Skip to content
View in the app

A better way to browse. Learn more.

Nikonland.it

A full-screen app on your home screen with push notifications, badges and more.

To install this app on iOS and iPadOS
  1. Tap the Share icon in Safari
  2. Scroll the menu and tap Add to Home Screen.
  3. Tap Add in the top-right corner.
To install this app on Android
  1. Tap the 3-dot menu (⋮) in the top-right corner of the browser.
  2. Tap Add to Home screen or Install app.
  3. Confirm by tapping Install.
Nikon AF-S Nikkor 300mm f/4E PF ED VR     
Non sono molti gli obiettivi Nikon cui quest'anno ho potuto dedicare un articolo, meno che mai le novita', nonostante l'archivio 2015 Nikonland abbia superato il record di piu' di trenta recensioni su obiettivi di varie Case :
certamente pero' oltre al test su strada del 20/1,8 AFS di inizio anno, mi sarebbe mancato di non poter provare questo teleobiettivo rivoluzionario (per il mercato intero) che si definisce da se' con la chilometrica sfilza delle sigle che lo contraddistinguono
 

 
A darmene modo ci ha pensato, al solito, il mio amico Mauro Maratta che per poco piu' un mese, dalla fine di settembre all'inizio di novembre, ha fatto si che lo avessi a disposizione per maturare un pensiero in proposito.
Per quanto gia' da lui ben messo in risalto nel suo test in agosto, specificamente in senso tecnico, rimando appunto a quel suo articolo, mentre qui vorrei spendere qualche parola in piu' sulle velleita' di questo peso piuma fra i 300mm in relazione alla sua duttilita',  la dote che, a mio avviso, meglio lo caratterizza in sintesi.
 
Cominciamo subito a dire che tra quella selva di sigle della foto commerciale qui sopra, per prima campeggia quella FX a definire il formato dell'obiettivo: che poi sia questa la prima delle caratteristiche a potersi piegare al servizio delle opportunita' che cerchi il fotografo, grazie all'elevata densita' di pixel nei sensori FX di attuale generazione, per la quale facilmente, riducendosi al formato DX darebbe modo di utilizzare questo tele con un angolo di visione di un 450mm f/4 senza bisogno di alcun moltiplicatore
 
(cosi' come utilizzandolo direttamente su di una reflex DX di gamma alta, proprio come suggerito da Mauro nel suo articolo)

 
Poi, certo, quella sigla PF = Phase Fresnel (lens), che identifica nell'elemento ottico (colorato in verde nello schema) la rivoluzionaria idea che definisce questo e pochissimi altri progetti, (da poco anche Sigma al riguardo dichiara work in progress) nell'intento di compensare l'aberrazione cromatica che affliggerebbe quest'obiettivo in assenza di questa correzione ottica e che consente la costruzione corta e compatta che distingue, dagli altri pari focale, questo Nikon.
 
A seguire, la lettera E dopo il valore di apertura massima, a significare la presenza di quel diaframma elettromagnetico che fa abdicare finalmente da leveraggi e rimandi che aumentano pesi, tolleranze e costi di quegli obiettivi che non ne siano dotati.
 
Poi tutto cio' che ci si aspetta da una realizzazione moderna, come il coating alla fluorite ed i vetri speciali ED a bassa dispersione, il sistema di riduzione delle vibrazioni VR di seconda generazione,  il motore SWM in effetti ben efficiente nelle prove che ho effettuato, i nanocristalli, la struttura IF della messa a fuoco, cosicche' non cambino le dimensioni del barilotto alle piu' corte distanze di maf ed il trattamento SIC di ottimizzazione alle stesse distanze, da ultimo, ma non per ultimo, il peso realmente contenuto di soli 755 grammi.
 
Tutte ragioni di acquisto, nonostante un prezzo di vendita non esattamente invogliante.
In questo mese di utilizzo (ed in quest'altro di ...meditazione) dice il mio Lightroom che ho scattato 2500 fotogrammi col Nikon 300/4 PF  a soggetti dei piu' vari, derivandone in sostanza un'idea che mi ha accompagnato fino ad ora che ne scrivo:
quella di aver avuto a che fare con un raro esempio di obiettivo che non impone la sua personalita' ad ogni costo, ma che si piega alle impostazioni settate di volta in volta dal fotografo, riuscendo ad ottenere comunque un file gestibilissimo in post produzione.
 
Cerco di spiegare meglio la mia idea con le foto che me l'hanno suggerita:
 
qui siamo a Selinunte in una giornata nuvolosa e ricca di contrasti luminosi in cui, appena soltanto girandosi a destra o a sinistra questo 300mm riesce a dare risposte differenti
 
 
ad esigenze interpretative differenti   
 
 senza ausilio di post produzione
 
salvo che nella prima delle tre, in controluce indiretto, che ha necessitato di un lieve rafforzamento nel contrasto e di accentuazione nelle ombre...diversamente da come capiterebbe con un usuale inquadratura del genere.
 
 
Stesso... feeling a Segesta,

nel tardo pomeriggio di una giornata piovosa, dove dall'alto della collina che conserva il Teatro Elimo,
sia le gradinate  

sia il panorama sull'autostrada sottostante  fortemente desaturo,

necessitano di un ritocchino di cursore, sempre su contrasto e neri, piuttosto che ombre, per essere riportati (con facilita') al risultato richiesto

oppure di un delicato lampo di flash, 
 
per far risaltare il primo piano sullo sfondo
...e nulla di piu'
 
Invece, 
basta inserire in inquadratura, nelle stesse condizioni di luce, dei colori netti
 
 
 
o una luce piu' satura 
 
e le immagini possono tranquillamente transitare dalla scheda allo stampatore
 
Coerentemente con questa teoria, lontano da grigi e azzurri, condizionanti, non appena si transiti su tonalita' piu' inclini alle rapide variazioni di contrasto, come verdi e rossi, il risultato in termini di file "pronto e servito" e' ancora piu' chiaro
 

 

 

 
 
ritrovandosi a dover esercitare correzioni di postproduzione (mai eccessive), quando ci si ritrovi ad articolare su tinte piu' chiare ed omogenee,
 
 
 

 

 
 
Insomma,
un obiettivo con cui ragionare in termini cromatici del soggetto riveste una ragione particolare
 
 

 
 
e col quale nessun soggetto appare mai insignificante in termini di nitidezza, profondita' di campo e sfumatura dei colori
 

 


 
Per cosa si usa un teleobiettivo se non per avvicinare soggetti lontani e magari anche in rapido movimento?
 
 
 
congelandoli in una fase agonistica  
 
o conferendo loro dinamismo attraverso un leggero panning, che grazie al VR e alla leggerezza e compattezza sembra essere proprio l'arma vincente di questo 300mm nelle mani del giusto fotografo
 
 
(non certo nelle mie...   )

 
 
e definendoli nel controluce piu' ostico, risolvibile non solo per le qualita' del sensore, ma sopratutto per la definizione, non esasperata, ma determinante dell'elemento PF di questo Nikon
 

 
Dove la mia sensazione di aver a che fare con un obiettivo dalla natura differente da quella dei teleobiettivi fissi di alto livello (ai quali per categoria di prezzo almeno, questo 300mm si avvicina), e' stato proprio nelle foto scattate a mare:
 
sfruttando controluce e cromie dei soggetti nessuna difficolta (=nessuna necessita' di postprodurre) 
 
 

 

 
 
dove invece lo sfondo e' uniforme, le tonalita' di celeste, azzurro e blu si fondono ed il soggetto e' drammaticamente lontano (per un 300mm in FX), il discorso cambia e si deve rimetter mano al software, sempre su quel paio di parametri (mai o quasi clarity, solo contrasto e sottoesposizione sulle ombre)
 
 
 
 

 
 
 
(le ultime tre croppatissime...)
 

 Ancora un esempio,
giornata 1  (luce contrastata) niente pp
 

 

 

 

 

 

 


 
 


 stessa spiaggia, stesso soggetto,  giornata 2 (luce smorta) necessita' di postprodurre
 


 
 
 


 
 
lo stesso file:senza ritocchi
e con un pelo di contrasto e neri in piu'
 
 

 
 
Idee a parte, non ho fin qui profferito verbo sulle qualita' che si richiedono ad un teleobiettivo concepito di questo livello qualitativo e... di prezzo, ossia la velocita' del motore SWM durante una raffica di scatti, l'affidabilita' del suo VR, oltre alla sensazione di tridimensionalita' fornita dallo schiacciamento dei piani prospettici, che per un 300mm determina motivo di acquisto anche in caso di utilizzi difformi da quelli sportivo-naturalistici  
 
Ed in questo senso le doti di questo Nikon AFS 300/4 PF emergono di pari passo con la sua facilita' di utilizzo a mano libera, sempre
 
 
come detto, una focale da 8° di angolo di campo su FX che consente di inquadrare a distanza per fare emergere dettagli altrimenti difficili da cogliere ad uno sguardo di insieme 

 e subito pronto a cogliere l'opportunita' di staccare il soggetto dallo sfondo circostante

 
 
taccuino di appunti che passa inosservato  
 
 
 ma sempre in grado, lui, di osservare 
 
Max Aquila per Nikonland 2015 ©
...and then they were three...
 
Nemmeno il tempo di gioire per l'avvento (dopo trent'anni) del nuovo grandangolare di casa Nikon, qui testato a gennaio di quest'anno, che a completare la triade di superwide fissi per Nikon si presenta con veemenza il primo obiettivo da 20mm di luminosita' f/1,4 mai costruito, questo Sigma Art dalle giunoniche proporzioni,  
piu' vicino per dimensioni e peso a un 14mm  
che al vecchio 20/2.8 effigiato al centro
 di questa...foto di gruppo.
 
Ancora una volta messo a disposizione a tempo di record da MTrading, importatore per l'Italia, con la sollecitudine e la gentilezza che ci ha permesso di testare sul campo alcune delle piu' importanti novita' che Sigma ci ha regalato in questo ultimo anno.
 
Se un confronto si limitasse a dimensioni e peso, facilmente si potrebbe discriminare tra i due obiettivi del test in oggetto, unitamente al terzo, vecchio e inferiore per due stop di luminosita' al nuovo Sigma, in funzione del fatto che il Nikon AFD con i suoi 286 grammi ed i 55mm di lunghezza da flangia di montaggio al paraluce di certo si impone per comodita' d'uso rispetto al pur leggerissimo fratellone AFS di luminosita' f/1,8 che pesa solamente 378 grammi ma misura pero' 115mm dall'estremita' del paraluce a petalo (di ben 95mm di diametro) fino alla flangia.
Il Sigma Art appartiene ad altra categoria costruttiva, accreditato di uno schema ottico da 15 lenti in 11 gruppi (due lenti in piu' del Nikon AFS) impressionante per il numero di elementi speciali  e di un barilotto che fa corpo unico col paraluce fisso, heavy metal all, che porta il peso complessivo a 950 grammi e la lunghezza fuoritutto a 125mm per 90 di diametro complessivo.
 
Se il prezzo dovesse riflettere la qualita' di quanto appena descritto, gli 800 euro che costituiscono il prezzo di presentazione italiano di questo nuovo gioiello della serie ART costituiscono il valore aggiunto rispetto i 790 euro a cui dopo un anno dalla presentazione viene venduto il Nikon AFS ed i 550 euro (ormai del tutto ingiustificabili) del vecchio AFD.
 
Ma noi di Nikonland non guardiamo al prezzo come parametro e valuteremo la consistenza fotografica di questi due superwide iperluminosi, accostando di tanto in tanto anche qualche scatto di confronto col piccoletto AFD: a futura memoria  
 
Se c'e' un filo conduttore che accomuna questi due (tre) obiettivi e' certamente la comune lunghezza focale che ne fa degli strumenti di interpretazione del soggetto inquadrato utile agli scopi piu' generici, come le vedute a largo raggio nelle quali conta quanto l'obiettivo sia in grado di abbracciare elementi disparati, utili a svelare il contesto
 
 Sigma Art

 Nikon AFS-ED

 Nikon AFD
 
In piu' il Sigma Art ed il Nikon AFD-ED sono obiettivi particolarmente luminosi, cosa che fa immediatamente pensare a sfruttarli in situazioni di illuminazione anche ...grottesche
(grotta del Santuario di Santa Rosalia sul monte Pellegrino a Palermo) 
Sigma Art
 

 

 crop 2x
Nikon AFS-ED
 

 

 crop 2x
 
Certamente, fin dai primi scatti e dalla loro osservazione a monitor della mia Nikon Df, utilizzata proprio per esaltare agli alti ISO la capacita' luminosa di questi due wide, mi sono accorto della profonda differenza in termini cromatici e di esposizione che passa fra queste tre diverse interpretazioni della focale in oggetto.
Come si nota anche in luce abbastanza diffusa (pur con le inevitabili variazioni di luce ambiente),
 Sigma Art

 Nikon AFS-ED

 Nikon AFD

il Sigma tende a sovraesporre a parita' di condizione (o il Nikon AFS-ED a sottoesporre) su tutta la gamma dei diaframmi disponibili e questo porta a ottenere dei files diversamente lavorabili in postproduzione, oltre che ad ottenere un diverso contrasto sul soggetto inquadrato. 
Il vecchio AFD interpreta ed espone in modo differente, a partire dalla resa dei bianchi, come vedremo anche oltre.
 
Ancora, 
come avevo gia' notato durante il test del Nikon AFS-ED, anche il Sigma Art sembra cedere qualcosa in termini di angolo di campo effettivo, sia alle brevi distanze (50cm circa)

 Nikon AFD

 Sigma Art
 
sia (anche se meno visibile) a quelle maggiori
 Nikon AFD

 Sigma Art
 
In aggiunta alla lista delle differenze, la distanza minima di messa a fuoco del Sigma ART e' posta a 27,5cm invece dei 25cm del vecchietto AFD, ma sopratutto dei 20cm di maf minima del Nikon AFS-ED, cosa che potrebbe essere insignificante su di un mediotele, ma non lo e' di certo su di un 20mm
 Sigma Art

 Nikon AFS-ED

determinando alle rispettive massime aperture quell'effetto regalato dal bokeh indubbiamente affascinante di entrambe le lenti.
--------------------------------------------------------------------
Le considerazioni appena esposte sono preludio alla considerazione di utilizzo differente che a mio avviso caratterizza questi tre obiettivi:
non e' solo il ben differente peso del Sigma Art a condizionare quindi per un utilizzo reportagistico, magari direttamente in jpg, bensi' la diversa interpretazione cromatica e di contrasto, ampiamente plasmabile in situazione di PP, ma certamente piu' consona al fotografo che ricerchi la perfezione (o la situazione piu' vicina ad essa) in termini di punto di bianco, eliminazione delle distorsioni, linearita' nelle transizioni dalle alte luci alle ombre e ampia capacita' di lettura delle stesse.
 
 

 

 

 

 
 
Mentre il Nikon AFS-ED trovera' degna collocazione nelle mani di chi voglia sfruttare la sua grande apertura massima di diaframma in unione alla brevissima distanza minima di maf per mettere in evidenza cio' che del soggetto si desidera vada sottolineato, con immagini cromaticamente e per contrasto di forte impatto, senza rinunciare ad un elevato tasso di correzione da distorsioni e flares, come anche per il Sigma, piu' luminoso di due terzi di stop.
Da sottolineare il fatto che la estrema leggerezza di questo Nikon, unitamente alle importanti dimensioni, non sempre costituisce un beneficio, come ho dovuto considerare durante i frequenti cambi di obiettivo sulla baionetta della mia Df, quando mi sentivo piu' sicuro a maneggiare il pesante Sigma piuttosto che l'etereo AFS-ED, che tende a sfuggire di mano con piu' facilita'.
 

 

 

 
 
A parte l'affetto che mi ha suscitato confrontare agli altri due il terzo Nikon AFD in mio possesso (per non parlare dei parenti stretti MF), i punti di forza di chi decida di continuare ad utilizzarlo, o addirittura ad acquistarlo oggi, risiedono piu' nelle compattissime dimensioni che nelle prestazioni di nitidezza e fedelta' cromatica di questo dinosauro Nikon, destinato ad una facile previsione di estinzione.
Certo...un reporter d'assalto, rinunciando ai quattro terzi di luminosita' che lo separano dal nuovo AFS-ED (ed a tutto il resto),  mi rispondera' che acchiappandolo nel palmo della mano destra per piantarlo sulla baionetta di una reflex che si regoli in iperfocale a diaframmi chiusi, si guadagna il tempo di fare quella foto che la pazienza di montare uno degli altri due barattoloni, lunghi e pesanti possibilmente non permetterebbe.... Ma allo stato dell'ART... attuale. mi pare davvero molto poco!  

 

Sono sopratutto le transizioni tonali che mi fanno sognare, in questi due luminosi 20mm
Sigma
 

 

 
 
Nikon
 

 

 
 
ma chiaramente anche la resa ad alti ISO a diaframma massimo o quasi,
 
Sigma
 

 

 

 

 

 

 anche dentro una grotta, vera e propria
 
 
Nikon
 

 

 
 
Dove preferisco di gran lunga il Sigma Art e' certamente nell'interpretazione del bianco, come gia' detto, anche in interni, al buio pesto delle lampadine ad incandescenza di una chiesa luminosa solo dei marmi e degli stucchi del Serpotta a Palermo
(tutti i files di queste pagine sono solamente convertiti da NEF in jpg)
 Sigma Art

 Nikon AFS-ED

 Nikon AFD

 
 Sigma Art

 Nikon AFS-ED

 
 Sigma Art

 Nikon AFS-ED
 
che e' il terreno privilegiato del ritrattista in mano del quale questo obiettivo Sigma alla distanza operativa competente, sapra' raccogliere intorno al soggetto tutto lo spazio che il fotografo decidera' di impegnare, rendendo cromaticamente neutrale il risultato finale.
--------------------------------------------------------------------------
Questi obiettivi Sigma e Nikon sono dei campioni di resa anche nelle situazioni piu' generalistiche, se in assenza di degna luce si comportano come si e' visto, figuriamoci quando invece la luce abbonda, sia in luce sia in controluce diretto
 
Sigma
 

 

  
 

Nikon
 

 

 

   
 
e la consapevolezza del loro valore la si conferma in pieno su soggetti dai colori netti e complementari, come possono essere i fiori sotto il sole
 

Sigma
 

 

 

 

 
Nikon
 

 

 

 

 
 
figuriamoci...in controluce... 

Sigma
 
 
 

Nikon 
 

 
 
Conclusioni
 
Mi pare che da questo veloce test su ...strada dei due nuovi 20mm per Nikon traspaia tutto il senso che i progettisti delle due case abbiano voluto conferire a obiettivi il prezzo dei quali abbiamo gia' considerato nella prima di queste pagine.
 
Resta da fare qualche considerazione finale: 
Nikon ha impiegato davvero troppo tempo a partorire questo 20mm f/1,8 se consideriamo che, tenendo conto unicamente della luminosita', erano gia piu' di dieci anni che Sigma ne aveva gia' uno in vendita (che non aveva proprio nulla a che vedere, naturalmente, con questo meraviglioso ART).  Non appena nato ecco che viene insidiato e per tanti aspetti ben visibili, surclassato da questo Sigma Art (luminosita', schema ottico, possibilita' di taratura fine del fuoco, costruzione in metallo)  per altri aspetti, invece piu' soggettivi, oggetto di riflessione per i potenziali acquirenti (contrasto, saturazione, neutralita')
 
Noi che utilizziamo i grandangoli in molti ambiti del nostro fotografare non possiamo che essere felici di questa messe di obiettivi prodotti dalla rinnovata energia di Sigma (ricordo le recenti prove degli Art 24-35/2 e 24/1,4 e del Contemporary 17-70/2,8-4 DC) e sperare che anche gli altri marchi universali (Tamron sembra iniziare a svegliarsi) possano in un vicino futuro innervosirsi e perdere ogni timore reverenziale per l'immobilismo delle "grandi" giapponesi.
 
 
 

 
 
Un sincero ringraziamento a MTrading che ci ha concesso in anteprima nazionale di mettere alla prova quest'altro eccellente Sigma Art
 
 
 
Max Aquila per Nikonland 2015 ©
A poco più di un mese (16 ottobre 2015) dalla presentazione ufficiale, ci arriva in prova il nuovo Sigma 20mm F1.4 Art.
Ancora un sentito grazie al dinamismo e disponibilità dell'importatore italiano Mtrading Srl !
Sabato mattina.
Suona il campanello.
E' il corriere.
Mi consegna un pacchetto marchiato Mtrading Srl. Santo DHL che lavora anche di sabato ;)
 
E' lui. E' il nuovo 20 mm F1.4 della linea Art.
 
Presentato, a grande sorpresa e in grande segreto soltanto il 16 ottobre 2015. Dopo nemmeno un mese e mezzo Sigma lo mette in consegna.
E noi lo abbiamo in prova in anteprima.
E' un'emozione particolare. Perchè questo è un obiettivo molto particolare.
Uno dei pochi in questi tempi un pò massificati, che mostri caratteristiche tali da renderlo un vero oggetto del desiderio.
Noi nikonisti desideriamo un 20 mm di grandissimo prestigio da quasi trenta anni.
 
Il tentativo di Nikon di rinverdire il vecchio schema con il recente 20 mm F1.8 costruito in vera plastica in Cina non basta.
Non che sia un cattivo obiettivo ma insomma, dopo tutto questo tempo, un colpo di reni, no ?
 
Ebbene di questi tempi ci pensa Sigma che con questa serie di ultraluminosi fissi (cui aggiungo di diritto il fantastico zoom 24-35/2, un oggetto realmente in grado di ispirare il fotografo) dimostra coraggio, spirito, iniziativa, vera imprenditorialità mista ad una carica di orgoglio nazionale che Nikon e Canon hanno - forse irreparabilmente - perduto.
 
Apro il pacchetto e ne esce questo bel set :
 



 

 

 
950 grammi di made in Japan.
 

 

 

 

 
dettaglio del complesso frontale composto da un doppietto a doppia lente asferica che lo fa somigliare più ad un 14mm che ad un normale 20mm.
 

Costruzione
 
Parata di stelle : i fissi Sigma serie Art - 20, 50, 24, 35 allo stato dell'arte
 

 

 
Come si vede l'oggetto è grosso ed imponente. La sagoma è all'incirca quella del 50/1.4, anzi un filo più grosso e con la particolarità che salta subito all'occhio.
Non è indicato un passo filtri. Infatti questo obiettivo non li può montare.
E il paraluce a petali è fisso, in plastica dura, inamovibile.
E questo ultimo particolare, se vogliamo proprio dirlo, è l'unico elemento che mi desta qualche perplessità nel lungo periodo, in caso di urto accidentale.
 
Andiamo più a fondo nei dettagli costruttivi.
 
15 elementi in 11 gruppi. Un complesso asferico frontale, due elementi a bassissima dispersione (equivalente alla fluorite), 4 elementi a bassa dispersione, una ulteriore lente asferica posteriore.
 

 
l'oggetto pesa 950 grammi (si, ho detto un chilogrammo !), è lungo 130mm ed è largo 91.
Apre ad un angolo di campo di 94.5°. Il diaframma è a 9 lamelle e chiude fino ad F16.
 
I dati di distorsione dichiarati (e misurati) sono inferiori all'1%
 

 
la vignettatura è abbastanza contenuta per un oggetto del genere
 

 
l'MTF ufficiale, stiamo parlando di un 20mm, ricordiamocelo, non di un 500 mm
 

 
il motore HSM è ad anello
 

 
e come tutti gli altri obiettivi di nuova generazione si può "programmare" in casa con la basetta USB
 

 
e l'apposito programma Sigma che è in grado anche di aggiornare il firmware senza interventi in assistenza.
 
Al primo test mi sono accorto che in questo esemplare c'è un certo back-focus. Ho corretto con un +12 nella D810.
 
La nitidezza a quel punoto diventa esemplare, quasi fosse un mezzo-tele.
 

 
questo è il dettaglio di 5 o 6 cm al vero di una stampa da 100x75cm che ho fotografato a mano libera, a circa 45° dal basso ad una distanza di non meno di 120cm, ovviamente a TA.
Mica male, no ? Vi ricorda il vecchio Nikon 20/2.8 che non era nitido nemmeno ad F11 ?
 
Interni 
 
Qualche scatto per prendere confidenza con quelle che, secondo me, sono le condizioni di uso più indicate per un supergrandangolare superluminoso come questo. Al chiuso e con diaframma tutto aperto.
Non lo vorrete mica comperare per fare semplicemente dei panorami a diaframma chiusi, vero ? 
 

non so dove sia stato messo a fuoco, non ho fatto io questo scatto ...
 



la bella Charlize. Sfuocato e resa dei volumi quasi da mediotele da ritratto.
Chi ha detto che col 20mm non si può fare ritratto ?
 


 
due oggetti delle mie passioni.
Distorsione al minimo. Vignettatura trascurabile (siamo sempre a TA).
 
Bene, in questo test molto lontano dai miei generi preferiti, ho voluto lasciarmi ispirare da questo obiettivo, componendo e scattando senza pensare a tutto il resto.
 
Ecco una serie che ho intitolato "La fredda luce del giorno"
 










 
sono scatti eseguiti a Milano, intorno alla vecchia Fiera
 
Raddoppiati a colori "La calda luce del giorno"
 







 


due scatti da test
 

nessuna distorsione orizzontale nè verticale (corrette facilmente senza sprecare troppi pixel)
 

sole nel fotogramma, diaframma completamente chiuso
 

mentre, decisamente, se si vuole si può forzare la prospettiva con linee tendenti all'infinito come si conviene ad un supergrandangolare come questo

Interni in luce disponibile
 
Old Wild West Saloon


 
ISO tra 1600 e 2500, diaframma F1.4 o F2, profilo calibrato D810, nessun intervento in PP 

 
Conclusioni
 

 
Bene. Volete la sintesi in una sola frase ?
 
Questo è un obiettivo straordinario. Punto !
 
Perchè non è solo costruito come si deve costruire un obiettivo di prestigio ma ha prestazioni eccezionali per questa focale.
E, soprattutto, mantiene quelle caratteristiche tipiche dei Sigma Art che hanno decretato il successo di questa linea.
Con i fratelli di focale più lunga condivide - oltre alle qualità costruttive - anche lo stesso carattere.
Utilizzando nella stessa sessione di scatti, ritroverete lo stesso sfuocato da mediotele, la stessa resa di volumi e forme, le stesse delicate transizioni di tonalità e di passaggio tra punto di messa a fuoco, e non, senza alcuna soluzione di continuità.
Neutralità di colori. Nitidezza assoluta, anche ad F1.4.
Distorsione contenuta, LoCa limitata, vignettatura sotto controllo. Tenuta di riflessi, controluce e sole nell'inquadratura realmente esemplari.
 
Sono proprietà impagabili che però Sigma tutto sommato mette a buon mercato. Perchè se è vero che, oggi specialmente, 850 euro di prezzo consigliato al pubblico (ma lo street price sarà inferiore), non sono una cifra trascurabile per nessuno, con quello che offre la concorrenza (il Nikon ha un 20/1.8G non male ma è costruito con la plastica delle vaschette del gelato e costa più di 800 euro, il "nuovo" Zeiss 2.8/21mm Milvus costa 1.899 euro, è manual focus ed è di due stop meno luminoso. E' bello ma ... sostanzialmente superfluo con questo nuovo Sigma sul mercato) il prezzo diventa addirittura a buon mercato.
 
Io di difetti non ne ho trovati. Peso e volume sono tipici di questa serie di obiettivi.
Chi ha necessità di avere oggetti leggeri e compatti li ha sicuramente trascurati sinora e continuerà a farlo tranquillamente.
Ma per chi ha nella focale 20mm una delle sue forme di espressione elette. Ebbene ... che sarà mai un oggetto da un chilo e 130mm di lunghezza ?
Un perfetto complemento per una reflex seria come una D810 con MB-D12 o una D5x, se mai uscirà 
 

 

 
Per chi è indicato ?
 
Non ditemi che sono rude.
Gli amici amanti del panorama su cavalletto, scatto ritardato, ripresa lenta con i filtri per rendere setosa l'acqua del mare non dovrebbero prendere in considerazione questo oggetto. Per loro esistono i vari zoom 16-35/4 & Co.
Ma se fate della fotografia in luce ambiente il vostro pane, mettete al centro uno o più soggetti, possibilmente animati - ritratto in interni ! - usate un obiettivo che apre ad F1.4 ... ad F1.4 oppure ad F2 come me, beh, che fate li, non l'avete ancora comperato ? Forza che vi scappano via i primi !
 

 
 
Insomma ?
 
Assolutamente Consigliato. Anzi, consigliatissimo.
 
Un oggetto che non può mancare al fotografo che sa cosa vuole in questa focale.
Per tutti gli altri, restate nella vostra beata ignoranza. Vedere e toccare questo oggetto significa volerlo possedere.
Il resto sono pure chiacchiere e onanismo organizzato.
 
E' grosso ? Si. Non può montare filtri ? Embè ?
 

un sentito ringraziamento a Mtrading che ci ha consentito questa anteprima europea su un modello di serie di questo straordinario oggetto fotografico.
Per dettagli ulteriori sul prodotto andate qui
 
Con la viva speranza di poter presto provare qualche altro Sigma Art, possibilmente di focale 6 o 7 volte più lunga 
Apparecchio che abbiamo già provato a fondo.
Questo mio test parte dalle ragioni di una scelta per un utilizzo specifico (ritratto) che non dovrebbe essere tra quelli pensati per questo obiettivo.
 
Partiamo da una valutazione delle offerte presenti sul mercato, quelle che mi hanno indirizzato su questo 180mm.
 
Ho usato a lungo sia il vetusto Nikkor 180/2.8 - obsoleto per quanto glorioso - che il fantasmagorico Nikkor 200/2 VR.
Su questo range di focali non esiste altro di moderno.
Non considero i vari zoom 70/80-200 in quanto ... zoom e perchè alla focale massima sono ben altro che 200mm.
Le offerte alternative riguardano pertanto solo ed esclusivamente obiettivi macro.
 
C'è il Sigma 150/2.8 OS che ho usato tanto, poi sostituito dall'irraggiungibile Zeiss 2/135mm che però é più corto.
Quei 30 mm non sembra ma pesano, letteralmente, in tutti i sensi.
 
Rimane quest'altro Sigma, un oggetto costruito in modo fantastico come dimostrato dalle dimensioni e soprattutto dal peso.
 
La domanda spontanea adesso sarebbe : ma perchè non hai tenuto il Nikkor 200/2 ?
 
Per due ragioni effettive. La prima, le dimensioni e il peso, nonchè lo scarso fattore di accettazione dei soggetti ripresi non lo rendevano un oggetto di facile dispiegamento.
Era necessaria una borsa aggiuntiva, dovevo sempre spiegare alla modella che non era una cosa pericolosa quando glielo mettevo davanti.
In sostanza restava il più delle volte a casa. 
L'altra ... dico un'eresia, per quanto fantastico, non è superiore al più che fantastico Zeiss 2/135mm, pur fatta la tara della focale differente. Lo Zeiss però ha il vantaggio di mettere a fuoco da 90cm di distanza, contro il metro e mezzo del 200/2 Nikkor. Ed ecco che il 200mm diventava meno efficace ...
 
Questo Sigma è un macro, con tutti i vantaggi (si lavora da ogni distanza) e svantaggi del caso (lento e più macchinoso nella messa a fuoco, luminosità effettiva ridotta) ma soprattutto, pur grosso, sta in borsa tranquillamente. Magari insieme a 105/2.8, 2/135 e 300/4E. Altro che 200/2 
 
Ok, stabilito la specifica, l'ho trovato nuovo, in offerta, a più o meno il prezzo preteso per l'antico e superato Nikon 135/2 DC.
Portarlo a casa ha richiesto solo il tempo di confermare l'acquisto e trasferire i soldi via Paypal 
 
 
 
 
 
 
Mi perdonerete, io fotografo essenzialmente donne, fiori ed automobili. Con qualche rara (per mancanza di soggetti) divagazione aeronautica.
 
E quindi la prima cosa che ho fatto con il nuovo obiettivo è stata quella di andare in giardino a vedere come si comportava, tutto aperto, a mano libera, con soggetti floreali a breve distanza.
 
Ho scoperto uno sfuocato forse migliore di quello del 150/2.8, uno stabilizzatore efficientissimo. una messa a fuoco precisa senza la necessità di tarature.
Una bella tenuta al controluce.
 
Però ragazzi, per usarlo ci vuole il fisico !
Il secondo passaggio è stato provarlo con Charlize e Letizia, nel mio studio di test in casa.
 
 
 
nitidezza esagerata senza alcuni intervento software, almeno con la D810 
 
 
 
 
 
 
e resa plastica dei volumi e delle transizioni ombra-luce.
 
 
non è un APO alla maniera di Zeiss ma la tenuta della CA a tutta apertura è decisamente decente 
 
Un dragone inglese da 54mm ripreso da vicino con il flash (treppiede, testa, vite micrometrica etc.)
 
 
 
 
 
(l'ultimo scatto è la fusione di più scatti a distanze differenti)
 
dettaglio
Un ultimo giro in giardino.
 
 
sfuocato liscio, liscio
 
 
 
e resa delicata di colori e petali.
 
Che mi hanno dato l'estro per provare con un altro fiore, questo proveniente più da Est
 
 
 
 
 
 
Aperto :
 
 
 
Chiuso :
 
 
 
Niente male, vero ?
 
E' quello che cercavi Mauro ?
 
Si, a parte il paraluce da 86mm che sembra un elmetto in miniatura e il peso non trascurabile, si, ammetto di essermi del tutto convinto che non ci sia una reale alternativa a questo "cosone", oggi sul mercato. Almeno fintanto che Sigma non deciderà di fare qualche ART di lunghezza focale adeguata a questo genere !
 
Carrellata di ritratti in studio, diaframma chiuso, flash
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Carrellata di ritratti in studio, diaframma completamente aperto, luce disponibile
 
 
 
 
 
 
 
 
 
nell'ultimo c'è un completo recupero delle ombre, pur in pieno controluce e nessuna schiarita frontale.
 
Dettaglio
 
 
 
 
 
 
 
 
Conclusioni.
 
Ero restio per il peso. Ne avevo parlato con Bruno quando l'ha preso lui.
Ma mi sono convinto che lo sforzo vale la candela.
 
 
 
Appena guardo le foto che mi permette di ottenere.
La modella pensa che io abbia in mano un normale zoom F2.8 e non un cannone letale. Mentre io ho la consapevolezza che nessuno zoom sul mercato offra queste caratteristiche complessive.
 
 
 
 
Contro
 
- peso e ingombro
- passo filtri da 86mm (ma io non utilizzo filtri !)
- costo elevato rispetto ad altri teleobiettivi
 
A favore
 
- prestazioni generali di alto livello
- stabilizzatore ottimo, autofocus adeguato per un macro
- si lavora da qualsiasi distanza
- prestazioni degne di categoria superiore pur con un ingombro relativamente contenuto
 
Complessivamente sono soddisfatto, specie perchè l'ho pagato molto, molto meno del prezzo imposto da Sigma. Che è cosciente di avere un campioncino con poche o nessuna alternativa moderna su qualsiasi marchio.
 
Io ne sono innamorato, mi piace dominarlo quando lo imbraccio. E' faticoso ma è bello anche per questo. A me sembra che abbia molto più "carattere" del pur ottimo 150/2.8.
 
 
 
Ringraziamenti a Rossano Rinaldi e le sue modelle, Ilaria Ferrantello per i makeup.
Troppa grazia Sant'Antonio !
Non abbiamo ancora smaltito la gioia di provare il Sigma 150-600mm F5-6.3 Contemporary  che riceviamo la versione extralusso, quello della serie Sport che ha messo in crisi Sigma lo scorso inverno ... per i troppi ordini inattesi cui ha potuto sopperire solo ritardando la produzione di praticamente tutto il resto 
 
Le due linee di ottiche Sport e Contemporary, rappresentano, insieme alla linea Art, il corpo principale della produzione di ottiche del nuovo corso Sigma.
Contemporary sta per buone prestazioni ad un prezzo ragionevole, accettando piccoli compromessi.
Sport sta invece per l'eccellenza nel campo della fotografia in cui sono richieste alte prestazioni in termini di velocità e robustezza, così come Art sta alla forma più raffinata di tecnologia ottica cui Sigma oggi può arrivare.
 
 
 
quanta cura, amore, dedizione e dovizia di mezzi Sigma abbia riposto in questo oggetto salta agli occhi di tutti, già a partire dall'imballo ma ogni dettaglio è ben fatto come l'anello in gomma che gira attorno all'attacco del paraluce. Esattamente come negli obiettivi professionali.
 
E andiamo quindi alla descrizione dell'oggetto
Descrizione
 
 
 
 
Non ho scelto a caso il termine di paragone.
Se ho messo vicino alla versione C semplicemente un Nikon 70-200/2.8, qui l'apparecchio di casa più paragonabile è addirittura un 300/2.8.
Tanto è grosso e solido questo zoom !
 
 
 
cominciamo dal collarino del treppiede che ho avuto modo di criticare nella versione C.
Qui siamo al contrario, quasi all'eccesso, tanto è solido, grosso e sovradimensionato.
In metallo pieno e con una vite molto grossa di fermo.
Ha anche un incavo interno che consente di riportarlo in posizione normale anche senza guardare, si forma semplicemente una resistenza all'avanzamento che bisogna superare per girarlo dall'altra parte.
 
 
 
 
 
anche il paraluce è in metallo stampato. Con l'interno rigato, una vite analoga a quella del treppiedi per il fermo.
Di dimensioni simili a quello di un 300/2.8, si blocca sull'anello in gomma che protegge l'imboccatura dell'obiettivo.
Manca il tappo, ed è ovvio, date le dimensioni, il diametro anteriore è di 105mm.
Per proteggere l'obiettivo c'è un cappuccio parapolvere in sintetico, molto ben fatto che si chiude con il velcro.
 
 
 
 
 
 
 
le bottoniere sono ben dimensionate. CI sono gli usuali interrutori per il tipo di messa a fuoco, la limitazione della distanza di messa a fuoco, il tipo di stabilizzazione (normale e d'azione).
Anche qui abbiamo impostazioni custom, programmabili dall'utente per mezzo della basetta USB e del software proprietario di Sigma che vengono scritte direttamente nella memoria dell'obiettivo. Si possono impostare diversi parametri di messa a fuoco e di stabilizzazione, a seconda degli usi del fotografo.
Ovviamente sono possibili anche tutte le regolazioni della messa a fuoco fine alle varie distanze, oltre alla possibilità di riscrittura del firmware fai da te, se ci fossero degli aggiornamenti necessari.
 
L'ultimo bottone è relativo al blocco della focale che permette di bloccare lo zoom alle focali fisse sovraincise sul fusto.
 
E' una funzionalità quanto mai necessaria in quanto, per il peso, lo zoom tende a riportarsi alla posizione minima se inclinato o messo in piedi.
 
 
 
a riposo, 150mm ed esteso a 600mm.
 
 
 
poggiato alla massima estensione
 
 
 
dettaglio della parte smontabile di appoggio del treppiedi. Fissata con quattro solide viti esagonali.
 
 
 
il marchio Sport in bella evidenza. Tutte le iscrizioni sono chiare, senza sbavature, ben leggibili in bianco.
 
 
 
 
 
 
 
raffinatezza. Il cappuccio parapolvere ha l'incavo per lasciar passare la vite di blocco del paraluce 
 
In conclusione si tratto di un oggetto costruito come un obiettivo di classe superiore, come un 300/2.8 o come il recente Sigma 120-300/2.8 Sport, di costo decisamente altrettanto superiore, offerto invece ad un prezzo tutto sommato accettabile e non troppo più elevato di quello del più abbordabile Contemporary.
Prestazioni generali
 
Appena tirato fuori dall'imballo sono oramai abituato a fare i primi scatti con ogni obiettivo qui nel mio studio.
 
 
a mano libera, 150mm, ISO 12800, 1/100'' (per chi non mi conosce, capirete i miei interesse leggendo i titoli dei libri della mia libreria. Gli altri scaffali hanno la medesima varietà di argomenti ...)
 
 
150mm, ISO 12800, 1/100''
 
 
600mm, F6.3, ISO 12800, 1/100''
 
Autofocus e stabilizzatore direi decisamente promossi. Non siete d'accordo ?
 
 
su monopiede, 1/20'', 150mm 
 
 
F16, 1/30'', 600mm, sempre su monopiede
 
 
L'autofocus non è fulmineo come quello di un superteleobiettivo F2.8 ma si difende bene. D'altro canto le masse in gioco sono elevate e uno zoom ha una meccanica che è comunque impegnativa per i motori.
Stupisce comunque la stabilizzazione che hanno questi moderni obiettivi. Scattare senza tanta preparazione ad 1/30'' a 600mm è qualche cosa di impensabile per un obiettivo di questa classe.
 
Velivoli
 
La stagione automobilistica è praticamente finita ma volendolo provare con bolidi in movimento, ho risolto andando a bordo pista all'aeroporto di Malpensa.
Mi sono accontentato del normale traffico del mattino, scattando a varie focali e con vari tempi, magari per non congelare il movimento delle pale delle eliche.
 
 
 
 
 
 
 
sul cielo grigio di quella mattina di ottobre, balza all'occhio la caduta di luce agli angoli, presente anche ad F8 (diaframma che ho mantenuto per tutti questi scatti).
 
 
 
 
 
risulta evidente in questi due fotogrammi, il primo, quello con il corvo che sembra danzare attorno al jet, è stato corretto con la funzione automatica di Lightroom. L'altro, di un jet analogo no.
Ho lasciato al naturale tutti gli altri scatti per evidenziare bene il fenomeno.
Per me si tratta di un fatto da tenere in considerazione ma senza allarmismi, nel 99% dei casi questo obiettivo verrà usato per evidenziare bene il soggetto inquadrato, dubito per fare paesaggio dove è necessario avere la massima prestazione su tutto il fotogramma.
In ogni caso la correziona automatica funziona bene, senza i soliti eccessi riscontrabili nelle focali corte, per quanto riguarda almeno Lightroom, non so DxO.
 
 
 
 
 
 
 
il dettaglio resta buono, nonostante la foschia del mattino, la brutta luce, le turbolenze lasciate dai reattori (ben visibili nelll'ultimo scatto).
 
Non registro nessun fuorifuoco nelle centinaia di scatti che ho fatto, tutti con treppiede Manfrotto 055Pro e testa in magnesio a sfera da 2 pollici Manfrotto 057.
Zoo
 
Io non sono un tipo da safari e nemmeno da appostamento. Personalmente guardo sempre negli occhi quelli che fotografo, siano in grado di parlare o meno e preferisco che loro possano fare altrettanto con me, per evitare malintesi.
Quindi sono semplicemente andato al Parco Naturale delle Cornelle per provare gli scatti che tipicamente, credo saranno i più gettonati per questa ottica.
L'oasi dei ghepardi mi ha permesso di fare qualche ritratto disinvolto.
Siamo a 3 o 4 metri di distanza ... ma ovviamente in mezzo c'è una rete bella spessa.
Gattoni simpatici, si, ma non si sa mai ....
 
Mi perdoneranno i fotonaturalisti integralisti che non fotografano animali in cattività. Starà a loro, una volta comprato questo oggetto, farci vedere belle foto al naturale fatte a bestie ignare della loro presenza immerse nella loro selvaggia natura incontaminata, magari direttamente in Africa 
 
 
600mm, F8, ISO 1000, 1/500''
 
idem
 
idem ma ISO 125, vignettatura aggiunta perchè l'erbetta mi fava un pò fastidio e volevo evidenziare solo il bell'addormentato
 
 
qui in questo quadretto improvvisato, la vignettatura è aggiunta
 
 
il rinoceronte indiano immerso nella sua savana personale dove gli unici killer sono mosche e tafani 
 
dettaglio del viso, 370mm, F8, ISO 560, 1/500'', si tratta di un crop 50% della foto precedente
 
 
440mm, ISO 360, 1/500'', F8
 
 
controluce pieno per queste antilopi, esemplare tenuta anche del contrasto
600mm, ISO 900, 1/500'', F8
 
in ombra, per mantenere 1/500'' ad F8 sono salito a 1000 ISO
Questa arcigna aquila non mi ha considerato un pericolo ma mi ha comunque squadrato con il suo più terrificante sguardo, era in totale ombra 
 
F7.1, 1/320'', 600mm, ISO 12800
 
Mi pare che qui siamo proprio nel suo elemento.
Ho usato sempre la D810 per questi scatti e un monopiede in carbonio Manfrotto.
 
L'unico limite che ho notato - peraltro ampiamente preventivato - è che con la luminosità massima relativamente bassa, in ombra è necessario montare in alto con la sensibilità del sensore, cose che con le macchine recenti non è più un problema ma che potrebbe dare qualche grattacapo a chi usa ancora fotocamere come la D200 o la D300.
A spasso per l'Adda
 
Ho voluto simulare quella che può essere la passeggiata pomeridiana del fotografo appassionato di avifauna in un posto facilmente raggiungibile anche per me che non sono un avventuroso safarista. Giusto sul ciglio del fiume Adda, un sabato pomeriggio.
Senza sole, nuvolosità diffusa, con qualche amico per fare due chiacchiere.
 
 
Il "mio" Sigma 150-600 Sport in batteria sul mio Manfrotto 055Pro con la testa a sfera in magnesio da due pollici
 
 
 
e il Sigma 150-600 Contemporary di Cristian, su Canon
 
 
 
il suo necessita di un treppiedi e di una testa più leggere. Anzi, io francamente l'avrei usato libero.
 
 
artiglierie varie in postazione
 
La luce è quella che è, per mantenere almeno 1/500'' di tempo minimo di scatto e un diaframma chiuso ad F8 si va rapidamente su di sensibilità.
 
Mostro qualche scatto tra i più soddisfacenti, niente di che :
 
Lasciami in pace che io devo pescare !
 
3200 ISO
 
Ariecchilo, ma che vuoi ?
 
7200 ISO
 
Arrivo, arrivo, mi tuffo ?
 
3600 ISO
 
 
prova di nitidezza a tempo lento su treppiedi senza particolare accorgimento.
1/125'', F8, 2200 ISO, circa 3 metri di distanza
Conclusioni 
 

600mm 280 ISO, 1/500'', F8
 
Costruttivamente è un apparecchio di cui ci si innamora a prima vista.
Lo scambieresti tranquillamente con 300 mm F2.8 professionale tanto è ben fatto, massiccio e pesante.
Pensato per durare e per essere portato da tutte le parti.
 
Se fosse un Nikon costerebbe 3.500 euro solo per questo.
 

 

600mm 3200 ISO, 1/500'', F8
 
 
Le prestazioni generali sono di ottimo livello per uno zoom con questa escursione
 

600mm 500 ISO, 1/500'', F8
 
 
Stabilizzatore ed autofocus sono efficenti
 

600mm 640 ISO, 1/500'', F8
 
 
Come tutti gli zoom di questo livello, è ottimizzato per le distanze medie e brevi
 

600mm 5000 ISO, 1/500'', F6.3
 
 
ma rispetto al passato questa generazione di obiettivi non perde alla massima focale, dove io l'ho per lo più utilizzato per sfuocare oggetti davanti al soggetto (reti) o per massimizzare il primo piano.
 
Peraltro il mercato in questo momento offre una ampia scelta tra il Tamron e la versione Contemporary di Sigma, che più o meno costano la stessa cifra, questo Sigma in versione Sport e il nuovissimo Nikon 200-500/5.6 che pur a fronte di una focale massima più corta costa uguale.
E' quasi imbarazzante scegliere tra questi quattro ottimi obiettivi, quando fino a qualche anno fa, invece, già si sapeva che si sarebbero accettati dei compromessi.
 
Ma il progresso, il calcolo computerizzato, le simulazioni e la disponibilità di vetri e materiali più avanzati ci sta offrendo veramente nuove possibilità.
 
Intendiamoci, nessuno di questi obiettivi può sostituire un eccezionale 600/4 o 500/4, ma il divario di prezzi è straordinariamente a favore dei nuovi zoom, quando il budget a disposizione è limitato con tutti le considerazioni del caso (uno dei nuovi supertele Nikon alla fluorite costa ben più di una bella utilitaria ...)
 
Conclusioni 
 
PRO 
- bello e ottimamente costruito, praticamente come un obiettivo professionale ma prezzato comunque ad un livello amatoriale, è un piacere da usare.
Trasmette affidabilità e sicurezza. Ripaga con ottime prestazioni. Ispira il fotografo, anche quello meno specializzato.
- le prestazioni generali sono di ottimo livello a tutte le focali. L'autofocus è preciso e sufficientemente rapido. Lo stabilizzatore sensazionale considerando le focali in gioco
 
CONTRO
 
- è scarsamente luminoso, specie alla focale massima dove si tenderà ad utilizzarlo di più. Volendo chiudere ad F8 dove si avranno le massime prestazioni e considerando che per lo più si utilizzerà per fotografare oggetti o soggetti in movimento, questo porterà giocoforza ad aumentare la sensibilità di utilizzo.
Insomma, non ci sono sostituti economici dei supertele luminosi. Meglio non spingersi oltre se la luce disponibile non è adeguata. Insomma, sono obiettivi da giornate di sole !
- le prestazioni ottiche sono paragonabili a quelle della versione Contemporary. Io non sono in grado di verificarlo scientificamente ma a dispetto della larga lente di ingresso se ci sono differenze saranno più che altro ai bordi estremi dove, un obiettivo come questo, farà poca differenza.
- vignettatura in cielo aperto in determinate condizioni di contrasto
 
In effetti è il fotografo che sarà messo di fronte alle tante possibilità di acquisto oggi a listino.
 
A mio avviso Sigma avrebbe potuto differenziare meglio i due oggetti. Lo sono, è evidente, sul piano costruttivo. Ma una minore escursione di questo Sport, in cambio di una luminosità costante F5.6 (idealmente una versione duplicata dell'ottimo 120-300/2.8 Sport) avrebbe chiaramente indirizzato due categorie diverse di fotografi.
 
Sulla Contemporary, il fotografo che sporadicamente ha bisogno di queste focali o che predilige un utilizzo più disinvolto, spesso a mano libera.
Sulla Sport, il fotografo che ha bisogno di queste focali da dispiegare con tutti i mezzi necessari (testa, treppiedi adeguati) anche in condizioni climatiche critiche.
 
Così ci sarà un pò di imbarazzo.
 
Personalmente preferisco questo, mi trasmette migliori sensazioni e credo che mi abbia ispirato nel creare immagini migliori.
Ma capisco perfettamente chi preferirà risparmiare ed indirizzarsi sulla versione più povera, povera solo sul piano dei materiali.
 
Buona scelta e grazie Sigma !
 

600mm 5600 ISO, 1/400'', F6.3
 
Ringraziamo come sempre Mtrading per averci messo in condizione di provare anche questo obiettivo appena prima del Photoshow di Milano dove sarà a disposizione degli appassionati
 
[Nikonland.eu 15 Ottobre 2015]
No, no, tranquilli, non sono arrivati i vampiri, la citazione del titolo di uno dei più originali film dell'anno scorso è d'obbligo non solo con riferimento alla longevità di questo sito che oggi compie ben nove anni in crescendo (auguri Nikonland !) ma anche al significato ultimo di quello stesso film.
 
Solo gli amanti appassionati sopravvivono a tutto, anche alla noia o all'eccesso. Pure in fotografia.
 
Stiamo vivendo una fase di esagerata sbornia tecnologica con una offerta di macchine per produrre immagini (dagli smarphone alle camere medio formato) che ci permettono di produrre letteralmente miliardi di click ogni giorno.
Eppure la fotografia - sia sul piano meramente commerciale che creativo - pare in declino.
 
Per quanto le vendite di fotocamere scendono per quanto i produttori propongono nuovi strumenti. Tanto da tratteggiare un futuro con possibilità espressive ancora più sorprendenti di oggi.
 
Prendiamo gli ultimi annunci di questi ultimi tempi.
 
Leica Q - forse la prima Leica che vagamente mi attrae - Sony RX1R II, due proposte in grado di svincolare il fotografo perfino dalla scelta dell'ottica per liberarlo totalmente e lasciarlo creare la propria immagine.
 

la "compatta" full-frame Sony RX1R Mk II appena presentata
 
la prima affascinante e compassata, la seconda, tanto tecnologica con il suo sensore in grado di croppare tranquillamente l'immagine del suo Zeiss 2/35mm ad un taglio da 50mm ideale per tante istantanee rimanendo con una risoluzione comunque da poster.
 
Gli Zeiss Otus, l'ultimo dei quali un vero gigante in tutti i sensi
 

Zeiss Otus 1.4/28mm
 
i Sigma Art, in grado di portare le reflex Nikon e Canon a prestazioni che i loro produttori non contemplano
 

l'imminente Sigma 20mm F1.4 Art, mai si è visto un 20 mm autofocus così luminoso nella storia della fotografia, mai comunque per reflex
 
e tutte le offerte e proposte anche di nicchia o borderline, futuriste, futuribili o tradizionali di marchi grandi e piccoli.
Con forse le uniche eccezioni da chi il mercato ancora lo tiene in pugno (Canon e Nikon) ma non si sa per quanto.
E comunque pur nel torpore complessivo, raramente sia Canon che Nikon sono state attive come in questo 2015.
Quando mai Nikon avrebbe proposto se non in questo momento un geniale oggetto come il nuovo 300/4 PF o il più recente zoom 200-500/5.6 ?
E Canon le ultime compatte e mirrorless che paiono preludere ad una forte ripresa della spinta commerciale, specie dopo i recenti show sia in America che in Europa, dove sono state presentate tutte le novità in fase di sviluppo ?
 
Le prestazioni del software crescono, oramai si riesce a fare la postproduzione perfino al video in formato RAW.
Le possibilità offerte dalla stampa digitale lasciano stupefatti (stampe alla mano e noi, grazie a Slowprint lo possiamo constatare bene ogni giorno).
 
Eppure ...
 
... eppure pare che ai fotografi manchino sempre due centesimi per fare un euro.
 
Sembra che senza questa funzionalità o quell'obiettivo proprio non si possa fotografare.
Come se nei decenni passati, quando ci bastava una macchina e al più un paio di obiettivi, ci fossimo fatti fermare dalla mancanza di stabilizzatore a 5 assi o della sensibilità oltre l'umano verso gli ISO 4 milioni  ...
 
Guardi i vincitori dei concorsi fotografici. E il più delle opere presentate riproducono realtà irreali, fiabesche. Con il lato composit e postproduttivo che prevale. Tanto da avere impregnato anche il gusto delle giurie.
Manca naturalezza, c'è noia, routine, ripetitività, imitazione.
 
Come nel cinema. Una volta c'era la pellicola e si girava a manovella. Ma c'erano grandi attori, c'erano grandi copioni, c'erano grandi sceneggiatori, scrittori, registi.
Adesso si può girare in digitale con un attore che recita nel nulla che poi verrà ricreato in computer graphics.
Ci sono tanti effetti speciali ma per commuoverci abbiamo ancora bisogno di veder recitare, seduto su una panchina, il grande Sir Michael Caine, classe 1930, che Gianluigi Rondi ai bei tempi etichettò come "un uomo senza qualità".
Perchè altrimenti è tutto un boom-boom squarciatimpani.
 

Un vecchio, una ragazza, due hot-dog, una panchina. Mr Morgan's Last Love, con Sir Michael Caine. Niente effetti speciali.
 

Will Eugene Smith, A walk to the paradise garden, 1946
l'intima essenza della fotografia sussurrata, senza bisogno di grandi tecnologie
 
Ecco, volevo condividere con voi questo punto di vista, nel giorno in cui celebriamo i 9 anni di Nikonland (tanti auguri Nikonland !) auspicando di leggere il vostro pensiero al riguardo, sull'eccesso di tecnologia, inversamente proporzionale alla voglia di fotografare che ravviso in molti dei fotografi che conosco e alla mancanza di idee fresche e naturali da realizzare.
 
Fotografia è passione, fotografare è un atto d'amore. Non importa da parte di chi e verso chi.
Bisogna amare per sempre perchè l'oggetto amato sopravviva. Fosse anche la stessa ... propria passione per la fotografia.
 
Solo gli amanti vivono per sempre. Se Nikonland c'è ancora è soprattutto per questo.
 
 
***
 
Le vostre argomentazioni al riguardo, quantomai benvenute, sarebbero ancora più significative se portassero con se, una prova del proprio amore per la fotografia praticata e non chiacchierata, sotto forma della vostra fotografia più significativa per voi, scattata da voi nell'ultimo mese ...
[Nikonland.eu 15 Ottobre 2015]
Sigma definisce per prima con questo zoom lo stato dell' Arte degli obiettivi a focale variabile in available light
 
 

 
Questo zoom mi ha preso letteralmente la mano...
 
 
Non si tratta "solamente" del fatto che siamo finalmente di fronte ad un punto di svolta epico: il raggiungimento della luminosita' parifocale di f/2 (equivalente al passaggio, nella meta' degli anni Ottanta, dallo zoom 35-70 f/3,5 a quello f/2,8)

 
 

 
non si tratta nemmeno "soltanto" di ergonomia ed equilibrio costruttivo di questo imponente oggetto di 980 grammi (paraluce a petalo incluso),
forte di uno schema di ben 18 lenti in 13 gruppi, lungo "fuori tutto" 13cm e con un diametro filtri di ben 82mm, 
 
 
che mette a fuoco gia' a 27cm di distanza minima (buono su tutte le focali disponibili), nemmeno dell' insolitamente ridotto range di focali di "solo" 1,45X, che fa rimanere il frutto delle sue inquadrature tutto nel campo dei grandangoli, abituati come siamo a vedere e comprare zoom transtandard piu' o meno esagerati.
 
E nemmeno della estrema cura, comune a tutti i Sigma Art, i relazione a materiali, assemblaggio ed aspetto estetico,
come l'elegante diaframma a nove lamelle  

ed un sopraffino trattamento antiriflesso
 
che garantisce neutralita' anche nei tentativi piu' estremi di metterlo in crisi...
 
Questo obiettivo e' un terremoto tra gli zoom perche' stabilisce un nuovo parametro sul livello cui si possa aspirare rispetto gli obiettivi a focale fissa di corrispondente angolo di campo.
E' di fatto a mio parere un insieme di focali fisse di elevata e costante qualita', riunite in unico barilotto e del tutto soddisfacente per sostituirle senza ...spinosi rimpianti

 
 
 
 
S come Sigma e come Solunto...
 
Se un terremoto e' un sconvolgimento geologico che si manifesta sprigionando un'eccezionale energia, in questo zoom Sigma Art l'energia si manifesta nella sua principale qualita', quella di definire in maniera inappuntabile l'inquadratura scelta in aiuto del fotografo che lo utilizzi,
sia avvicinandosi ed allontanandosi dal soggetto
        
 
 
 
sia variando la focale        
che, per quanto possa sembrare limitata nel range, lavora tra i 63° e gli 84° di angolo di campo, quelli per l'appunto tra i quali anche la variazione di un paio di gradi opera profonde differenze compositive.
 
Un'altra caratteristica definitoria di questo obiettivo (che mi risulta difficile chiamare "solamente" zoom) consiste nella grande capacita' di dettaglio, al solito costante su tutto il range di focali e di aperture, 

                       
 
   
 
                     

 
che, avvicinandosi al limite minimo della distanza di messa a fuoco,  pur con un RR non migliore di 1:4,4
 
 
 (crop 2
x)
lo porta perfino a capacita' di "analisi" dei dettagli di un piu' vasto campo inquadrato,    
grazie ovviamente anche allo stacco dallo sfondo concesso dalla grande apertura massima disponibile

nonostante non sia certo questa la sua destinazione d'uso, che immagineremmo meglio orientata alle classiche vedute d'insieme, 

                      

 
 ma che da sole non potrebbero giustificare per nulla
l'unico suo motivo di acquisto

       
 
 
S come Sigma e come Selinunte...
 
Terremoto nella considerazione che usualmente si ha dei diaframmi piu' aperti di un obiettivo a focale variabile:
gia', perche' in questo Sigma Art diaframmare non serve poi a tanto...
 
 f/2

se non ad eliminare quello stop di vignettatura ai bordi che rende invece l'apertura massima cosi' interessante,
 f/4
 
 f/4

per l'evidente, maggiore, tridimensionalita' che ne deriva
 f/2
 
Utilizzando in tal senso la massima apertura...
 f/2

rendendo finalmente un ibrido il vecchio limite di f/2,8 qui ne' carne ne' pesce
 f/2,8

e ottenendo il meglio delle sue potenzialita' gia' ad f/4 
 f/4

certamente il piu' interessante dei suoi diaframmi "medi"
 
Non ce la faccio proprio: con ogni zoom, tendo a usare prevalentemente la focale piu' wide:
nemmeno stavolta sfuggo alla tentazione di distorcere il soggetto in inquadratura...
 

 

 

 

 
 
Il risultato e' che il terremoto si propaga...la distorsione resta sempre contenuta pure in totale difetto di ortogonalita'!
 
Ancora meglio se ci si contenga, semplicemente facendo qualche passo indietro rispetto questo monumento...ottico
 
 
 
 

 
che con la giusta luce...   vibra!!!
 
S come Sigma e come Segesta...
 
E dopo le rovine di antichi terremoti,
Quale miglior palcoscenico per questo obiettivo

 
   
 
se non i violenti contrasti di luce sotto un cielo di pioggia, al teatro greco di Segesta, enclave degli Elimi
 
 
schiacciata tra Greci e Punici 

 
dove ho potuto utilizzare con profitto anche i diaframmi intermedi di questo Sigma Art

 
 
 
deducendo ulteriore convincimento della sua netta equivalenza, dopo f/4, in tutte le successive opportunita', in funzione di una definizione delle parti estreme del soggetto, che e' gia' evidente ben presto tra le sue nove lamelle

      
 

e che, ancora una volta, mi convince della sua utilita' per sottolineare spazi ulteriori oltre il piano di messa a fuoco
 f/2

 f/4

 f/8

semplicemente funzione della narrazione fotografica.
con una capacita' descrittiva generalista, anche oltre il limite del peggiore controluce,
 

in ombra totale   
 
S come Sigma e come (omaggio al) Serpotta    
 
 
"Available light" = luce disponibile 
  
Cosa possa diventare il Sigma Art 24-35mm f/2 DG in condizioni di illuminazione ambiente debole o addirittura... scadente, lo testimoniano queste riprese, prevalentemente effettuate a f/2 (of course), con un sensore capace, come quello della mia Nikon Df, di ISO elevati senza apparente degrado di immagine e, ovviamente, a mano libera.
In un itinerario dedicato al Serpotta, che passa tra le chiese palermitane di Casa Professa, di Santa Maria in Valverde, di San Mamiliano e dell' Oratorio del Rosario in Santa Cita,
 che spazia dalle vedute piu' generali  
 
            
 
         
  
ai piu' minuti particolari 
 
  
 
             
 
 
 
         

alcuni nascosti nelle pieghe della ricchezza di dettaglio dell'Artista... 

           non meno che di questo altro obiettivo Art... 
ancora una volta indispensabile a delimitare il campo desiderato con la sua ridotta gamma, ma di importanti focali

             

             
 

               

            

Anche da prospettive architettonicamente...inconsuete
 
 
     
 
               
 
Pronto comunque a riportarsi sui binari della beata consuetudine...mai troppo abusata  
 
         
 

 
costruendo un potenziale percorso visivo che continuamente conduca al particolare dall'universale
 
 

               
 
 
 

    
    

     

 
 

Concludendo...?
 Si... questo Sigma Art 24-35/2 mi ha davvero preso la mano... 
 
del resto 1430 scatti in pochi giorni testimoniano della progressiva assuefazione alle potenzialita' di questo obiettivo dalle molteplici focali, che contravviene alla regola aurea dello stereotipo visivo, secondo la quale la maggior parte delle foto scattate con uno zoom sono in realta' inquadrate alle focali piu' consuete di cui disponga invece che a quelle intermedie.
Se riguardo gli exif degli scatti mi accorgo invece di avere scattato a proprio tutte le focali del range (tranne che a 33mm ???) oltre che prevalentemente alle due focali estreme.
 
Questo per la estrema costanza delle prestazioni dell'obiettivo, viziate unicamente (come evidenziato) da una "piacevolissima" vignettatura ad f/2 di tutte le focali e da una lieve distorsione a barilotto a 24mm, fisiologica e poco fastidiosa.
 
Riassumendo:
giocare con la pdc a diaframmi contigui...
      

e/o con la messa a fuoco su soggetti contigui...
 f/8

 
 f/2

e con i diaframmi estremi di gamma...
 
 

e con i soggetti a distanza ravvicinata...
             
      

e con dei soggetti da contestualizzare, dettagliatamente...
                   
 
 

insomma, comunque, GIOCARE...
 

 

 

 
 
... ah si.... ed anche:  "ma che colori....!"   
 
          
 
 
Max Aquila photo per Nikonland 2015 ©
 
 
Nikonland ringrazia Mtrading Srl per averci concesso questo obiettivo in visione
Lo ammetto, non ho mai particolarmente apprezzato i super-zoom. Ho sempre criticato il Nikon 80-400 e ancora di più i vari Sigma e Tamron XXX-500, meglio i vecchi fissi non motorizzati.
 
Ma la nuova generazione, forte delle nuove tecnologie di progettazione e simulazione, l'introduzione degli stabilizzatori e di motori più veloci è proprio un'altra cosa.
Dopo il grande successo del Tamron 150-600mm, ecco che Sigma risponde con due obiettivi simili, differenziati per il posizionamento commerciale essenzialmente per la diversa costruzione.
 
Del Tamron non parlo perchè non ne so nulla. Ma dai test che ho letto, mi pare di poter dire con tranquillità che le differenze di resa puramente ottica tra le tre macchine siano veramente ardue da evidenziare.
Dei due Sigma sospetto che a parte la differente costruzione, in termini di prestazioni siamo veramente li.
 
 
 
 
 
 
 
Certo che il Sigma Sport è decisamente ben fatto per un obiettivo di questa classe, tanto da posizionarsi quasi al limite, sia per prezzo che per peso.
In più rispetto al Contemporary esibisce una tenuta alle intemperie a tutta prova (come da spot Sigma qui sopra), una meccanica più raffinata, un collarino del treppiedi concepito meglio, più lungo e più robusto.
 
A vantaggio del Contemporary va una maneggevolezza superiore. Lo Sport è praticamente impossibile da usare a mano libera. L'altro invece si usa comodamente con un monopiede leggero o anche senza.
Vedo i due quindi posizionati verso due tipi di fotografi diversi. Il più robusto per chi intende usare questo obiettivo come un supertele professionale. Il più compatto per chi cerca semplicemente uno zoom a complemento di un corredo che non arriva a queste focali.
In ogni caso e a parte le scelte dettate da budget e modalità d'uso, se entrambi sono offerti ad un prezzo ragionevole, credo che anche il Contemporary, magari protetto da un coat in neoprene, possa tranquillamente avventurarsi per le selve.
 
Ripeto, le prestazioni ottiche sono da considerare molto vicine, le valutazioni di scelta tra l'uno e l'altro vanno più sul fotografo. Personalmente se mi servisse un oggetto del genere ... punterei sul Contemporary oggetto di questa prova. L'altro tenta di arrivare dove altri apparecchi - di fascia effettivamente superiore - possono offrire prestazioni superiori, pur a prezzi più importanti. Ma quando un obiettivo di questi rappresenta l'ottica di riferimento per un fotografo, lesinare alla lunga non porta a grandi risparmi ...
 
Ma andiamo a vedere più da vicino questo Sigma 150-600mm F5-F6.3 Contemporary

 
senza paraluce, un bel cilindro di buona plastica con feritoie per far passare l'aria
 
il tappo da 95mm, qui poggiato sopra a quello da 62mm del Nikkor 60/2.8G è in plastica abbastanza fragile, si riga facilmente
 
affiancato al Nikkor 70-200/2.8 VR II per vedere ad occhio la differenza di proporzioni. Il peso va di conseguenza ...
 
appoggiato sul collarino del treppiedi (ovviamente non sta in equilibrio)
 
evidenza della bottoniera
 
il retro del collare del treppiedi
 
 
in posizione di zoom minimo e massimo affiancati.
 
La costruzione è di ottimo livello per questa fascia di prezzo. L'esterno è tutto in metallo, solo la parte interna che fuoriesce all'aumentare della focale è in plastica.
L'insieme comunque dà l'idea di uno strumento abbastanza robusto.
 
La bottoniera è la solita per questi zoom Sigma, oltre alle posizioni per lo switch tra manual focus ed autofocus con limitatore della distanza, ci sono le due posizioni di stabilizzazione.
In più rispetto agli altri zoom ci sono due posizioni custom con cui l'utente può - tramite la basetta di comunicazione USB e il software Sigma - programmare alcune funzionalità specifiche di messa a fuoco e di stabilizzazioni.
Non le ho esplorate ma ritengo possano essere utili una volta fatta esperienza nell'uso pratico.
 
Se devo fare un appunto alla costruzione è al riguardo del collarino del treppiedi.
E' corto, troppo corto. Su treppiedi non è stabilissimo.
La rotazione non è fluida una volta sbloccata la vite di fissaggio perchè c'è qualche punto di frizione (non posso dire se sia un problema del mio esemplare o se sia comune).
Non ho provato a fondo se sia rimovibile. Parrebbe di si. Francamente se ne comprassi uno cercherei di sostituire questo collarino perchè lo reputo buono al più per un uso con un monopiede.
Prove in studio per verificare la nitidezza con il flash, su Nikon D810
 
 
minima distanza di messa a fuoco, minima focale, F8
 
massima focale, F8
 
dettaglio dei due occhi con crop al 66% circa
 
massima focale, F8
 
in esterni, a 5.000 ISO, crop in 5:4, massimo ingrandimento.
In queste condizioni devo dire che la focale minima è abbastanza ... corta. Avrei tutto sommato preferito uno zoom con una escursione meno spinta, un 300-600 ad apertura costante F5.6 forse sarebbe stata una scelta non così azzardata.
Lo sfuocato comunque è ottimo. La dietro c'è un cancello chiuso 
 
 
 
 
F6.3, 600mm, 1/800'', ISO 400 con Nikon D7200 e crop al 100%.
Buon dettaglio, considerando che questo è un supertelezoom e non un macro !
 
 
 
 
controluce pieno con il sole che sta sorgendo e crop 100%. Buona prova con aberrazione cromatica veramente molto contenuta (non ho applicato nessuna correzione in PP).
 
 
sfuocato con un piccione in primo piano a 500mm, F6, Nikon D7200
 
 
sfuocato con una inferriata in primo piano,  F6.3, 600mm, Nikon D7200

Al lago, Nikon D7200, jpg ooc
 
 
450mm, 1/320'', F5.2, inutile cercare la massima nitidezza dato il seeing e l'umidità dell'aria
 
 
600mm, ISO 400, 1/2000'', F8
 
 
420mm, F5.1
 
 
500mm, F6, 1/640''
 
 
600mm, F8, 1/1000'
 
 
600mm, F8, 1/1000''
 
 
 
600mm, F6, 1/800''
 
Registro un'ottima tenuta del controluce in condizioni di normale scatto (non test), buoni colori, ottimo sfuocato, dettaglio valido anche alla massima focale.
Lo stabilizzatore che fa il suo lavoro.
 
Rispetto alla generazione precedente alla massima focale non abbiamo una caduta di qualità, tanto che la tendenza è ad usare lo zoom alle focali più lunghe, invariabilmente tra 400 e 600 mm.
Autodromo Nazionale di Monza, Gran Premio di Formula 1
 
 
 
commissari di pista, Variante della Roggia, 600mm, F6.3, +1/3EV, Nikon D7200, ISO 1800, 1/800''
 
 
primo dettaglio al 50%
 
 
secondo dettaglio al 50%
 
siamo a circa 20 metri di distanza, dettaglio ma soprattutto sfuocato, encomiabili
 
Sempre seconda variante, attraverso la feritoia che usa l'operatore TV :
 
 
 
 
 
 
 
 
quasi sempre la D7200 con il crop mode 1.3x (ovvero 1200 mm di focale equivalente)
 
 
 
 
 
qui invece attraverso la rete, dentro alla chicane
Variante Ascari 
 
Temperatura alta e gas di scarichi non consentono buone foto da questa posizione se non ad inizio sessione e con il vento perchè la qualità dell'aria è proprio pessima
 
 
 
meglio in ingresso della variante (stessa posizione)
 
 
 
 
440 mm, F8
 
o in panning
 
 
270mm, F5.6, 1/1000'', ISO 250
 
 
 
 
 
ancora meglio all'uscita della Variante Ascari, qui attraverso la rete con vere e proprie soggettive :
 
 
 
 
 
 
 
 
e anche la possibilità di sfruttare al massimo la focale per dettagliare le auto.
 
Mentre è di tutto riposo questo scatto di una GP2 in uscita dalla Parabolica mentre si lancia sul lungo rettifilo dei box 
 
 
 


 
 
 
sotto l'acqua, una giornata inadatta per una passeggiata all'Oasi La Torbiera di Agrate Conturbia (massima focale, grande distanza)
 
Conclusioni
 
Io non sono un fotografo da zoom e come ho già scritto all'inizio di questo test, ho sempre visto con grande sospetto questi super-zoom.
Ma devo ammettere che mi sono divertito con questo Sigma 150-600mm F5.F6.3 Contemporary che incorpora ottime prestazioni ad una costruzione in linea con un prezzo che è da best-buy.
Sul mercato esistono diverse offerte oggi, oltre all'altro Sigma, versione Sport, il Tamron e il nuovissimo Nikon 200-500mm F5.6 che comincia ad essere distribuito in questi giorni ad un prezzo premium, come di consueto per la casa giallo-nera.
Mentre lascio ai singoli la scelta tra lo strumento più appropriato alle proprie esigenze, vorrei sintetizzare in pillole il mio pensiero su questo oggetto della prova :
 
A favore
 
- prezzo
- relativa compattezza e peso abbastanza contenuto in relazione alla focale massima
- buone prestazioni generali a tutte le focali
- autofocus preciso ed adeguatamente veloce
- stabilizzatore efficace
- buona tenuta in controluce e aberrazioni cromatiche contenute
 
Contro
 
- collarino del treppiedi da rivedere (ma potrebbe essere stato il mio esemplare, non ho la riprova su altri)
- come per gli altri zoom di questa categoria, le migliori prestazioni si hanno a distanze medio-brevi
- avrei preferito una escursione focale più ridotta (200 o 300-600) per guadagnare quel decimale di stop che non ha consentito a Sigma di fare un oggetto con apertura massima costante.
Avendo deciso di fare due zoom differenti, avrebbero potuto in realtà differenziarli non solo nella costruzione.
- pur contenuto come volumi e pesi, questi non sono trascurabili rispetto a zoom più comuni.
 
Ovviamente se nelle considerazioni contro, teniamo in considerazione il prezzo (tranquillamente sotto i 1.000 euro con garanzia ufficiale Mtrading), ogni aspetto negativo si stempera.
 
Insomma, non è un 600 mm F4 Nikon o Canon ma costa un dodicesimo, pesa meno della metà e non richiede lo stesso impegno per metterlo in batteria.
 
 
 
 
Ringraziamo Mtrading per averci concesso in prova questo bell'obiettivo !
 
 
 

 
   

 
Un trapano-avvitatore elettrico Bosch, due scatti a focali differenti sempre ad F2.
 

 

 
In questi due scatti, i primi effettuati appena tolto dall'imballo l'obiettivo c'è la summa delle sue caratteristiche, quelle che hanno già decretato il successo degli altri Sigma Art.
 
Io non sono solito provare particolare attrazione per gli zoom. Ne ho usati tanti ma al momento ne faccio praticamente a meno con una sola eccezione in attesa di trovare altro.
Ho sempre trovato limiti invalicabili anche negli apparecchi più prestigiosi (come ad esempio il costosissimo Nikkor 200-400/4 in tutte le sue versioni) ma qui ... siamo all'eccezione che conferma la regola.
 
Perchè questo zoom mi ha entusiasmato fin dal primo contatto.
E non riuscendo a trovare veri difetti pesato tutto mi sono chiesto il perchè.
 
Perchè ? Perchè questo obiettivo è solo formalmente uno zomm. In realtà è un tri-focale superluminoso e così va considerato.
 
Lo confesso, non lo comprerò perchè ho già i due formidabili Sigma Art ai suoi estremi, 24 e 35 mm che mi assicurano uno stop in più di luce e prestazioni ancora superiori.
Ma questo è un Sigma Art in tutto, sfuocato, resa, nitidezza, costanza di prestazioni, colori brillanti ma neutri, bassissima o inesistente CA, costruzione.
Costa ma costa meno di tre obiettivi separati, siano questi Sigma o Nikon. In pratica si compra uno ma si prendono tre obiettivi
 
 

ecco il trio, a sinistra il Sigma 35mm F1.4 Art, a destra il Sigma 24mm F1.4 Art, in centro il Sigma 24-35mm F2 Art.
 
Lo zoom è più grosso ma non enorme, pur con i suoi 82 mm di passo filtri
 
 
 
Vediamolo più da vicino.
L'obiettivo è solido e ben bilanciato. Sta benissimo nella mano sinistra. Le due ghiere sono facili da azionare, fluide e ben posizionate.

 
il paraluce non è eccessivo e fa bene il suo lavoro.
 

 
i tappi sono, come per tutti i sigma più recenti, di una materia plastica purtroppo molto incline ai graffi. Peccato, é l'unico punto debole, insieme alla filettatura filtri in plastica di una costruzione invece molto solida.
 

 

 

 

 

 
L'obiettivo presenta la scala delle distanze ben leggibile, lo switch Manual e Auto Focus ben dimensionato e posizionato.
Il consueto marchietto A di Sigma Art.
 
Ovviamente come gli altri obiettivi Sigma della più recente generazione, è compatibile con l'interfaccia USB e il programma di gestione firmware e taratura fine della messa a fuoco alle varie focali e distanze. Utilissimo sempre perchè riscrive il firmware dell'obiettivo e lo tara per tutte le fotocamere di casa.
 
 Per provarlo me lo sono portato domenica al lago all'albeggiare e lunedì in ufficio, profittando di queste ultime belle giornate d'estate.
Questa è solo una anteprima, poi per la prova approfondita leggeremo le impressioni di Max
 

 
 
Bellagio prima del sorgere del sole dietro alle montagne della costa lecchese del lago di Como, visto da Tremezzo.
A 35 mm  dettaglio leggibilissimo (nessuna intepretazione in sviluppo)

 
 

 

 

 
Il sole sale oltre le montagne, F16 per avere la "stellina".
scatti in pieno sole (non semplice controluce) e in condizioni estreme.
La tenuta dei riflessi è buona, non vedo eccessiva CA sull'acqua.
Ma come detto queste sono condizioni di test, mica fotografie !
 
Sempre a Tremezzo, davanti a Villa Carlotta
 

 

 

Villa Carlotta, F2.8, ottima leggibilità delle ombre in primo piano, luci controllate (sottoesponendo il cielo) sulle pareti della Villa.
Le finestre, l'orologio i dettagli sono pienamente visibili.
 
Il campanille della chiesetta di Ossuccio

 
ho scelto di mantenere la massima leggibilità sui mattoni della costruzione illuminata dal sole diretto.
Il cielo si è oscurito ma il dettaglio è massimo sul soggetto.
 
Varese, dopo il sorgere del sole.
Colori complementari (blu e giallo) e verde (sintesi)
 

 

 

 
siamo a 28 mm, F2, la messa a fuoco è sulle finestre ma il dettaglio dell'indicazione stradale in primo piano all'angolo estremo è reso benissimo.
Certo è merito dei 36 megapixel senza filtro anti-alias ma non sarebbero tanti gli zoom in grado di una simile risoluzione ...
 
Anche in questo caso con in primo piano le pareti della Basilica di San Vittore e in secondo piano il campanile settecentesco siamo ad F2.8

 

 

 
i dettagli sono perfettamente visibili, questi sono crop al 50%

 

 
in queste due ultime foto, ombre, colori, trama, dettaglio, sono sempre a mio avviso assolutamente esemplari !
 
 
Risoluzione

dettaglio 1:1 dell'intonaco di una colonna di casa mia. Non c'è sharpening aggiunto.
 

 

 
il ritratto di Heidi by Slowprint in 100x70cm che c'è in camera mia.
A 24mm e a 35mm. A parte il riflesso del vetro siamo a livelli da obiettivo macro.
 
Distorsione
 
 

 

 

 
A 35 mm a i miei occhi la distorsione è inesistente.
C'è invece a 24 mm (cornice della fotografia) ma si corregge impostando un +16 in manuale su LR o Photoshop e il risultato è esemplare.
 
Sfuocato
 

 

 

 

 
Prove di dettaglio e di sfuocato alle varie focali, sempre ad F2. Charlize in biondo.
Il dettaglio dell'occhio è senza sharpening aggiunto. Magari c'è un leggero backfocus, non ho avuto motivo di controllare.
Questo è un grandangolare non un macro o un obiettivo da ritratto e non si richiederà che raramente la massima precisione di messa a fuoco (ma volendo si può verificare e tarare in casa).
 
Conclusioni di questo breve giro di prova
 
Come ho scritto non sono solito entusiasmarmi per uno zoom ma questo è da considerare un tri-focale 24-28-35mm ad apertura costante F2 e se non avessi già due fissi Art ad alte prestazioni che coprono le focali che mi interessano di più, lo comprerei ad occhi chiusi.
A 949 euro costa solo poco di più del nuovo Nikkor 20mm F1.8G o del Nikkor 24mm F1.8G e consente di sostituire un intero arsenale di ottiche fisse moderne nel suo range di focali.
 
Ha un autofocus preciso e molto silenzioso. E' costruito molto ma molto bene. E' ben equilibrato. Ha prestazioni costanti. Colori brillanti, sfuocato da mezzo-tele, una distorsione contenuta e ben correggibile.
Non si allunga (!). L'aberrazione cromatica io non l'ho vista e in condizioni normali in controluce non dà problemi.
 
C'è vignettatura a tutta apertura ma io non lo vedo come un problema, anzi.
Considerata la distanza minima di messa a fuoco consente quasi-macro e riprese creative ravvicinate, anche ne ritratto.
 
Idealmente lo vedo bene in mano anche al fotografo di reportage o di matrimonio.
 
Veramente un bell'obiettivo ! Complimenti Sigma !
 
Ringrazio Mtrading per la celerità con cui ci consente questo test. L'obiettivo è stato presentato ufficialmente solo il 20 luglio e noi lo abbiamo già a disposizione nemmeno due mesi dopo !
 

il link per avere maggiori dettagli su questo prodotto.
 
Un trans-normale per tutti                  
16 lenti in 14 gruppi delle quali:  
3 asferiche   
2 FLD (fluorite)  
1 SLD (bassa dispersione)
 
 
 
Uno zoom trans-normale, cioe' la cui escursione focale passi attraverso i 46 gradi di angolo di campo di un obiettivo standard, l'abbiamo di certo nella nostra borsa, essendo l'obiettivo comodo per eccellenza, in tutte le occasioni nelle quali si vada in giro attrezzati fotograficamente perche'...non si sa mai...
    
Mtrading distributore in Italia per Sigma, ancora una volta molto gentilmente, ci mette a disposizione questo compatto Sigma DC, (ossia a copertura delle reflex APS-C), perche' ne ricaviamo le nostre impressioni d'uso.
Appartiene alla linea Contemporary che, secondo gli intenti della casa Madre, vuole unire al pregio delle limitate dimensioni anche il traguardo ambito delle buone prestazioni ottiche, a fianco delle altre due linee di produzione, la ben conosciuta "Art" (che di peso e dimensioni non si cura proprio) e della altrettanto nuova linea "Sports" alla quale appartengono per il momento due zoom estremi come il 120-300/2.8 ed il 150-600/5-6.3 (quest'ultimo anche nella linea Contemporary, prossimamente oggetto di test qui su Nikonland, sempre grazie ad Mtrading)
 
 
 Caratteristica peculiare di questo zoom 4X, oltre alla compattezza dimensionale , e' la capacita' di scendere fino a 22cm di messa a fuoco minima,  
il che, se e' gia' buona prestazione a 17mm lo proietta ad un Rapporto di Riproduzione 1:2,8 alla focale di 70mm,  (6,5cm di campo inquadrato sul lato lungo DX da 23,2mm)
riuscendo pertanto a sfiorare il limite minimo della categoria Macro ben evidenziata nella sua stessa sigla. 
 
Strutturalmente si tratta di uno zoom bighiera con verso di rotazione delle ghiere opposto a quello cui siamo abituati sugli zoom Nikon, cosa che sulle prime puo' dare un certo senso di indecisione, nel quale il traguardo della leggerezza oltre alle compatte dimensioni alla focale minima (8cm dalla baionetta al filetto filtri, che si estendono fino a 12cm alla focale di 70mm),
  
viene raggiunto mediante l'uso di plastiche di buona qualita', TSC (thermally stable composite) migliori del semplice policarbonato, ma lontane davvero dalla sensazione di solidita' meccanica e materiale degli obiettivi Sigma serie Art.
I risultanti 445 grammi di peso (senza tappi e paraluce) sono pertanto un ottimo risultato con una luminosita' relativa cosi' alta (f/2.8-4) per esempio nel paragone con un Nikon FX come il 24-85AFS, che pesa solo 458g, ma ha una gamma focale piu' limitata (il Sigma copre su DX un formato equivalente a un 24-105mm) ed e' mezzo diaframma meno luminoso su tutta la gamma.
 
Ma i pregi rimarchevoli di questo zoom vanno ben oltre, concretizzandosi in un diaframma a nove lamelle, un motore di movimentazione autofocus HSM (Hyper Sonic Motor) davvero fulmineo e preciso, nonostante abbia fatto di tutto per metterlo in crisi (riuscendoci anche) ed uno stabilizzatore ottico (Sigma OS) che promette 4 stop di compensazione davvero efficiente in tutte le situazioni in cui l'ho messo alla prova.
 
Il senso dell'appartenenza dell'azienda Sigma odierna si manifesta anche su questa serie di obiettivi con particolari resi ben evidenti come il marchio made in Japan sempre in bella vista, insieme alle incisioni delle sigle (non serigrafie cancellabili nel tempo) sia intorno alla lente frontale, 
sia addirittura sul paraluce a petalo in dotazione, efficace e ben costruito negli incastri all'obiettivo, non solo quando lo si innesti on action, ma anche quando lo si capovolga, in situazione di riposo, 
senza incertezza alcuna nell'invito, come invece avviene spesso con i paraluce marchiati Nikon (ma made in Taiwan...)
 
D'altro canto, fin dai primi scatti del test, ho riscontrato due pecche "meccaniche" di questo zoom:
-la tendenza (strana per un bighiera) se tenuto a testa in giu' di allentarsi verso la focale massima
-la possibilita' frequente di interferire con le dita della mano sinistra sulla strettissima ghiera di messa a fuoco manuale (soli 8mm di larghezza), rallentando o impedendo addirittura il corretto funzionamento dell'AF.  Qui la ricerca della compattezza ha dovuto presentare un conticino da pagare !
 
A parte queste due note negative, il funzionamento delle ghiere di questo zoom, sia per fulmineita' di messa a fuoco (stante anche la limitatissima escursione della relativa movimentazione), sia per comodita' di regolazione rapida della focale prescelta (grazie alla gomma morbida e di facile presa) mi ha subito predisposto ad una istintiva interattivita'.
 
Ho usato questo Sigma con una Nikon D3200 da 24Mpx, con la quale ho scattato la meta' del migliaio di files nei giorni di agosto in cui ho realizzato questo test, mentre l'altra meta' sono stati scattati con la mia Nikon Df per sfruttare al meglio dei suoi pixel in condizioni di luce difficile con un migliore rapporto S/N
 
  Zoom or not zoom...?
Cominciamo col dire che un obiettivo zoom serve nella maggior parte dei casi a rifilare il soggetto all'interno dell'inquadratura ideale che stiamo immaginando e creiamo appunto...zoomando.
Vale a dire tutto il contrario della teoria del fotografo tipo che, con il suo obiettivo a focale fissa, si affanna a fare due passettini avanti ed uno indietro, mezzo di lato, per poi flettersi o al contrario, allungarsi, sulle gambe per realizzare il suo scopo, solitamente tra l'ilarita' dei presenti.
 
Uno zoom e' quindi una scelta in controtendenza, mirante alla comodita' di utilizzo, quella che con questo Sigma 17-70, equivalente sul formato pieno ad un 24-105, ci consente di scattare alla minima focale una foto cosi'  
per poi, immediatamente dopo, ruotandoci di 180 gradi alle nostre spalle, scattare alla focale massima inquadrando altro genere di soggetto
 
 
Ma il principale assillo degli utilizzatori di uno zoom e' di solito la sua scarsa luminosita' massima, che in determinate condizioni non permette di utilizzare tempi veloci di esposizione o di staccare il soggetto dallo sfondo.
Bene, questo Sigma 17-70 e' accreditato di una luminosita' massima molto vicina a quella di zoom dal costo anche quintuplo, rispetto i 430 euro circa che servono per appropriarsene, 
 
il cui scotto, alla focale minima e' di certo una discreta vignettatura ai bordi del fotogramma che di norma non impensierisce gli utenti target per questo obiettivo, che anzi magari la utilizzano  creativamente  
 
il rimedio piu' consono, prima ancora della correzione in postproduzione, sta nella possibilita', diaframmando, di eliminare del tutto il problema
 (f/2,8)

 (f/5,6)

 (f/2,8)

 (f/16)

 (f/2,8)

 (f/8)

 
Certamente affascinante, specie per un neofita, la possibilita' creativa che uno zoom f/2,8 possa concedere, giocando con i piani prospettici e la messa a fuoco  
 
 
A proposito di prospettiva, altro cruccio fisiologico degli zoom sono le distorsioni tipiche:
nemmeno questo Sigma sfugge alla regola, passando da una abbastanza sensibile distorsione a barilotto a 17mm 
             

 
ad una lieve distorsione a cuscinetto gia' a 35mm   

che si acuisce naturalmente alla massima focale  
 
 
 
oltre alle distorsioni prospettiche ingenerate alla focale minima, ovviamente,  

se non si tengano macchina ed obiettivo in bolla 

 
E allora...zoom !!!
Ma a parte gli esperimenti per dimostrare i difetti che, come detto, sono propri di tutti gli obiettivi a focale variabile, vediamo invece quali siano i campi nei quali eccelle questo zoom Sigma, accreditato nonostante il suo costo medio-basso di uno schema ottico sontuoso, arricchito da ben sei elementi speciali delle 16 lenti di cui e' composto.
Normalmente uno zoom trans-standard si usa per fotografare proprio di tutto:
dalle vedute piu' o meno allargate, sfruttando la quota grandangolare del suo range di focali,
 17mm

 17mm

 20mm

 24mm

 24mm
 
a quelle piu' vicine allo standard dell'angolo di visione tipico dell'occhio umano
             
             
 

 
sia stringendo l'inquadratura su soggetti simili  

ma dal senso che diviene differente, solamente variando la focale e l'orientamento
 
Certamente lo street ed il reportage sono un suo campo di elezione

 

peraltro grazie anche alla notevole capacita' di lettura nelle ombre, che insieme alla buona qualita' del sensore della macchina 

e' certamente coadiuvata dai tre elementi a bassa dispersione dello schema ottico di questo 17-70 DC 

 
Anche nelle immagini di soggetti in rapido movimento,
  
non soltanto grazie all'efficienza del motore HSM, velocissimo e senza tentennamenti, ma in buona parte anche per le compattissime dimensioni che con reflex leggere come le due utilizzate in questo test, fanno di zoom come questo necessario complemento

  
 

 anche in una macchina semplificata come la D3200 con impostazioni di AF-C  a ricerca automatica del soggetto 

 
Ma un capitolo a parte del test di questo obiettivo e' decisamente quello relativo al close-up e alla macro che, con diversi artifici, si possono praticare con risultati di eccellenza per un obiettivo a focale variabile, teoricamente non ideale allo scopo.

Invece, se devo dirla tutta, il Sigma 17-70mm Contemporary mi ha stregato proprio per le capacita' che manifesta indipendentemente dal...manico di chi lo impugni  
 
Partendo da distanze medie alla sua focale di 70mm, ottimizzata allo scopo, prevalentemente scattando a fiori ed insetti
      
      
 
l'intensita' dei colori e la nitidezza gia' a monitor dei soggetti inquadrati, porta a spingersi oltre

                    

usando luci ed ombre 

diaframmi e profondita' di campo       
 
e continuando ad "osare" con l'interposizione di un semplice tubo automatico di prolunga da 12mm, per raggiungere RR maggiori del massimo disponibile sull'ottica (1:2,8) 
 
 
 
 
 
il cui uso comporta decisamente l'impossibilita' di usare il paraluce in dotazione, stante la ridottissima distanza di lavoro utile (gia' di base di soli 5cm tra soggetto e lente frontale)
 
Oltre ogni ostacolo...
 
Per ultimo, l'esperimento (riuscito) dell'utilizzo del Sigma 17-70 sulla Nikon Df, durante un concerto di Mario Biondi,
 
in posizione davvero arretrata, usando la macchina  in Live View, Modo M, f/4 e tempi variabili tra 1/125" e 1/400" grazie ad ISO Auto fino a ISO5000, 
 
 
 

mettendo a dura prova l'HSM dell'obiettivo che, vincolato al basico AF del Live View finalmente sono riuscito a mandare in tilt, facendogli mettere a fuoco sui flares bestiali dei fari in controluce   
 
In conclusione:

le qualita' costruttive e dinamiche di questo zoom ne fanno a mio parere un obiettivo a cui le case madri principali debbano ispirarsi al fine dell'ottenimento di simili caratteristiche principali e complementari, ma anche in funzione al suo contenuto prezzo di acquisto .
L'assenza di flares in controluce, la gradualita' dei contrasti cromatici ottenibili solo sovra e sottoesponendo on camera, la qualita' dei colori e la loro modulabilita', insieme a tante altre qualita' che dovrebbero trasparire dalle foto allegate, mi hanno fatto divertire nell'utilizzo di questo obiettivo zoom che spero replicato in un Contemporary anche in formato FX.
Tanto dagli Art siamo gia' viziati... 
 
Pregi:
- Nitidezza e contrasto 
- Velocita' e precisione del motore HSM 
- Efficacia dello stabilizzatore 
- Prestazioni a distanza ravvicinata     
- Prezzo, dimensioni e peso al di sotto della media 
 
Difetti:
 
- Ghiera MF troppo piccola e non frizionata 
- Ghiera della focale che tende a ruotare se l'obiettivo viene tenuto a testa in giu' 
- Distorsione ottica un po' elevata a 17mm, ma correggibile 
 
         
 
          
 
 

 
Insomma, grazie Sigma per questo ottimo zoom: this is what you are  

 
Max Aquila © per Nikonland 2015
 
Nikonland ringrazia Mtrading Srl per averci concesso questo obiettivo in visione
 
 
Lo stabilizzatore, con le macchine D8X0 non si comportava molto bene. A tempi intermedi tipo 1/100'' faceva più danno che altro.
Pare che la cosa sia stata risolta via firmware. Nikon ha ritirato tutti i pezzi invenduti e fatto il service a quelli già venduti fino alla matricola #5101.
 
Aspetto
 
Infatti la prima cosa che ho verificato è stata proprio la matricola
 

 
é la #5655, quindi un centinaio di pezzi dopo il primo batch. Bene.
 
Ma ... male, perchè mi accorgo subito che, orgogliosa, campeggia una scritta MADE IN CHINA (!), riportata anche in bella vista sul paraluce :
 

 
evidentemente il governo cinese lo pretende.
 
La confezione è abbastanza compatta
 

 
l'obiettivo è riposto in un astuccio in nylon nero, analogo (o identico) a quello del 24-70/2.8 e del 14-24/2.8.
Ci sono protezioni in polistirolo. Due manualetti, la cinghietta, garanzie, etc. etc.
 

 

 
la bottoniera è simile a quella degli altri teleobiettivi stabilizzati
 

il VR ha la posizione Normal e Sport
 
le scritte dorate sono in rilievo (ma in plastica, non c'è la targhetta dorata metallica degli obiettivi di fascia PRO)
 
l'obiettivo è proprio compatto, qui montato sulla D7200

 
tenete presente che la D7200 è poco più grande del suo manualetto
 

 

tutto sommato fa la sua bella figura.
Sembra il modello ridotto, in plastica, del Nikon 200/2 VR
 


 

 
GIà, esatto, avete capito bene.
 
E' un obiettivo costruito completamente in plastica. Del tipo usato per gli obiettivo della fascia F1.8 (20-28-35-50-85), quella che a strisciarla con l'unghia si graffia.
 
E infatti, urtato inavvertitamente su una tribuna in cemento dell'Autodromo di Monza, è caduto dall'altezza di 15 cm mentre era in piedi appoggiato per il paraluce e si è graffiato, come si può notare qui :
 

niente di drammatico, ma io quando sono in pista non sto troppo attento al mio materiale perchè sono concentrato sul lavoro che sto facendo.
Con il 70-200/2.8 non mi è mai capitato. E figuriamoci con il 300/2.8 o il 400/2.8 che ho sempre appoggiato a terra con il paraluce sotto.
Questo è proprio un peso piuma e basta un colpo di vento per capovolgerlo  
Mi segno mentalmente di non trasportarlo mai in una borsa insieme ad un obiettivo in metallo di quelli seri. Ne uscirebbe massacrato
 

Peculiarità del progetto
 
Questo nuovo 300 mm F4 non si caratterizza semplicemente per le dimensioni ridotte ma per due peculiarità costruttive.
 
Il diaframma elettromagnetico
 
La prima è l'uso per la prima volta in un obiettivo di fascia media del nuovo diaframma elettromagnetico.
Chi ci legge sa che abbiamo recentemente messo l'indice sul fatto che in Nikon, sull'altare della retrocompatibilità, hanno sacrificato la precisione e la facilità di gestione del diaframma, mantenendo il vecchio sistema di controllo meccanico.
 
Ne abbiamo parlato qui (C'era una volta il leggendario acciaio giap...)
 

il controllo del diaframma integrato nella Nikon Df
 
anche le più moderne reflex Nikon, perfino l'adattotore per ottiche F per le Nikon 1, controllano il diaframma degli obiettivi Nikkor con una leva elettromeccanica.
Il sistema è collaudato ma è impreciso. E soprattutto preclude un controllo efficiente durante le riprese video.
 

 
la leva interagisce con un analogo dispositivo sull'obiettivo che è collegato meccanicamente al diaframma.
Il movimento dell'una agisce sulla chiusura o apertura dell'altro. In continuo durante lo scatto.
 
Ma anche in Nikon hanno la buona abitudine di pensare al futuro. E già nel 2007, con il lancio della D3 e della D300 hanno silenziosamente introdotto un nuovo pin elettrico sui corpi macchina.
Questo pin è in grado di trasmettere il segnalo di controllo dell'apertura del diaframma agli obiettivi dotati di diaframma elettromagnetico.
 
Non ho trovato il controllo di uno dei nuovi Nikon, ma qui c'è per dare l'idea, il diaframma di una Canon 50/1.8 II:
 

l'attuazione del movimento avviene tramite un motore elettrico.
Nel Nikon il tutto dovrebbe essere più semplice e più compatto, senza gli ingranaggi necessari a trasmettere il moto.
 
I primi obiettivi predisposti per questo sistema sono stati i PC-E, ovvero i nuovi decentrabili. Seguiti dai superteleobiettivi 800/5.6E e 400/2.8E.
Quest'anno si sono aggiunti i nuovi 500/4E e 600/4E, questo 300/4E e il primo obiettivo consumer "moderno", il 16-80/2.8-4E.
 
E' un primo passo verso il 21° secolo anche per Nikon, quando Canon & Co. già da tempo hanno fatto il passo completo.
 
La cosa divertente è che tutti gli obiettivi Nikon 1, hanno diaframma elettromagnetico, controllo del focus by wire, motorini compatti e vr leggeri.
 
Evidentemente il team di sviluppo delle Nikon 1 è cinese, oppure è avulso al tradizionale applomb conservatore Nikon !
 
Fattosta che questo 300/4E è dotato di diaframma elettromagnetico insieme a tutte le altre cosette che siamo abituati a vedere negli obiettivi Nikkor e ad una peculiarità ancora più unica nel panorama Nikon di cui parleremo nella prossima pagina ...
 

 
L'elemento diffrattivo o Phase Fresnel da cui la sigla PF

 

una lente di Fresnel vista in pianta (del tipo di quelle usate nei comuni proiettori)
 

e il confronto tra una lente di Fresnel e una normale lente piano-convessa comunemente usata nei nostri obiettivi (in sezione)
 
L'introduzione di elementi a diffrazione in ottica non è certamente una novità. La lente di Fresnel dal nome del fisico francese cui si deve l'invenzione, è ciò che ha favorito la diffusione di fari e proiettori a grande portata con potenze installate relativamente contenute (per esempio nei fari di segnalazione marittima o nei proiettori anteriori delle automobili).
E' abbastanza recente nella costruzione degli obiettivi impiegati in fotografia.
 
Canon l'ha impiegata una diecina di anni fa nei suoi obiettivi DO (400/4 e 70-300 IS) ma poi l'ha quasi abbandonata fino ad un paio di anni fa.
Nikon la introduce quest'anno come la rivoluzione delle rivoluzioni, promettendo che dopo questo 300/4E altri verranno.
 
Senza addentrarci in profondità nelle spiegazioni tecniche, dico solo che un elemento ottico di questo genere consente di ridurre fortemente lo sviluppo in lunghezza di un obiettivo ... lungo, permettendo comunque di controllare con precisione le aberrazioni (ovvero la non perfetta planeità delle singole lunghezze d'onda che compongono la luce).
Il risultato netto é uno sviluppo molto limitato in lunghezza come testimoniato dal nuovo 300/4E PF nei confronti del precedente 300/4 non PF.
 
Immaginate a questo punto le potenzialità su lunghezze focali superiori - penso a 500 e 600 mm - specie se limitate in termini di luminosità massima (F5.6).
 
Comunque restiamo con i piedi per terra, confrontato con un 105/2.8 :
 

 
questo 300 mm non è tanto più grande e tolto il paraluce, non fa nessuna impressione.
Merito di questa famosa lente di Fresnel !
 
 
Andiamo alle immagini.
In tre mesi ho fatto circa 8.000 scatti concentrandomi per lo più, su ritratto e automobilismo.
Cominciamo dal ritratto.
 
Con D810, primo piano :
 



 
con D750 e flash di schiarita Godox V860N

 
mezzo busto (segue dettaglio 1:1) :
 


 


 


 
siamo sempre ad F4 a tempi differenti per le condizioni di luce.
Il dettaglio anche con la D750 resta eccezionale quando si fa l'ingrandimento al 100%.
Messa a fuoco sempre precisa e puntuale, velocissima stabilizzazione efficace fino a tempi molto ridotti.
 
Anche ottima tenuta dei colori ad alti ISO (D750, 25.600 ISO) :
 


 
sia in luce artificiale che outdoor :
 


 


(dettaglio del viso della foto di cui sopra, buono per un ritratto in stampa 10x15 seppure ricavato da una figura quasi intera.
  
Automobilismo
 
Sono tutte foto riprese con la nuova Nikon D7200 in questo caso sempre con il duplicatore di focale Nikon TC 20E III, una buona combinazione :
 




 
le soggettive sono addirittura riprese attraverso due reticolati spessi alla Variante Ascari dell'Autodromo Nazionale di Monza.
(Altre foto nei commenti)
 


Sfuocato
 
Oltre al pasticcio sul malfunzionamento dello stabilizzatore su alcuni dei primi esemplari USA (richiamati), si è detto molto anche dello sfuocato di questo obiettivo.
Ebbene, io mi sono concentrato su questo aspetto e ne ho ricavato alcune conclusioni personali del tutto limitate alle mie esigenze di scatto.
 
Lo sfuocato tecnico geometrico è generalmente bruttino, specie quello davanti al piano di messa a fuoco :
 


 
é il caso delle scritte sul muso della Porsche e dei libri alla sinistra di quello perfettamente a fuoco.
 
Dietro al soggetto le cose vanno meglio.

 

specie se lo si cerca con cura
 

 
Insomma, non aspettiamoci, purtroppo le stesse qualità nello sfuocato di un Nikon 300/2.8 che resta a giocare da solo in una classe a se come dimostrano pochi scatti :
 



  
 

 
Conclusioni 
 
La molla che mi ha spinto ad acquistarlo è certamente la compattezza e leggerezza. Quella caratteristiche che rendono a mio avviso superfluo il collarino del treppiedi che è offerto solo come optional.
E' piccolo, compatto, non dà nell'occhio. Chi ti vede pensa che tu abbia in mano un qualsiasi altro obiettivo e non un coso in grado di fare un primo piano da metri di distanza.
Magari hai anche montato il TC20 E III e così hai un 600 mm che se per caso lo stai usando con una macchina DX inquadra il campo di un 1200mm !
Il tutto in circa sette etti e una quindicina di cm in tutto !
 
E' una rivoluzione e tanto mi basterebbe.
 
In questo modo ho un 300 mm che non mi pesa portare in giro. Ne sono prova gli 8000 scatti in due o tre mesi, quando con il 300/2.8 avevo queste medie solo quando era la mia ottica standard in autodromo ai tempi della D2x ...
Non è però il caso di pensare di sostituire il 300/2.8 (specie se di una versione VR) perchè stiamo parlando di altra pasta, sia nello sfuocato che nel primo piano.
 
Quindi :
 
PRO 
- compatto e leggero non dà nell'occhio e non pesa, facile da non dimenticare a casa, non è una di quelle ottiche per cui ti devi interrogare se portartela o no.
In borsa ci sta sempre come un qualsiasi altro obiettivo
- autofocus rapidissimo e sempre affidabile, stabilizzazione efficace. Non si possono chiedere miracoli ma sono riuscito a fare scatti adeguatamente fermi anche a tempi irragionevoli per un 300mm
- eccellente nitidezza sia al centro che ai bordi già a tutta apertura. Non credo, a dire il vero di averlo usato se non ad F4
 
 
CONTRO
 
- costo elevato. Ma giustificato dal fatto che non ha rivali. In termini di rapporto volume/peso è un reale game-changer
- costruzione in plastichetta del livello degli obiettivi F4 ed F1.8 made in China, ovvero roba amatoriale venduta al prezzo di un professionale
- sfuocato tecnico pessimo, specie davanti al piano di messa a fuoco
 
Concludendo è uno dei pochi Nikkor degli ultimi 10 anni (mi vengono in mente insieme a questo il 14-24/2.8 e il 200-400/4 VR)  in grado di ricordarci che Nikon una volta era Nikon ...
L'ho comperato al volo e lo sto usando spessissimo nel ritratto che a 300 mm ha i suoi perchè.
Confido di esplorarne ulteriormente ogni piccolo segreto prossimamente.
Non mancherò di parlarne nei commenti a questi articolo dove già ora potete vedere una vasta gamma di esempi fotografici : non trascurate di leggere anche quelli !
 
Consigliato ?
 
Bè, si, se potete permettervelo si, é realmente uno dei pochi Nikkor da non trascurare !
 

la luna a mano libera con la D7200, 1200/F8 equivalenti senza alcun peso !


in spiaggia non ci penso più a portare un 300/2.8 ma questo 300/4 sta in borsa a tracolla, come un qualsiasi zoom F2.8
 

anche per la foto spensierata, hai un 300 mm nitidissimo pronto da prendere senza pensieri.
 
Una rivoluzione che speriamo Nikon continuerà con altri obiettivi PF compatti di focali molto più lunghe.
Un 600/5.6E PF sarebbe realmente uno strumento di primordine se non più pesante di un chilo  ...
 
Considerando la Nikon D610 oramai superata e la D4s uscita di produzione, le due full-frame Nikon più interessanti restano la D810 e la D750. Chi non ha ancora fatto la sua scelta, sappia che all'orizzonte ci sono sensori di nuova generazione backlit che promettono prestazioni superiori e sistemi di messa a fuoco più avanzati.
Ma se qualcuno è in dubbio sulla scelta in questo momento, questo articolo potrebbe ... aggiungerne qualche altro.
Una premessa, sono impressioni d'uso del tutto soggettive e partono dal punto di vista di chi è abituato ad usare due corpi nella stessa sessione fotografica in situazioni di forte tensione operativa. Nulla a che vedere con riprese tranquille su treppiedi in live-view o fotografia di street con uno zoom. Abbiamo dedicato già un test alle due più interessanti full-frame Nikon, la D810 e la D750.
 
Pubblichiamo adesso un confronto ... all'americana, dopo una convivenza di un paio di mesi tra le due macchine.
 
Ho deciso di comperare per pura curiosità una D750 appena venduta la Nikon D4.
Sui motivi della mia decisione di privarmi della D4 rimando all'articolo (Sul perchè ho messo in vendita la mia Nikon D4 ) del 28 maggio.
Sappiate solo che dopo tre anni di uso come corpo d'assalto, le occasioni per lei sono sempre diventate meno. Nel 2015 ho fatto solamente 51 scatti con la D4 contro le decine di migliaia delle altre.
La D4 ha un corpo eccezionale, una grandissima affidabilità. E' una macchina seria, realmente professionale.
Ma 16 megapixel oggi sono veramente pochi (per me) e il confronto con i file prodotti dalla D800E e dalla D810 nella stessa sessione mi hanno sempre più convinto ad sfruttare sempre più a fondo i 36 megapixel e a trascurare i 16. Oggi persino la Nikon J5 si permette di offrire 20 megapixel di buona qualità.
La D4 offre veramente poco in termini di flessibilità di immagini. Sostanzialmente un pizzico di dinamica in più dai 400 ISO in su e una minore deriva sui colori agli alti ISO.
Personalmente non credo che oltre i 25.600 ISO si faccia realmente fotografia. Almeno non come la penso io.
 
Ma torniamo alla D750.
 
Normalmente io detesto gli zoom. Preferisco usare due corpi. In ciascuno metto il fisso che mi interessa. Evito di fare cambi d'ottica in corso d'opera. E' sempre motivo di imbarazzo di fronte ad una modella (o di rischio, in ambiente sportivo).
Avendo letto giudizi molto lusinghieri sulla D750 ho così pensato di testarla a fondo per vedere se fa al caso mio.
 
Io sono abituato ai corpi professionali o semi-professionali. La mia prima Nikon è stata la fantastica Nikon FA, oltre trenta anni fa. E da allora sono andato in crescendo, non in diminuendo.
Purtroppo dopo la D3x Nikon non mi ha offerto una ammiraglia ad alta densità di pixel. E quindi la mia macchina di riferimento è diventata la D810, dopo la triste esperienza con la D800/D800E.
 
La D750 sulla carta offre la stessa risoluzione della D3x in un corpo molto economico. Ha l'Expeed 4, il Picture Control 2.0, l'ultima versione dell'autofocus a 51 punti che è perfino più sensibile di quello della D4s.
Tutte cose molto promettenti !
 
 
Ecco qui a confronto le due macchine. La Nikon D750 con il battery-grip Meike e una batteria rinforzata da 2.500 mAh.
La Nikon D810 con il battery-grip Nikon che contiene una superpotente Nikon EN-EL18a.
 

 

 
La D810 è più alta, più spessa, più larga.
Pesa di più. E' più solida in mano.
 

 

 

 
Il grip della D750 è rimodellato.
Ciò ha consentito di fare un corpo più sottile mantenendo una presa solida.
Ergonomicamente si porta bene.
Il bilanciamento è adeguato (con il battery-grip) anche con ottiche importanti come il Sigma 180/2.8 OS (un vero colosso !).
 
Le differenze tra le due macchine sono notevoli in tutti i comparti.
La disposizione dei comandi è molto diversa.
 
Innanzitutto la Nikon D750 ha la ghiera di controllo superiore a sinistra di derivazione consumer.
Questa incorpora le posizione PASM - un retaggio del passato, oggigiorno - e per sovrammercato le inutili selezioni delle modalità auto, scene, effect, no-flash.
Diversamente dalla D810 ha le due posizioni utente U1 e U2. Utili ma ... ammetto che me ne sono servito solo con la D7100 e poi mi sono dimenticato della loro esistenza !
 
Questa ghiera di fatto sposta i comandi fondamentali in altre posizioni.
 
Così il selettore ISO sta sul retro, come il tasto Qual, i tasti sono vicini, attivano il display posteriore (perchè su quello superiore non c'è spazio) e sono multifunzione a seconda del contesto.
La modalità esposimetrica sta sotto all'indice destro. Quando nella macchina di fascia alta in quella posizione c'è invece il selettore PASM.
 
Per chi viene da macchine consumer - D90-D7000-D600 - tutto questo è normale. C'è abituato.
Ma per chiunque usi una macchina "pro" la memoria digitale fa si che ci si confonda subito e passando da una macchina all'altra le dita fanno cose del tutto incoerenti.
Si finisce così per cambiare l'esposimetro quando si vorrebbe passare da Manuale ad Automatico.
Oppure si cerca la sensibilità ISO e si commuta per sbaglio la qualità dei file da RAW a JPG, dopo aver pensato : ma dove cavolo sarà il comando ?
Ahhhh é sul dorso !
Non parliamo del bilanciamento del bianco che sta insieme al Menù.
Disporre i comandi più importanti in tasti multifunzione secondo me sfiora il demenziale.
 
Come lo è stato aver ridotto lo spesso del corpo per poi rimpicciolire anche il display superiore ... !
 

 

 
Nella D750 il marketing Nikon ha preteso il display posteriore mobile.
Ammetto che in qualche circostanza è comodo, almeno fotografando in live-view.
 
Peccato che però l'aggiunta sembri successiva. Il risultato, come vedete dalle foto qui sopra è che in un corpo più sottile come questo, il display basculante (che a prima vista mi sembra meno robusto di quello visto sulla Nikon V3 e sulle Olympus) lascia scoperto il fondo del coprioculare.
 

 
Il coprioculare della D750 è identico a quello della D7200 (qui illustrata nell'ultima foto, la si riconosce perchè è più cicciottella ). Che però in questa è protetto dal quadro comandi posteriore che non è incassato come nella D750.
 
Beh, che c'è di così importante ?
 
C'è che il coprioculare di queste macchine si toglie semplicemente tirando verso l'alto, senza alcuna sicura come nelle D4/D800 dove è a vite e si può svitare solo se si chiude la tendina.
 
Il risultato netto di questa operazione è che il coprioculare salta via ogni volta che metti la macchina in borsa e ti resta in mano ogni volta che prendi la macchina dall'alto.
Se te ne accorgi, bene, lo rimetti. Ma in qualsiasi altro caso l'affare nero, di plastica, si perde.
 
Morale ? L'ho incollato con la Loctite. Non si smonterà mai ma almeno non si perde più !
 
Viste le differenze di ergonomia andiamo alla sostanza, quella che conta !
 
Come ho scritto, l'elettronica delle due macchine è identica. Il sensore è del tutto simile a quello delle macchine precedenti, magari di uno step successivo.
 
L'autofocus
 
Entrambe hanno l'autofocus a 51 punti dell'ultima generazione e con la modalità a gruppo nella messa a fuoco dinamica.
Per la D750 Nikon afferma che è superiore la sensibilità in basse luci (-3EV contro -2EV) ma io nell'uso pratico non mi sono accorto di differenze sostanziali in condizioni di scarsa illuminazione.
 
Nikon ha però fatto una furbata :
 

 
la matrice dei punti della D750 è leggermente più condensata di quella della D810. Ciò in effetti può consentire una rapidità di esecuzione superiore.
Nulla di eclatante - c'è chi dice che la D750 è più affidabile della D4s - ma nell'uso non mi è capitato nemmeno un fuori fuoco in circa 7000 scatti.
 
La D810, che è anni luce più avanzata della D800/D800E, è altrettanto affidabile ma forse impercettibilmente più lenta.
Ci vorrebbe un test statistico fatto di grandi numeri per calcolare effettivamente la varianza. Si dovrebbe poi fare la tara tra le tolleranze tra gli esemplari e poi ... boh.
Insomma, all'atto pratico siamo li.
 
Due macchine che assicurano il risultato con ogni ottica moderna. L'autofocus per entrambe le macchine è una vera ragione d'acquisto.
(per Nikon D600/D610/Df e soprattutto Nikon D800/D800E invece l'autofocus è per me, ragione di vendita, oltre che di frustrazione !).
 
Buffer
 
In situazioni normali nessuna differenza.
Ma come potranno testimoniare i due fotografi che erano con me l'ultima volta, provate a dire a tre modelle di girare attorno a se stesse e cominciate a scattare.
 
Facilmente il buffer della D800 e della D750 vi lascerà a piedi ben prima di quello della D810.
Che per me è comunque insufficiente se paragonato a quello della D4/D4s. Ma senza dubbi il migliore.
 
Rumore
 
I grafici di Dx0Mark parlano abbastanza chiaro. Lo riscontro nei fatti.
 
La D810 ha un vantaggio a 64 ISO. Poi i rendimenti delle due curve sono quasi coincidenti fino a 6400 ISO quando la D750 guadagna qualche cosa in termini di segnale/disturbo.
A sensibilità medie la D750 ha un pò più di dinamica.
Ma niente che possa far pensare, questa è meglio di quest'altra. Specie considerando che la D810 da' sempre il 50% di pixel in più.
 

Nikon D810 a 25.600 ISO. Il colore confrontato con le versioni a 6400 e 3200 ISO se ne è andato un pò sul magenta.
Meglio non abusare.
 
Ma se si sa cosa fare anche a queste sensibilità si può lavorare :
 

25.600 ISO
 

12.800 ISO
 

6.400 ISO
 
nessun trattamento del rumore se non quello standard di LR CC 2015.
 

Nikon D750 in situazione di scatto, 12.800 ISO
 


con altra luce, stessa sensibilità.
 

situazione più difficile ma ben controllata.
 
25.600 ISO, backstage
 

 

dettaglio.
 
Qui ho usato il nuovo Nikkor 300/4E.
 
Non c'era bisogno di questa sensibilità, 1.000 ISO sarebbero bastati.
 
Infatti è raro aver bisogno di queste sensibilità. Chi ne ha bisogno costantemente dovrà interrogarsi sul suo modo di fotografare.
Tranne che per attività lui non fotografi il basket nei palazzetti dello sport meno illuminati del mondo ...
 
Convivenza 
 
Ho usato queste macchine insieme per due mesi.
Entrambe hanno prodotto immagini di livello eccellente, tra le migliori possibili da quando esiste la fotografia in formato 35mm.
 
Ma io sono convinto che ci sia qualche cosa in ogni oggetto fotografico che, al di là delle prestazioni o dei dati di targa, riesce ad ispirare il fotografo e a consentirgli di esprimersi al meglio.
 

Nikon D810 e Zeiss 2/135mm Apo-Sonnar
 

Nikon D810 e Zeiss 2/135mm Apo-Sonnar
 

Nikon D750, Nikkor 300/4E, Godox V860N
 

Nikon D750, Sigma 35/1.4 Art
 

Nikon D810, Nikkor 70-200/2.8 a 135mm
 

Nikon D750, Sigma 35/1.4 Art
 
Si va anche oltre il personale, é una questione di feeling. Se non c'è, si rischia il divorzio.
 
 
Conclusioni
 
In sequenza non gerarchica.
 
La D750 presenta una figura di rumore leggermente meglio di quella della D810.
La D810 è meglio a 64 ISO, la D750 è meglio dai 6400 ISO in su.
 
La D750 produce file da 25 megabyte
La D810 produce file da 39 megabyte
La D810 costa il 50% di più
 
Il buffer della D810, pur a fronte di file molto più grossi, è decisamente superiore.
 
L'autofocus della D750 è impercettibilmente meglio di quello della D810.
E' un pò più di una sensazione e quindi deve essere vero.
Per entrambe ci vorrebbe qualche cosa di molto più decisivo.
 
Il dettaglio della D810 in condizioni ideali è visibilmente superiore.
In condizioni ordinarie (diaframma aperto, scarsa luce, ottiche ordinarie) le differenze non sono tali da vedersi ad occhio nudo su stampe di dimensioni normali.
Ad alti ISO le cose si livellano e la D750 produce file più puliti in stile D4/D4s.
 
Il corpo della D750 è più maneggevole ma a scapito dell'operatività.
La D810 ha comandi meglio disposti, ogni comando fa una cosa ben determinata : non c'è il rischio di fare operazioni sbagliate in condizioni limite.
Il corpo della D810 è percettibilmente più robusto.
La D810 consente di utilizzare le batterie della D4s con autonomia esuberante.
 
Lo scatto della D750 è silenzioso rispetto alle altre macchine.
Ma lo scatto della D810 (ammortizzato da un comando elettromagnetico) è silenziosissimo !
La D810 in più dispone della prima tendina elettronica nell'uso con il Live View che smorza ulteriormente le vibrazioni.
 
Il mirino della D810 è superiore.
Il display superiore della D810 è più grande e contiene più informazioni.
 
Il display posteriore mobile della D750 può essere comodo.
Ma è stato inserito esponendo il coprioculare che così si stacca incidentalmente piuttosto sovente.
 
Ammesso che per una full-frame possa essere una cosa interessante, la D810 in formato DX offre una risoluzione molto valida e una raffica elevata (come la D7100 con un buffer maggiore).
 
Quindi ?
 
Nel complesso mi sono trovato molto bene con le immagini prodotte dalla D750 anche se, conoscendo benissimo la D810, sapevo quando scegliere una e quando l'altra, montando le ottiche che sulle due fotocamere sapevo avrebbero reso meglio.
 
Ma per come sono abituato io, ho bisogno di avere due corpi con i comandi identici perchè nell'uso convulso tendo a sbagliare le operazioni di regolazione, ritardando l'azione o ... facendo disastri se non sto attento.
Le doti di maneggevolezza (peso, volume) per me non sono premianti.
Lo sarebbe avere un corpo esattamente come quello della D810, un sensore da 24 megapixel, 8 scatti al secondo e un buffer superiore a quello della D810.
 
Tutte cose che la D750 non offre. Che invece offre comandi scombinati, alcune funzioni per me poco utili, prestazioni complessivamente inferiori a quelle della D810.
Al solo vantaggio di un prezzo più conveniente che, all'atto pratico, non si rivela vincente.
 
Motivo per cui, pur giudicandola la migliore "macchina unica" Nikon al momento, ho preso al volo l'offerta di Rossano che me l'ha di fatto sequestrata, per vendergliela.
Ma lui parte dalla D600 ... e lì i vantaggi sono di tutta evidenza.
 
Facilmente resterò con un corpo solo per i prossimi mesi (anche se è una condizione scomoda per me) perchè una seconda D810 al momento sarebbe un rischio, con la nuova generazione di Nikon alle porte.
 
Vedremo - io spero - un nuovo autofocus, nuovi sensori retroilluminati, lo stato dell'arte delle reflex nei prossimi mesi.
 
Un piccolo sacrificio in termini di operatività sarà probabilmente ben ricompensato dalle prossime offerte
 

Nikon D810, Nikkor 105/2.8VR, flash, 64 ISO
 
 
Ho bisogno di un flash portatile potente, con una batteria compatta.
Ho visto su Ebay un Quantuum, che ne pensi ?
 
Ma no, quel Quantuum usa una batteria al piombo, grossa come quella di un autocarro. E poi è grosso come un monotorcia da studio.
Fai così, cerca su Amazon un Genesis Reporter 360 e vedi se ti piace.
 
Arriva così a Rossano questo flash, apparecchio rimarchiato per il mercato europeo del Godox Witstro AD360 che è presente in America con il marchio Cheetah.
 
Si tratta di un flash "a cobra" di potenza inusitata (360 W/s) rispetto ai normali apparecchi disponibili per le reflex.
Usa un battery pack al litio che assicura l'alimentazione di due flash fino a 500 scatti a piena potenza con un tempo di ricarica ridotto.
Ha il bulbo intercambiabile come i flash da studio ed una serie di accessori per modellare la luce, dalla parabola in dotazione, per passare a diversi soft-box, beauty-dish, snoot, gelatine colorate etc. etc.
 
Con il vantaggio di costare meno di un Nikon SB910. E data la buona esperienza avuta in questi anni con apparecchi Godox, la curiosità per testare questo aggeggio è parecchia.
 
A vederlo così sembra un flash normale :
 

 
qui su treppiedi con un softbox ottagonale da 48 cm con il suo nido d'ape, il battery pack, un ricetrasmettitore Elinchrom innestato sulla presa Syncro :
 

 
la parabola in dotazione è di dimensioni medie, la luce è abbastanza dura, più indicata per le foto all'aperto :
 

 
montato su Nikon D600 secondo me toglie ogni velleità di usarlo come un normale cobra :
 

 
 
lo proviamo con Mia, ISO 100, F5.6, ovviamente in manuale (unica modalità di funzionamento di questo flash)
 

 
foto di backstage :
 

 
qui con il 300/4E Nikkor e la D810

 
Rossano mi fa da assistente tenendo il flash in mano per l'asta per rischiarare Mia sulla balaustra mentre io sto sotto con il 300/4 

 
due foto risultanti : 

 

 
 
lo provo anche con la piccola Sigma dp3 Merrill che ha una slitta flash standard, addirittura in modalità A, ad 1/60'' ed F5.6 :
 

 

 

 
siamo durante le fasi di makeup
 
Per arrivare alle foto del set :
 

 
Circa 500 scatti in un'ora. Potenza tra 1/8 ed 1/16 per avere il diaframma aperto.
Nessun problema, anche con scatti a distanza molto ravvicinata, quasi a raffica.
In tutte le condizioni, da una stanza molto illuminata alla penombra.
 
Una bella sensazione di potenza, affidabilità, qualità della luce. Prestazione degna di un flash da studio con il vantaggio della portatilità in una borsetta.
 
Tanto che ne ho ordinato uno che arriverà in tempo per il prossimo set. Passando per Palermo così che lo provi anche Max.
 
A presto con approfondimenti opportuni per un apparecchio che può realmente rivaleggiare con il Prophoto B1 (che per consentire il TTL costa circa 2.000 euro).
Lo useremo anche in esterni, e con due esemplari insieme per uno studio viaggiante pronto da impiantare e disimpegnare.
 
Nikon ? No : Godox !
 
 
Grazie ad un gentile prestito da parte di Mauro Maratta, ho avuto modo di togliermi una soddisfazione, ossia provare sul campo il Sigma 180mm f2.8 Macro OS, ambizioso tele-macro a grande apertura di Sigma, ed ecco le mie impressioni sull'obiettivo nell' uso in macrofotografia.
L'obiettivo: 
 
Il 180mm f2.8 Macro OS, afferma Sigma, è l'unico tele-macro di grande apertura che arrivi ad un Rapporto di Riproduzione (RR) di  1:1, il che è vero. 
La stessa Sigma, molti anni fa, aveva proposto un altro 180mm f2.8 Macro, ma arrivava ad un RR di 1:2 ed era un incubo dal punto di vista dell' ergonomia, dell'Af, e del peso. 

Sulla qualità del vecchio Sigma 180 f2.8 Macro non mi posso pronunciare perchè non l'ho mai usato.
 
Ho usato il suo fratellino minore, un 180mm macro f5.6 la cui contenuta apertura massima  consentiva dimensioni minute, più o meno quelle di un  200mm Ai non micro.Era anche IF, per cui comodissimo nell'uso pratico. La versione a fuoco manuale che ho posseduto aveva una qualità di immagine più che sufficiente e costruzione discreta, la versione Autofocus corrispondente lasciava invece molti (o pochi?) dubbi sulla solidità.
 
 
 
Tornando al nuovo Sigma 180 f2.8 Macro OS,  è imponente, grosso quasi come il suo predecessore, un vero dinosauro fra i macro, però è costruito in maniera completamente diversa, si tratta di un obiettivo moderno, ben bilanciato e corredato da un collare rimuovibile per l'attacco al treppiedi di forma sensata, al contrario del "vecchio".
Il paraluce, doppio a seconda dell'uso in formato Fx o Dx, è enorme, un po' troppo ingombrante, perlomeno per  per l'uso in macrofotografia. 

 
La grande apertura rende questo 180 molto valido anche per ritratto e fotografia generale, ma non è particolarmente significativa per la macro, dove la profondità di campo è molto ridotta anche a diaframmi piuttosto chiusi, però il partire da una apertura massima elevata permette di usare un converter senza perdere troppi stop, a tutto vantaggio della precisione dell'Af.
Bisogna osservare che, come in tutti i macro  la luminosità effettiva si riduce con le distanze, diventando f3.2 a 1,5m, f3.5 a 90cm, f4 a 80cm e f5 poi. Il valore effettivo dei diaframma viene indicato sul display della fotocamera e nei dati exif.
 
Qualche numero:
 
La finestrella della messa a fuoco, come in ogni macro che si rispetti porta, oltre alle distanze in metri e  feet, anche i rapporti di riproduzione alle varie distanze. 
Da questi valori con semplici calcoli si può risalire alla focale effettiva al variare dei rapporti di riproduzione e delle distanze di messa a fuoco.
Come è ormai consuetudine, la focale effettiva si riduce sempre più man mano che ci si avvicina alla minima distanza di messa a fuoco. A 47cm  corrisponde una focale effettiva di 117mm.
 

Distanze di messa a fuoco rispetto al rapporto di riproduzione

Variazione della focale effettiva rispetto al rapporto di riproduzione
 
In macrofotografia naturalistica però è molto, direi più, importante la distanza di lavoro, ossia la distanza tra il soggetto e la lente frontale dell'obiettivo). A parità di distanza di messa a fuoco un obiettivo con minore distanza di lavoro (ad es. perchè il barilotto si allunga molto alle brevi distanze) sarà più scomodo da usare e ci sarà maggior rischio di fuga del soggetto se questo è mobile.
La maggior distanza di lavoro è uno dei motivi che fanno preferire a molti (me compreso) questi tele macro "lunghi" rispetto ai macro di focale 90-105mm.
 
Se confrontiamo i vari tele-macro, la distanza di lavoro varia così:
 
Il Sigma 180mm f2.8 Macro OS oggetto del test ha una distanza di lavoro di 22,5cm
 
Il precedente Sigma 180mm f3.5 Macro EX  ha una distanza di lavoro di 23,5cm
 
IL Sigma 150mm f2.8 Macro OS ha una distanza di lavoro di 18,5cm
 
IL Nikon 200mm f4 micro-nikkor AfD ED ha una distanza di lavoro di  26cm.
 
Questi valori sono riferiti al solo obiettivo  senza paraluce che, nel caso dei due Sigma 180 sono piuttosto grossi, o anche molto grossi.
 
In quanto a distanza di lavoro il vantaggio del 200mm f4 micro-nikkor è evidente. Ma anche se, come in altri ambiti, i cm in più contano molto, ci sono altre variabili in gioco. 
 
Sul campo
 
Mi sono portato il 180 Sigma sul terreno in due differenti località (entrambe torride!) e l'ho usato soprattutto a mano libera (anche su cavalletto) in modo da sfruttare le sue qualità "moderne", ossia l'af e la stabilizzazione, per verificare se costituivano un effettivo vantaggio  rispetto ad obiettivi di pari o superiore qualità ottica, ma più obsoleti, quale ad es.  il 200mm f4 micro- nikkor AfD ED.

Usare a mano libera il Sigma 180 f2.8 OS non è semplice ma, con mia sorpresa, nella macro non troppo spinta non è affatto impossibile,  anzi, grazie alle dimensioni generose ed al peso si ha una presa molto più ferma e sicura, che con altri tele.macro, inoltre l'ausilio della stabilizzazione, permette di ottenere risultati soddisfacenti, almeno finchè il braccio non si stanca.

Una posa elegante,  colta a mano libera.

 
Una Pieride molto confidente (o meglio un fotografo molto immobile)

 
Colias sp.
 

Maschio di Crocothemys eritraea
Se lo  sfondo è lontano e/o omogeneo, L'af aggancia bene, altrimenti con sfondi vicini e magari intricati, tende ad essere tratto in inganno e incomincia a fare avanti-indietro o aggancia lo sfondo. Ma questo è fenomeno direi comune in macrofotografia.
 
Se dovessi fare un paragone con il 200 micro-nikkor AfD dal punto di vista ergonomico, direi che il Sigma è migliore per quanto riguarda l'uso a mano libera soprattutto  in Af,  per la stabilizzazione e l'autofocus più veloce, con il micro nikkor l'autofocus lento e rumoroso rendeva ...consigliabile la messa a fuoco manuale.
Il fatto che il Sigma 180 sia usabile (con moderazione) a mano libera  è un grosso vantaggio, perchè la possibilità di fare a meno del treppiedi  da' grande libertà e velocità di movimento se si deve aggiustare l'inclinazione o modificare rapidamente  l'inquadratura.
 
Non ci sono problemi nell'uso su treppiede quando il soggetto lo consente. Mettere a fuoco un soggetto (statico) diventa più semplice ma l'operatività nel complesso rallenta.
 

 
Argiope bruennichi, grazie alla maggiore focale, come in tutti i tele macro da 180-200mm  è relativamente facile ottenere sfondi omogenei che facciano risaltare il soggetto anche in ambientazioni confuse come i cespugli dove l'Argiope tesse le sue tele.

Mosca assassina (Fam. Asilidae) con preda.

 
Cirsium sp.
 

 
Questa coppia di Sympetrum continuava a cambiare posatoio, col cavalletto ho fatto una fatica tremenda.
 

 
Controluce pieno sovraseposizione per compensare + 0.7fstop
 

 
Aberrazione cromatica a diversi diaframmi, a f8 non c'è più.
 
Il 180 da me provato alle brevissime distanze a tutta apertura mostrava, sulla D7100, un leggero backfocus, che ho corretto con la regolazione fine in-camera (-10) da f8 in poi il backfocus diventa irrilevante o scompare del tutto.
 
Conclusione.
Il Sigma 180mm f2.8 Macro è un'obiettivo utilizzabile nella fotografia generale, ed entusiasmante per l'uso in macro, penalizzato solo da un certo ingombro e peso, da un paraluce enorme (che se possibile è meglio evitare di montare quando si fa macrofotografia a soggetti mobili). Rispetto al suo predecessore, il Sigma 180mm f3.5 Macro EX ha un migliore contrasto, un af più veloce e naturalmente, la stabilizzazione (con i dovuti limiti). 
Rispetto al  200mm f4 AfD ED Micro-Nikkor, dal punto di vista della qualità di immagine è quasi pari, ha uno sfuocato migliore (col micro nikkor i punti fuori fuoco formano cerchi dai bordi "seghettati", mentre col 180 Sigma sono perfettamente circolari), un contrasto leggermente minore e colori più delicati. Dal punto di vista tecnico è superiore ad entrambi per l'af a ultrasuoni e la stabilizzazione.
Si potrebbe dire che il Sigma 180mm f2.8 macro OS ha uno spettro d'azione più ampio che va oltre la macrofotografia, pur mantenedo prestazioni validissime anche in macro. Il 200 micro-nikkor AfD in confronto è molto meno versatile, ma più "portabile" e più "macro oriented", più adatto del 180 alla focheggiatura manuale su cavalletto e meno all'uso a mano libera in Af.
Grande vantaggio è, oltre alla distanza di lavoro, la satbilizazione c'è la possibilità di montare un converter 1.4 che compensa la riduzione di focale effettiva. Quando ho provato questa combinazione sul Sigma 180 f 3.5 EX la perdita di qualità era insignificante. Unica controindicazione è la limitazione dell'af da infinito a 60-70cm, a distanze minori si deve focheggiare  a mano.
Il peso e l'ingombro possono costituire per alcuni (non per me) un deterrente e  rendere i Sigma un po' più corti, soprattutto il Sigma 150 f2.8 OS, un accettabile compromesso fra portabilità e lunghezza focale.

colore e luce, street e reportage, figura intera e ritratto ambientato,
questo e'un wide Sigma davvero ART, sempre all'altezza del soggetto...
Grazie alla gentilezza del mio amico Mauro Maratta che me lo ha prestato, ho potuto usare il suo Sigma Art 24/1,4 sulla mia Nikon Df
 
 
divertendomi a scattare un migliaio di file a modo mio, sui miei soggetti.
 
Il mio primo wide su Nikon, comprato a Napoli nel 1988, fu proprio un Sigma 24/2.8, che posseggo ancora  
 
e con il quale maturai uno spiccato "imprinting" per i grandangolari...ampi, saltando a pie' pari per anni focali piu' corrette e "facili", quelle dei 35 e 28mm e partendo dagli 84° di questa focale per poi spingermi ben oltre la prospettiva dell'angolo retto.
 
Una palestra con la quale ho imparato ad utilizzare queste focali per le evenienze piu' varie, trovandomi nei primi anni della mia attivita' fotografica a prediligere la possibilita' di allargare il normale campo visivo, piuttosto che il contrario, comunque sempre attratto dalle focali estreme rispetto che quelle standard.
 
Nel tempo le passioni si trasformano e ci si ritrova a percorrere strade prima nemmeno considerate, ma basta ritrovarsi per le mani strumenti sfidanti come questo grandangolo ART iperluminoso, 

per rimettersi a sognare in maniera...distorta.
 
C'e' da dire subito che io i grandangoli spesso li "piego" alle mie esigenze, senza tanti riguardi, indipendentemente dalla bolla e dall'orizzonte  
 
(qua il paraluce si era spostato  ) 

 ma nonostante abbia tentato davvero in molte occasioni di metterlo in crisi, questo Sigma 24 ART ...non si scompone piu' di tanto e cerca sempre di rimettere a posto le cose da solo (nonostante il fotografo)
 

 

 
 

 
Questo si nota anche in condizioni limite, se nonostante la ripresa inclinata dal basso verso l'alto, tentando comunque di tenere almeno in asse verticale un riferimento ortogonale, diminuendo la distanza dal soggetto inquadrato (come nel caso di questo triste palazzo)
 
 
 
l'obiettivo restituisce comunque un risultato accettabile
 
Se poi ci si comporti invece da bravi ragazzi e si cerchi di scattare rispettando un minimo di parallelismo rispetto al soggetto
 

 

 

l'obiettivo ripaga, qualunque sia il soggetto o la luce 
 
E certo poi il diaframma, questo f/1.4 solenne a dimostrare che "luminoso si puo' !" anche su obiettivi di questa lunghezza (e larghezza) focale, porta a considerare questo 24mm quasi sempre per le aperture piu' grandi e/o per le condizioni di luce ambiente piu' ingrate...
e la differenza di definizione tra piano di messa a fuoco ed ...il resto e' altrettanto determinante nella composizione che ne derivi, ponendo serie riflessioni sulle scelte in merito da operare...
  f/1.4

  f/5.6

 f/16

 
  f/2

  f/4

  f/8
 riflessioni indotte appunto dalla vasta scala di opportunita' concesse
 
Io mi sono orientato ovviamente principalmente sui diaframmi piu' aperti, notando oltre all'invariabile differenza di esposizione e vignettatura che caratterizza in modo nettamente diverso i primi due valori di diaframmi (f/1,4 ed f/2) rispetto gli altri
e ricavando alla fine del mia "limitata" esperienza di utilizzo di questo wide una particolare predilezione per f/2 rispetto al piu' aperto ed ai piu' chiusi, sia per una naturale maggiore difficolta' di messa a fuoco alla massima apertura, ma sopratutto per le caratteristiche complementari che sempre, chiudendo di un diaframma rispetto il piu' aperto, si ripercuotono beneficamente sulla resa generale.
 f/1.4 
  f/2

 f/1.4 
 f/2

 f/1.4 
 f/2

 f/1.4 

e sono andato in giro,
 
"rubando" foto per strada ai matrimoni altrui, pensando ai miei possibili usi futuri
 

 

 (anche senza drone)

 (supercrop)

 
 
scattando foto in condizioni limite per "sondare" tra cromie ed ombre
 

 

 

 

 
 
e per giardini, valutando gradazioni tonali e contrasti di luminosita'
 

 
 

 

 

 
 
Poi sono andato col Sigma Art anche a Gibellina, un paese della Valle del Belìce raso al suolo dal terremoto del 1968 e ricostruito a 20 km di distanza, ancora oggi diviso tra la parte nuova,
ricostruita in modo discutibile (e discusso) attraverso l'implementazione di opere ed installazioni di famosi artisti ed architetti...
 
(Porta del Belice, Consagra)

 (Chiesa Madre, Quaroni)

 (Melbourne, Guerrini)

 ...frammenti di marmo e vetro provenienti dalle macerie

 (aratro, Pomodoro)
 
e la parte vecchia,
contraddistinta dal "Cretto" di Burri, immane e mesta colata di cemento, alta quasi due metri, che copre le spoglie della Gibellina che fu, conservando accenno dell'impianto viario originario, a simboleggiare la memoria dei resti che altrimenti sarebbero rimasti preda del Tempo...
 

 

 
 
reinterpretata alla...luce delle potenzialita' dell'obiettivo
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poco prima del tramonto, qualche altro scatto alle ultime luci del giorno,
 

 

 

 
 
E dopo il tramonto, performers musicisti e improvvisati danzatori, al buon cuore del Sigma 24/1.4 ART
 

 

 
 

In conclusione...
questo wide da 84° di angolo di campo su reflex FF serve a fare un mucchio di cose:
 
- certamente definisce primo piano e sfondo nel ritratto ambientato  

- si trova sempre a suo agio anche con le ombre piu' chiuse, in assenza di luce decente  

- ha un comportamento esemplare nel controluce diretto  

- nemmeno a dirlo....risolve allegramente i contrasti piu' netti  

- si produce elegantemente anche nello sfuocato anteriore al piano di maf  

- si comporta egregiamente alle sue piu' ridotte distanze di maf  

- serve a scattare a mano libera se associato ad un sensore capace di alti ISO  
 
- insomma....
mi piace davvero tanto!!!     
 
Max Aquila photo ©  per Nikonland 2015
Appena spacchettato.

 
Un plauso ad M Trading che opera bene sul nostro mercato, offrendo i prodotti con tempestività (praticamente in anteprima mondiale) e ad un prezzo che è concorrenziale, se non migliore di quello delle migliori offerte anche orientali. Un esempio che andrebbe imitato da Nital che invece ordina i prodotti con il contagocce, li distribuisce senza apparente logica e li piazza a prezzi che competitivi non sono.
Ricordo ancora il Nikkor 24/1.4G in vetrina, appena uscito, nel più noto negozio di Bologna, originale e garantito, ad un prezzo tre volte superiore a questo Sigma e con un bel 40% di mark-up sugli altri paesi europei ...
Un ringraziamento anche a Forniture Conti che, come l'anno scorso, ha aperto il preorder senza richiedere anticipo o l'intero pagamento anticipato (come fanno altri) e consegnando il prodotto in prima della data prevista (20 aprile).
 

eccolo, paraluce e tappo.
 
La costruzione è analoga a quella degli altri obiettivi che già possiedo. Anima in metallo, fusto, bocchettone in metallo, barilotto esterno in fibra di vetro iniettata con un termoplastico resistente alle dilatazioni. Ottima consistenza, aspetto elegante. Già a partire dai marchi e dalla confezione strizza l'occhiolino alla produzione Z (di Zeiss).
 
Due appunti a paraluce e tappi. La plastica è morbida, non resiste ai graffi. I tappi dei miei 35 e 50 sono già ampiamente rovinati in superficie.
 


il marchietto Art giustamente in evidenza dalla stessa parte dell'orgoglioso Made in Japan.
 
 

 

il trio dei superluminosi, 50 - 24 - 35 a dimostrazione della coerenza dei tre progetti.
 


montato sulla D4 fa un figurone
 

per confronto dimensionale con il Nikkor 50/1.8G, il più piccolo prodotto attuale Nikon con motorizzazione interna.
 
una foto presa in rete che mette a confronto i tre 24/1.4 moderni :
 

Nikkor G, Sigma Art, Canon L
 


 
Prime impressioni
 
L'autofocus è velocissimo e silenziosissimo. Qualche difficoltà ad agganciare il bersaglio a tutta apertura a distanza ravvicinatissima (si arriva fino a 25 cm).
Noto subito qualche tendenza a farsi abbagliare dai riflessi di luce forte sulle superfici inquadrate.
 
nitidissimo già completamente aperto



 
non guadagna molto chiudento il diaframma
 

F1.4

F5.6
 
in pratica si tenderà ad usarlo come un teleobiettivo, chiudendo solo per aumentare la profondità di campo
 


 
lo sfuocato dipende come al solito dallo sfondo.
 
un primo piano di un fiore giallo che non dice moltissimo salvo ...

 
evidenziare che ad F2.8 gli oggetti posti verso i bordi 


(dettagli 1:1 con D810)
 
sono resi perfettamente.
 
Noto come l'obiettivo stia bene in mano, offrendo una buona presa. La messa a fuoco è precisa ed apparentemente non richiede una messa a punto come invece fu (abbastanza marcata) per il 50 mm. La resa dei colori è sul neutro, senza caratterizzazioni particolari.
La distorsione c'è, si vede, ma non è particolarmente marcata.
 

 
Seguiranno nuove prove nei prossimi giorni in attesa di situazioni dove sfruttarlo nel modo più opportuno.
Vorrete avere la pazienza di concedermi, nel test, che lo street e i panorami non sono tra i generi che pratico in questo secolo ...
 
 
 

 
Vignettatura
 




 
Aberrazione Cromatica
 

F1.4

F2.8
 
Ritratto
 

F2.8
 

F2
 

F1.4
 

F1.4 riducendo la distorsione
  
E allora vediamolo sul campo.
 
Sole nel fotogramma

 
riflessi

 
 
Vetri
 



 
la distorsione resta minima in ogni condizione
 



Ho sfruttato queste giornate di sole
 





 
per mostrare colori e tenuta nei riflessi ma io l'ho acquistato per farne altro ...
 
 
Quando ero ragazzo usavo un 24/2.5 per il paesaggio. Ma poi ho smesso sia di usare il 24 che di fare i paesaggi.
La mia fotografia oggi é esclusivamente rivolta alle persone.
E negli ultimi anni si è allargata al 35mm.
 
Mi sono reso conto che uso il 35 sempre più spesso come un 50mm e quindi ho sentito il bisogno di allargare lo sguardo per ambientare meglio le figure.
Ho usato a suo tempo il 24/1.4G Nikon ma non mi ha convinto molto.
Non troppo valido a tutta apertura, tanti problemi di messa a fuoco, specie decentrando.
Un fenomeno del tutto inesistente con questo Sigma che mi sta dando tante soddisfazioni.
 
Le foto che seguono sono tutte in luce naturale e a diaframmi aperti. Su D810.
 






 
sono in interni, spesso in controluce.
 



 
anche con il flash se serve ad aumentare l'effetto
 


 
insomma, questo obiettivo mi ispira ed io mi lascio guidare da quello che vedo.
Cercando solo di mettermi alla distanza giusta, senza strafare e contando sull'assenza di distorsioni.
 

 
Conclusioni
 
Dopo circa tre mesi d'uso di una focale che non era più da tempo nelle mie corde più naturali, penso di poter tirare le prime conclusioni.
Mentre vi invito a leggere anche i commenti di questo test, dove troverete adesso e in futuro altri esempi d'uso.
 
Questo obiettivo è un Sigma Art e rappresenta come gli altri due fratelli pari luminosità già usciti negli scorsi anni, la più elevata proposta di Sigma sul piano qualitativo.
Le prestazioni sono allineate agli altri due, già a partire da F1.4.
Ma non dobbiamo dimenticare che parliamo di un 24 mm.
Non è semplicemente possibile, senza accettare compromessi, fare un 24 mm in grado di avere il campo planare di un 50 o di un 85.
E' una questione di fisica, le lenti devono essere curve e la proiezione ai bordi può non essere sempre perfette.
 
Ciononostante questo 24 mm é una grande sorpresa e le sue prestazioni lo pongono a mio avviso ai vertici del panorama mondiale.
 
In mezzo la nitidezza è esemplare. Le ombre sono sempre leggibili, i colori naturali ma robusti.
La distorsione geometrica praticamente trascurabile, così' come le aberrazioni cromatiche.
La resistenza ai flare e al controluce esemplare.
Lo sfuocato è più vicino a quello di un 85 mm che a quello di un grandangolare. Una rarità per questa focale.
 
E' ben costruito e comunque maneggevole (non è enorme come il 50/1.4 !), sta bene in mano, associato ad un corpo reflex "serio".
 
Mi ispira nell'uso e non corro il rischio che resti inutilizzato in borsa. Anche se non ne avevo previsto l'uso, viene fuori l'occasione per una foto sensazionale.
 
Al prezzo a cui è proposto (praticamente un terzo del prezzo ufficiale del modello Nikon) è un affarone.
Ma non è indicato per chi lo userebbe per il paesaggio. Sarebbe uno spreco. Io praticamente non l'ho mai chiuso oltre F2.8 ... !
 
Insomma, la mie esperienza è ben positiva. Non mi sento di consigliarlo che a chi si riconosce nelle sue caratteristiche e sa di poterle sfruttare.
Credo che chi ha apprezzato il Sigma 35/1.4 possa raddoppiare l'esperienza d'uso con questo. Non se ne pentirà.
Io intanto me lo godo !
 

Nippon Kogaku nonAi becomes Auto on Nikon Df
            Nippon Kogaku nonAi becomes Auto on Nikon Df
  Nippon Kogaku nonAi becomes Auto on Nikon Df

Scusate l'inglese nel titolo,
pero' abbiamo la netta sensazione che degli argomenti alla base di questo articolo non si parli poi tanto, non solo in Italia.  
E la fotocamera in questione, la Nikon Df,  nasce alla fine del 2013 con un pregio specifico che la differenzia da tutte le altre DSLR Nikon fin qui avvicendatisi:
vale a dire la compatibilita' ottica con tutti (salvo eccezioni) gli obiettivi Nikkor e Nippon Kogaku baionetta F, prodotti prima del 1977, anno nel quale si produsse il passaggio all'attacco Ai, inserendo una flangia di accoppiamento meccanico all'esposimetro
 
 

 
che rivoluziono' il modo di fissaggio delle ottiche Nikkor ai corpi macchina dell'epoca, mantenuto poi fino ad oggi con le successive modificazioni meccaniche (AiS) ed elettriche (AF / AFD / G)
 
La novita' della Df non e' da poco, rimettendo in gioco un enorme parco ottiche, in mezzo al quale si trovano ancora delle eccellenze di rendimento, pur sui moderni (ed esigentissimi) sensori digitali.
 
Per esempio, rovistando tra i miei nonAi compatibili (attenzione! non tutti gli obiettivi non Ai lo sono), ho voluto selezionarne una triade interessante 

ma in particolare la mia attenzione si sofferma sul Nikkor-Q 135mm f/2.8 del 1965, (prima serie a questa apertura di diaframma), "fresco" appunto dei suoi 50 anni di progetto: e questo mio esemplare possiede un SN che lo colloca agli inizi di produzione.
 
In cosa consiste in soldoni la potenzialita' offerta dalla Nikon Df?
 
Semplicemente nella presenza di questa levetta di accoppiamento della flangia Ai all'esposimetro:
 
 
 lift down  per obiettivi da Ai fino a AF-G
 

 lift up per lavorare con obiettivi Nippon Kogaku (nonAi) e Nikkor Ai
 
 
Ecco quindi Df con 135/2,8: infine assemblati ...

 
 

Al momento in cui andiamo a leggere il manuale delle istruzioni sulla modalita' di interazione tra questi obiettivi e la Nikon Df, si resta piuttosto delusi perche' si scopre che... un obiettivo senza contatti elettrici non puo' dialogare con un corpo macchina che si basa (come ogni DSLR) sulla comunicazione elettrica dei dati   Ovvio...no?
 
Per cui bisogna.
- impostare manualmente i dati di lunghezza focale e massima apertura sull'apposito menu' della fotocamera.
- Poi impostare il diaframma sull'obiettivo e ...
- fare collimare lo stesso valore con la ghiera diaframma del corpo macchina: in modo tale che la fotocamera sappia...da noi a che apertura stia per lavorare l'obiettivo.
 

 
A questo punto sorge spontanea una domanda, che estendo ai lettori di questo articolo:
 
"Quali sono i parametri da tenere in conto per l'ottenimento di una perfetta esposizione?"
 
Due (tempo e diaframma) ? come ci fa il piu' delle volte rispondere la maledetta abitudine di noi cinquantenni (appunto), che abbiamo imparato ad esporre in tempi di pellicola, quando il valore della sensibilita' del film non era una variabile se non (con dei vincoli non da poco) nel B/N,  
.... o TRE (tempo, diaframma e ISO)?!!!
 
Ovviamente (e da sempre...) i parametri sono TRE
 
 ed e' stato con l'avvento della terza generazione delle reflex PRO e Prosumer digitali che abbiamo cominciato a fare largo utilizzo della funzione di ISO Auto, con la quale, fermi i parametri della funzione in cui regoliamo la reflex (P/S/A/M), varia secondo logiche differenti in funzione del modo applicato anche il terzo parametro, l'indice di sensibilita del sensore digitale (ISO), secondo un range che possiamo impostare su menu', insieme al "fixing" del tempo minimo di otturazione desiderato.
 
 
 
 
Ma in questo modo....
se fisso il modo su M e stabilisco come parametri di tempo di otturazione e diaframma di apertura dell'obiettivo quelli che mi stanno piu' utili, poi sara' la Nikon Df in ISO Auto a variare unicamente gli ISO (entro il range di preset) ...
 
e considerata l'enorme latitudine di posa di questo sensore (lo stesso della ammiraglia D4) che consente un rumore digitale crescente ma non invasivo anche a valori di ISO superiori a quelli (per noi pellicolari) inarrivabili, come i 12500 o anche piu', ci si ritrova ad utilizzare inaspettatamente in una modalita' di automatismo un obiettivo progettato per funzionare in tutt'altro modo con le Nikon F e Nikkormat dell'epoca (la Nikon F2 sarebbe arrivata solo nel 1971...).
 
Per giunta conservando notevole comodita' di regolazione degli altri due parametri di esposizione: a ghiera i tempi e a diaframma obiettivo le aperture (ricordandosi di collimare con la seconda ghiera il valore di apertura eventualmente modificato).
 
Di piu':
per sotto e sovraesporre bastera' agire sulla ghiera del diaframma obiettivo utilizzando se del caso anche le mezze posizioni. 
 
Ancora:
Nikon Df consente anche con questi obiettivi Nikkor e NK la misurazione in Matrix, oltre a quella (per la quale tali obiettivi furono progettati) in media compensata nel cerchio di 12mm di diametro...  
 
E giudicate voi se non ne valga la pena....


        

 
 
 
 

 
 


La Nikon Df è la captatio benevolentiae tardiva di Nikon per tutti i fotografi appassionati del marchio, che fin dalla fine degli anni Novanta, dopo la presentazione delle prime DSLR, ne auspicavano la commercializzazione, per non dover essere costretti a cambiare abitudini di regolazione e utilizzo, in relazione alle ancora molto diffuse discendenti delle reflex a pellicola delle fortunate e popolari serie FM/FE

 Il battage pubblicitario durato per mesi attraverso molti canali mediatici , con degli spot, molto suggestivi, che di volta in volta aggiungevano piccoli tasselli alla forma finale della fotocamera, sapore all'acquolina in bocca, si manifestò in tutta la sua essenza solamente sul finire del 2013 , provocando sentimenti molto differenti e contrastanti, spesso di delusione cocente, sulla base delle opportunità tradite dalla realtà dei fatti...
SPOT NIKON

Noi di Nikonland l'abbiamo acquistata e utiliilzzata, fino a che abbiamo ritenuto utile la sua strutturazione vintage.
E sottolineandone le pecche oltre al fascino indubbio
 
 Max Aquila per Nikonland 2015 ©
Molti tele-zoom medi si definiscono macro, ma in genere non superano il rapporto di riproduzione di 1:3-1:4. Ci sono stati in realtà almeno due zoom, i 70-300mm Sigma e Tamron, che arrivavano addirittura ad un RR di  1:2 che, anche se non è proprio macro, è un ottimo valore che permette discrete foto ravvicinate, ma sul lato della qualità di  immagine mostrano  qualche compromesso qualitativo, comprensibilissimo ed addirittura accettabile se si pensa che si tratta di zoom economici, questo valeva soprattutto se venivano usati su reflex digitali  che non superavano i 12 megapixel, mentre con i sensori attuali i limiti sono diventati piuttosto evidenti .
 
Nikon un po' di anni fa ebbe il coraggio di proporre un vero zoom macro di qualità elevata,  tanto da fregiarlo della prestigiosa denominazione micro, il  Nikon 70-180mm 4.5-5.6 Micro-nikkor Af D ED.
 

Il Nikon 70-180mm f 4.5-5.6 micro-nikkor  AfD ED.
 
Da appassionato di Macro non potevo non desiderarlo e così, un po' di anni fa, vedendone uno usato-poco-usato che faceva bella mostra di sè nella vetrina di Matuella (negozio storico di Milano, ahimè scomparso da decenni), l'ho preso al volo. Lo rivendetti abbastanza in fretta, come spiegherò più avanti.  Ne avevo pubblicato le impressioni d'uso su Nikonland.1 qui con foto d'archivio scattate con reflex da 6 megapixel.
Non avrei quindi riproposto l'articolo, se il mio amico Gianni a fine Luglio 2017 non ne avesse  acquistato uno usato in ottime condizioni, che gentilmente mi  ha prestato per testarlo su reflex più attuali, quindi ecco le mie impressioni d'uso aggiornate a... l'altro ieri, ed una descrizione più dettagliata dell'obiettivo stesso. 
Dati Tecnici:

Lenti/gruppi:    18 / 14  (1 elemento ED )
Distanza minima di messa a fuoco:    0.37 m 
Massimo rapporto di riproduzione:    1:1.33
Diaframmi:    f/4.5-32
Diametro filtri:    62 mm
Diaframma a 9 lamelle
Paraluce  HB-14 in dotazione
Collare per treppiede presente ruotabile di 300° non asportabile. 
Dimension (DxL):    75 x 175 mm
Peso:    990 g 

Costruzione ed ergonomia:
Dal punto di vista costruttivo il 70 180 era (è fuori produzione) un gran bell'obiettivo, robusto, cadeva benissimo in mano; dotato di doppia ghiera per zoom e messa a fuoco manuale (quest'ultima agevolata dalla giusta resistenza della ghiera stessa), elegante finitura "crinkle" (raggrinzita) dei Nikon professionali. Dotato di collare (ruotabile ma non asportabile) per l'attacco al treppiede, accessorio indispensabile  per  fare macro, paraluce di serie.
L'af era di vecchio tipo, con l'alberino che sfrutta il motore della fotocamera per cui  lento e non compatibile con le reflex digitali entry level. Più che  un difetto, è una conseguenza  dell'età di progettazione .
La commutazione Af/Mf avveniva tramite un anellino con pulsante di sblocco. In Af la ghiera di messa a fuoco era bloccata. Roby C in un commento al precedente articolo mi segnala la presenza di parti in plastica fragili, fra cui il blocco della messa a fuoco manuale , lo riporto per dovere di cronaca. 
La finestrella mostrava le distanze di messa a fuoco in metri e feet, e la distanza di lavoro (ossia la distanza tra il soggetto e la lente frontale), questo è curioso, perchè gli altri micro nikkor riportano invece i rapporti di riproduzione,  come in tutti gli obiettivi macro.

 
La freccia indica l'indicatore delle distanze di lavoro. Sopra l'anello in plastica di commutazione Af/Mf, molto simile a quello del 200mm micro nikkor F4 AfD ED
 
L'estensione dell'elemento frontale quando si focheggia alla minima distanza  è notevole.
 


Il paraluce era a baionetta, innestato all'esterno del barilotto, questo aveva una stana conseguenza: siccome l'obiettivo non era IF, focheggiando alle brevi distanze la parte anteriore si allungava fino ad arrivare al limite del paraluce rendendolo praticamente inutile. C'era infatti chi avvitava un paraluce supplementare/alternativo alla filettatura porta filtri (da 62mm).
 

Il rapporto di riproduzione arrivava ad 1:1.3 (0,75x), non era al pari dei micro nikkor Af fissi che arrivano a 1:1, ma ci si poteva accontentare. Nikon suggeriva di comprarsi una lente addizionale 6T per arrivare ad 1:1.
Curiosamente, il 70-180 Micro manteneva più o meno  la stessa apertura effettiva di diaframma passando dalle distanze normali a quelle ravvicinate, mentre di solito nei macro il diaframma alle minime distanze è un (bel) po' più chiuso dell'apertura nominale. Può sembrare un pregio, ma in realtà questo implica una vistosa riduzione della focale reale.
 
Ed infatti alla minima distanza di messa a fuoco (37cm), zoomando a 180mm la focale effettiva era di appena 90mm. Questo ovviamente ha qualche conseguenza, una è che può  diventare più difficile staccare il soggetto dallo sfondo,

La variazione della focale effettiva è comparabile con quella del Sigma 150 f2.8 Macro, ma quest'ultimo non si "allunga" alle brevi distanze
 

Anche la distanza di messa a fuoco rispetto al rapporto di riproduzione è simile a quella del Sigma 150, vale sempre quanto detto sopra sull'allungamento del barilotto.
 
L'altra conseguenza  è che  date le dimensioni (e l'allungamento)  del barilotto, la distanza di lavoro (distanza del soggetto dalla lente frontale dell'obiettivo) alla minima distanza di messa a fuoco era di appena 13cm, ossia minore di quella consentita da un 105mm Af Micro VR a 1:1 (16cm). Questo è un limite per un uso sul campo, specialmente se si vogliono riprendere insetti di piccole dimensioni. E' questo è il motivo principale per cui l'ho rivenduto, preferendogli focali fisse  come il 200mm f4 micro AfD o il 180 f3.5 Sigma Apo Macro che garantivano uan distanza di lavoro notevolmente superiore (oltre ad un rapporto di riproduzione pari a 1:1).
 

 

Non è impossibile fotografare soggetti vivi anche piccoli, con ottimi risultati.
 

Ma ci vuole impegno.... (la cavalletta delal foto precedente è nell'ovale nero)
 
 
Il fotografo naturalista romano Riccardo Polini suggerisce di usare la lente addizionale nikon 5T (1,5 diottrie) per ovviare a questo limite, con la lente si riesce infatti ad avere un po' più di distanza di lavoro a parità di ingrandimento oppure di ingrandire un po' di più, senza perdere in qualità.
 

Questo può sembrare strano ma è dovuto al fatto che a parità di distanza dal soggetto,con la lente montata  la ghiera di messa a fuoco è impostata su distanze maggiori, per cui la riduzione di focale è minore.  Ad esempio se il soggetto è a 30cm, con la lente montata per averlo a fuoco si dovrà impostare la ghiera ad 3m (numero a caso) quindi la focale sarà quella effettiva a 3m e non quella  a 30cm.

Libellula fotografata con montata la lente 5T si ha più agio e la nitidezza rimane eccellente.
 

Crop 100%

 
Qualità di immagine, Molto buona, la parola alle fotografie:


 

 


 

 
 
 
 
Conclusioni.    Il 70-180 può essere usato  per quel che è, un ottimo zoom tuttofare che permette di fare del paesaggio e subito dopo dell'eccellente fotografia ravvicinata, ma anche della (quasi) vera macro, con maggiore facilità a fiori e altri soggetti immobili e per tutto questo rappresenta una soluzione indovinatissima, per cui il mio giudizio sullo zoom è positivo.Con un po' di attenzione si possono fotografare anche gli insetti, come abbiamo visto, ma se si pensa di fare della macro più specialistica soprattutto a soggetti mobili e reattivi, allora può essere più indicato usare uno dei tele macro fissi da 105/180/200 mm secondo le preferenze.
 
Pro: 
Ottima qualità di immagine. 
Costruzione solida (ma con dei punti deboli).
 Ghiera di messa a fuoco perfetta per l'uso in manuale.
 Grande versatilità.
  
Contro:
 L'autofocus  di vecchio tipo.
Alla  minima distanza di messa a fuoco l'estensione dell'elemento frontale annulla l'efficacia del paraluce. 
 La corta distanza di lavoro lo rende meno adatto anche di un 105mm per fotografare sul campo insetti ed altri soggetti reattivi. 
 
Grazie a Gianni Ragno per il gentile prestito dell'obiettivo.
 
 
 

Lo ammetto, io nel mondo degli 85 mm sono entrato direttamente dalla porta principale con il superlusso 85/1.4D, seguito poi dal Sigma 85/1.4 HSM più efficiente sul piano della messa a fuoco. Degli 1.8 ho sempre sentito parlare (bene o benissimo), mentre non ho mai trovato interesse verso gli F2.
Leggendo le mirabolanti impressioni di Ming Thein ho deciso quindi di provare questo nuovo G della serie F1.8 che ha il vantaggio di costare più o meno come il molto meno affascinante 50/1.4G.
 
Arrivato a tempo di record dalla Cina via UK. Pagato qualche cosa meno di 400 euro. La scatola è la solita. Dentro c'è il blisterone che protegge l'obiettivo, il paralucione, il sacchetto morbido di simil_nonsochecosa, il manualetto.
Ovunque campeggiano orgogliose scritte made-in-China ...
 
E' il solito barilotto in plastica, più grosso del necessario. Qui con passo filtri da 67mm
 
 
 
 
 
 
qui ripreso insieme al Sigma 85/1.4 HSM e al vecchio capostipite della dinastia degli 85 mm F1.8, il mitico Nikkor-H 85/1.8 Nippon Kogaku celebrato dal film Blow-Up
 
 
 
 
 
 
del quale (ripresa dall'alto) non mostra di avere vetro in più, a dispetto della differenza di passo filtri (67mm contro 52mm).
 
Il Sigma - ben più pesante - in fondo non è così più voluminoso ... già, gli ultimi progetti Nikon tendono a privilegiare la spinta di Archimede in caso di caduta in acqua (  ).
 
Primo scatto di prova con la Df, TA, luce ambiente
 
 
 
e al righello di test per verificare l'ammontare della CA
 
 
 
 
già ben visibile nei contorni del dettaglio della foto di sopra (qui in 1:1).
 
 
Io non faccio street e non ho certo intenzione di fotografare edifici con questo 85mm come fa Ming Thein
 
 
Uso l'85mm per lo più per ritratti, ambientati in massima parte, per cui voglio capirne bene le caratteristiche prima di metterlo in produzione.
E quindi un confronto con i miei altri obiettivi da ritratto è necessario.
 
Ancora sulla aberrazione cromatica, qui con D810
 
 
Nikon 85/1.8G 
 
 
Sigma 180/2.8 APO Macro
 
Cominciamo con la vignettatura, evidenziata alla buona (una luce alogena da 1.000W dall'alto con bank rettangolare, inquadratura del muro) :
 
 
Nikon 85/1.8G
 
 
Nikkor-H 85/1.8
 
 
Sigma 85/1.4 HSM (ma quando me lo fanno l'ART ?)
 
 
Nikon 85/1.8G
 
F1.8
 
F2
 
F2.8
 
Nikkor-H 85/1.8
 
F1.8
 
F2
 
F2.8
 
Sigma 85/1.4 HSM
 
F1.4
 
F2.0
 
F2.8
 
Charlize di fronte ad F2
 
85/1.8G
 
85/1.8
 
Sigma 85/1.4
 
 
in verticale ad F1.8
 
 
85/1.8G
 
Sigma 85/1.4 HSM
 
tutti gli scatti sono stati fatti con la macchina in A ed esposimetro SPOT. Sviluppo in LR CC 2015, profilo D810, bilanciamento del bianco normalizzato su 2850K,0. 
Nessuna correzione o intervento di alcun genere (né sulla esposizione, né sulle caratteristiche degli obiettivi, nitidezza etc. etc.).
 
Sul campo.
 
Luce mista (flash Godox con ombrellino in M, finestra) F4, ISO 64, 1/100''
 
 
 
 
F2.8, flash in automatico, ISO 200, 1/160''
 
 
luce naturale (contro), Df, F2, 1/500'', USO 400
 
Df, ISO 1600, F2, 1/160''
 
F4, 1/125'', ISO 100
 
Df, F2, 1/125'', ISO 100
 
Conclusioni
 
PRO :
 
- economico, costa poco più di un 50/1.4G nuovo
- abbastanza compatto
- bello nitido già a tutta apertura
- distorsione molto contenuta
- conserva il caratteristico contrasto deciso tipico dei Nikkor 85/1.8 fin dal primo del 1964 (ma non so se questo è un pregio per me che preferisco la resa morbida degli F1.4 )
- messa a fuoco precisa ma non velocissima (sui livelli del 50/1.4G); con la Df ho dovuto correggere un front-focus di +7, nessun errore con la D810
 
CONTRO :
 
- vignettatura abbastanza marcata che scompare oltre F5.6
- vera plastica cinese doc (si vede perfino il segno dell'unione dei due semistampi, una cosa inaudita per un Nikon e non presente nelle resine speciali che usa Sigma in Giappone)
- aberrazione cromatica ben presente, almeno sui livelli di un 85/1.4
 
Consigliato ?
 
Si, a chi vuole provare l'85 mm spendendo poco e sa che non sarà la sua focale d'elezione.
Al ritrattista o all'amante di questa affascinante focale consiglio invece senza dubbio di pensare ad un F1.4.
Il vecchio 85/1.4D, tuttora valido cede solo nella messa a fuoco in condizioni di luce scarsa e costa - usato -non molto di più.
Sullo stesso prezzo o poco più, nuovo, si trova l'eccellente Sigma che è sul piano delle prestazioni pure più o meno sul livello del costoso il doppio, nuovo 85/1.4G.
Il nuovo Nikon 85/1.4G costa mille euro più dell'oggetto di questa prova, è costruito allo stesso modo e non vale così tanto di più. Anzi ... io l'ho provato ed ho deciso di non comprarlo (mentre ho acquistato e rivenduto tutti gli altri recenti Nikon F1.4 serie-lux).
 
Per chi è indeciso e vuole il massimo, a parte lo Zeiss Otus, tra i migliori obiettivi di sempre, consiglio di avere la pazienza di attendere che Sigma faccia il rumoreggiato 85/1.4 Art. E allora ...
 
Io dopo questa prova, non ritenendolo adatto alle mie aspettative e pur considerandolo un buon obiettivo, venduto - vivaddio - ad un prezzo onesto, cosa più unica che rara per Nikon di questi tempi - l'ho rivenduto e mi sono comperato un Voigtlander 58/1.4 SL II ... ma questa è un altra storia.
 

 
D810, F10, ISO 64, flash Fomex con softbox rettangolare
 
 
I samurai avevano spade forgiate per renderle invincibili. Ogni lama era prodotta per piegatura e battitura a caldo con 32.768 strati di lega al carbonio.
Questo permetteva di avere un filo tagliente al punto da spezzare ogni altra lama, anche del miglior acciaio inglese; non resistevano nemmeno le pietre.
Solo alla metà del XX secolo la metallurgia europea poté ottenere leghe che con la semplice fusione riuscivano ad avere ragione delle lame giapponesi.
Ma quello era il passato ...
 
Questo ... il presente !

Ho usato per lo più a diaframmi aperti la Nikon Df nell'ultimo periodo. E' dove mi serve di più quando è in coppia con la D810.

Però in un set ho usato un flash di studio rivolto verso l'alto ed ho deciso di scattare ad F5 con entrambe le macchine.
Scatto di test con la D810 e il 50/1.4 Sigma, perfetto.
Scatto di test con la Df e il 35/1.4 Sigma, sovraesposto malamente.

Riprovo. Niente, ancora sovraesposto.

Tolgo il flash, apro ad F2. Perfetto. Provo ad F2.8. Perfetto. Chiudo ad F4. Sovraesposto.

Insomma, la macchina non funziona. O meglio, funziona ma solo con i diaframmi più aperto, se chiudo oltre F2.8 le foto vengono tutte chiare o chiarissime.
Peraltro la macchina mi avvisa. Dopo lo scatto (sovraesposto) compare la scritta ERR lampeggiante che scompare solo dopo spegnimento della fotocamera ...

Qualche giorno dopo porto la Df al pranzo sociale di Nikonland. Me l'hanno chiesta in visione.
Avviso di non chiudere il diaframma oltre F2.8.

Valerio mi guarda ed esclama : ma no, da Nikon non mi posso aspettare queste cose !

Qualche giorno dopo rifaccio un altro test, scatto ancora con la Df ma con il 58/1.4 Nikon. Nessun problema a nessun diaframma.

Ero tentato di portarla in assistenza ma allora, tutto a posto.

No, la Df è una macchina particolare ... è quasi una creatura. Qualche giorno dopo, faccio una serie di foto per testare in parallelo due 85 mm. E zac, di nuovo il problema.
Ma solo con il Sigma, oltre diaframma 2.8, le foto vengono chiare, con il Nikon nessun problema.

Un limite con Sigma ? Neanche per idea. Monto il 58/1.4 e zacchete, quando chiudo ad F2.8, sovraespone. In pratica ho solo i diaframmi fino ad F2 !

Ma io sono un testone.

Prendo la vecchia Nikon FA del 1983.
Una macchina che mi ha accompagnato per 16 campi durante il servizio militare. E che ancora oggi funziona perfettamente.

Come tutte le Nikon moderne, il controllo del diaframma é una semplice traversa in acciaio dentro al mirabox, sulla parte sinistra guardando la macchina :




quando si preme il simulatore del diaframma questo si sposta dall'alto verso il basso







riprendo la Df, deve essere uguale



e no, non è uguale, è piegato verso l'alto. In pratica in posizione di riposo tira verso l'alto, muovendosi la testa (quella che controlla effettivamente il diaframma) resta un paio di mm verso l'alto !

Che si fa ?

Una pinzetta et voilà !





piego con la forza l'astina fino a riportarla nella posizione corretta.
Adesso è come la FA. Controllo con la D4, uguale.

Muovendo a mano mi sembra che quella della D4 opponga un pò più di resistenza ma forse è solo una impressione.

Monto un paio di obiettivi, chiudo fino ad F11. Tutto ok.

Non so come sia successo ma adesso so cosa è successo. E so come rimediare.
Insomma, c'era una volta l'acciaio giapponese con cui gli artigiani armaioli facevano le spade dei samurai.
Era un acciaio leggendario che rendeva quei guerrieri invincibili tanto che le lame degli altri guerrieri sembravano di burro.

Adesso l'acciaio che usa Nikon è morbido come il burro e si piega semplicemente con l'uso.

Che delusione ....
[articolo originariamente pubblicato su Nikonland.eu il 17:16:03 22/03/2015]

Siamo curiosi e ci guardiamo in giro.
Oggi abbiamo messo alla frusta un flash prodotto da Godox, attivissima azienda sul versante della luce flash, sia portatile sia da studio, ovviamente cinese, di Shenzen 
 
  
 
Si chiama V860 e da poco e' stata data in commercio la versione "N", ossia tarata sull' i-TTL Nikon made.
E' un flash da slitta dotato di molte delle funzioni dei Nikon cui si ispira (ma dei quali non e' un clone come il Meike MK900), caratterizzato da un elevato NG di 58 a 105mm 100 ISO (46 a 50mm), parabola motorizzata da 24 a 105mm, funzionamento in i-TTL, M (manuale con riduzione fino ad 1/128 della potenza) e strobo. Comprende il funzionamento in wireless flash, sia da master sia da slave, con una definita serie di reflex Nikon. 
E' dotato di lastrina diffusore basculabile sulla parabola per allargare il fascio di luce fino ad obiettivi da 14mm e di lastrina bianca riflettente,  
ma sopratutto munito come tutti i Godox della serie VING, di una batteria proprietaria ai polimeri di litio della ragguardevole capacita di 2000 mAh tensione da 11,1Volt, una prima assoluta nell'alimentazione dei flash da slitta.
Ha peraltro una presa mini USB per il collegamento ad un terminale in funzione di aggiornamenti firmware futuri
 
 
Io ho comprato la versione in kit con il trigger transmitter e receiver dedicati a questo flash
 
 
 
Quindi un apparecchio dotato di funzione sue proprie e caratterizzanti che lo definiscono in prima persona e non come una mera copia cinese di prodotti nipponici (perlopiu' ... nikonici)
 
Pertanto io non lo paragonero' ai flash Nikon SB 800 e 900 di cui dispongo, se non fisicamente ed in termini di mera qualita' luminosa:
 

eccoli tutti e tre, il godox al centro in tutte le foto

 
 lato batteria
 
lato prese 
e come vedete nel Godox manca del tutto la presa multipolare Nikon a vantaggio della presenza di USB e di presa di collegamento dell'unita' trigger optional per radiocomandarlo a distanza ben maggiore del wireless ottico di casa Nikon
 
 
Per quanto riguarda il peso, il Godox, a causa dei 120 gr della sua batteria al litio, pesa in ordine di marcia 548 grammi, una lieve differenza rispetto il Nikon SB900 che con quattro stilo pesa 563 g contro i 462g del compatto SB800.
Tutto sommato sullo stesso piano degli altri due.
L'impressione iniziale di solidita', buona costruzione e dotazione di particolari utili, nonche' di efficienza dell'insieme, viene confermata dalle prove di tenuta in potenza della batteria che regge agevolmente in raffica in i-TTL l'intero buffer di memoria della mia Nikon D3 (ed e' accreditata per molti piu' scatti dei 17 del buffer in NEF) in condizioni tipiche di scatto, cioe' stanza di trenta mq illuminata a lampadine di uso domestico, soggetto a due metri di distanza e macchina settata ad ISO 200, cadenza di scatto veloce e t/250" come tempo di otturazione.
 
Usando il 24-70/2.8 Nikon, la copertura del fotogramma alla focale grandangolare di 24mm e' abbastanza buona, ma caratterizzata da una certa quantita' di vignettatura a f/2.8
 
 
maggiore che nel Nikon SB900 nelle stessse condizioni  
 
decisamente inferiore a f/8 in entrambi i flash:
 Godox V860N

 Nikon SB900
 
Quote
Decisamente piu' critica la vignettatura e il difetto di copertura a 17mm del Nikon 17-35/2.8, nonostante l'interposizione della lastrina di diffusione incorporata
 
che peraltro ingenera un riflesso concentrico assolutamente inopportuno: meglio sarebbe a questo punto un dome come quelli Nikon da sovrapporre alla parabola, qui nel Godox non fornito in dotazione.
 
Il colore della luce di questo flash e' pero' a mio vedere eccellente e ben raffrontabile a quello del mio Nikon SB900
 Godox

 Nikon
 
andiamo al funzionamento in wireless ottico, quello che consente a questo Godox V860N di inserirsi appieno nel CLS Nikon, sia in funzione Master, sia in quella di Slave, in quanto munito dello stesso numero di gruppi flash e canali di trasmissione del segnale ottico...
Tale funzione risulta essere supportata da una limitata serie di reflex e flash: nella documentazione Godox si parla intanto di tutte le reflex con flash incorporato e non si fa menzione delle professionali D3 e 4 (ma le foto di questo articolo sono state scattate con la D3 perfettamente ...colloquiante col flash)
 Godox master - SB900 slave
 
 SB900 Master - Godox slave
 
 qui il Godox col dome Nikon SB900 che gli sta...un po' largo, ma gli sta  
 
Inoltre si parla di compatibilita' con flash Nikon SB900 e 910 e non si fa menzione di altri flash del CLS come gli SB 600-700 ed 800, con l'ultimo dei quali invece funziona perfettamente
 
cosi' come con i macroflash SB-R200
 
 
La cellula di rilevazione del segnale e' posizionata dietro la copertura rossa frontale dell'apparecchio e sembra non risentire eccessivamente dell'angolazione dei flash slave, ma certamente e' fisicamente impossibilitata ad assolvere determinati angoli visivi che con gli SB sono, faticosamente, realizzabili.
 
Ma questo V860N e' pensato per funzionare in wireless anche attraverso i trigger del kit acquistato, radiocontrollati.
In questo modo l'ampliamento del segnale e' chiaramente enorme e consente opportunita' del tutto precluse alle "occhiate" del CLS Nikon
 
A questo punto si lavora chiaramente in M (che e' poi il modo piu' facile per ...non sbagliare con ogni flash)
e il transmitter che si colloca a slitta sulla reflex e' dotato dei pulsanti per variare a terzi di stop la potenza dei singoli slave receiver caratterizzati da una combinazione di quattro slider da riportare su ognuno di essi per determinare il canale di trasmissione, ed un disco combinatore per differenziare fino a sedici diversi livelli di potenza per altrettanti gruppi di flash
 

 
 backstage (Iphone quality...  )
 
Cosi' questo Godox V860N si apre a una serie infinita di utilizzi ben diversi dalla sola fotografia flash di reportage per cui i sistemi consimili sono solitamente progettati.
Uno dei punti di forza del sistema e' l'enorme capacita' di scatto della batteria al litio e la sua facile reperibilita' per avere un numero adeguato di battery pack da sostituire in operativita'
Mi piace davvero tanto il Godox V860N, e non solo per il prezzo imparagonabile ai flash concorrenti dotati di batterie a stilo (invece di questa a litio del Godox) 
 
Tenue con i soggetti che lo richiedano  
 
determinato a tutte le distanze, anche quelle minime  salvo quelle fisicamente non raggiungibili
 
e' un apparecchio indice della capacita' di industrializzazione cinese, spesso derisa per la qualita' ottenuta, ma che per questa casa ci porta a riconsiderare ogni opinione precedentemente espressa sull'argomento.
 
Chi non ha ancora dei flash e desideri costituire un sistema flash per il controllo a distanza, tenga in degna considerazione questi Godox !
 
Max Aquila per Nikonland 2015 ©
Non sempre tutto ciò che fa parte del passato va archiviato e/o cancellato.
Prendendo spunto da una richiesta specifica di un nostro Nikonlander, relativa ad una opportunità di reportage da realizzare in condizioni differenti da quelle di sua abitudine, siamo arrivati alla conclusione che ciò che possiede possa essere recuperato ed utilizzato, senza bisogno di procedere a nuovi acquisti che, oltretutto, prenderebbero anche il tempo dello studio e assuefazione al funzionamento e ai comandi di nuovi apparecchi.
Nella fattispecie abbiamo parlato di riesumare un Nikon SB800 del 2003, gloria Nikon della prima era digitale, perfettamente integrato nel CLS wireless flash Nikon, alimentato a stilo,  potenziandone la capacità, diminuendo i tempi di ricarica, con l'applicazione del supporto per la quinta batteria stilo: un accorgimento poi eliminato nei modelli successivi.
Di questo flash, in raffronto al successivo SB900, ho parlato in uno dei miei primi articoli in materia,
qui su Nikonland.eu
Siamo in attesa che Nikon aggiorni la sua offerta in termini di flash, oggi piuttosto povera rispetto l'avanzata dei marchi cinesi che, come abbiamo testimoniato durante tutti questi anni, hanno prima clonato, poi realizzato in piena autonomia flash radiocontrollati e sistemi di luci flash e led, in grado oggi di poter fare concorrenza ai marchi più blasonati del comparto.
Tra i quali vorremmo si riaffacciasse Nikon, che ai tempi di questo SB800, ancora perfettamente funzionante, nonostante il peso degli anni, del massiccio utilizzo fatto a suo tempo e, sopratutto dell'inutilizzo (pernicioso per i condensatori) degli ultimi anni, era sicuramente un produttore di indubbio interesse e di assoluta supremazia in ambito flash, rispetto i concorrenti diretti.
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2022
tre obiettivi: lo stesso schema per 30 anni!!!    gli antenati:
AiS Nikkor 20mm f/2.8s 10/1984 - 12 elements 9 groups 0.25 m 62mm Ai-S, CRC,
AF-Nikkor 20mm f/2.8 02/1989 - 12 elements 9 groups 0.25 m 62mm AF, CRC
AF-D Nikkor 20mm f/2.8 03/1994 - 12 elements 9 groups 0.25 m 62mm AF-D, CRC      Trent'anni dopo ecco a voi un nuovo wide da 94° di campo su FX:
  Nikon AF-S Nikkor 20mm f/1,8 G ED

 
che in queste pagine accostero' per dovere di cronaca al suo predecessore, quel 20mm AFD sulle scene da vent'anni (e nella mia borsa da quasi altrettanto) caratterizzato da uno schema di lenti identico, come anche la resa complessiva, ai due precursori vecchi cinque (AF) e dieci anni di piu' (AiS)
 
 
La differenza fisica tra i due obiettivi non passa inosservata, transitando dal passo filtri da 77mm invece che 62 del piccolo AFD
 
alle ben differenti dimensioni del barilotto 
 
che parlano della luminosita' del nuovo arrivato, maggiore di 1,3 stop, ma dovuta anche alla tendenza invalsa per Nikon di realizzare ciccioni dal peso poi non cosi' differente (377 g il nuovo AFS contro i 286 del vecchio AFD), nonostante uno schema rinnovato da ben 13 lenti in 11 gruppi, con due elementi ED e due lenti asferiche, nanocristalli e trattamento SIC antiriflesso
  

 
tutti elementi che parlano a gran voce di migliorie in termini di correzione delle distorsioni, aberrazioni e vignettatura da cui il vecchio AFD, progettato per pellicole di certo meno planeari di un sensore, soffriva.
 Elementi che sommati alla grande apertura relativa ed alla diminuita distanza minima di messa a fuoco (20cm invece dei 25 del vecchio schema) fanno pensare a supremazia e ...sorpasso
-------------------------------------------------------------------
Chi spende 750 euro ed oltre per un obiettivo come questo 20mm f/1,8
come il mio commercialista Massimo Nelli che me lo ha prestato per questa veloce prova sul campo,
(grazie da Nikonland, essendo il primo utente che conosciamo ad impadronirsene)
certamente vuole sperimentare l'ebbrezza di una cosi' grande apertura, mettendo in relazione elementi prospettici anche piuttosto distanti tra loro
 AFS ad f/1,8

 AFS a f/2

 AFS a f/8
 
e' cosi' che comincia una sequenza di immagini, alcune delle quali effettuate in parallelo anche con il mio AFD, per un fugace e superficiale "confronto" sia sfruttando la diversa distanza minima di messa a fuoco
 AFS f/1,8 @ 20cm maf

 AFD f/2,8 @ 25cm maf
 
 AFS f/1,8

 AFD f/2,8

 
ma anche utilizzando diaframmi piu' chiusi per una maggiore pdc
 AFS f/11

 AFD f/11
 
 AFS f/8

 AFD f/8
 
sia valorizzando la ben diversa cromia e bokeh dei due obiettivi
 AFS f/1,8

 AFD f/2,8
 
 AFS f/5,6

 AFD f/5,6
 
Altro cruccio dei wide over angolo retto sono la potenzialita' di flare e ghost (riflessi indesiderati)
che in questo 20/1,8 sembrano finalmente esser stati debellati, con il concorso di un trattamento antiriflesso robusto (per quanto anche l' AFD godesse del trattamento SIC antiriflesso) ma qui anche dei due elementi asferici e delle due lenti ED a bassa dispersione
AFS f/16 controluce diretto
 AFD f/16
 
 AFS f/5,6

 AFD f/5,6
 
 AFS fill-in flash

 AFD fill-in flash
 
 AFS f/5,6
 AFD f/5,6
(notevoli flares e ghosts)
 
L'ingombrante paraluce HB-72 a petalo, fornito in dotazione, influisce non cosi' tanto come ci si aspetterebbe dalle sue importanti dimensioni, quanto gli elementi ottici costitutivi, gia' menzionati
 
 con paraluce

 senza paraluce
(sicuramente pero' usare il paraluce agevola nel contrasto generale dell'immagine)
 
--------------------------------------------------------------------------------------
Altro pallino di chi spenda tanti soldi per un obiettivo consiste nella ricerca di rimedio al rischio di distorsioni a cuscinetto  o a barilotto anche tenendo l'obiettivo in buon parallelismo rispetto il soggetto e questo AFS risulta essere davvero piu' efficace del precedente AFD

(guardate il termosifone a sx e l'infisso a dx)
 AFS

 AFD
 
ma secondo me, alla correzione di questo parametro, concorre anche una piccola differenza di focale reale del nuovo AFS che (ve ne potreste gia' essere accorti nelle precedenti immagini) parrebbe essere piu' un 21mm che un 20 
 AFS su treppiede,
1 metro dal pavimento

 AFD...stesse condizioni
 
Mi piace molto anche la resa del nuovo 20 mm Nikon per quanto riguarda il suo utilizzo sia con luce mista
(fill-in flash o slow-sinc)
 

 

 
sia in totale luce flash
 

 AFs con tubo di prolunga da 12mm
 
 
 
 
In conclusione sono rimasto colpito da questo obiettivo per un elemento meccanico prima ancora di ogni altra caratteristica ottica:
ineccepibili di certo nitidezza, contrasto, distorsione e correzione delle altre caratteristiche complementari, ma sopra ogni altra cosa sono rimasto strabiliato dalla capacita' reattiva del motore SWM che caratterizza questo obiettivo come AFS appunto.
A mio parere il piu' veloce movimento AF tra le ottiche Nikon, di certo molto piu' performante di ogni altra ottica fissa f/1,8 e anche f/1,4 (come i bradipici 50 ed 85 AFS) di molte altre ottiche zoom f/2,8 
 
Grazie anche alla limitatissima escursione della ghiera di messa a fuoco manuale (morbida, ampia, comoda) che si estende per appena 15 gradi contro i 60 gradi del precedente obiettivo AFD
Certo questo a scapito della precisione per chi voglia affinare a mano la messa a fuoco: ma nei trecento scatti in cui l'ho utilizzato sulla mia Df non ho scartato una sola foto per errori di maf, nemmeno a f/1,8
 
 
Insomma...lo voglio!!!
 
 
 
 e voi?
 
 
Max Aquila per Nikonland 2015 ©
Per Natale 2013 è arrivata in casa la mia Nikon Df nera. Macchina che ha rinverdito in digitale i fasti della mia indimenticata Nikon FA quanto nessuna mirrorless per ora può fare.
Ne ho scritto qui : Nikon Df : diario d'uso e test

Ne riparlo dopo 13 mesi per aggiornare le mie esperienze, approfittando dell'arrivo di due accessori, inutili per i più


La mia Df, il pulsante di scatto morbido AR 11, l'impugnatura aggiuntiva Kaavie/Meike BG-2P, il sempre sensazionale Nippon Kogaku Nikkor-H 85/1.8 del 1964


la stessa macchina con e senza impugnatura aggiuntiva.
L'impugnatura ha l'estetica delle nuove fotocamere, manca delle linee tese della Nikon Df ma nel complesso ben si adatta all'estetica, specialmente di quella nera. Se questo è un dettaglio che può interessare ...





le tre viste ulteriori





Ovviamente, non essendo previsti sulla macchina dei contatti dedicati, il battery pack deve necessariamente utilizzare la presa batteria interna alla macchina.
Per questo motivo si deve togliere la batteria interna, si deve levare lo sportellino del vano batteria ed introdurre il battery pack all'interno della macchina.
Il battery pack contiene due batterie EN-EL14/14a, collegate in serie.
Una riserva di carica più che abbondante, considerando che la Df consuma pochissimo.

Una finezza : c'è un incavo nell'impugnatura per conservare lo sportellino della Df, si inserisce e si blocca con il fermo stesso dello sportellino. Una bella cosa, specie per gente disordinata come me.
Il blocco dell'impugnatura avviene tramite una ghiera di serraggio che interviene sulla filettatura treppiedi.
Il complesso è così molto solido, più della D810 con il suo grip originale.


 

il cavetto di collegamento con la presa USB.

Purtroppo l'impugnatura non replica i comandi (e come potrebbe ?). E' presente solo un pulsante di scatto verticale che per funzionare necessità la connessione con la Df via porta USB.
L'aggancio è facile ma il sistema nel suo complesso mi pare un pò da bricolage.
In particolare il cavetto che sporge non mi da grande sicurezza in un utilizzo intensivo come sono uso fare io quando mi muvo sul campo.

Detto questo il miglioramento in termini di bilanciamento con obiettivi importanti è notevole.
Basta anche solo il prolungamento dell'impugnatura anche tenuta in orizzontale che da una presa - finalmente - al mio mignolo. E l'abbassamento del baricentro riduce la fatica della mano destra.


Finite le note sull'impugnatura, due parole sul pulsante di scatto morbido AR-11, una chicca di altri tempi.
Ricordo che il pulsante di scatto filettato della Df è incassato e rientrante come sulle vecchie macchine meccaniche degli anni '80. La pressione richiede al dito indice uno sforzo non più compatibile con le nostre abitudini di scatto in digitale. Una volta si faceva un rullino da 24 pose in una giornata. Adesso io scatto anche 1.000 foto in un'ora con una macchina così ...

Il pulsante fa il suo dovere. E' carino, alza il punto di pressione, non rientra. Dopo averlo montato sembra di averlo sempre avuto lì. Vale la spesa, anche se un pò sproporzionata al suo effettivo valore.
Ma così é ...

Per provare i due gadget ho portato la Df fuori con me, insieme alla D810 che era la macchina prinicipale dello shooting previsto. Ho usato la D810 prevalente con il flash. La Df in luce disponibile.

Nell'uso ho apprezzato l'impugnatura dal punto di vista ergonomico.

Molto meno sul piano elettrico. Il pulsante di scatto purtroppo funziona una volta si e due no.
Qualche volta la macchina si spegne. Qualche altra non scatta.
Ammetto che alla fine ho proprio levato il cavetto e continuato a scattare con il pulsante sulla fotocamera.
Edit : evidentemente la mia Df era imbarazzata quel giorno.
Riprovata nei giorni successivi e il pulsante verticale funziona sempre, senza incertezze, in ogni situazione.
Stranezze di una macchina molto ... particolare.

Devo mostrarvi qualche foto ?


Nikkor-H 85/1.8 ad F1.8

Sigma 50/1.4 Art, un obiettivo troppo lungo per la Df liscia. Ben bilanciato con l'impugnatura aggiuntiva.


Sigma 35/1.4 Art, un obiettivo che tendo a non usare normalmente sulla Df ma che con l'impugnatura si usa tranquillamente.

Conclusioni (per ora).

A distanza di un anno la Nikon Df si conferma una macchina molto particolare.

La si può amare o detestare. Non credo che l'impressione cambi con l'uso.
Per me è stata simpatia a prima vista e nell'uso il feeling non è cambiato.

Mi sembra una FA o una F3 aggiornata con il dorso digitale e la utilizzo così.

Non impressiona chi la vede, non mette in soggezione i ... soggetti. E' discreta ma complessivamente funzionale.

Ma resta del tutto inadatta ad un uso intensivo/professionale. E in questo senso è corretto che Nikon non abbia previsto di suo un battery-grip come quello proposto dai cinesi. 
Resta il fatto che nell'uso si apprezza l'ergonomia migliorata e a questo punto mi incuriosisce la nuova proposta di Nikon di semplice grip meccanico appena annunciato (Nikon DF-GR1)
Purtroppo questo cinese è inaffidabile sul piano elettrico (non so se sia un problema del mio o un difetto generale) e non posso consigliarlo

Ma qualche cosa si dovrà pensare se si intende utilizzare ... come se fosse una D4 discreta la nostra Df.

Certamente la macchina mi piace, continua a piacermi, pur essendo di fatto un ... terzo corpo.
Credo che la terrò per sempre, anche semplicemente per prenderla in mano ed andare in giro disinvolto, anche se è già la più vecchia delle reflex sul mercato e si appresta a diventare più che obsoleta.

Usandola continuo a trovare un unico limite che è, purtroppo, comune anche alle altre reflex : i punti di messa a fuoco troppo concentrati. Per il mio modo di fotografare oramai questa è una limitazione inaccettabile e uno dei due punti che mi spingono a guardare con curiosità alle mirrorless (anche se per ora nessuna è in grado di darmi il feeling delle reflex Nikon).

Buon divertimento con le vostre Df
[articolo originariamente pubblicato su Nikonland.eu nel gennaio 2015]
Ho ordinato appena disponibile la Nikon D810. Non ho avuto esitazioni perchè sapevo ... ... o speravo. Non lo so. Parliamone insieme
 
Nessuna sorpresa, la solita scatola dorata. Qui appena consegnata da UPS il 12 agosto 2014
 


 
era partita da Manchester il giovedì prima.
 
Vediamola meglio :
 

con il Nikkor 58/1.4

e in dettaglio
 
Chi ha buona vista ha già notato un paio di novità nei comandi.
 
Confrontiamola con la D800E (a sinistra, la D810 è sempre a destra)
 

davanti
 

dietro
 

sopra
 

ghiera dei comandi D810
 

ghiera dei comandi D800E
 

sportellini connessioni
 

made in Thailand !
 
Di fronte, se ci sono differenze oltre al differente marchietto ... mi devo sguerciare. Si, c'è un pulsantino in più nella D810, proprio attaccato al marchietto.
E così mi accorgo che il marchietto della D810 è appena sopra al microfono. Che è stato messo in orizzontale.
La carrozzeria non è esattamente identica ...
Nella D810 ci sono due microfoni. Evviva la stereofonia !
 
Dietro notiamo il nuovo pulsante i che permette di modificare i parametri principali della macchina tramite pulsanti senza entrare nel menù.
E' sparito l'esposimetro !
 
Ebbene si, il selettore dell'esposimetro è andato sulla ghiera superiore sinistra, come sulla D4. Gli ha fatto posto il pulsante del bracketing (una cosa che io ho usato una volta sola nella vita !) che è andato sopra al comando di regolazione del flash incorporato.
Bene per me, così è coerente con la D4
 
Per il resto niente di che.
 
Il mitico Ken dice che nella D800E lui vedeva le immagini sullo schermo LCD tirare al verde. Con la D810 no.
Io non vedevo il verde prima e non vedo soverchie differenze adesso.
 
Il live-view è sicuramente più reattivo e meno macchinoso di prima.
 
Gli sportellini laterali sono stati cambiati e separati. La consistenza è la stessa di prima (non mi pronuncio sulla loro durata).
 
Per il resto le fotocamere sono molto simili.
L'ergonomia è leggermente migliorata ma parliamo realmente di nuances.
 
Di certo io mi sono trovato a mio agio immediatamente, nemmeno avessi la macchina da anni.
 
E il primo test è stato impegnativo, mica due scatti dalla finestra. 2.000 scatti in giardino alla mia modella preferita !
Era previsto un set in piscina ma, ovviamente, pioveva, quindi ci siamo adattati al ... bordo piscina.
Con la luce che c'era normalmente sarei passato alla D4 che invece è rimasta in borsa.
Nikkor 70-200/2.8 a tutta apertura.
Regolazioni della macchina sommarie.
 
AF-C sulla nuova posizione Group.
 
E ... miracolo !
 

 
miracolo !
 

 
messa fuoco sul volto, attorno all'occhio a sinistra. E il volto è a fuoco ...
 
La messa a fuoco è rapida, rapidissima e senza incertezze. La macchina segue la modella che si muove senza alcun errore.
Non credo di aver visto più di 10 o 12 fuori fuoco su 2.000 scatti di quel pomeriggio (più tardi è venuto un acquazzone tremendo e abbiamo dovuto interrompere per un quarto d'ora).
Ho mostrato la foto 37 perchè nelle prime la modella non era in pose che danno il meglio di se ma garantisco che le prime 36 come le successive ritraggono sempre Stana in quelle circostanze.
 

questa è la #636, primo piano a circa 200 mm
 
Oltre alla sensazione di sicurezza dell'autofocus l'altro elemento di grande novità è l'assenza o quasi di vibrazioni anche durante la raffica e soprattutto, il ridotto rumore emesso da specchio ed otturatore.
Ricorda più quello della Df che quello della D800E. E distante chilometri da quello secco e superbo della D4
 
Capperi !
 
 
Proprio tutta un'altra sensazione rispetto alla D800E che avevo usato quello stesso mattino in luce naturale (sfidante) insieme alla D4.
Là spesso avevo dovuto preferire l'ammiraglia perchè la D800E cileccava continuamente ...
 

 
cosa confermata anche in studio, con diaframma F5 fisso e flash
 

 

 
Insomma, nonostante sia in possesso di questa fotocamera da solo una quindicina di giorni abbondanti il feeling è totale, così come pure la confidenza.
 
Riflettevo l'altro giorno a pranzo con solo la D810 e il Sigma 50/1.4 ART che avrei voluto mostrare solo questi scatti nel mio test

 
perchè in fondo i file che produce la D810 non sono per nulla dissimili da quelli della D800E ... solo piccole nuances e sottigliezze, per ora peraltro non ancora del tutto espresse dalla versione preliminare del supporto Adobe alla nuova macchina.
 

 
e quindi avrei preferito mantenere il discorso sulle mie semplici impressioni d'uso di una macchina nuova
 

 
con questi scatti a 6400 ISO sviluppati senza profilazione
 

 
sarebbero andati bene come qualsiasi altro.
 
Non ce l'ho fatta ma in fondo mi fermo qui. Non mancheranno occasioni per mostrare quello che la D810 può fare.
 
Restano le certezze di uno sviluppo del tutto inatteso che sulle prime mi ha indispettito non poco ma che alla prova dei fatti si dimostra proprio un'altra macchina rispetto alla D800E andando a colmare alcuni dei limiti che ho riscontrato nell'uso quotidiano di quella (50.000 scatti in totale).
A che serviva un sensorone della miseria montato su una fotocamera che - per come la uso io - fa cilecca 4 volte su dieci nella messa a fuoco, distruggendo tutto il lavoro che sto facendo ?
  
Il nome D810 sembra fare il verso ai recenti "fasti" Nikon SB910 e D610. In quei casi si trattava semplicemente di riparare un difetto o un sentire comune per cancellarlo ... senza tante effettive migliorie.
Nikon era solita introdurre a metà vita un modello S migliorato o uno X decisamente differente.
 
Questo 10 alla D810 secondo me va un pò stretto, tanto è differente nell'uso questa fotocamera rispetto alle due precedenti.
 
Ma contenti loro ... accettiamo la nuova nomenclatura.
 
Quello che è certo è :
 
A favore
 
- una macchina che sembra del tutto nuova. Più reattiva, più efficiente.
- la riprogettazione del mirabox e dell'otturatore ha fortemente ridotto le vibrazioni dei modelli precedenti e, soprattutto, il rumore d'utilizzo.
Con la prima tendina elettronica, lo specchio alzato e il live-view bisogna tendere l'orecchio per sentirla e comunque, nell'uso corrente è decisamente più discreta
- l'autofocus ! Bonta divina ! Ma perchè prima no ? Forse la D800E era troppo distratta da altro per preoccuparsi di mettere a fuoco ? Vallo a scoprire
- il buffer. Non è ancora l'optimum ma almeno siamo arrivati a 19 (+50%) rispetto agli striminziti 13 NEF consecutivi di prima
 
Contro
 
- non è la D4x, baby. Non vi arrabbiate. Io avrei preferito che Nikon presentasse la D4x - identica a questa - ma con il corpo della D4 (e un buffer raddoppiato).
 
Ma Nikon non ci sente ...
 
... non risponde alle telefonate
 

 
non raccoglie le suppliche
 

 
 
mi dovrò adattare a questa D810. La D800E dimenticata l'ho già ...
 
Consigliata ? Non saprei. Chi è soddisfatto della propria D800E/D800 non ha alcuna ragione di pensare a questa.
Per tutti gli altri ... beh, vedete voi. A me non interessa
 
  

Account

Navigation

Search

Search

Configure browser push notifications

Chrome (Android)
  1. Tap the lock icon next to the address bar.
  2. Tap Permissions → Notifications.
  3. Adjust your preference.
Chrome (Desktop)
  1. Click the padlock icon in the address bar.
  2. Select Site settings.
  3. Find Notifications and adjust your preference.