotografa con la Rolleiflex in 6x6 e solo molto tempo dopo abbraccia Leica e piccolo formato, sotto l'influenza del suo amico e mentore, Bob Capa.

Questa introduzione schematica per presentarvi il Fotografo Werner Bischof, in mostra a Milano presso il Museo diocesano a fianco della Basilica di sant'Eustorgio, fino al 18 ottobre.
Una mostra nella quale vengono esibite circa duecento tra stampe e provini originali, quindi vintage, che rendono la visita a questa mostra ancora più interessante considerato il lungo tempo trascorso dalla loro stampa e fissaggio: più di 70 anni durante i quali la metodica certosina di Bischof ha fornito i suoi frutti, facendole arrivare sino a noi. Difetti inclusi, ma inalterate nello spirito che intendeva manifestarvi.
Userò anche l'apparato didascalico della mostra per distinguere i suoi vari periodi produttivi, di una carriera durata appena 18 anni, prolifica come poche.


























L'Imperatore Hirohito e consorte





l'architetto Frank Lloyd Wright alla sua mostra a New York nel 1953












...l'ultima foto scattata sul suo rullino, prima dell'incidente in cui perse la vita
Werner Bischof: un fotografo impegnato...!

Max Aquila photo © per Nikonland 2026
Sottotitolo: Nikkor Z 35mm f/1.2: il bestione che non volevo… e che non mollo più !

Quando Nikon ha annunciato il 35 f/1.2 mi sono grattato la testa: ma chi lo vuole un 35 così grosso, così luminoso e così dedicato al ritratto?
Storicamente il 35mm è la lente da reportage, da esterni, da chi vuole andare in giro leggero senza dare troppo nell'occhio.
Poi ho iniziato a pensare: “Forse Nikon lo ha fatto apposta per gli interni, per i ritratti ambientati, per chi cerca quella luce magica senza accendere un faro di Hollywood in soggiorno”. E lì ho archiviato la questione, convinto che non facesse per me.
Il fatto è che il 35mm è la mia focale del cuore. La uso sempre per street e uscite in città. So già cosa mi aspetta quando accosto l'occhio alla fotocamera.
Così, quando al Nikonstore mi si è parata davanti un’occasione ghiotta, ho avuto una visione di Mauro che mi diceva "Giovanni, si vive una volta sola!" e ho pensato: “Facciamo questa follia. Lo provo qualche settimana e poi lo rivendo allo stesso prezzo, tanto un matto disposto a prenderlo si trova sempre”.
È arrivato il bestione, l’ho montato, ho aperto a 1.2 e…fine dei giochi. Non l’ho più mollato!
Come ha detto Max: questa lente va usata sempre a tutta apertura. Se no, davvero, meglio un 1.8 o un 1.4, più piccoli e più gestibili.
Ma a 1.2 è magia pura.
Ho iniziato a usarlo ovunque: in interni, in esterni, di giorno e di notte. L’ho portato pure a fare street (sì, anche con il suo ingombro non proprio da peso piuma). Risultato? Mi ha stregato.
La resa è incredibile: plasticità, tridimensionalità, uno stacco che definirei “cinematografico”. Non ho fatto un confronto diretto, ma penso che sia meglio del 50 f/1.2.
Qualche foto di esempio, perché a questo punto è importante che le parole lascino lo spazio alle immagini (tutte rigorosamente a 1.2).
In città:










(Nella foto sopra la turista del futuro che visita la città con la realtà aumentata!)





Certo sono tutte foto che avrei portato a casa anche con un 1.8, ma a 1.2 è tutta un'altra musica!
Di notte:

E qui mi verrebbe da riprendere quello che scriveva Mauro e cioè che quando non ce luce la crea! Qui siamo a ISO 64 e 1/100 di secondo!
In natura:


(Lo so, quest'ultima non aveva nessun senso farla a 1.2, ma la metto lo stesso).
Ritratti in interni.
Purtroppo l'unica modella che mi ha firmato la liberatoria è stata Pepper:



Infine qualche foto scattata ad aperture diverse da 1.2, perché, sì, è possibile non usarlo sempre a f/1.2 anche se è fortemente sconsigliato 🤣


E quesa è la mia versione alternativa del muro di mattoni, che non può mai mancare in una recensione 🤪


In sintesi:
Il Nikkor Z 35 f/1.2 S è un obiettivo che non avevo capito quando è uscito, ma che oggi considero una delle migliori lenti mai fatte da Nikon (perlomeno di quelle che ho provato). Non è leggero, non è piccolo, ma regala immagini che valgono ogni grammo.
Cosa mi piace:
Tutto. Sul serio. Uno degli obiettivi Nikon più riusciti di sempre.
La resa: semplicemente pazzesca.
Cosa non mi piace:
L’AF è molto veloce, ma non un fulmine. Però a 1.2 chiedere “istantaneità” sarebbe come pretendere che un tir si muova come una Formula 1: ci vuole precisione, e la precisione richiede un filo di calma.
Le dimensioni? Per me non sono un problema. Non è la lente da portarsi dietro 12 ore di fila, ma per le mie uscite non mi ha mai dato fastidio.
Non è certo l'obiettivo che si sogna la notte, bramando di possederlo.
E' buio già a partire dalle focali corte :
28 mm: f/4
35 mm: f/4.5
42 mm: f/5
50 mm: f/5.6
85 mm: f/6.3
135 mm: f/7.1
200mm+: f/8
Si allunga uno sproposito verso la focale massima.
non è correttissimo, o meglio, lo è ma via fotocamera/software.
Ma ai suoi diaframmi è piuttosto nitido ma solo alle focali più corte, arrivando a 400mm si è persa per strada un terzo della nitidezza di base, pur se il diaframma è molto chiuso.
Però in fondo non è peggio del 24-200mm di cui raddoppia la focale massima.
E, se si è al sole, le cose non vanno malaccio. Esce il manico del fotografo. Che in fondo è sempre quello che fa la differenza.
Specie se si è in ambito sportivo, con vento, polvere, fumo, caldo, spruzzi d'acqua e non si può o non si vuole cambiare ottica o avere due corpi con due obiettivi diversi a coprire quella escursione.
Soprattutto, un obiettivo così sul mercato non c'è. O meglio, c'è solo questo, per Nikon Z e nessun altro lo può adattare sul suo corpo macchina.
Così alla ripresa della stagione l'ho sfruttato al posto del 70-200/2.8 o del 100-400/4.5-5.6, macchine di prestazioni persino eccessive, quando si fa panning a 1/30'' con diaframma tipo f/9-f/11 o anche più chiusi (attenti alla diffrazione, non abusate dei diaframmi chiusi).
Ed eccomi questa volta a Rivanazzano Terme per l'edizione di fine primavera del Wide Open 2026.
Auto americane o europee pesantemente elaborate per fare il quarto di miglio con la velocità di uscita maggiore.
Puro motore, accelerazione e poi il resto della pista (la competizione si svolge su un aeroporto turistico) per decelerare.

Insomma, avete capito.
Le foto che seguono sono state scattate con la Nikon Z9, il Nikkor Z 28-400/4-8, la "pellicola digitale" Kodak Portra 400VC.
20 scatti al secondo, AF su AUTO AF e riconoscimento automatico veicoli.
Praticamente nessun editing tranne un accentua passaggio fatto in Photoshop.





















Un'occasione più unica che rara quella che per il 10 giugno di quest'anno ha portato nel rinnovato porto di Palermo la Giornata della Marina,
facendo arrivare addirittura la nave ammiraglia della nostra flotta, la portaerei leggera Cavour, insieme ad altre unità navali tra le quali, la fregata missilistica Schergat, il sommergibile Venuti e la nave scuola Palinuro, in un tripudio di folla di curiosi ed appassionati che hanno affollato il villaggio del Molo Trapezoidale, negli stand appositamente allestiti da tutti i reparti della nostra Marina.

La possibilità di visitare queste unità non potevo lasciarmela sfuggire e difatti ieri, con pazienza e rassegnazione, mi sono messo in fila per salire sulla Cavour fin dalle 15, per riuscire finalmente a salirvi a bordo un'ora e mezzo di solleone dopo... ma ne è valsa sicuramente la pena, attrezzato con la mia Nikon Z50II ed i suoi Z preferiti, lo zoom 18-140 ed il superwide Viltrox 9/2,8

questa slide ufficiale, proiettata all'accoglienza all'interno di questa nave della quale essere orgogliosi, consegnata alla nostra Marina nel 2008, ed entrata in servizio l'anno successivo, con la consegna della bandiera di combattimento nel porto di Civitavecchia, alla presenza del Presidente Napolitano e del Ministro della Difesa e del Capo di Stato Maggiore della Marina, oltre che tutte le altre Autorità militari e civili.
La Cavour è stata costruita per combinare varie funzionalità fra cui, oltre alla predominante azione aerea tramite modelli V/STOL ed elicotteri, anche scenari di operazioni anfibie, comando complesso e di trasporto di personale civile e militare e di veicoli pesanti
Fin dalla vista dalla banchina, spiccano le dimensioni davvero ragguardevoli...






e l'equipaggio è formato da più di un migliaio di specialisti in tutte le componenti della vita ed operatività di una simile unità: moltissime le donne.

il ponte di comando è infinito in tutte le sue dimensioni...

Nelle vicinanze della banchina, attorno al Molo Trapezoidale del porto di Palermo, ogni scorcio diventa una novità, sullo sfondo della città e del suo più famoso promontorio, quel monte Pellegrino che fa da quinta al porto


...ed al sommergibile Venturi, ormeggiato, visitabile...ma ci sarebbe voluto più tempo e meno caldo...


(qui ripreso dall'alto della tolda del Cavour)


gli incursori della Marina che si paracadutano con i vessilli della Marina ed il Tricolore



la Palinuro che fa il verso alla Vespucci per bellezza se non per dimensioni, sorvolata da uno stormo di NH90


riprendere la Cavour da terra, tutta insieme è davvero un problema di ripresa, quasi insormontabile se non dall'alto...

il CREST della nave Cavour...
e poi, finalmente, a bordo, passando tra scalette di accesso tattiche e locali operativi di servizio




dove ogni tanto ...un tocco di orgogliose decorazioni fotografiche (di Massimo Sestini, professionista specializzato)


...ed ogni tanto anche...residuati bellici... 😁
un ordine di volo di due gg prima, quando i Vtol della Cavour hanno sorvolato in lungo e largo Palermo e dintorni (spesso terrorizzando gli ignari cittadini)

armadietti con attrezzature tattiche...

Quindi finalmente... ecco il ponte di volo...immenso (220x35m)

da dove si gode una vista privilegiata



...ma lo spettacolo è proprio il ponte ed i velivoli disponibili a farsi ritrarre (e non solo...)



















Una esperienza che non tutti riescono a realizzare: indipendentemente da conoscenza o passioni specifiche, questa nave Cavour è parte del territorio italiano, dovunque essa si trovi nel Mediterraneo ed oltre esso, quindi appartiene indistintamente ad ognuno di noi cittadini italiani.
Per me è stato come visitare una città ancora sconosciuta.
Spero il tour sia piaciuto anche a voi...

Max Aquila photo © per Nikonland 2026

Il grafico MTF (Modulation Transfer Function) mostra la qualità ottica dell'obiettivo a piena apertura F/1.4, che è il punto più critico per la maggior parte degli obiettivi luminosi.
Cosa rappresenta l’asse:
Asse X (orizzontale): Frequenza spaziale in line pairs per millimetro (lp/mm).
10 lp/mm = contrasto medio-basso (strutture grandi, tipo capelli, tessuti, ecc.)
30 lp/mm = contrasto alto / risoluzione fine (dettagli molto piccoli)
Asse Y (verticale): Valore MTF da 0 a 1 (o 0% a 100%). Più alto è il valore, meglio è la resa.
Linee del grafico a F/1.4 (le linee più in alto):Il grafico mostra tipicamente 4 curve principali per F/1.4:
Colore / Tipo
Significato
Prestazione a 10 lp/mm
Prestazione a 30 lp/mm
Blu continuo
Sagittale (S) 10 lp/mm
~0.95–0.98
~0.85–0.90
Blu tratteggiato
Meridionale (M) 10 lp/mm
~0.92–0.95
~0.80–0.85
Nero/Grigio continuo
Sagittale (S) 30 lp/mm
~0.85–0.90
~0.65–0.75
Nero/Grigio tratteggiato
Meridionale (M) 30 lp/mm
~0.80–0.85
~0.60–0.70
Valutazione complessiva a F/1.4

Molto buona / eccellente per un obiettivo ad alta luminosità:
A 10 lp/mm: le curve sono altissime (vicino a 0.9–0.98) → contrasto eccezionale anche ai bordi.
A 30 lp/mm: le curve restano molto alte (0.60–0.90) → risoluzione elevata da centro a bordo.
C’è una piccola differenza tra Sagittale e Meridionale (astigmatismo residuo molto contenuto).
Le curve scendono lentamente verso i bordi (20 mm dal centro), segno di un’ottima uniformità campo (edge-to-edge sharpness).
Punti di forza evidenziati dal produttore:
1 elemento UA (Ultra Aspherical) → corregge coma e distorsione.
3 elementi ED → elimina frange di colore.
8 elementi HR → alta risoluzione mantenendo compattezza.
Questo grafico MTF a F/1.4 è di altissimo livello. L’obiettivo mantiene una risoluzione e contrasto molto elevati anche ai bordi dell’immagine già alla massima apertura, cosa non comune in obiettivi così luminosi. È chiaramente progettato per chi vuole usare F/1.4 senza dover chiudere il diaframma per ottenere nitidezza accettabile.

11 lamelle di diaframma, 830 grammi di ferramenta, 113mm, passo filtri 77mm, motori lineari : chiaramente un obiettivo di fascia professionale anche se proposto da un marchio cinese.
Perfettamente compatibile con Nikon Z, autofocus, parametri correttivi, innesto, aggiornamenti via firmware, tutto ok.


Ho volutamente cominciato dai dati tecnici e dal grafico MTF per una volta, in modo da evidenziare di cosa stiamo parlando.
Progettare un ottimo 50mm oggi è relativamente facile.
Farlo così, mettendoci tutto quello che la tecnica attuale consente e farlo pagare poco più di 600 euro di listino però non è da tutti.
Certo non è da Nikon che fa un 50/1.4 per Nikon Z che è dichiaratamente un ripiego persino per la versione 50/1.8 già a catalogo dal 2018.
Questo invece è un normale che si confronta a viso aperto con il Sigma ART e il Sony G Master di pari classe.
Qualche cosa che nel catalogo Nikon non c'è (si c'è il grattacielo Pirelli 50/1.2 S ma a parte il suo costo, è proprio un obiettivo di tutta un'altra categoria, peraltro ... "sbagliato" in termini di maneggevolezza : chi cavolo vuole un 50mm grosso come un 70-200/2.8 che costa come un 70-200/2.8 ?).

si, questo non è piccolo (qui a confronto con il 55/1.8 sempre di Viltrox) ed è pesante. Ma consolida una certa tendenza a fare cose fatte bene, anche se dal paese che vanta tutte le imitazioni del mondo.
Qui abbiamo estro e una certa classe.
Che si traducono in fotografie di classe.




per questo l'ho voluto rappresentare qui sulla mia Nikon Zf The Silver One, che sarebbe più intonata con il 55/1.8 ma ha voluto accoppiarsi con questo obiettivo solido e metallico come lei.

dettaglio della pulsantiera (selettore AF/MF, click si e no per il diaframma, anello di controllo del diaframma di qualità superlativa, tasto funzione programmabile : tutta roba che Nikon non ci fa ...).
Spicca il marchietto PRO su argento. Peccato solo per l'anello rosso che sa di Canon ...

serigrafie sull'anello portafiltri da 77mm (che bello innestare un filtro in metallo su una filettatura in metallo ! Altro che policarbonato !)

il bocchettone Z con la porta USB-C per gli aggiornamenti firmware in primo piano.

col bel paraluce a petali innestato.

L'obiettivo si monta senza problemi sulle nostre Z, se ne esce altrettanto senza problemi (alcuni Viltrox di prima generazione sforzavano un pò).
E funziona benissimo con un bell'autofocus sicuro, rapido e silenzioso.


Le seguenti fotografie sono state scattate durante differenti shooting, con la Zr o con la Zf ed esclusivamente usando le mie "pellicole digitali".
Sono tutte rigorosamente a tutta apertura.

















Dettaglio ?





Colori ?




Sfuocato ?




Vignettatura ?
?
Aberrazioni ?


Conclusioni
A me piace molto. Anzi, penso sia un filo meglio anche dell'85/1.4 PRO che per me è una focale più interessante.
Ma questo ha una umanità maggiore, è più incline ad assecondare il fotografo.
Penso sinceramente che sia difficile trovare di meglio sul mercato oggi, sia con attacco Nikon Z che su altri sistemi.
E' grosso e pesante, ma è robusto e ben costruito.
Costa il giusto, anche per i parametri cinesi.
Ha caratteristiche di ottimo livello.
Ma soprattutto fa ottime foto.
Cosa chiedere di più ?

Larry Burrows, al collo 2-3 Nikon F e un paio di Leica, in mezzo ad un reparto di elicotteri di recupero dell'US Army

Larry Burrows (1926-1971)
Henry Frank Leslie Burrows, conosciuto come Larry Burrows, è considerato uno dei più grandi fotoreporter di guerra di tutti i tempi e la figura più importante del reportage fotografico sul Vietnam.

Nato a Londra il 29 maggio 1926, Burrows iniziò giovanissimo nel mondo della fotografia. A 16 anni lavorava già nel laboratorio fotografico del Daily Express, e nel 1945 entrò ufficialmente a far parte dello staff di LIFE Magazine, la rivista che all’epoca rappresentava il massimo punto di riferimento per il fotogiornalismo mondiale.
La carriera prima del Vietnam
Prima di diventare famoso per il Vietnam, Burrows si distinse come fotoreporter versatile: realizzò servizi a Londra, ritratti di celebrità (tra cui Brigitte Bardot e Louis Armstrong) e coprì vari conflitti internazionali, tra cui Libano, Iraq, Congo e Cipro. Lavorò al fianco di leggende come Robert Capa e dimostrò fin da subito un grande talento compositivo e un coraggio notevole.


Il Vietnam: nove anni che hanno cambiato la storia del fotogiornalismo
Nel 1962 Burrows arrivò in Vietnam e vi rimase quasi ininterrottamente fino alla sua morte nel 1971. Fu uno dei pochissimi fotografi a seguire il conflitto dall’inizio dell’intervento americano fino agli ultimi anni.
Ciò che distingue Burrows dagli altri grandi fotografi di guerra è:
L’uso magistrale del colore in un’epoca in cui la maggior parte dei reporter lavorava ancora in bianco e nero. Le sue immagini a colori resero la guerra terribilmente reale per i lettori di LIFE, portando l’orrore del conflitto direttamente nelle case americane.
L’approccio umano: non si limitava a documentare gli scontri, ma cercava sempre la dimensione emotiva e umana dei soldati, dei feriti, dei civili e dei bambini. Le sue foto mostrano sofferenza, paura, cameratismo, disperazione e dignità.
Il coraggio estremo: partecipava attivamente alle missioni di combattimento, volava sugli elicotteri da attacco, viveva con i Marines in prima linea.

Come disse il managing editor di LIFE Ralph Graves:
«Non credo di sminuire nessun altro fotografo al mondo dicendo che Larry Burrows è stato il più coraggioso e il più dedicato fotografo di guerra che abbia mai conosciuto».
Le immagini iconiche
Tra le sue fotografie più celebri ricordiamo:
“One Ride with Yankee Papa 13” (1965) — uno straordinario reportage che segue una missione di elicottero e mostra la morte di un pilota. Considerato uno dei migliori reportage fotografici mai realizzati.
“Reaching Out” (1966) — l’immagine di un Marine ferito (Sergente Artigliere. Jeremiah Purdie) che allunga la mano verso un compagno a terra. È diventata una delle foto più potenti e rappresentative dell’intera guerra del Vietnam.
Le sue immagini sono esposte nei più importanti musei del mondo e continuano a essere studiate come esempi insuperati di fotogiornalismo.
La morte
Il 10 febbraio 1971, durante l’operazione Lam Son 719 in Laos, l’elicottero su cui viaggiava Burrows fu abbattuto.
Morirono con lui altri tre grandi fotografi: Henri Huet (AP), Kent Potter (UPI) e Keisaburo Shimamoto (Newsweek).
Aveva 44 anni.
L’eredità
Larry Burrows non fu solo un testimone della guerra: fu uno dei fotografi che contribuirono in modo più profondo a plasmare l’opinione pubblica americana e mondiale sul Vietnam. Le sue immagini hanno mostrato la guerra senza filtri, con una potenza emotiva e una qualità tecnica straordinarie.
Oggi è unanimemente riconosciuto come uno dei maestri assoluti del reportage di guerra del XX secolo, insieme a Robert Capa, W. Eugene Smith e pochi altri. Il suo lavoro rimane un punto di riferimento per chiunque voglia capire cosa significhi documentare la guerra con coraggio, umanità e straordinaria abilità fotografica.
«Non ho mai pensato che la mia vita fosse più importante delle immagini che stavo cercando di catturare.»
— Larry Burrows

Ecco le foto più significative di Larry Burrows, quelle che hanno segnato la storia del fotogiornalismo di guerra:
1. “Reaching Out” (Operation Prairie, Mutter’s Ridge, 1966)
La più iconica in assoluto.Questa è considerata la fotografia più potente e rappresentativa dell’intera guerra del Vietnam.
Mostra il Marine ferito Gunnery Sgt. Jeremiah Purdie, con una benda insanguinata sulla testa, che allunga il braccio verso un compagno a terra ferito, mentre un altro Marine lo sostiene. L’immagine è drammatica, quasi teatrale, ma completamente reale. È stata definita da molti come “la foto che riassume l’orrore di tutte le guerre”. È esposta in importanti musei e continua a essere una delle immagini più studiate del conflitto.



2. “One Ride with Yankee Papa 13” (1965)
Il suo reportage più famoso.
Non è una singola foto, ma un intero reportage (pubblicato su LIFE il 16 aprile 1965) che segue una drammatica missione di elicottero dei Marines il 31 marzo 1965.
Tra le immagini più potenti del servizio:
Il capo equipaggio che piange disperato dopo aver perso compagni.
Soldati esausti e sotto shock.
Scene di combattimento a bordo dell’elicottero.
È considerato uno dei più grandi reportage di guerra mai realizzati. Burrows documenta in sequenza l’intera missione, dalla partenza alla tragedia, con una narrazione cinematografica.
Altre foto molto importanti
At a First Aid Center during Operation Prairie (1966) — Un’immagine cruda e drammatica di un centro di primo soccorso improvvisato, spesso citata come esempio della sua capacità di lavorare in condizioni estreme.
Donna vietnamita in lutto sul corpo del marito (1966) — Una delle immagini più toccanti sul dolore dei civili.
Recupero di un corpo sotto il fuoco (Operation Prairie, 1966).
Soldati che sbarcano nel Mekong Delta (1962) — Una delle sue prime immagini forti in Vietnam.
Immagini di Khe Sanh e Operation Pegasus (1968) — Documentazione dell’assedio di Khe Sanh, tra le più intense della guerra.
Tròn (1968) — Il celebre servizio sul bambino vietnamita di 12 anni amputato, uno dei lavori più umani e strazianti.
Perché queste foto sono così importanti?
Burrows fu uno dei primi (e migliori) a documentare sistematicamente la guerra a colori. Mentre molti colleghi usavano ancora il bianco e nero, lui portò nelle case americane l’orrore del Vietnam in tutta la sua crudezza cromatica: il rosso del sangue, il verde della giungla, il fango, il fuoco.
Le sue immagini non sono solo “di guerra”: mostrano umanità, sofferenza, cameratismo, paura e dignità.
Per questo hanno avuto un impatto enorme sull’opinione pubblica americana e hanno contribuito a formare la coscienza collettiva sul conflitto.

“One Ride with Yankee Papa 13” (1965) è considerato uno dei più grandi reportage di guerra mai realizzati e il capolavoro di Larry Burrows.
Contesto storico
Data della missione: 31 marzo 1965
Pubblicazione: LIFE Magazine, 16 aprile 1965 (solo due settimane dopo)
Titolo completo dell’articolo: “Sudden Death in Vietnam: One Ride with Yankee Papa 13”
In quel periodo gli Stati Uniti stavano appena intensificando il loro coinvolgimento in Vietnam (i primi 3.500 Marines erano arrivati poche settimane prima). Burrows, che seguiva la guerra dal 1962, volò con lo squadrone HMM-163 dei Marines su un elicottero Sikorsky UH-34D chiamato Yankee Papa 13.
Cosa racconta il reportage
Burrows seguì per un’intera missione il Lance Cpl. James C. Farley (21 anni, capo equipaggio) e il suo equipaggio.Quello che doveva essere un normale trasporto truppe (airlift di un battaglione di Rangers sudvietnamiti) si trasformò in un’imboscata del Viet Cong.


In sintesi la sequenza degli eventi:
Diversi elicotteri vengono colpiti durante l’atterraggio nella LZ (Landing Zone).
Yankee Papa 3 (elicottero gemello) viene abbattuto.
Yankee Papa 13 atterra accanto per tentare un salvataggio sotto il fuoco nemico.
Il pilota di YP3 (First Lt. Dale Eddy) è ferito gravemente al collo.
Il co-pilota di YP3, 1st Lt. James Magel, viene portato a bordo di YP13 ma muore durante il volo di ritorno nonostante i tentativi di rianimazione.
Il gunner ferito Sgt. Billie Owens viene salvato.
L’equipaggio di YP13 (Farley, il gunner Wayne Hoilien e il pilota Capt. Peter Vogel) vive momenti di estremo pericolo e di enorme stress emotivo.
Le immagini più potenti del servizio
Farley che piange disperato alla porta dell’elicottero dopo la morte del co-pilota (una delle foto più iconiche di tutto il conflitto).
Farley che guarda scioccato il corpo di Magel sul pavimento mentre non può lasciare la sua postazione di mitragliatrice.
Il tentativo disperato di estrarre il pilota ferito da YP3 sotto il fuoco incrociato.
I soldati sudvietnamiti che corrono fuori dall’elicottero nella LZ.
I volti esausti e traumatizzati dell’equipaggio al ritorno a Da Nang.
Farley seduto da solo, con le mani sul viso, distrutto dalla fatica e dal dolore.

Perché è un capolavoro
Narrazione cinematografica — Burrows racconta l’intera missione come un film: dalla preparazione, al briefing, all’azione, al salvataggio fallito, al ritorno e al dolore.
Uso magistrale del colore — Uno dei primi grandi reportage a colori sulla guerra. Il rosso del sangue, il verde della giungla, il fango e il sudore risultano devastanti.
Prossimità estrema — Burrows non era un osservatore: era dentro l’elicottero, sotto il fuoco, e rischiava la vita esattamente come i Marines.
Dimensione umana — Non mostra solo la guerra, ma la giovinezza, la paura, il cameratismo e il trauma dei soldati. Farley, Hoilien e gli altri diventano personaggi con nome e cognome.
Impatto sull’opinione pubblica — Fu uno dei primi reportage che mostrò agli americani (in modo crudo e realistico) che la guerra non sarebbe stata una passeggiata.
Larry Burrows stesso registrò le sue impressioni audio durante e dopo la missione, e LIFE pubblicò anche parti del suo racconto in prima persona, rendendo il servizio ancora più potente.

One Ride with Yankee Papa 13 rimane oggi uno dei riferimenti assoluti del fotogiornalismo di guerra del XX secolo, insieme a lavori come Death of a Loyalist Soldier di Robert Capa o i reportage di W. Eugene Smith.







Nikon nello Spazio: la storia completa delle fotocamere e degli obiettivi Nikon usati da NASA
Nikon ha una partnership con la NASA che dura da oltre 55 anni. Dal 1971 a oggi, le fotocamere e gli obiettivi Nikon hanno documentato alcune delle immagini più iconiche dell’esplorazione umana: dalla superficie lunare alle spettacolari vedute della Terra dalla Stazione Spaziale Internazionale.

Cronologia delle fotocamere Nikon nello spazio1971 – Apollo 15
Prima Nikon nello spazio:
Nikon F Photomic FTN modificata (la prima a toccare la superficie lunare).

La Nikon F Apollo
Anni ’80 – Space Shuttle
Nikon F3 (“Big Camera” e “Small Camera”)
Nikon NASA F4 Electronic Still Camera (ESC) – una delle prime fotocamere digitali della storia (1991)

La Nikon F3 "Big camera"

La Nikon F4 Nasa, digitale in collaborazione con Kodak
Anni 2000
Nikon F5
Nikon D2XS (2007)
Nikon D3S (2010)

La Nikon F5 veramente nello spazio in mano ad un astronauta Nasa nel suo involucro protettivo
2013-2017 – L’era delle reflex digitali
Nikon D4 (2013): NASA acquistò 38 corpi
Nikon D5 (2017): NASA acquistò 53 corpi – diventata la macchina principale per molti anni


la D4 e poi la D5 si sono succedute sulla ISS fino al primo viaggio della Artemis in orbita attorno alla Luna
2024-2026 – L’era mirrorless
Nikon Z9 (dal 2024): 13 corpi consegnati sulla ISS
HULC (Handheld Universal Lunar Camera) – basata sulla Z9, in sviluppo per le missioni Artemis (sbarco lunare)
Gli obiettivi più usati nello spazio
NASA ha sempre abbinato alle Nikon una selezione molto specifica di obiettivi Nikkor, modificati per resistere al vuoto, alle radiazioni e alle temperature estreme. Ecco i più importanti:
Obiettivi classici più utilizzati:
Nikkor 14mm f/2.8 – Grandangolo estremo per riprese interne della stazione e panorami della Terra
Nikkor 16mm f/2.8 Fisheye – Molto usato per foto interne della ISS (crea immagini “a bolla” spettacolari)
Nikkor 20mm f/2.8 – Uno dei più apprezzati per il suo equilibrio tra ampiezza e qualità
Nikkor 24mm f/2.8 e 28mm f/2.8 – Grandangoli leggeri e nitidi
Nikkor 50mm f/1.4 e 50mm f/1.8 – “Nifty Fifty” molto usati per ritratti degli astronauti e dettagli interni
Nikkor 85mm f/1.4 – Ideale per ritratti ravvicinati
Nikkor 180mm f/2.8 – Teleobiettivo medio preferito per dettagli della Terra
Nikkor 400mm f/2.8 e 600mm f/4 – Usati occasionalmente per riprese della Terra da grande distanza (con tracking manuale)
Obiettivi zoom:
Nikkor 24-70mm f/2.8 (versioni AFS e successive)
Nikkor 70-200mm f/2.8 – Uno dei più versatili a bordo della ISS
Nikkor 28-300mm – Usato per la sua grande escursione focale quando lo spazio di stivaggio è limitato
Obiettivi speciali per uso esterno (EVA):
Molti obiettivi venivano montati all’interno di custodie protettive (EVA housings) per le attività extraveicolari.
La combinazione più usata negli ultimi anni è stata D5 + 24-70mm f/2.8 e D5 + 70-200mm f/2.8.
Perché questi obiettivi?
NASA sceglieva obiettivi che offrissero:
Alta luminosità (per lavorare con poca luce)
Nitidezza elevata anche a diaframmi aperti
Minima distorsione
Costruzione robusta e sigillata
Compatibilità con modifiche spaziali (lubrificanti speciali, riduzione di parti in plastica, ecc.)
Da oltre mezzo secolo Nikon è sinonimo di affidabilità nello spazio. La lunga tradizione che va dalla Nikon F di Apollo 15 fino alla Z9 attuale dimostra una continuità tecnica impressionante. Mentre le fotocamere si sono evolute dal film al digitale fino al mirrorless, gli obiettivi Nikkor hanno continuato a essere lo strumento principale con cui gli astronauti raccontano il nostro pianeta e l’esperienza umana nello spazio.
Oggi, con la Z9 e il progetto HULC per le missioni Artemis, Nikon si prepara a documentare anche il ritorno dell’uomo sulla Luna.
HULC – Handheld Universal Lunar Camera: il futuro di Nikon sulla LunaLa HULC (Handheld Universal Lunar Camera) rappresenta il progetto più ambizioso e recente della lunga collaborazione tra Nikon e NASA.

un prototipo della Nikon Z9 Hulc in mano ad un astronauta in addestramento
Si tratta della prima fotocamera mirrorless portatile che gli astronauti useranno sulla superficie lunare durante le missioni Artemis.
Annuncio e base tecnica
Nel febbraio/marzo 2024, Nikon e NASA hanno firmato un Space Act Agreement per lo sviluppo della HULC.

La fotocamera è basata sulla Nikon Z9, il modello flagship mirrorless full-frame di Nikon (45,7 MP con sensore stacked retroilluminato).
È la prima volta che una mirrorless verrà usata come fotocamera portatile sulla Luna, un grande salto tecnologico rispetto alle Hasselblad a pellicola dell’epoca Apollo.

Perché proprio la Z9 ?
NASA ha scelto la Z9 per diversi motivi strategici:
Prestazioni eccezionali in condizioni di scarsa illuminazione (fondamentale sulla Luna, dove l’alternanza giorno/notte è estrema).
Sensore stacked con lettura rapidissima → minima distorsione rolling shutter.
Robusta costruzione professionale e sigillature avanzate.
Capacità video elevate (fino a 8K), utili per documentare le missioni.
Affidabilità già dimostrata: Nikon ha già inviato diverse Z9 sulla ISS nel 2024.
Modifiche specifiche per l’ambiente lunare
La HULC non è una Z9 stock, ma una versione profondamente modificata:
Coperta termica NASA (thermal blanket) per proteggere da temperature estreme (−173°C di notte, +127°C di giorno) e dalla polvere lunare (regolith).
Impugnatura personalizzata con pulsanti ingranditi e modificati per essere usati con i guanti spessi delle tute lunari (EVA).
Componenti elettronici modificati per resistere alle radiazioni solari intense (soprattutto fuori dalla magnetosfera terrestre).
Lubrificanti speciali, schermature aggiuntive e test termici/vuoto spinti.
Connessione 10-pin per il controllo con guanti.
Stato attuale (giugno 2026)
Una Z9 modificata è stata portata a bordo della missione Artemis II (2026) per test in ambiente di radiazione profonda e orbita lunare.
Questo servirà a raccogliere dati preziosi prima dello sbarco.
La HULC completa è destinata principalmente ad Artemis III (prevista per il 2027/2028) e alle missioni successive.
Astronauti come Zena Cardman e Drew Feustel hanno già testato prototipi durante simulazioni di moonwalk in Arizona e in altri siti analoghi (inclusa Lanzarote).
Obiettivi previsti
NASA userà una selezione di obiettivi Nikkor Z modificati, probabilmente tra cui:
24-70mm f/2.8 S
20mm o 24mm grandangolari
50mm e 85mm per ritratti e dettagli
Possibilmente teleobiettivi per riprese panoramiche della superficie.
Significato storico
Con la HULC, Nikon porta avanti una tradizione iniziata con la Nikon F su Apollo 15 nel 1971.
Dopo oltre 50 anni, passa dal film alle reflex digitali (D4/D5) fino alla mirrorless ad alte prestazioni.
Questa fotocamera permetterà agli astronauti di catturare immagini e video di qualità mai vista prima sulla Luna: paesaggi, attività geologiche, lavori sulla base lunare e momenti umani, tutto con una risoluzione e una facilità d’uso superiori.
La HULC non è solo uno strumento tecnico: è il mezzo con cui la prossima generazione di esploratori documenterà il ritorno dell’umanità sulla Luna per il mondo intero.
Nel 2026, Nikon NX Studio continua a essere uno dei software più sottovalutati e ingiustamente criticati nel mondo della post-produzione.
Sui forum, nei gruppi Facebook e su Reddit si leggono ancora commenti come “lento”, “brutto”, “limitato” o “ormai morto”.
Eppure, per la stragrande maggioranza dei fotografi Nikon – sia hobbisti che professionisti – NX Studio non solo è più che sufficiente, ma in moltissimi aspetti offre una qualità di resa che Adobe Camera Raw e Lightroom faticano a eguagliare.
Non è un sostituto totale di Photoshop. Non vuole esserlo. È però un elaboratore RAW nativo eccellente, gratuito, senza abbonamenti, continuamente aggiornato e progettato specificamente per i file NEF.
Questo articolo entra nel profondo di tutte le sue funzionalità, con esempi concreti, per dimostrare perché vale la pena dargli una chance seria.
1. Il vantaggio insuperabile: la resa nativa dei file NEF
Questo è il cuore di tutto. NX Studio non deve indovinare o fare il reverse-engineering dei RAW Nikon : lo legge con gli stessi algoritmi sviluppati internamente da Nikon per le sue fotocamere.
Cosa significa nella pratica quotidiana:
Colori: Toni di pelle più naturali, verdi della vegetazione più realistici, cieli più convincenti, neri più profondi e rossi più ricchi. Le foto elaborate in NX Studio “escono come le vedevano nel mirino EVF o sul display della Z8/Z9/Z6III”.
Dynamic Range: Recupero delle ombre e delle alte luci spesso superiore grazie all’integrazione perfetta con Active D-Lighting.
Nitidezza e micro-contrasto: La resa dei dettagli è più “fotografica” e organica, senza quell’effetto artificiale o plastico che talvolta appare con i profili Adobe.
Fedeltà assoluta ai Picture Control: Puoi applicare, modificare e salvare esattamente gli stessi Picture Control usati in macchina (inclusi i Custom e il Flexible Color), mantenendo una coerenza perfetta tra scatto e post-produzione.
Ne sono prova le decine di pellicole che abbiamo creato noi di Nikonland.it, compatibili solo con le nostre Nikon Z e che solo Nikon NX Studio onora in toto :
Chi passa da Lightroom a NX Studio spesso fa un’esperienza simile: “Finalmente le mie foto Nikon sembrano Nikon”.

2. Regolazioni globali: complete e di altissimo livello
Esposizione e Tonalità
NX Studio mette a disposizione tutti gli strumenti adatti ad ogni tipo di correzione con un approccio molto semplice.
Lo strumento Active D-Lighting (con livelli fino a Extra High) resta uno dei più potenti per gestire scene contrastate in modo naturale, senza halos o artefatti.

Bilanciamento del Bianco

Uno dei migliori in assoluto: regolazione precisa in Kelvin + Tinta, contagocce estremamente accurato e funzione “Copia WB da un’altra foto” con un click.
Molto più prevedibile e intuitivo di Lightroom per chi scatta con WB manuale o preset in camera.

Regolazioni Colore – LCH (Luminosità, Saturazione, Tonalità)

Uno dei punti di forza storici di Nikon.
Permette di controllare:
luminosità di un colore senza alterarne la saturazione.
saturazione selettiva e “pulita”, molto più raffinata del semplice slider Saturation.
spostamento della tinta (perfetto per correggere verdi troppo gialli nei paesaggi o cieli troppo ciano).
Queste regolazioni si applicano globalmente o si combinano con i Control Points per interventi chirurgici.
Rimuovi Foschia e Grana (aggiunti nelle ultime versioni)
il primo è efficace su nebbia, foschia, fumo o contrasto atmosferico.
il secondo offre una grana naturale regolabile in intensità, dimensione e intensità, coerente con quello impostato anche in macchina (per la sola Nikon Zf al momento).
Ideale per chi ama un look analogico o vuole mascherare il rumore digitale alto ISO.

3. Color Control Points: il vero gioiello di NX Studio
Questo strumento, ereditato e raffinato da Capture NX, è probabilmente la ragione principale per cui molti fotografi tornano (o restano) su NX Studio.
Come funziona nella pratica (step-by-step):
Selezioni lo strumento Color Control Point.
Clicchi su un punto dell’immagine (es. un fiore rosso, l’occhio di un soggetto, una zona d’ombra sul viso, un muro colorato).
NX Studio analizza intelligentemente il colore, la luminosità e la texture del punto.
Appare un cerchio di influenza con slider: Size (raggio), Luminosità, Contrasto, Saturazione, Tonalità, Rosso, Verde, Blu.
Puoi posizionare decine di Control Points sulla stessa immagine. Ogni punto agisce in modo parametrico e intelligente, non come una semplice selezione circolare.
Esempi concreti di utilizzo:
Paesaggio: Aumenti la saturazione e il contrasto degli alberi in primo piano senza toccare il cielo. Schiarisci le montagne lontane per dare profondità. Correggi un prato troppo giallo senza influenzare il resto.
Ritratto: Schiarisci solo gli occhi o i denti. Addolcisci la pelle in zone specifiche mantenendo texture. Ravvivi le labbra o correggi arrossamenti localizzati.
Wildlife/Natura: Separi il soggetto dallo sfondo aumentando contrasto e saturazione solo sull’animale. Correggi riflessi colorati indesiderati.
Street/Reportage: Correggi il colore di un cartello o di un muro senza alterare i toni della pelle delle persone. Schiarisci zone in ombra selettivamente.
Architettura: Bilanci luci artificiali diverse all’interno di uno stesso ambiente.
Molti fotografi affermano di riuscire a completare l’80-85% dei ritocchi locali solo con i Color Control Points, in modo non distruttivo e molto più rapido rispetto a maschere e pennelli in Photoshop.

funzionalità uniche nella gestione di tutti i parametri delle nostre Nikon come impostati in macchina, compresi i Picture Control di ultima generazione che Adobe non vede.
4. Strumenti di dettaglio, pulizia e correzioni
Nitidezza: Amount, Radius e Threshold precisi. Combinato con il micro-contrasto nativo Nikon dà risultati molto piacevoli.
Riduzione Rumore: Eccellente sui file ad alto ISO delle Z-series (ma non a livello delle correzioni con AI).
Pennello di correzione automatica : Rimuove polvere, graffi, piccoli oggetti o rami in modo sorprendentemente efficace per uno strumento integrato.
Correzione Obiettivi : Correzione automatica e manuale di distorsione, vignettatura, aberrazioni cromatiche e diffraction. Molto precisa perché nativa.
Controllo Prospettiva e Controllo Distorsione: Strumenti dedicati potenti per architettura e paesaggi.
Merge to HDR e Pixel Shift: Gestione eccellente delle sequenze multi-scatto Nikon (funzionalità che Lightroom non ha nativamente).
5. Batch Processing, organizzazione e workflow
NX Studio permette un Batch Processing solido:
Conversione di centinaia o migliaia di NEF in JPEG o TIFF 16-bit
Applicazione simultanea di Picture Control, preset o regolazioni
Rinomina, ridimensionamento, compressione
Elaborazione in background
Non è il più veloce su cataloghi enormi (decine di migliaia di foto), ma per la stragrande maggioranza degli utenti (anche chi scatta 500-2000 foto al giorno) è più che adeguato. L’interfaccia è pensata per chi viene dal mondo Nikon e diventa molto fluida dopo i primi giorni di utilizzo.
6. Il workflow ideale per il fotografo Nikon nel 2026
Il flusso più razionale e qualitativo è:
Importazione e selezione → NX Studio
Sviluppo RAW completo (esposizione, Active D-Lighting, LCH, Color Control Points, sharpening, noise reduction)
Esportazione come TIFF 16-bit senza compressione
Photoshop solo per :
Mascheratura AI complessa (soggetti intricati, capelli, pelo e piumaggi)
Ritocco pesante
Compositing e fotomontaggi
Lavoro grafico o impaginazione
In questo modo ottieni il massimo della fedeltà colore Nikon + la potenza chirurgica di Photoshop solo dove serve davvero.
7. Pixel Shift
Nikon NX Studio è l'unico software esistente che permette di elaborare i file scattati durante le procedure di Pixel Shift delle nostre Nikon Z di ultima generazione.
Photoshop e Lightroom non possono.

8. Limitazioni reali
NX Studio non è perfetto:
Mascheratura AI avanzata assente o limitata
Manca un vero sistema di catalogazione come Lightroom
Prestazioni su cataloghi giganteschi non eccelse
Interfaccia datata in alcuni punti
Ma queste mancanze riguardano soprattutto utenti heavy o chi fa ritocco estremo/professionale.
Conclusione
Nikon NX Studio nel 2026 non è una schifezza. È un software gratuito, maturo, tecnicamente eccellente nel suo ambito : l’elaborazione fedele e di alta qualità dei file Nikon.
Offre una resa colore nativa imbattibile, strumenti unici come i Color Control Points e LCH, aggiornamenti regolari e zero costi di abbonamento.
Per il fotografo medio e avanzato che lavora principalmente con corpi Nikon e cerca risultati naturali, coerenti e veloci, NX Studio è spesso la scelta più intelligente.
Photoshop resta lo strumento di fascia alta per le lavorazioni sofisticate, ma non è obbligatorio per la routine quotidiana.
Questo nuovo Viltrox serie EVO è il mio "standard" su Nikon Zf e Zr.
Basterebbe questo ad esaurire il senso dell'articolo (naturalmente no !) tanto ne sono convinto e soddisfatto.
Anzi, credo che sia uno dei migliori Viltrox sinora presentati dal dinamico marchi cinese, sebbene gli obiettivi in catalogo per Nikon Z si contino a decine.
A prescindere dalla linea.
Si, i PRO sono più prestanti ma sono anche molto pesanti, grossi, impegnativi.
Sui LAB mi sono già pronunciato, secondo me non c'è un divario trascendentale tra gli attuali LAB e i PRO.
Mentre i nuovi EVO vantano il miglior rapporto prezzo/prestazioni, costano il giusto, pesano il giusto.
Hanno già l'anello del diaframma che io mi sono riabituato ad usare e che adesso mi manca negli obiettivi Nikon.
E poi, consentitemi la chiosa, 55mm non è 50mm. Per il mio genere d'elezione, ritratto e ritratto ambientato in particolare con questo obiettivo, 55mm non è 50mm.
A 55 la distorsione si fa vedere meno. 50mm è meno indulgente sul soggetto.
Meglio sarebbe 56 o 58.
Ma 55mm ha una tradizione anche in casa Nikon (io ho il mitico 55mm f/1.2 Pre-AI, primo superluminoso per reflex) per non tacere della citata Zeiss che ha presentato in passato obiettivi in questa focale che sono diventati, a torto o a ragione, leggendari.
Zeiss ha sempre vantato una forte resistenza alle aberrazioni cromatiche.
Che è dove si è andata a situare anche Viltrox con questi EVO denominati anche APOCROMATICI per la virtuale assenza di aberrazioni cromatiche sia laterali che longitudinali.



qui su Zf è bellissimo ma anche su Zr sta benissimo, formando complessi maneggevoli oltre che prestazionali.


io ho già fatto migliaia di foto con queste due macchine e questo obiettivo.
E difficilmente penso che lo sostituirò, avendo definitivamente sostituito sia i Nikkor Z f/1.8 che i due f/1.4

i miei due Viltrox EVO, 55mm f/1.8 e 85mm f/2, sempre più spesso compagni di merende che facilmente in futuro verranno accompagnati anche da 35/1.8 APO e 26/2.8

il barilotto è identico, a beneficio di impronta (ma anche di peso su Gimbal che non richiede la calibrazione quando si cambia ottica : non è un mio problema ma lo capisco).
Cambiano i paraluce.
Giusto un accenno alle caratteristiche tecniche, ricavate dal sito Viltrox

lo schema ottico che contiene vetri speciali Hoya e l'MTF, esemplare

78mm di lunghezza, 390 grammi circa, passo filtro da 58mm.
Dell'anello di controllo dei diaframmi abbiamo già parlato, è possibile azionarlo sentendo o meno il click, tramite un selettore.
Esiste poi l'interruttore AF/MF e un tasto funzione programmabile dal menù della nostra Nikon Z.
L'obiettivo è pienamente compatibile con tutti i nostri sistemi, viene rilevato dai software di sviluppo con i parametri di correzione, in AF va che è una bellezza, pur avendo solo un motore passo-passo e non i motori lineari che Viltrox limita a serie PRO e LAB.


l'attacco USB-C con cui aggiornare il firmware quando Viltrox rilascia update di compatibilità o di miglioramento delle prestazioni.
Si usa tramite una comoda APP desktop che si incarica di pescare il firmware nuovo - se esiste - e di installarlo per noi.

evidenziati sull'anello filtri tutti i parametri dell'obiettivo, nome, cognome, passo filtri e il fatto non trascurabile di essere full-frame ...
Qualcuno ha detto APO ?
Ebbene, confermo che per trovare tracce di aberrazioni cromatiche bisogna crearle ...






Ma questo è un obiettivo umanista, fatto per fotografare non per stare in laboratorio !






specie quando coadiuvato dalle nostre "pellicole"

















Le caratteristiche credo che si intuiscano da questi scatti, nessuno dei quali elaborato, pura resa ottica (e dei nostri picture control).
Nei commenti poi aggiungerò altre foto di ritratto riprese per lo più con la Zr.
In conclusione ritengo questo obiettivo una eccellente scelta, ad un prezzo interessante (ma come sempre suscettibile di sconti) privo di difetti ottici (non saprei sul flare, io lo evito ...), nitido ma soprattutto facile da usare per ottenere risultati perfetti già come scattati.
Chi ama la postproduzione potrà farsi andare bene qualsiasi cosa, no ?


Che cavolo stai dicendo Willis ? (dice il mio Boris).
Dopo l'articolo sulle eccellenze, pubblicato qualche giorno fa, del sistema Nikon Z, ecco puntuale, secondo il nostro stile, una analisi critica delle sue manchevolezze.
Le ombre del sistema Nikon Z nel 2026: un’analisi oggettiva delle sue incompletezze
Nel 2026 il sistema Nikon Z è tecnicamente maturo sotto molti punti di vista, ma presenta lacune importanti che ne limitano la completezza e lo rendono più costoso e frustrante di quanto dovrebbe essere.
Questo articolo esamina il sistema in assoluto, come se fosse l’unico mirrorless sul mercato, senza confronti con la concorrenza.
1. Il parco ottiche: incompletezza cronica e costi elevati
Nikon ha prodotto ottiche Nikkor Z di altissima qualità, ma dopo quasi otto anni dal lancio del sistema il catalogo resta visibilmente incompleto, soprattutto nelle focali più richieste.
Superwide: Nikon non ha mai commercializzato nella sua storia un 16-35mm f/2.8 dedicato ai professionisti (né in F-mount né in Z-mount). Il fotografo deve accontentarsi del 14-24mm f/2.8 S (molto costoso e difficile da usare con filtri) o del 17-28mm f/2.8, che ha un range più limitato.
Teleobiettivi pro: manca ancora un 300mm f/2.8 nativo Z. Il 500mm sembra dimenticato. Anche un 70-200mm f/4 nativo non esiste, così come varie soluzioni intermedie leggere e versatili.
Altre lacune: primi luminosi classici in certe focali (es. 28mm f/1.8 ma i wide in generale sono stati dimenticati), macro zoom, tilt-shift aggiornati e supertele leggeri.
Queste mancanze obbligano il nikonista a tre strade, tutte costose:
Acquistare ottiche native S-Line a prezzi premium
Aspettare annunci futuri (con tempi incerti)
Ricorrere al vecchio parco F-mount + adattatore FTZ
Rispetto all’era reflex, dove il sistema F aveva un parco ottiche vastissimo e maturo dopo decenni, il passaggio a Z ha significato per molti una regressione nella disponibilità, pagata a caro prezzo.
2. I costi: più alti del necessario e dipendenza dalle terze parti
Le ottiche Nikkor Z mantengono prezzi elevati tipici Nikon, spesso paragonabili o superiori a quelli delle reflex di qualche anno fa.
Costruire un corredo completo full-frame diventa un investimento importante, soprattutto a causa delle lacune che costringono a scegliere solo il top di gamma.
Senza i produttori terzi il sistema sarebbe ancora più caro e limitato:
Viltrox ha portato obiettivi economici ma di buona qualità, soprattutto quelli con anello di diaframma manuale, perfetti per corpi come Zf e Z fc. Senza Viltrox mancherebbero quasi del tutto soluzioni abbordabili e performanti per chi non vuole spendere solo su ottiche native.
Tamron riempie buchi importanti con zoom versatili, compatti e dal prezzo accessibile (es. 35-150mm, 70-180mm, 16-30mm f/2.8).
La diatriba legale tra Nikon e Viltrox (causa per violazione brevetti Z-mount) e il sostanziale blocco a Sigma (che ancora non produce obiettivi nativi Z) rischiano di impoverire ulteriormente l’offerta di terze parti. Se Nikon limiterà troppo le licenze, il parco ottiche diventerà ancora più costoso e dipendente esclusivamente dalle ottiche proprie.
3. Accessori: un ecosistema incompleto
Nikon non ha presentato flash di nuova generazione di rilievo. L’SB-5000 resta il riferimento, ma ha diversi anni sulle spalle. Il risultato è che il nikonista serio è praticamente obbligato a rivolgersi a Godox per avere flash moderni, con batterie al litio performanti e un sistema wireless completo.
Anche in questo caso, una necessità basilare della fotografia viene soddisfatta principalmente da marchi esterni.
4. Le fotocamere APS-C (DX): un ecosistema zoppo
La linea DX è uno dei punti più deboli del sistema Z:
Pochi corpi aggiornati, spesso basati su tecnologie datate.
Parco ottiche DX quasi inesistente: solo pochi zoom kit e rari fissi. Il fotografo APS-C è costretto a montare ottiche FX pesanti e costose, vanificando il vantaggio di compattezza.
Limitazioni tecniche diffuse: VR assente, batterie rachitiche, mirini e AF non al top, sensori da 20MP invecchiati, video con compromessi.
L’APS-C Z esiste, ma sembra un sistema di seconda fascia piuttosto che una linea parallela matura e convincente.
5. Altri limiti strutturali
Ergonomia discutibile su alcuni corpi (grip della Zf, assenza di joystick su modelli entry-level).
Video con limiti di surriscaldamento, rolling shutter o buffer su corpi non flagship.
Batterie e autonomia non sempre all’altezza dell’uso intensivo.
Dipendenza dal full-frame: poche combinazioni veramente compatte e leggere.
Conclusione
Nel 2026 Nikon Z offre qualità eccellente dove il corredo è completo, ma resta un sistema incompleto e costoso.
Il parco ottiche ha buchi importanti (soprattutto superwide, certi tele e soluzioni intermedie), i prezzi sono elevati, e per avere versatilità e convenienza il fotografo deve dipendere pesantemente da Viltrox, Tamron e Godox.
Rispetto all’era reflex — dove il sistema F-mount era vasto, rodato e con più opzioni di prezzo — il passaggio a Z ha comportato per molti un aumento dei costi, dei compromessi e delle attese.
È un sistema ottimo per chi può permettersi solo il top di gamma e le focali già coperte, ma risulta frustrante per chi cerca completezza, leggerezza APS-C o soluzioni trasversali senza spendere fortune.
Scegliere Nikon Z oggi significa accettare che non sia ancora un sistema universale, ma un ecosistema premium con diverse zone d’ombra.
Aggiungiamo che molti nikonisti fedeli si aspettavano, dopo il lancio del sistema Z, un’accelerazione decisa: roadmap aggressive, copertura rapida delle lacune storiche e innovazione continua. Invece, nel 2026 il feeling diffuso è di immobilismo relativo.
La roadmap ufficiale non viene aggiornata mentre era un punto di riferimento per sapere cosa aspettarsi.
Annunci importanti (come refresh di zoom o nuovi supertele) arrivano con ritmi più lenti di quanto molti si aspettassero da un’azienda con la storia di Nikon.
I nikonisti che sono passati dal F-mount al Z dopo decenni di fedeltà si trovano ancora oggi a dover aspettare lenti “classiche” che davano per scontate nel vecchio sistema.
Questa percezione di lentezza genera delusione: chi ha investito nel sistema si aspettava un ecosistema che si completasse velocemente, non un percorso fatto di attese prolungate e annunci diluiti nel tempo.
Un altro elemento che sta generando crescente fastidio tra molti fotografi storici è l’enfasi sempre più marcata di Nikon sul mondo video, cinema e Hollywood.
L’acquisizione di RED e il forte orientamento verso produzioni cinematografiche e soluzioni ibride di alto livello sembrano indicare una chiara strategia di conquista di nuovi bacini di utenza (registi, videomaker professionisti, grandi produzioni).
Tuttavia, questa spinta appare a molti come uno spostamento di priorità che rischia di lasciare in secondo piano il fotografo “tradizionale” – quello che usa il sistema principalmente per fotografia still, reportage, paesaggio, ritratto o wildlife.
Il risultato percepito è che Nikon stia investendo risorse significative per rincorrere mercati potenzialmente più redditizi, mentre le esigenze concrete del proprio zoccolo duro di nikonisti vengono soddisfatte con ritmi più lenti e con un catalogo ottiche che resta incompleto.
Perché Scegliere Nikon Z Oggi ?
In estrema sintesi : Ergonomia, Ottiche Uniche e un Ecosistema che Rispetta il Fotografo
Nel 2026 il mercato mirrorless full-frame è maturo e competitivo.
Sony eccelle in autofocus e offerta di obiettivi da terze parti, Canon, per certi palati, nei colori OOC e Fujifilm nel fascino retro delle simulazioni pellicola (ma solo in jpg).
Eppure Nikon Z si distingue per un pacchetto completo : corpi ergonomici eccellenti, una gamma di obiettivi Nikkor Z spesso superiori per resa ottica e unicità, il software NX Studio profondamente integrato e strumenti creativi come i Flexible Picture Control.
Questo articolo spiega perché molti fotografi seri dovrebbero considerare seriamente il passaggio (o l’adozione) di Nikon Z, con focus particolare su lenti e workflow.

la line up full frame attuale di Nikon (mancano Z6 II e Z7 II ancora a listino ma sostanzialmente in esaurimento)
1. I Corpi Nikon Z: Ergonomia e Affidabilità Pro
Le Nikon Z (Z6 III, Z8, Z9, Zf) ereditano l’esperienza reflex e offrono impugnature profonde, bilanciamento superiore con lenti pesanti e controlli intuitivi.
Molti professionisti le preferiscono a Sony A7 per sessioni prolungate, grazie ai mirini di alta qualità e organizzazione dei comandi tipicamente “alla Nikon”, di quelle che ti vengono naturali.
La Z8 resta la scelta ideale per molti ed idealmente supera anche la Sony a1 che sarebbe di una categoria di prezzo superiore : 45MP stacked , AF eccellente, buffer enorme e costruzione pro a un prezzo accessibile (con gli attuali sconti)
La Z6 III è perfetta per un uso ibrido foto/video, come la sua alter ego dedicata al video Zr.

La Z9, anche a distanza di 5 anni dal primo vagito, resta probabilmente la migliore ammiraglia mirrorless disponibile sul mercato.
Battery-grip integrato, costruzione ereditata dalle mitiche ammiraglie Nikon D, batteria eterna, esente da surriscaldamenti, impuntature, cedimento, buffer inesauribile, a prova di Alaska e di deserto del Gobi.
La Nikon Z5 II è una macchina di accesso ma molto competente e capace le cui prestazioni spesso i competitor offrono a prezzo più elevato.
Confronto rapido:
Sony: Più compatte, ma impugnature meno adatti per mani grandi o uso intensivo e menu meno intuitivi
Canon: Comode, ma Nikon spesso vince su ergonomia con tele pesanti.
Fujifilm: Fantastica per stile e JPEG, ma rimane prevalentemente un sistema APS-C (X-series).
Chi cerca maggiori prestazioni, high-ISO e separazione soggetto deve guardare altrove. La GFX è medio formato, ma più di nicchia ed estremamente costosa, specie lato obiettivi. In più ha capacità di autofocus e di raffica cedenti rispetto a Nikon, Sony e Canon.
Nikon eccelle in robustezza e affidabilità leggendaria provate su campi di calcio e di battaglia di tutto il mondo.

e non dimentichiamo la bella Nikon Zr, macchina che apre un ponte con il video cinematografico di RED DIGITAL ma che io sto usando con grande soddisfazione per la fotografia d'autore
2. Gli Obiettivi Nikkor Z: Il Vero Motivo per Scegliere Nikon
L'attacco Nikon Z (55mm di diametro, il tiraggio più corto del mercato) permette design ottici superiori e anche la possibilità di montare obiettivi pensati per ogni altro sistema (tramite adattatore).

Qui Nikon brilla davvero con soluzioni uniche che i competitor non offrono.
I Phase Fresnel (PF) – Leggerezza e Portabilità Eccezionali

Nikon usa elementi Phase Fresnel per superteleobiettivi che riducono drasticamente peso e ingombro senza sacrificare troppo la qualità.

Z 800mm f/6.3 VR S PF: Leggerissimo per un 800mm (circa 2,2 kg), nitido, con VR eccellente. Ideale per wildlife a mano libera.
Z 600mm f/6.3 VR S PF: Ancora più maneggevole, perfetto per chi vuole un compromesso tra lunghezza focale e portabilità.
Un 600mm che pesa come un 70-200/2.8 non ce l'ha nessuno.
Questi PF combinano elementi Fresnel con vetro tradizionale per correggere aberrazioni cromatiche e ghosting, mantenendo lenti trasportabili in zaino o a mano per ore.
Sony e Canon hanno tele leggeri, ma nessuno eguaglia la combinazione focale/peso dei PF Nikon.


i due Phase Fresnel, 800/6.3 e 600/6.3 sono unici per design e caratteristiche, ma soprattutto hanno liberato i fotografi da treppiedi pesanti e anche monopiedi, rendendo facile usarli anche per ore a mano libera
Teleobiettivi con Teleconverter Integrato

Un’altra esclusiva pratica:
Z 400mm f/2.8 TC VR S e Z 600mm f/4 TC VR S: Hanno un TC 1.4x integrato (switch a pulsante).
Passi istantaneamente da 400mm f/2.8 a 560mm f/4 o da 600mm f/4 a 840mm f/5.6 senza smontare nulla, senza perdita di qualità significativa e mantenendo la protezione dalle intemperie in ambienti ostili. Nessuno dei competitor offre questa flessibilità in un singolo obiettivo premium.
Queste soluzioni rendono Nikon dominante nel wildlife e sport: puoi avere capacità estreme senza portare più lenti o convertitori esterni che degradano AF o esposizione.

il meraviglioso Nikkor Z 600/4 TC sostituisce di fatto anche il vecchio 800/5.6 delle reflex, senza necessità di usare un teleconverter aggiuntivo : un valore unico quando si usa con i guanti, magari in una giornata piovosa, nevosa o con il vento, senza rischi e con un semplice click

I Nikkor 400/2.8 sono tutti stati leggendari, il nuovo 400/2.8 TC integra il teleconverter e si permette di pesare ancora meno del precedente già alleggerito nel design e nella costruzione. Il mito dei campi di calcio in notturna

Il Trio f/1.2 S – Luminosità Estrema e Rendering Unico

Nikon offre un set completo di prime f/1.2 S-line di altissima qualità: 50mm f/1.2 S, 85mm f/1.2 S e 35/1.2 S. Né Sony né Canon propongono un trio nativo f/1.2 così coerente nel sistema full-frame mirrorless. Queste lenti consegnano bokeh cremoso, micro-contrasto elevato, resa tridimensionale e controllo delle aberrazioni eccellente, grazie al mount Z ampio. Sono pesanti perché sovradimensionati per dare il massimo delle prestazioni con una profondità di campo minima.
E non dimentichiamoci il mitico 135/1.8 S Plena, obiettivo a pieno titolo definibile come cinematografico.

i quattro moschettieri Nikon dedicati al ritratto : un set unico che nessun altro può vantare se non parzialmente
Altri obiettivi brillanti della lineup Z :
Fissi f/1.8 S (50, 85, 35mm ecc.): Nitidezza da bordo a bordo, bokeh naturale, prezzo accettabile anche se un pò grandi.
24-120mm f/4 S: Viaggio e versatilità eccellente.
105mm f/2.8 MC macro: Prestazioni top e con un rapporto prezzo/prestazioni probabilmente unico
Ma soprattutto
Zoom pro:
il 24-70mm f/2.8 S II è l'unico sul mercato che non si allunga con il cambio di focale, è compatto e di prestazioni eccellenti
il 70-200mm f/2.8 II (tra i migliori al mondo se non IL MIGLIORE AL MONDO) pesa meno di un chilo, un record ed ha un autofocus eccezionale
il 14-24mm f/2.8 S ha una distorsione minima in relazione alle focali in gioco

il nuovissimo Nikkor Z 70-200/2.8 S II a confronto con il modello precedente : lo zoom di questa categoria più efficiente, leggero, compatto e performante che ci sia al mondo
Confronti diretti:
Vs Sony: Più terze parti economiche, ma molti Nikkor Z superano i GM in uniformità campo, flare e rendering “organico” (meno clinico).
Vs Canon: RF eccellenti, ma Nikon vince spesso su soluzioni uniche come PF e TC integrati.
Vs Fujifilm: Lenti XF fantastiche per carattere (soprattutto con film simulations), ma su sensore APS-C perdono in separazione soggetto.
Fuji eccelle in stile compatto, Nikon in performance assoluta full-frame.
I Nikkor Z sono weather-sealed, hanno anello di controllo personalizzabili e ottimizzati per VR corpo-ottica.
Risultato : file con colori tridimensionali, micro-contrasto elevato e minima post-produzione.

Non è l'obiettivo di cui ti innamori ma parlando di soluzioni uniche, nessuno offre un buon super-zoom valido per tutto con una estensione come il Nikkor Z 28-400/4-8.
3. NX Studio e Flexible Picture Control: Workflow Integrato
NX Studio è gratuito, leggero e l’estensione naturale della fotocamera.
Supporta elaborazione raw fedele alla resa dei colori Nikon e i Flexible Picture Control (migliorati su Z6 III/Z8/Z9): si regolano tonalità, saturazione, luminosità per singoli colori, luci, ombre e toni medi.
Crei la ricetta in NX Studio, la salvi come Custom Picture Control e la carichi in-camera per JPEG o raw. Perfetto per look consistenti (pelle naturale nei ritratti, paesaggi vibranti, street personale).
Il workflow è più “what you see is what you get” rispetto a Lightroom + profili generici di altri sistemi.
Vs competitor:
Sony → Editing potente ma meno integrazione nativa.
Canon → DPP buono, ma meno flessibile.
Fujifilm → Film Simulations magiche per JPEG APS-C, ma Nikon offre più controllo raw full-frame.


Nikon NX Studio viene spesso ingiustamente trascurato, eppure è un sistema completo, in grado di trattare i file NEF nativi Nikon come nessun altro onorando ogni regolazione che abbiamo fatto in macchina. E i nuovi Picture Control Flexible ci hanno concesso di replicare le più classiche pellicole potendole ritrovare a mirino e poi sul computer nativamente.
Una possibilità che nessun altro produttore permette.
4. Colori Nikon: Naturali e Tridimensionali
Toni pelle realistici, verdi credibili, transizioni graduali e tridimensionalità. Migliorata con bilanciamento del bianco leggendario sui modelli recenti. I Flexible Picture Control amplificano questo vantaggio creativo.
Confronti:
Canon: toni della pelle bellissimi ma spesso “troppo ammiccanti”.
Sony: Migliorati nel tempo, ma spesso richiedono più correzione in post-produzione
Fuji: Carattere filmico unico su APS-C, ma non in raw (scontano ancora la matrice non Bayer)
5. Altri Vantaggi Pratici
Gamma dinamica : Base ISO 64 su Z7/Z8/Z9 → migliore per paesaggi e lunghe esposizioni.
AF/Tracking: EXPEED 7 sui modelli top è di livello professionale per action/wildlife (Sony é ancora superiore in certi scenari ultra-veloci ma si tratta all'atto pratico di sfumature).
Video: Z6 III/Z8/Z9 ottimi corpi ibridi senza limiti evidenti se non in condizioni estreme
Longevità: Mount Z a prova di futuro, aggiornamenti firmware, valore residuo alto degli obiettivi in caso di rivendita.

6. Garanzia
ci sono 6 anni di garanzia sui prodotti di distribuzione ufficiale italiana
Svantaggi, una valutazione onesta :
Meno offerta di obiettivi di terze parti low-cost di Sony ma la situazione si sta equilibrando;
lineup APS-C sottotono rispetto agli altri sistemi;
prezzo premium su certi tele esotici.
Conclusione: Nikon Z per Fotografi che Vogliono Strumenti Unici e Gratificanti
Scegliere Nikon Z significa investire in un sistema dove gli obiettivi Nikkor Z fanno la differenza reale:

PF per tele leggeri impossibili da trovare altrove, TC integrati per flessibilità pro, trio f/1.2 per bokeh e resa premium che Sony e Canon non replicano completamente nello stesso modo.

Aggiungi ergonomia superiore, NX Studio + Flexible Picture Control per creatività senza vincoli, e una resa dei colori naturale e senza forzature fanfarone.

Insomma, se cerchi ottiche uniche, performance full-frame consistenti e gioia d’uso quotidiana, Nikon Z é la soluzione ideale.


E non dimentichiamoci che la più bella mirrorless sul mercato è la Nikon Zf, sia nella versione nera che silver.
E' un successo mondiale, un evergreen e un instant classic che richiama per estetica e funzionalità le più belle reflex manuali a pellicola della storia Nikon.
Nessun altro ha una fotocamera così !

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