Skip to content
View in the app

A better way to browse. Learn more.

Nikonland.it

A full-screen app on your home screen with push notifications, badges and more.

To install this app on iOS and iPadOS
  1. Tap the Share icon in Safari
  2. Scroll the menu and tap Add to Home Screen.
  3. Tap Add in the top-right corner.
To install this app on Android
  1. Tap the 3-dot menu (⋮) in the top-right corner of the browser.
  2. Tap Add to Home screen or Install app.
  3. Confirm by tapping Install.
In qualità di Sigma Ambassador per l'Italia, ho ricevuto in test questo obiettivo da Mtrading Srl, distributore nazionale del marchio Sigma

22 dei dettagli costruttivi di questo apparecchio ho già parlato qui : Sigma 105mm f/1.4 Art : prova sul campo (prima parte), in questa seconda parte mi soffermerò invece esclusivamente sulle prestazioni e, soprattutto - come da mia abitudine - sulle impressioni d'uso pratiche.   Come d'abitudine da quando ho D5 e D850 che consentono una messa a punto automatica della messa a fuoco, ho fatto una verifica dell'allineamento alla minima distanza dell'obiettivo così come mi è arrivato.
Ho trovato un piccolissimo errore che si è rivelato mediamente sui 2-3 punti front-focus. Tanto che ho corretto solamente in macchina, senza nemmeno scomodare il programma Sigma e la USB Station in mio possesso.
Lo farò in un secondo momento. Già che c'ero ho voluto valutare l'entità dell'aberrazione cromatica assiale, tipicamente presente in tutti gli obiettivi superluminosi.   L'ho trovata ben controllata come si vede in questo scatto.  
anche a livello di vignettatura le cose vanno bene.
Ero particolarmente curioso perchè un obiettivo con un diametro di apertura pari alla lunghezza focale ancora non l'avevo visto !
 

diciamo che c'è una certa presenza di vignettatura tra f/1.4 ed f/2 che ad f/2.8 è quasi impercettibile e scompare ad f/4.
Perdonatemi ma io non sono amante di mattoni e di quello che succede in periferia non ho mai avuto una gran curiosità.
I miei soggetti usualmente mi seguono al centro e tanto mi basta.
Per vedere la forza dell'obiettivo già a tutta apertura ho provato con le modelle di casa :


e poi con il mio migliore amico

qui ripreso nel suo giardino

il dettaglio a tutta apertura fa impressione, per nitidezza e per tridimensionalità delle forme.
L'obiettivo sa essere delicato con la luce giusta

f/1.4

f/2.8
anche in studio si dà da fare ma con meno incisione del 135/1.8 Sigma Art

f/1.4

f/8

f/16
probabilmente di fronte a questa prova, se avesse avuto la parola, mi avrebbe insultato : ehi, ma ti pare che io mi debba sforzare per cosette del genere ?
Sfuocati
Come sappiamo la qualità dello sfuocato di un obiettivo dipende anche sempre dalle proporzioni tra soggetto e sfondo, oltre che dalle qualità ottiche.
Non è prevedibile e in molti casi si finisce con il dare giudizi inesatti.
Due punti di vista differente, sempre ad f/1.4


e con davanti un soggetto con tanto di colpo di flash

 
sfondo ordinato e sfondo chiassoso







 
vari soggetti ravvicinati




e differenti punti di luce e di colore sullo sfondo
In azione
ma non è così che mi esalto. Se mi date in mano un centocinque io cerco un soggetto che lo possa valorizzare.
E mi interessa soprattutto come lo sfuocato contribuisce a rendere il soggetto
In questa serie le lucine led colorate dietro alla testa di Sonia, stanno a circa 2 metri.
Lei è illuminata con un led bianco a 4550 K, -3

  

se in perfetto piano i due occhi sono entrambi nitidissimi.
Altrimenti solo l'occhio è nitidissimo (con enfasi sull'issimo !) ma il resto del soggetto viene reso in modo molto graduale, sfumando.
Diversamente dal 135/1.8 che crea una specie di campo spazio-temporale tra ciò che è a fuoco e ciò che non lo è.
Allontanandoci dall'occhio tutto diventa progressivamente più morbido ma resta comunque leggibile.
La messa a fuoco è rapidissima e precisissima. Nessuna incertezza. Nessun rumore, anche in condizioni molto sfidanti (due ventilatori e un sacco di capelli ... !)




 
e si può giocare all'infinito con gli effetti dello sfuocato. Tutto ciò che vedete qui sotto è ad f/1.4 o al massimo, ad f/2

 






 
alla prova dei fatti mi sono ritrovato a scattare oltre il 70% dei circa 8000 scatti di queste settimane, sotto ad f/2.8.
Quindi non chiudiamo mai il diaframma ?
Ma si, però non si ottiene altro che avere tutto a fuoco, come segue :






con risultati abbastanza ... abbaglianti che mi piacerebbe già vedere stampati.
In location
Usciamo dallo studio e continuo a ritrovarmi ad usarlo sempre a tutta apertura.
 
 
 dettaglio 
perchè tanto anche ad f/1.4 quello che è a fuoco è perfettamente nitido
 
 
 
 
 
insomma che limiti ci sono ? Nessuno, direi, nemmeno a trovarlo.
E' un obiettivo che dà assuefazione. Quasi ... una droga.

davanti una lampadina da 150w, dietro un faretto più potente, 3200 ISO.
 
Potrei mettere altre foto, magari nei commenti, non vorrei sembrare ridondante ma mi pare di aver già detto tutto e passiamo alle conclusioni.
PRO
- costruttivamente è una capolavoro. Pochi, pochissimi obiettivi sul mercato possono vantare un livello costruttivo e una cura di questo livello. Quel paraluce, quel paraluce !
- tutte le caratteristiche ottiche - almeno quelle che per me contano - sono ben controllate con difetti - tipici dei superluminosi - ben attenuati
- nitidezza esagerata già a tutta apertura. All'atto pratico è inutile chiudere il diaframma. Se volete potete farlo, ma perchè usare un obiettivo del genere ? Certamente in borsa avrete anche un 70-200/2.8. Se volete chiudere, fatelo con quello !
- sfuocato ben impostato in tutte le condizioni, basta imparare a servirsene, in particolare quello che sul soggetto - più che sullo sfondo - contribuisce a creare l'illusione di tridimensionalità del soggetto stesso.
Non siamo in una dimensione onirica o artistica, qui c'è scienza, non occultismo.
CONTRO
Non saprei. Il prezzo mi pare in linea con la costruzione. Il peso e l'ingombro sono figli del progetto.
Se devo proprio cercare il pelo nell'uovo, ci vuole la borsa grande, perchè nei normali scomparti delle borse piccole semplicemente non ci sta !

Concludendo
Personalmente continuo a preferire il 135mm per rendere al meglio la testa e le spalle.
Ma con il Sigma 135/1.8 Art quando ci si avventura verso la figura intera, ci si scopre a montare un cavallo selvaggio, difficile da domare.
Questo 105 ha caratteristiche molto più simili a quelle del 85mm Art.
Ma di questo parleremo in un altro articolo di confronto.
Credo in estrema sintesi che Sigma con questo oggetto abbia veramente contribuito alla storia dell'ottica in formato 35mm. Difficile stargli alla pari. Improbabile andare oltre.
 
Se ve lo potete permettere, anche se non vi serve davvero, compratevelo. Mi ringrazierete in eterno.
Per quelli che sono abituati ad andare all'Ikea con il metro di carta per misurare cassettiere e scarpiere in base alle dimensioni del loro piccolo garage : fatene a meno, ci sono ottimi zoom midrange per voi in liquidazione !

Sentiti ringraziamenti a Mtrading Srl, distributore nazionale di Sigma.
Compratelo con la loro garanzia, il piccolo risparmio del mercato parallelo non vale la differenza ! Credetemi.

In qualità di Sigma Ambassador per l'Italia, ho ricevuto in test questo obiettivo da Mtrading Srl, distributore nazionale del marchio Sigma


Giuro che se solo due anni fa qualcuno mi avesse promesso un 105mm f/1.4 lo avrei preso per pazzo. Mi sarei sinceramente accontentato di un normalissimo f/2 purché aggiornato alle qualità dei sensori super-ricchi di oggi.
Nikon ci ha stupiti con la presentazione - a sorpresa - del suo 105/1.4E che io non stento a definire leggendario (ne abbiamo parlato qui Nikon 105mm F1.4E : è nata una leggenda (test/prova) e più di recente Max ha dichiarato che : Nikon 105mm f/1,4E : mi basta 1,4 ...)
Poi Sigma è uscita con il suo strepitoso 135/1.8 Art (Sigma 135mm F1.8 Art : il mustang (test/prova), Sigma 135mm F1.8 Art : fashion per strada, Sigma 135mm f/1,8 Art: il Teatro della Vita) e pensavamo di avere già tutto quello che la vita può offrire al fotografo ritrattista.
Ma viviamo in tempi fortunatissimi per il fotografo e Sigma ha pensato che più avanti ci fosse ulteriore spazio, proponendoci questo nuovo 105mm f/1.4, ovviamente della linea Art che va a completare un trio eccezionale, insieme a quel 135mm e all'indimenticato 85/1.4.
Questo nuovo 105mm in realtà non sembra pensato per il "semplice" ritratto, la sua connotazione d'eccezione si vede già a prima vista.
La costruzione, le dimensioni, le proporzioni sono tali da farlo uscire immediatamente dall'ordinario, nemmeno fosse un superteleobiettivo.
E proprio per questa ragione ho deciso di rendere adeguata giustizia ai dettagli costruttivi di questo apparecchio da fotografia con il giusto numero di immagini, tanto da aver suddiviso in due la prova che, per la parte fotografica prosegue qui : Sigma 105mm f/1.4 Art : prova sul campo (seconda parte)
***
Come è fatto ?
Nessuna novità per quanto riguarda la confezione - la classica scatola in robusto cartone bianco con le scritte nere e grigie - l'astuccio in cordura.
Ma aprendo la confezione salta subito all'occhio il paraluce - enorme ! ci sta dentro quello del Nikon e avanza spazio tutto intorno per metterci il dito indice - e il collarino del treppiedi già montato sull'obiettivo.
C'è anche un anello di gomma di cui diremo più avanti.

il paraluce in plastica rinforzata con fibra di carbonio è proprio fantastico. Il fermo è degno di quello dei teleobiettivi serie Sport, forte, robusto e ben rifinito.




del resto il diametro dell'innesto dell'obiettivo è pari alla sua lunghezza focale - 105mm ! - quindi si capiscono bene le proporzioni raggiunte.
In effetti l'obiettivo nudo è un pò tozzo - largo quasi quanto è lungo - con il paraluce diventa più elegante.

il tappo anteriore da 105mm

il peso è ben bilanciato e l'obiettivo sta in piedi poggiato sul piedino del treppiedi.

la lente anteriore è enorme, quasi quei 105mm ma lo è altrettanto quella di uscita, come ben evidenziato in questa foto

di profilo, senza paraluce, montato sulla mia testa Manfrotto 0400

il complesso completo innestato sulla mia Nikon D850 a dimostrazione che richiede a gran voce un corpo macchina di dimensioni adeguate per ben figurare.

senza collarino del treppiedi effettivamente il baricentro forzerebbe verso l'anteriore se montato per la fotocamera.
Ritengo quindi che la scelta di Sigma, certamente un pò controversa, di mettere - credo sia la prima volta nella storia - l'attacco del treppiedi su un 105mm sia condivisibile.
 

qui è sempre con "dietro" la mia D850, montato su una testa Genesis da 40mm
e poi da solo, in viste differenti



 
lato comandi, nessuna novità. C'è solo il commutatore AF-MF, non è stato previsto il limitatore della messa a fuoco che c'è invece nel 135mm.


il macrhio Sigma Art, Made in Japan, la scala delle distanze, le tacche di allineamento



il marchio 018 anche sotto al fusto (anno 2018)

il piedino, come dicevo, è degno di un supertele, così come tutto il collarino.
Per un uso da studio o in fotografia all'aperto con tempi molto lenti, credo che il collarino sia obbligatorio.
Ma per un uso a mano libera alla lunga diventa fastidioso.
Per questa ragione Sigma ha correttamente previsto un facile smontaggio di tutto l'apparato.
Basta far ruotare il collarino fino alla tacca con la serigrafia "Remove" e sfilarlo verso il retro.

viene fuori facilmente




e al suo posto si può montare l'anello in gomma in dotazione

che va a coprire le teste delle viti di guida della rotazione del collarino

rendendolo a mio avviso più elegante e maneggevole




l'anello riporta inciso 105mm e una volta montato sembra esserci sempre stato.
Complessivamente è difficile - in ogni fascia di prezzo - trovare un obiettivo oggi sul mercato con questa qualità costruttiva.
Si deve far riferimento almeno ad un 200mm f/2 o comunque alla categoria dei superteleobiettivi.
Oggetti costruiti per durare tra gli abusi e di costo pari ad un ordine di grandezza superiore.
Perchè certo, anche a 1550 euro Sigma questo obiettivi non lo regala. Ma andate a vedere il prezzo di listino di un 200/2 prima di dire che è caro.
Nella stessa fascia, invece, praticamente ogni proposta di ogni altro marchio, di focali paragonabili, costa di più ma con la sola eccezione di Zeiss, cui Sigma ha più volte detto di volersi confrontare, è difficile trovare un tale rapporto prezzo/costruzione.
Insomma, ce n'è di che innamorarsi a prima vista, ancora prima di averlo visto in azione.
E' il momento di vedere come va sul campo nella seconda parte dell'articolo (qui Sigma 105mm f/1.4 Art : prova sul campo (seconda parte)) cui gli impazienti saranno già andati guidati dai miei primi scatti di test pubblicati qui sotto nei commenti.

A due anni dalla sua presentazione, avendolo avuto a disposizione solo durante qualche Nikon day, in condizioni tutt'altro che stimolanti, consapevole della sua eccelsa qualità grazie al lavoro di Mauro Maratta , all'interno del quale mi risulta sempre distinguibile, anche rispetto ad altre ottiche di eccellenza in suo possesso, ho avuto il privilegio di riceverlo in prestito e di sottrarglielo ai suoi set per un paio di mesi, durante i quali sono riuscito ad utilizzarlo in alcune occasioni ben differenti per contesti e pretesti, ma rendendomi ogni volta conto delle sue prerogative:
quelle di un'ottica da ritratto dall'estrema luminosità che non è la sua unica qualità, rispetto alla caratterizzazione che questa sua natura imprime alle immagini riprese.
 Non si parla solamente di profondità di campo,

quando si fotografi con un mediotele, come questo Nikon, alla sua massima apertura di f/1,4 : ma delle vibrazioni dello spazio circostante al piano di messa a fuoco.

Piano di messa a fuoco che deve essere scelto senza casualità, perchè a seconda dalla distanza da esso, DEVE essere esattamente il punto di convergenza delle linee curve che compongono un'immagine fotografica,  meramente bidimensionale, creando l'illusione della tridimensionalità attraverso un utilizzo coerente delle sorgenti di illuminazione.

Detta così sembra una via di mezzo tra metafisica e alchimia, ma più ho l'opportunità di fotografare con obiettivi di questa caratura, più divento sensibile a "differenze di comportamento" di queste ottiche che esautorano dalle mere leggi della fisica, ovviamente senza sconfinare nella magia, ma frutto della cosciente e capace progettazione che i mezzi attuali consentono agli ingegneri ottici.

La naturale capacità di isolare il soggetto dell'immagine in un cerchio di nitidezza tutto suo, dedicato, appare abbastanza più chiaro, quando la distanza dallo sfondo (da meno distinto ad indistinto) sia breve, quasi complanare ...
piuttosto che  nelle immagini dove mettiamo in fila i piani prospettici, allo stesso scopo

la differenza data dal contrasto cromatico di una parte degli elementi di un soggetto,
lo rende maggiormente percepibile a parità di condizioni di ripresa, fino a immaginarlo ancora più delineato di quanto non sia nella realtà
Nulla vale quanto uno sfondo adeguatamente lontano per accentuare la sensazione di stacco
Ma, psicologicamente, aiuta ulteriormente un segno dalla doppia valenza dimensionale, a raffigurare una maggiore tridimensionalità

 
spesso basta un solo gesto del soggetto...anche e sopratutto di direzione opposta alle linee di interesse dell'immagine
così come il movimento di una sequenza, insieme all'apertura massima di obiettivi come questo Nikon 105/1,4E , consentono di aumentare  questa sensazione di realtà
non meno presente che nei singoli fotogrammi di una sequenza


dove l'attenzione si concentra sul soggetto a fuoco, invece che sull'oggetto della sua attività (la pallina) pur se presente (ma non nitida) nell'inquadratura, o addirittura assente
Questo obiettivo racchiude in se tutte le prerogative dei superluminosi qui descritte, sommandole ad una particolare sensibilità alle prospettive curvilinee, che non ho riscontrato con la stessa evidenza su altri progetti ottici: l'effetto è di morbidezza dell'immagine, genera una sensazione di "abbraccio" della parte del soggetto su cui si metta a fuoco, che non significa assolutamente carenza di dettaglio, ma che fa passare in secondo piano, anzi in elemento compositivo anche la vignettatura che a TA risulta naturale riscontrare ai bordi immagine (ben correggibile, volendolo, in postproduzione....)





come ben riscontrabile, ogni parte dello sfuocato dell'immagine, concorre a ricreare questo inseguimento, questa convergenza verso le parti a fuoco del soggetto
  (spesso solo parti di esso)
       
lo sguardo, ogni gesto, assistono un dialogo iniziato dall'obiettivo che conferisce il suo taglio all'immagine
  
  
e, come detto, le condizioni di illuminazione diventano componente determinante nella definizione maggiore o minore del soggetto, ovviamente come nel controluce diretto...
   

 il gesto e lo sguardo, unitamente agli f/+aperti di questo obiettivo,

 risolvono anche gli spazi confusi di una scena difficile
e trasferiscono all'osservatore comfort e tranquillità visuale

e domina con questo intento la luce disponibile sulla scena

indipendentemente dall'interesse suscitato dal piano di messa a fuoco scelto...

 

 massimo, ovvio se coerente col soggetto stesso
e tanto di più, se rispettoso dei canoni dell'inquadratura 
Anche quando macchina ed obiettivo stiano in mani ...inconsapevoli di tanta capacità   (dai...che ti faccio una foto, se no tu non ci sei mai...)

  dall'immaginazione, alla decodifica, fino nel dettaglio del concetto.


  
un obiettivo sempre....suggestivo !

 

Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018
 
PER AGGIORNAMENTI (quotidiani) CONSULTATE IL NOSTRO CLUB DEDICATO ALLE MIRRORLESS NIKON (QUI)
 
Dopo mesi, anni di rumors e dopo la pubblicazione del teaser video del nuovo sistema, due giorni fa, ad un anno dal lancio della Nikno D850, Nikon ufficializza di fatto il proprio impegno in campo mirrorless.
Lo fa senza sbottonarsi troppo ma puntando ai due-tre aspetti fondamentali che credo soddisferanno tutto il numeroso popolo di nikonisti qui in ascolto e in visione.
Il nuovo sistema va oltre le capacità acquisite nell'ultimo ... secolo.
C'è un nuovo attacco differente dal tradizionale Nikon F che risale al 1959.
C'è un adattatore che consente l'utilizzo delle ottiche Nikon F.
 
 
 
la frase di rito
ci lascia tiepidi.
E' stata abusata in passato, anche in quello recente - per le Nikon 1, la precedente esperienza mirrorless di Nikon ma in formato piccolo - e non può rassicurare del tutto chi preferirà continuare ad utilizzare le reflex. Ci vorranno i fatti per rafforzare questo impegno.
Ed io credo che li vedremo solo con il lancio di nuovi importanti obiettivi Nikkor F a cominciare dal prossimo ed imminente Nikno 500/5.6E PF.
La nostra fortuna in questo campo è che intanto Nikon ha raggiunto vette qualitative difficili da superare con la generazione 5 di reflex (D5, D850, D500 e D7500) che pensiamo possano bastare se non per sempre, per almeno un lustro.
Ma il futuro sarà pieno di mirrorless.
Era ora, oramai non è una novità anche in casa Nikon. Ma proprio il 25 luglio, anniversario della fondazione - nel 1917 - di Nikon, era arrivato il momento di togliere tutti dall'equivoco.
Da adesso se ne può ufficialmente parlare.
Tanto che Nikonland apre un Club dedicato per intero a tutte le mirrorless Nikon che scommettiamo sarà molto più vivace di quello un pò sonnecchioso riservato lo scorso anno alla D850.
PER AGGIORNAMENTI (quotidiani) CONSULTATE IL NOSTRO CLUB DEDICATO ALLE MIRRORLESS NIKON (QUI)
Questo articolo è uno scherzo, perchè mette accanto due fotocamere che fanno parte di due diversi modi di inquadrare e scattare una foto, il mondo delle reflex vs il mondo mirrorless...: due mondi compatibili tra essi, quanto quello delle automobili rispetto quello delle motociclette.
Modi differenti per ottenere lo stesso fine, quindi ...uno scherzo !

 
 
Ma stiamo infilandoci a mani basse nella vexata quaestio che da ormai più di un lustro coinvolge appassionati praticanti e smaliziati professionisti nella disamina dei pregi e dei difetti (oltre che dei "desiderata"), di entrambi i sistemi in maniera talmente accorata e faziosa da rendere questo ormai il primo interrogativo di un principiante che voglia accostarsi alla fotografia e non riesca più a capire nulla se abbia più senso una Sony a7III giunta alla terza generazione di un stirpe simillima di mirrorless, piuttosto che Nikon la quale,  pochissimi mesi prima di questa Sony, se ne venga fuori con una reflex di quarta (?) generazione digitale, come la D850, capace di prestazioni talmente raffinate da fare il vuoto nelle vendite, ma sopratutto nelle richieste inizialmente inevase, di altrettanti fotografi, ugualmente accaniti.
Allora, motivo di questo articolo è di certo la domanda
se sia meglio l'uovo di oggi (le Sony ultime uscite) piuttosto che non la gallina che a quelle uova ha dato forma (la tradizione delle reflex digitali degli ultimi dieci-quindici anni) 
E siccome mi sono trovato nella contemporanea disponibilità temporanea di questa Sony a7III di recente commercializzazione, insieme ad una Nikon D750, macchina del 2014 che rappresenta in ambito reflex il suo potenziale confronto, in relazione alla stessa densità di pixel del sensore (poco più di 24 Mpx per entrambe) e della fascia di utenti alle quali sono destinate, ossia fotoamatori evoluti, professionisti alla ricerca di economie di esercizio e simili, non mi è parso vero di accostarle e contrapporle, più materialmente che fotograficamente, per stabilire se i presupposti di chi disputa intorno ai rispettivi pregi e difetti sia conscio davvero delle relative distanze (o vicinanze)  
 
 
Partiamo dal Primo Assunto  ?  (quello che ci ha un pò tutti affascinati all'alba della presentazione di questi sistemi...)
 La mirrorless è una macchina più piccola, compatta e leggera di una reflex  
 
Sony a7III: dimensioni 127x96x74 mm  peso: 650g


Nikon D750: dimensioni 141x113x78mm  peso: 750g
 
In effetti, affiancate, queste differenze non sembrano abissali

a cominciare proprio dallo spessore, la dimensione che in una mirrorless ci aspetteremmo ridotta rispetto una reflex in virtù dell'eliminazione dello specchio, ma che nello specifico differisce di soli 4mm: un inezia, come in effetti anche le altre due dimensioni, nelle quali questa Nikon che non è certo la più compatta del catalogo, risulta più larga di 14mm e più alta di 17mm (considerata anche la presenza del flash pop up, assente sulla Sony 7m3).

La differenza di peso?  ... 100 grammi....    determinante ?

 

Andiamo al Secondo Assunto?  
L' ergonomia delle reflex è migliore di quella delle mirrorless
In realtà su queste due fotocamere la sensazione di maggior volume delle reflex è certamente dettata dalla differente prominenza delle impugnature,  più arrotondata e continua quella della reflex, appuntita e magra, l'altra
elementi questi, che poi fanno la differenza nell'utilizzo, come risulta ben chiaro in condizioni operative,  quando nell'insieme le potenziali differenze si affievoliscono ulteriormente: come facilmente valutabile con due relativi zoom 24-105mm f/4 sia alla minima escursione dei barilotti...
...sia alla massima... 
Altra cosa che diventa rimarchevole è lo spazio residuale tra impugnatura ed obiettivo, nel caso si montino obiettivi impegnativi come questi zoom
pochino sulla Sony, rispetto il barilotto dell'ottica...

decisamente più agevole l'handling con la Nikon, con montato un 24-105mm peraltro dal diametro leggermente superiore a quello montato sulla mirrorless...
Per non parlare poi di quando si vogliano utilizzare ottiche ben definite, come possano essere dei fissi luminosi, qui due ottiche da 85mm ...ma di luminosità differente, per cui la "piccola" mirrorless trasmetterà a chi la impugni la sensazione apparente che l'ottica sia del tutto sproporzionata  rispetto la compattezza originaria del corpo macchina:  però se è quella l'ottica che ci serva...come si fa? si ricompra una reflex?
Se non si debba/voglia/possa acquistare un'impugnatura aggiuntiva, la soluzione più comoda tra i due corpi macchina, in funzione delle ottiche, è a mio parere ancora la reflex D750,

grazie alle sue quote rassicuranti che ne consentono un utilizzo in scioltezza anche con ottiche professionali per peso e dimensioni, senza sbilanciamenti nè eccessiva trazione del corpo macchina sul palmo della mano (che alla fine di una sessione di scatto con la Sony potrebbe restare dolorante e/o intorpidito)

 
d'altro canto se Sony stessa, parallelamente ai Vertical Grip dedicati alle sue serie 7 e 9 ha previsto anche questo accessorio GP-X1EM, estensione dell'impugnatura,
   
...ci sarà pure la sua brava ragione ? 👻

 
Potrebbe essere considerazione relativa all'ergonomia, ma questo Terzo Assunto fa storia a sè...:
Le mirrorless sono fotocamere con enormi possibilità di personalizzazione dei comandi, rispetto le reflex. 
Vero o falso ?  Andiamo a guardare Nikon D750 e Sony a7III

Ponte di comando superiore: si nota immediatamente sulla Sony l'assenza di alcun display, invece ben piazzato sulla Nikon, col precipuo scopo di poter dare uno sguardo a macchina accesa alle regolazioni delle principali funzioni in diretta, senza dover premere alcun tasto info, (peraltro disponibile sul pannello posteriore della reflex a servizio del monitor).

Il multiselettore della reflex sulla sinistra consente la regolazione coassiale dei modi e dei program di funzionamento della reflex, due posizioni di memoria funzione customizzabili, tutti i modi di trascinamento del motore della macchina, compresi autoscatto, mirror-up e funzionamenti silent. Mentre a destra,  oltre al pulsante di accensione e scatto ed a fianco quello video (diretto) , a portata dell'indice due tasti importanti dedicati all'esposimetro ed alla correzione dell'esposizione, da premere contestualmente alla rotazione della ghiera posteriore per la relativa regolazione.

Nella mirrorless a sinistra vediamo spazio bastevole per un eliporto (?) 😄 inspiegabilmente privo (per motivi di continuità estetica con le serie precedenti?) del commutatore che solo nelle a9 consente la regolazione di funzioni che in questa ML devono essere delegate a tasti personalizzabili.
Sulla destra oltre al pulsante di accensione e di scatto fotografico (quello video è altrove e va abilitato dalla ghiera del modo) la ghiera dei modi di scatto e quella di correzione dell'esposizione, rotativa e sprovvista di blocco, oltre a due dei quattro principali pulsanti custom della fotocamera, da dedicare alle funzioni che più ci piacciano.

Pannelli posteriori?
 
A partire da sx in alto una serie di sette pulsanti, ognuno dotato di serigrafie con la/le funzioni cui è demandato, ormai standard nelle reflex Prosumer Nikon, (differerente l'impostazione nelle fotocamere PRO), in buona sostanza tutte quelle che si utilizzano più di frequente, tra le quali le regolazioni di White Balancing ed ISO. Alla dx del monitor i pulsanti di blocco Ae/AF, quello info relativo alla schermata d'insieme delle funzioni operative ed il multiselettore/navigatore, sotto il quale il tasto per i Live View.
 
 Sulla Sony a7III il pannello posteriore raggruppa la maggior parte dei pulsanti personalizzabili, tra i quali, al centro, spicca il pulsantino "fn" che io amo in quanto raggruppa dodici possibilità di personalizzazione di altrettante funzioni e, premendolo, appaiono tutte insieme in maniera da consentirne non solo la regolazione, ma di fare mente locale se oltre a quella funzione per la quale lo abbiamo pigiato, non ne se ne debbano regolare anche altre...: in sostanza sopperisce alla mancanza di un display funzioni come quallo presente sul ponte superiore di una reflex.
A parte il tasto fn, sul pannello posteriore di questa Sony (e di ogni altra) ogni pulsante risulta personalizzabile anche a dispetto delle serigrafie che ci potrebbero aiutare a ...ricordare a cosa corrisponda che...
Motivo per cui disponiamo quindi della bellezza di dieci diversi tasti custom, oltre ad fn, alle posizioni di memoria del selettore principale in torretta ed ai banchi di memoria dentro il menù...
Il problema sta tutto nella nostra capacità di ricordare quale sia il pulsante al quale abbiamo dedicato la funzione che ci occorra: servirebbe un foglietto di carta promemoria...
Probabilmente ritengo sia un approccio complesso, questo alle mirrorless in questo ambito, perchè vengo da più di trent'anni di reflex e per giunta prevalentemente dello stesso marchi, avendo quindi segito sempre gli stessi percorsi mentali posso non essere obiettivo in questo mio giudizio: 
mi aspetto quindi i commenti degli utenti più giovani nell'approccio alla fotografia digitale, che mi rispondano loro su cosa ritengano più immediato: se un approccio visivo con un numero contenuto di pulsanti, sempre dedicati a quelle funzioni, oppure questa facoltà che ci concede Sony di estrema personalizzazione di una fotocamera.... tale che due utenti della stesso modello possano per assurdo trovarsi a disagio se si scambiassero le loro Sony...
Al contrario di due fotografi che usino Nikon.
 
E in assoluta coerenza col precedente, enunciamo anche il Quarto Assunto:
il Menù Funzioni delle Sony è caotico  😵
 Beh... sicuramente più elegante e moderno nell'interfaccia grafica
rispetto alla grafica Nikon identica, salvo qualcosa nella cromia, rispetto a quella delle prime sue reflex digitali del 1999, ma che si distingue ancora oggi per la sua "noiosa" chiarezza

sia per la coerente divisione in blocchi per funzioni, sia per la comprensibile definizione delle funzioni stesse.

 Sony, inspiegabilmente, spesso mischia funzioni differenti tra loro

e le definizioni delle stesse spesso non appartengono al glossario della fotografia corrente (per dirne una, il concetto di "enfasi equilibrata" come via di mezzo tra priorità allo scatto o all' AF mi fa sempre sorridere), ma la densità delle pagine di cui ogni sezione del menù è affollata è davvero troppo: passi certamente il fatto che la duttilità dello strumento Sony è estrema, ma di pari passo la difficile interazione con l'utente meno che esperto. 
 
Un menù Nikon, invece, è pressocchè per tutti... 😊

  
 
Come vedete non mi sono sognato di addentrarmi nelle differenze (o comunanze) sostanziali che denotano le caratteristiche delle due fotocamere: ho voluto solo parlare degli aspetti più superficiali ma non per questo meno utili a condurre una scelta per stabilire quale sia il sistema preferito a chi si ponga questa domanda.
Se vi chiedessi con quale macchina abbia scattato le seguenti coppie di immagini, senza scaricarne gli EXIF, non sapreste dirmi quali con Nikon e quali con Sony e con entrambi i sistemi saprei descrivervi punti di forza e punti di debolezza...
 
    
  


Non sono d'accordo sul fatto che determinate innovazioni introdotte da Sony suelle sue mirrorless siano trascurabili e tra queste considero importantissime la grande diffusione di sensori AF sull'intero fotogramma oltre che la stabilizzazione del sensore.
Opposte fazioni si agitano circa la importanza di certi aspetti: a me preme ricordare che veniamo dalle reflex ma ci dirigiamo a grandi passi verso le mirrorless.
Alla grande innovazione dell'introduzione del mirino elettronico, fa da contraltare di certo la grande luminosità relativa di un mirino ottico con un obiettivo f/1,4 attraverso il quale si valuti la scena a tutta apertura...ancora inarrivabile ! I sistemi AF attuali sono tutti perfettibili ancora. le schede di memoria stanno per essere ancora perfezionate in step ulteriori di velocità di scrittura e capienza di immagini dinamica di immagine e velocità dei buffer sono ancora aspetti sui quali si giocano forti differenze tra i due sistemi Non ho dubbi che la mia prossima fotocamera sarà una mirrorless di ultima generazione: il nostro attuale,  è un momento bellissimo !
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018
Siamo in un'epoca nella quale si acquista in maniera compulsiva, spesso senza parametrare le esigenze reali al costo degli oggetti che compriamo.
L'obiettivo di questo test, un mediotele da 85mm f/1,8 presentato da Nikon parecchi anni fa, nel 2012, appartiene ad una rara categoria, quella degli obiettivi di buona resa venduti ad un prezzo davvero contenuto (si trova con garanzia ufficiale a poco più di 530 euro) e ce lo siamo fatti prestare da Nital, che ringraziamo, proprio per completare la recente disamina delle focali fisse da luminosità f/1,8 che abbiamo sottoposto a test su Nikonland negli ultimi mesi: un nutrito gruppo di obiettivi (20-24-28-35-35dx-50 e questo 85) con i quali è facile mettere su un corredo di fissi di qualità anche elevata, senza dover spendere necessariamente cifre sconsiderate, magari in attesa di fare una scelta definitiva.

Stiamo parlando inoltre di un obiettivo compatto per dimensioni 
accreditato da uno schema piuttosto semplice da 9 lenti in 9 gruppi 
senza elementi speciali, diaframma a 7 lamelle (anche questa una scelta di economia) soli 350 grammi di peso e con diametro da 8 cm (filtri da 67mm) per una lunghezza di soli 7,3cm
Motore SWM silenzioso e performante, certamente più del fratellone f/1,4 (che ho a lungo posseduto), costruzione Internal Focusing, selettore AF/MF come unico comando,
 
maf minima ad 80cm dal piano focale, lente frontale piuttosto incassata
  ciò nonostante dotato di un paraluce HB62 (all plastic anche lui)

davvero fortemente dimensionato per le esigenze reali di questa focale, anche tenendo in debito conto la potenzialità di vignettatura che possa ingenerare
  Made in Thailandia, come molti degli obiettivi di questa serie,
ghiera di messa a fuoco manuale stretta ma comoda, riferimenti di maf in metri e piedi, leggibili attraverso una piccola, usuale, finestrella, davvero sempre auspicabile 
(considerato il fatto che il 35/1,8DX ne è privo) 

Un obiettivo senza fronzoli, ma dotato di tutto ciò che ci si aspetti, che montato sulla reflex realizza un sistema ergonomico e compatto 

Abbiamo già scritto, anni fa, di questo 85/1,8, in questo articolo di Mauro Maratta, nel quale è stato ribattezzato come "il disinvolto".

E la prima impressione di questo mediotele è proprio quella di trovarsi a suo agio in molti generi oltre a quello precipuo del ritratto, già ben considerato nell'articolo linkato prima.
Il mio approccio con questo 85mm è stato proprio quello di obiettivo descrittivo di contesti, per saggiarne le qualità su parametri come quelli relativi a cromatismo, contrasto, nitidezza.

Fin dalla minima distanza di messa a fuoco si evidenziano pregi e difetti di questo obiettivo, i primi ben più in evidenza dei secondi, esistenti ma solo ad esame accurato.
 Brillante e nitido, senza essere eccessivo nel contrasto,
come ho invece sempre trovato altre ottiche di questa serie, come il 20/1,8 ed il 50/1,8 mi pare sia un obiettivo "facile" da utilizzare sia in ripresa, sia, dopo, in postproduzione, per accentuare gli aspetti che si vogliano valorizzare, a partire dalla saturazione (mai eccessiva), a finire alla vignettatura (facilmente presente, anche ai diaframmi intermedi, seppur accettabile)

La resa della luce gioca un ruolo determinante con un'ottica del genere, che inquadra un soggetto nel suo contesto, il quale diventa parte integrante dell'inquadratura e va gestita tanto quanto il soggetto principale
 
Sia nel caso di sfondi confusi e disturbanti


sia, nel caso opposto, di sfondi uniformi e contrastati, il Nikon 85/1,8 si comporta egregiamente, staccando il soggetto dallo sfondo quanto si desideri, dai diaframmi più aperti fino a quelli intermedi, per quanto quelli che io uso maggiormente su obiettivi del genere, raramente superano f/4

     

Anche nel controluce e col soggetto (difficile) in ombra, è poi facile gestire attraverso i software di sviluppo del file le necessarie correzioni tra alte e basse luci

Il punto debole di questo 85/1,8 è piuttosto, a mio modesto avviso, il diaframma non particolarmente circolare (a 7 lamelle solamente) che non consente transizioni morbide nello sfuocato e si vede con i soggetti più densi di riferimenti lineari, architettonici, per esempio
f/2  f/4
e diaframmare aiuta a render meglio il soggetto, pur riconoscendo sempre sul dettaglio dei contorni delle parti fuori fuoco
una persistente aberrazione cromatica  (facilmente riducibile in PP)
Obiettivo dotato sempre di nitidezza adeguata anche ai soggetti più difficili da rendere
 
(crop 2.5x)
certamente, non a livello di un obiettivo macro, come questo mediotele certo non è, per quanto capace di descrivere con efficacia anche alle sue distanze ravvicinate
 f/2
 f/4
o di definire i piani prospettici semplicemente, diaframmando
f/4  f/11
chiaramente la sua essenza è e rimane il ritratto, ambientato o menof/2,8

e le sue dimensioni contenute aiutano a non essere notati mentre si scatti, anche a breve distanza

f/4
 

anche in condizioni di illuminazione difficile o contrastata da ombre nette
  
  

Basta ridargli illuminazione e contrasto luminoso e da strumento di documentazione ecco che torna a fare il ritrattista, anche ...di spalle !😄
   
A mio parere questi sono i suoi...
pregi:
dimensioni, peso e costo più che adeguati mediotele brillante e contrastato senza sbavature AF veloce, silenzioso, efficiente nitidezza a tutti i diaframmi, anche a quelli più aperti difetti:
costruzione in plastica thai sfuocato non eccezionale aberrazione cromatica e vignettatura paraluce dalle dimensioni, a mio parere, eccessive Lo ritengo un obiettivo consigliatissimo in tutte le fasi evolutive di un corredo reflex Nikon, specie come "step-up" di un corredo iniziale basic: come da tempo citato sulla nostra guida all'acquisto degli obiettivi.
E grazie ancora a Nikon Italia che attraverso Nital ce ne ha consentito l'uso in visione
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018
Si presenta come un perfezionamento della precedente superzoom P900, la nuova Nikon Coolpix P1000, l'unica fotocamera che mi viene in mente dotata di uno zoom 125x equivalente ad un 24-3000mm.
Si tratta di uno zoom di pregio che contiene elementi in vetro ED e Super-ED.
Disponibile da settembre a meno di 1000 euro, presenta funzionalità specifiche per riprendere con lo zoom esteso in automatico e modalità specifiche per riprendere e filmare la luna o gli uccelli.

 
4.608x3456 punti (16 megapixel
formato 1/2.3''
sensore CMOS BSI
salva in NRW
lo zoom ha luminosità f/2.8-f/8
mette a fuoco da 30cm con modalità "macro"
flash incorporato
7 scatti al secondo
otturatore da 1/4000''
peso 1415 grammi (!), batteria EN-EL20a (quella della V3), 146x119x181mm (non proprio un fuscello).
Bluetooth ma niente GPS.
Sono molto curioso di provarla se Nital ce la manda
 
 
ha display mobile da 3.2''

e mirino veloce da 2.36 punti.
Nikon dichiara che ha anche un autofocus adatto all'azione.
 
 
Io non seguo particolarmente il calcio ma il rumor insistito che vorrebbe Cristiano Ronaldo concretamente intenzionato a venire alla Juventus per provare a vincere, una buona volta, dopo 20 anni, la Champions League, è di quelle che possono far sognare.
I tifosi juventini, certo. Ma in fondo anche tutti gli italiani. Sarebbe un segno di merito per tutto il Paese che "il miglior calciatore del mondo" scelga l'Italia per l'ultima sfida importante della sua carriera. L'Italia è sempre troppo spesso messa a i margini dei giochi che contano, ingiustamente secondo me. Non abbiamo nulla da demeritare nei confronti di qualsiasi altra nazione o popolo del mondo.
Perchè questa parentesi calcistica e che ci azzecca con Nikonland ?
Perchè parliamo da anni e da mesi più insistentemente delle presunte-probabili-praticamente_certe mirrorless Nikon ma in fondo con forse troppa modestia e poche aspettative.
C'è un articolo online (qui) tra i più letti di tutta Nikonland 2.0 ma senza nemmeno un commento entusiastico.
Sinora, perchè i primi rumor concreti sulle specifiche effettive di quelle che saranno (si, saranno, al plurale) le prime mirrorless 36x24mm di Nikon secondo me autorizzano a mollare il freno e a sognare come, certamente con tanto scetticisimo, stanno sognando i tifosi juventini.
Sono i primi rumor specifici ma già con tanta sostanza, eccoli qui in sintesi.
Sarebbero due le macchine pronte da Nikon, entrambe full-frame.
Due sensori di taglio differente.
Un design compatto con un ingombro simile a quello delle Sony A7 ma con una ergonomia Nikonista, in particolare per quanto riguarda l'impugnatura
Mirino elettronico di fascia alta da 3.6 megapixel, disegnato per non far rimpiangere quello ottico
Stabilizzatore a 5 assi integrato
9 scatti al secondo
memorie di tipo XQD e CFExpress (oltre che, immagino, SD UHS-II)
Nuovo attacco a tiraggio corto per mirrorless in grado di consentire la progettazione di obiettivi con luminosità altissime (tipo f/0.95)
Insieme alle macchine i primi obiettivi in vendita dovrebbero essere un 24-70, un 35 e un 50mm, con un 24mm già pronto (e io ritengo una roadmap già ben sviluppata, tipo Nikon 1)
 
le due macchine si dovrebbero differenziare principalmente per il sensore e il prezzo :
- 24/28 megapixel la prima, in vendita in kit con il 24-70 a circa 3.000 euro
- 45/48 megapixel la seconda, in vendita in kit con il 24-70 a circa 4.000 euro
anteprima stile Nikon D850 il 23 luglio, presentazione alla Photokina di settembre, messa in vendita ... anche prima o comunque a ridosso del lancio.
Altri dettagli verranno certamente fuori nelle prossime settimane/giorni/ore ...
Ricordate una estate fa per la Nikon D850 si sapeva tutto, anche le cose più fantasiose ma poi il lancio ci ha piacevolmente sorpreso.
Infatti io mi aspetto altre cose succulente sotto all'involucro, che decisamente sarà tipicamente Nikon anche per i comandi e i menù.
Un pò come la Ferrari é la Ferrari e non é la Mercedes. O Nikon è Nikon e non è - vivaddio ! - Sony.
A cominciare dalla prima generazione di sensori realmente esenti da rolling-shutter e da altre cosette tipicamente da mirrorless che Nikon ha già mostrato di saper fare con la D850 e che nessun limite impedirà di mettere nelle sue mirrorless.
Non ci sono conferme sull'adattatore - indispensabile - per le ottiche F. Ma sapremo presto anche su questo fronte tutto quello che sarà possibile sapere.
Mi pare che ci sia già - e siamo solo ai rumors - di che essere entusiasti.
Potete immaginare quale ordinerò, appena disponibile, io
In ogni caso, io spero - da non juventino - che la Juventus possa tesserare Cristiano Ronaldo in questa sessione di calcio mercato, sarebbe una bellissima notizia ma non so come andranno effettivamente le cose e quando ne sapremo di più.

Permettetemi invece di essere meno scettico adesso sulle mirrorless Nikon. Il 23 luglio è solo tra poco più di due settimane ...
Prima che il legislatore ci impedisca di mettere un link ad un articolo pubblicato in altra lingua da un altro sito, nella fattispecie Diyphotography , il quale, a sua volta, si è accorto delle foto postate su FB da un negozio di fotografia di Hong Kong (Rainbow Store Camera) veniamo grazie a questo sito a sapere della possibile prossima uscita del fratellino minore del Godox Ad600Pro da Nikonland in più occasioni entusiasticamente recensito, quindi il probabile sostituto del Godox AD360II, inserendosi di fatto il una line-up tra il menzionato AD600Pro e l' AD200, in termini di flash TTL da studio, ma anche da esterni, giusta la batteria al litio, compatta ed efficientissima, in dotazione a tutti questi Godox.

Dalle traduzioni dal cinese, attendibili quanto il traduttore garantisca 😎, si tratterebbe ovviamente di un 400W/s con modeling light a led da 30w, che arriva a frazionare la potenza fino a 1/256, molto compatto di dimensioni, (se rapportato con quella bottiglia d'acqua minerale)

Sembrerebbe, dalle foto, inoltre che l'attacco nativo per il riflettore non sia Bowens, ma ci sia un S-fit adapter che poi consenta di montare l'identica parabola del fratello maggiore AD600Pro. Inoltre pare che la staffa per lo stativo sia completamente asportabile, rendondo questa unità flash un parallelepipedo comodissimo da posizionare, per esempio, a scaffale.

(le uova colorate sono gentile ornamento del negozio di HK)
Tra gli accessori di corredo, parrebbe disponibile anche la possibilità di alimentazione separata (come sulla serie AD 360/180) rendendolo ancora più integrabile alle dotazioni in possesso dei fotografi che già utilizzano Godox (non si butta niente).
Inoltre si ipotizza una sola versione di questo flash, TTL, senza la compresenza delle versioni solo Manual come sui predecessori anche recenti.
Aspettiamo quindi con estrema curiosità la sua ufficializzazione ed il prezzo di collocazione di questo interessante flash, da poter utilizzare in esterni con maggiore ergonomia e compattezza dell'eccellente AD600PRO: se la batteria incorporata, come sembra, sia la stessa, ci immaginiamo un'autonomia ben superiore a quella già ottima del fratello maggiore...e se poi venisse confermata la possibilità di collegamento alla batteria separata, infinita, della serie 180/360, quello sarebbe un plus importantissimo.
Stay in touch ...
 
 
Max Aquila per Nikonland 2018
 
un esemplare di preserie in mano ad un tester russo durante i Campionati Mondiali di Calcio 2018.
Atteso a breve, presumibilmente per il prossimo settembre, il nuovo obiettivo Nikon che incorpora un elemento diffrattivo in grado di consentire uno schema e una struttura compatti.
Si parla di un obiettivo lungo solamente 24 cm e pesante intorno ai 1470 grammi, decisamente invitante rispetto ai classici 500mm f/4.
Prezzo anticipato non alla portata di tutti ma comunque molto competitivo rispetto ai suddetti superteleobiettivi.
In precedenze Nikon aveva brevettato tre teleobiettivi con elemento diffrattivo (rispettivamente 400mm, 500mm, 600mm, tutti f/5.6).
Lo schema ottico depositato per il 500mm era questo :

 
dalla foto diffusa sui social network, l'obiettivo mostrato sembra compatto ma ben dimensionato.
Riporta il classico anello dorato tipico degli obiettivi superiori con lenti ED, incorpora - pare - il collarino del treppiedi il cui piedino sembrerebbe addirittura compatibile con l'attacco Arca Swiss.
Le nostre fonti lo confermano come in dirittura d'arrivo nonostante Nikon lo dia semplicemente in corso di sviluppo.
Lo proveremo con grande piacere e curiosità se ne avremo l'occasione.
L' obiettivo più particolare del catalogo Nikon si chiama PC Nikkor 19mm f/4E ED. Appartiene ad una gloriosa famiglia di ottiche specialistiche che annovera il suo primo esemplare nel:
PC Nikkor 35/3,5 del 1962    (questo è il mio...)
 in assoluto il primo obiettivo decentrabile per reflex . 
Questo suo pronipote è, come l'ultima serie di queste ottiche Nikkor, decentrabile e basculabile (tilt & shift), ma non sono queste solamente le ragioni per le quali Nikonland lo ha chiesto ed ottenuto da Nital grazie a Nikon Italia .

Si tratta di un 19mm atipico, dall'angolo teorico di campo di 97,3°, in realtà estensibile attraverso decentraggio di  +/-12mm sull'asse ottico, quindi decisamente più ampio del cerchio di copertura di un normale obiettivo della stessa lunghezza focale e, come detto, consente altresì basculaggio (tilting) per +/- 7,5°  
Presentato (anche da noi) nel 2016, forte di uno schema di ben 17 elementi in 13 gruppi   
con 3 elementi ED e due asferici, dotato di Nano Crystal e di Fluorine coating , per renderlo ulteriormente resistente agli agenti atmosferici, alla polvere, al grasso e alle ditate, ai graffi, stante la notevole sporgenza notevole dell'elemento frontale, più caratteristica di un 12 o 14mm piuttosto che della sua focale (ma è appunto questa la necessità di copertura relativa).
 Pesa 855 grammi ed ingombra 8,9 cm di diametro per 12,4 cm di lunghezza.
E' dotato di un diaframma elettromagnetico a nove lamelle che chiude da f/4 ad f/32 
Ampia la ghiera di messa a fuoco, a partire dai 25cm minimi fino ad infinito ed oltre, con un notevole intervallo oltre il simbolo dell'infinito, fondamentale per le condizioni di messa a fuoco manuale nelle quali si opera con questa categoria di obiettivi.
Curate le serigrafie degli indicatori di pdc da f/8 fino ad f/32 e della quantità di movimentazione di tilt e shift, con ben distinti trattini per ogni mm o grado di spostamento.

Il tappo è in realtà un coperchio a baionetta, profondo quasi 3cm per contenere la boccia dell'elemento anteriore asferico, 

le piastre di decentraggio e basculaggio sono a loro volta orientabili indipendentemente per 180° la prima (a intervalli, segnalati da blocco, ogni 30°) e per 90° la seconda (due posizioni di blocco ogni 45°),

in modo tale da rendere facile l'organizzazione dei pomelli di regolazione delle movimentazioni, in verticale, orizzontale o diagonale.   
Lo sblocco delle sezioni dell'obiettivo avviene pressando le due apposite levette, abbastanza evidenti, tranne che...quando su treppiede con piastre particolarmente prominenti invece che al tatto si deve andarle a cercare...a vista 






il decentraggio massimo in una delle due direzioni, visto da dietro, dà la misura dell'effettiva copertura di cui possiamo godere con questo obiettivo: la vista longitudinale consente di apprezzare la quantità di movimento disponibile
   
La sua qualità costruttiva, curata nei minimi particolari si rivela su ogni parte di questo obiettivo, dal costo sicuramente rilevante (attorno ai 3200€), giustificato dalla molteplicità di utilizzo che può suscitare questo che ho definito essere un vero e proprio "banco da lavoro" per artigiani fotografi.

Le rotelle di regolazione sono salde e sicure e producono una rotazione micrometrica che è garanzia di accuratezza di impostazione:  quella dello shift ogni giro completo produce un decentraggio di 2mm, quindi servono ben 12 complete sue rotazioni da un estremo all'altro del range di regolazione.


nella parte posteriore del blocco di basculaggio è ben visibile uno slider da inserire per evitare accidentale spostamento del blocco stesso (per esempio durante il trasporto montato sulla macchina) ed anche una rotella di serraggio della quantità di basculaggio scelto, per evitare slittamenti accidentali in determinate posizioni dell'obiettivo
   
L' insieme macchina obiettivo, impugnato a mano libera, è certamente corposo ed ingombrante, ma non ingovernabile, nel senso che anche senza treppiede ed AF sia certamente gestibile.

L'oggetto in sè è suggestivo e suscita interesse ad ogni sua uscita...  
ma questo interesse, giustificato dalla qualità dei risultati che ci si aspetta di ottenere in funzione dell'utilizzo usuale (per quanto fuori dall'ordinario) che si possa fare di questo obiettivo, risulta essere solo una parte del test cui l'abbiamo sottoposto montato sulla DSLR Nikon più performante in termini di quantità e qualità dei pixel del sensore, la D850, in quanto Nital ci ha gentilmente messo a disposizione insieme all'obiettivo anche un accessorio molto particolare e sicuramente esclusivo:

la staffa Jumbo MBS (Multi Big Shoot) 
realizzata specificamente per questo PC-E da un'azienda italiana, Agno's equipment, su progetto di Giuseppe Maio, PM Manager di Nital,
che già per i precedenti obiettivi PC-E (24-45-85mm) ha predisposto analoghi supporti che consentono, grazie ad un'idea tanto semplice quanto geniale di realizzare, attraverso il decentraggio del sensore del corpo macchina, sfruttando la regolazione apposita sull'obiettivo (che invece resta stabilmente ancorato dalla staffa al treppiede) un gruppo di files da unire successivamente in stitching, con qualsiasi apposito software (come Photo Merge di PS o analoga funzione su LR) .
     
In questo modo, con corpi macchina come la mia D850, si possono realizzare con soli tre scatti, file che superino addirittura i 90 milioni di pixel, del tutto privi da qualsiasi difetto di parallelismo e di giunzione causati dalla curvatura dell'ottica utilizzata per lo stitching, esattamente come disponendo di un costoso banco ottico digitale.
E senza doversi procurare costose teste a compensazione del centro nodale dell'ottica, o attrezzature dal costo decisamente imparagonabile a questa semplice staffa, della quale parlerò diffusamente più avanti nel test che la riguarda, utilizzata insieme al suo obiettivo cui è dedicata.


 
Un obiettivo decentrabile è dotato di un cerchio di copertura ben superiore a quello necessario a coprire il formato del sensore cui è destinato: questo per consentire la possibilità di tenere in bolla l'obiettivo rispetto al soggetto inquadrato, per esempio uno stabile, una chiesa, un qualsiasi soggetto che per le sue dimensioni e in relazione alla distanza di ripresa, sia impossibile da inquadrare per intero, senza inclinare la fotocamera verso l'alto (o il basso), ingenerando le distorsioni prospettiche che ben conosciamo e che fanno parte del nostro stereotipo percettivo...
tanto da farci considerare per assurdo normale una ripresa del genere
 non corretta,
rispetto alla stessa...
nella quale le guglie del Duomo di Cefalù risultino perfettamente parallele ed ortogonali, rispetto al punto di ripresa.
Ovviamente avvicinandomi ulteriormente alla scalinata del Duomo e volendo riprendere l'intera facciata dello stesso, in salita, insieme allo spazio circostante, anche un 19mm come questo Nikon PC-E dovrebbe dare forfait


e chiedermi di realizzare più scatti da legare insieme: ecco che scatta l'esigenza della staffa Jumbo MBS19 per poter mettere insieme la capacità dell'obiettivo di traslare il suo corpo attraverso l'ampio cerchio di copertura immagine disponibile e quella di tenere il centro ottico della lente fisso, giocando sull'angolo di ripresa movimentando il corpo macchina grazie alla staffa di fissaggio al treppiede dell'obiettivo.
tre scatti a shift zero, +12 e -12
 

da dare in pasto a LR (foto-unione foto-panorama) oppure PS (File-Automatizza-Photomerge) e in pochi...secondi ecco che si ottiene un perfetto stitching dei tre file uniti in uno ben più ponderoso (13783x5478= 75,5milioni di pixel) qui compresso, ma vale sempre la pena di cliccare per aprirlo...

inevitabile per la natura del luogo (in salita crescente) la necessità di orientare, anche se leggermente, verso l'alto treppiede e fotocamera: la distorsione prospettica va quindi eliminata con un punto di ripresa opportunamente elevato, oppure con una correzione successiva via software, sacrificando una ben piccola parte del fotogramma risultante dei tre file originari:
o anche no ... 😄 
Determinati soggetti poi, non soltanto impossibili da riprendere in unico scatto, ma altrettanto complessi da risolvere in funzione dei punti di giunzione di un eventuale stitching di più scatti, solo con la Jumbo MBS19 si possono risolvere in tre scatti e nessuna postproduzione: guardate questa monumentale magnolia di Villa Malfitano a Palermo, che in tente occasioni vi ho propinato su Nikonland , ma sempre...un pezzo alla volta. Jumbo + D850 e basta !

La mancanza di elementi architettonici aiuta a giocare con un attrezzo da lavoro come è questo Nikon 19 PC-E, in funzione banco ottico insieme ai 64ISO della D850 ed alla staffa Jumbo


Ovvio anche il fatto che trovando il punto di ripresa più idoneo per salvaguardare la prospettiva del contesto che si fotografa anche i palcoscenici più complessi possano essere direttamente risolti, sia con l'obiettivo nudo, utilizzando scatti singoli con la necessaria quantità di movimentazione in shifting



così anche unendo due scatti effettuati dallo stesso punto di ripresa,
  
shiftati quanto necessiti

ma è chiara la suggestione (e la dimensione del file ottenuto) di un Jumbo shifting del Nikon PC-E 19mm
1  2  
e 3... ... et voilà:

73,4 milioni di pixel
 
Il discorso, ovviamente, vale anche in verticale e, ove possibile, consente con questa staffa di realizzare operazioni di documentazione qualitativa difficilmente ottenibili altrimenti con una semplice (se una D850 semplice sia) DSLR
Cefalù, abside del Duomo arabo-normanno, Cristo Pantocratore

tre scatti in verticale con decentramento massimo a realizzare un file totale da 48x36mm (VxH) 
 un crop 16:9 derivante
 
particolare dell'abside  (1500x2300: crop 3,5x)
Posso continuare anche parecchio sul decentramento del Nikon 19/4 PC-E, grazie alla implementazione che gliene deriva dalla staffa Jumbo MBS19, ma preme considerare anche il basculaggio (tilting) che questo obiettivo consente, in termini di +/- 7,5° di regolazione, indirizzata all'ottimizzazione della profondità di campo relativa dell'ottica, in estensione o in riduzione, a seconda delle esigenze di ripresa: un esempio di scuola, la ripresa di still-life di un obiettivo...
 posto alla distanza minima di maf di 25cm
e sul quale il piano di maf viene posto sulla zigrinatura tra diaframmi e riferimenti della maf dell'obiettivo 
palesemente fuori fuoco il resto, stante il diaframma di TA scelto, f/4
come risulta chiaro in Live View a zero tilt 
ed ancora meglio con la funzione (disponibile su D810 e D850) di Split View
graduando il tilting fino a riscontrare nello split view la percentuale desiderata di nitidezza

 ecco la correzione che ne deriva ...

e la conseguente immagine finita
Infinite le varianti possibili nella combinazione tra tilt, shift, diaframma e pdc di questo stupendo banco da lavoro, come ho soprannominato questo Nikon che riaccende i fasti del marchio, nella più pura tradizione della Casa di Tokyo.



 
i limiti sono solo quelli della creatività e della capacità di risoluzione del primo dei problemi:
quello di persuadere i custodi di una mostra, che una macchina fotografica su treppiede non rubi nulla a nessuno, non danneggi le installazioni (a patto che non ci sia mio figlio piccolo come assistente...), non sia nulla di diverso da una fotocamera senza treppiede 
 usare il treppiede per ogni ripresa e mettere obbligatoriamente a fuoco a mano, aiuta a pensare, aiuta a decidere come sarà lo scatto successivo, aiuta a migliorare subito il risultato: senza dover aspettare, basta guardare quanto appena fatto. Una buona palestra, spesso trascurata.
 
Questo Nikon 19/4 ha una lente frontale aggettante di parecchio: per quanto asferico e trattato con Nanocristalli e Fluorine coating è chiaramente sensibile ai riflessi delle sorgenti di luce dirette: in maniera molto contenuta flares e ghosts possono attraversare i 97,3° della sua ampiezza di campo ufficiale (ma equivalenti ai circa 114° di un 14mm) 

tanto più, quanto maggiore sia la sua inclinazione verso l'alto 
 ed anche in funzione dell'ampiezza del decentraggio.
 
Ma basta aggirare il problema e...

Altra caratteristica della quale avevo letto a proposito dei tilt & shift, la possibilità di ingenerare nell'uso combinato delle due regolazioni ed alle chiusure maggiori di diaframma delle marcate vignettature nelle zone estreme del cerchio di copertura: senza ricercare questo difetto in un'occasione mi si è presentato
f/16 f/29
 f/4
Io non sono architetto nè ingegnere e subisco vagamente il fascino delle fotografie che hanno fatto la fama e la fortuna dei grandi interpreti dei generi per i quali questo obiettivo e tutti quelli come questo, sono stati pensati: ma per istinto sento che con un Nikkor PC-E a disposizione il mio approccio alla realizzazione di fotografie differenti dal mio solito riceverebbe un impulso notevole.
Penso quindi di assecondarlo in breve tempo.
Voglio aggiungere una coda a questo corposo articolo, che ho voluto condurre in maniera differente da come, certamente meglio, un addetto ai lavori saprebbe fare, utilizzando soggetti piuttosto avulsi dal contesto cui un obiettivo tilt & shift sia dedicato: una coda a proposito della felice abbinata con la quale Nital, nella persona del suo progettista, G. Maio, intenda la visione in prova di questo obiettivo. Una possibilità talmente azzeccata, da ritenere che questa staffa realizzata dalla Agno's equipment, anche grazie al suo costo contenuto attorno ai 300 euro, dovrebbe essere venduta in bundle a questo obiettivo ed a tutti gli altri PC-E per i quali è stata progettata.
Costituisce una opportunità di ripresa che pochi fotografi, quelli che hanno esperienza di banco ottico, possono comprendere prima di poterla utilizzare e mi scuso se con le mie foto così poco conformi possa aver dato magari solamente una minima parvenza della geniale semplicità che rappresenta.
Voglio però raccomandare a chi l'ha progettata, di ricordarsi che in Italia lo stivale è stretto e lungo e già a metà di giugno, dalle mie parti in Sicilia, spesso le temperature nelle giornate di sole si elevano con facilità:   🌞😵
fin dalle prime uscite col Jumbo ho notato che dopo la prima oretta e mezza di lavoro, sotto un sole giaguaro da 32°, il vellutino di protezione interna dell'ansa di alluminio che contiene l'obiettivo, tende a spostarsi a causa del peso di macchina ed ottica e della perdita di aderenza della striscetta di biadesivo con la quale il vellutino è stato fissato all'alluminio


vanificando il centraggio dell'obiettivo che con grande accuratezza si deve gestire al momento della messa in opera del sistema: manca anche sul cielo della staffa un riferimento di centraggio che potrebbe costituire prezioso allineamento rispetto il riferimento di centro del barilotto dell'ottica.
Altresì potrebbe essere utile (e mi scuso in anticipo con i progettisti per la mia potenziale presunzione) sfruttare l'intera larghezza disponibile sul 19mm per il fissaggio della staffa, la cui larghezza utile è di 15mm contro i soli 10mm dell'arco superiore della staffa: non necessariamente realizzandola in alluminio, ma più semplicemente sostituendo quel vellutino con un arco di gomma adeguatamente dura, di quella larghezza, da ancorare opportunamente alla struttura di alluminio con dei piedini che la rendano anche sostituibile quando usurata.
Allargare la parte superiore della staffa renderebbe obbligato il posizionamento sull'obiettivo, senza il rischio di serraggi in leggera diagonale, come attualmente è possibile.
E scusandomi ancora per questi spudorati consigli nel frattempo, per evitare slittamenti e disallineamenti del sistema, ho risolto con una leggera pezzuola per occhiali
(gialla of course),
ripiegata e posta tra archetto della staffa ed obiettivo, 

  per ovviare al problema !
Concludo questo ...trattato, affollato di immagini delle più varie e spero non del tutto inadatte, per sottolineare quelli che, nel corso di 15 giorni di uso intensivo e le circa 600 immagini realizzate, (teoricamente poche per i miei canoni da test di un' ottica normale, a sottolineare quanto questo Nikon 19/4 PC-E tutto sia tranne che un normale obiettivo), con le mie considerazioni finali circa:
 
Pregi:
Eccezionale obiettivo tilt/shift per maneggevolezza, costruzione, ghiere, comandi Nitidezza, linearità, bassa presenza di distorsione o di aberrazioni cromatiche ottima protezione dagli inevitabili riflessi parassiti, presenti ma non invadenti migliorata gestione separata dei blocchi di decentraggio e basculaggio bello, indiscutibilmente affascinante  
Difetti:
il valore intrinseco di un oggetto simile non risente dell'elevato prezzo d'acquisto, che però costituisce limite alla sua diffusione se avesse pensato Nikon ad una staffa di fissaggio come quella Jumbo, costerebbe sicuramente il triplo della MBS19 Agno's doverlo restituire a Nital dopo solo due settimane: tra una settimana vado in Francia...mi ci immaginavo già alla Torre Eiffel...  

Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018
 
Questo AF-S 24mm f/1,8G ED è uno degli obiettivi a focale fissa Nikon della serie a luminosità f/1,8 (ossia un terzo di stop in più che f/2 e 2/3 di stop meno luminoso di un f/1,4).
   
Di questa serie f/1,8 fanno parte anche altri obiettivi di cui abbiamo già scritto, come il 20mm, il 28mm (non l'abbiamo ancora usato), il 35mmDX (ma c'è anche un FX), il 50mm e l'85mm del quale oltre all'articolo del 2015 di Mauro Maratta, vi annuncio una reprise a breve.
Abbiamo piacere di parlare di questo obiettivo, a nostro avviso un pò sottostimato nella semplice considerazione che la minore luminosità gli valga solo un prezzo di vendita pari ad un terzo di quello del fratello più luminoso, (spesso unico argomento di discussione in proposito), ma piuttosto per le sue potenzialità che secondo noi prendono origine proprio dalla sua luminosità massima, per lungo tempo dimenticata da Nikon, che invece mantiene ancora in catalogo il 24/2,8 AF-D del 1993, figlio della prima versione AF del 1988, non certo un catalizzatore di interesse per i tanti fotografi interessati a questa focale, la quale su FF produce un angolo di campo di 84°, quasi un angolo retto (con i vantaggi geometrici del caso), mentre montato su sensore DX si comporta come un 35mm-eq, costituendo a mio avviso uno dei pochi esempi di ottiche wide efficacemente utilizzabili su entrambi i più diffusi formati.
L'ultimo 24mm di luminosità analoga a questo risale invece all'era AiS (1981) e costituiva un elemento di indubbio interesse per le notevoli prestazioni in termini di pdc e di sfuocato alla massima apertura... ma è rimasto fino ad oggi figlio unico:  guardacaso io ne ho ancora uno...😋  

Ebbene dopo 22 anni dall'ultimo 24/2,8AF ecco che nel 2015 Nikon presenta questo f/1,8G a cinque anni di distanza dalla versione f/1,4 pietra miliare del suo tempo per luminosità e prestazioni. 

Grazie alla collaborazione con Nikon Italia, rappresentata da Nital, abbiamo avuto a disposizione questo compatto e leggero grandangolare, facile nell'impiego e luminoso quanto basta per stupire, utilizzandolo ai diaframmi più aperti, senza detrimento per quelli più chiusi che in questo obiettivo si fermano ad f/16.
 12 lenti in 9 gruppi e quattro elementi pregiati
355 grammi di peso solamente, per dimensioni da 8,3cm di lunghezza per 7,8 di larghezza: filattatura filtri da 72mm e ampia ghiera di messa a fuoco (i diaframmi si regolano dal corpo macchina, come in tutti i G-lens)
 messa a fuoco minima a 23cm dal piano di maf e come unico comando, il selettore fuoco manuale/AF ed M senza intralcio per il motore SWM che in questa realizzazione è particolarmente efficiente e silenzioso, come già riscontrato su 50/1,8 e 20/1,8

rivestimento antiriflesso ai Nano Crystal  
e costruzione Made in China, come per gli altri obiettivi già menzionati,  della stessa classe di luminosità e di qualità materiale: fragilina, senza utilizzo di materiali pregiati.
 Accreditato però di un MTF interessante... 
Un grandangolare di questa lunghezza focale può essere utilizzato davvero per tante cose, una delle quali di certo quella di ottenere un'immagine a tutto nitido, usando i suoi diaframmi più chiusi
 (f/16)
ma un 24mm da f/1,8 di luminosità lo si acquista certamente per sfruttare i diaframmi più aperti e staccare nettamente il primissimo piano dallo sfondo, cosa che non riuscirebbe con il vecchio (e ancora in vendita) 24/2,8
(f/1,8)
Minore sia la distanza dal soggetto su cui si pone a fuoco il soggetto inquadrato, maggiore sarà l'effetto di stacco prospettico che un obiettivo di questo genere consentirà
(f/2)
(f/2)

 impressionante la differenza del senso della foto, aprendo il diaframma da f/16 in su... 
Decisamente interessante la qualità dello sfuocato che determina il vero spartiacque tra le ottiche super luminose, tra un obiettivo ed un altro: in questo caso graduale tra un diaframma e l'altro e pastoso: mai eccessivamente nervoso/vibrante, cosa che determina in qualche modo disturbo alla piacevolezza percettiva dell'immagine prodotta.
Da un'immagine anonima ed inutile, se ripresa a diaframma chiuso, come in questo caso
solo aprendo all'estremo opposto della ghiera dei diaframmi, si dà un senso differente al soggetto
 
sia in luce...

sia in controluce, dove questo obiettivo dal costo contenuto, manifesta un comportamento quasi sempre coerente e corretto,

solo includendo in inquadratura la sorgente luminosa, specie se intensa, capita che si scomponga creando più che flares o ghosts, strisce di luce in corrispondenza del "buco di luce"

o, al massimo, anche qualche riflesso puntiforme
 che sparisce prontamente mascherando la sorgente in controluce col soggetto stesso.
Ottima la resa in termini di contrasto, anche nelle ombre, sulle parti del soggetto sulle quali si sia messo a fuoco, anche alle aperture maggiori(f/2)
(crop)
Distorsione accettabile per un 24mm (che non costi 2mila euro...), sia alle distanze maggiori di ripresa



anche inclinando verso l'alto, moderatamente, la fotocamera...
 sia sulle diagonali, in inquadrature verticali ed orizzontali
sia nelle inquadrature con elementi fortemente ortogonali
ed anche alle brevi distanze 
dove ovviamente, arrivando alle minori distanze di maf, si finisce per individuare la distorsione a cuscinetto che non permette, con questo obiettivo, di riprendere impunemente soggetti come quadri o pagine di libri, per realizzarne riproduzioni
ma un 24mm non si compra per far foto per cataloghi... 
Approfittando della mostra personale di una scultrice, Alba Gonzales, esposta nel giardino di villa Malfitano a Palermo, cerco di far comprendere quanto prezioso strumento possa diventare un grandangolare luminoso e dell'angolo di campo di un 24mm in occasioni simili,
dove, oltre a riprese documentali, in asse al soggetto, meramente rappresentative 
meglio si può, avvicinandosi e scandendo i piani prospettici grazie all'elevata luminosità intrinseca del 24/1,8  riuscire a ricreare l'intento compositivo dell'artista, stringendo l'inquadratura sul dettaglio e sui particolari che nella visione di insieme potrebbero andare perduti

questo e molto altro un obiettivo del genere consente, specie se abbinato, (come nel corso di questa prova), ad un sensore capace di latitudine di posa come quello della D850
f/4f/2
selezionare il piano di messa a fuoco e schiarire/scurire primo piano e sfondo sono opportunità che abbinate DSLR/obiettivo del genere consentono.
  
Ancora...
un soggetto tradizionalmente da riprendere a diaframmi medi, per consentirne una intellegibilità globale...
 f/8
se ripreso (e non per motivi legati alla bassa luminosità), a diaframmi molto aperti che lo stacchino con decisione da uno sfondo, pur se espressivo
 f/2
specie variando il punto di ripresa, viene del tutto reinterpretato,

indipendentemente (o non del tutto) dal contesto circostante che si voglia comunque tenere in considerazione



Dal punto di vista cromatico, in situazioni anche meno complesse di quelle fin qui illustrate, questo obiettivo è proprio figlio della serie di ottiche cui appartiene, tutte quante caratterizzate da una certa esuberanza della saturazione, in funzione della qualità della luce:
dando per buona la prova con la riproduzione di tinte difficili come sono quelle più vicine al bianco, sempre facili da esser influenzate cromaticamente dai colori circostanti,

 (f/11) (f/2)
è sempre ben netto nella separazione dei colori complementari ma abbastanza "brusco" nella transizione tra le sfumature degli stessi
 specie se assistite da un lampo di rischiaramento di un flash

giocando, all'Orto Botanico di Palermo, a fare Gulliver a ...Brobdingnag (l'opposto di Lilliput, nei suoi viaggi), ossia uno gnomo di fronte a soggetti maestosi, attività che con un 24mm come questo riesce congeniale ...grazie ad una bella lente addizionale acromatica come la Marumi DHG 330 e la  ulteriormente diminuita pdc...



contestualmente osservando quanto variabile possa essere l'effetto dello sfuocato, a seconda della tipologia della luce che vi incida...

effetti condizionati dalla ripresa in luce o controluce, nonostante il paraluce che, come ogni paraluce a petalo, funziona a ... petalo !
 Non è solo la prospettiva ricreabile con questo wide
ma anche la resa delle textures, quando evidenziate appunto dalla luce flash  a dare il senso del valore dell'obiettivo di cui stiamo parlando

davvero tridimensionale anche alle distanze più brevi dal soggetto, già solo inclinando diversamente la sorgente di luce in oggetto ...

 E lo street?
Certamente uno dei banchi di prova di ogni grandangolare, nella "fotografia vagante di soggetti sconosciuti" il Nikon AF-S 24mm f/1,8G si distingue dagli altri, meno luminosi, per la maggiore duttilità in questo ambito, dove la cura dell'inquadratura è di solito superiore alle aspettative sulla qualità assoluta dell'immagine in termini di nitidezza/contrasto/tridimensionalità

La vignettatura, sempre più evidente a f/1,8...  
 ...piuttosto che già ad f/2
diminuisce diaframmando ulteriormente
(f/4)
l'ampia apertura massima aiuta sempre a staccare con decisione
ma...non bisogna esagerare con inquadrature troppo ardite, su soggetti cromaticamente meno dotati di contrasto...f/2
meglio chiudere, non l'ha prescritto il dottore di stare sempre a TA...
Infine, a riprova delle capacità interpretative di quest'ottica (fin qui) non abbastanza celebrata ...un ingresso della sposa in chiesa...
dagli invitati in attesa, fuori... 
 (mangiare senza sporcarsi...come lo capisco!)
 (che ne sarà dei miliardi di foto scattate con i cellulari?)
eccola...

    perchè sia chiaro che il soggetto per me sono le bimbe, ho messo a fuoco su di esse tenendo il diaframma aperto a f/4 che a mio avviso è comunque un diaframma intermedio per questo obiettivo

tornando ad aprire a f/2,5 seguendo l'ingresso (oltre che tirando gli ISO a 2000, rispetto i 640 dell'esterno)
 (amo il 3D feeling di questo 24mm Nikon)
E nella convinzione che le migliori foto all'ingresso della chiesa di questa sposa saranno le mie (considerata l'operatività dei fotografi ufficiali presenti)  grazie all'abbinata D850/24-1.8, nel modo in cui si è materializzata, in available light e fotografando con inquadrature inconsuete per non nuocere al lavoro altrui, ho scattato anche qualche immagine degli interni, per completezza di informazione sulle potenzialità dell'obiettivo in questione, a mano libera e senza troppi riguardi per evitare distorsioni prospettiche, poi corrette in entrambe le foto della navata, con un semplicissimo intervento possibile anche su LR che ovviamente riconosce questo obiettivo...

(crop)
 
Se ne derivano, a mio avviso, i seguenti aspetti da tenere nella dovuta considerazione, in funzione della scelta del suo acquisto:
pregi
luminosità e bokeh spazialità tridimensionale saturazione secondo gusti correnti precisione del motore SWM peso/dimensioni prezzo accessibile difetti
distorsione a cuscinetto avvertibile, ma facile da correggere via software vignettatura evidente ai diaframmi più aperti materiale di costruzione  
Non sono tanti i 24mm f/1,8 (o f/2) sul mercato; considero questo Nikon un must per chi voglia comporre un corredo "advanced" senza voler spendere le cifre necessarie per procurarsi un f/1,4 : non per forza un obiettivo f/1,4 è superiore qualitativamente ad uno meno luminoso, spesso è solamente...più luminoso !

 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018
 
Dato l' elevatissimo interesse che questo accessorio, annunciato mesi fa, ha fin qui maturato, abbiamo ritenuto di chiedere a Nital di prestarcene uno, in abbinata all'obiettivo più indicato per dimensione e prestazioni del catalogo Nikon, ossia il Micro 60mm f/2.8 AF-S

e di sperimentarlo sulla Nikon D850, che è a questo momento l'unica delle DSLR Nikon a consentire l'inversione diretta dei negativi (e la filtratura della maschera cromatica) in abbinamento a questo ES-2, senza dover passare da software di fotoritocco.

Questo kit ES-2 è costituito da un supporto opalino
che accoglie uno dei due carrelli realizzati per contenere una striscia di negativi oppure una coppia di diapositive


 
Il supporto per i due carrelli è dotato all'interno di una coppia di molle

che scattano in corripondenza dello scorrimento del carrello, quando questo si trovi nella posizione corretta

e di una vite di serraggio che consente la regolazione 
del tubo telescopico interno che possiede un'escursione di 15mm,

utile a definire la distanza della lente frontale dell'obiettivo in uso, dall'originale da riprodurre.

La filettatura del tubo per il fissaggio all'obiettivo è da 52mm, per consentirne l'utilizzo a quegli obiettivi Micro Nikkor dotati di quella misura, ma nel kit sono presenti due anelli adattatori al diametro di 62mm, ma dalla diversa profondità, per consentire l'uso dell' ES-2 ai due più recenti Micro 60mm, il corrente AF-S ed il più datato AF-D, oltre che al 105/2,8: tutti gli obiettivi insomma , che raggiungano da soli o con gli opportuni tubi, il rapporto di riproduzione 1:1 necessario per riprodurre a tutto formato il fotogramma di pellicola opportunamente illuminato.
Tanto da aver sfruttato per alcuni scatti (oltre a quelli di servizio ...alla D850, mentre lavorava), il Nikon Micro 40/2,8DX con la mia Nikon D500 che si è comportata, come al solito, più che bene

Per gestire coerentemente ed omogeneamente l'illuminazione, ho utilizzato in questo test una sorgente monoled a luce continua, l'illuminatore Godox SL60w ed anche, in alcuni specifici casi (a confronto) un flash Godox Ad200 con beauty dish da 30cm e diffusore, giusto per rendere uniformi i risultati, specialmente in termini di temperatura colore della luce che influirà direttamente sul risultato cromatico ottenuto.

Il carrello per le diapositive consente l'utilizzo di telaietti dallo spessore limitato, quelli più economici, precludendo l'uso di diapositive con telai dotati di vetrini o di maschere in metallo:

in questi casi risulta d'obbligo utilizzare il carrello per le striscie di negativi, pazientemente collocando la diapositiva estratta dal suo telaio negli scomparti dell'altro carrello, cosa peraltro da consigliarsi per ottenere una migliore spianatura del fotogramma, (se si trattasse come ritengo prevalentemente, di materiale sviluppato da più di 10 o anche 20 anni) e gli effetti perniciosi dei possibili telai con vetrini: una volta finita l'operazione, basterà rimettere ...tutto a posto
Il fatto che solamente la Nikon D850 consenta la diretta inversione "on camera" del negativo non preclude l'utilizzo dell'ES-2 a nessun'altra DSLR dal sensore capace della risoluzione necessaria: basterà utilizzare Photoshop per realizzare successivamente l'inversione tonale del fotogramma di negativo e la correzione cromatica della maschera giallo/arancio anti UV che ogni emulsione negativa include:... cosa più facile a dirsi che a realizzarsi, come vedremo.
Vediamo intanto questa opportunità offerta dalla reflex a maggior risoluzione di Nikon: premettendo che si tratta di una inversione tonale che si può realizzare a piacimento su qualsiasi soggetto, inquadrato da qualsiasi obiettivo, 
ottenendone una immagine invertita a colori... 
o monocromatica

Negativo colore
Si procede nella seguente successione: dopo aver posta nel carrello la striscia di negativo a cui appartiene l'originale da riprodurre, illuminato dalla sorgente prescelta, ecco come ovviamente si presenta a monitor (operando in live view, con fotocamera su treppiede) l'inquadratura a toni invertiti

schiacciando il pulsante i sul dorso della reflex compare il seguente menù a tendina (occorre tenere su OFF lo scatto silenzioso "SL"), l'ultima opzione delle quali è la nostra...

dando conferma alla quale...come per magia la D850 inverte il negativo (due le opzioni: CL colore e MC monocromatico)

per conferma dell'inversione premere il tasto OK a dx sul dorso, e, volendo regolare la luminosità, premendolo nuovamente...

compare scala graduata in valori interi di EV

alla conferma della eventuale variazione, saremo finalmente operativi per lo scatto.
Ingrandire a monitor sul punto dove sia stata effettuata a suo tempo la messa a fuoco, aiuta a meglio definire quella attuale, meglio certamente che ad occhio nudo
quindi, predisposto in anticipo uno scatto remoto o anche solamente la modalità di autoscatto per evitare possibili, disastrose, vibrazioni: scattiamo.

Disastri dell'emulsione di uno scatto di qualche decenni fa a parte, dall'analisi dello scatto vediamo subito che con questo modo di inversione on camera
non si possa ottenere altro che un JPG Fine e per giunta solo da una sorgente di luce continua,  
perchè questa funzione automatica preclude anche l'uso di flash esterni:

Le cose non si semplificano affatto, scattando direttamente all'immagine negativa in NEF, senza effettuarne conversione
per poi attuarla su Photoshop, tentando senza parametri cromatici certi, una improbabile azione di correzione cromatica e tonale

ovviamente il vantaggio di passare attraverso software di sviluppo e/o correzione consente di apportare anche il restauro che questo negativo del 1991 richederebbe.
Riproduzione di originali è materia sempre difficile, quindi, anche con l'aiutino di Nikon che agevola di certo in termini di tempo impiegato nella conversione, ma non sempre conduce a risultati ottimali, stante la correzione fissa, che tiene conto di un parametro medio, che si discosta dalla realtà del fotogramma da riprodurre, in funzione del suo stato di conservazione, della buona qualità del suo originario sviluppo (senza slittamenti cromatici, sempre possibili) infine dal tipo di emulsione e di sensibilità/indice di esposizione.
Anche cambiando negativo ed emulsione le discriminanti restano ben visibili, sia nell'operazione derivante da conversione on camera,

dove la presenza di masse cromatiche orientate verso il blu, in fading ulteriore dopo gli anni trascorsi dallo scatto (e dallo sviluppo chimico) generano fastidiosi slittamenti correttivi del sistema on camera verso un giallo/verde, dietro la vela, del tutto improprio e difficilissimo da correggere selettivamente, anche dato il jpg nel quale viene convertito automaticamente.
La ripresa in NEF del negativo, senza conversione,
posta anche la difficoltà di scegliere la corretta esposizione per un soggetto a toni invertiti, sortisce poi nella inversione del NEF via software e successiva correzione tonale e cromatica (oltre che di contrasto) un risultato appena più accettabile del precedente, diretto, ma pur sempre ...difficile
Negativo in B/N:
altra faccenda la conversione in digitale di un originale in bianco e nero, stante la facilità di intervento successiva alla conversione, in termini di contrasto e clarity sopratutto, sia nell'originale convertito on camera,

quanto in quello fotografato in NEF e poi trattato per software
Anche con soggetti particolarmente contrastati e difficili nella lettura, questa potenzialità della D850 con ES-2 apre nuovi orizzonti di reimpiego di scatti pensati in positivo...


ma riconsiderabili...anche in negativo 😎

Nel bilancio delle operazioni su negativo colore e bianconero risulta quindi fondamentale lo stato in cui si trova l'originale da convertire, troppo spesso condizionato da danni dell'emulsione causati oltre che da cattiva manipolazione, con graffi o strisciate da inserimento in portanegativi inadeguati, così come da muffe o, peggio, delaminazione da contatto con materiali plastici: i miei negativi in bianconero stanno molto meglio di quelli a colori, perchè ho speso sempre molti soldi per le buste in pergamino cartaceo, le uniche a minimizzare danni da strisciamento e adesione da sbalzi termici...

Ma riprendere in mano una busta di negativi è sempre un viaggio nella nostra vita trascorsa
  indipendentemente dal risultato che ne possa derivare è un'operazione benefica che ci porterà a salvare alcune delle nostre fotografie, realizzando alfine quella selezione stretta che tanto abbiamo predicata a noi stessi senza mai riuscire poi ad attuarla: grana evidente dell'emulsione, artefatti cromatici sulle superfici sottoesposte omogenee create dalla conversione, qualità del trattamento subito da quella pellicola, nulla tolgono ad un'immagine prescelta per la digitalizzazione rispetto al gesto che possa rappresentare... Niente scienza, siamo Persone e la fotografia deve essere solo un mezzo, non IL fine.
 
Diapositive
La questione si semplifica, perchè adesso non ci serve più alcuna conversione e quindi consideriamo questa sezione del lavoro come estensibile a qualsiasi fotocamera che abbia un sensore dalla densità più elevata possibile, cui collegare l'ES-2, inquadrando, mettendo bene a fuoco, esponendo per le aree più indicate dell'immagine e, quindi, scattando.
Facile? ....  NO 🦉 ... solo meno passaggi, ma complicati dall'elevatissimo contrasto cromatico unito alla scarsissima latitudine di posa, propri delle emulsioni invertibili...
E non sono andato a complicarmi la vita con le Fujichrome Velvia RVP, che ho tanto usato, ma mi sono limitato a riprodurre esemplari della 100 RD, sicuramente meno "chiusa" e più potabile da operazioni dove conta in maniera fondamentale anche l'indice di contrasto ed il rapporto di illuminazione della nostra sorgente di luce che utilizziamo.
Partiamo da una ventenne, radiosa, Alessia Marcuzzi a mare a Mondello?
 
per un ritratto sicuramente sbagliato nell'esposizione, troppo scura, un primo livello di correzione aiutandomi con una sovraesposizione del flash che ho qui utilizzato, per poi giungere attraverso una maggiore sovraesposizione flash ed un successivo aggiustamento su LR (stiamo lavorando su NEF) ad un risultato che ha recuperato la dia originale
in una maniera che chimicamente, in stampa, non saremmo mai riusciti ad ottenere 
Una seconda immagine, meno critica, nella quale con poche correzioni, (anche in decremento di clarity) sono giunto ad un risultato accettabile... 26 anni dopo
Con mare e windsurf i guai aumentano:😟
in luce flash, per quanto ben diffusa, il contrasto proprio di questa dia aumenta eccessivamente, mettendo in risalto una grana che oggi a 100 ISO considereremmo eresia !

serve una correzione +1  come visibile sul gruppo A del trigger Godox XPro-N
in luce continua le cose decisamente migliorano a parità di condizioni con la prima delle due foto con il flash
Dopo ogni scatto, ricordarsi sempre di rimettere a fuoco con precisione:
basta un niente...
Con un soggetto ancora più ostico per illuminazione radente e contrasto... (stessa emulsione Fujichrome 100 RD) e luce flash: +1 EV+1,3EV
ma anche in luce continua le cose non migliorano poi tanto
o perdiamo nelle ombre, oppure, aumentando l'esposizione di soli due terzi di stop...

ci perdiamo le alte luci... 
 
Alla fine di questo test resta da dire che molto si possa fare più del poco che ho fatto: facendomi pilotare dall'ES-2 piuttosto che il contrario, ma per una presa di contatto per valutare come una reflex digitale da 45 milioni di pixel con un "viewmaster" anteposto, possa trattare un negativo o una diapositiva vecchi molto più di vent'anni.
Considerando che uno scanner professionale con software di eliminazione di graffi e polvere porti decisamente a risultati di ottimo livello: il problema, a mio vedere, sta nel materiale da riprodurre...
Se non vogliamo ammettere che il Re sia nudo, continueremo a spendere soldi su soldi per acquistare hardware superlativo (ove ve ne sia ancora in commercio): ma la sua nudità appare in tutto imbarazzo quando si finisce per valutare la struttura di una pellicola negativa o invertibile...: IL LIVELLO DI GRANA che andiamo a riprodurre con il nostro Hi-End è ignobile!
Un sistema del genere servirà solo a salvare immagini che non vogliamo si perdano nel tempo.
Amarcord e sentimentalismo: il digitale ci sta viziando tantissimo. La fotografia digitale non ha nulla più in comune (se non le regole alla base) di quella chimica.
Ma recuperare originali è divertente: anche perchè la memoria si fa labile e non ho più in mano le redini dei miei scatoloni di dia e negativi scattati in questi ultimi quarant'anni.

Molto si può fare e mi impegno a fare con questo accessorio tanto semplice quanto, in fondo, prezioso: innanzitutto, come suggeritomi da chi ci ha prestato questo "kit", costruirsi un Picture Control negativo, sia per il colore sia per il B/N e sottrarlo al NEF dell'originale non convertito.
Poi, certamente, selezionare il materiale da convertire con un attenzione particolare alla qualità originaria ed allo stato di conservazione.
Ma nel mezzo, scartabellando tra le scatole nelle quali conservo decine di migliaia di immagini su pellicola, perderò facilmente la retta via dei buoni propositi, ad ogni incontro di un volto familiare oppure ormai perduto che mi chiederà di ricordare ancora, col cuore, con la mente ...e con la mia Nikon: ancora !
E grazie a   
per averci messo nella possibilità di testare in anteprima questo Nikon ES-2
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018
 
Il mondo della fotografia si ritrova a Palermo sabato 26 maggio per una grande festa con i migliori brand del digital imaging 📸

Fotoluce Films con Sicily Photo è lieta di ospitare e di farvi provare:

DJI Fowa
Fujifilm Italia
Godox Asphot
Hasselblad Fowa
Hoya Rinowa
MAS Rinowa
Nikon Nital
Panasonic Fowa
Pentax Fowa
Rode Nital
Samyang Fowa
Sigma MTrading
Sony Italia
Zeiss Fowa

Sarà presente un set fotografico con pittura siciliana dal vivo del maestro Salvo Sapienza, il servizio gratuito di pulizia del sensore per i marchi Panasonic e Pentax Fowa ed un set di ripresa con i flash ed i radio trigger di Godox, che avrò l'onore di presentare e di permettere di utilizzare a tutti coloro che porteranno le proprie Nikon, Canon, Sony, Fuji. 📸


Appuntamento sabato 26 maggio dalle 9.00 alle 19.00 (orario continuato) in via Alcide De Gasperi 187 a Palermo.

 
E le aspettative non sono andate deluse:
una grande affluenza di pubblico si è alternata dalla mattina alla sera tra i banchi delle aziende citate, davvero tante, che esponevano il meglio della loro produzione, disponibile nei negozi fisici ed online di Fotoluce che nell'occasione ha presentato il punto di ritiro di Palermo, presso Sicily Photo di Raffaele Tranchina che ha ospitato la manifestazione.

I due più grandi negozi di fotografia siciliani, quindi adesso uniti dalla possibilità di acquistare online sul sito www.fotoluce.it oppure di persona, presso il punto vendita di Catania, in via Oliveto Scammacca 76 oppure i punti di ritiro di Palermo in via De Gasperi 187 (o di Milano, in via G. Bottesini 18)
La mia giornata da Godox Divulgator per conto di  distributore italiano dei flash ed illuminatori più amati da Nikonland si è quindi svolta tra la sala di posa, dove avevamo reso operativi un AD600Pro, l'attuale punta di diamante del catalogo della casa di Shenzen, ed un AD600BM, insieme ad un AD200 con parabole, softbox e modificatori vari disponibili per questi flash, molti dei quali Bowens-compatibili.

Al bancone tenevo i flash a slitta ed i trigger (XPro ed X1T) disponibili per ogni slitta flash tra quelle più in auge al momento, Nikon, Canon, Sony, Fuji, Panasonic/Olympus,

ed il particolare interesse che hanno destato proprio tutti, dai TT350 e la sua versione V350 con batteria al litio, fino all' AD360-II, passando per i 685 ed i potentissimi Ving860-II, ci conferma del convincimento che da parecchi anni ci ha ormai dirottato su tutta la gamma Godox, pubblicando svariati articoli al riguardo su questo sito.

Se un campione di interesse in questa giornata c'è stato, quello è di certo il doppio AD200 montato su staffa AD-B2, della quale abbiamo parlato qui che trasforma questo eccellente flash da 200W/sec (corrisponde a NG60) in un flash a doppia lampada (o monolampada dell' AD360, più grossa) capace di 400W/s in TTL radiocontrollato e gestibile da tutti i trigger Godox 2,4GHz
 predisposto per attacco Bowens...
dotato di luce pilota, portatile, dall'autonomia superiore a qualsiasi esigenza di ripresa in esterni, alle quali questi Ad200 sono certamente votati

E se è bello parlare di quanto belli siano questi flash ai clienti dei nostri amici fotonegozianti, facendo da Divulgator

di certo da ancora più soddisfazione quando questi, dopo, acquistano e lo scontrino esce dalla cassa...😍
 
in sala di posa invece di modelle adolescenti, per una volta, una bella motocicletta, fotografabile a luce continua ...
 oppure con i flash Godox, senza cavi tra i piedi e con l'unica fatica di accendere trigger e flash per far funzionare il tutto in pieno automatismo TTL-flash, con qualsiasi fotocamera, reflex o mirrorless, variando ogni parametro di potenza luminosa, modeling light e gruppi di flash dal trigger su slitta o da un qualsiasi flash Godox in funzione da Master rispetto qualsiasi altro Godox, dai flash a slitta agli AD600 da studio, in funzione slave, sul canale di trasmissione prescelto.

Tante opportunità di scatto, dalla chiave di carretto siciliano in fase di pitturazione del Maestro Sapienza

agli stand Sigma, Sony, Fuji, Fowa, Nital, Pentax 
  
 
ed i colleghi delle rispettive distribuzioni, pronti anche a divertirsi oltre che lavorare, magari con un drone che svolazzava nel negozio

hanno reso la giornata leggera e proficua, per la qualità delle persone intervenute tra il pubblico, tra le quali ho notato con molto piacere diversi ragazzi tra i venti e i trenta, coloro certamente ai quali tutto ciò che il futuro dell'imaging potrà produrre, sarà destinato.
Anche queste nostre righe... 
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018
 
 
L'appellativo PRO viene spesso usato a sproposito, giusto per attirare verso un prodotto che viene dichiarato essere superiore agli altri. Spesso millantandone le peculiarità.
Un caso tra tutti quello di una certa serie di mirrorless di un noto marchio giapponese, famoso per le sue pellicole molto contrastate ..., che di PRO non ha nulla rispetto ad altri modelli ben più indirizzati al professionale.
Non è invece il caso di questo flash, che non è semplicemente la seconda versione del primo, fortunato AD600 che sotto vari marchi e nomi, è il cavallo di battaglia di moltissimi di quei fotografi di tutto il mondo che hanno bisogno di una soluzione portatile TTL a batteria ... ma non hanno il budget per un Profoto.
No, questo è veramente la versione professionale di quello che resta in catalogo come la versione base. E rispetto a quella, sembra più un Profoto che un Godox. Parola mia !

arrivato a tempo record dal negozio catanese Fotoluce, nostro amico (se volete comprare da loro, dite che venite da Nikonland, vi tratteranno ancora meglio di quanto non facciano di solito con tutti i loro clienti !).
Nella classica scatola Godox, bianca e rossa.

il contenuto ben imballato. Il cartone però è un pò leggerino ... ma non importa.

tutto quello che c'è nella scatola (i manuali li ho lasciati nel polistirolo !).

il caricabatterie, nessuna sorpresa, è analogo al precedente.


la batteria è simile, ma più piccola. Lavora su una tensione superiore ma ha una potenza inferiore. Il prodotto di queste due grandezze, dà prestazioni simili.
  

cominciamo con le novità, la lampada, è tutta diversa. E' incorporata in un bulbo chiuso, ha un diffusore opaco.


la parte terminale del corpo del flash dove si collega la batteria con un sistema del tutto analogo agli altri flash Godox tipo AD600.

la pulsantiera. Non vi pare che manchi qualche cosa ?
Panico, dov'è l'interruttore ?

l'hanno messo sotto, in posizione di sicurezza !

la protezione del bulbo che, tolto il tappo diventa la "parabola"



la contattiera del bulbo che contiene anche la lampada pilota, un bel LED giallo che produce luce bianchissima per 38 W, equivalente a circa 500 Watt alogeni.


l'attacco per il treppiedi è un salto siderale rispetto a quello vecchio. Qui è in metallo, con il fermo di movimento, il funzionamento è impeccabile dove prima era ... caccavelloso

acceso. Alla minima potenza scatterebbe ad 1/10.000 di secondo


la lampada pilota al 20% di potenza.

scatto di prova con la lampada al 100%. F4, 1/200'', ISO 360

al 20%. F4, 1/200'', ISO 2200

flash ISO 64, F4, 1/200'', perfettamente sincronizzati.
E per colmo di libidine ... 3 secondi di raffica a 9 scatti al secondo (F/1.8, ISO 64, con il Sigma 135/1.8)

 
Le prime impressioni sono ... vale la spesa, da comprare immediatamente, un salto luce avanti alla versione "liscia".
Presto in prova più approfondita su questa stessa pagina.
Stay Tuned
 
 
 

Icona e' parola che viene dal greco eikon ( εικών ) e identifica dall'antichita' fino ai nostri giorni un'immagine.

Ma non una immagine qualsiasi bensi', come per i cristiani ortodossi,  
un'immagine da mettere in mostra, da cui ricavare una risposta a mille domande, a milioni di perche', un'immagine quindi PARLANTE. 
Gli ortodossi nelle loro chiese adorano le icone, noi occidentali, anche fuori dalle chiese... 
 


 
Ho visitato la mostra ... iconografica di Steve McCurry in giro per il mondo da anni e presentata anche alla Galleria d' Arte Moderna di Palermo,

 

giustamente intitolata Icons   

 
 
nella quale cento stampe di formato A2, di un periodo vasto tra l'inizio degli anni Ottanta fino a pochi anni fa, quindi con un criterio misto tra produzione da diapositiva e produzione e postproduzione digitale, (con evidenti segni dati dalla digitalizzazione nelle stampe delle foto piu' datate)
si alternano dalle pareti delle sale,  
 
 
invariabilmente portando il visitatore ad accentrare la sua attenzione sull'elemento che a mio avviso distingue nettamente l'opera di Steve McCurry da quella dei normali o aspiranti reporter:
il rapporto diretto che l'autore instaura con il soggetto, il quale e' perfettamente consapevole del ruolo che si e' appena costituito.
Un rapporto che dopo lo scatto lega indissolubilmente e con lo stesso (o forse ancora maggiore) magnetismo, la Stampa della foto col suo Osservatore, anche a grande distanza di tempo e nonostante il mutare della situazione.
Unita' aristotelica di Tempo, Luogo ed Azione che si trasmettono in maniera inalterata anche dopo piu' di trent'anni dallo scatto nel suo ritratto piu' famoso
 

quello di Sharbat Gula, ragazzina afghana,
 
che col suo sguardo ti insegue dovunque tu ti trovi rispetto a Tempo, Luogo ed Azione  
 .
 
Non saro' certo io ad alimentare il mito di questa foto, ma aggiungo un tassello di reiterazione che tanto assomiglia alla tradizione orale omerica, delle gesta degli Eroi. 
Che non e' piu' nemmeno il fotografo che l'ha scattata, il mito non puo' circoscriversi ad un semplice mortale, ma ingigantisce il personaggio fino a renderlo superiore anche a chi lo abbia (anche se inconsapevolmente) creato.
Tanto da indurre, per meri scopi utilitaristici, la stessa rivista del National Geographic a suo tempo committente del servizio sui morti e vivi di quel Paese, a commissionare 17 anni dopo lo scatto a McCurry la ricerca dell'Eroe e lo scatto successivo a testimoniare il degrado della Vita 
 
che solo l'immortalita' alla... specchio di Dorian Gray della Fotografia, puo' garantire inalterato nel tempo.
 
Dal Mito di Sharbat in poi per McCurry inizia l'incubo di ripetere il Gesto, 
devo dire con prestazioni esimie, come quelle che ben conosciamo come sue ICONE  

 

 

 

 

 

 
nelle quali, sempre, appare il livello di estrema interazione tra soggetto e fotografo, il grido di una richiesta di attenzione e la Risposta che il suo obiettivo riesce a dare alla Domanda,
altrimenti inascoltata di quelle persone.  
 
 

I visitatori girano tra i corridoi e si immedesimano nelle scene ritratte, si sente...  

sia che si tratti delle opere piu' ...vicine a questo concetto di icone  
 
sia che si tratti dei suoi reportage piu' consueti, traccia dei quali abbiamo indelebile nella nostra mente  
 
  
 
ed ancora nella scoperta (o riscoperta) di luoghi ...diversamente famosi  

 
 
o per sempre preclusi alla conoscenza della maggior parte di noi  

 
 
piu' facilmente e in maniera indelebile, prendendo atto di una maniera di leggere la vita altrui che risenta sempre della necessita' di perpetuare quel gesto, quel momento, quel movimento che solo li', allora e non oltre ha riempito la tendina del suo otturatore e serva a lasciare una traccia nell'hard disk della nostra esistenza: qui ed ora.

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
In una corsa che ci porta davvero lontano  
...piu' di quanto ci sia lecito sperare.
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2016
si presenta in questa due giorni siciliana, con un impressionante arsenale per le principali baionette assistite:
per Nikon
Art fissi: 14 - 20 - 24 - 35 - 50 - 85 - 135 -  zoom: 14/24 - 12/24 - 24/35 - 24/70 - 24/105 - 18/35dc - 50/100dc 
Contemporary:  100/400 - 150/600
 
per Canon
Art fissi: 14 - 20 - 24 - 35 - 50 - 85 - 135 -  zoom: 14/24 - 12/24 - 24/35 - 24/70 - 24/105 - 18/35dc - 50/100dc 
Contemporary:  100/400 - 150/600
 
per Sony E-mount
MC-11 - 16DC dn - 30DC dn
 
Last but not least...
Sigma
SDQuattro H con 35/1.4 Art
 
Sarò divulgatore per Mtrading, dunque, felice di incontrare chi vorrà venire a provare questa spettacolosa mole di materiale,
venerdì 27 aprile full immersion 8,30-20  da   in via Oliveto Scammacca 76 a Catania  
 
e sabato 28 aprile da Sicily Photo in via De Gasperi 187 a Palermo

Arles, città romana della Bassa Provenza, fondata nell' 800 a.C. ai margini dell'interessantissima area palustre della Camargue, famosa anche per essere stata uno dei luoghi prediletti da Van Gogh nei suoi dipinti,
    
 
ospita ogni estate, dal 1970 (ideati dal fotografo di Arles Lucien Clergue, dallo scrittore Michel Tournier e dallo storico Jean-Maurice Rouquette), i Rencontres de la Photographie, che nel 2018 saranno pertanto giunti alla 49^ edizione
 
nell'ambito della quale, scorrendo il programma all'interno dello specifico sito  ci si può render conto della enorme quantità di appuntamenti e mostre che nell'arco di tutta l'estate, dal 2 di luglio appunto, fino al 23 di settembre impegneranno il paese nel suo suggestivo centro storico, gli organizzatori, i fotografi che interverranno e, naturalmente, gli spettatori, in quella che nella considerazione di tanti è la massima espressione della Fotografia in tutte le sue forme e manifestazioni, in Europa e quindi, probabilmente, nel Mondo intero.
Parallelamente alla manifestazione ufficiale, Arles ospita da sempre anche il cosiddetto Festival Off  
che grazie all'enorme visibilità data dal passaggio di una massa di addetti ai lavori che difficilmente si potrebbe mai concentrare allo stesso momento nel medesimo luogo, mette nella condizione di essere notati, selezionati e scelti, dando a persone che potrebbero avere molte difficoltà a trovare i canali più idonei per la visibilità del proprio lavoro, un'opportunità che supera anche l'onore di essere scelti per la partecipazione a questo Festival.
I luoghi dove si svolgono le mostre sono tutti quelli storici e gli altri, appositamente sorti nell'arco di quasi cinquanta edizioni di Rencontres: per accedervi si paga un day pass o un week pass con il quale vi si ha libero ingresso, ma le discussioni su autori e stato dell'arte della Fotografia si tengono dappertutto in Arles, tra un pastis e una croque Monsieur anche nei bistrot del centro e per questo, basta passeggiare e divertirsi a guardare ed ascoltare.
La caratteristica che non soltanto giustifica il nome stesso della manifestazione, ma che anche lega il Festival ufficiale a quello Off è certamente quella che ha elevato i Rencontres di Arles al livello che occupano nella considerazione internazionale e consiste nella lettura dei portfolio da parte di fotografi e critici fotografici, appositamente invitati allo scopo o semplicemente convenuti alla manifestazione.

Accanto alla rete ufficiale di incontri, cui si accede per prenotazione e pagando una cifra variabile a seconda degli incontri che si intendono sostenere

la cosiddetta Photo Folio Review, che dal 2006 ha sostituito la precedente strutturazione di lettura portfolio, (nella quale era molto più limitato il numero di chi valutava e, conseguentemente, la capacità di accesso), con un esercito di 130 esperti valutatori, il cui elenco sarà disponibile dall'inizio di maggio,
subito prima dell'inizio delle prenotazioni (16 maggio),
esiste un sistema parallelo organizzato dal Festival Off, ma sopratutto la possibilità, frequentando i posti in questione nella settimana clou, quella che va dal 2 al 7 luglio 2018, di incontrarsi e scambiarsi opinioni con gli artisti che espongono, con curatori di mostre e di gallerie fotografiche di tutto il mondo, con una moltitudine di fotografi, per osservare i loro lavori, discutere dei propri, informarsi, prendere contatti preziosi per la nostra formazione fotografica, o solamente e semplicemente per stabilire dei percorsi che ci porteranno negli anni successivi a visitare posti per incontrasi di nuovo con le persone con le quali avremo allacciato rapporto.
Negli anni Novanta, insieme ad un gruppo di amici palermitani con la stessa passione ed un'associazione culturale in comune, organizzammo decine di mostre di artisti sconosciuti (allora) in Italia, semplicemente incontrati ad Arles durante questi incontri di fotografia.

Ho avuto già a scrivere su Nikonland riguardo all'argomento della lettura dei portfolio, essere una tappa che per alcuni puo' diventare determinante nello sviluppo della propria attivita' fotografica (non necessariamente professionale) per altri, gia' consapevoli dei traguardi da conseguire e dei mezzi da adoperare per conseguirli, del tutto superflua.
Il fine sarebbe quello, non gia' di portare il compitino perfettino all'analisi di un esperto, bensi' testimonianza del proprio percorso di crescita, funzione degli obiettivi prefissi, e di fare ordine tra essi, magari facendosi aiutare a stabilire delle priorità.
Il lettore di portfolio, se all'altezza del compito, vi dovrebbe aiutare a fare i passi decisivi per sfrondare dal superfluo il vostro lavoro.
Quindi, non e' tanto necessario orientare la selezione delle proprie immagini alla personalita' del lettore di esse, quanto invece fondamentale scegliere il lettore di portfolio in linea col proprio modo di vedere fotografico.
Ma non ci dobbiamo aspettare da chi ci accoglie con le nostre immagini una risposta, sulla possibilita' o meno di intraprendere un'attivita' da fotografo professionale, quanto i suoi consigli per affinare la nostra sensibilita' di analisi sulle fotografie che sottoporremo alla sua attenzione e sulle aree di miglioramento, secondo la Sua sensibilita' e la Sua capacita' di analisi del nostro lavoro.

A mio parere, scegliere un'opportunita' di confronto del genere rappresenta una tappa fondamentale per ognuno di noi che voglia sinceramente mettersi in discussione ed affidarsi alla possibilita' di crescere ascoltando dei consigli.
Leggo spesso di fotografi che disprezzano questo modo di interagire e sono convinto che la confusione spesso sia ingenerata dalle possibilità immense di comunicazione a distanza offerte dal web e dai social network in generale: formulare giudizi dalla tastiera del computer è difficilissimo perchè viene meno il principio alla base dei Rencontres di Arles: l'incontro fisico dei soggetti.
E' questo il motivo principale per il quale, nonostante da più di quindici anni scriva di fotografia attraverso questa mia tastiera, ciononostante mi rifiuto recisamente di effettuare valutazioni ed esprimere giudizi sul lavoro altrui, se non mi venga espressamente richiesto (e talvolta neppure in quei casi)
Questo perchè ho avuto diverse volte l'onore di essere parte di manifestazioni simili (lontanamente) ad Arles nelle quali ho potuto interagire con fotografi che mi ponevano i loro quesiti, mostrandomi i loro work in progress
Anche questa è una condizione essenziale per una migliore interazione col fotografo: se questi ritenga di essere arrivato alla fine della propria ricerca ben difficilmente accetterà di mettersi in discussione, quand'anche abbia accuratamente scelto il soggetto dal quale far prendere visione del proprio lavoro.
In ogni caso ritengo sia molto meglio che questa operazione di lettura di un portfolio venga svolta senza fine di lucro (come mi è sempre capitato di fare) la libertà di opinione che se ne deriva quando si sa di non aver percepito del denaro per l'attività in questione, consente a chi legge di trovarsi sullo stesso piano di chi...ha scritto.
Ed in questo senso credo che le tariffe richieste ad Arles per il photofolioreview, siano più deputate all'organizzazione di tale faraonico happening piuttosto che alla diretta remunerazione dei singoli esperti che si prestino alla bisogna, quantomeno nel grosso della cifra in questione (probabilmente ne percepiranno solo una parte...non ne ho la minima idea).
Immagino in questo senso sia invece organizzato il Festival Off,
all'interno del quale il motivo conduttore è proprio il sostegno agli Autori che hanno inviato durante l'inverno le proprie immagini per partecipare al concorso (aperto a tutti) e che poi verranno selezionate ed appese in mostra alla vista di tutti coloro che calcheranno questo paese-palcoscenico che risulta ogni estate essere Arles e che risultano il principale motivo della continuità di questa longeva manifestazione, senza la pari, di sicuro già soltanto per questo aspetto.
Il vincitore del Festival Off l'anno successivo viene invitato a partecipare alle mostre ufficiali e, sono certo, impiegherà tutto l'inverno per produrre dei lavori che, stampati, non potranno che accrescere l'importanza di ciò che aveva fatto fino a quel momento.
In più ci sono anche le borse di studio in denaro sonante...
Questa è la strada, percorsa in queste 49 edizioni da quasi tutti i fotografi più famosi di cui tutti noi abbiamo sentito parlare oltre che ammirato le loro produzioni.
 
Mi sa che quest'anno farò di tutto per tornare ad Arles: è ormai troppo che manco da li...: spero che fra di voi incontrerò qualcuno, che abbia voglia di capire se... la sua seconda foto si riesca a distinguere dalla moltitudine di...prime!
O semplicemente di curiosare da turista.
A bien tot

 
Max Aquila (c) per Nikonland 2018
 
 

 
 
Meglio entusiasmarmi ogni volta che un grandangolo cada in mia mano, piuttosto del contrario 
Ed in effetti mi riconosco nel bambino cui la zia ha regalato le caramelle, quando ho l'occasione di sottoporre a test un obiettivo appartenente alla categoria in questione, fisso o zoom che sia.
La sensazione di impadronirmi dell'inquadratura, abbracciando materialmente angoli di campo sempre più estesi, quanto la tecnologia attuale ormai ci consenta, privi di macroscopici difetti ottico/prospettici e nitidi, contrastati e saturi, francamente mi pare sempre un traguardo superiore all'analoga qualità che possa vantare un teleobiettivo/telezoom, forte della sua connaturata tendenza a scindere i piani prospettici, tanto quanto un wide li mischia e li unisce.
E' con questa predisposizione d'animo che mi accosto all'ultimo nato degli ultrawide zoom di casa Sigma e marchio Art, a garanzia dell'impegno che questa casa si ripromette di infondere nella resa delle lenti appartenenti a questa linea di obiettivi, della quale sono ormai anni che l'importatore italiano  ci consente le anteprime di utilizzo che ci permettono di condividere con i lettori di Nikonland i relativi contenuti.
Sigma 14-24mm f/2,8 DG HSM Art: il terzo obiettivo della serie Art a montare l'elemento frontale asferico da 80mm di diametro, comune al 14/1,8 ed al 12-24/4 già sulle nostre pagine nei mesi passati
  
Presentato il 9 febbraio, lo abbiamo avuto a disposizione da metà di marzo per poterne parlare, considerato il valore di luminosità f/2,8 che i tecnici Art sono riusciti ad ottenere, proprio come il suo naturale concorrente (sulla baionetta di nostro interesse), quella eccellenza che è il Nikon AF-S 14-24/2,8 del quale abbiamo scritto proprio da poco, nonostante stia in catalogo da ormai un decennio.
 Ecco lo schema del nuovo Sigma ART:   17 elementi in 11 gruppi, con profusione di lenti speciali, asticella del peso a 1150 grammi, assolutamente in linea con i due fratelli di lente frontale, 
forte di prestazioni in termini di MTF nitidezza/contrasto e di valori di distorsione e vignettatura da urlo, (come gia pubblicato nell'anteprima di febbraio), tanto da consentire ai laboratori di assistenza una modifica al paraluce incorporato 
che ne consenta l'asportazione, per ottimizzare ulteriormente appunto la potenziale vignettatura a TA 
Un gran bell'esemplare di obiettivo,   esteticamente e costruttivamente, con questa lente frontale in costante evidenza 
assolutamente coerente per dimensioni (9.64cm di diametro per 13,5 di lunghezza), con il resto della truppa dei miei super luminosi Art, in funzione del range focale
 munito semplicemente di selettore AF/MF (niente OS, grazie alla luminosità)
messa a fuoco minima a 24/26cm dal piano focale 
contattiera della CPU a dieci elementi

 anno di progettazione, come consueto, su retro del barilotto metallico,
e flangia per la baionetta con sole tre viti di fissaggio, come avevo già notato nel 135/1,8,  invece delle solite quattro degli altri Sigma Art... chissà perchè mai.
In questo test, nel quale mi sposterò tra Sicilia e Malta, utilizzerò per questo imponente widezoom la mia nuova Nikon D850

con la quale il Sigma 14-24 Art forma un insieme che di certo non passa inosservato,

alla pari dei risultati fotografici
che ho la franca impressione possano alla fine derivarne...
E Luce fu, titolo di questo articolo non è riferito in assoluto a Sigma, capace di luminosità ancora più sfidanti su widezoom come il suo 24-35/2 o sul fisso da 14/1.8, quanto al range focale di questo zoom, quei 14-24mm che fin dalla presentazione del Nikon AF-S furono considerati essere il limite in basso per la triade di zoom professionale insieme a quei 24-70/2.8 e 70-200/2.8, a costituire il corredo tipo per chi rinunciasse alle focali fisse, pretendendo da questi tre zoom analoghe qualità in termini di nitidezza, contrasto e distorsione.
E Sigma si cimenta su questo campo minato per la prima volta, con alle spalle l'esperienza recente del 12-24/4 che monta analoga lente frontale, rinunciando a 2mm di focale ma puntando alla realizzazione di quella luminosità f/2,8 che per molti costituisce un must irrinunciabile anche su angoli di campo come i 114°-84° del range di questi zoom.
Anche se incomba un parallelo con l'unico concorrente di questa categoria, il Nikon AF-S di cui abbiamo già scritto, questo articolo non vuole essere un confronto diretto tra questi due zoom, per ovvie ragioni legate alla data dei due progetti, dalla qualità attuale dei sensori cui il Sigma (presentato con baionette Nikon, Canon e Sigma) viene destinato, dal mutato gusto degli utenti in questi ultimi dieci anni, riguardo criteri come saturazione cromatica, distorsione, postproduzione.
In ognuno dei campi appena citati il nuovo Sigma Art 14-24/2,8 sembra voler segnare nuovi parametri: complice il sensore prodigioso della Nikon D850 e senza neppure aver avuto il tempo e la azienza di profilarlo su Lightroom prima di cominciare a scattare, ecco come quest'abbinata mostra di volersi comportare in luce diurna brillante e con soggetti cromaticamente "vispi"


e per sgombrare il campo da ogni equivoco, in ordine a nitidezza e distorsione , ecco due ritagli della foto precedente (file originario da 8256x5504) 17mm ISO64 t/125 f/11
 al centro immagine
(2333x1555) con un dettaglio degno di un 50mm di buona qualità
e a bordo immagine (sx) 
(1415x944) sul quale nonostante apertura f/11 ritengo sia difficile non essere concordare sull'eccellenza del risultato

 Per "par condicio" allora mi pulisco subito la coscienza, pubblicando questa immagine...  dalla quale si evince subito il peggior nemico di questa realizzazione Sigma, ossia il flare in controluce diretto, solamente alla focale di 14mm... 
 eccolo...
ma se scatto nelle medesime condizioni ad altra focale (qui 19mm) 
la macchia non c'è più... niente più flare... come per magia:14mm (con flare)20 mm24mm
Evidentemente sono questi i limiti del rapporto tra luminosità e focale rispetto la pazzesca lente frontale che, trasferita sul 12-24 Art meno luminoso di uno stop, vengono risolti invece eminentemente.
Voleste usare questo zoom prevalentemente a 14mm siete avvertiti: disporre di f/2,8 ha comportato un problema che sul fratello minore (o maggiore) 12-24/4...viene fisicamente eliminato !

la situazione varia anche in funzione dell'orientamento orizzontale (come sopra) o verticale 
Delimitato l'ambito del problema, andiamo a vedere come si comporta nelle situazioni di ripresa e di luce delle più varie questo zoom montato su D850:

brillante con luce brillante, restituisce colori squillanti. Certamente non neutro come caratteristica principale del suo antagonista Nikon,
con colori omogenei...pure 


questo Sigma Art non restituisce tonalità pastellate, ma molto dense e contrastate, specie in presenza di colori complementari
 le masse di blu e di verde sono il suo pane quotidiano, come tradizione da Sigma lens

in luce diffusa non impasta i soggetti, specie sul piano di messa a fuoco (nonostante un f/medio qui utilizzato)(crop)

In condizioni di luce filtrata con picchi di alte e basse, complice la latitudine di posa del sensore, consente risultati di elevata qualità
  (crop)



Negli interni e ad ISO adeguati fa il suo dovere, anche se il VR già assente sul Nikon, anche su questo Sigma Art avrebbe dato il suo utile contributo nel contenere gli ISO 
   
(ISO 1000)                                                                                                                                     (ISO 2500)
anche a tutta apertura la leggibilità dei particolari su piani diversi da quello di messa a fuoco, grazie all'ampio angolo di campo, si manifesta ben più che accettabile

anche in foto di rapina in condizioni non ufficiali, come queste 
 
E la caratteristica distorsione prospettica da superwide, diventa ingovernabile quando non si possa elevare a sufficienza il punto di ripresa rispetto al soggetto inquadrato, fisiologica...
connaturata al genere di fotografia praticabile con ultrawide come questi, mirante a includere ed accomunare, piuttosto che a distinguere.

talora grottesca (stitching di 15 fotogrammi)
altre volte, a mio avviso, suggestiva se opportunamente gestita

(aridaje col flare...) 
per poi diventare addirittura utile quando gli spazi, interni, si facciano angusti e si desideri ... raccontare
  
  

In ogni caso questo Sigma Art si adatta ad ogni situazione di ripresa, in ognuna lasciando la propria impronta cromatica.
Malta è un isola ricca di contrasti, specie tra i monumenti, appartenenti ad ere e tradizioni decisamente differenti tra esse ma in qualche modo sovrapponibili e questo genere di obiettivo sembra fatto apposta per metterli a confronto

il megalitico Parlamento di Renzo Piano (2008)

e il megalitico complesso monumentale di Hagar Qim (3600 aC)


con il suo..."Parlamento" (dal foro al centro dell'immagine, nel solstizio d'estate, passava un raggio di luce che illuminava l'altare della prossima immagine)
 (crop)... per chi pensa che f/2,8 su di un superwide non basti comunque a staccare i piani prospettici 

Chiesa dell'Assunta, Mgarr, 1948

a poche decine di metri, Tempio di Ta Hagrat 3600-2500 aC
 con flare... indovinate a che focale...? 14mm 

Tutti i campi archeologici preistorici maltesi sono dichiarati dall'UNESCO Patrimonio Culturale per l'Umanità e costituiscono un anello fondamentale per la comprensione dei fenomeni migratori del Mediterraneo, alla base dello sviluppo della nostra civiltà. 
Purtroppo al mausoleo sepolcrale di Hal Saflieni, visita del quale avevo prenotato (e pagata) da quattro mesi, non era consentito fotografare e le suggestioni vissute nei tre livelli di scavo, recentemente restaurati e tenuti in atmosfera protetta (gruppi di non più di 10 visitatori a turno) le ho registrate con gli occhi e nella mente, come fa ogni fotografo che si rispetti, ben prima di scattare. In compenso, a poca distanza, in pieno abitato,

i templi di Tarxien, dello stesso periodo degli altri prima illustrati, anch'essi protetti da una struttura tensiostatica, riportano, grazie al Sigma 14-24/2,8 Art ed alla mia D850 alle medesime sensazioni poco prima, nell'ipogeo, provate.


tutte queste strutture maltesi, cilindriche, erano originariamente fornite di lastroni di copertura, rastremati, fino a fornire il riparo necessario dalle intemperie della terra del vento

le strutture megalitiche venivano tagliate senza l'aiuto di metalli, ancora non in uso, e trasportate con l'ausilio di mezzi simili a quelli dei costruttori delle piramidi egizie

i decori consistevano prevalentemente di motivi a spirale,
specie negli affreschi parietali, dando con le torce a mano utilizzate per l'illuminazione interna, un effetto di movimento
così anche con bulinature ravvicinate come si può ammirare nei megaliti di Mnajdra, a seguire i templi prima visti di Hagar Qim



impressionanti gli architravi per dimensioni e pesi che spesso superavano le decine di tonnellate

così come gli impiantiti delle stanze sacrali, con la presenza di altari...

e di figure gigantesche antropomorfe ed obese, non sempre femminili (come imponeva peraltro la società matriarcale dell'epoca), a simboleggiare abbondanza
numerose le statuette votive ed i reperti minuti conservati nei musei dell'isola,
a partire dalla famosa statuetta della dea dormiente trovata nell'ipogeo di Hal Saflieni, sempre risalente ad un periodo databile intorno al 3300 aC
(qui fotografata al buio pesto a 1/30" a 16mila ISO con un teleobiettivo)

Spero di non essere stato prolisso, ma ritengo che siti come quelli che ho già visitato una prima volta a Malta e che son tornato a rivedere ed implementarne la conoscenza con altri che la prima volta non ero riuscito a visitare, diano il senso alla mia attività di fotografo delle vestigia delle civiltà dalle quali sento di provenire e che mi infondono sensazione di potenza incomparabile a quella delle civiltà moderne, nonostante le armi, semplicemente dotate di una enorme forza di volontà, sconfitte solo dal Tempo...che non è tuttavia bastato per eliminarne del tutto le tracce.


Tornando in Sicilia e nello specifico, alla valutazione dello zoom, se qualcosa abbiamo fin qui tralasciato sono forse solamente le caratteristiche complementari, come distorsione e vignettatura
Per ciò che riguarda la distorsione, io per quanti sforzi faccia, mettendomi ben perpendicolare a soggetti utili a evidenziarne, non riesco proprio a trovarne...


forse a 14mm in questa immagine un pò di cuscinetto... ma temo siano più i dolci di Erice in vetrina a farla...ingrassare, piuttosto che lo zoom 
Certo... se vogliamo ottenere che il soggetto di questa immagine sia a squadra come Pitagora comandi...   dovremo rinunciare a parte dell'inquadratura, trasformandola in un quadrato... ma se poi la pazzia riprenda la nostra mano, con quasi certezza giocheremo a distorcere prospetticamente, inclinando la fotocamera, a riempire lo spazio in basso a 14mm
allontanandoci per ottenere la stessa inquadratura...
a 16mm...
e poi ancora...
a 18mm
Oppure, al contrario, dallo stesso punto di ripresa, zoomando e reinquadrando per dare un senso (se un senso possa avere) alla nuova focale a cui scattare
14mm
16mm
18mm
20mm
24mm
approfittandone per definire il limite a cui poter avere definizione senza eccesso di diffrazione nei due seguenti crop, rispettivamente a:f/22ed f/11
che resta il diaframma più chiuso a cui spingersi prima che ai successivi si manifesti chiaramente diffrazione a diminuire la nitidezza dei particolari dell'immagine.
In quanto alla vignettatura, chiaramente fisiologica in una lente frontale di quel diametro e curvatura, per quanto possa essere una lente asferica, si comprende l'intento dell'eliminazione (pericolosissima per possibili urti) del paraluce a petalo incorporato, ma solo per chi desideri mitigare parte del bilancio di questa caratteristica che a Ta nel paesaggio avrà un'influenza relativa rispetto ad altri generi
più incisiva su certi soggetti
 
e su determinate inquadrature, forzate,
piuttosto che in situazioni meno ...sensibili   

o in quelle dove sia connessa, la vignettatura, alla resa dell'inquadratura 
recuperabile in PP, peraltro...

rispetto a situazioni, come la street photography, dove è di certo il male minore, sempre che il soggetto abbia un senso

in luce omogenea meno avvertibile, anche a TA

piuttosto che in luce mista, pur se con diaframmi medi 
Insomma è stato un bel divertimento aver a che fare con l'ultima proposta Sigma Art nel campo dei superwide (c'è chi sta cominciando a piangere, perchè considera wide un 85mm...) ma l'ultima parola da scrivere su questo bello ma costosetto zoom (mediamente 1242 euro) sarà l'analisi dei suoi:
pregi
brillantezza, contrasto, nitidezza le sue doti evidenti motore HSM velocissimo e silenziosissimo omogeneità centro-bordi per il dettaglio nei particolari distorsione inavvertibile assenza di flare a partire dai 15mm costruzione, materiali e struttura IF cromaticamente emozionante difetti
peso e dimensioni: con tre Sigma Art bisogna far riprogettare le borse foto vignettatura avvertibile anche a diaframmi intermedi flare a 14mm, eccessivo assenza della stabilizzazione OS che aiuterebbe in determinate situazioni a restare ad ISO bassi La somma dei quali probabilmente determina il nuovo riferimento nell'ambito degli zoom f/2,8 di questo range di focale: per il mio personale gusto e la mia usuale tipologia di soggetti.
Ringraziamo ancora  per il supporto e la disponibilità manifesta. 
 
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Uffa che barba, starà già dicendo qualcuno. Ancora un editoriale di chiacchiere intorno al tema mirrorless !
Machissene, ma fatevi bastare quello che avete, ma perchè volete proprio andarvi a cacciare in queste discussioni cervellotiche.
Verissimo ... in parte. Personalmente potrei anche continuare a vivere tranquillamente con le mie reflex (D850 e D5), fare milioni di nuove foto, e desiderare che un giorno magicamente mettano a fuoco a tutto schermo, anche in live-view in continuo, con riconoscimento facciale e ricerca dell'occhio più prossimo. E che non debbano essere minuziosamente tarate per avere un autofocus preciso per ogni nuovo obiettivo.
Il problema è che li fuori le cose non è che stanno cambiando, sono già cambiate. E in fondo questo lo sapevano già in casa Nikon quando nel 2011 hanno lanciato in un giorno solo di un passato settembre un intero nuovo sistema mirrorless composto da diverse fotocamere e diversi obiettivi, oltre ad accessori, futuri obiettivi etc. etc.
Si sto parlando di quel sistema Nikon 1 di cui si dice che non sia morto ma che stia solamente dormendo ...
E' possibile che sia così e che ... un giorno si risvegli del tutto rinnovato, in formato full-frame e con prestazioni a tutto tondo allo stato dell'arte.
Sostanzialmente è quello che stanno ammettendo tutti nelle recenti interviste, da Nikon - ufficiosamente o meno, le ultime parole del top-management risalgono all'estate del 2017, più o meno in concomitanza con il lancio della D850 - a Sony, a Tamron, a Sigma. A Canon che non nasconde che sarebbe bello se ci fosse una mirrorless full-frame anche di Canon prima di un anno.
Persino il Nikkei, commentando la chiusura dell'esercizio fiscale Nikon ha anticipato che ... Nikon ha deciso di anticipare alla seconda parte del 2018 il lancio della sua mirrorless full-frame.
Anche perchè, parlando di risultati economici e borsistici, Nikon al momento vende solo la D850 - che ha appena cessato di essere introvabile e disponibile solo in lista di attesa - e qualche D7500.
Il resto ... è giusto in catalogo o in svendita (tipo le residuali D7200, D7100, D3x00, D5x00).
Per sostenere le vendite ci vorrà almeno un colpo analogo a quello - miracoloso della D850.
Con la D850 Nikon ha dimostrato di saper ancora raggiungere lo stato dell'arte in campo fotografico, mettendo così in alto l'asticella delle reflex che per chiunque sarà difficile fare di meglio.
Specialmente perchè i limiti tecnologici sono stati praticamente raggiunti. E a detta di tutti, ulteriori passi in avanti sono possibili solo rimuovendo specchio e mirino ottico.
Cosa mi aspetto io da Nikon ?
Per agosto-settembre, prima della prossima Photokina, il lancio multiplo di un paio di famiglie di macchine. O almeno l'annuncio dello stato avanzato del loro sviluppo.
Il più atteso dal pubblico informato - quello che legge Nikonland - è certamente quello relativo alla full-frame.
Io ipotizzo una macchina di classe D600/D750 - prezzata intorno ai 2000 euro - con caratteristiche avanzate ma non professionali.
Ma per le necessità di vendita (2000 euro sono pur sempre tanti, tantissimi per il fotografo comune o per chi cerca maggiore qualità rispetto ad uno smartphone) non basterà a far girare il fatturato di Nikon.
Sarà necessario anche un sistema nuovo in formato APS-C. Il formato mainstream per numeri di vendite, con kit da proporre sul mercato a meno di 1000 euro, idealmente nella fascia 500-750 euro. Una cosa simile alla Canon EOS 50M - che costa a Milano 749 euro con l'ottica standard - o magari meglio.
Perchè parlo di sistema ? Perchè con l'occasione ritengo che Nikon possa seppellire il mai troppo coltivato formato DX reflex, introducendo un nuovo attacco, con una serie di obiettivi completamente nuova, per caratteristiche, dimensioni, prestazioni, che prenda origine dalla serie recente dotata di motori elettrici, gli AF-P.
Con questo sistema, introducendo più corpi di varie fasce - compreso quello privo di mirino elettronico che in Giappone vende bene (ma anche qui può avere le sue chance. L'altro giorno ho visto una cuoca fotografare i piatti del suo ristorante usando una Sony Alpha 9 con 24-70/2.8 GM ... mirando con il display posteriore ... senza porsi l'interrogativo di cosa sia quello strano cosino con il gommino attorno ...) - Nikon sostituirebbe tutte le reflex DX consumer che verrebbero lasciate morire lentamente fino ad esaurimento scorte.
Ok, ma a noi di Nikonland che ci frega ?
Personalmente nulla. Io non ho mai riservato alcun interesse verso le macchine delle serie D3000 e D5000 ed ho usato le D7000 solamente perchè non c'erano sostitute professionali per lo sport.
Uscite la D500 e oggi la D850 (che in larga misura sostituisce anche la D500 le cui vendite si sono ridotte tanto da non prevederne più un suo aggiornamento), ho escluso anche le D7000 dal mio radar, sebbene io abbia trovato molto, molto ben fatta la D7500 che sarà certamente l'ultima reflex DX Nikon a sopravvivere all'estinzione.
Parliamo quindi della mirrorless full-frame.
Qui c'è il dilemma che immagino stia facendo perdere il sonno al managemente Nikon.
Perchè se di ottiche DX di pregio non ne ha comprate nessuno (con l'esclusione dei pochi Sigma 18-35/1.8 e 50-100/1.8 serie Art di epoca recente), di obiettivi FX di ogni ordine e tipo c'è pieno il mondo. E tra questi ci sono sia i supertele fino al 800mm che ... i Sigma Art e Sports che molti di noi posseggono.
Investimenti importanti che a detta di Nikon ufficialmente saranno preservati.
E quindi ?
E quindi ci sono due ipotesi fondamentali che potremmo vedere. Io penso alternativamente e non alternative tra di loro.
Se vinceranno i progettisti progressisti : ci sarà un nuovo attacco a tiraggio ridotto.
Un nuovo attacco permetterebbe di scrollarsi di dosso in un solo colpo di tutti i limiti dell'attacco F, nato nel 1959 con caratteristiche avanzate per l'epoca ma che 60 anni dopo è striminzito per le complicazioni degli obiettivi di oggi.
Con il nuovo attacco dovrebbero uscire nuovi obiettivi. Ma ci sarà un adattatore per rendere compatibile con le nuove macchine le vecchie ottiche da reflex.
Con che prestazioni ? Non sappiamo ma temo con qualche (o molte) limitazioni come l'esperienza di Sony con i Sony/Minolta ci ha dimostrato.
Ma avremmo - finalmente - una nuova generazione di obiettivi Nikon all'altezza delle nostre aspettative.
Se vincerà il marketing conservatore : ci sarà la diretta compatibilità con l'attacco F.
E quindi con questa macchina non ci vorrà un adattatore ma si potranno usare gli obiettivi con attacco Nikon F come se fosse una reflex.
O almeno, speriamo.
Diciamo che fino a qualche mese fa pensavo che non fosse una soluzione praticabile. Ma l'arrivo dei Sigma Art per Sony - che sono identici a quelli per Nikon salvo incorporare un adattatore integrato - mi ha fatto pensare che forse è possibile. Mettendo l'adattatore direttamente nel corpo macchina, valido per tutti gli obiettivi, aggiornabile via software, il sistema potrebbe essere più efficiente.
L'uovo di Colombo che permetterebbe a Nikon di vendere le nuove macchine senza costringere nessuno a cambiare interamente il proprio corredo.
Nikon potrebbe continuare a proporre nuovi obiettivi - parzialmente incompatibili con le vecchie reflex, tipo gli E e gli AF-P - progettati per dare il massimo con le nuove mirrorless ma che funzionerebbero anche su D850 e D750, ma noi potremmo anche usare i nostri 600/4, 105/1.4 e 28/1.4 sulle nuove mirrorless.
Quale soluzione sarebbe la migliore ?
Non ne ho idea. Ma ripeto, l'uscita di Sigma e le parole di Yamaki (il vantaggio nella riprogettazione di ottiche per mirrorless è praticamente tutto nelle focali più corte : e lo abbiamo visto con gli ultimi Sony, enormi quanto quelli per reflex per focali superiori al 35mm, compatti la metà di quelli per reflex, nelle focali da 28mm in giù) mi ha fatto sorgere più di un dubbio.
Insomma, l'unica cosa certa e che tra qualche mese avremo anche le mirrorless Nikon. Non saranno macchine in grado di sostituire D5 e D850 - è presto, per quelle si dovrà aspettare almeno il 2020 e l'introduzione del global-shutter - ma saranno certamente all'altezza delle aspettative del grosso dei nikonisti.
Nikon ha brevettato sia un nuovo attacco, che un nuovo sistema di contatti che ne prevede 12 al posto dei 10 introdotti nelle reflex a partire dalla D3. E svariati sistemi di messa a fuoco avanzati, oltre ad avere avviato collaborazioni con produttori di sensori diversi da Sony. Si dice nell'ambiente anche che Nikon abbia già incontrato informalmente anche Sigma e Tamron per sapere come si stanno muovendo loro in campo mirrorless.

Di certo nell'equazione non sono contemplate le macchine da borsetta, quelle saranno certamente in formato APS-C ed avranno tutto nuovo, perchè tanto gli obiettivi DX in catalogo possono essere facilmente sostituiti come Nikon ha dimostrato lo scorso anno con il bellissimo 10-20 AF-P, piccolo, valido ed economico. Anche perchè chi compra una cosa del genere, la compra in kit, e facilmente butta via o regala quella che eventualmente ha già in casa. E al massimo aggiunge un obiettivo in più, due se glielo consigliano in qualche workshop. E stop.
Ma voi cosa ne pensate ? Vinceranno i progressisti o i conservatori ?
Nikonland, con la collaborazione di Mtrading per Sigma e dello Spazio Blu di Milano è lieta di invitarvi a :
 

una giornata di in-formazione e di prove di materiale Sigma, non riservata ai soli nikonisti ma aperta anche a chi usa Canon, Sony, Sigma.
E' necessaria la registrazione ai workshop via mail (indicare nome e cognome e il workshop cui si intende partecipare) ma l'ingresso è comunque gratuito.
Vi aspettiamo numerosi.
Pausa pranzo durante un congresso internazionale di Paleontologia. C'è un posto libero ad un tavolo accanto ad un collega che non vedevo da tanto tempo:
Ciao Carissimo! Come va?  E un sacco di tempo che non ci si vede...  Eh, hai ragione oramai... solo ai congressi, e solo  se  ci sono i soldi per poterci andare... ma dimmi, come vanno le cose? (chiacchiere a carattere personale, famiglia, conoscenze comuni e così via)
E la ricerca? sei sempre sui (nome gruppo di fossili) o hai variato? Anch'io ho un po' allargato gli orizzonti... dipende  dal materiale a disposizione,  comunque  i gruppi di mio interesse sono sempre quelli;  adesso ad esempio ho un progetto (le chiacchiere proseguono su temi specialistici)...
A fine pranzo  tiro fuori il laptop: Guarda queste foto, cosa ne pensi? Niente male, vero? Ma guardale al 100% , notevoli,non trovi?


 
Merito anche della macchina fotografica che mi sono procurato. E' una Sigma Sd Quattro H. Eh, immaginavo che non la conoscessi, non sono in molti a sapere che c'è; eppure ti garantisco che per quelli come noi che fanno un sacco di foto macro a soggetti statici, sia per la ricerca che per la didattica, è eccezionale. 
 

 
La qualità del dettaglio che ti ha stupito è merito del sensore, è diverso da quello delle altre fotocamere, è un Foveon. Non te la faccio lunga, so che non sei poi tanto appassionato: Semplificando moltissimo,  i fotorecettori di questo sensore hanno tutti tre strati di lenti sensibili ai tre colori anzichè un colore per pixel, questo fa sì che non ci sia interpolazione e la nitidezza è molto superiore, pari a  quella di una fotocamera digitale "normale" con oltre il doppio dei pixel . 
Per la riproduzione dei fossili, ma io penso anche per i minerali od altri soggetti fermi, anche in archeologia ad esempio, secondo me è perfetta.  Tu pensa che dopo aver visto le mie foto, in un museo straniero ne hanno subito presa una. E sono contenti. Scattando in sequenza e facendo un po' di stacking ottieni una bella tridimensionalità anche con soggetti molto piccoli.
 


 
Ti dirò anche che ormai non disegno quasi più al microscopio, ma se posso preferisco usare  le foto come base per ricalcare con la tavoletta grafica, tanta è la definizione, anche al 100% o 200%.
 

 


 
Quanto costa? Questo secondo me è il punto di forza, è chiaro che risultati simili li potresti senz'altro ottenere anche con altre attrezzature, ma queste costerebbero come minimo tre volte tanto e non potresti giustificarne l'acquisto, visti i tempi che corrono. 
Questa fotocamera,invece, anche corredata di un macro, rientra in un budget più che ragionevole.
Certo, come tutte le cose bisogna imparare ad usarla e ha dei limiti di utilizzo,  ma per quello che ci devo fare io, che è più o meno quel che ci potresti fare tu, non ci sono problemi. 
Quali sono i limiti? Non è veloce, anzi è lenta in tutto, e va usata solo a basse sensibilità, io non la uso mai sopra i 100 ISO, poi bisogna imparare a gestire bene le luci. Non conviene scattare in jpeg, meglio in raw e poi convertire con il programma dedicato che si scarica gratis.  
Ma ti assicuro che una volta che ti abitui a questa resa,  il resto non ti soddisfa più...(risata) no, non mi pagano per fare la pubblicità!! E' che ne sono veramente soddisfatto e sono convinto che potrebbe essere utile anche a te. 
(Ci alziamo entrambi) Mi ha fatto veramente piacere rivederti... quando fai il tuo speech (conferenza)? Domani mattina? Non mancherò di certo, mi interessano le novità della tua ricerca.
A domani!
 
N.B Il materiale fotografato è depositato presso musei e collezioni universitarie.
 
Sembrerà una domanda peregrina ma l'interrogativo è d'obbligo.
Qualcuno potrebbe semplicemente dire : perchè le mirrorless sono il futuro mentre le reflex rappresentano il vecchio.
Vero fino ad un certo punto. Perchè certamente le reflex hanno circa 80 anni di storia sulle spalle ma le telemetro - le mitiche Leica M, transitate felicemente al digitale - hanno circa un secolo.
Eppure non si parla di una loro possibile soppressione per via legale. Anzi, forse non hanno mai vissuto un momento di spolvero come quello attuale.
Però entrambi i sistemi sfruttano dispositivi ottici che sono anche più vecchi e che di fatto, industrialmente sono superati.
Il telemetro è stato sostituito da laser e radar, mentre il periscopio (cui il sistema relfex fa direttamente riferimento) si usa solo in sistemi economici ma è stato sostituito dall'elettronica in ogni altra installazione.
Le mirrorless quindi rappresentano il futuro e per questo vanno tenute in considerazione.
In linea di principio è vero ma noi siamo fotografi e i fotografi devono essere innanzitutto pratici. La fotografia è un atto materiale, comincia con un click e si chiude con una stampa.
Non è speculazione filosofica e nemmeno dissertazioni economico-finanziarie.
Peraltro, se le mirrorless rappresentano - teoricamente il futuro - è anche vero che le reflex hanno un livello di maturità che, specie nell'ultima generazione (Nikon D5/D850/D500 e Canon 1Dx Mk II) ha raggiunto livelli difficilmente superabili senza radicali investimenti.
E la gran parte di noi già dispone di un corredo di ottiche da reflex di tutto rispetto su cui contare utilizzando le reflex.
Inoltre in questo momento abbiamo la fortuna che le migliori reflex disponibili sul mercato ... sono Nikon !
Quindi tornando al quesito, perchè siamo così interessati alle mirrorless ? Che cosa ci promettono che le reflex non ci possono dare ?
Autofocus
Come sappiamo da tempo, le reflex utilizzano un sistema di messa a fuoco che prevede un sensore dedicato, messo dentro al mirino, che riceve una immagine tramite uno specchio secondario.
Questo sistema lavora a differenza di fase ed ha tolleranze bassissime, imposte dalla geometria del mirino stesso e dalle dimensioni del mirror box.
In live-view invece, le reflex funzionano per lo più con autofocus a contrasto, preciso ma lento, incapace di seguire soggetti in rapido movimento.
Le mirrorless invece - tutte quelle moderne - dispongono di una messa a fuoco che sfrutta direttamente il sensore di immagine. Possono essere a differenza di contrasto, a differenza di fase e in quelle più efficienti, con entrambe.
In pratica una certa serie di punti del sensore viene accecata e il sistema misura la differenza di fase tra due punti adiacenti, uno illuminato e uno accecato, per gestire la messa a punto.
Non solo, il sistema si incarica di passare da un metodo all'altro in fase di messa a punto.
Il metodo a differenza di contrasto è molto più preciso sebbene molto lento. Quello a differenza di fase meno preciso ma veloce. Una efficace gestione della transizione tra i due sistemi è il punto di forza dell'ultima generazione di mirrorless.
Il primo beneficio che mi viene in mente dall'eliminazione del sensore separato per la messa a fuoco è l'eliminazione virtuale di tutti i problemi di messa a fuoco e taratura insiti in ogni obiettivo presente sul mercato. Un problema che i produttori hanno cercato di ovviare con la taratura fine dell'AF (che sull'ultima generazione di reflex Nikon è automatica) fino alla disponibilità di un dispositivo USB introdotto per prima da Sigma, che permette la messa a punto fine di ogni fase della messa a fuoco.

il programma Sigma Optimization Pro e la taratura alle varie focali e distanze della messa a fuoco del Sigma 120-300/2.8 Sports. Un processo efficace e preciso ma anche molto lungo da ottimizzare.
Le mirrorless "virtualmente" bypassano tutta questa materia. Ogni obiettivo si autoregistra perchè la messa a fuoco viene fatta direttamente sull'immagine e non su un sistema separato.
Una cosa non da poco, specie pensando alla necessità di avere messe a fuoco perfette con le risoluzioni oggi in gioco di 40 e più megapixel.
Messa a fuoco
Il secondo punto di forza è proprio sulla messa a fuoco.
In primis sulla distribuzione dei punti di messa a fuoco.
Con le Nikon D5/D850/D500 disponiamo di una matrice di punti già ben estesa e numerosa :

che può essere modulata a seconda delle necessità di scatto, del tipo di soggetto, specialmente per fotografia dinamica sportiva o di natura.

messa a fuoco dinamica a 25 punti con il punto centrale mantenuto sul soggetto. La macchina transita automaticamente sul punto più nitido all'interno del gruppo di 25.
 inseguimento dinamico di un soggetto in movimento con la modalità ad area a 9 punti
 
la questione é che le reflex non possono avere punti di messa a fuoco fuori dall'area centrale
 l'inquadratura tipo delle nostre full-frame D5 e D850
mentre le mirrorless dell'ultima generazione possono avere anche centinaia di punti distribuiti praticamente su tutto il frame
 i punti di messa a fuoco della recente Sony A7 III, modello di base della terza generazione
a questo punto immaginiamoci come cambia il giochino della messa a fuoco dinamica per soggetti in movimento potendo disporre delle varie modalità di inseguimento ad area con una matrice così popolosa.
Mi spiego con un caso pratico.
Modella distesa con il capo in alto a destra dell'inquadratura.
Con una reflex non c'è modo di coprire il viso e l'occhio se non passando in Live-View

qui la messa a fuoco è stata fatta con la D850 in live-view con riconoscimento automatico del volto (e dell'occhio).
Il sistema è preciso ma inefficiente, lento e incapace di seguire rapidi movimenti, specie se il soggetto si avvicina o si allontana dalla camera.

con una mirrorless invece abbiamo l'inseguimento a tutto frame anche a mirino, con il sistema a differenza di fase.
Segue il viso ma se vogliamo segue proprio l'occhio più prossimo a noi

generalmente senza sbagliare, anche se scattiamo a raffica.
E soprattutto con una animazione che rende chiara l'operazione, cosa che nessuna reflex invece ci consente.
Intendiamoci, D5, D500 e D850 hanno il riconoscimento del volto e dell'occhio più prossimo pure a mirino reflex.
Ma solo nei punti di messa a fuoco e solo ... a fiducia, perchè nessuno ci dice che la macchina effettivamente ci ha preso mentre noi stiamo scattando
Mirino Elettronico contro Mirino Ottico
Questa è l'essenza stessa dell'essere mirrorless, cioé di non avere più lo specchio che oscura il sensore di immagine ma di avere il sensore di immagine sempre in presa che illumina ... il mirino elettronico.
Già, il mirino elettronico che nelle ultime realizzazione ha raggiunto prestazioni ragguardevoli con oltre 4 megapixel, ingrandimenti tipo 1x, frequenze di refresh da monitor di studio.
Che oltre alle cosine sull'autofocus, permette una visualizzazione che per le reflex è impossibile.
Rivedere a mirino lo scatto appena fatto, esattamente come è stato fatto.
Avere l'anteprima dello scatto che stiamo facendo, l'attimo prima di farlo che tiene conto delle impostazioni effettivamente di scatto (e non sempre e genericamente l'anteprima a tutta apertura, senza alcuna compensazione etc. etc.).
Avere a mirino informazioni che in una reflex sono impossibili da visualizzare (tipo istogrammi, orizzonte, luci ed ombre)
Avere a mirino direttamente il menù.
Avere a mirino immagini con amplificazione di luce al buio. Non certo in Vistavision, più simili alla visione notturna con i visori militari, ma in assenza di luce, utilissimi.
Avere a mirino aiuti per la messa a fuoco manuale, impossibili da avere nel mirino ottico di una reflex (possibili in live-view ma solo su treppiedi).
Con il mirino elettronico e lo scatto silenzioso con l'otturatore elettronico si può avere una visione virtualmente senza oscuramento, mentre con le reflex durante la raffica lo specchio oscura n volte al secondo la nostra inquadratura.
Non avendo meccaniche impegnative, infine, le macchine sono meno soggette alle vibrazioni e, con una elettronica potente, ci si può aprire a cadenza di scatto ben superiori ai canonici 8-12 scatti al secondo delle nostre reflex più potenti.
Ma naturalmente un mirino elettronico non offrirà mai la stessa naturalezza della visione diretta per via ottica, specie in condizioni di luce sfidante.
Sviluppi futuri
Certamente le reflex si possono sviluppare ancora nel futuro. Ma a costo di investimenti ingenti che di fronte al calo generalizzato delle loro vendite io vedo sempre meno probabili da parte di ... Canon, Nikon e Pentax, gli ultimi costruttori di reflex (dimentichiamoci di Hasselblad e Phase One che presto o tardi passeranno alle mirrorless, con i nuovi sensori dedicati anche al video).
Ma sarà nelle mirrorless che avremo i passi avanti più importanti, anche in termini di funzionalità per ora solo abbozzate.
Mi riferisco in particolare all'introduzione del Global Shutter la cui fase di industrializzazione avverrà tra il 2018 e il 2020 e che consentirà di evitare alcuni dei difetti degli otturatori elettronici attuali, compresa l'impossibilità di sincronizzare i flash.
E più in generale, avendo prevalenza elettronica, una mirrorless si può aggiornare anche solo via firmware, implementando funzionalità possibili in termini di potenza di calcolo magari anche su una reflex ma impossibili su una reflex per la presenza ... dello specchio.
Ma ci serve davvero una mirrorless ?
Qui entriamo in una fase di introspezione più personale.
Perchè un conto è la tecnologia disponibile, un conto è la nostra indole e predisposizione ad utilizzarla.
Infine c'è la questione corredo.
Io escludo - è un dato di fatto - che con le mirrorless, anche con i migliori adattatori, gli obiettivi da reflex offriranno il massimo delle loro prestazioni, paragonandone l'uso con analoghi obiettivi pensati per le mirrorless.
Ma sta di fatto che un 600/4 o un 200-400/4 sono obiettivi difficili da sostituire per passare ad una mirrorless.
Quindi ognuno si interrogherà sulle sue esigenze e sulle sue disponibilità.
Un paesaggista già con la D850 può fare - su treppiedi - ogni cosa che farebbe con una mirrorless.
Ma con una D850 non si può fare a mirino ottico ciò che si può fare con le migliori mirrorless esistenti.
E non si può seguire in scatto silenzioso una civetta delle nevi in caccia.
E via spropositando.
Dove non vi seguo e non vi seguirò mai, perdonatemi, è sulla via dei pesi e degli ingombri.
Le fotocamere da borsetta per signorine emaciate, non rientrano tra i miei interessi personali
Una fotocamera troppo leggera con un obiettivo di latta, per me è un fastidio, non un vantaggio !
Frans Lanting è un'altra delle Nikon Legends, ma è una leggenda non solo per Nikon,  uno dei più grandi fotografi naturalisti di tutti i tempi.  Non si poteva non dedicargli un articolo qui su Nikonland.
Come l'altro mio articolo su Joel Sartore, vedetelo come uno spunto di discussione e se altri appassionati di fotografia naturalistica vogliono intervenire a seguito con altre notizie, aneddoti, sono i benvenuti.
Frans Lanting  è nato nel 1951 a Rotterdam in Olanda, si è laureato in economia e poi si è trasferito negli USA per studiare pianificazione ambientale.   Presto tuttavia ha cominciato a fotografare la natura  e non ha più smesso, così  la sua vita è cambiata.
Per decenni ha documentato la natura in tutti gli angoli del mondo, trasmettendo la conoscenza e la bellezza di ogni forma di vita,   con immagini che suscitano meraviglia e hanno definito nuovi standard di qualità per le generazioni successive di fotografi naturalisti.
Di lui si è detto che ha una mente da scienziato, un cuore da cacciatore e gli occhi di un poeta (Thomas Kennedy ex direttore del National Geographic Magazine). 

 
 
Per il national Geographic Lanting ha lavorato moltissimo, dai servizi sugli scimpanzè pigmei (bonobo)  del Congo, alla vita sulle chiome dellla foresta pluviale amazzonica, ai pinguini dell'Antartide, alla fauna e i popoli del Madagascar. 
Per realizzare questi servizi non ci si può risparmiare: Lanting ha passato settimane su piattaforme di legno in cima agli alberi, ha seguito i branchi di Leoni, ha dormito in crateri vulcanici con le Tartarughe Giganti.

 

 
Tra i suoi lavori più famosi ci sono quelli sul delta dell'Okavango, Sul Borneo, Sui Pinguini Imperatori dell'Antartide sugli ultimi Ghepardi Iraniani, lavori pubblicati su riviste e esibiti in mostre in tutto il mondo.


Orsi "danzanti".
 
Nei suoi libri Lanting trasforma gli animali in arte come nessun altro fotografo scrive il New Yorker, e guardando le sue foto non si possono non provare emozioni che vanno dalla tenerezza allo stupore alla riverenza per le forme viventi da lui ritratte. Al di là della bellezza delle sue immagini, che sono vera poesia di forme e luci, molti suoi lavori hanno anche un grande valore scientifico, documentando nuove scoperte sulla diversità della vita.

 

Il sole basso illumina una duna dietro i  tronchi di acacie morte.
 
 

Airone a pesca che fa ombra con le ali per individuare i pesci.

 
 


Oltre a questo, la  missione di  Lanting è usare il la fotografia come mezzo per sostenere le iniziative promosse dalle diverse organizzazioni per la protezione dell'ambiente ad ogni livello, e lo fa tramite le pubblicazioni, le mostre le apaprizioni sui media e col sostegno attivo a fondazioni. E' Ambasciatore del WWF olandese , ed è nel comitato nazionale del WWF USA, membro o sostenitopre di altre organizzazioni fra cui la International League of Conservation Photographers (ILCP).

L'orgoglio dei cacciatori riflesso nell'occhio della zebra uccisa.
Si potrebbe andare avanti ancora a lungo, elencare i suoi libri e così via, ma ne abbondano informazioni sulle sue opere online, per cui prefersco  soffermarmi su un suo progetto di ampio respiro, simile sotto certi aspetti al progetto Ark di Joel Sartore. Nel 2006 Lanting ha lanciato il progetto LIFE, una storia della vita dalle origini del mondo ad oggi realizzata sia come libro, che come mostra,   sito interattivo e spettacolo multimediale accompagnato da un'orchestra sinfonica.

Qui due Link  utili:
http://www.lanting.com/
http://www.photographyoffice.com/blog/2011/02/50-brilliant-examples-of-professional-animal-photography-by-frans-lanting
Tutte le foto sono prese da internet al solo scopo di illustrare l'opera di Frans Lanting
Un vecchio scimpanzè all'abbeverata.

Si terrà Domenica 11 Marzo dalle ore 10 alle ore 19 a Caltanissetta, presso l'Hotel San Michele in via dei Fasci Siciliani 6,
il 3° EXPO PHOTO VIDEO, organizzato da

Sarò presente come divulgatore per Mtrading con cui promuoveremo anche a Caltanissetta la linea Art degli obiettivi Sigma, 

tra poco disponibili anche su Sony E-mount: riteniamo quindi di essere protagonisti anche rispetto i colleghi di Sony e di Fujifilm, pur con le rispettive e recenti novità mirrorless di queste due altre Case.
 
 
                             
Una giornata, questa dell'11 marzo passata insieme ad una grande quantità di persone, amatori e professionisti, in molti provenienti anche dalla altre province siciliane, non solamente curiosi delle novità presenti agli stand degli importatori convenuti, ma in gran parte arrivati per provare con mano le attrezzature necessarie a completare i corredi in loro possesso.
Nella grande sala da ricevimento dell' Hotel San Michele di Caltanissetta, appena il tempo di completare l'allestimento, che già le prime persone si avvicendavano agli stand,
clienti abituali e visitatori occasionali, tutti mirabilmente accolti dal padrone di casa, Patrizio Curatolo, titolare di Foto Curatolo che ha approfittato della manifestazione

per festeggiare l'importante traguardo dei trent'anni di attività, con i familiari ed i collaboratori che prestano il loro contributo all'impresa organizzatrice

Presenti i maggiori distributori nazionali di materiale fotografico, come Mtrading con Sigma, per i quali sono stato divulgatore dei prodotti a disposizione,

ossia una notevole selezione degli obiettivi delle serie Art, Contemporary e Sports su baionetta Nikon, Canon ed anche gli attualmente disponibili per Sony E-mount, oltre ad una Sigma SDQuattro con un 18-35/1.8 Art che ha suscitato, come al solito, un interesse del tutto particolare, prima di curiosità e, dopo utilizzata per scattare, di meraviglia per i risultati già percepibili a monitor.

Per non parlare delle performances del gemello di quel 18-35/1,8, ossia di quel gioiello nel formato APS-C che è il Sigma 50-100mm f/1,8 DC Art, del quale mi sono ancora una volta divertito a dimostrare la valenza sulla mia Nikon D500,



nei pochi momenti in cui mi sono potuto permettere di scattare qualche foto alle due modelle a disposizione dei fotografi, nei due set organizzati all'estremità del salone


 
 



una giornata trascorsa a discutere delle numerose alternative   a disposizione dell'attuale generazione dei fotografi e videomaker che si trovano ormai nel più puro...imbarazzo della scelta da fare.
E noi divulgatori siamo qui a disposizione proprio per analizzare ogni loro esigenza e materializzarla in un consiglio che li metta nella condizione di operare con passione e redditività. 


 
molti gli obiettivi Cine presenti

molte le case distribuite ad esporre i marchi trattati, spesso molto eterogenei, tanto quanto quelli storici, di un tempo che fu, ma ancora presenti sul mercato

Non moltissime le novità presenti, tra le quali allo stand Sony la recentissima a7III, che si appresta a diventare il best buy del marchio nel formato pieno, oltre ad una a9, finalmente dotata del battery grip con il quale assume le dimensioni canoniche (anche nikonike) di una fotocamera da reportage sportivo, come del resto vuole essere.

Tutto in giro appassionati di ogni marchio che con il loro interesse hanno dato motivo a Foto Curatolo di prevedere continuità nell'organizzazione di questa loro manifestazione.


Arrivederci, dunque...
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018

Account

Navigation

Search

Search

Configure browser push notifications

Chrome (Android)
  1. Tap the lock icon next to the address bar.
  2. Tap Permissions → Notifications.
  3. Adjust your preference.
Chrome (Desktop)
  1. Click the padlock icon in the address bar.
  2. Select Site settings.
  3. Find Notifications and adjust your preference.