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Ai tempi in cui le focali fisse dominavano incontrastate e gli zoom "lunghi" (abbordabili) erano rari e guardati con sospetto, perchè alla massima focale di solito le prestazioni non erano entusiasmanti, Sigma aveva in catalogo due ottimi telobiettivi un 300mm f4 un 400mm f5.6 denomimati APO MACRO perchè possedevano lenti a bassa dispersione e una distanza di messa a fuoco minima veramente ridotta (1,2m il 300mm, 1,6m il 400mm) rispetto a focali simili di altre marche.
 

I "veterani" Sigma 300mm f4 e 400mm f5.6 APO MACRO
La dicitura APO era forse un po' troppo ottimistica, pur essendo lenti di buona qualità, La definizione Macro se non precisa, in quanto il rapporto di riproduzione massimo era 1:3 per entrambi gli obiettivi, però indicava la possibilità di fare foto ravvicinate a grossi insetti, anfibi, rettili, fiori ed altri piccoli soggetti, staccandoli perfettamente dallo sfondo e mantenendo una distanza di sicurezza (per noi o per il soggetto, dipende :)) considerevole. Montati su una reflex digitale APS-C si arrivava, grazie al "fattore di crop" ad avere ingrandimenti "equivalenti" quasi macro (quasi 1:2) con una qualità di immagine molto buona.
 

Foto scattata con il Sigma 300mm f4  APO MACRO
 
Purtroppo oltre ad essere usciti di produzione prima dell'avvento del digitale, la compatibilità con i corpi macchina digitali era scarsa, soprattutto per quanto riguarda la precisione di messa a fuoco, alcuni esemplari presentavano minimi errori correggibili con la regolazione fine della messa a fuoco, ma molti altri avevano back o front focus estremi, assolutamente incorreggibili.
A questi teleobiettivi si sono succeduti degli zoom economici da 70-300mm sia in casa Sigma che Tamron, che arrivano addirittura ad 1:2 ma la qualità dell'immagine  specie su corpi macchina con sensori nemmeno troppo densi, non è accettabile.
Ed ecco che Sigma ci sorprende con il 100-400mm f 4-6.3 Contemporary  dalle prestazioni eccellenti, come già illustrato da Mauro Maratta nei suoi articoli. Oltre alle qualità descritte da Mauro, il 100-400 Sigma ha una distanza minima di messa a fuoco identica al vecchio 400mm f 5.6 APO MACRO, ossia circa 1,6m. Il che mi ha suscitato la curiosità di provarlo nella fotografia ravvicinata (close-up photography). 

Il  Sigma 100-400  è maneggevolissimo anche nella fotografia ravvicinata. Foto di RobyC.
 
Ad illustrare  le differenze tra il vecchio 400mm e il nuovo zoom (a parte il fatto ovvio che uno è zoom e l'altro no) nella fotografia ravvicinata si fa presto, anzi prestissimo:  La qualità di immagine dello zoom è notevolmente superiore al fisso (!) mentre il rapporto di riproduzione (a 400mm) è inferiore (1:4 lo zoom; 1:3,3 il fisso).
 
Quest'ultimo aspetto è dovuto ad una maggiore riduzione della focale effettiva col diminuire della distanza (focus breathing); in pratica lo zoom a 400mm alla minima distanza di messa a fuoco è un 256mm effettivi, mentre il vecchio teleobiettivo era un 330mm effettivi, la differenza si vede, anche se non è molta.
Quindi la possibilità di fare fotografia ravvicinata è relativamente inferiore, specialmente su corpi con sensore a pieno formato  (FX). Per soggetti relativamente grandi non ci sono problemi:


Focale 400mm, qui è sufficiente.

 

Per questa Licenide il rapporto di riproduzione è un po' piccolo (a sinistra un insettino in volo). Focale 400mm
 
La musica cambia (e molto) se si monta lo zoom su un corpo Dx, il fattore di crop aiuta molto e si possono ottenere inquadrature più che soddisfacenti. 
 

Differenza di campo inquadrato a 400mm
 

Crop 100% della foto scattata con la D7100. Nitidezza esemplare.
 

 
Volucella (l'insetto) ripresa con la D610 a 400mm, non siamo alla distanza minima di messa a fuoco, ma in natura non si può sempre gestire tutto.
 

Volucella ripresa con la D7100 dalla stessa posizione, sempre a 400mm.
 

Orthetrum ripreso con la D610 a 400mm
 

 
Orthetrum ripreso con la D7100 a 400mm
 

Crop 100% della foto precedente
 
 
Questo non vale solo per la fotografia ravvicinata, penso che un 200-600 equivalente su un corpo Dx prestante come la D500 sia una combinazione perfetta per il BIF (mamma, che è? Bird in Flight, fotografare uccelli in volo).
 

Birds (Ibis) non proprio in flight, ma comunque in ambiente non controllato. Sigma 100-400 su Nikon D7100. Focale 400mm.
 
E se ci mettessimo una lente addizionale?
Un modo per aggirare il minor rapporto di riproduzione, è usare una lente addizionale acromatica con lo zoom impostato alle focali intermedie (200-300mm) dove la combinazione può dare il meglio di sè. Ho usato la lente addizionale Canon 500D da 2 diottrie che unisce una ottima qualità ad una potenza non esagerata. I risultati sono stati   entusiasmanti proprio su corpi Fx, anche a mano libera e in af.
 

 
Exuvia (spoglie abbandonate della larva) di libellula, Zoom 100-400 (alla focale 210mm) con lente addizionale Canon 500D e corpo Nikon D610. Formica a sinistra. Mano libera.
 

Libellula fulva ripresa con lo zoom  Sigma 100-400 (alla focale 210mm) con lente Canon 500D su corpo Nikon D610. 
 

Crop 100% della foto precedente, si vedono gli ommatidi (cellette dell'occhio composto).
In queste foto la messa a fuoco era all'infinito (distanza reale dalla lente frontale 50cm) , regolando la messa a fuoco su distanze minori si può entrare nel campo della macro, specialmente alal focale di 300mm. Però conviene accontentarsi perchè più ci si avvicina, più è difficile gestire la profondità di campo, lo stesso se si aumenta la focale. Comunque l'accoppiata zoom più lente è entusiasmante.  E siamo con un corpo FX.
 
In conclusione. Nel campo della fotografia ravvicinata lo zoom su corpo FX permette riprese soddisfacenti a fiori ed  animali non troppo piccoli, ma è un po' limitato per soggetti di dimensioni minori, mentre è  soddisfacente su corpi Dx. In alternativa accoppiandolo ad un accessorio per nulla ingombrante quale una lente addizionale (mi raccomando acromatica) si ha un kit estremamente versatile per per la fotografia ravvicinata e naturalistica in generale, indipendentemente dalle dimensioni del sensore che si usa.
Ringrazio Mauro Maratta per avermi prestato l'obiettivo per il test (anche se così mi ha fatto venire voglia di comprarlo...)  
 

Ringrazio Mtrading per aver messo cortesemente a disposizione l'obiettivo per i test.
 
 
Years ago, when fixed focal lenses ruled  undisputed, and  tele- zooms of the  100-400 range were rare and regarded with suspicion, because  at the longest end image quality was rather so-so,  Sigma had in its list two very good tele lenses: a 300mm f4 and a  400mm f5.6 labelled as  APO MACRO because they had low dispersion lenses and minimum  focusing distance  (1.2m  for the  300mm, 1.6m  for the 400mm)  that was really short in comparison to similar teleobjectives of other brands.
The definition MACRO, if not precise (the maximum reproduction ratio was 1:3,3 for both lenses, thus not in the field of real macrophotography),  indicated however that  these lenses allowed to make very good close-ups  to big insects,, frogs and salamanders, reptiles, flower and other  fairly small subject,  that  stood out of the background  and keeping a good  working distance  (safe for us or for the subject it depends  ) . When  mounted on a APS-C Dsrl,  a nearly true macro reproduction ratio (approx. 1:2) could be reached, thanks to the crop factor of the smaller sensor.  And  the image quality was very good.
Unfortunately these lenses were off list before the digital era and only used samples were available, but they had compatibility issues with digital cameras,  mainly concerning focus accuracy.  Only in  few  samples focus errors  could be corrected by in-camera fine tuning, some others were unusable due to extreme back/front focus. It was a pity because with a good sample excellent images could be obtained.
 

This picture of a male Banded Darter (Sympetrum pedemontanum) was taken with the old Sigma 300mm f4 APO MACRO
These tele lenses were replaced by 70-300 Macro zooms of different brands, that allowed to reach even 1:2 reproduction ratio, but image quality did not keep uo with new high density sensors. 
And now Sigma suprised all with the new 100-400mm f 4-6.3 Contemporary  that shows very good to excellent performances especially at the long end as demonstrated by  Mauro Maratta in his reviews here on Nikonland.  In addition to  the good things already described by Mauro, the 100-400 Sigma has a minimum focusing distance nearly identical to the old  Sigma 400mm f 5.6 APO MACRO, that is about 1.6m. This made me curious to try it in close-up photography. 

The Sigma 100-400 can be easily used hand held even in close-up photography
 
The  differences between the old 400mm and the new 100-400  zoom (other than the obvious fact that one is a fixed lens and the other is a zoom) can be quickly and easily explained for what concerns close up photography: Image  quality is visibly better in the zoom , with respect to the old 400mm, while the the reproduction ratio  (at 400mm) is somewhat lower (1:4 for the zoom vs  1:3,3 for the old 400mm).This is due to a greater reduction of the actual focal length at closer distances (focus breathing)  where the zoom at 400mm at the minimum focusing distance is actually a  256mm,  while the old 400mm  became a 330mm , the difference is not great, but visible.
Thus the performances in close-up photography are somewhat lower, especially on full format sensor cameras. For relatively big subjects there are no  real problems and the versatility of the lens remains amazing:


 

 
 
 While for little subjects like the Licenid butterfly below, it shows some limits.

 
Things improve a lot when the zoom is coupled with an APS-C Dsrl camera.  The crop factor allow to take more than  satisfying close-ups.


100% Crop of the image taken with D7100. Great image quality.

 

Southern Skimmer (Orthetrum brunneum); above,  taken with Nikon D610, below  with  Nikon D7100, same distance.

Crop 100% of the image above. You can see elements of the compound  eye  (ommatidia).

 

                                                                                                                 Volucella, a large fly. Above D610, below D7100, same distance.
The same applies for wildlife. On an APS-C Dsrl  the zoom becomes a 200-600 equivalent , light and portable. Coupled with an high performance Dx camera like the Nikon D500 , the zoom may make a perfect combination of good quality and portability  especially for BIF (Bird in Flight) photography.
 

These Ibises aren't really in flight, but they give an idea.
Performance with close up achromat lenses.
A way to bypass the smaller reproduction ratio is to mount a close up achromat filter/lens, with the zoom set at mid-range (200-300mm) where the combo works at its best.  In the following images I coupled the zoom with a  Canon 500D achromatic close up lens ( 2 diopters) that combines excellent quality with moderate strength. Results made me enthusiast,  also on full format cameras, free handed and with af.
 

A dragonfly Exuvia (remains of the larva after the adult emerged). Nikon D610, Sigma 100-400 (at 210mm), Canon 500D close up lens , and an ant on the left.

Blue Chaser (Libellula fulva) Sigma 100-400 (at 210mm), Nikon D610, Canon 500D close up lens. Hand held.
 

Crop 100% of the image above , again you can see the elements of the compound eye .
In these photos focus was set to infinity (actual distance from the front element was 50cm) ,  by focusing at closer distances it becomes possible to get into the range of true macro, especially at 250-300mm. It is advisable however to stay at infinity because the more you get close  the harder it becomes to manage depth of field, vibrations and the like. The same problems occur if you zoom beyond 300mm.  Anyway, let me repeat it: the combo made by this zoom plus a moderate  achromat close-up lens  is stunning. Even of a full format body.
 
In conclusion. For close up photography, the zoom on a full format (Nikon:Fx) camera body allows to obtain satisfactory results with flowers and small mammals,  while it shows some limitations for smaller subjects.  On a APS-C (nikon:Dx) instead it is very good also for dragonflies , butterflies and other not too small critters. Alternatively it can be coupled with an unobtrusive good quality  close up lens (same size of a filter)  to obtain an extremely versatile kit for close-up, but I would say for nature photography in general, no matter what is the size of the  camera sensor.
Thanks to Mauro Maratta for the loan of the lens for the test (even if it make me want one!)  

Thanks to Mtrading, the Italian dealer of Sigma products,  for kindly making the lens available for testing by Nikonland staff.
Fino al mese scorso se uno era alla ricerca di uno zoom compatto e non troppo costoso, capace di arrivare ad almeno 300mm, doveva orientarsi su i vecchi 70-300mm, pensati per i sensori di due generazioni fa.
E' il caso del primo Nikon 70-300mm F4.5-5.6 VR, un vero best-seller ma incapace di valorizzare i sensori successivi alla Nikon D90. Per non parlare dei vari Sigma e Tamron più o meno coevi e validi solo dal punto di vista economico.
Il fotografo alla ricerca di una qualità superiore, doveva perciò orientarsi su oggetti differenti - come il Nikon 70-200/4G - o comunque di fascia superiore - come il Nikon 80-400mm F4.5-5.6 VR - oppure molto più grossi e pesanti - come il Nikon 200-500/5.6 o i vari nuovi 150-600 di Sigma e Tamron.
Ottimi apparecchi ma più impegnativi per costo e meno disinvolti per pesi e ingombri.
Mentre il classico 70-300, negli ultimi decenni è sempre stato il primo obiettivo da consigliare a chi volesse un oggetto relativamente compatto, che costasse il giusto, da usare facilmente a mano libera. Non l'obiettivo bellissimo, ma quello da scegliere per un uso delle focali più lunghe sporadico, in un corredo generalista.
L'arrivo praticamente contemporaneo dei due apparecchi di cui parliamo in questo articolo ha rimesso tutto in discussione.
Il nuovo Nikon AF-P 70-300mm F4.5-5.6E - ne abbiamo parlato qui in un recente test - é un obiettivo completamente nuovo che con il precedente condivide solo i dati di targa.
Mentre il nuovo Sigma 100-400mm F5-6.3 OS Contemporary  - ne abbiamo parlato qui in un recente test - si aggiunge ad un catalogo già affollato di tele-zoom, offrendo una scelta in più, prima inedita.
 

i due oggetti di cui parliamo in questo articolo, affiancati in posizione estesa alla massima focale, con il paraluce


qu, sempre affiancati in posizione estesa alla massima focale, senza il paraluce


alla minima focale, in posizione di riposo, senza paraluce
 
Ma sono due obiettivi sovrapponibili per fascia di costo (intorno agli 800-850 euro IVA inclusa con garanzia e regolare importazione in Italia) ma non per caratteristiche, che condividono però una peculiarità che li distingue dagli oggetti delle precedenti generazioni.
Entrambi hanno ottime prestazioni a tutte le focoli della gamma ma danno il massimo di se a quelle massime, a differenza dei vecchi modelli, spesso inservibili oltre i 200mm.
Come abbiamo visto nei due test individuali invece, sia il Nikon che il Sigma sono eccellenti a 300mm e a 400mm, come ci mostra i grafici MTF
 

Sigma 100-400mm F5-6.3 Contemporary - grafici MTF ufficiali

 
Nikon AF-P 70-300mm F4.5-5.6E VR - grafici MTF ufficiali.
Differiscono per lo schema ottico, complesso per entrambi ma con una disposizione differente tra loro

il Sigma 100-400 contiene ben tre lenti a bassissima dispersione

il Nikon 70-300 contiene una lente ED
Pur compatti, i due obiettivi non sono paragonabili ad un piccolo fisso come il Nikon 50/1.8G

il nuovo Nikon 70-300 in raffronto al piccolo Nikon 50/1.8G
e se ne dovrà tener conto in caso di acquisto.
Ma anche tra loro, pur con un ingombro non troppo dissimile, il Sigma pesa circa il doppio (1.160 grammi) del Nikon (680 grammi).
Una differenza che si sente se si impugna l'obiettivo per un lungo periodo.
 
Rispetto al Nikon, il Sigma dispone del consueto plus dato dalla USB dock che consente la messa a punto di tutti i parametri dell'obiettivo, oltre all'aggiornamento del firmware dello stesso.
Operazioni che per gli obiettivi Nikon invece obbligano l'utente a ricorrere all'assistenza.

 
Sul campo : Come vanno  ?
A mio giudizio vanno entrambi ottimamente. Vi rimando ai due test già citati per i dettagli ma vorrei riportare qui alcune foto che credo possano identificare i bisogni che i due obiettivi possono assolvere.
Nikon 70-300






 
 
Sigma 100-400






 
non sovrapponibili ma quasi, in linea di principio e che consentono di classificare i due obiettivo per impiego generico, potendo andare dal paesaggio, alla fotografia sportiva, per arrivare al ritratto stretto o al reportage.
Ma, avendoli provati insieme mi sento di sottolineare come in dondo questa sovrapposizione sia più che altro formale.
Il Nikon 70-300 AF-P è sicuramente un obiettivo più adatto ad un uso generico, meno spinto sul lato tele, ma certamente di impiego più disinvolto e disimpegnato.
Anche quando il fotografo è una donna.
La differenza di peso si fa indubbiamente sentire.
Io l'ho apprezzata, per esempio, nel panning dei kart, più scorrevole e semplice con il 70-300, rispetto al più pesante Sigma.
Il Nikon, infine, offre una focale minima più moderata e consente per questo di fotografare più da vicino.
Ma il Sigma offre quei 100 mm in più che fanno la differenza tra un teleobiettivo e un superteleobiettivo.
A parità di nitidezza e di prestazioni complessive, a 400mm - magari con una macchina APS-C - possiamo ottenere effetti più estremi, sia su soggetti lontani che più vicini.
Quindi, concludendo e in sintesi
Entrambi gli obiettivi hanno ottime prestazioni generali e danno il meglio di se alla focale massima Entrambi hanno una velocità di messa a fuoco e una stabilizzazione efficace e tutto sommato equivalente Entrambi stanno facilmente in qualsiasi borsa, senza necessitare trasporti separati o richiedere treppiedi o monopiedi Entrambi hanno un costo accessibile e paragonabile, con differenze nelle decine di euro Entrambi sono adatti alla stagione estiva o comunque alle situazioni con buona illuminazione perchè non hanno una luminosità massima elevata come certi obiettivi di fascia superiore (e costo molto superiore) La scelta andrà quindi fatta più pensando all'uso specifico e all'indole del fotografo che ad altro.
Credo che il Nikon sia un obiettivo più adatto alla fotografia di tutti i giurni, per chi abbia bisogno di potersi spingere fino a 300mm e non necessiti di ingrandimenti superiori ma non faccia della fotografia al teleobiettivi il suo principale interesse.
Mentre penso che il Sigma sia più indicato per chi necessita di focali lunghe ma non sia disposto agli impegni (anche di peso e ingombro, non solo di costo) di obiettivi di fascia superiore (come i due 150-600, per restare in casa Sigma).
Per esempio per gli sport automobilistici o per foto di aeronautica, dove i soggetti sono sempre lontani. Per l'avifauna, dove i soggetti possono essere molto piccoli. Per i safari, quando comunque si vuole potersi muovere in modo più disinvolto rispetto ad un obiettivo più impegnativo.
Meno adatto ad un uso da tutti i giorni rispetto al Nikon, perchè pur non essendo esageratamente più grosso, pesa comunque praticamente il doppio ed è meno maneggevole per chi non sia abituato a maneggiare per lungo tempo obiettivo pesanti.
Quale che sia la scelta, comunque, le foto prodotte da entrambi soddisferanno il loro proprietario.
Ma mi sento obbligato dal dissuadere dall'acquisto di entrambi, chi avesse esigenze specifiche che possono essere risolte solo da un vero super-teleobiettivo e non ne faccia una mera questione economica.
Certe volte è meglio rinunciare ad un dato genere fotografico che utilizzare un oggetto che potrebbe portarci a patire frustrazioni.
Si tratta di due obiettivi pensati per completare la gamma in catalogo delle due case. Che invece offrono altri lunghi calibri con caratteristiche più adatte a generi molto specifici.
Tra i due, avendo già un 70-200/2.8 e un 200-500/5.6 Nikon, io punterei al Sigma, perchè mi consentirebbe di andare in autodromo con un solo obiettivo tenuto in mano e senza monopiedi.
Un gran sollievo in tante circostanze.
Ma per altre situazioni io punterei piuttosto ad un eccezionale 500mm F4 fisso.
Mentre io non ho alcuna esigenza di un obiettivo per foto da passeggio ... se l'avessi, comprerei invece il Nikon.
A ciascuno il suo. Ma non mancate di condividere con noi la vostra esperienza e la vostra opinione in merito.
Foto di copertina (c) di Joe McNally, Nikon Ambassador
 
Vi chiederete, chi é Dave Duncan Douglas (di seguito DDD) e che ci azzecca con Nikon ?
 

David Douglas Duncan a Con Thien, Vietnam, ottobre 1967 con la sua Nikon F. Foto di Frank Breth
 
DDD é stato un fotografo americano, lungamente attivo per Life come fotografo di guerra.

Nato nel 1916 a Kansas City nel Missouri, Boy-Scout, studente di archeologia, gli capitò di fotografare casualmente il noto rapinatore di banche John Dillinger in un hotel nel 1934, cosa che evidentemente cambiò la sua vita per gli anni a venire.
In realtà lui aveva semplicemente sentito alla radio che un hotel andava a fuoco (era a Tucson, Arizona, dove frequentava l'Università) e corse a fare delle foto con una fotocamera pagata 39 cents.
La sua foto ritraeva un uomo che recuperava una valigetta dall'hotel in fiamme.
Il giorno dopo scoprì leggendo il giornale che quell'uomo era Dillinger e nella valigetta aveva il solito corredo composto da pistole, mitragliatori e contanti frutto delle rapine.
Nel 1938 riuscì a diplomarsi e per un anno girovagò come fotografo freelance.
Alcune sue foto dei Caraibi furono pubblicate sul National Geografic.

 

Durante la guerra servì nei marines come fotografo combattente (in servizio come ufficiale dei Marines, non come semplice fotoreporter), durante la campagna di Bouganville (isole Salomone, sanguinoso scontro protrattisi dall'estate 1943 fino ai primi giorni del 1945) si ritrovò infatti in combattimento con i soldati giapponesi. I Marines nei momenti di crisi mettono in linea anche la banda reggimentale e i cuochi !
Più tardi era imbarcato sulla nave da battaglia USS Missouri, famosa perché sul suo ponte fu celebrata la cerimonia della resa incondizionata delle forze giapponesi agli americani (presente il Gen. Douglas MacArthur).
Si congedò nel 1945 come tenente colonnello, dopo aver guadagnato svariate decorazioni tra cui la Legion d'Onore al merito e due DFC, per meriti militari, non fotografici !

Finita la guerra passò a Life come corrispondente di guerra e si recò in varie parti calde del mondo, durante la crisi che portò alla fine del dominio britannico in India (1946), e in vari conflitti in medio-oriente (conflitto in Palestina e nascita dello stato di Israele 1948) in Europa Orientale e in Africa.
Ma fu durante il conflitto di Korea che lasciò i suoi lavori migliori, diventando forse uno dei più influenti fotografi di guerra del secolo.
Seguì le azioni della Prima Divisione dei Marines a Pusan e nella sacca di Chosin.
Nel 1951 una sua raccolta di foto dal titolo "This is the War" illustrò in maniera realistica e cruda l'orrore della guerra e l'eroismo e il sacrificio dei soldati.
Il libro ottenne la medaglia d'oro degli Stati Uniti.

Fino al 1955 DDD lavorò per Life coprendo anche eventi come l'abdicazione di re Farouk d'Egitto.

Nel 1956 si dedicò a servizi in Russia e in particolare alla pubblicazione dei tesori del Cremlino.Visse anche a contatto con Picasso in Riviera, dove immortalò il pittore in oltre 10.000 istantanee che lo ritraevano nella vita quotidiana.

Nel 1960 (da questo momento con l'immancabile Nikon F presa in Germania) girò per l'Europa dove vinse numerosi premi.

Nel 1967 tornò nel teatro di Guerra, in Vietnam, ancora per Life.


 

 

Un celebre crop tratto da un celebre ritratto di Picasso (pubblicato sul libro Viva Picasso nel 1957) :

 

e un ritratto decisamente meno noto dello stesso pittore :

 

due foto della guerra di Korea nel luglio 1950 :

 

 

ritratti celebri :

 

 


foto prese dall'archivio pubblico Harry Ransom Center dell'Università del Texas.
 
Bene ma che c'azzecca con Nikon il grande Dave Douglas Duncan che adesso conosciamo a tutto tondo ?

Ebbene, abbiamo lasciato Nikon nel 1948 con la produzione delle sue macchine telemetro dotate dei primi Nikkor.

Nel 1950 durante il suo servizio in Korea, DDD visitò il Giappone. I soldati impegnati in Korea avevano come base il Giappone ancora occupato. Yokohama era la base dell'US Navy per il teatro del Pacifico.

Durante la visita poté provare i Nikkor adattati per l'attacco Leica a vite e si dotò del 50/1.5 e del 135/3.5 per la sua Leica IIIf.

Con questi fotografò le vicende di guerra e in particolare per gli articoli pubblicati su Life che poi vennero raccolti nel libro fotografico Yankee Nomad.



 

 

 

 


penso che la maggior parte di queste foto parli da sola, in gran parte - io presumo - prese con i vari Nikon in possesso di DDD e in particolare il 28 e il 50 mm.

L'esperienza di DDD convinse anche altri colleghi di Life a passare a Nikon.
In particolare Horace Bristol, altro grande fotografo di guerra americano e membro del Group F/64 di Ansel Adams, stabilitosi nel 1950 con la famiglia in Giappone, Karl Mydams (che usava Contax) e Hans Walker che per primo usò Nikkor su Nikon.

Ma il punto di svolta fu quando apparve un articolo firmato dal grande divulgatore di argomenti fotografici Jacob Deschin (scriveva su una rivista chiamata Popular Photography attiva fin dal 1937) sul New York TImes il 10 dicembre 1950. Data fatidica.

In questo articolo, con il supporto delle interviste a molti fotografi americani durante la guerra di Korea si metteva in evidenza la superiorità dei Nikkor rispetto agli obiettivi tedeschi !

La polemica e lo scontro tra pro-zeiss e pro-Nikkor si consumò per due anni. Nel febbraio 1951 Deschin pubblicò il definitivo passaporto per la qualità Nikkor su Popular Photography.
Una puntuale disanima con ben dieci pagine di fotografie di DDD a supporto e l'analisi e il confronto puntuale delle prestazioni dei Nikkor in confronto dei parclasse tedeschi.

Fu l'apoteosi. I marchi Nikon e Nikkor vennero lanciati sul mercato americano e grazie alla fine dell'occupazione americana del Giappone e alla abolizione dell'obbligo del marchio Made in Occupied Japan, Nikon si lanciò nell'esportazione nel ricco mercato USA con l'appoggio di una catena di negozi in tutto il territorio.

Più avanti nel 1953, venne fondata la sussidiaria Nikon USA, ancora oggi la pià importante filiale Nikon fuori dal Giappone.

Il successo dei Nikkor per Leica e Contax fornì a Nikon i mezzi per sviluppare le sue fotocamere a telemetro e permise il lancio di nuovi modelli di fotocamera e i relativi obiettivi.

La gran parte dei fotografi professionisti americani passò a Nikon a telemetro prima, e alla relfex F al suo lancio, nel 1959.

DDD, nel 1960 ebbe a dire, "quando nel 1950 Horace Bristol ed io passammo a Nikon non ci rendemmo immediatamente conto che stavamo segnando lo spartiacque della fotografia in piccolo formato del dopoguerra".

Dal 1950 e fino ad oggi DDD é rimasto fedele alla sua scelta. Come ogni nikonista che si rispetti, peraltro !

Da quel 1950 e fino ai giorni nostri Nikon é diventata sinonimo di affidabilità e sicurezza di prestazioni anche nelle estreme situazioni di guerra.

Materiale ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che sarà restituito a fine test.

una riedizione del vecchio best-seller (ai tempi di D70 e D200) Nikon 70-300mm VR, sempre compatto e a buon prezzo.
Lo abbiamo chiesto per anni. Nikon abbastanza distratta da progetti più ambiziosi, ci ha illusi lo scorso anno con un esemplare in formato DX, chiaramente di primo equipaggiamenti, per arrivare solo questa estate al tanto agognato nuovo tele-zoom midrange ma finalmente in full frame.
Perchè se è vero che sul mercato intanto è uscito il bel Nikon 70-200/4G, è altrettanto vero che si tratta di un obiettivo che non è alla portata di tutti, guadagna si circa uno stop di luminosità, ma è anche inesorabilmente più corto di 100mm.
E 100mm sul lato tele si fanno sentire se uno fa sport o fotografia naturalistica. Ma anche se fa paesaggio o addirittura ritratto, avere uno zoom che copra tutte, ma proprio tutte le focali tele fino al 300mm fa sempre comodo.
Purchè con buone prestazioni. Perchè il vecchio 70-300 VR, purtroppo, non riesce da tempo a star dietro all'evoluzione dei sensori. E specialmente sulle focali più lunghe è maledettamente cedente in termini di qualità.
Ma Nikon non ha atteso invano. Perchè già a vedere i dati di presentazione (recentissima, solo a metà luglio, come da noi riportato qui tra le nostre news) invece promette un pacchetto completo composto da un obiettivo maneggevole (680 grammi), non troppo lungo, con un passo filtri da 67mm, stabilizzato (come è necessario che sia oggi ogni teleobiettivo serio) ma soprattutto con una qualità che anzichè decrescere con l'aumento della focale, migliora !
Peraltro lo fa con un obiettivo che utilizza - ed è una prima assoluta per un obiettivo full-frame  - la nuova generazione di motori AF-P.
Si tratta di motori lineari elettrici, cosiddetti passo-passo, in grado di muoversi in modo veloce anche in autofocus in modalità Live-View, silenziosi, senza i soliti fischi indotti dai motori ad ultrasuoni.


Essendo destinato a macchine non necessariamente entry-level (per quelle ci sono svariate soluzioni in formato DX) questo è il primo obiettivo della serie AF-P che dispone dei consueti comandi di controllo della messa a fuoco e dello stabilizzatore. Direi una scelta dovuta che sottolineiamo positivamente.

abbastanza compatto a riposo, si allunga alla focale maggiore. Il paraluce, volendo è sovradimensionato, considerate le focali. Ma comunque efficace.


sull'anello anteriore sono riportate le specifiche dell'obiettive, marcate in bianco.

la ghiera dello zoom è molto comoda e ben dimensionata. Giustamente posta dove va naturalmente la mano del fotografo.
Di minore importanza - e di uso decisamente meno consueto - quella della messa a fuoco manuale.


baionetta in metallo, contattiera ben costruita, diaframma elettromagnetico. A tutti gli effetti un degno esponente dell'ultimissima generazione di obiettivi Nikkor !

1.2 metri di messa a fuoco minima ne fanno un obiettivo decisamente polivalente.
Il passo filtri da 67 mm lo allineano ad altre realizzazioni della stessa fascia, consentendo di ottimizzare gli eventuali filtri giá in dotazione al fotografo.
Costruzione in Tailandia.

compatto non significa piccolissimo, ma ricordiamoci che è pur sempre un 300mm alla massima estensione.
Qui raffrontato con il Nikon 50/1.8G che per me rappresenta sempre il benchmark di compattezza.

che si conferma in questa foto, occupando appena un pò di più della mia mano

altra vista del bocchettone. La finestrella di uscita è semi-rettangolare.
Come va ?
Va molto bene. Punto.
Oltre a star bene in mano e a non pesare in nessun modo, la messa a fuoco è rapida ed adeguata alle esigenze della fascia di fotografi interessati ad uno zoom tele tutto fare come questo.
Io l'ho messa alla frusta con la mia D5 e in effetti in limitate circostanze ho notato che la macchina soffriva un pò. Ma è chiaro che non sarà certo l'obiettivo ideale per il proprietario di una tale ammiraglia che invece vedo molto felicemente accoppiato con macchine tipo D7500 o D750.
A tutte le focali la nitidezza è adeguata, qui all'Oasi La Torbiera di Agrate Conturbia.




 
in termini di verifica della velocità di messa a fuoco (e dello stabilizzatore) nulla è meglio di una corsa di kart.
Sono veicoli lenti in termini assoluti ma dotati di una accelerazione angolare spettacolosa. Ed è solo qui che ho notato che la D5 tossicchiava a causa dell'obiettivo.
Nessun intoppo invece in altre circostanze.















foto scattate alla Pista Azzurra, in provincia di Novara.
Uno zoom tele che va dal 70mm in su, si presta perfettamente anche al ritratto in studio, quando non siano richieste aperture massime elevate per sfuocare.
Ma con il flash ad F8 questo obiettivo si fa valere !

70mm

100mm

135mm

200mm

300mm

300mm

300mm
specie considerando l'ottima distanza minima di soli 120cm (per un 300mm).

scgliendo giudiziosamente lo sfondo, lo sfuocato è gradevole. Ma non è questa la sua peculiarità migliore. Con situazioni più caotiche, lo sfuocato tenderà a risultare nervoso.
Situazioni tipiche da gita al lago, sulla diga del porticciolo di Como




colori, contrasto, velocità, dettaglio, ok a tutte le focali
Nessun problema anche a seguire uccelli in folo. Puntuale la messa a fuoco e l'inseguimento anche con movimenti pseudocasuali come quelli dei gabbiani.
E' sempre molto forte però la vignettatura, anche chiudendo ad F11



stesso discorso (ma dopo i kart è facile) con ciclisti e podisti.


noto ancora uno sfuocato non gradevolissimo

in ombra a 2500 ISO. Dettaglio che si mantiente in tutte le sue caratteristiche. Soggetto a circa 20-25 metri da me.

dall'altro lato della strada.
Ed infine qualche scatto in studio con il flash e un ombrello da 185cm.


 
provando anche a sfruttare la raffica della D5 e la prontezza del flash utilizzato (un 600 W/s da 10 scatti al secondo)
con una ballerina lasciata libera di giocare sul set
 



sempre  fuoco in ogni circostanza.
Ma una prestazione in grado di sostituire allegramente un 70-200 ai diaframmi più chiusi.


 
Conclusioni
Nikon ci ha fatto aspettare anni per rinnovare uno dei pezzi forti del corredo.
Ed uno dei due obiettivi (l'altro è lo zoom wide) che in genere si vanno a comperare per estendere il proprio corredo.
Lo fa in questa estate 2017 con un oggetto decisamente degno di nota, proposto ad un prezzo concorrenziale e soprattutto meno impegnativo dei pur più pregiati Nikon 70-200.
La prova nel suo complesso lo vede uscire molto positivamente.
Anche la messa a fuoco che temevo potesse essere il punto debole, non fa rimpiangere i motori tradizionali ad ultrasuoni. Anzi, in Live-view, la prestazione è decisamente migliore.
Unico appunto che riesco a trovare è una vignettatura sempre un pò troppo presente (ma facile da eliminare in sviluppo, anche automaticamente) e uno sfuocato piuttosto ordinario.
Ma sappiamo che il corredo Nikon offre macchine in grado di accontentare anche chi dovesse trovarsi limitato in questo.
Mentre oggi, sul mercato, ci sono veramente pochissime alternative a questo nuovo Nikon AF-P 70-300mm f/4.5-5.6E, così compatte e prestazionali.
Tenderei ad escludere gli altri 70-300 presenti sul mercato, siano Nikon che Sigma o Tamron, tranne che non si utilizzi ancora una vecchia D70 o una D200 o si voglia risparmiare a tutti i costi.
Ma li sta tutto alle priorità del fotografo.
Ringraziamo il distributore ufficiale italiano Nital Spa per averci inviato in visione l'obiettivo a tempo di record ! A nemmeno 15 giorni dall'annuncio, avevamo già in mano l'ultima novità del listino.

Obiettivo ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che è stato restituito a fine test.
Attenzione in questo articolo sono presenti molte immagini di nudo. Chi se ne sentisse offeso è pregato di terminare la lettura.
Interpreti principali : Nikon 28/1.4E, Nikon D5, obiettivo prevalentemente ad F1.4
PRIMO ATTO
“Non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il  bosco sia spopolato e solitario, perché per me tu sei il mondo intero; chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?” 




 

 



















 
Fine primo atto : Applausi
Intervallo
 

il nuovo 28/1.4E non è grandissimo, sta bene in mano se lo si monta su una Nikon professionale. Ma è certamente più importante di un 50/1.8G


componenti consueti. Il passo filtri è da 77mm. Il paraluce è di pregevole fattura e molto efficace.





la parte anteriore è ben protetta da guarnizioni

iscrizioni in rilievo dorate per il bellissimo Nikon 28/1.4E

l'unico comando - peraltro inutile perchè l'autofocus è molto efficiente - è l'innesto del motore interno di tipo AF-S

attraversato dalla luce

contattiera di ultima generazione

made in Japan giusto per cambiare
Ometto i consueti grafici, dati di costruzione, etc. etc., perchè questo è uno strumento per artisti, non per ingegneri !
Secondo atto
 

una via di Como, la mattina di ferragosto, tutta apertura, messa a fuoco sull'angolo del muro, sfuocato degno di un teleobiettivo. Ovviamente a tutta apertura

nella stessa situazione, un soggetto al centro del fotogramma reso con la massima nitidezza. Ovviamente a tutta apertura ....

che poi si allontana mosso, tra tanta nitidezza. Ovviamente a tutta apertura ....

interno di una vetrina, attraverso il vetro, reso come se queste creature potesse realmente mettersi a parlare e dirmi che cosa popola i loro sogni. Ovviamente a tutta apertura ....

ripresa con la correzione della distorsione.

che francamente al naturale è quasi impercettibile. Io non me ne sono curato.

il Duomo di Como sfuocato. In primo piano un gioco d'acqua.Ovviamente a tutta apertura ....

la mano di Valerio sul suo Nikon 200-400/4. Ovviamente a tutta apertura ....

nello sfuocato ci sono Paolo e Roberto. Del tutto disciolti. Ovviamente a tutta apertura ....

Valerio a fuoco, nitidissimo. Paolo no. Ovviamente a tutta apertura .... 
 

sole nel fotogramma. Esposizione a punto centrale preserva le alte luci. Program.

Sole pieno di agosto. Ma sembra la mezza notte nel bosco dei sogni di Shakespeare ...

l'unico modo per metterlo in difficoltà. Ma francamente siamo oltre il limite dell'insensato. Echissene !

di notte (sul serio). I punti di luce sono i lampioni della strada. In primo piano un coppo francese. Ovviamente a tutta apertura .... 800 ISO
 
 

il lato del Duomo di Como. Ovviamente a tutta apertura ....

La fronte del Duomo di Como. Ovviamente a tutta apertura ....

la piazza laterale. Correzione esemplare.
 

ancora il lato del Duomo. Linee verticali a piombo. Colori netti. Leggibilità assoluta. Ovviamente a tutta apertura ....

Ovviamente a tutta apertura ....
 
"Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita."

Ovviamente a tutta apertura .... in studio in controluce ma colpo di flash da 600 W/s

Flash con ombrello da 185 cm. Controluce del sole. Scena completamente onirica. Ovviamente a tutta apertura ....

Ovviamente a tutta apertura .... eppure tutti i dettagli perfettamente nitidi (tanto da aver dovuto rimuovere le imperfezioni della pelle della modella ...)
Fine secondo atto : Applausi
 
Le ultime parole
 

Nikon D5, Nikon 28mm F1.4E ad F1.4, luce disponibile

Nikon D5, Nikon 105mm F1.4E ad F1.4, luce disponibile
Considero il Nikon 105mm F1.4E già una leggenda (in vita). Questo Nikon 28mm F1.4E destinato a percorrere la stessa strada, quasi fosse un teleobiettivo da ritratto costretto entro una focale di un terzo.
Non c'è molto altro da aggiungere.
Forse una sola cosa, il prezzo - non certo popolare - ne farà un oggetto per pochi. Meglio così, questo è un obiettivo molto particolare destinato a palati sopraffini che non deve involgarirsi a nessun costo, nemmeno di chi ne ha tanti da poterli sprecare.
E' un obiettivo da usare prevalentemente tutto aperto e quando l'occasione lo richiede, come se fosse uno champagne invecchiato cinquanta anni.
Per tutte le altre circostanze meno impegnative, i paesaggi e le cartoline, ci sono altre soluzioni, meno costose, più abbordabili. Più semplici sotto tutti gli aspetti.
Perchè questo obiettivo entra di prepotenza nel novero dei migliori disponibili per il corredo ideale per la nostra Nikon. Insieme a pochi altri selezionati esempi di raffinata ingegneria ottica messa al più umile servizio dei nostri sogni.
E scordatevi quel pachiderma tedesco a fuoco manuale dal nome esotico che ricorda un gufo triste. Triste perchè non se ne venderà più uno con questo capolavoro sul mercato.
Grazie Nikon !
Ringraziamo ancora il distributore ufficiale Nikon in Italia : senza la sua cortesia non avremmo mai potuto testare questo autentico capolavoro.
 
Ho ricevuto questo obiettivo in prova da Mtrading, distributore nazionale del marchio Sigma, in qualità di SIgma Ambassador
 
Noi di Nikonland, l'avrete letto spesso, ci lamentiamo da anni della mancanza di disponibilità sul mercato di obiettivi tipo 70-300mm di primo equipaggiamento (e quindi di prezzo abbordabile) ma di caratteristiche adeguate ai sensori moderni.
Purtroppo tutti gli obiettivi di questa categoria sono scarsi e datati. Il Nikon 70-300, ottimo e di prezzo assolutamente onesto, andava bene con le macchine di 10 anni.
Il Sigma, un tempo un vero cavallo di battaglia della casa, è anche esso superato dagli schemi ottici moderni e assolutamente inadatto ad utilizzi seri.
Ciò ha di fatto costretto i fotografi ad alzare il budget a livelli considerevoli, spesso andando ad acquistare obiettivi inadatti allo scopo, corti (e moltiplicati) oppure grossi e pesanti (70-200/2.8) e più che altro pensati per scopi specifici.
E' con grande entusiasmo che abbiamo accolto l'annuncio di questo nuovo Sigma 100-400mm F5-6.3, giustamente inserito nella serie Contemporary (caratterizzata dal rapporto prezzo/prestazioni, pur con qualche compromesso) lo scorso mese di febbraio ed andato in distribuzione ad inizio estate ad un prezzo suggerito al dettaglio intorno agli 800 euro IVA incluso.
Entusiasmo che è stato doppiato anche dall'annuncio più recente del Nikon 70-300mm F4.5-5.6, obiettivo che non è un esatto concorrente di quello in prova ma che in un certo qual modo si va a sovrapporre per qualità e prezzo.
 
Come è fatto
 

eccolo, appena tolto dall'imballo, montato sulla mia Nikon D5

di fianco al nuovissimo Sigma 24-70/2.8 Art (che non è un piccoletto)
 

la classica confezione bianca con la C di Contemporary

Con il paraluce in posizione di trasporto

qui già ben "rodato" (si notano le mie ditate sulla carrozzeria ...)

la bottoniera, oltre ai consueti interruttori di messa a fuoco, di distanza minima (selezionabile entro gli 1.6-6 metri) e lo stabilizzatore (posizione 1 e 2), dispone anche di due tasti utente programmabili via firmware

dettagli della scala delle distanze

modello del 2017

anello dello zoom e della messa a fuoco

il comodissimo blocco dello zoom in posizione di riposo. Evita durante il trasporto che l'obiettivo si allunghi (anche semplicemente quando lo si prende dalla borsa)

eccolo in tutto il suo splendore : non piccolissimo ma nemmeno troppo più grande della mia mano

altro lato

in sequenza, da sinistra a destra, tutto esteso con paraluce, a 100mm con paraluce, a 100mm senza paraluce

montato sulla D500 : una combinazione fantastica per lo sport e il wildlife

qui di profilo

e dall'alto
 
 

dettaglio della baionetta. L'obiettivo è a diaframma elettromagnetico

di fronte in trasparenza, il diaframma è tutto aperto, si nota la ridotta luminosità anche alla minima focale
 
 
 

a confronto, completamente estesi, con il nuovissimo Nikon AF-P 70-300mm F4.5-5.6, i due rivali per il nostro attacco Nikon

il paraluce montato
 

che mostra delle belle finestrelle per l'aria

sul bordo la serigrafia che richiama il modello
 
 
 

lo schema ottico impiega ben 21 elementi in 15 gruppi ottici. 4 lenti sono a bassissima dispersione SLD.
Il peso è di 1160 grammi, non pochissimo ma abbastanza da potersi utilizzare tranquillamente a mano libera (non è previsto il collarino per il treppiedi ... giustamente !).
E' lungo 182mm ed ha un diametro di 86 mm.
Il passo filtri è di 67 mm.
Il diaframma è a 9 lamelle.
La distanza minima di messa a fuoco è di 1.6 metri.
Il rapporto di ingrandimento è di 1:3.8
Disponibile come di consueto per gli attacchi Nikon, Sigma e Canon.
Come va
 
Uno sguardo al programma Sigma di ottimizzazione che consente di riscrivere il firmware per aggiornarlo in caso di migliorie da parte della casa o per programmarne le qualità a cura dell'utente.


 
le personalizzazioni sono tante, come di consueto per questi tele-zoom e per gli obiettivi serie Sports.



oltre alla messa a punto della messa a fuoco a varie distanze e alle varie focali, questo obiettivi si presta alla programmazione secondo gli stili del fotografo di varie caratteristiche di scatto.
Come mia abitudine per gli obiettivi in prova non vado a scombinare le caratteristiche standard ma sono sicuro che ci si possa divertire andando a starare le qualità impostate in fabbrica, secondo le proprie abitudini fotografiche e i generi praticati.
 
Una rapida occhiata ai grafici MTF ufficiali :

e la prima conferma delle mie aspettative.
Un tempo questi tele-zoom avevano caratteristiche interessanti alle focali corte per poi perdere visibilmente a quelle più lunghe e diventare quasi inservibili a quella massima.
Qui è il contrario : a 100mm l'obiettivo è normale, a 400mm sembra un superteleobiettivo da 8000 euro anzichè uno zoom-tele midrange da 800 euro !
Ed eccone la prova, Premesso che la Nikon D5 non è la campionessa di nitidezza, con i suo i "soli" 20 megapixel :

crop 1:1

scatto a 400mm, 1/100'', F6.3.
 

Il mio classico test dello stabilizzatore : l'occhio di Stana, qui a 400mm, F6.3, 1/6''. Scatto ragionevolmente fermo per questa focale e a questo tempo di scatto. Ad 1/20'' siamo comunque in sicurezza.
 
Ritratto ?
E perchè no ?
Un tele-zoom come questo consente in studio, chiudendo ad F8, di avere tutte le focali che servono per il ritratto, anche quelle più inconsuete oltre i 200mm

Nikon F5, F8, flash Godox AD600 in TTL, 100mm, Modella Charlize@MauroLand
 

Nikon F5, F8, flash Godox AD600 in TTL, 135mm, Modella Charlize@MauroLand

Nikon F5, F8, flash Godox AD600 in TTL, 200mm, Modella Charlize@MauroLand

Nikon F5, F8, flash Godox AD600 in TTL, 130mm, Modella Charlize@MauroLand

Nikon F5, F8, flash Godox AD600 in TTL, 400mm, Modella Charlize@MauroLand

Nikon F5, F8, flash Godox AD600 in TTL, 400mm, Modella Charlize@MauroLand

Nikon F5, F6.3, luce disponibile, 400mm, ISO 640, Modella Alessia@EuRossModels

all'aperto Nikon F5, F5.6, 1/125'', 200mm

all'aperto Nikon F5, F5.6, 1/125'', 270mm
E francamente, basterebbe aprire questa immagine a tutto schermo (è da 3840 punti) per capire come va questo obiettivo.
Nitidezza, volumi, sfuocato, colori. La perfezione (e a 400mm è meglio !)
 

all'aperto Nikon F5, F6.3, 1/1250'', 370mm, ISO 720

all'aperto Nikon F5, F6, 1/1250'', 220mm, ISO 1100

all'aperto Nikon F5, F6, 1/1250'', 220mm, ISO 1100

all'aperto Nikon F5, F6, 1/1250'', 200mm, ISO 1100
 

all'aperto Nikon F5, F6.3, 1/160'', 400mm, ISO 100
 

all'aperto Nikon F5, F6.3, 1/125'', 400mm, ISO 100
e anche qui, aprendo, massima nitidezza alla massima focale. Sfuocato dolcissimo.
 
Mezzi meccanici
La stagione automobilistica è entrata nella pausa estiva, quindi ho ripiegato su quello che offre il panorama attorno a me.
A Malpensa, una domenica mattina. Le foto che seguono sono state scattate con la Nikon D500

250mm

400mm

400mm
 

400mm

400mm
 
ad una pista di Kart nel novarese, l'ultima giornata di gare, passando per caso. Sempre Nikon D5 per tutti gli scatti.

400mm, F6.3, 1/2000''
 

190mm, F11, 1/160''

190mm, F11, 1/160''

400mm, F6.3, 1/2500''

400mm, F6.3, 1/2500''

400mm, F6.3, 1/2000''

400mm, F6.3, 1/2500''
 
Fauna (all'Oasi la Torbiera di Agrate Conturbia - No)
Ma immagino che l'utilizzo principale per molti proprietari di questo obiettivo sarà la fotografia alla natura.
Bene, direi che la prova è ampiamente superata.

attraverso il vetro corazzato (350mm, F6.3, ISO 1800)


fauna locale (100mm, F6.3)
 

pennichella (350mm, ISO 1800)

sempre attraverso il vetro (400mm, ISO 2000)

270mm, sfuocato non bellissimo
 
E raggiungiamo i limiti di questo obiettivo, la scarsa luminosità.
Che obbliga alla focale più lunga di raggiungere ISO esagerati per poter scattare a tempi tali da congelare il movimento.
E' il caso del mio piccolo Arthur, semplicemente sotto al portico, sono andato a 28.800 ISO per avere 1/1000''

 
e questo leopardo, nel suo "ambiente naturale", ripreso a 5000 ISO a 350mm)

 
Conclusioni
Per ora, perchè tra due settimane questo obiettivo verrà con me al Gran Premio di Formula 1 d'Italia per una prova a tutto tondo nelle mie condizioni ideali di impiego.
PRO
- esemplare nitidezza tutte le focali, in particolare a quelle più lunghe
- maneggevolezza adeguata, a mano libera si può fotografare per ore, nonostante i quasi 1200 grammi
- l'obiettivo è compatto. Francamente non si sente per nulla la mancanza del collarino del treppiedi : sarebbe a mio avviso una inutile complicazione in più, e peso aggiuntivo
- stabilizzazione efficace fino a sotto al 1/10''
- velocità autofocus in linea con la classe dell'obiettivo
- colori naturali
- funzionamento ineccepibile
- possibilità di personalizzazione con la USB Dock e il programma gratuito Sigma Optimizzatore Pro
CONTRO
- si, lo so, sono incontentabile : io l'avrei preferito F5.6 fisso da 100 a 400mm, anche se ciò avesse comportato il passo filtri a 72mm, poco male, purchè a parità di peso ...
- da considerare il fatto che si tratta di un obiettivo "estivo", da usare in pieno sole; se non si fotografano soggetti inanimati per congelarli a tempi di scatto rapidissimi, si dovrà facilmente salire di ISO a livelli esagerati se manca la luce
- qualche scricchiolio nella piastra della bottoniera premendo sui tasti (niente di allarmante, ci sta)
- peso contenuto ma comunque superiore a quello del nuovo Nikon 70-300mm F4.5-5.6 che è certamente più maneggevole (ma perde 100mm ... e scusate se è poco)
- costasse un filo meno (si, lo so, è già ad un buon prezzo) diventerebbe rapidamente un best-seller.
Morale. Penso di dotarmene come zoom unico per usi generali in scioltezza.

 
Ringraziamo per la solita splendida collaborazione Mtrading Srl, distributore nazionale del marchio Sigma che ci ha consentito la prova dell'obiettivo, gentilmente prestatoci per l'estate.
 
Ho da 15 mesi una Nikon D500 e nell'impossibilita' di trovare nell'immediato, subito dopo il suo acquisto, un MB-D17 a prezzo umano, mi sono attrezzato con un compatibile Meike, cosi' come avevo gia' fatto per molte altre reflex Nikon (e non solo Nikon).
Ma come risaputo, la D500 e' una Nikon che splende di luce propria  e vive le proprie contraddizioni in maniera ben differente da ogni altro modello della Casa.
 
Uno dei grattacapi fin dall'inizio e' stato dato dalla compatibilita' con batterie che non siano le EN-EL15 originali, ma, ancora peggio, anche con i primi lotti di quel modello Nikon.
Qualcosa di altrettanto strano l'ho notato dopo l'acquisto di questo battery grip non originale, dotato in bundle di remote control che pilota una ricevente posta nel BG stesso, nel senso di una sostanziosa autoscarica dell'elemento EN-EL15 che rimane dentro la fotocamera anche a macchina assolutamente spenta.
Autoscarica che dopo alcune settimane arrivava ad incidere anche in termini del 20% in meno di carica di un elemento appena ricaricato.
Siccome avevo il dubbio che la ricevente del telecomando Meike (mai utilizzato e lasciato senza batterie) potesse essere il punto cruciale, rimanendo sempre attiva ed assorbendo energia dalla batteria, non appena mi si e' presentata l'occasione, ho comprato un secondo battery grip (senza telecomando) per sincerarmi della questione.
 

 
Ecco che allora, accanto al Meike, vedete in foto...
 
un economicissimo (la meta' del primo, di prezzo) Neewer Travor for NIK D500 !!!
Come vedete dalle rispettive confezioni entrambi i battery grip sono dotati, oltre che della slitta porta EN-EL15, anche di quella per utilizzare otto elementi stilo, con i quali, date le esperienze fallimentari con alimentatori che non fossero quelli previsti, temo fortemente che la nostra viziosa D500... non canti 'a canzunciella... a lungo !

il fatidico telecomando del Meike differenzia decisamente i due BG: si tratta peraltro di una bella realizzazione multifunzione, un po' astrusa nelle regolazioni, ma certamente efficiente sia come scatto a distanza, sia come intervallometro, in modo B e T, come chiaramente espresso gia' nella robusta confezione che lo accompagna al BG

 sulla piastra di contatto il porta fondello di gomma della D500 che va levato per collegarla
 ghiere, joystick
e pulsanti come nel battery grip originale, tasto verticale di scatto sensibile quanto basta, senza effetti speciali da pranoterapia, di BGrip che scattano gia' in prossimita' di contatto...

 
Il Neewer e' invece un prodotto incredibile: un BG cinese che rimarca un altro connazionale... 
Pagato su ebay 30 euro da un venditore europeo, viene da chiedere, considerati gli inevitabili margini di guadagno di tutti gli intermediari, a quanto in effetti possa valere un aggeggio del genere.
(e non soltanto l'aggeggio in questione )

 assolutamente affine all'altro, non presenta, guardandolo, particolarita'
salvo... l'assenza del telecomando (che e' stato il motivo del suo acquisto)
 

(a sx Meike, a dx Neewer/Travor)
In piedi pero' si vede come il  Meike possegga dietro il pulsante di scatto verticale il pulsante programmabile, presente anche sul Nikon MB-D17, assente invece sul Neewer a riprova dell'economia di gestione relativa a questo accessorio.

l'instabilita' in piedi del Meike (a sx)
denota anche una differenza di forma che accompagna anche il diverso "touch" delle due impugnature, decisamente piu' robusta e handly quella piu' costosa.
Anche il joystick dei due BG e' differente per forma e materiali, ma in questo specifico caso ho trovato ben realizzato anche il piu' economico dei due.
Stessa sensazione di "poverta'" di materiali nella vista dall'alto
 

Le piastre per EN-EL15 sono analoghe di costruzione e forma, 

salvo che per il nottolino di serraggio, piu' convesso il Meike e, conseguentemente, piu' sicuro nel bloccaggio della slitta nel BG


Da ricordare che entrambi questi battery grip potrebbero montare una batteria EN-EL18/18a (D4/D5) attraverso un attacco BL5, se soltanto elettricamente venisse riconosciuta dalla fotocamera: ma come gia' riscontrato in altri test, la D500 se non si passa per il MB-D17 questo matrimonio...non lo fa fare !

Andiamo al punto dolente, motivo dell'acquisto di questo BG economico: riuscire a capire se l'assenza del remote control, porti la mia D500 a perdere energia anche nel sonno.
PArtiamo dal presupposto di possedere un charger efficiente ed a canali separati di carica, con indicazione del rispettivo livello,

per confermare i dati del menu' interno della fotocamera, quando ci avvisa dello stato di carica degli elementi inseriti:

Ho condotto diverse fasi di ricarica dei due elementi EN-EL15 (rigorosamente originali e di ultima generazione) incrociandoli anche sul charger, per essere sicuro che uno dei due canali non ricaricasse piu' dell'altro

constatando poi conferma del livello di carica raggiunto sul menu' fotocamera.

Il risultato e' stato alterno:
dopo diversi mesi di prove incrociate con i due battery grip, non sono riuscito che a constatare l'effettiva perdita di carica, variabile dal 10% (dopo tre giorni di spegnimento) al 20% da un mese in poi, ma non strettamente in dipendenza della presenza del ricevitore del remote control sul battery grip !
Vale a dire che... anche col Neewer la mia D500 da spenta perde carica. Ne piu' ne meno che con il Meike...
Cade quindi questa ipotesi, quella che il dannato telecomando del Meike possa essere causa di questo problema.
 
Ma ormai si sa...: che la
Nikon D500 is different... come Nikonland  
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2.0 - 2017
 
 
Nikon China si è lasciata ... sfuggire le slides della presentazione della Nikon D850.
Sono in cinese, ovviamente, ma qualcuno su Nikonrumors le ha tradotte.
E così adesso sappiamo quasi tutte le novità della D850.
 
Il sensore è da 45.75 megapixel
Pur con un sensore così denso di pixel riesce a fare 9 scatti al secondo (con il nuovo battery grip MB-D18 e una EN-EL18b), oppure 7 scatti al secondo senza battery-grip.
La sensibilità è di 64-25.600 ISO
il mirino è tradizionale, ottico ma presenta l'ingrandimento più elevato mai raggiunto da una reflex Nikon, superiore anche a quello della D5, pari a 0.75x (quello della D810 è di 0.70x).
E così abbiamo capito perchè il pentaprisma ha una forma particolare 

esposimetro a 180.000 pixel, stesso autofocus della D5
video 4k senza crop
timelapse 8k

monitor posteriore mobile da 3.2 pollici e 2.359 megapixel, touch screen con funzionalità di controllo di autofocus e scatto.
Diversamente da D5 e D500 pare che il touch screen funzioni anche nei menù

l'autofocus conferma la sensibilità di tutti i punti fino a -3EV, quello centrale da -4EV
 

c'è una nuova funzionalità di focus-stacking automatico (qui per una macro) in grado di scattare automaticamente fino a 300 foto con fuoco differenziato
non c'è filtro passa basso (come nella D810)

il processore sembra sempre l'Expeed 5.
 
C'é una modalità di scatto silenzioso da 45 megapixel in Live View che usa esclusivamente l'otturatore elettronico
Una modalità di scatto silenzioso da 8 megapixel a 30 scatti al secondo (per 3 secondi) in formato DX
Ma entrambe le modalità sembrerebbero con AF e AE fissi sul primo scatto.
Buffer da 51 scatti a 14 bit non compressi.
Il face detection viene descritto come superiore a quello della D5 (invero abbastanza efficiente).
C'è una nuova modalità di bilanciamento del bianco automatico per Luce Naturale, più fedele nella riproduzione dei colori.
La modalità Auto nel Picture Control come  nella D7500

una nuova modalità di autofocus SPOT con un'area molto piccola, più adatta per la macro (l'area rossa, rispetto alla blu, in Live View nella foto qui sopra)
I bottoni illuminati come nella D500
Tre modalità di RAW : L, M e S
Nuovo formato di ripresa 1:1
Scheda XQD ed SD
 
il riassunto di tutto con le slide tradotte da Youtube
 
immagino che a questo punto nei prossimi giorni avremo ulteriori conferme di tutto e di quello che è sfuggito in questa tornata
Dopo la veloce anteprima dello scorso gennaio, ho chiesto un secondo round con la Sigma sd Quattro H, certo di poterne esaltare le sue peculiari potenzialità, questa volta con il tempo necessario a disposizione.
Ricevo questo materiale in prova da Mtrading in qualità di Sigma Ambassador per l'Italia.
Lo scorso gennaio è stato solo un breve assaggio (ne ho scritto qui) peraltro avendo a disposizione solamente il pur bellissimo Sigma 35mm F1.4 Art e per pochissimi giorni, non esattamente ciò di cui ho bisogno io per esaltare le potenzialità di questa fotocamera.
 
Vi rimando a quella anteprima per le mie considerazioni generali sulla macchina perchè qui vorrei far parlare essenzialmente le immagini, presentate per quanto possibile in originale e senza post-produzione, salvo le necessarie regolazioni in sviluppo.
 
Non lo nascondo, il recente contatto con la Fujifilm GFX 50S e con la Sony A7R II mi hanno in qualche modo drogato di superdettaglio ed altissima risoluzione.
Ma nessuna di quelle macchine può usare nativamente gli splendidi obiettivi Sigma di ultima generazione.
 
Quegli obiettivi che sono testati e sviluppati con una versione speciale del sensore Foveon che equipaggia la nostra Sigma sd Quattro H.
 
Ecco perchè prima io - in questo nuovo articolo - e successivamente Max appena sarà disponibile il supergrandangolare che serve a lui per portare al limite questa macchina, cercheremo di spremere ogni singolo pixel e ogni fotodiodo colorato per dimostrare cosa si può fare con la giusta combinazione sensore-obiettivo e per arrivare là ... dove pochi fotografi sono arrivati prima
 
Ma bando alle ciance, nelle prossime pagine le prime immagini in formato originale (attenzione, sono jpg ma sono pesanti !), l'articolo verrà successivamente aggiornato mano a mano che sarò in grado di ottenere i risultati che mi sono promesso di raggiungere.
Sono originali che vi consegno così come sono, certo delle vostre buone intenzioni ai soli fini di verificare le capacità del sistema Sigma.
 
Nella gran parte dei casi, lo anticipo, saranno scatti eseguiti con il formidabile Sigma Art 135mm F1.8 (di cui ho già parlato qui), ma in qualche caso anche con il Sigma Art 35/1.4, sempre verde e sempre eccellente.
 

attenzione, i file che seguono sono jpg a risoluzione originale, molto pesanti. Abbiate pazienza ...

 

 

 

 

 

 
Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8
F4, F4.5, F5, F6.3
Flash Godox QT600 II con Softbox Quadralite 95cm ottagonale con nido d'ape
makeup Ilaria Ferrantello
Spazio Blu
Modella : Julia K@nologomodels


 

 

 

 
Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8
F9 ed F11
Flash Godox AD600B con softbox Quadralite 60x60 con nido d'ape
MauroLand
 


 

 

 

 

 
Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8
F11 (le riprese in campo vicino con la solita Marumi DHG 330 con step down)
Flash Godox AD600B con softbox Quadralite 60x60 con nido d'ape
MauroLand


 

 

 

 

 
Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8
F11 (le riprese in campo vicino con la solita Marumi DHG 330 con step down)
Flash Godox AD600B con softbox Quadralite 60x60 con nido d'ape in studio, con Godox AD200 in esterni
MauroLand


 

 

 

 

 
Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8
F11 (le riprese in campo vicino con la solita Marumi DHG 330 con step down)
Flash Godox AD600B con softbox Quadralite 60x60 con nido d'ape in studio, con Godox AD200 in esterni
MauroLand
 


 

 

 

 
 
Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8
F11 (le riprese in campo vicino con la solita Marumi DHG 330 con step down)
Flash Godox AD600B con softbox Quadralite 60x60 con nido d'ape in studio, con Godox AD200 in esterni
MauroLand
 
  Un accessorio più che utile, direi necessario, dato il rapido consumo della batteria in dotazione con la macchina.
Il battery-grip che può contenere altre due batterie, per un totale di carica di oltre 5600 mAh, circa una giornata di lavoro per le mie abitudini ...
 

 
le tre confezioni originali appena aperto il pacco.
 

 
eccoli qui appena scartate
 

vista posteriore
 

vista anteriore
 
il battery pack é in plastica, direi piuttosto leggero ma molto ben disegnato con una ergonomia che invita le dita e la mano.
 

 
si avvita come di consueto dopo aver liberato la macchina del copricontatti elettrici.
 

 
lo sportello per le batterie è sul posteriore.
 

 
le due batterie entrano affiancate, capovolte i contatti sono sul frontale.
E' così molto più facile estrarre l'una o l'altra a seconda della bisogna.
La batteria principale resta nel corpo macchina, accessibile solo smontando il battery pack.
Ma comunque così si arriva a ben tre batterie in linea.
 

dettaglio dell'etichetta della batteria originale Sigma BP-61 da 7.2V e 1860 mAh
 

 
ecco la vista laterale della macchina in configurazione completa con Sigma Art 135/1.8 e trasmettitore Godox XT32N
 



 
nelle due ultime foto frontali senza obiettivo si notano le sagomature molto ergonomiche che rendono decisamente ... morbida la presa in mano.
 
Le prime sensazioni sono fantastiche. La macchina è diventata da "ossuta" e difficile da tenere in mano per molto tempo a morbida e comoda, con il palmo della mano che riposa e non fa flettere il dorso.
Così la nostra Sigma sd Quattro H (ma le stessissime considerazioni valgono anche per la sd Quattro) è diventata molto più professionale.
 
Ed eccola in azione con il battery grip, 3 batterie e una coppia di Sigma Art, il 135/1.8 e il 35/1.4
Così ho fatto 436 scatti (che con una Sigma, per me è un record !) senza problemi di batterie (tutte residuano oltre il 50%).
Però il caldo non ha aiutato lo smaltimento di calore e si è accesa una volta la spia di surriscaldamento.
 

 
 
ecco le foto al 100% con interventi proprio minimi di postproduzione e di sviluppo (bianco misurato con termocolorimetro)
 






 

 







 
 






 
Arya@EuRossModels
Studio Spazio Blu di Milano
Ilaria Ferrantello per trucco e parrucco
Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8
flash Godox QT-600 II e Fomex 600 HD, pilotati dal trigger Godox XT32.
 








 
  Conclusioni
 
Bene, spero di non avervi annoiati con questa lunga carrellata di immagini in formato originale e con pochissimo (o nessun) intervento in postproduzione.
Avevo in mente un obiettivo preciso e mi sono sforzato di individuare perfettamente i limiti del sistema.
Volevo anche verificare se, con una spesa nettamente inferiore ed avendo a disposizione tutti i meravigliosi obiettivi Sigma Art, si poteva portare questa Sigma sd Quattro H al livello di ottenere risultati simili a quelli che ho potuto vedere con la Fujifilm GFX 50S.
 
La risposta breve è si, a patto che il fotografo comprenda che dovrà metterci (molto) del suo per colmare le differenze operative e i limiti della Sigma, i risultati saranno paragonabili pur al metto della risoluzione pari a circa la metà (e con una spesa di un quinto o su di li).
 

Arya@EuRossModels, acconciatura di Ilaria Ferrantello
Vestiario, gioielli, dettagli, dettagli, dettagli
 
Potenzialità
 
- è comunque una piccolo-formato, sebbene grande ed abbiamo in gioco "solamente" 25 megapixel ma i risultati in termini di dettaglio rivaleggiano tranquillamente con una 44x33mm da 51 megapixel e si possono paragonare a quelli dei 36 megapixel di una Nikon D810.
Con la differenza che la resa fotografica è nettamente differente da quella dei normali sensori a matrice di Bayer
 
- l'unione con gli obiettivi Sigma Art è stata decisa in cielo (per cortesia, se vi comprate una Sigma sd Quattro non lesinate sugli obiettivi : compratevi gli Art, non roba vecchia trovata ai mercatini !)
 
- ben costruita, solida, robusta, dotata di tutto il necessario, benchè "strana" si capisce che è stata studiata a fondo e per durare a lungo
 
- la disponibilità del formato DNG (sebbene limitato a 12 bit) agevola di moltissimo il processo di lavorazione evitando di dover passare per il programma di sviluppo Sigma, che è da definire strano, oltre che primordiale in termini di prestazioni (benchè gratuito ...)
 
 
Limiti
 
- come per altre mirrorless, il bilanciamento del bianco tende a sovrastimare blu e rosso.
Quando voglio ottenere i colori giusti io uso direttamente il mio termocolorimetro Sekonic 500C dopo aver profilato la macchina dentro Lightroom con il plugin di Xrite
 
- la dinamica di questo sensore è zero (ripeto, non è bassa, è zero). In sviluppo non si possono recuperare né le ombre (si forma banding nelle zone nere e confetti colorati in quelle grigie) né le alte luci (irrimediabilmente pelate). Quindi bisogna esporre perfettamente ed illuminare perfettamente e con luce di qualità il soggetto
 
- si deve intendere il sensore Foveon come se fosse caricato con una pellicola invertibile a colori da 80 ISO (e non di più : alzare la sensibilità è inutile, non c'è amplificazione interna)
 
- l'autofocus è preciso ed efficiente se aggancia il soggetto. Sostanzialmente inutile se non c'è abbastanza contrasto, è impensabile utilizzarla in continuo
 
- il focus peaking non è nella sua migliore implementazione presente sul mercato
 
- la visione nel mirino elettronico in basse luci è pessima
 
- il consumo è elevato, il battery-grip e le tre batterie indispensabile.
 
- se usata intensamente tende a surriscaldarsi. A me è capitato in una occasione di vedere comparire l'allarme di overheating (un termometrino lampeggiante come su certi flash)
 
- in alcuni generi fotografici l'elevato contrasto va combattuto (nel ritratto, ad esempio) illuminando bene e attenuando per quanto è possibile gli eccessi
 
- i comandi non sono pensati per lavorare con l'occhio al mirino. Il sistema di spostamento della messa a fuoco è ... demenziale (i tastini incassati poi sono una iattura). Ingegneri, mettetevi in testa che ogni fotocamera deve avere il joistick per muovere il punto di messa a fuoco e che non dovete avere in mente esclusivamente i paesaggisti  !
 
- i file DNG sono enormi
 
- assenza di obiettivi macro di ultima generazione perfettamente funzionali (il 150mm da noi provato non mette a fuoco in automatico, il 105 fa fatica, Sigma stessa non li include tra quelli pienamente funzionali)

 
Nel complesso però una bellissima esperienza e la prima volta in cui con una macchina Sigma di questo tipo sono riuscito a fare centinaia di foto per sessione senza recitare litanie e giaculatorie che mi impedissero di scagliare il tutto contro la parete più lontana.
Insomma, si riesce a trovare il modo di lavorare abbastanza facilmente rispetto alla "impossibile " SD1 Merrill (che ti fa invece superare di slancio i primi sette livelli del percorso verso l'ascesi !), purchè la si consideri come una medio-formato (cavalletto e operatività very-slow).
 
Se mi posso permettere, nel futuro consiglierei a Sigma una evoluzione in questo senso.
 
- formato pieno 24x36, oramai con la sd Quattro H siamo vicini
- una ergonomia dei comandi "normale" e che agevoli l'operatività
- un autofocus efficiente
- un mirino implementato come quello delle altre mirrorless
- batterie più capienti
 
a quel punto, con 35-40 megapixel in formato pieno e la potenza degli obiettivi Sigma Art, queste macchine secondo me entrerebbero di diritto in moltissimi studi fotografici, specie quelli dove si fanno riproduzioni.
 
Non che in questa veste non possa già succedere.
 
Considerando il risparmio netto rispetto all'investimento minimo in una medio-formato, c'è da rifletterci a fondo.
 
Nel frattempo, io, in qualità di Sigma Ambassador e con il supporto di Mtrading, ditributore ufficiale per il territorio italiano dei prodotti Sigma, sono a vostra disposizione per consigli, suggerimenti e, soprattutto, dimostrazioni sul campo.


 
Non era certo inaspettato un annuncio per il giorno del 100° anniversario dalla fondazione di Nikon.
Se ne parlava da mesi, vari rumors anticipavano la possibilità dell'annuncio della nuova Nikon di fascia alta.
Lo stesso top-management, qualche giorno prima del 25 luglio, lo aveva confermato : "arriverà una nuova reflex di fascia più alta della recente Nikon D7500".
Nella realtà, della sostituto della Nikon D810 si parlava già da un paio di anni e sempre più insistentemente dopo il lancio - a gennaio 2016 - di D5 e D500.
Per un certo periodo si pensava ad una D810s, quindi un leggero aggiornamento. Poi ad un aD820. Anche qui, nulla di epocale.
Infine D850, come è normale che sia per allinearla alla generazione 5, quella della D5, della D500, della D7500 e dell'SB-5000.
25 luglio 2017 : l'annuncio che la D850 è in fase di sviluppo

 
in verità non proprio l'annuncio. O meglio, l'annuncio della fase finale dello sviluppo.
Perchè certamente lo sviluppo effettivo della D850 è partito, come di consueto per Nikon, quando la D810 è entrata sul mercato tre anni fa.
Ma intanto molte cose sono cambiate, il mercato stesso è cambiato, sono mutate le aspettative e sono comparsi modelli competitori sempre più agguerriti.
 

 
l'annuncio si è limitato ad un generico lancio, con un brevissimo video pubblicato su Youtube che non dice molto della nuova macchina.
Lo stesso annuncio molto genericamente parla di una macchina che i professionisti e i più esigenti niknoisti troveranno in grado di andare oltre le loro aspettative.
Poco o nulla. Anche per orchestrare una silenziosa campagna di attenzione, alimentata da qualche piccolo rumor lasciato scappare dopo un periodo di fortissima riservatezza, tutto il contrario di quanto invece fanno i concorrenti di Nikon.
Non è una novità comunque. Nel recente passato Nikon ha più volte annunciato lo sviluppo di una macchina di prossima introduzione sul mercato.
E' successo con la D4s, poi con la D5. E non dimentichiamoci la campagna mediatica della Nikon Df.
Le immagini di anteprima, dai rumors
Sono quindi state fatte circolare due immagini, naturalmente ufficiose, di quelle che generalmente troviamo nei pieghevoli pubblicitari di lancio.
Illustrano la macchina nella vista anteriore e nelle due di tre quarti.

la fotocamera appare avere un corpo simile a quella della D500, senza il flash integrato, con il display posteriore mobile, con il tasto ISO a portata di indice destro e il tasto Mode sulla calottina sinistra.
Le ipotesi più fantasiose
Una sagoma del pentaprisma più a bulbo e con rastremature di taglio inusuale.
E qualche piccolo dettaglio che, in assenza di informazioni ulteriori, ha scatenato le fantasie.
In particolare si notano quattro fori sul pentaprisma, due ai lati sull'anteriore, due sopra all'oculare, al posteriore.
Potrebbero essere gli ingressi per un sistema sofisticato di microfoni stereo, visto che la macchina, nel video di lancio, viene fatta chiaramente percepire come una dotata di funzioni video avanzate.

dettagli del pentaprisma inusuali per una Nikon

ingrandendo si arriva a vedere un particolare ancora più inedito, appena sopra al regolatore diottrico.
C'è chi ha ipotizzato che la macchina possa avere un sistema di visione ibrido, tipo quello della Fujifilm X100, selezionabile dall'utente secondo le necessità, a seconda che lo specchio sia alzato o abbassato.
Io ci ho creduto giusto per una notte, dopo di che ho accantonato l'idea affascinante, sperando in caratteristiche più solide e sperimentate.
Resta da scoprire quale sarà questo ingrediente segreto : chi ne é a conoscenza, per ora non parla, in attesa del lancio ufficiale.
Atteso in una data imprecisata di agosto o di settembre (per il 22 settembre Nikon sta invitando ad un evento ufficiale)

l'invito per le 17 del 22 settembre da parte di Nikon Olanda (sede europea di Nikon)
mentre la macchina stessa sarà in vendita durante l'autunno, tra ottobre e novembre, comunque in tempo per la stagione natalizia.
Sinceramente io credo che i prototipi della macchina siano da tempo sul campo e che tutti gli addetti ai lavori ne sappiano già molto.
Fonti ufficiose mi assicurano personalmente che le caratteristiche della nuova macchina vanno oltre le aspettative precedenti.
Ci credo, tanto che penso diventerà la mia macchina di riferimento.
Perchè se anche l'ingrediente segreto non ci sarà o sarà diverso da quello che qualcuno sognava (scopriremo alla fine a cosa servono quei fori e quel aggeggio non ben identificato sul pentaprisma) le caratteristiche che i rumors sembrano tratteggiare sono esse stesse degne di una trovata geniale.
Caratteristiche salienti, secondo i rumors più attuali
Noi ipotizzavamo la necessità per Nikon di proporre due macchine in questo segmento, similmente a Canon, una ad alta risoluzione - l'erede della D810 - e bassa velocità, una a risoluzione media - erede della D700, una sorta di D5 mezzo-formato - e raffica veloce. Già nel 2016 chiamavamo le due macchine D850 e D90.
Nikon invece sembra aver impiegato questi ultimi 18 mesi per farne una macchina una e ... trina.
Alta risoluzione, raffica micidiale, video evoluto. Una macchina in grado di soddisfare tutti e portare le reflex Nikon alla massima evoluzione.
Vediamola nel dettaglio :
 nuovo sensore da 45-46 megapixel, progettato da Nikon, prodotto esternamente corpo professionale tipo D500 niente flash integrato display posteriore LCD mobile no GPS integrato, si wi-fi e blutooth integrati prestazioni a bassa e alta sensibilità superiori a quelle della D810 (alta dinamica, a differenza della D5) video 4k senza crop (D5, D500 e D7500 hanno un video sacrificato da un crop 2.7x) due slot di memoria : XQD e SD di tipo UHS II il sistema di autofocus, l'esposimetro e l'elettronica della Nikon D5 il selettore a joistick per il punto di messa a fuoco raffica e buffer adeguati a coprire anche eventi sportivi (c'è chi dice 8 scatti al secondo, chi 10 o 11) batteria migliorata modo di scatto silenzioso migliore di quello della D810 time-lapse in formato 8K slow-motion in formato 2K a 120 frame al secondo display LCD di risoluzione doppia rispetto alla D810 con funzionalità di split-screen in live-view prezzo presunto in Italia : 3.800 euro con IVA facilmente anche un corpo meno pesante (... leggermente) della D810.
Compatibilità con il battery-grip MB-D17 della D500, in grado di montare le batterie della D5.
Insomma, sulla carta una macchina in grado di accontentare tutti.
E come succede in questi casi, anche di scontentare tutti.
Perchè molti volevano semplicemente una macchina ad altissima risoluzione (anche più di 50 megapixel) senza avere alcun interesse per la raffica.
Altri invece desideravano una raffica altissima in un corpo piccolo, ma senza l'alta risoluzione (20-24 megapixel a loro sarebbero bastati).
Come andrà a finire la storia lo sapremo - presto, spero - solo al lancio ufficiale. Solo in quel momento chi ha maneggiato già la macchina, sarà autorizzato a parlarne più liberamente.
Chi vi scrive, già a giudicare da queste caratteristiche, però ... è già deciso ad adottarla come macchina principale. Magari non in un solo esemplare, ma due
Staremo a vedere
 
Materiale ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che è stato restituito a fine test.
Ho avuto nel tempo due esemplari di Nikon 24-70/2.8 che ho utilizzato con D3 e D3x.
All'epoca non c'era confronto, i fissi disponibili sul mercato erano ampiamente superati e lo zoom li surclassava tutti.
 
Con un corpo professionale come quello di una ammiraglia Nikon, uno zoom di questa classe si trova perfettamente a suo agio.
 
Nel tempo, con l'apparire di nuovi fissi prestazionali e poi con D800 e D810 mi sono ritrovato a relegare sempre di più al ruolo di comprimario il mio 24-70/2.8 (ma in catalogo mi restano oltre 40.000 scatti ...) preferendogli sempre una terna di fissi, aggiungendo piuttosto un secondo corpo quando non ho il tempo di cambiare ottica.
Prendendomi i miei tempi quando invece non ho impellente necessità di fare lo scatto a tutti i costi. Finchè non ho deciso di venderlo e di non pensarci più.
 
 
eccolo qua l'ultimo rampollo degli zoom trans-standard di punta by Nikon
 
Certo lo zoom è comodo e per un fotogiornalista uno zoom della classe di un 24-70/2.8 è essenziale per il proprio lavoro.
E normale che per quella categoria di fotografi nella borsa ci siano due o tre zoom, tutti di classe F2.8 e di costruzione professionale.
 
A distanza di otto anni, Nikon ha deciso di rinnovare questo obiettivo, proponendo l'oggetto di questa prova.
 
 
a confronto dimensionale con il piccolo Nikon 50/1.8G
 
Il nuovo arrivato ha guadagnato lo stabilizzatore integrato VR, il diaframma a controllo elettromagnetico. Purtroppo ha guadagnato anche qualche centimetro in altezza, un paio di etti di peso e un passo filtri che sale da 77mm a 82mm.
 
 
montato sulla mia Nikon D500 con il battery-grip MB-D17, a testimonianza di quale categoria di macchine - professionali - sia il normale sbocco di questa categoria di ottiche.
 
Per certi utilizzi già la presenza dello stabilizzatore integrato (valido per scatti anche sotto 1/6 di secondo !) basterebbe a motivare l'acquisto o la sostituzione del precedente.
 
Purtroppo nel frattempo è cresciuta la disponibilità di nuovi obiettivi fissi prestazionali, sia di classe F1.4 che di classe F1.8, in grado di coprire integralmente la gamma di focali del 24-70/2.8 ed andare anche oltre (a 20 o a 85 e 105mm).
 
E soprattutto, sul finire del 2016, Nikon ha lanciato sul mercato anche la più nuova versione dell'altro zoom professionale, quel Nikon 70-200/2.8E VR che invece ha nuovamente spostato verso l'alto l'asticella delle prestazioni rispetto a molti degli obiettivi fissi disponibili in gamma tele.
 
E' proprio il confronto con quest'ultimo (vi rimando al mio test qui) che rende cedente sul piano del rapporto prezzo/prestazioni il 24-70/2.8.
 
Intendiamoci, ne resta il degno compagno e il fido ed insostituibile strumento di lavoro per il fotogiornalista ma per il resto di noi (io in testa) fotoamatori più attenti alla qualità dello scatto più che alle qualità professionali di uno zoom, il discorso può essere del tutto diverso.
 
Il Nikon 24-70/2.8E VR è un ottimo obiettivo, affidabile, capace di prestazioni coerenti ed omogenee a tutte le focali e in tutte le circostanze.
Che si impugna bene, quasi come se fosse un 70-200/2.8 più leggero.
 
Ma sul mercato ci sono obiettivi fissi in grado di offrirci di più e a meno. Con minore ingombro e senza quell'effetto "paparazzo" che indubbiamente una Nikon D5 con un 24-70/2.8 finisce con l'avvolgervi.
 
 

Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k)
 
Insomma :
 
- avete il precedente Nikon 24-70/2.8 e lo trovate fondamentale per il vostro modo di fotografare ?
Chidetevi se lo stabilizzatore e un quid di prestazioni generali in più vi siano indispensabili, accettate il cambio del passo filtri dallo standard di ieri da 77mm allo standard di oggi da 82mm, e fate il cambio, se già non l'avete fatto.
 
- avete il precedente Nikon 24-70/2.8 e cercate qualche cosa che vi faccia avere risultati chiaramente migliori su D810 e sulla imminente nuova D850 ?
Ebbene, tenetevi quello come strumento di sicurezza ma affiancategli gli obiettivi fissi delle focali che vi servono di più. Magari aggiungete un secondo corpo se avete proprio bisogno di flessibilità.
 
- non avete il precedente Nikon 24-70/2.8 ?
Se vi serve uno zoom, pensate per un attimo se uno zoom F4 non sia meglio per voi (più leggero, più economico, con un range di focali più esteso verso il tele) e per le vostre foto migliori, compratevi i più bei fissi che ci sono sul mercato.
 
- siete un fotoreporter ?
Dimenticatevi tutto quello che ho scritto fino ad ora e, se avete finito il leasing del precedente Nikon 24-70/2.8, rinnovatelo e prendetevi ad occhi chiusi il nuovo.
 
Come dite là in fondo ? Sigma, Tamron, Tokina ?
Beh, si, certo. Esistono. Ma sono tutte seconde scelte secondo me.
 
Se vi serve uno strumento di livello professionale, meglio puntare direttamente al Nikon.
Se invece cercate le prestazioni assolute, niente da fare, stesso discorso.
Nulla - per il momento - sul mercato, nel range 24-70 o 24-120, vi offrirà prestazioni elevate come i fissi di oggi. Anche quelli F1.8, non solo i più prestigiosi F1.4.
Purtroppo non ci sono vie di mezzo.
 
Ecco, volevo ben chiarire il mio punto di vista prima di passare a parlare di questo obiettivo.
Che, come il precedente, mi ha soddisfatto si, ma ...
 
 

Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k)
Come è fatto
 
 
eccolo qui, in mano
 
l'obiettivo si presenta con un involucro tutto in plastica (il 70-200/2.8 ha sempre avuto la gran parte della struttura in lega leggera)
 
 
 
il paraluce è chiaramente sovradimensionato perchè assicura che il movimento del fusto interno dell'obiettivo, quando fuoriesce in seguito al cambio della focale, resti del tutto coperto, dando l'impressione che la lunghezza sia sempre costante (come è nel 70-200/2.8).
Anche questo paraluce, come quello del 70-200/2.8 ha il pulsante di sblocco di sicurezza.
Una finezza che si trova in pochi obiettivi.
 
 
la bottoniera ha l'usuale configurazione Nikon.
Non mancano le due modalità di funzionamento dello stabilizzatore che fa il suo primo ingresso in questa classe di zoom per Nikon.
In precedenza solo gli zoom midrange come il (24-120/4) e consumer (come il 24-85-F3.5-4.5) sono stati dotati di stabilizzatore.
 
in un'epoca votata al taglio dei costi rinfranca vedere ancora la finestrella della scala delle distanze.
Le serigrafie cono quelle consuete degli obiettivi di fascia alta di Nikon, in rilievo e dorate.
 
 
all'opposto, il luogo di produzione ci riserva un bel Made in Japan, quando altri obiettivi Nikon, anche di fascia alta, sono oramai prodotti in Cina
 
 
che si conferma anche sul bel paraluce
 
 
l'anello frontale (passo filtri da 82mm) non reca invece nessuna iscrizione
 
dettaglio del pulsante di blocco del paraluce (una cosa che ti evita che sul campo questo si sfili inavvertitamente e si perda senza più essere ritrovato in mezzo a tanti colleghi)
 
 
affiancato al nuovo Nikon 70-200/2.8E FL ne impersona chiaramente il degno collega
 
 
per dimensioni, pesi e bilanciamento, lo ritengo più adatto ai corpi professionali
 
 
infatti qui sulla bella e piccola Nikon D7500 non mostra di sentirsi del tutto a suo agio, specie vedendo il suo collega 70-200/2.8 montato su una D500 con il battery-grip Nikon MB-D17 a bilanciarne pesi e impugnatura.
 
 
 
mi sembra ancora il caso di sottolineare le dimensioni in gioco, raffrontandolo visivamente con l'ottimo Nikon 50/1.8G, oggetto che pur alto due dita e pesando una frazione del peso del super-zoom professionale, gli da in verità i punti nelle foto di tutti i giorni.
 
Domandatevi sempre - non ve lo ricorderò più - se una terna di fissi F1.8, più compatti, leggeri e più prestazionali, non possa farvi rinunciare ad uno zoom di questa classe, potente e affidabile quanto volete, ma ingombrante e spesso destinato a restare a casa nelle uscite leggere ... (se non siete un professionista che con quello zoom ci sfama la famiglia ... !).
 
 

Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F2.8, 1/100'', a 48mm (premere per vedere in formato 4k)
 
 Come va
 
Complessivamente io l'ho trovato molto omogeneo nella resa.
Non troppo differente dal precedente di cui conserva il carattere brillante ma non troppo squillante (insomma, non delicato come il vecchio 28-70/2.8 ma nemmeno sguaiato come certi zoom di certa concorrenza ... non faccio i nomi).
 
 
aberrazione cromatica assiale a 70mm
 
 
aberrazione cromatica assiale a 24mm
 
sempre abbastanza presente ma non evidente all'atto pratico.
Si corregge molto facilmente in sviluppo.
 
distorsione
 
 
a 70mm
 
a 50mm
 
 
a 35mm
 
a 28mm
 
a 24mm
 
come vedete è sempre presente, anche in misura molto evidente.
Anche in questo caso si corregge facilmente (on camera se lavorate in jpg, in sviluppo se lavorate in NEF). Ma meglio sapere com'è.
 
Vi risparmio la vignettatura. C'è sempre, è evidente ad F2.8 e ad F4, si riduce ad F5.6 e va su livelli trascurabili da F8. A 24mm ovviamente è più marcata che a 70mm.
 
Se la vignettatura sia un difetto o meno, possiamo dibatterne.
Io faccio per lo più ritratto e spesso un pò di vignettatura aggiunge carattere alla scena.
Per un paesaggista sarà differente.
 
Ma anche in questo caso, in sviluppo la vignettatura si annulla. Magari lascerà qualche evidenza agli angoli estremi del bordo. Ma è comune per tutti gli obiettivi, nessuno escluso.
 
 

Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F2.8, 1/100'', a 26mm (premere per vedere in formato 4k)
 I concorrenti
 
Non vorrei girare troppo intorno.
Se pensate ad uno zoom di questa categoria, sul mercato ce ne sono moltissimi, tutti con pregi e pecche e uno specifico rapporto prezzo/qualità.
E' una categoria di obiettivi che nel tempo ha visto sempre molto forte la richiesta da parte del pubblico e quindi tutte le case hanno nel tempo avuto zoom 24-70/2.8 in catalogo.
 
Ma se restringiamo il campo al nostro attacco specifico e alle qualità che rendono  un obiettivo di categoria espressamente professionale, io non mi sentirei di andare oltre i due Nikon in catalogo (la precedente versione è ufficialmente ancora a listino ed ovviamente si trova molto ben offerta sull'usato).
 
Tamron, Sigma e Tokina offrono obiettivi di questa categoria che possono soddisfare specificatamente per taluni aspetti (spesso più che altro per il prezzo più conveniente) ma nulla di realmente stellare e, soprattutto, nessuno che in mano dia la stessa sicurezza dello zoom Nikon.
 
Secondo me, in questo campo specifico (che estendo anche a 70-200/2.8 e 14-24/2.8) le qualità degli obiettivi Nikon restano in una fascia a se stante.
 
Il Nikon 24-70/2.8E VR
 
 
il Nikon 24-70/2.8E VR - foto Nikon
 
 
il suo schema ottico
 
20 lenti in 16 gruppi, di cui due lenti ED, una a bassissimo indice di rifrazione e 3 asferiche
passo filtri 82mm
diaframma a 9 lamelle
minima distanza di messa a fuoco intorno ai 40 cm
154mm x 88mm (lunghezza, diametro)
1070 grammi
 
 
MTF ufficiale a 24mm
 
 
MTF ufficiale a 70mm
 
Il Nikon 24-70/2.8G
 
 
il Nikon 24-70/2.8G - foto Nikon
 
 
il suo schema ottico
 
15 lenti in 11 gruppi, di cui 3 lenti ED e 3 asferiche
passo filtri 77mm
diaframma a 9 lamelle
minima distanza di messa a fuoco intorno ai 40 cm
133mm x 83mm (lunghezza, diametro)
900 grammi
 
 
MTF ufficiale a 24mm
 
 
MTF ufficiale a 70mm
 
In rete trovate fiumi di parole a supporto dell'uno o dell'altro.
All'uscita del nuovo obiettivo ci sono stati dibattiti sulla resa del vecchio al centro e del nuovo a metà frame e ai bordi.
 
La realtà, io propendo a credere in modo molto più pragmatico secondo il mio modo di essere, è un'altra. Nessuno dei due obiettivi può essere considerato perfetto sul piano dell'ottica, specie se consideriamo il costo di acquisto del nuovo.
 
Entrambi danno il meglio alle focali più corte e la nitidezza tende a scemare verso le focali più lunghe.
Soffrono di distorsione più o meno a tutte le focali, di aberrazioni cromatiche alle focali più corte, di vignettatura piuttosto marcata, specie a 24mm e a diaframma aperto.
 
Ammetto che tendenzialmente io sceglierei il nuovo - almeno nel confronto a memoria con il vecchio che non uso più da 3 o 4 anni, ma questa per me è un tipo di scelta normale, preferendo sempre avere oggetti più giovani, meno inclini a rotture per usura.
 
Se avessi la pazienza che ci vuole per confrontarli fin nei più estremi recessi del fotogramma, credo che troverei comunque più producente andare a farmi qualche migliaio di foto reale. Che poi non confronterei al 300% ai soli bordi o al centro 
 

Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k)
 
 
Tornando seri, la scelta dipende da due fattori principali, secondo me.
 
Il budget, la necessità di avere un oggetto nuovo, la presenza dello stabilizzatore.
E quanto effettivamente vi serva un obiettivo di questa classe, quando sul mercato ci sono dei buoni o degli ottimi 24-1XX F4 a buon prezzo 
 
Se chiudete il diaframma, le prestazioni saranno simili per tutti.
 
Se avete bisogno di usare il diaframma aperto ... perchè non provare con un fisso F1.4 ? 
 
Ma se per il vostro modo di fotografare, dovete essere sempre preparati a tutto, non saranno minime differenze di prestazione a privarvi dell'ultima versione dello zoom Nikon 24-70/2.8 
Facilmente sull'altro corpo avrete anche il nuovo Nikon 70-200/2.8E FL pronto a darvi lo scatto eccezionale che, magari alle focali più lunghe, con entrambi i due 24-70/2.8 vi sarà impossibile avere a tutta apertura.
 
Certo, il nuovo pesa un paio di etti in più del vecchio. Questo per qualcuno potrebbe essere una ragione di scelta, a prescindere da tutte le altre considerazioni (ma allora il Nikon 24-120/4 pesa solamente sette etti più o meno ...)
Alcune scatti durante il mio test
 
Nikon D5 e Nikon 24-70/2.8E VR 
 
 
52mm, F2.8, 1/1000''
 
70mm, F2.8, 1/1000''
 
70mm, F2.8, 1/1000''
 
52mm, 1760'', F2.8
 
Nikon D810 e Nikon 24-70/2.8E VR
 
38mm, F9
 
70mm, F9
 
52mm, F9
 
50mm, F9
 
50mm, F8
 
62mm, F7.1
 
 
Conclusioni
 
 

Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F10, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k)
 
Le ho già di fatto anticipate ma le riepilogo.
 
Stabilito che vi serve uno zoom come questo, riuscite a comperarvelo e non vi spaventano le dimensioni e il peso, non vedo perchè andare a scegliere qualcosa d'altro.
Compratevi questo Nikon 24-70/2.8E VR che al momento rappresenta quanto di meglio è in grado di proporci Nikon.
 
E' uno strumento di classe professionale, concepito per dare prestazioni professionali, coerenti e omogenee tra loro. Meglio sul corto che sul lungo ma nella media adeguato alle necessità del reportage o della cerimonia.
 
Non rappresenta la vetta massima di prestazioni ottiche raggiungibile sul mercato (confrontatelo, a 28mm, con il nuovo 28/1.4E se non mi credete) ma questa, purtroppo è una caratteristica comune a praticamente tutti gli zoom trans-standard presenti sul mercato.
 
 

Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 50mm (premere per vedere in formato 4k)
 
Questo però, a differenza di molti altri, è stato progettato per dare il massimo quando è montato su una Nikon professionale.
Quando lo monterete su una Nikon D5, preso in mano, lo sentirete come se fosse un 70-200/2.8, solo più leggero.
Una sensazione che all'atto pratico, secondo me è impagabile.
 
Per me è corto sulla parte più lunga del range di focali, dove peraltro è anche meno prestazionale. E nella realtà dei fatti non mi serve, io preferisco i fissi e considero (quasi) tutti gli zoom delle soluzioni di compromesso. Dei mali ... necessari.
 
 
 

Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F2.8, 1/100'', a 38mm (premere per vedere in formato 4k)
 
Ma capisco che per molti sia insostituibile. In questo caso tenderei a raccomandarlo senza tema che poi mi veniate a cercare per farmi del male !

 

 
Ringraziamo ancora il distributore ufficiale di Nikon per l'Italia per il prestito di questo strumento fotografico. Senza la sua cortesia non avremmo potuto testarlo.
Non dovrebbe porsi il quesito, secondo me, ma in caso, meglio chiarirci le idee insieme.
Ecco la mia opinione in merito.
Quando Nikon vuole, l'offerta diventa talmente ampia che ci si confonde.
Per anni abbiamo richiesto a gran voce una macchina professionale che rinverdisse i fasti della veneranda D300/D300s.
 
Per un pò di anni Nikon ha fatto finta di non sentirci ed ha farcito di potenzialità da ammiraglia le macchine "amatoriali" della serie D7x00, cercando di convincerci che potevamo accontentarci di quelle.
 
Non lo metto in dubbio ed ho avuto modo di scriverlo, D7100 e D7200 sono buone fotocamere, prestazionali, complete.
Ma in confronto ad una macchina professionale, l'impostazione è del tutto differente.
Ed hai voglia di aggiungere il battery-grip o di sfruttare i due slot di memoria.
In certe circostanze non bastano.
 
 
Ma l'anno scorso è arrivata Lei, la Nikon D500. Che non è l'ammiraglia Nikon per eccellenza solo perchè oramai per questo è richiesto un sensore full-frame.
Ma ad averla avuta una cosa come la D500 quando eravamo costretti a fotografare lo sport con la cara e vecchia D2h o, ancora prima, con la povera D1h.
 
Bene, siamo tutti contenti ?
 
E no, perchè a metà 2017 Nikon ci propone anche la versione amatoriale della D500, con una operazione di trapianto che ci lascia spiazzati.
 
Mette il sensore della D500 nel corpo della D7200. Aggiunge un pò di pepe più o meno ovunque, ed eccoci alla D7500.
 
La differenza di prezzo tra i due corpi è tale da proporre più di un dubbio al potenziale acquirente.
 
Eppure la scelta secondo noi è tanto facile che si potrebbe fare ad occhi chiusi.
Non ci credete ?
 
Ma si, vi guidiamo noi
 

la Nikon D7500 è una macchina ben costruita ma ancora compatta e con un peso contenuto a 640 grammi.
 

la D7500 in primo piano e dietro, svettare sopra al suo battery-grip MB-D17, la grande Nikon D500
 

 
Le due macchine hanno lo stesso sensore.
E il display posteriore mobile.
Ma le similitudini si fermano qui.
 
Non che non siano importanti, sono arcisicuro che nelle stesse condizioni di scatto, le foto dell'una e dell'altra macchina saranno del tutto indistinguibili.
 
Il nuovo sensore che le due macchine condividono è un progetto originale Nikon, con peculiarità differenti rispetto ai precedenti 24 megapixel delle D7100 e D7200. E differente anche da quello che equipaggia gli ultimi modelli di D3x00 e D5x00.
 
E' un sensore veloce che consente raffiche e cadenze elevate e video fino al formato 4k.
 
Ma lo stesso motore, vi assicuro, consentirà a piloti diversi di esprimersi secondo la propria indole diversa con un cambio e un telaio vettura differente.
 

di fronte, sagoma più compatta per la D7500, più imponente per la D500


 
i comandi sono di derivazione diversa.
La D500 ha una impostazione tipicamente professionale : ad ogni tasto corrisponde un comando e non si passa da menù a scomparsa o tendine sul display.
Tutto é a portata di dita.
Mancano gli automatismi di immagine e di scene.
 
La D7500 strizza l'occhio anche al fotografo meno esperto e gli consente, sulle prime, di credere di essere lui a portare la danza, mentre nella realtà è lei che ha il comando.
Mentre se il fotografo sa il fatto suo, allora si mette zitta ed obbedisce ai comandi.
 
Con la D500 se non si conosce la teoria di esposizione, tempo di scatto, diaframma, sensibilità, si rischiano di fare foto peggiori che con una compatta.

 
le connessioni sono complete per entrambe le macchine

 
il comparto memorie è invece molto differente.
La D7500 ha un solo slot di memoria, per schede SD di tipo UHS-I, con una velocità di scrittura massima di circa 70 megabyte al secondo.
La D500 ha due slot, uno dei quali identico alla Nikon D5, utilizza memorie XQD da oltre 300 megabyte al secondo, mentre l'altro monta chede SD di tipo UHS-II, con velocità teoriche paragonabili alle XQD.
 

la Nikon D7500 mantiene il tipico flash a scomparsa di bassa potenza, capace di fungere da commander per flash separati ma soprattutto di operare in condizioni di emergenza per schiarire un controluce o illuminare soggetti vicini.
La D500 pretende che voi abbiate un flash professionale in borsa : altrimenti vi arrangiate !
 

un confronto impossibile la Nikon D7500 con montato un professionalissimo Nikon 24-70/2.8E VR e la Nikon D500 con un superprofessionalissimo Nikon 70-200/2.8E VR
 

 
la differente stazza e robustezza fa premio per la D500, più adatta all'uso con obiettivi professionali, grossi, pesanti e ... cattivi in caso di urto o strofinio in borsa.
 
Fin qui all'esterno.
La D7500 mantiene un sensore AF simile a quello delle precedente D7100 e D7200 e a quello della D750, un Multicam 3500 II DX da 51 punti di cui 15 a croce , la Nikon D500 ha il nuovo sensore Multcam 20k DX da 153 punti di cui 99 a croce, con capacità di inseguimento sinora senza pari nelle reflex.
15 dei punti della D500 hanno capacità di autofocus per obiettivi con apertura massima di F8 (moltiplicati) mentre solo 1 della D7500 lo è, quello centrale.
 
L'elettronica e la meccanica della D500 è in grado di mantenere una cadenza di 10 scatti al secondo quasi all'infinito se si usa una XQD.
Quelle della D7500, di punta rispetto alle altre macchine APS-C, tengono gli 8 scatti al secondo per 33-55 scatti, dopo di che dipende dalla schedina SD.
 
La batteria della D7500 regge bene nell'uso quotidiano.
Ma se si deve lavorare per tutto il giorno a bordo stadio o in autodromo, con la D500 si può usare la batteria della D5 ...
 
Insomma, le differenze ci sono, tante e vanno al di là del differente prezzo di acquisto.
 
Un fotografo che non ha un genere specialistico prediletto, troverà nella D7500 un'amica più cordiale, compatta e in grado di soddisfarlo praticamente in tutto, sporadicamente anche nei settori più indicati per la D500.
 
La D500 sembra pensata per scattare sempre a raffica.
 
Francamente - lo so che si può usare anche per (tanto) altro - la vedo più come un teleconverter potentissimo che si può montare dietro ad un 600mm F4 per concentrare al centro del fotogramma i suoi 21 megapixel, più che una macchina professionale generalista.
 
Perchè a quel punto, per utilizzi più estremi, si sconfinerà - più appropriatamente - nei domini in cui le full-frame professionali hanno molte prerogative in più.
 
Quindi, in estrema sintesi.
 
- per chi si avvicina alle reflex di fascia media e pratica fotografia generalista, senza ottiche professionali, non necessita delle peculiarità dei corpi professionali : la Nikon D7500
 
- per chi fa sport o fotonaturalistica, oppure necessita di un corpo professionale a tutta prova dove poter montare anche batterie potenziate ed utilizzare schede di memoria che consentano alta cadenza, possiede già ottiche pesanti e professionali, non punta alla compattezza ma alla massima performance al centro del fotogramma : la Nikon D500
 
intendiamoci, ciascuna delle due macchine darà grandi soddisfazioni comunque, ma io non vedrei la D7500 dietro ad un 800/5.6 per una intera giornata in Lapponia d'inverno.
Parimenti considererei mal spesi i soldi di una D500 per fare foto in spiaggia durante le vacanze o street spensierato con un 35/1.8 DX.
 
Però che bello avere tutte queste possibilità di scelta
 
Quando mi sono avvicinato io al digitale, c'erano solo la D1x a 7500 euro, oppure la D100, a 2500 euro. E in mezzo scorreva il fiume ...
Materiale ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che è stato restituito a fine test.
Al momento della sua presentazione, la Nikon D7500 ha suscitato perplessità.
Più per le sue mancanze o presunte tali che per le sue peculiarità.
Anche io, lo ammetto, nei primi giorni ho provato un pò di sorpresa.
 
Avevamo tutti in mente le ottime caratteristiche delle precedenti D7100 e D7200 e non abbiamo considerato che intanto era uscita la Nikon D500.
 
A mente fredda e più razionalmente, il riposizionamento dei modelli della gamma di reflex DX di Nikon ha una sua logica ben precisa.
 
Per anni Nikon ha "resistito" alla tentazione di rinnovare la vecchia D300/D300s con un modello di fascia realmente professionale.
E quindi le Nikon D7X00 hanno in larga parte ricoperto quel ruolo, inglobando caratteristiche di cui generalmente i modelli amatoriali non necessitano.
Come il battery-grip o il doppio sloto di memoria.
 
L'uscita della D500 ha colmato quel vuoto e quindi è corretto per Nikon differenziare i due modelli di fascia alta tra loro anche per peculiarità che in molti raramente apprezzeranno.
 

 
Al di là dell'aspetto economico, spesso chi acquista una reflex DX lo fa perchè è meno impegnativa, sia per dimensioni che per pesi. Lato corpo e lato ottiche.
L'amatore raramente riempie una singola scheda di memoria, e in caso, la sostituisce.
 
Eppure ci sono fotocamere amatoriali di fascia altissima - penso alla Leica M - che hanno un solo slot di memoria, invariabilmente UHS-I, che giace nello stesso vano della batteria.
Come nelle compatte !
 
Perchè criticare Nikon se propone un prodotto come la D7500 senza i due slot di memoria ? Soltanto perchè prima lo faceva. Ma molti di noi l'hanno sfruttato esclusivamente perchè ... la D500, prima non c'era.
 
Io stesso, adottata la D500 non trovo più interesse per questa intera categoria di macchine (parlo delle DX amatoriali). Non perchè siano scadenti, ma perchè per caratteristiche non fanno per me (lo stesso vale per le FX).
Ma Nikon ha in catalogo quello che mi serve, adesso.
 
Stesso identico discorso per il battery-grip. Per l'amatore è un obbrobrio inguardabile.
Per chi fa 10.000 scatti in autodromo con un teleobiettivo pesante, una necessità.
 
E infatti la D500 lo offre e con la possibilità - negata a D7100 e D7200 - di inserire la stessa batteria professionale della Nikon D5.
 
Insomma, questioni di posizionamento nel listino e di target di cliente.
 
Tutto questo però ha eclissato la tecnologia che Nikon ha inserito nella nuova D7500 e che la distaccano dalle precedenti.
 
- il sensore della D500 - oltre alle sue prestazioni intrinseche - le hanno fatto ereditare una velocità operativa inedita per questa categoria di macchine.
Adesso il buffer della D7500, pur in unione ad una sola scheda di memoria SD di tipo UHS-I, consente di scattare praticamente in continuo
- con una cadenza di 8 scatti al secondo, una prestazione eccezionale per una macchina di questo segmento
- il display posteriore è enorme se rapportato al corpo, é chiarissimo, definito ed ha una implementazione di touch-screen che certe blasonate mirrorless di fascia alta non hanno.
- il video è stato allineato alle migliori macchine Nikon. E seppure non è allo stato dell'arte del mercato ... ricordiamoci che stiamo sempre parlando di una macchina amatoriale, pensata principalmente per le immagini ferme.
Il professionista del video ha a disposizione ben altri strumenti per il suo lavoro ...
- l'autofocus sostanzialmente allineato a quello della precedente ammiraglia Nikon, la D4s, un sistema che pur non apparentemente sofisticato, è invece praticamente infallibile sia per soggetti fermi che in movimento (e, fidatevi, questa non è una cosa così scontata, anche per modelli della concorrenza da 7-8000 euro solo corpo ....).
 
Insomma, nel complesso ho trovato la nuova Nikon D7500 una macchina molto "competente", in grado di soddisfare qualunque fotografo che non abbia esigenze spiccatamente professionali. E, per sfortuna di Nikon, di soddisfarlo in linea pressocchè definitiva, escludendo che debba cambiare in futuro se non mutano in maniera rivoluzionaria le sue esigenze
 
Pur non specializzata in settori specifici della fotografia (come invece sono, certamente, D5, D500 e D810/D850), può eccellere in tutto, seguendo il fotografo nella sua evoluzione.
 
Le mancherebbero solo due cose secondo me, per essere, perfetta :
 
- un autofocus in live-view come certe mirrorless o come le ultimissime reflex Canon, perchè quello Nikon è ancora piuttosto primitivo
- un corredo di ottiche DX tagliate esattamente per la D7500, compatte, leggere, valide ed economiche, che vada oltre il comune zoom amatoriale e consenta al sensore e all'elettronica della macchina di dare il meglio di se. Sto pensando a fissi luminosi, tipo un 16/2, un 24/2, 105/2, non obiettivi full-frame forzatamente adattati al formato piccolo ma obiettivi pensati per il formato piccolo e che ne sfruttino al meglio le qualità in modo coerente con lo scopo di avere sistemi compatti, leggeri e più economici di quelli full-frame.
 
Il nuovo Nikon 10-20mm (in prova qui) va in questa direzione ma ci sarebbe tanto altro da proporre.
Ne avrebbero vantaggio le fotografie dei clienti Nikon, sino ad oggi troppo legate al modello consumer Nikon che prevede per questa categoria di machine solo zoom consumer, tipo i vari 18-XXX, e naturalmente il conto economico di Nikon, oggi troppo frenato dall'eccessivo salto di prezzo con le ottiche full-frame.
Perchè, al di là dell'effetto novità, che attrae i nikonisti verso certe mirrorless (tipo le Fujifilm) é proprio la disponibilità di un corredo moderno, accattivante, pensato proprio per quelle camere e non adattato da una categoria superiore, con prezzi e dimensioni sproporzionati.
 
Mentre in quanto a corpo, la Nikon D7500 non ha paura di nessun confronto, e a me ha suscitato subito tanto più amore della pur bella D7200 !
 
Come è fatta
 
La Nikon D7500 ha un corpo analogo per disposizione e comandi, a quello della Nikon D750 ed in linea con le precedenti D7X00 da cui si differenzia per la presenza del display LCD posteriore mobile.
 



 
in verità c'è anche un'altra differenza che la allinea alle macchine della generazione 5, il pulsante ISO non è più sul dorso posteriore ma è a portata di ... indice, vicino al pulsante di scatto.
Io lo trovo comodissima ma certamente sulle prime ci si deve abituare.

 
resta invariato il selettore delle modalità di funzionamento, sulla calottina a sinistra, che presenta anche le usuali (per questa categoria di macchine) funzioni completamente automatiche o semi-automatiche di scene preimpostate. Gli effetti e le modalità programmabili dall'utente U1 e U2.
Chi viene da un modello precedente credo che si abituerà al volo.
E chi conosce i corpi full-frame tipo D600 e D750 si troverà come a casa.



 
andando al posteriore, il corpo leggermente più snello mette in risalto il bel display mobile che in proporzione sembra un televisorone da 50 pollici.
Chiaro, nitido, si muove verso l'alto e verso il basso ed incorpora funzionalità di controllo touch per quanto riguarda la visualizzazione delle immagini, l'ingrandimento e lo spostamento del punto di visione e, in live-view, del punto di messa a fuoco con lo scatto direttamente a portata di indice.
 
Il funzionamento è molto veloce, senza incertezze.
Un display della massima qualità che nulla ha da invidiare a quello delle categorie superiori, anche full-frame.
 

 
il fondello ha la marcatura Made in Thailand. La madrevite per il treppiedi è ben dimensionata. Mancano, ovviamente, le contattiere per il battery-grip, non previsto.
 

 
con la Nikon D7500 arriva un nuovo modello di batteria, la EN-EL15a, che apparentemente ha le stesse caratteristiche del modello precedente ma è in colore grigio chiaro.
Può essere che il cambio di codifica si sia reso necessario per evidenziare un cambio di processo industriale (ricordo che in occasione del lancio della D500 ci fu un richiamo da parte di Nikon di batterie incompatibili prodotte negli anni precedenti).
 
In ogni caso, io, in un uso normale, non mi sono accorto di differenze di funzionamento.
Con 500-600 scatti, ho letto una carica residua di circa l'85% a conferma di caratteristiche più che adeguate alla macchina.
 


 
il nuovo Nikon AF-P 10-20mm davanti alla Nikon D7500.
 
L'obiettivo non è pensato espressamente per questa macchina, dato che l'offerta di punta di Nikon per queste focali è rappresentata dal più pregiato Nikon AF-S 10-24mm, ma volevo evidenziare le proporzioni in gioco.
Il nuovo obiettivo è realmente bello compatto.
E la macchina al confronto ha proporzioni analoghe.
 
Insomma uno sforzo nella linea di tendenza che vuole privilegiare compattezza e contenimento del peso.
La Nikon D7500 è infatti la più leggera tra le macchine APS-C Nikon delle ultime generazioni.
 
D7500( 640 grammi) D7200 (675 grammi), D500 (760 grammi)
 
Come va
 
In termini di qualità di immagine potrei tranquillamente rimandarvi ai diversi test che abbiamo dedicato alla Nikon D500 lo scorso anno.
Dubito che a parità di condizioni di scatto si possano determinare scostamenti evidenti.
 
Metto giusto qualche scatto a testimonianza di come ho utilizzato io la fotocamera.
 

con il Nikon 50mm 1.8 ad F1.8
 

con il Nikon 50mm 1.8 ad F1.8
 

con il Nikon 50mm 1.8 ad F2.8
 

con il Nikon 50mm 1.8 ad F2.8
 

con il fantastico Nikon 300mm F4 PF ad ISO 3600.
Notare la leggibilità del dettaglio pur ad una sensibilità ben più alta del normale.
Il corpo snello della Nikon D7500 ben si adatta al peso piuma del 300mm F4E PF.
 

sempre il 300mm, ad ISO 320 perchè intanto Blackey è passato al sole
 

mentre qui Fritz stava in ombra (ISO 1100)
 

la tenuta anche a sensibilità che normalmente non sono necessarie è encomiabile per una APS-C. Qui siamo sempre con il 300/4 a 28800 ISO.
Le foto non sono trattate in nessuna maniera.
 

In interni, ancora con il Nikon 50/1.8G, ad F2, 640 ISO, 1/80''
 

come sopra ma ad 800 ISO
 

a 450 ISO
 
sono scatti di backstage durante il makeup di un mio servizio fotografico (in cui lavoravano però D810 e D5 con Nikon 24-70/2.8Vr e Nikon 105/1.4E)
 

Uno scatto decisamente sopra le righe ed oltre il limite pratico della D7500.
Ad ISO 51200, F14, 1/13'', Nikon 24-70/2.8 VR.
Difficile da considerare per usi professionali e per stampe in grande formato.
Ritengo che il limite pratico superiore per la D7500 debba essere posto non al di sopra degli ISO 12800 (che è comunque un valore eccezionale per una macchina di questa classe !).
 
Infine alcuni scatti con il Nikno 10-20 AF-P che avevo in test in parallelo.

a 14mm, F5
 

a 10mm, F4.5
 

a 20mm, F5
 

a 10mm, F4.5
 
Complessivamente una esperienza molto serena. Mi sono trovato completamente a mio agio con una macchina che risponde ai comandi come se sapesse già cosa vuoi fare.
Veloce, efficiente, in grado di permetterti ogni cosa, sia che tu voglia tenere il controllo delle operazioni (a priorità di diaframma, di tempi o in manuale) sia che tu non ci voglia proprio pensare (in P o in Auto, e in Auto ISO : per favore, toglietemi le Scene da una macchina per fotoamatori esperti come questa !).
 
Confronti in casa Nikon
 

Nikon D7500 e, dietro, Nikon D500
 

Nikon D7200
 
Con la Nikon D500 che rappresenta l'ammiraglia della linea DX di Nikon e la disponibilità sul mercato di Nikon D7200 nuove ad un prezzo più abbordabile, è normale che il possibile acquirente possa farsi venire dei dubbi.
 
Credo che quale sia la scelta, si comprerà una fotocamera eccellente in grado di soddisfare un nikonista alla ricerca di una macchina completa, superiore in tutto alle più "automatiche" proposte delle fasce inferiori (serie D3x00 e serie D5x00).
 
Sarà oggetto di un ulteriore articolo un confronto più diretto con la D500 e per questo vorrei essere molto più sintetico.
 
La scelta dipende dal fotografo, dalle sue esigenze e dalle sue aspettative.
 
Io credo che tra le tre, la Nikon D7500, sia la macchina più centrata per utilizzi generali, rappresentando al contempo l'ultima frontiera tecnologica di Nikon nel campo del "piccolo formato".
 
Con la D7200, la D7500 condivide il tipo di corpo più compatto ma comunque competente, con un grip che consente una presa più sicura.
L'autofocus è di uno step successivo, sempre a 51 punti ma con le peculiarità che si vedono nelle versioni full-frame dello stesso modulo su Nikon D4s e Nikon D750 (e scusate se è poco).
Il buffer della D7500 è nettamente superiore a quello dei modelli precedenti e virtualmente inesauribile se non si scelgono impostazioni gravose o si scatta ad ISO altissimi.
Li il processore, meno potente di quello dei modelli superiori, si siede un pò.
Il display è bellissimo, mobile e touch.
La macchina è complessivamente più veloce. Anche il video è più in linea con le aspettative di oggi. Insomma è uno step evolutivo importante a mio parere, molto di più di quanto non sia stata la D7200 per la D7100.
 
Cui la D7200 può controbattere solo con due opzioni che alla D7500 sono negate per il suo diverso posizionamento (la D7200 era l'ammiraglia DX di Nikon prima dell'uscita della D500, la D7500 deve cedere il passo alla D500 in questo senso) e che al 90% dei fotoamatori non cambiano la vita : il battery-grip opzionale e le due schede di memoria SD.
 
In termini di prestazioni la D7200 è una bella fotocamera, nulla da dire, solo é meno aggiornata della D7500 che sono certo è qui per restare in listino a lungo.
Tenete a mente che la Nikon D7200 però è uscita di produzione e destinata a scomparire dal listino ...
 

vista posteriore di Nikon D500 e Nikon D7200
 

vista posteriore della Nikon D7500
 
Rispetto alla D500, le differenze sono invece molto più marcate.
 
La D500 ha un corpo veramente robusto e professionale, con una disposizione dei comandi completamente diversa ma, soprattutto, con un approccio che non prevede la comparsa di menù contestuali o l'accensione di opzioni sul display.
La D500 va incontro al professionisti o a chi è abituato alle modalità d'uso dei professionisti.
 
Ma mentre l'autofocus della D500 - analogo a quello della D5 - e la velocità consentita dalla scheda di memoria XQD (con una raffica praticamente infinita) costituiscono da sole motivazioni di scelta, per molti fotografi questa potenza non rappresenterebbe un vantaggio, rispetto ad un corpo che pesa 130 grammi in più, è più grosso ed è pensato per usi gravosi, magari sempre con un bel battery-grip MB-D17 sotto, dentro cui risiede una batteria EN-El18 da ammiraglia che consente 10.000 scatti a raffica ...
 
Insomma se fate fotografia sportiva o fotonaturalistica in ambienti ostili, fate decine di migliaia di scatti a sessione, avete supertele o comunque, obiettivi di fascia superprofessionale, la scelta non si porrà : comprerete la D500 (e magari anche una D5 !).
 
Ma se siete un fotoamatore che fotografa in situazioni più normali, a uno scatto al secondo (o anche meno) senza un genere preciso ma siete intenzionati a non farvi mancare niente, risparmiando qualche soldo e un pò di peso e di ingrombro per prendere qualche obiettivo in più ... io al vostro posto penserei piuttosto alla D7500
 
La D500 non ha flash integrato, il che è coerente con il target professionale : in una borsa grossa ci starà anche un flash di fascia alta con cui illuminare i soggetti in circostanze impegnative.
La D7500 mantiene il flash a scomparsa delle altre fotocamere amatoriali che in talune circostanze può essere utile (e fa risparmiare soldi e spazio in borsa rispetto ad un flash dedicato opzionale).
 
Idee per un corredo (partendo da zero)
 
La Nikon D7500 in Europa viene proposta in kit con l'obiettivo presentato con la D500 l'anno scorso.
 

il Nikon 16-80mm F2.8-F4E VR montato sulla mia Nikon D500.
 
é una scelta che vuole connotare la Nikon D7500 su una fascia giustamente più elevata delle altre Nikon amatoriali, offerte normalmente con obiettivi zoom di tipo amatoriale tipo 18-XXXmm.
 
Questo obiettivo offre prestazioni di buon livello e rappresenta certamente una scelta ideale per chi necessita di uno zoom sostanzialmente equivalente, nelle focali, ad un range che va dal 24 al 120mm.
Non è però caratterizzato da un rapporto prezzo/prestazioni particolarmente favorevole per l'acquirente e temo che il suo acquisto, finirebbe per togliere i mezzi per ulteriori investimenti, nel corredo necessario per valorizzare una fotocamera così prestante.
 
Personalmente io non sceglierei uno zoom costoso ma preferirei costruire un corredino più flessibile, di qualità e con ottiche più compatte.
 
Naturalmente non si può prescindere dall'indole e dai generi praticati dal fotografo.
 
Ma credo che una terna di fissi compatti - 35/1.8G DX, 50/1.8G, 85/1.8G - consentirebbero tanta flessibilità e qualità da vendere, specie se si fa ritratto.
La differenza di qualità - anche solo del piccolo ed economico sempreverde 50/1.8G - rispetto a qualsiasi zoom di fascia bassa o media, è tale e tanta che spesso non ci si vuole credere finchè non lo si prova ...
 
Purtroppo Nikon non ha in catalogo grandangolari fissi in formato DX come invece altri marchi hanno. Quindi niente 14/2.8 o 16/2 DX che invece ci vorrebbero come il pane.
 
Quindi per il paesaggista o il viaggiatore alla ricerca di qualità senza doversi vendere il secondo figlio o portarsi dietro i pesi tipici degli obiettivi full-frame (tipo 14-24/2.8 o 16-35/4), tenderei a consigliare il nuovissimo Nikon 10-20 AF-P, perfettamente centrato con la filosofia delle macchine DX compatte.
 

la D7500 con davanti il Nikno 10-20mm AF-P
 
Mentre per esigenze di tirare più lungo, nulla di meglio del parimenti nuovissimo Nikon 70-300mm AF-P, bello, leggero e non troppo costoso che si permette un'ottima performance anche alla focale più lunga.
 

il nuovo Nikon 70-300mm AF-P di fianco al piccolo Nikon 50/1.8G
 
Mentre per esigenze macro, il più azzeccato sarebbe il piccolo Nikon Micro 40/2.8G
 

 
naturalmente nessuno vi vieta di utilizzare altri obiettivi, anche full-frame di fascia alta con questa macchina.
 
Ricordatevi solo che la compatibilità con gli obiettivi più anziani non è assicurata ...
 
Conclusioni
 
Credo si sia capito subito che mi è piaciuta molto questa Nikon.
 
Io ho abbandonato il formato DX dall'uscita della D3 e salvo l'effetto telemoltiplicatore non mi interessa più; in più non riesco ad essere operativo al massimo con i corpi consumer, motivo per cui ho subito "sposato" la D500 appena è uscita che però utilizzo solo con i supertele.
Però, la D7500, pur non essendo la macchina per me è un modello completo.
 
Ammetto anche che durante il test, arrivavo da una serie di incontri non del tutto soddisfacenti con molte delle ultime mirrorless della concorrenza, belle e sfacciate ma poi alla prova dei fatti, con più delle limitazioni che mi sento di accettare anche nei giorni più spensierati.
 
PRO
 
- Qui la reattività è sempre esemplare. La Nikon D7500 è una fotocamera VELOCE !
- Il buffer (finalmente) configurato secondo necessità
- La batteria dura il giusto.
- L'autofocus è infallibile, quale che sia la velocità del soggetto (se l'obiettivo è adeguato).
- La raffica superiore alle necessità comuni.
- La qualità di immagine (e del video) al di sopra di ogni sospetto, come da tradizione Nikon da 10 anni a questa parte.
- Il corpo è ben sagomato con i comandi al posto giusto e un bel grip comodo e ben dimensionato.
- Il touch-screen è di grande utilità e il display posteriore fantastico !
- In più è una vera Nikon, ti ci senti subito a casa.
 
CONTRO
 
- L'autofocus in live-view è preistorico rispetto alle mirrorless o a certe reflex Canon
- Inserendo certe funzionalità (come l'auto-ISO o andando ad ISO molto alti) il buffer si riduce ai livelli della Nikon D7100
- Il corredo di ottiche DX manca colpevolmente di fissi luminosi, compatti ed economici pensati per il sistema (ad eccezione del solo 35/1.8 e del macro 40/2.8) e costringe il fotografo ad acquistare ottiche FX, inutilmente grandi e costose oppure ad accontentarsi di zoom poco luminosi
- il video, pur evoluto, non è all'altezza di realizzazioni della concorrenza (ma questo non è veramente il mio campo, io resto un fotografo, quindi non mi addentro nell'argomento)
- non è garantita la compatibilità completa con le ottiche del corredo Nikon delle generazioni passate (manca l'accoppiatore AI e l'esposimetro viene disattivato se si monta un obiettivo AI).
 
 
Le limitazioni di cui si è parlato (mancanza del secondo slot di memoria e del battery-grip) non sono secondo me sostanziali : per chi ha certe esigenze, troverà quelle ed altre soddisfatte dalla D500 o dalla D5 !
 
Invece è difficile non essere soddisfatti da questa fotocamera per usi generali e non specialistici.
 
E se pensate che la concorrenza interna possa esserle letale - penso alla presenza di D7200 e D7100 NOS sul mercato a prezzi molto concorrenziali - rispondo che può essere all'inizio. Ma pur belle ed affidabili, le precedenti macchine di questa categoria non sono così tornite e complete.
La D7200 è bella ma continua a mancarle l'anima.
 
Le mancano proprio tutte quelle cose che questa D7500 invece ha.
 
Insomma, se vi serve, compratevela, non ve ne pentirete !
 
Per tutti gli altri, il mercato è pieno di differenti proposte. Alcune in casa nostra, senza che ci si debba voltare per forza in casa altrui.
Quello che è certo, a prescindere dalla vostra scelta, è che la Nikon D7500 non ha paura di nessuno !
 

 
 
Ringraziamo ancora il distributore ufficiale Nikon in Italia : senza la sua cortesia non avremmo mai potuto testare questo puro esemplare della tecnologia Nikon.
 
Download disponibile qui
 
Modifiche rispetto alla versione firmware "C" da 1.10 a 1.20
 
• Sono stati aggiunti due nuovi modi area AF: area AF a gruppo (HL) e area AF a gruppo (VL). L'utente seleziona un riga (HL) o colonna (VL) di punti AF; quando AF-C è selezionato per il modo di messa a fuoco, la fotocamera darà priorità al punto nella riga o colonna selezionata contenente il soggetto più vicino alla fotocamera. • Sono stati aggiornati i display info foto per visualizzare la temperatura di colore per le foto scattate con Auto selezionato per bilanciamento del bianco. • È stata aggiunta un'etichetta Exif che elenca la differenza fra il fuso orario locale e UTC, parte delle specifiche di Exif 2.31. • È stato aggiunto il supporto per le seguenti funzioni degli obiettivi AF-P: - Se il timer di standby scade dopo che la fotocamera ha messo a fuoco, la posizione di messa a fuoco non cambierà quando il timer viene riattivato. - Nel modo di messa a fuoco manuale, l'indicatore di messa a fuoco nel mirino (o, in live view, il punto AF selezionato nel monitor) lampeggerà per indicare che infinito o la distanza minima di messa a fuoco sono stati raggiunti ruotando l'anello di messa a fuoco. • Sono state modificate le verifiche effettuate quando Pulisci sensore di immagine > Pulisci ora è selezionato nel MENU IMPOSTAZIONI. Si raccomanda di eseguire la pulizia del sensore di immagine dopo l’aggiornamento del firmware. • Sono stati risolti i seguenti problemi: - Maggiore era la quantità di D Lighting attivo selezionato quando i flash esterni opzionali erano stati utilizzati con Diaframma Auto (AA), auto senza TTL (A) o modo flash manuale con priorità alla distanza (GN), più le immagini ottenute risultavano sottoesposte. - Le modifiche all’esposizione (compresa la compensazione dell'esposizione) non venivano riflesse nell’anteprima dell’esposizione del live view foto durante l'ingrandimento del display. - Bilanc. bianco visual. live view non poteva essere selezionato nel menu pulsante-i quando l'anteprima dell'esposizione era visualizzata in live view foto. - Scattare lunghe sequenze di foto con Sì selezionato per Rete > Opzioni > Invio automatico rallentava talvolta drasticamente la registrazione di dati nella card di memoria. • È stato ridotto il tempo necessario per collegare gli SSID nascosti quando WPA-PSK o WPA2-PSK è selezionato per Autenticazione. • Alcune parti del testo della guida sono state aggiornate.
Il 25 luglio 1917 l'allora Presidente di Mitsubishi versava il capitale sociale di una nuova società destinata a lasciare il segno prima in campo ottico e poi in quello fotografico.
Il suo nome diventerà successivamente Nikon e per i 100 anni a venire, sarà all'avanguardia nella tecnologia civile e militare in tutti i campi dell'ottica, della fotografia, della ricerca scientifica e della produzione di microtecnologia elettronica.
Solo martedì scorso Nikon ha celebrato i ... suoi primi 100 anni di vita.
Una vita ricca e densa di avvenimenti che noi abbiamo tratteggiato nei nostri articoli sulla storia Nikon (qui).
 
Chi sta scrivendo ha vissuto di pari passo con Nikon gli ultimi 35 anni della sua vita.
Era fine estate nel 1982, a pochi passi da dove sono adesso, che acquistavo la mia prima reflex. Una Nikon FE2 nuova.
 
Tutta la mia storia fotografica è legata in via esclusiva al marchio Nikon. Ho avuto la fortuna di poter realizzare molti dei miei sogni fotografici con Nikon e grazie al materiale fotografico Nikon. Potendomi permettere il meglio della sua offerta, comprese praticamente tutte le ammiraglie dalla Nikon F5 alla Nikon D5. E moltissimi dei suoi migliori obiettivi.
 
Nikon è ed è stata nell'immaginario collettivo del dopoguerra sinonimo di fotografia.
Ma non solo, di fotografia di qualità, ai più alti livelli.
In tutti gli angoli del mondo, da quello più sviluppato a quello meno fortunato di noi, Nikon significa immagine. Significa qualità. Significa sicurezza di risultato.
Nikon è andata sulla Luna ed è presente con gran parte delle sue attrezzature sulle stazioni orbitali.
Se in un giorno non troppo lontano, l'uomo andrà veramente su Marte o alla conquista dello spazio, molto probabilmente - anzi, io ne sono certo - lo farà portandosi dietro attrezzature Nikon per poter registrare quello che i suoi occhi gli permetteranno di vedere.
 

 
 
E' quello che faccio anche io, ogni volta che posso, nel mio piccolo.
 
Nell'ultimo periodo, lo abbiamo lungamente dibattuto su queste pagine, Nikon ha vissuto un momento di appannamento innegabile.
Io ho assistito ad altri due momenti simili, quello a cavallo dell'introduzione dell'autofocus ad inizio anni '90 e quello successivo alla prima generazione di fotocamere digitali, ad inizio anni '2000.
Sono stati momenti di passaggio, dovuti all'introduzione di nuove tecnologie.
Da cui Nikon è sempre uscita - non senza pause di riflessione - con prodotti sensazionali.
 
Cito tra tutti la Nikon F5 ai tempi della pellicola e la Nikon D3 con il digitale.
 
Adesso viviamo una fase di piena maturità del media digitale e al contempo una contrazione del mercato. Siamo a meno di un sesto del bacino di utenza possibile 10 anni fa.
E siamo anche in un momento di rinnovamento tecnologico più spinto del passato, dove l'intervento dell'elettronica e dell'informatica stanno diventando preponderanti su quella che è l'eredità che Nikon si porta con sé sin dal 1917, la squisita capacità tecnologica in campo ottico.
 
C'è un altro elemento temibile che oggi sposta facilmente gli equilibri, forma opinioni, crea aspettative. E' la voce del web, i social media, youtube.
Quello che un tempo era indotto con la pubblicità cartacea e le manifestazioni fieristiche e consolidato in decenni, adesso può essere creato o distrutto da pochi annunci supportati da campagne di informazione ben orchestrate in pochi giorni.
 
Ecco che le novità in tema mirrorless e l'impeto delle società concorrenti nel mirare ad occupare lo spazio di mercato tradizionalmente in solido dominio di Nikon, unite ad alcune decisioni commerciali e strategiche infauste di Nikon hanno alimentato nell'ultimo anno le voci più strane e incontrollate.
 
Nikon sta fallendo. Nikon sta chiudendo. Nikon sta licenziando il personale. Nikon sta chiudendo le succursali. Nikon sta lasciando il mercato fotografico. Nikon sta per essere acquisita da Fujifilm Holdings ...
 
Voci esagerate e in larghissima parte prive di fondamento (il bilancio Nikon è solido e dietro a Nikon c'è l'appoggio di un gruppo finanziario e industriale di enorme rilevanza per il Giappone anche se un pò appannato nell'ultimo lustro).
 
Ma se c'è un punto dove nella realtà Nikon ha peccato è nell'aver deluso le giuste aspettative della clientela più fedele andando invece alla ricerca di fantomatici nuovi mercati, dimenticando che nessuna grande azienda può prosperare se perde il contatto con chi la fa crescere.
 
Nel tempo Nikon ha risposto male o poco alle azioni dei concorrenti, spesso capaci di assecondare bisogni reali (piccolo e leggero, purtroppo, si associa ad anziano e stanco, maturando i fotografi, come i prodotti fotografici) o presunti (tecnologia non sempre matura e funzionale come nelle prime generazioni di mirrorless).
Ma soprattutto ha mancato di ascoltare e farsi ascoltare dai suoi clienti.
 
Ecco perchè io ho visto con estremo favore le successive recenti uscite dei due esponenti principali di Nikon, il Presidente Ushida che ha affermato che Nikon non sta lasciando nessun mercato e che sta sviluppando prodotti nuovi (mirrorless) all'altezza delle aspettative dei Nikonisti veri, competendo con tutti per il dominio del mercato di fascia alta
 

 
 
e a distanza di pochi giorni, il responsabile della business unit immagine di Nikon, Gokyu che ha anticipato che sarebbe stata presto presentata un'altra fotocamera destinata alla fascia più esigente della clientela, dopo la Nikon D7500
 

 
giusto pochi giorni prima della celebrazione del centenario, il 25 luglio 2017, giorno in cui, oltre alle altre iniziative, è partita la campagna di lancio della prossima Nikon D850.
 

 
anticipata da un prologo video pubblicato su youtube che avvolge nel mistero la maggior parte delle caratteristiche della futura macchina
 

 
e che ha finalmente riportato l'attenzione del pubblico su Nikon e sulle sue mosse.
Una macchina che - viene anticipato - soddisferà i più entusiasti nikonisti.
 

 
credo che non sarà sfuggito ai più attenti che il titolo del filmatino "Hercules rising" suona un pò come una sfida.
Ercole è tra gli eroi mitologici quello che più di tutti ha sempre conquistato la stima degli ... umani, per la sua tenacia, perseveranza, pazienza, forza e capacità di raggiungere - pur a pena di sforzi sovrumani - i suoi obiettivi, superando le prove più invincibili.
 
Ushida e Gokyu prima e poi il teaser della D850 hanno creato giuste aspettative.
Non credo che loro siano disposti a metterci la faccia se non sono certi di quello che sarà il prossimo futuro di Nikon. I tempi scelti non sono frutto di scelte casuali.
Nikon si sta risvegliando e noi ci crediamo.
 
Ecco, perchè per Nikonland è il momento del ritorno alle origini.
 
Negli ultimi anni abbiamo dedicato molto tempo al mondo mirrorless degli altri produttori.
Io l'ho fatto per curiosità e per non farmi più trovare impreparato e spiazzato come fu ai tempi dell'autofocus (che io adottai forse 10 anni dopo la sua introduzione ... per pigrizia). Non per necessità.
 
Perchè nulla come una Nikon, può soddisfare un vero Nikonista.
 
Questo è un manifesto. La barra per Nikonland ritorna al centro. Con l'orgoglio di non essere mai stati diversi da quello che siamo oggi.
Ma la ricreazione adesso è finita.
 
Grazie a tutti.
 
Materiale ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che è stato restituito a fine test.

Nikon AF-P 10-20mm F4.5-5.6 su Nikon D7500 a 14mm, F8
 
Lo confesso ad alta voce.
Quando ho visto l'annuncio di un supergrandangolare Nikon così estremo, tutto in plastica, baionetta compresa, senza controlli esterni (tutto demandato al menù), F4.5-F5.6, pensato sostanzialmente per le Nikon D3000-D5000 ... ho pensato : oddio, Nikon qui adesso si mette a fare concorrenza a Tamron !
 
Gasp !
 
Insomma, non proprio uno di quegli oggetti che può far perdere il sonno ad un nikonista d'annata, considerando quanti obiettivi Nikon meriterebbero un aggiornamento, mentre in catalogo Nikon ha già svariati supergrandangolari DX.
 
E poi AF-P, cosa che ne limita l'utilizzo sostanzialmente alle sole ultimissime fotocamere ...
 
Ma poi mi è stato gentilmente mandato per un test valutativo.
E mi sono dovuto ricredere.
 
Per carità, resta sempre un cosino da 230 grammi tutto in plastica che per dare il meglio di se deve lavorare in stretto contatto con il software di sviluppo (io ho utilizzato allegramente la Nikon D7500 che lo vede come un fratellino piccolo e l'ultima versione di Nikon Capture NX-D per convertirne i file NEF in TIF da dare in pasto a Lightroom).
 
Ma a 350-380 euro di street price non c'è niente di simile sul mercato.
E a dire il vero, nemmeno a 700 euro
 

montato su Nikon D7500 esteso a 10mm
 
Come è fatto
 
E' piccolissimo !
 

 
io ho la mano piccolina ma comunque si vede che è un oggetto compatto ... per essere un equivalente 15-30mm.

 
peraltro - pur contenuto in un semplice 2x - il movimento di zoom non ne aumenta moltissimo la lunghezza complessiva.




 
ripreso con la nuovissima Nikon D7500 ben figura.
Non ne ho una in casa ma credo che con una D5600 il complesso sia ancora più compatto ed armonico.
E anche il paraluce non è particolarmente intrusivo.
Il passo filtri è da 72mm, adeguato alle necessità di focali così spinte.
 
E' un obiettivo che non si fa mancare nemmeno lo stabilizzatore ed ha tutto quello che può servire ad un fotografo amatoriale.
 
Il compromesso è stato cercato nei costi di costruzione.
Infatti la baionetta è in plastica - come tutto l'obiettivo.
 

 
mancano del tutto i controlli che di solito ci sono in questi obiettivi (innesto e sgancio del motore di messa a fuoco, attivazione e disattivazione dello stabilizzatore) che sono demandati al menù della fotocamera (se recente !).
 
Ma, sinceramente, chi ha bisogno di questi comandi a portata di mano in obiettivi di questa classe ?

 
sul frontale, una volta tanto, le serigrafie che qualificano l'obiettivo.
Una vecchia abitudine che una volta cercava di ostentare le specifiche di un apparecchio e che adesso si cerca di evitare, chissà perchè.
 
Nel complesso si tratta di un apparecchio molto compatto, leggero, certo non pensato per durare in eterno se esposto a condizioni ostili ed abusi.
Certamente inadatto per un impiego professionale (sul piano della tenuta meccanica, non per le prestazioni) ma per quello che viene chiesto all'acquirente, più che adeguato a fare da complemento ad un corredo fotografico minimale, idealmente composto da uno o due zoom e magari un fisso luminoso.
 
Qualche anno fa un obiettivo del genere richiedeva un esborso molto importante (penso al primo Nikon 12-24/4, del costo di non meno di 1000 euro).
Mentre ... ai miei tempi (io uso Nikon dal 1982), sarebbe stato semplicemente un sogno proibito, irrealizzabile e basta e che adesso è invece offerto a chiunque sappia servirsene.
 
Dettagli tecnici e prestazioni
 

 
lo schema ottico è impostato su 14 lenti suddivise in 11 gruppi
di cui 3 lenti asferiche, nessuna di tipo a bassa dispersione.
22 cm di messa a fuoco minima
passo filtri da 72mm
77mmx73mm
peso 230 grammi
 
il prezzo suggerito al pubblico in Italia da Nital é intorno ai 310 euro + IVA
 

MTF ufficiale : mica male per un cosino così !
 

a 20mm, linee corrette, la distorsione è praticamente zero
 

creativamente a 10mm e distanza ravvicinatissima, la distorsione è intorno al 3-4%
 

20mm
 

10mm
 
le aberrazioni cromatiche sono praticamente assenti (complice l'apertura massima relativa piuttosto contenuta a tutte le focali).
La vignettatura è più o meno sempre presente ma automaticamente corretta dal software.
Peraltro non credo che per qualcuno possa essere un problema, a 15mm equivalenti ...
 
Il trattamento è adeguato alle necessità. Pure con il sole in fronte l'obiettivo regge bene e le luci parassite non influenzano troppo il contrasto complessivo.
E' comunque un obiettivo che prende tanta luce, pur avendo una lente anteriore non enorme.
E quindi il fotografo per ottenere i migliori risultati farà bene a tenere il sole alle spalle.
 
  Concorrenti
 
Il concorrente #1 questo Nikon 10-20 ce l'ha in casa.
O forse si dovrebbe dire il contrario ... ?
 

 
Il Nikon 10-24mm F3.5-4.5G è uno zoom DX con una escursione 2.4x presente già da tempo sul mercato e che rappresenta il supergrandangolare più estremo del corredo Nikon per le macchine DX.
 

schema ottico
 

MTF ufficiale a 10mm

MTF ufficiale a 24mm
 
Pensato probabilmente come prima scelta per la D7500 e la D500 offre meno di uno stop di luminosità in più rispetto al più nuovo 2x che stiamo provando in queste pagine.
Ma non è stabilizzato , pesa il doppio, è leggermente più grande.
E costa molto di più.
 

raffronto tra gli ingombri dei due obiettivi, il nuovo 10-20 ha una sagoma più piccola del 10-24. Il passo filtri del 10-24 è da 77mm, il 10-20 ne ha uno da 72mm.
 
Io non l'ho mai provato, la presenza di due lenti ED nello schema ottico dovrebbe ben deporre. Ma alla fine gli MTF differiscono veramente di poco.
Il sistema di messa fuoco del 10-24 è di tipo interno e questo consente di effetuare la zoomata senza allungamenti del barilotto, a differenza del nuovo 10-20 che invece a 10mm si allunga.
 
Credo che la scelta tra i due obiettivi debba essere lasciata all'acquirente, ipotizzando che la scelta del nuovo obiettivo debba andare da parte di chi privilegi un oggetto più compatto e (molto) più leggero e che non consideri questo intorno di focali come la preminente.
 
Non possiamo infine trascurare la differenza di prezzo che per il più pregiato costruttivamente Nikon 10-24mm è di 929 euro, mentre il nuovo 10-20 si attesta intorno ai 380 euro, sempre a parità di garanzia Nital di 4 anni.
 
Alcune delle foto che farei io con un obiettivo come questo.
In gita o in viaggio, disinvolto, con il sole.
E con una compagna come la Nikon D7500 o la D5600.
 



 






 



 

 
sono scatti eseguiti a focali varie, qualche volta a priorità dei tempi per avere il movimento dell'acqua, sfruttando lo stabilizzatore (efficace) di questo obiettivo.
La D7500 settata in NEF ma con il Picture Control in "Auto".
Poi aperti con Nikon Capture N-XD e convertiti in pieno automatismo in batch in TIF per la successiva importazione su Adobe Lightroom.
 
Io noto una nitidezza esemplare nei particolari architettonici, una certa variabilità di risultato a seconda della qualità dell'aria. Meglio con il cielo terso e meno umidità.
La gita a Valeggio sul Mincio ha messo un pò in crisi la lettura di alcuni particolari lontani, più per effetto della condensa dovuta al caldo torrido che per limitazioni del sistema.
 
Qualche giorno prima, a Varese in un pomeriggio ventoso, invece ho ottenuto scatti che a memoria avrei potuto avere con il mitico Nikkor 14-24/2.8 su una D750.
E scusate se è poco ...
 
Conclusioni
 
Bene, credo di averle già in larga parte anticipate le mie conclusioni ma le riepilogo.
 
Il timore che Nikon, spinta dalla pressione dei produttori di mirrorless, abbia immesso sul mercato improvvisamente ... un obiettivo mediocre giusto per fare una mossa difensiva è subito svanito quando ho potuto utilizzare effettivamente questo obiettivo.
 
Pensato per un uso chiaramente amatoriale si fa apprezzare per compattezza e peso ridottissimo. Non ha una costruzione a prova di impatto contro un mezzo corazzato e la montatura in plastica, così come l'assenza di comandi, confermano le scelte volte ad economizzare. Ma credo che l'acquirente tipo di questo obiettivo lo capisca da se guardando il cartellino del prezzo.
 
Insomma nelle sue caratteristiche esterne mantiene la promessa che tutti i produttori di fotocamere ci hanno fatto quando hanno presentato il formato APS-C/DX : piccolo e compatto. Promessa purtroppo non sempre materializzata.
 
Ma è nell'uso che le cose vanno per il meglio.
 
Pur a focali così estreme che naturalmente stressano ogni sensore, la nitidezza è esemplare e anche il fogliame - punto debole di certe realizzazioni - non diventa fanghiglia impastata.
 
Anche se credo che il meglio questo obiettivo lo sappia dare nell'architettura, sfruttando la ridottissima - sempre avendo a mente di che focali stiamo parlando - distorsione che a 20mm è praticamente assente mentre a 10mm è comunque minima, ordinata e facilmente correggibile dal software automaticamente.
 
Per me è l'obiettivo ideale da aggiungere al proprio corredo per i viaggi nelle città d'arte del mondo senza spendere un capitale ma con la pretesa di poter ottenere comunque ottime immagini ben oltre l'obiettivo che generalmente si riceve nei kit delle reflex di fascia entry e media.
 
Non ci volevo credere, ma bella prova Nikon !
 

 
Acquirenti attenzione che la vostra fotocamera sia compatibile con i nuovi obiettivi AF-P come questo
 
Ringraziamo il distributore italiano del marchio Nikon che ci ha inviato a tempo record questo obiettivo per il test.
11 luglio 2017
Se ne parlava da un pò, almeno un paio di anni, poi a sorpresa è stata anticipata la versione DX.
Arriva adesso il nuovo Nikon 70-300mm F4.5-5.6 che si suppone sia stato pensato per rinverdire i fasti dell'invecchiato 70-300mm che io usavo sulla veneranda D2 una dozzina di anni fa.
 

schema ottico
 
18 lenti in 14 gruppi
di cui una lente ED
distanza di messa a fuoco minima di 1.2 metri
rapporto di ingrandimento 0.25x
680 grammi
146x82mm di ingombro in posizione 70mm
diaframma ELETTRONICO a 9 lamelle
motore lineare elettrico
 
 
grafici MTF ufficiali

a 300mm
 

a 70mm
 
prezzo di lancio previsto 699 dollari negli USA.
Il controllo wireless via radio è uno dei punti di forza del sistema Godox che sin da principio hanno previsto questa funzionalità nei loro flash.
 
Una panoramica del sistema Godox allo stato attuale :
 
sono inclusi tutti i trasmettitori, i ricevitori e tutti i tipi di flash, sia manuali che TTL
 
I loro flash sono predisposti per il controllo via radio tramite adattatore esterno (vecchie generazioni), oppure hanno integrato un ricevitore wireless.
 
Dalla prima tecnologia a 433 Mhz sono poi passati allo standard di mercato a 2.4GHz.
E nel mentre sono state inserite nuove funzionalità, tra cui il controllo dei flash a tempi rapidi (HSS) e il TTL.
 
Questo ha comportato l'aggiornamento dei trasmettitori (oltre che dei ricevitori).
 
Dal primo FT16 a radiolina e bassa frequenza, si è passati al modello XT16.
L'uscita dei flash a controllo TTL ha richiesto però un controllo ancora più sofisticato e ciò ha richiesto un nuovo trigger, il modello X1T.
 
Ammetto che non mi sono mai trovato bene con FT16 ed XT16 (in realtà li ho detestati con tutto me stesso !), sprovvisti di comandi "sicuri" e rapidi, macchinosi, vecchi nella loro impostazione.
 
Tanto da farli sembrare archeologia industriale in confronto al X1.
 
Credo per questo motivo, da circa un anno, Godox ha proposto un nuovo trasmettitore manuale, di impostazione completamente differente al vecchio modello, che prende il meglio della tecnologia dell'X1 in un formato - a mio parere - ancora più ergonomico e pratico.
 
Si tratta del nuovo Godox XT32 oggetto di questo articolo.
 
 
i tre trasmettitori "standard" Godox, il modello XT32 in mezzo tra i due estremi X1 ed XT16.
 
si tratta di un trasmettitore che si monta a slitta sulla fotocamera come i precedenti, alimentato anche esso con due stilo normali da 1.5 V, che funziona alla frequenza di 2.4GHz e pesa solo 80 grammi in tutto.
 
Si presenta molto meglio del precedente FT16 e guarda al futuro, tanto da essere aggiornabile (eventualmente) via porta USB.
 
Il display è grande è chiaro. Tutte le indicazioni sono visibili. I comandi "parlano" senza dip-switch di difficile attuazione o strane manovelle.
 
 
disposizione dei comandi e porta USB per l'aggiornamento del firmware
 
 
indicazioni del display
 
il trigger comanda, oltre alla potenza di gruppi (16) e canali separati (32), anche la luce pilota e il cicalino del pronto flash.
In questo è straordinariamente più flessibile del pur buon X1 che, nella versione Sony, si ferma a soli 3 gruppi.
 
Disponibile effettivamente da un anno per l'attacco Canon, solo in questi giorni è in distribuzione il modello per Nikon. Io l'ho comprato da Amazon Prime a 46 euro.
 
 
eccolo qua, appena arrivato, sulla sua scatoletta (scatti fatti con il Godox AD600B e il Godox AD200 controllati dal Godox X1T-N)
 
 
 
 
molto compatto sta in due dita
 
 
 
sul lato destro c'è l'interruttore di accensione dell'apparecchio e l'interruttore di accensione della luce IR per l'autofocus
 
 
(all'opposto la porta USB)
 
 
la piedinatura dei contatti con la fotocamera
 
 
vista anteriore
 
 
gruppo B, canale 1, 1/4 di potenza, luce pilota accesa e beep del flash acceso.
 
L'ho provato al volo per controllare i miei due Godox di casa, AD600 e AD200, wireless e a batteria, impostati per l'occasione in manuale.
 
Il passaggio dal gruppo A al B su cui ho inserito i due flash direttamente dal loro quadro controlli è immediato. Il controllo della potenza con la rotellina semplicissimo.
Le luci pilota si accendono e si spengono, idem i cicalini.
 
La risposta è immediata ed affidabile.
 
Dovete ovviamente fidarvi della mia parola e per dimostrarvi quanto sto dicendo posso mettere uno scatto della mia Charlize con il solo AD600B messo di taglio :
 
 
 
mentre subito dopo il test, ho messo entrambi i flash in produzione per scattare le foto di corredo del test del Sony 2.8/90mm G Macro.
 
 
L'esperienza d'suo è stata positiva. Più intuitiva di quella del X1T ed immensamente superiore a quella dei vecchi FT16 ed XT16, tanto che questi ultimi stanno finendo in discarica senza alcun rimpianto.
 
Lo userò come standard per il controllo del flash GODOX QT-600II che c'è in studio.
 
Sospetto che molta di questa impostazione e di questa evoluzione, sarà inserita da Godox nel nuovo trasmettitore TTL modello X2 che hanno in corso di sviluppo e di cui si dice presenteranno il primo modello durante questa estate.
 
Grazie Godox
 
 
Su Nikonland stiamo molto apprezzando i dispositivi di illuminazione proposti da Godox, in particolare quelli più evoluti.
Si va dal flash cobra di discreta potenza, TTL e Wireless di funzionamento intuitivo (e non cervellotico come l'SB 5000 di Nikon) con batteria al litio ricaricabile, al flash cobra compatto, pensato più che altro per le piccole mirrorless, fino ai sistemi sofisticati ad alta potenza, gestibili in automatico o in manuale.
 
Ma quello che più conta, la coerenza progettuale, oltre alla qualità della luce, che fanno del Godox un vero sistema utilizzabile tranquillamente in ambito professionale senza lasciare nulla a desiderare (anche se qualche specifica degli ultimi Profoto mi fa venire comunque l'acquolina in bocca ... che si secca subito appena vado a vedere il listino).
 
In termini di portatilità "da borsetta" ho avuto modo di utilizzare per un breve periodo il Godox Witstro AD360 di cui ho parlato in un altro articolo.
un apparecchio solido e concreto in grado di produrre un'ottima luce molto a lungo senza limiti di surriscaldamento, cui mi sento solo di muovere qualche critica per quanto riguarda una certa mancanza di ergonomia, dovuta alla scelta di mantenere l'inutile (in questa caso) ma rassicurante forma a cobra.
Il risultato è un complesso ... complicato, tipo il lavoro di un bricoleur della domenica, fatto di cavi, batterie appese, trasmettitori "strani".
 
Devono avermi in qualche modo deciso di accontentarmi quelli di Godox con questa novità del 2017 che proviamo in questo test.
 
Godox Witstro AD200 Pocket Flash
 
 
Eccolo qui nella sua confezione
 
Pocket Flash, flash tascabile.
In realtà "borsettabile" nel suo complesso
 
 
la borsetta compatta in dotazione al flash
 
 
che contiene quasi tutto il necessario per metterlo in esercizio
 
 
 
corpo del flash, le due teste alternative (una tipo "cobra", una a bulbo, identica a quella del Godox AD360),
 
 
qui con la testa tipo cobra
 
 
il vano per la batteria al litio (che si vede sfuocata sul tavolo)
 
 
qui montata : 2900 mAh, 14.4 V, più che sufficienti per 500 scatti a piena potenza
 
 
vista inferiore con la madrevite da 1/4''
 
 
laterale, altra madrevite
 
 
il diffusore della testa standard
 
 
lo snodo per il treppiedi (optional, se lo ordinate, state attenti che ci sia nel kit, altrimenti non potrete orientare il vostro flash)
 
 
l'altra testa a bulbo
 
che per me è del tutto identica a quella del Godox AD360, quindi facilmente intercambiabile o acquistabile come ricambio. Il montaggio avviene a slitta con un pulsante di sblocco, operazione rapidissima
 
 
montato sullo stativo
 
 
in azione, pilotato dal consueto trigger Godox XT1-N (o XT1-C per Canon o S per Sony)
 
 
il tipo di luce che produce la testa standard
 
 
il tipo di luce che produce la testa con il bulbo
 
naturalmente con la testa a bulbo si potranno utilizzare anche tutti gli accessori già in commercio per i Godox Witstro AD360 e AD180, come il softbox ottagonale con nido d'ape che ho acquistato insieme al nuovo flash
 
 
che ha il pregio di montarsi in un attimo, aprendosi ad ombrello
 
 
qui montato
 
 
 
qui in azione 
 
 
 
 
In studio con la mia Charlize 
 
 
 
 
qui d'effetto con il Godox AD600 come luce principale
 
 
 
come prima ma l'AD200 dietro al capo
 
 
 
 
solo l'AD200 di taglio, luce drammatica
 
 
 
 
 
a 45°, luce principale (e unica)
 
 
 
morbidissima con il softbox anche nello still-life
 
 
 
con la mira di test
 
 
 
 
ovviamente non si compra un flash del genere solo per fare foto di test.
L'ho impiegato come flash principale in più di uno shooting.
 
Usato in pieno TTL automatico, con il piccolo octobox e il suo nido d'ape, su uno stativo leggero.
Messo di taglio e in alto rispetto al soggetto per avere una luce drammatica e lasciare il più possibile scuro lo sfondo.
Alcune centinaia di scatti senza il minimo problema.
 
 
 
 
 
Modella : Julia Zu@EuRossModels
Spazio Blu di via Tortona a Milano
 
 
Conclusioni
 
 
un set di still-life al nostro Nikonland Day
 
PRO
 
- luce di qualità
- compattezza e peso
- dual mode, con due teste differenti
- compatibilità con i trigger, gli altri flash, gli accessori della linea Godox
- la borsetta "pronto", sembra una scemata ma averla già in dotazione è una gran comodità
- in sintesi, un oggetto unico sul mercato, nello spazio e nel peso di un normale flash cobra, abbiamo un flash da 200 W/s, TTL, wireless integrato, multimarchio, con attacchi compatibili con il sistema Godox e con stativi ed ombrelli comuni, ad un prezzo estremamente competivo.
 
 
le due gerbere fotografate con la Sony A7R II e il Sony 2.8/90mm nel set di cui sopra
 
 
CONTRO
 
- la batteria, più che sufficiente per un utilizzo normale, per ora non è disponibile facilmente sul mercato (oppure ha un costo abbastanza importante).
 
Insomma, una aggiunta importante all'arsenale di flash e luci Godox e una validissima alternativa "più ordinata" rispetto al più potente Godox AD360.
Comodo da trasportare, facile da mettere in batteria. Potente ed efficiante, con un affidabile sistema TTL.
 
Salvo che non vogliate usarlo con una Sony ad aperture superiori ad F2.8. Vi sottoesporrà malamente (non so perchè, ma dubito che dipenda da Godox).
Raccomandato per chi abbia bisogno di un sistema "facile", compatto, pronto all'uso in pochi minuti anche in situazioni in cui ci sia poco spazio (per esempio per riproduzioni museali).
O, anche su campo, senza dare nell'occhio (pure nella fotografia naturalistica).
Il TTL e l'HSS lo rendono pronto per tante situazioni ed ha persino una piccola funzione di luce pilota.
 
Perfetto anche come luce d'effetto in sistemi che comprendano come luce principale il più potente AD600.
 
Provatelo e non ne farete più a meno.
 

 
Alla ricerca di una luce fissa continua efficiente in grado di lavorare a lungo mi sono rivolto ai LED.
In passato ho usato sia le normali luci ad incandescenza che quella a fluorescenza e basso consumo.
Se le prime consentivano scatti adeguati, il carico elettrico per avere adeguata luminosità e il conseguente calore dissipato erano un ostacolo ad un loro utilizzo frequente. Senza trascurare la necessità di utilizzare modificatori di luce (softbox o ombrelli) resistenti al calore generato.
Immaginatevi poi un soggetto - sia animato che inanimato - sottoposto a 2-3-5 kilowatt di potenza per periodi più lunghi di qualche minuto ...
 
Peggio ancora con le luci a fluorescenza che, pur promettendo bassi consumi e produzione di calore sostanzialmente trascurabile, hanno il difetto di produrre luce con indice colorimetrico scadente, spesso con una modulazione della luce discontinua, quasi sempre con tempi di carica e scarica iniziale che non ne consentono una rimozione e una riattivazione tranquilla.
E poi, sempre con attacchi fuori standard, rendendo inutilizzabili i normali modificatori di luce.
 
I LED hanno cambiato la sistuazione. Basso consumo, luce intensa e ben dosata, indice colorimetrico adeguato - almeno nelle ultime generazioni - e utilizzo immediato e amichevole.
Ma io non cercavo una di quelle "padelle" con 100-500-1000 leddoni a vista e con le "imposte" metalliche per modulare la luce.
Volevo una cosa che somigliasse in tutto e per tutto nell'uso ad una normale torcia flash, solo a luce continua.
 
La ricerca si è conclusa - non senza frustranti e costose tappe intermedie - con l'ennesima proposta del ricchissimo catalogo Godox.
 
Si tratta del Godox SL-200, disponibile nelle due versioni W (luce bianca) e Y (luce calda).
 
 
dettaglio della luce vista di 3/4 con in primo piano il LED circolare giallo
 
Praticamente è un mono-LED da 200 W installato nella cassa di un flash monotorcia, dotato di ventilazione e constrolli di temperatura. Unica regolazione un dimmer posteriore ma comandabile anche con telecomando, peraltro in grado di guidare più d'una di queste luci, divise anche per canali separati.
La luce prodotta, secondo le specifiche della casa, è pari a 12000 Lumen.
 
Equivalenti ad occhio a 1 Kw di luce tradizionale ad incandescenza.
 
 
il Godox SL-200W
 
 
il pannello di controllo posteriore : interruttore, antenna per il telecomando, fusibile, cambio canale, display LCD che riporta percentuale di potenza, canale, temperatura di esercizio in gradi Celsius.
L'alimentatore è auto-switching ed è integrato.
 
 
Sul frontale c'è il bulbo di protezione del LED circolare (che dispone di un proprio dissipatore solidale con il sistema di ventilazione).
Attorno al LED c'è un attacco per accessori S Bowens compatibile, cosa che lo rende adatto ad utilizzare tutti i softbox dello studio.
 
 
 
anche se molto spesso, per rendere la luce morbidissima come quella naturale, io lo sfrutto con un ombrellone Quantuum da 185cm riflettente, bianco.
 
Perchè nella realtà, a luce diretta con la semplice parabola o anche senza, è in grado di illuminare a giorno una stanza. Ma così forte che vi faranno male gli occhi. E figuriamoci i poveri soggetti illuminati ...
 
 
Nell'uso questo apparecchio si è sinora dimostrato molto pratico ed affidabile.
Anche dopo una giornata di utilizzo continuo la temperatura sta entro i 50 °C, più spesso verso i 40.
 
La luce è costante, misurata con il mio Sekonic è di 4630 K con -2 di tint (cioé sostanzialmente bianca e senza dominanti).
E permette di lavorare molto bene e in modo naturale.
 
Nelle foto che seguono alcuni scatti di un workshop in studio fatto oggi.
 
 
sotto l'ombrellone
 
 
backstage, la luce è a sinistra del fotografo e si somma alla luce naturale dell'ambiente (misurato essere anche essa intorno ai 4.600 K) in modo ... naturale.
Tanto che le foto vengono piuttosto bene.
 
Alcuni scatti in quella situazione. A diaframma F2 e tempo ampiamente di sicurezza (1/320'') ISO non superiore ai 250-400, quindi di tutta sicurezza.
Normalmente, per avere gli stessi tempi di scatto in luce ambiente, in quello studio si può dover arrivare anche a 2500-3200 ISO.
 
Le foto qui presentate a colori sono proposte con la temperatura colore misurata a mano (le fotocamere l'hanno leggermente sottostimata, intorno ai 4150 K).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Immaginatevi comunque 5 fotografi che si alternavano ad intervalli di 15 minuti ciascuno, in una giornata in cui temperatura ambiente ed esterna coincidevano a circa 30 °C.
La lampada dopo 2 ore segnava 44 °C.
 
Foto in tutti i casi perfette.
 
In queste foto invece vi mostro un caso diverso.
 
Sulla luce ho montato un softbox rettangolare con nido d'ape. Uno di quelli normali, non dedicata alle alte temperature.
 
Scatti con macchina su treppiedi, 100 ISO, F7.1, tempi di 1/6''.
 
Risultati esemplari e con una luce bella chiara del tutto coincidente con quella dei miei flash (sempre Godox).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
scatti fatti con Sony A7R II e con Nikon D810.
 
In conclusione l'esperienza è positiva. La luce di qualità. L'affidabilità (sinora) adeguata alle aspettative.
La possibilità di utilizzare softbox e accessori Bowens, impagabile.
 
Il costo più che accettabile (intorno ai 320 euro, su Ebay).
 
Un bell'apparecchio
Va a completare la serie di ottiche fisse di prestigio di Nikon ma è l'unico con il 105/1.4E ad avere il diaframma elettronico. Sostituisce idealmente il vecchio 28mm F1.4D, mitizzato dalla presenza di una lente asferica molata a mano da un artigiano iniziati a riti esoterici esclusivi, uscito di produzione quando quell'artigiano si è ritirato in ascesi ... (da qui i prezzi da capogiro del 28/1.4D sull'usato, non giustificati dalle prestazioni).
 

 

foto ufficiali
 
 

schema ottico
 

MTF ufficiale
 
questo è un obiettivo moderno, concepito per rendere al meglio sulle prossime macchine da 50 megapixel e più.
 
diaframma a 9 lamelle
14 lenti in 11 gruppi
3 asferiche, 2 ED, trattamento nanocrystal e alla fluorite
distanza minima di 28cm
645grammi
lungo 111mm, diametro 83mm
in magnesio
passo filtri "standard" da 77mm
 
disponibile da fine giugno ad un prezzo suggerito al dettagli di 2000 dollari (2500 euro circa con IVA).
 
Una bella aggiunta al corredo Nikon.
  
Ho ricevuto dal distributore italiano di Sigma - Mtrading Srl - questo obiettivo in prova in qualità di Sigma Ambassador. L'obiettivo dovrà essere restituito al termine del test.
Introduzione
 
 
 
nel suo lungo sviluppo dall'ormai lontano 1961, Sigma ha sempre avuto l'ambizione di eccellere anche nel ristretto novero dei produttori di focali lunghe dedicate alla fotografia professionale.
 
Tra i più prestigiosi 500mm proposti da Sigma nel passato ricordo gli ultimi due :
 
 
il Sigma 500mm F4.5 APO
 
 
il Sigma 500mm F4.5 HSM
 
tutti obiettivi fatti con cura e di buona qualità. Come gli altri, sia zoom che fissi disponibili tempo per tempo.
Si trattava di proposte alternative ai grandi produttori Canon, Nikon ma anche Minolta e Pentax che univano prestazioni interessanti a prezzi competitivi.
 
La formula non è cambiata ma se partiamo dal recente Sigma 120-300/2.8 Sport, vediamo che il livello si è improvvisamente alzato. Alzato di molto.
 
Ecco in estrema sintesi quello che rappresenta questo nuovo 500mm F4 Sport di Sigma del 2016, disponibile sul mercato oggi.
 
Avendo provato o visto sul campo molti dei precedente teleobiettivi Sigma ed avendo usato e posseduto la gran parte dei superteleobiettivi moderni di Nikon, se prima il supertele Sigma era da considerare per lo più un ripiego motivato dal budget, dove faceva premio il prezzo, oggi le cose non sono più così.
 
Prima compravamo Sigma perchè offriva quello che cercavamo a buon prezzo. Ma le prestazioni erano comunque frutto di compromesso, rispetto al meglio di Canon e di Nikon.
 
Oggi questo Sigma 500mm F4 Sport si pone almeno sullo stesso piano della più recente offerta degli altri due produttori.
 
La scelta se preferire questo o quelli oggi non è più semplicemente economica : perchè sul piano puramente prestazionale è difficile trovare reali differenze che possano far preferire questo a quello.
E allora la decisione si basa su considerazioni che diventano di natura personale e il prezzo non è più la variabile principale.

 
Caratteristiche di base
 
 
ecco l'imballo appena arrivato a casa mia da M-trading (di fianco, per raffronto, il Nikon 70-200/2.8)
 
 
mentre questa è la scatola dove è contenuto l'obiettivo (per raffronto il piccolo Sigma TC-1401)
 
 
la splendida sacca/zaino in nylon rinforzato con spallacci
 
 
che consente di trasportare comodamente l'obiettivo con una fotocamera professionale già montata (io però l'ho utilizzato con il mio zaino Thinkpad Airport perchè ci sta anche un altro corpo e il 70-200/2.8)
 
Si tratta di un obiettivo che già dalle caratteristiche di targa fa parlare di se :
 
 
16 lenti in 11 gruppi di cui due equivalenti alla fluorite e una a bassa dispersione (tipo ED o superED)
 
diaframma a 9 lamelle
messa a fuoco minima di 3.5 metri
peso 3.310 grammi
dimensioni 144mm x 381mm
filtro a cassettino da 46mm
paraluce monostadio in carbonio
 
ovviamente dotato di motore interno ad ultrasuoni e stabilizzatore OSS.
Disponibile per gli attacchi Canon, Nikon e Sigma.
 
 
MTF ufficiale (a diffrazione)
 
 
MTF ufficiale (geometrico)
 
immagini e grafici ufficiali presi dal sito Sigma
 
 
I concorrenti
 
 
 
il Sigma 500mm F4 Sport montato sulla mia Nikon D5
 
esistono solo due concorrenti sul mercato, prodotti da chi di fatto i superteleobiettivi professionali li ha inventati.
 
A noi interessa in particolare il nuovo Nikon 500mm F4E FL
 
 
 
si tratta dell'ultima incarnazione di un obiettivo nato oramai molti anni fa e qui giunto all'evoluzione che finalmente incorpora il diaframma elettromagnetico.
 
 
lo schema si avvale di due lenti in fluorite e tre lenti ED
 
diaframma a 9 lamelle
messa a fuoco minima di 3.6 metri
peso 3.090 grammi
dimensioni 140mm x 387mm
filtro a cassettino da 40.5mm
paraluce monostadio in carbonio
 
ma non possiamo trascurare il Canon 500mm F4 IS II almeno per raffronto
 
 
 
diaframma a 9 lamelle
messa a fuoco minima di 3.7 metri
peso 3190 grammi
dimensioni 146mm x 383mm
filtro a cassettino da 52mm
paraluce monostadio in carbonio
 
E il gruppo ristretto di chi oggi è in grado di produrre un 500mm F4 comprende anche Sony che ha ancora in catalogo un obiettivo con attacco Alpha/Minolta, del prezzo di circa 13.000 euro + IVA.
 
il Sigma 500mm F4 è ordinabile al prezzo al pubblico, consigliato da Sigma di 6.090 euro, garanzia Mtrading.
il Nikon 500mm F4E ha un prezzo ufficiale di circa 10.300 euro + IVA (suscettibile di sconto trattando con il venditore autorizzato)
il Canon 500mm F4 IS II ha un prezzo ufficiale di circa 9.000 euro + IVA (suscettibile di sconto trattando con il venditore autorizzato)
 
esistono poi tante offerte sul mercato dell'usato di obiettivi della stessa fascia ma di generazione precedente.
Escludendo il vecchio Sigma 500/4.5 HSM (che sinceramente vi sconsiglio : decisamente meglio uno dei superzoom 150-600), i 500mm Canon e Nikon usati, si trovano ad un prezzo paragonabile al nuovo Sigma con garanzia di 3 anni.
Per un oggetto di questo genere, considerato il costo di eventuali interventi sul motore o sullo stabilizzatore, la presenza di una garanzia valida non è da trascurare.
 
 
Descrizione
 
Bene, vediamolo più da vicino
 
 
la consueta (per questi obiettivi) sacca morbida che protegge l'elemento frontale e il paraluce
 
 
liscio, con il paraluce separato
 
 
dettaglio del paraluce.
 
Si tratta di un elemento in carbonio verniciato, con una guarnizione in gomma per proteggerlo quando lo si appoggia al suolo. La vite di blocco è ben dimensionata e robusta. L'aggancio avviene senza esitazioni.
Attenzione a trattarlo bene : costa di listino come ricambio la bellezza di 760 euro + IVA ! (non che Canon e Nikon li regalino ... ma insomma, mi pare che qui si esageri).
 
 
senza paraluce sembra tutto sommato un obiettivo compatto.
In effetti nell'uso l'ho potuto imbracciare a mano libera senza alcun problema (persino con la Sony A7R II).
 
 
dettaglio della bottoniera di controllo principale e della vite di serraggio del collarino treppiedi.
 
L'obiettivo ha tutte le funzionalità moderne, tra cui due modalità di stabilizzazione, il limitatore di distanza di messa a fuoco e la messa a fuoco con prevalenza manuale o automatica.
 
In più ha due posizioni personalizzate che si possono programmare via firmware e richiamare a seconda delle esigenze.
 
 
 
non mancano funzionalità che io sinceramente non ho mai utilizzato ma che ritengo possano essere utili : la prememorizzazione delle posizioni di messa a fuoco con il relativo beep di conferma
 
 
la finestrella con la scala delle distanze
 
 
l'alloggiamento del cassettino dei filtri
 
 
che qui é estratto
 
 
con una vista dell'interno dell'obiettivo attraverso l'alloggiamento del cassettino.
Nella mia esperienza credo che il filtro più utile possa essere il polarizzatore circolare (non fornito, ma opzionale) ma qualcuno potrebbe avere necessità di filtri ND in caso ci sia troppa luce, per limitare l'apertura sempre al massimo.
 
 
l'attacco dell'obiettivo con il marchio della serie (016 Sport)
 
un dettaglio della parte inferiore del maniglione di trasporto/aggancio del treppiedi/monopiedi
 
 
una vera finezza : è possibile impostare il click di conferma delle posizioni cardinali mentre si ruota il collarino (ON), oppure la possibilità di poterlo ruotare senza trovare alcuna resistenza (OFF).
Nell'uso il movimento è fluido ed ineccepibile. Ad ognuno scegliere la modalità con cui si trova meglio nella pratica.
 
 
matricola
 
montatura, diaframma elettromagnetico anche per Nikon
 
 
S di Sport !
 
 
dettaglio dei comandi con l'obiettivo montato sulla mia Nikon D5
 
 
montato su treppiedi da studio
 
 
 
 
 
viste artistiche.
 
Un'altra finezza che mi ha molto colpito e che non c'è in tutti i supertele.
 
Il maniglione di trasporto/collarino del treppiedi, all'interno, nella parte in cui si mettono le dita per trasportare l'obiettivo sul campo, non è semplicemente verniciato, ma è rivestito del classico materiale che simula la pelle. Per evitare che le dita, magari sudate, scivolino via.
Una raffinatezza che denota ulteriormente la cura con cui è costruito questo strumento fotografico.
 
Il teleconverter Sigma TC-1401
 
Con il 500mm ho ricevuto anche il teleconverter Sigma TC-1401, un apparecchio del tutto nuovo, nato per la serie Sports (di fatto con il Sigma 120-300/2.8) e che è incompatibile con gli obiettivi precedenti (consultare quila lista di compatibilità aggiornata).
 
E' molto compatto ed elegante. Anche in confronto con il mio Nikon TC-14E II che sembra un oggetto decisamente retro al confronto.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
io sono rimasto impressionato da quanto è sottile
 
 
 
come dimostrano anche queste due altre foto con il teleconvert montato sul 500mm
 
 
 
alla fine l'obiettivo con il TC-1401 risulta solo leggermente più lungo mentre il peso aumenta in modo impercettibile. La qualità cala in modo difficilmente percettibile.
 
 
In studio
 
Appena arrivato ho scattato qualche foto in studio con la Nikon D810 per sincerarmi che tutto fosse in ordine.
Mi sono bastati due scatti per comprendere quanto sia trascurabile l'aberrazione cromatica (sia laterale che longitudinale).
 
 
 
 
 
certamente il progetto dell'obiettivo è aiutato dalla apertura massima limitata ad F4 e dalla focale.
Ma nelle foto "reali" si apprezza il lavoro fatto dai tecnici e la qualità dei vetri equivalenti alla fluorite utilizzati all'interno.
 
Due "ritratti" estremi alla mia Charlize
 
a 500mm F4, con flash
 
 
a 700mm F5.6 (con TC-1401), con flash
 
 
sono tutti scatti fatti da circa 7 metri di distanza.
 
Per gli sfuocati ho approfittato delle fasi di attesa in autodromo.
Dietro a questa rete posta a circa 6-8 metri da me, c'erano cartelloni pubblicitari, altre reti, attrezzature e addetti.
Tutto completamente disciolto ... nonostante l'elevata umidità dell'aria.
 
700mm F5.6
 
 
 
  
Personalizzazioni con la Sigma USB DOC
 
Con il programma Sigma Optimizer Pro (disponibile gratuitamente qui) è possibile personalizzare una grande quantità di parametri di utilizzo di questo obiettivo.
 
 
 
 
 
 
 
oltre che naturalmente poterne aggiornare il firmware in caso di bisogno, comodamente seduti a casa propria.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
distanza di messa a fuoco, limitatore, tipo e modalità di inserimento dello stabilizzatore integrato, i due bank di personalizzazione dell'utente.
Ce n'è tanto da confondere chiunque sulle prime.
 
Io non ho toccato niente, dovendo restituire l'obiettivo "intonso" e non avendo francamente il tempo di mettere a punto le funzionalità secondo le mie esigenze.
 
Ma sono convinto che ogni utente esperto, dopo un certo periodo di uso sul campo nel suo genere di elezione possa regolarsi l'obiettivo come meglio gli serve.
 
 
Fauna
 
Mi scuseranno i fotonaturalisti, io non faccio safari e la fauna cui ho accesso con facilità, tolti i miei cani, é in cattività. Questi scatti sono stati fatti al parco naturalistico Le Cornelle di Valbrembo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 





 
sono tutti ad F4, non ci sono interventi particolari in post-produzione.
Premere per vedere in formato 4K.
 
In autodromo
 
Con un obiettivo del genere, la qualità dell'aria non è un optional.
Specie in autodromo dove le distanze di sicurezza impongono di fotografare i bolidi da lontano.
Purtroppo nelle uniche due giornate in cui c'erano gare a Monza, l'aria era tanto intrisa di umidità che un obiettivocosì nitido in pratica la mette in evidenza come se ci fosse un setto tra te e il soggetto.
Così le foto da lontano sono venute di bassa qualità, non probanti della qualità dell'apparecchio, almeno sul piano puramente ottico (francamente, in termini di qualità pura, avrei anche potuto accontentarmi di uno zoom, nemmeno del massimo livello, oppure limitarmi al panning ravvicinato, dove un 500mm è inutile. Pazienza, magari capiterà un'altra occasione).
 
Qualità dell'aria a parte, sul piano operativo siamo in paradiso. Messa a fuoco veloce, brandeggio facilitato dal peso ridotto, stabilizzazione OK, capacità di penetrare ostacoli dissolti come se non ci fossero a tutta prova.
 
Qualche scatto tra i più riusciti (altri tra i commenti).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
700mm
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ho avuto modo di provare in autodromo nel recente passato i due 150-600 Sigma e il Nikon 200-500/5.6.
Senza nemmeno considerare la qualità di immagine, già alla prima messa a fuoco siamo su un altro pianeta.
Fidatemi di me, la differenza di costo si vede tutta, non sto a raccontarvi altre storie.
Aggancio del soggetto in arrivo a 250 Km/h ed inseguimento per tutta la curva : zero problemi.
 

 
 
 
Conclusioni
 
In conclusione, mI sono divertito ed emozionato usando questo 500mm, a mia memoria, di più che con gli altri 500mm Nikon provati in passato (ad eccezione del vecchio ed impossibile Nikon 500/4 AF-I).
 
PRO
- costruito con tutto l'amore che un orgoglioso artigiano è capace di trasfondere nelle sue creazioni più raffinate, dedicate ad una ristretta fascia della sua migliore cliente
- prestazioni ottiche e performance tecniche al di sopra di ogni sospetto.
Aberrazioni ridotte al minimo, distorsione e vignettatura trascurabili
- stabilizzazione adeguata anche sino ad 1/30''
- peso e dimensioni tutto sommato compatte, è un obiettivo che ... non pesa nemmeno dopo una giornata intera. Lo si potrebbe anche usare a mano libera, ma un monopiede in carbonio è consigliato
- buona qualità anche con il TC-1401, un 700mm F5.6 stabilizzato che continua ad essere molto compatto e prestazionale
- rapporto prezzo prestazioni da primo della classe
- da non sottovalutare nel piatto della bilancia :
1) le possibilità di personalizzazione inusitate permesse dal software Sigma e dalla USB Dock di Sigma
2) la possibilità di poter far sostituire la montatura (in fabbrica in Giappone) anche dopo l'acquisto, in caso si cambi sistema (da Nikon a Canon, da Canon a Sigma e viceversa)
 
 
 
 
CONTRO
- é un obiettivo che da dipendenza, vorresti possederlo anche se magari non ti serve veramente ! 
A me è pesato (molto) doverlo restituire 
 
 
 
LE ULTIME PAROLE
 
L'amore con cui è stato progettato e costruito e l'orgoglio di essere l'unico marchio in grado di proporre sul mercato un supeteleobiettivo professionale della migliore qualità ad un prezzo che sarebbe impensabile per Nikon, Canon e Sony, si vedono da ogni dettaglio di questo bel Sigma.
E' bello, tanto bello che é quasi un peccato portarlo fuori all'umido (non che possa patirne in termini costruttivi ... ma per il solo pensiero che si possa graffiare o macchiare ...).
Ogni dettaglio è ben dimensionato. Persino lo zaino/sacca di trasporto, gli agganci, i perni, le madreviti.
Le prestazioni sono al di sopra di ogni sospetto e francamente della migliore qualità.
 
A questo punto la scelta - al di là del prezzo vantaggioso - può poggiare su dettagli (come le personalizzazioni permesse dal Sigma e non dal Nikon) o sulle piccole fisime che ogni fotografo che punta ad oggetti di questo livello invariabilmente ha. Insomma, si può anche finire nel campo dell'irrazionale per decidere cosa comprare.
 
Rispetto all'usato "di marca" vi raccomando ancora di diffidare degli affari non garantiti o degli oggetti troppo anziani.
Riparare un coso di questi può essere un dolore immane. E in qualche occasione non è nemmeno facile o possibile. Peraltro l'usato Nikon recente se la gioca col prezzo di questo, nuovo e garantito 3 anni, per il quieto vivere di ogni fotografo ragionevole.
 
Per tutti gli altri, al di là della libidine da possesso o dalla sindrome di acquisto (malattie tutto sommato benigne, non vi preoccupate) sarà bene interrogarsi se un moderno zoom supertele non sia sufficiente per la qualità che ci serve.
 
  
 
Al di la di tutto, comunque questo Sigma è da considerare anche lui una prima scelta e non semplicemente alternativa economica all'obiettivo "originale" come era una volta.
Ma in fondo, dirvi quale comperare non è compito mio.
 
Confesso solo che io me lo sono goduto un sacco.
 
Finisco ringraziando ancora il ditributore nazionale Mtrading per averci inviato questo obiettivo in test.

 

 
 

 
 
quando si dice:  la qualita' e' tutto...!
 
 
 
Abbiamo gia' abbondantemente detto e mostrato di questo Sigma 12-24mm f/4 DC HSM Art, prestatoci per un paio di mesi da Mtrading,  nella sua piu' congeniale collocazione in ambito Nikon, ossia sulla D810, la reflex che possiede su questo marchio il sensore della migliore qualita' e densita'.
 

 
Mentre lo utilizzavo con la soddisfazione che ho raccontato ed il profitto che le mie foto, spero, abbiano espresso, mi attraversava la mente l'idea di fare la medesima esperienza collocando questo zoom (capace di un angolo di campo esteso fino a 120°), anche sulla mia D500, reflex di formato APS-C, tarpandogli quindi le ali, trasformandolo in un 18-36mm equivalente, certamente una copertura meno eclatante del valore assoluto di cui questo eccellente obiettivo e' accreditato, ma classicamente in uno zoomino 2x per un corredo da viaggio, in associazione ad un 50mm luminoso e ad un telezoom a piacere.
Per confutare le mie osservazioni conclusive dell'articolo citato, nelle quali sostenevo che 
Quote
Bene, adesso a 35mm ed anche oltre ci si arriva, gli stop di luce in piu' li compensiamo con la gamma dinamica dello splendido sensore della D500, i 12mm deformanti non ci sono piu'... e quindi...?
Resta di certo il peso...  
 
 
 
 
Ed e' stato cosi' che, approfittando di una mezza settimana progettata (in pieno fuori stagione, ad inizio di aprile) tra Cagliari ed il sud/sudovest sardo, complice un corso di lavoro della mia compagna Raffaella, ho fatto la mia borsa fotografica, appunto con gli elementi sopracitati (e qualcosa in piu') e su di una Panda in affitto ho cominciato il mio tour, alla fine del quale i 950 km percorsi, sono stranamente coincisi con il numero degli scatti (esattamente 950) effettuati con il solo Sigma Art: su un totale di piu' di 1500, quindi, il Sigma Art 18-36mm f/4 l'ha fatta da mattatore, come era nelle stelle che dovesse essere...
 
Il secondo motivo per cui abbia voluto scriverne un secondo articolo, risiede nell'entusiasmo che mi ha suscitato l'uso prolungato

di questa enorme boccia per pesci rossi 
e la curiosita' di vederlo alle prese col sensore della D500, sicuramente meno esigente di quello della sorella maggiore, ma molto piu' propenso a quelle regolazioni verso l'alto degli ISO che nelle fattispecie di ripresa di questo veloce tour sardo mi sarebbero state necessarie.
Una notazione di servizio: nel nome di ognuna delle immagini postate nelle pagine seguenti, troverete anche la focale equivalente alla quale ho scattato.
Ossia, con la ghiera di focale regolata a 12mm il file si chiamera' 18mm e cosi' via fino a 36...  e cosi' li considerero' io stesso nell'articolo
 
 
Cosa resta da dire di questo Sigma Art? nulla, a voi il giudizio: ormai gli editor di Nikonland sono diventati troppo di parte per Sigma.
E Sigma Art unitamente al profilo colore FL(at) sono diventati per me connubio indissolubile con Nikon... Scusate se e' poco!   
Primo giorno dedicato a questo obiettivo, andando dal sud verso il centro della Sardegna, per fermarci a Barumini, nella regione della Marmilla, specificamente per visitare uno dei nuraghi piu' rappresentativi (che grazie alle indicazioni delle persone incontrate, diventeranno due, anzi poi tre...).
 
Cominciamo dalla deliziosa chiesa tardogotica della Beata Vergine Immacolata, al centro di questo paesino regno delle ricerche di un archeologo sardo, nominato accademico dei Lincei per le sue scoperte, il prof. G. Lilliu.
 
Certamente un 18mm necessita per un'immagine orizzontale d'insieme, come d'uopo per documentare,  
tanto quanto di stringere l'inquadratura su entrambi gli orientamenti 
    
per meglio descrivere
Negli interni ugualmente  sia per l'insieme
 
che per la piu' evidente delle qualita' di questo obiettivo, la definizione nel particolare  sfruttando la sua massima apertura.
 
 
 
A fianco a questa chiesa sorge un'istituzione culturale, fondata dallo stesso Lilliu, che contiene "casa Zapata" un palazzo del Seicento che recentemente si e' scoperto essere stato edificato su un insediamento nuragico che adesso ingloba e, sorprendentemente...mostra!
"Su nuraxi E'Cresia" il nuraghe della Chiesa, in funzione della adiacenza ad essa.
  
       

Ovvio che in tutte queste riprese la piu' corta focale dello zoom unitamente alla qualita' dinamica del sensore D500, capace di far coesistere luci alte e basse, consentono vita facile al turista fotografo
Ma l'interesse per questa localita' sarda e' tutto orientato all'incredibile complesso fortificato Su Nuraxi, formato da un maschio di quasi 19 metri d'altezza e tre camere sovrapposte, contornato inizialmente da quattro torri nuragiche, poi affiancate da un secondo stadio di cinta e da altre cinque torri, contornato da un villaggio di un'epoca stimata tra il 17° ed il 13° sec. AC
 
 
 
La visita guidata permette di comprendere al meglio come in pochissimo tempo il prof. Lilliu sia riuscito con i mezzi ancora primigenii degli anni Cinquanta del 900, a disseppellire quelle che fino allora erano vestigia incognite e a realizzare degli studi che ne hanno fatto comprendere l'importanza, non solo dimensionale, ma storica, per la definizione del periodo nuragico della Sardegna, terra nella quale, grazie alla natura differente rispetto il resto del territorio italiano si sono avvicendate popolazioni e tradizioni antichissime, testimonianza delle quali e' rimasta piu' integra grazie, non solo all'isolamento territoriale, ma anche alla totale assenza di sismi che altrove hanno mutato orografia ed integrita' dei luoghi, rendendone difficile la trasmissibilita' e conoscibilita'.
 

 
 
I 18mm la fanno ovviamente da padrone nella maggior parte di queste riprese, giusta anche la necessita' di interporre "spazio" dove spazio proprio non esiste, tra camminamenti per popolazioni alte mediamente venti cm meno di noi e passaggi in pietra viva (e vegeta)  

caratterizzati dal buio delle camere secondarie dei nuraghi, quelle sottomesse perlomeno, fiocamente illuminati da spiragli di luce, ove non da lampadine posizionate a ... tutela della vita dei visitatori
 
             
            
 
Non ho mai corretto le dominanti di colore, per cercare di trasferire (in qualche modo) l'enorme suggestione che provoca lo spostarsi su percorsi battuti e vissuti dai nostri simili di quasi 4.000 anni fa
 
Auto ISO tra 100 e 6400, con impostato un tempo minimo da 1/125" per ottenere di scattare in tutte le condizioni di (non) illuminazione con la qualita' che a quei livelli la mia D500 consente, ma anche a luce ambiente in esterni dove diventava necessario anche chiudere il diaframma ai valori (by me) piu' congeniali a questo zoom, ossia f/8 ed 11.
In postproduzione, al PC, solo piccole correzioni del rapporto S/R sugli ISO piu' alti, su LR.
 
Il terzo complesso nuragico indicatomi nel primo giorno di perlustrazione sardo, e' non troppo lontano da Barumini, non troppo vicino: nel borgo nascosto tra i campi di Villanovafranca,
dove un battesimo si annuncia gia' dal sentiero che porta alla masseria dove si festeggera'  
 

paese ovviamente caratterizzato come il nuraghe che custodisce, da edifici costruiti in pietra viva, che al Sigma piace tanto

     
e da una piazza principale dalla prospettiva cara a tanti luoghi dell'edilizia rurale del ventennio fascista,  

 (le linee cadenti si possono dominare anche a 18mm  )
 

 

l'importantissimo complesso di Su Mulinu, che grazie ad una campagna di scavi iniziata all'inizio degli anni Ottanta e non ancora ultimata, sta dando risposta a moltissimi quesiti della storia nuragica della Sardegna, caratterizzata purtroppo dalla totale mancanza di testimonianza scritta, che non si derivi dagli oggetti che in luoghi come questo sono stati rinvenuti   
compreso un sorprendente e stupendo altare votivo dell'VIII sec AC dal fascino magnetico anche per la storia della sua scoperta narratami dalla guida eruditissima che ho avuto la fortuna di ascoltare.
    
 Che parla del periodo nuragico, di quello fenicio e di quello punico, di quello romano e di quello vandalico, dei barbari che approdarono qui in Sardegna, attraverso secoli e millenni, contribuendo alla ricostruzione storica della vita dell'Uomo.
Scienza, religione, suggestione, tutto attraverso l'occhio di pesce del Sigma Art sulla mia Nikon...
E la Sardegna non e' solo pietra, ma sopratutto mare e colore, come non ho mancato di godere durante il mio breve viaggio, rasentando spiaggie, coste, rade piu' o meno deserte (ad aprile?...non credo solo per questo, quanto per l'immensita' degli spazi ancora integri in questo versante dell'isola), ma incontrando sul mio percorso anche cave, murales (tanti, come quelli del paese di San Sperate) ed in generale, luoghi degni sempre di essere considerati fotograficamente, specie con l'obiettivo oggetto di questo articolo, indispensabile nel suo range di focali (equivalenti).
 


 

 

 
 
 

  
 
 

 
        
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 Immagini, luce, colori, con le quali il Sigma, un po' a tutte le focali (perche' nei panorami non servono soltanto i grandangoli spinti) dimostra di trovarsi a suo agio certamente quando la luce sia brillante, talvolta un po' in minor dettaglio, come gli EV diminuiscano e/o nei controluce (facili come sul formato pieno) nei quali dove piu' dove meno, compaiono i flares gia' decantati (per la loro contenutezza) nell'articolo precedente al riguardo.
Raramente quest'obiettivo mostra immagini desature o poco dettagliate. Raramente resta indifferente o causa delusione, dopo osservata la...cattura.
 (solo...non bisogna mettere umani ai bordi...neppure in APS-C)
 
Last but not least, Cagliari ...
dove i polpacci si torniscono nei saliscendi tra il centro residenziale e quello monumentale, dove camminare a naso all'aria e' consigliabile quanto l'opposto (per evitare inciampi e cadute   ), dove le vestigia di numerosi e ben concreti passati si fondono al presente di una citta' nella quale mangiare bene e' considerato tanto quanto il godere dell'assetto urbanistico curato e pulito.
Il Sigma Art 18-36/4 va a nozze con Cagliari...

       

 
             
 
       
 

 
    
 
La meravigliosa Cattedrale di S. Maria Assunta e S. Cecilia, adornata di colore e forme sia nella imponente e prospettica facciata completata in sette secoli di modifiche
          
 

 
  
 
 
sia nei suoi interni barocchi 
 
e nella imponente e ricchissima cripta 
 

(dettaglio del bordo alto dx 

a testimoniare la nitidezza di questo zoom anche ben fuori dalla zona di maf ed in condizioni di luce precaria)
 
 
 
 
Non c'e' distorsione fuori da quella prospettica, non viene mai a mancare dettaglio ai bordi immagine, non serve postprodurre se non per gli errori (possibili) in inquadratura.
Cromaticamente indenne da noia...
 
quando si dice:  la qualita' e' tutto...!

 

 
Aggiungo, per concludere, alcuni scatti realizzati in un altro importante sito archeologico sopra Iglesias, quello di Antas, dove alla meta' dell'Ottocento, il Generale Lamarmora, perlustrando alla ricerca della leggendaria citta' perduta di Metalla, si imbatte' nelle rovine puniche e romane del tempio dedicato alla divinita' primigenia del "sardopadre" chiamato Babi o Babay, rispettato nel culto romano fino alla sua riedificazione, probabilmente sotto Caracalla.
I lavori di restauro e riqualificazione del sito cominciarono solo verso il 1967 per concludersi dieci anni dopo.

        

        
 

 
Incredibile il modo in cui si svela alla vista dei visitatori, all'interno di una vallata che un tempo fu popolata da querce da sughero, probabilmente enormi come questo esemplare, segnalato sul percorso.
        
 
La mia opinione sull'obiettivo con cui ho scattato il 70% delle foto di questo viaggio (e mi riservo di integrare queste foto nel mio blog ed in galleria, prossimamente) dovrebbe trasparire dalla resa ottenuta e dalla considerazione con la quale l'ho voluto abbinare anche in questo modo improprio alla mia Nikon D500. 
Non mi pare cambi molto rispetto alla maggiore densita' di informazioni del miglior sensore della D810.
Non mi sembra di aver travisato il senso di questo progetto ottico Sigma Art, bensi' di avere suggerito una ulteriore potenzialita' di utilizzo a chi, come me, possegga corredi di formati differenti, non solo da sfruttare con le lunghezze focali maggiori, cosi' come sarebbe logico comprando una reflex APS-C oggi, in tempi di FF prestazionali e non piu' eccessivamente costose.
 
 
Ringrazio ancora Mtrading per la cortesia con la quale ce ne ha concesso utilizzo e spero di aver prodotto argomenti di interesse per altri utenti, non ancora raggiunti dalle potenzialita' di questo wide zoom.
 
Max Aquila photo © per Nikonland 2017
 
 

Salta la numerazione e dal 7200 si va direttamente al 7500, a simboleggiare che la macchina fa parte di diritto della generazione 5, inaugurata 15 mesi dal lancio congiunto di Nikon D5 e Nikon D500.
 

 
si tratta dell'estrema evoluzione della macchina amatoriale di fascia alta in formato APS-C di Nikon, secondo il filone inaugurato con D80 e D90 e proseguito con le D7000.
Le radici a pellicola risalgono in fondo alla Nikon F80 che tanti estimatori aveva a suo tempo.
 

 
le differenze a prima vista rispetto alla ottima Nikon D7200 riguardano la comparsa ... del radar di ausilio della messa a fuoco sul frontale e il display mobile al posteriore.
 

 
rispetto alla "ammiraglia" Nikon D500 al posteriore manca il joistick di controllo della messa a fuoco.
 
Però come da prassi per le macchine amatoriali, é stato mantenuto il flash pop-up
 

 
che per molti rappresenta una ragione di acquisto e per altri, pochi, una ragione di non acquisto
 
Le peculiarità della macchina, per questa fascia, sono rappresentate dall'abbandono del sensore Sony tradizionalmente (quello da 24 megapixel nell'ultima generazione) utilizzato da Nikon, per impiegare invece quello sviluppato internamente da 20.9 megapixel già montato nella D500.
 
La macchina porta con se anche l'elettronica (Expeed 5) e il sensore esposimetrico (180.000 punti).
Così è assicurata la cattura del video 4K con le potenzialità della D500.
 
Mentre mantiene l'autofocus a 51 punti delle macchine amatoriali ma qui è stata aggiunta la modalità a gruppi della D750.
 
Il corpo è in composito e il peso resta sui 700 grammi.
 
La macchina porta due schede una sola scheda SD (non UHS-II così è garantita ... l'incompatibilità manifestata già dalla D500 e sistemata con uno switch in downgrade ).
 
E una nuova batteria modello EN-EL15a, anche questa ritengo per motivi di compatibilità, non sempre assicurata con le batterie precedenti e la D500.
 
Wi-Fi, Snapbridge e Bluetooth  completano la dotazione di una fotocamera che si permette di esibire una raffica da 8 scatti al secondo con un buffer decisamente capiente (50 scatti in NEF e 100 in jpg) per una amatoriale.
 
Però i consumi sono dichiarati del 25% superiori a quelli della D7200 mentre non è previsto alcun battery-grip aggiuntivo.
 
Una bella e competente reflex di fascia media che potrebbe far vacillare nell'acquisto chi ancora possiede D80/D90/D7000 e non si è deciso, alternativamente, di passare a D500 o a D750 ... e non possiede vecchi obiettivi, dato che dal bocchettone è scomparso l'accoppiatore AI ( ) e parrebbe non funzionare nemmeno l'esposimetro (a la D70) con le ottiche senza CPU.
 
In prevendita a 1.249 dollari negli USA, consegna da giugno 2017. In kit con l'ordinario 18-140 DX in America, con il 16-80/2.8-4 in Europa.
 
L'attendiamo per poterne parlare di persona.

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