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Rosita Lipari è testimonial Nikon per la wedding photography ed e’ stata uno dei beta-tester per la Nikon D850, nonche’ uno dei professionisti Nital nella kermesse di presentazione alla stampa ed al pubblico di questa ultima reflex che ha aiutato a sviluppare.

 
Sono andato a trovarla a Linguaglossa, alle falde dell’Etna, nello studio fotografico Primopiano Photografica, che gestisce insieme al marito Michele Lo Giudice fotografo anche lui, non perche’ donna/fotografa/siciliana scelta da Nikon come wed-testimonial, ma per il fatto di aver scorso nel suo sito il portfolio dei suoi lavori ed esser stato fortemente colpito dall’intenso profumo di umanità che traspare dalle foto, dove spesso è il contesto ad essere protagonista, prima ancora degli sposi, in modo tale da consentir loro, sfogliando l’album, di poter rivivere le stesse emozioni provate in quel momento, tanto quanto ad ogni altro osservatore di quelle foto. 

Allora voglio conoscerla di persona: mi accoglie insieme a Michele e dopo le presentazioni di circostanza, la prima cosa che tiene a dirmi è che i lavori sono realizzati da entrambi, marito e moglie e gestiti in prima persona fino alla stampa. Portandomi in giro per lo studio è proprio il plotter Epson una delle prime cose che mi fanno vedere e subito dopo, orgogliosamente, le stampe in fine art da loro realizzate.
Inoltre, mi dicono, spesso consegnano il lavoro finito proprio sotto forma di stampa per singole foto, opportunamente ed elegantemente inserite su passepartout e contenitore.
Una cura elevatissima per la presentazione del proprio lavoro non puo’ che essere indice di grande considerazione per lo stesso e deve passare per la (a volte difficile) accettazione dei committenti, penso tra me: quindi chiedo loro come si comportino nel delicato momento del primo incontro con i clienti per definire le modalità e le particolarità della futura cerimonia.

La risposta è netta e chiarissima: Rosita e Michele desiderano interfacciarsi con i loro clienti solo se intuiscono di poter ricreare ogni volta quella situazione di confidenza e reciproca emotività che poi traspare dalle loro foto. Sono e fortemente vogliono esser considerati dei reporter, fotografi che organizzano IL racconto per immagini: per poter riuscire hanno altrettanto bisogno della partecipazione degli sposi, tanto quanto essi hanno necessità della loro attenzione.


Il concetto mi viene piu’ volte rimarcato ed infine, sintetizzato in maniera perfetta da Rosita, in questi termini:
“la fotografia di matrimonio vive di uno scambio di emozioni, gli sposi ed i loro invitati si offrono al fotografo mettendo a nudo la propria anima, affinche’ il fotografo riesca a manifestarla nelle sue immagini”
Ineccepibile.

Insieme alle stampe Rosita ha piacere nel mostrami al computer un matrimonio per intero, ed è qui che mi convinco della mia impressione iniziale: non si tratta solamente di colpo d’occhio e capacita’ di fermare attimi speciali,  grazie al fatto di scattare insieme ed in luoghi anche ben differenti allo stesso momento, ma la loro capacità comprende anche l’eleganza nell’organizzazione di ogni immagine utile ( e soltanto quelle) alla definizione del racconto che si è dipanato nella loro mente oltre che davanti ai loro occhi, che ha emozionato i fotografi, forse tanto quanto i loro stessi soggetti.
 
Una storia che accompagnerà per sempre la vita delle persone ritratte.
 
 
Usciamo a prendere un caffè al bar vicino, quasi ogni persona che passa per la via li saluta: segno dell’importanza che un fotografo di cerimonia assume all’interno di una comunità, quanto gli officianti le stesse cerimonie, probabilmente.

Rosita mi racconta con grande semplicità come siano loro stessi stupiti per il grande impulso fornito alla loro attività da questa opportunità conferitale da Nikon, per il semplice fatto di esser stata notata (dopo la vittoria in importanti photo contest) da Nikon Singapore che l’ha voluta come testimonial: da quel momento il loro intento va nella direzione esclusiva del wedding e lo confermano i lavori in tal senso loro commissionati in posti diversamente inimmaginabili, come in India e a Singapore stessa.

Mi dice: “riceviamo richieste per matrimoni in maniera continua e costante, mi dicono che gli piace il mio stile… ma io non lo so che stile sia il mio, fotografo nel modo in cui intendo e so fotografare e non potrei fare diversamente…”
Allora glielo suggerisco io cosa penso piaccia subito delle sue foto:
la sensazione offerta da quelle immagini lontane dall’altare, sui parenti e sugli amici, i quali vivono e sentono quel matrimonio, consapevoli del fatto che in quel momento si verifica un passaggio di vita, dopo il quale le cose saranno per sempre differenti;

la definizione dell’attimo preciso nel quale questo evento accada, negli occhi degli sposi che si preparano, che si incontrano, che si abbracciano e baciano, manifestando ogni grammo del sentimento che stanno provando, gioia, tristezza, sorriso, lacrime, smarrimento, estasi.

La capacita’ di raccontare il tutto con una visione dei fatti filmica: Rosita e Michele riprendono quasi sempre in inquadratura orizzontale ed in luce ambiente e organizzano cosi’ il lavoro di composizione: questo aspetto incide molto sulla capacita’ di ambientazione del soggetto rispetto il contesto circostante, anche se del tutto estraneo alla vicenda, ma da quel momento assolutamente assorbito dal racconto.


Gli stessi obiettivi utilizzati, quasi esclusivamente fissi ed extraluminosi, come il 24mm, il 35mm, il 50mm (che Rosita “sente” particolarmente ed usa prevalentemente) e l’85mm tutti f/1,4 consentono proprio questo vantaggio compositivo, unitamente allo zoom 70-200/2,8 che nella loro borsa non deve mancare mai.
La sua cifra espressiva?
Secondo me la capacita’ di far accettare frequenti fuori fuoco sul primo piano rispetto al soggetto inquadrato, invece che sul secondo piano, come la nostra mente è abituata a considerare con maggiore facilita’ percettiva. Talvolta addirittura gli sposi fuori fuoco ad accentrare attenzione sugli elementi che in quella inquadratura, prepotentemente, richiedono.


Ho fatto loro anche una domanda alla Marzullo:
“la cosa piu’ facile da fare nel vostro lavoro e quella piu’ difficile”
Mi hanno risposto, insieme, “quella più facile è creare il giusto rapporto col cliente…. quella più difficile… far capire la nostra visione”
Poi mi hanno detto, sempre all’unisono: “difficile e’ quando mi chiedono di realizzare delle foto in posa: non e’ il nostro modo".
Il coraggio delle proprie scelte, concludo io, è la cosa più difficile da mantenere nel lavoro:
e Rosita Lipari da Linguaglossa, over the world, mi pare che possa dire di essere soddisfatta di sé.
Mi sa che questa storia non si fermerà qui.
 
Max Aquila per Nikonland 2017
Uno dei crucci maggiori degli appassionati Sony, in cerca di ottiche per le loro APS-C E-mount, sta nella mancanza di opportunita' di scelta sul mercato di obiettivi compatibili.
Specie assistendo al proliferare di magnifici Sigma Art, Contemporary e Sport in tutte le rispettive categorie, hanno fin qui dovuto frustrare le proprie aspettative di qualita' elevata unita a prezzi abbordabili che fanno di molti obiettivi Sigma degli esemplari irrinunciabili.
Nel frattempo Sigma ha anche realizzato una triade di obiettivi DN (per macchine a tiraggio corto) dedicati proprio alle APS-C Sony che, seppure mantengano dimensioni e costi contenutissimi,  non sono proprio realizzazioni all'altezza del marchio Art che li accompagna, pur restando ampiamente entro i confini della buona qualita'

qui un test del 30/2,8 in parallelo al Sony 1,8/35

Nell'attesa di decidersi a produrre tutta la gamma anche per questa baionetta, Sigma nel 2016 ha tirato fuori dal cilindro un 30mm f/1,4 DC (ossia APS-C) Contemporary, per Sony-E e per montatura QuattroTerzi (Olympus, Panasonic e Samsung) che diventa pertanto un 45mm equivalente, di alta luminosita' per questo innesto Sony-E, dal prezzo invitante, attorno ai 310 euro, di dimensioni davvero contenute anch'esso,       
                                                                                                                                                schema da 9 lenti in 7 gruppi, con due elementi asferici,
un peso di soli 265grammi e dimensioni di 65mm di diametro (passo filtri da 52mm) per 73mm di lunghezza;  costruzione nel consueto materiale termoplastico di pregio che riveste gli obiettivi Sigma di questa serie "smart" che unisce costi accessibilissimi a prestazioni di tutto rispetto.
foto Sigma inc.
foto Sigma inc.
paraluce a baionetta, che ne accresce la lunghezza di pochi cm, con inciso sigla ed obiettivo cui e' destinato, invece che serigrafato, per evitare qualsiasi riflessione luminosa in questo accessorio, il paraluce, che non finiremo mai di consigliare come indispensabile ad ogni obiettivo, per tenere a distanza i riflessi ed aumentare il contrasto dell'ottica.
foto Sigma inc.
Grazie alla collaborazione attivata per merito di  che ci ha concesso in prova questo obiettivo 
e la amichevole attenzione di Alfio Spartà, proprietario del negozio  di Catania, che ci ha dotati di una fiammante Sony a6500,
la regina ultima delle APS-C con Sony E-mount, (della quale parleremo separatamente ben presto) 
abbiamo effettuato una certa quantità di scatti che ci hanno consentito di formarci un'opinione su questo divertente standard Sigma x Sony 
 accreditato, peraltro di un MTF piuttosto interessante per la categoria di prezzo cui appartiene.
 
Fughiamo subito, comunque, ipotesi miracolistiche, nonostante la buona nitidezza questo Sigma Contemporary non e' certo un obiettivo da riproduzione...
 distorsione...

 
e vignettatura ... a qualsiasi diaframma 
non ne fanno un esemplare utile da realizzarci un catalogo di ...dipinti o di altri originali per i quali siano richieste caratteristiche di neutralita', correzione e planeita'.
L'antiriflesso regge fino a quando il sole non entri direttamente in inquadratura, 
e l'obiettivo dimostra di possedere buone doti di contrasto anche in condizioni cosi' critiche,
ma dopo che il Sole spunta... 
 e pazienza...:
... non tutti gli obiettivi nascono per fotografare cataloghi da mostra, per cui liberiamo la mente da possibili preclusioni e utilizziamolo per quello per cui nasce,
un obiettivo dalla copertura poco piu' ampia di quella di uno standard  ben saturo
e contrastato 
 

 
capace di rendere il soggetto rispetto lo sfondo con lo stacco utile agli scopi compositivi del fotografo che lo utilizzi, anche con un solo stop in piu' o in meno di diaframma
f/2
 f/2,8
quando non con una scalatura piu' ampia di fotogrammi tra i quali scegliere dopo quello piu' interessante
  f/11
Capace di rendere interessanti anche solo parti di un soggetto, solamente giocando sui chiaroscuri espositivi, tra i quali resta inalterato il contrasto suo proprio, anche senza eccessi di postproduzione
 o di lasciare il soggetto intero, alla ususle percezione che se ne abbia a prima vista,
come si convenga all'angolo di campo di un normale 
Obiettivo che tratta bene i colori anche in controluce (non diretto)  

lasciando inalterate sfumature e giochi di luce,
cosi' come in luce radente, 
ma che ha ragion d'essere principalmente sulla linea di demarcazione tra nitido e non nitido alle maggiori aperture 
dove, regolandosi anche con le distanze piu' corte  dal soggetto (la minima maf e' a soli 30 cm) i diaframmi piu' aperti consentono ampia capacita' di scelta (luce permettendo)

e basta variare questa distanza, 
 per cambiare radicalmente l'effetto anche solo a f/2,8
 
La distanza minima di messa a fuoco, consente anche in condizioni inaspettate 
di cambiare improvvisamente soggetto 
specie se si usi l'accortezza di tenere in borsa una semplice (ma acromatica, come la mia Marumi) lente addizionale

croppando il fotogramma anche solo del 25% 
prendiamo consapevolezza delle vere attitudini di questo Sigma Contemporary 30/1,4 e dotiamo a basso prezzo la nostra Sony di un obiettivo utile per closeup ed anche oltre.
Senza dimenticare quanto di piu' importante per un obiettivo "normale": cioe' di consentire riprese di ogni tipo di soggetto per il quale non servano specifici strumenti atti alla realizzazione di riprese particolari, ossia...la gran parte delle foto che scattiamo nella nostra vita 
 
 





dove le caratteristiche principali della lente in questione siano comunque improntate a prestazioni di buon rilievo, fatta la tara ai difetti di cui si e' detto, ma che non possono inficiare il giudizio che provenga da esperimenti come i seguenti
crop 300%
crop 300%
con i quali si definiscono nitidezza e contrasto di questo economico ma intelligente interludio di ...Yamaki

dove non conta solo lo sfuocato a tutta apertura  
PRO:
Costo Costruzione Nitidezza e contrasto resa alla minima maf  
CONTRO:
distorsione vignettatura tenuta in controluce diretto  
Un sentito ringraziamento ancora a    e    
 
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2017
 
 
 
 
La novita' del mercato 2017 e' certamente la Nikon D850, la DSLR da 45,7 Mpx presentata ufficialmente in Italia dal distributore Nital in due incontri,  quello di Milano del 15 e 16 settembre e quello di Roma appena conclusosi, che in maniera del tutto speculare alla convention di Milano, ha dedicato il venerdi' 22 alla stampa ed ai commercianti, riservando il sabato 23 al pubblico dei circa 1300 iscritti, che hanno fatto di buon grado la fila, per riservarsi i venti minuti di utilizzo della nuova reflex con uno degli obiettivi, a scelta, presenti.
- Nikon tiene molto alla D850.
- Noi Nikonisti teniamo molto al fatto che la Nikon si sia risollevata al livello di questa D850
- Ma se c'e' qualcuno che tiene ancora di piu' alla Nikon D850 ed alla sua riuscita (come tutto promette), quello e' di certo NITAL, che si e' preparata a questa presentazione con uno sforzo assolutamente percepibile nelle parole spese dalle persone intervenute, nel materiale messo a disposizione, fotografico e didascalico, nel programma della manifestazione che ha dedicato una parte soltanto al discorso di presentazione ufficiale, presente tutto lo staff organizzativo e didattico, presidente Aldo Winkler compreso, in entrambe le giornate, 

quindi non solo per accogliere giornalisti e commercianti (e questo voler condividere col pubblico l'entusiasmo del sabato e' a mio avviso un ulteriore valore aggiunto),
con il livello dei professionisti invitati ad entrambi gli eventi di Milano e Roma i quali hanno onorato l'invito esibendosi nei rispettivi generi con un impegno (e fatica) encomiabili,
dato lo strabordante numero di persone convenute,  
specie a Roma dove le sale congresso dell' Hotel NH Leonardo da Vinci, presso cui si e' svolta la kermesse, erano state allestite forse sottostimando il numero dei potenziali visitatori.
Nikonland e' stata invitata ufficialmente ad entrambi i vernissage, così a Milano dove si e' recato Mauro Maratta, quanto a Roma, dove sono andato a fare il reporter, approfittandone anche per fare una breve intervista a Giuseppe Maio, Product Manager Nikon DSLR e responsabile della manifestazione, il cui contenuto troverete piu' avanti in questo articolo.
All'arrivo alle 13 all'NH hotel di Roma sono stato subito accolto e taggato col badge della stampa
alla reception  
dove mi sono subito salutato con Marco Rovere (Capo Ufficio Stampa Nital)
e con Roberto Bachis (Training Specialist), con il quale pure mi sono confrontato, al termine della presentazione,
per delineare importanti aspetti collaborativi con Nikonland 
                                                                                                           (no davvero, concretamente collaborativi )
Raramente mi e' capitato di vedere iniziare una conferenza stampa con un lunch break, ma anche questo e' importante segnale di distensione e compenetrazione negli animi dellle persone intervenute da mezza Italia, con un orario di inizio come le 13, per agevolare chi come me venga da veramente lontano. (Nikonland arriva da lontano...)
Leggo sulla carpettina appena consegnatami alla reception che Nital si e' affidata (nonostante la lunga esperienza in materia) ad uno studio di consulenza esterna per la comunicazione... ed anche questo mi pare sia una grande novita' 
 
quindi cominciamo dai ravioli
e dai saluti di benvenuto ai rappresentanti della stampa e dei piu' importanti negozi di fotografia del centro-sud,
 Giuseppe Maio in un impeccabile giallonero Nikon (grazie anche alle scarpe) 
per arrivare al D850 live show! 
Nulla durante la presentazione e' stato trascurato, a partire dal materiale didattico, contenuto nelle sacche/zainetto Nital che ognuno ha trovato sul proprio tavolino, contenenti appunto due brochure ben differenti da quelle pubblicitarie alle quali avremo d'ora in poi accesso, 
il primo un vero e proprio prontuario fototecnico  di quasi 90 pagine
                       per quei generi, paesaggio, sport, fashion/wedding, video, time lapse, 
con i quali utilizzare le funzioni piu' avanzate della Nikon D850, insieme ai consigli sugli obiettivi Nikkor piu' adatti allo scopo.
 Il secondo, in italiano, il riassunto delle slides proiettate nelle due giornate
durante la presentazione della D850, fondamentale condensato di motivazione commerciale per i diretti interessati, i quali all'arrivo, hanno avuto seduta stante consegnata la propria D850 promo da utilizzare al loro ritorno in sede, nei negozi che abitualmente frequentiamo in tutta Italia.
 Ho seguito la conferenza di presentazione di entrambi i giorni e ne riporto due aspetti fondamentali
la durata e' stata ideale, ne troppo ne poco, toccando tutti gli aspetti di forza della nuova ammiraglia Nikon, ma contemporaneamente tutti i punti di potenziale criticita', spiegandone sviluppi e contrasto: un perfetto connubio di consapevolezza dei pregi e dei possibili limiti...e del loro superamento concreto, con i "Piani B" che questa Nikon D850 possiede all'interno del suo menù la presentazione e' stata identica nei due giorni: indice del fatto che Nikon/Nital non fa due pesi e due misure con la D850 ! Non e' cosa da poco, considerato il panorama attuale di mercato.  I relatori si sono alternati per tenere vispo l'auditorio e hanno dimostrato concretamente
il loro entusiasmo per questa ennesima dimostrazione della capacita' tecnologica di Nikon la quale continua a stupirci con le sue alternanze di silenzio e di uscite come questa D850.
All'ingresso nella sala dimostrazione, con gli stand per i workshop diversi da quelli in sala di posa, piena vista sul parco ottiche e fotocamere, davvero imponente, presente all'appello: quasi tutto a livello ottico, salvo alcuni pezzi di pregio come il 105/1,4 recente, che con la D850 deve essere considerato il MUST !
 calma apparente nella prima giornata,
nulla al confronto di come sarebbe stata la stessa scena 24 ore dopo
Apprezzatissimo lo stand di Alberto Ghizzi Panizza, fotografo a tutto campo ma con la predilezione particolare per la macrofotografia piu' interessante che negli ultimi tempi mi sia stato dato di osservare, (qui spiega il "focus stacking" on camera, novita' assoluta D850)

cosa della quale gliene ho dato atto, presentandomi (conosce Nikonland) e facendo quindi la sua conoscenza gli ho anche scattato un ritratto,

 approfittando del Nikon PF 300/4 su una D850 con cui ho scattato qualche foto per iniziare a comprenderne il potenziale.
Di fronte al suo stand, quello di Simone Arena e Paolo Scalerandi, ossia l'agenzia creativa SIMPOL, con le loro luci fluo che hanno cambiato la temperatura colore della manifestazione, 
 
anche nei volti dei presenti... 
con la loro scenografia da bar, col barman fluorescente e i cocktail ...geneticamente modificati?

 
Due postazioni con D4s (perche' mai non D5...?) che montavano un 400/2,8 ed un 500/4, inducevano in tentazione i presenti
a scattare ai malcapitati passanti

e tutto considerato la prima giornata sarebbe potuta essere semplicemente un successo solo per Nital, se non mi fossi soffermato a parlare di Nikonland con Giuseppe Maio e poi anche con Roberto Bachis ...
Con Roberto Bachis siamo andati anche oltre l'intervista di qui sopra, perche' abbiamo conversato di argomenti che riguardano il suo ruolo in Nital, strettamente legato a Nikon School, per delle iniziative che non potranno che rendere piu' ricco per entrambi il patrimonio delle rispettive conoscenze in ambito fotografico.
Ma di questo scrivero' quando riusciremo a riprendere il discorso: spero quindi molto presto.
 
Sabato 23 settembre ore 9,30 si apre al pubblico.
1300 iscritti (gratuitamente) attraverso il sito Nital, col duplice intento di vedere e toccare la D850, ma anche di ottenere i vantaggi di acquisto riservati ai partecipanti alla kermesse.
ECCOLI.....: 
 
Vi ricordate quanti obiettivi e fotocamere erano sul tavolo prima del passaggio delle cavallette?... Ecco dopo mezzora dall'ingresso:

dopo fila anche di mezzora, tre quarti si ottiene una D850 (o altro corpo, come in tanti, esaurite le 850 disponibili, richiedevano) con un obiettivo a scelta (tra quelli disponibili al momento) per un tempo di venti minuti, previa consegna di documento e firma di un foglio di consegna

poi si va a fotografare in ogni cm libero...

libero...??? 
 diciamo libero...
Il "peggio" avviene nelle sale del piano di sotto, quelle allestite per i set di ritratto, dove si alternano in orari a turno Mimmo Basile, Damiano Andreotti e Francesco Francia con le modelle
non sono sale piccole, l'NH e' un hotel per conferenze, ma la fotografia appassiona piu' del commercio...

 scusate la modella "bruciata"
ma il soggetto era lo stormo delle cavallette, alcuni pure col ...cavalletto...
No, cosi' non si impara e non si riesce neppure soltanto ad ascoltare le nozioni interessanti elargite dai fotografi sul set. Ma questo e' un concetto che non tutti ancora riescono a cogliere.
Io ovviamente non ho neppure tentato di varcare quella soglia, eppure mi sarebbe piaciuto ascoltare.
Nel frattempo anche la presentazione (identica a quella del giorno prima) aveva luogo con gli instancabili oratori e le loro slide, decisamente efficaci


bravi a rimarcare gli aspetti piu' innovativi della bellissima 850
 qui in particolare, finalmente, il formato quadrato
ideale nel wedding per riempire la pagina dell'album, ove sia quadrato esso stesso

Nital I AM ... nemmeno a farlo apposta
 tutti stanchi, ma felici (e ci credo, con questa reflex)
Allora, prima di salutare e ringraziare, sono tornato al piano di sopra e ho potuto impossessarmi nuovamente di una 850 su cui, montato un 14-24/2,8 ho fatto qualche altro scatto



 
 
 prima di restituirla, soddisfatto, e andar via...
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2017
 
Più che "Into the Wild" sarebbe "Into the Wald", perchè ho provato lo Zoom Sigma 100-400,  durante una visita al Bayerischer Wald (Foresta bavarese), grosso parco nazionale al confine  fra la Baviera e la Repubblica Ceca. Questo parco è molto conosciuto fra i fotografi perchè in due località è possibile fotografare gli animali da vicino, in ambiente controllato ma sufficientemente aperto e comunque dentro la foresta. Avevo tre giorni a disposizione, in cui il tempo è stato per lo più nuvoloso e piovigginoso. 
Rather than  "Into the Wild" it should be "Into the Wald", because I had the chance to test the Zoom Sigma 100-400 at the Bayerischer Wald (Bavarian forest), a large national park at the Germany/Czech republic boundary. The Bayerischer Wald is well known among wildlife photographers because in a couple of places it is possible to get close to the animals in a controlled environment, yet wide enough and into the forest. I had only three days, in which the weather was mostly cloudy, with drizzle and occasional rainfalls.
Il Bayerischer Wald è un lembo di un'antica grandissima foresta che ospitava una ricca fauna. Qualcosa rimane anche oggi. Ecco le specie più rappresentative. 
The Bayerischer Wald is a remain of a large forest that housed a rich fauna, and something is still there. Here the most representative species.

Tutte le foto sono state scattate con Nikon D500 e Sigma 100-400mm f5-6.3C.
All photos taken with Nikon D500 and Sigma 100-400mm f5-6.3C.
Orso Bruno Europeo. European Brown Bear.
 

 

 

 
 

 
 
Bisonte Europeo, meno massiccio di quello americano, perchè adattato ad un ambiente di foresta, anziché di prateria.
European Bison, less bulky than the American one, because it lives in forests rather than in grasslands.
 

 


 

Per dare l'idea dell'ambiente in cui vive.
To give an idea of the  environment in which it lives.
 

Più centrato sul soggetto senza avvicinarsi, è il bello dello zoom.
Closer look at the subject without getting closer, it's the advantage of the zoom.
 
 
Lupo europeo,  una delle star del parco
European Wolf, one of the stars of the park 
 


 


 

 
Lince europea (continuo a scrivere europeo/a perchè si tratta di specie o almeno varietà diverse da quelle americane).
European Lynx (I insist in adding European to make it clear that are different species, or sometimes breeds, with respect to American ones).
Il primo incontro è stato in una giornata buia e piovigginosa, col soggetto illuminato da dietro. C'è stato poco da fare, anche con ISO esagerati, peccato perchè sarebbero state belle foto. Solo due esempi:
The first encounter was in a dark and rainy day, with the subject backlighted, Little could be done, even with crazy ISO; a pity because the photos could have been very good. Just two examples:
 


 
Un altro giorno, un altro posto, un'altra luce.   Another day, another place, another light.




 
Per finire il grazioso, elusivo Gatto Selvatico europeo.
Last, the cute, elusive European Wildcat.

Contrariamente a quel che si può pensare, non è antenato diretto del Gatto domestico, che invece deriva dal Gatto selvatico del Vicino Oriente (Felis silvestris lybica) . Le diverse razze possono comunque ibridarsi, come i cani e i lupi.
Contrary to what one may think, the European Wildcat (Felis silvestris silvestris) isn't the ancestor of the domestic cat, which instead comes from the Near East Wildcat (Felis silvestris lybica). However all can interbreed, like dogs and wolves.
 
 
A proposito del Sigma 100-400.  Non posso che confermare le sue doti ottime  per il tipo di obiettivo.  Senza cambiare obiettivo si va da soggetti lontani a vicini, da grandi a piccoli, sempre con una qualità soddisfacente.  Oltre a girare per tutto il giorno senza stancarsi.
About the Sigma 100-400. I can only confirm the excellent qualities (for its class). Without changing lenses, it is possible to shot subjects far away or very close, big or small, always with the same very good quality. And walking all day without getting tired.
 

 
 


 

Unico limite le condizioni di scarsità di luce, come nel caso delle due prime foto delle linci (quel giorno accanto a me c'era un fotografo con 500mm f4 e una  D5, su un cavalletto monumentale, ha fatto meglio di me, ma stiamo parlando evidentemente di contesti e costi differenti).
The  limitations show off in dim light, such as int he first two photos of the Lynx (that day I was shoulder to shoulder with a photographer with a 500mm f4 and a D5, on  a huge tripod, he got  better results, but it is obviously a different context).
 
Altre foto nella galleria
 

Di nuovo sentiti ringraziamenti a Mtrading, Importatore italiano di Sigma per avermi messo a disposizione l'obiettivo e a Mauro Maratta  per il supporto.
Again, my sincere thanks to Mtrading, the Italian dealer of Sigma, for the loan of the lens and to Mauro Maratta for his friendly support.
 
 
 
Ci fa molto piacere che, quando ci capita di essere in giro per l'Italia, per manifestazioni, per negozi o semplicemente da qualche parte a fotografare ci riconosciate e vi presentiate.
Ci fa ancora più piacere scoprire che in tanti ci leggete, seguite i nostri articoli. Le nostre posizioni. Quello che ci piace condividere con voi.
E' sempre un piacere scambiare due chiacchiere, quando capita. Magari ascoltare la vostra opinione, o rispondere a qualche domanda specifica che vi viene in mente.
Ma non possiamo incontrare tutti. E se abbiamo aperto questo sito - che oramai ha una vita che si approssima a chiudere l'undicesimo anno di età, è proprio per sfruttare il mezzo virtuale della rete Internet per poter incontrare tutti quanti.
Però è indubbio che per potervi .... incontrare su queste pagine sia necessario che usciate dall'anonimato dove sinora vi siete ostinati a rimanere.
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vi consente di chiedere e di scambiare consigli con gli altri nikonisti qui presenti
ancora più semplicemente, di farci sentire la vostra presenza quasi fosse fisicamente qui con noi
ma soprattutto, con l'iscrizione e un vostro segno ... fosse anche un LIKE ad un nostro scritto quando vi sentite particolarmente d'accordo con quello che stiamo dicendo ... ci potete aiutare a continuare nel modo giusto.
Giusto per noi, giusto per voi.
In ogni caso grazie di esserci vicini. Del vostro supporto e della simpatia che ci avete manifestato quando ci siamo incontrati qui e la.
Per fotografi che esprimono la propria passione anche attraverso Nikonland, è un aiuto prezioso. Continuare in solitudine sarebbe gravoso e alla lunga inaridirebbe la nostra voglia di fare.
______________________________________________
Il Sorridente
Gemelli diversi questi due Sigma Art,    
il nuovo 24-70/2,8 messo a disposizione per Nikonland dalla gentile disponibilita' (anche temporale) di  
mentre il 24-105/4 mi è stato dato in prestito da Mauro Maratta.
 
 
 
Nati in due periodi ben differenti di questa sfarzosa era Yamaki, 
nel 2013 (uno dei primi a fregiarsi dell'argenteo bollino Art), il Sigma 24-105mm f/4 DG OS HSM 
19 lenti in 14 gruppi, 885 grammi di peso per 88,6 mm di diametro e 109,4 di lunghezza   
 
nel 2017, recentissimo e a gran voce richiesto ed atteso, il Sigma 24-70mm f/2,8 DG OS HSM
  stesso numero di vetri, (19/14), ma 1020 grammi e 88 x 107,6mm di dimensioni                      
 
quindi entrambi dotati di diametro filtri da 82mm, diaframma a 9 lamelle, motore HSM ad ultrasuoni e stabilizzatore di immagine, quasi identici per costruzione e dimensioni,
perfino i due paraluce a petalo sono distinguibili unicamente dall'iscrizione dedicata ed incisa (invece che serigrafata, per minimizzare riflessioni luminose al proprio interno)

minime le differenze anche zoomando, dove si rimarca la maggiore cicciosita' del barilotto del 24-70 rispetto alla rastrematura dell'elicoide a tre stadi del 24-105

che solo alla maggiore focale di distacca di pochi cm dal gemello

rendendoli quasi indistinguibili nella stessa borsa, come gia' rimarcato nei due articoli nei quali Mauro Maratta ci ha dato mostra delle loro potenzialita'
Sigma 24-105mm F4 Art : l'insospettabile
Sigma 24-70mm f/2.8 Art : ma benvenuto
con le sue bellissime foto di ritratto alle quali rimando,  poiche' in questa sede resteranno l'unico genere non preso in considerazione nel confronto tra questi due Sigma Art 
Una differenza sostanziale gioca tra i due zoom, ovviamente, lo stop di luminosita' a vantaggio del 24-70 da un canto, quanto la maggiore escursione focale del 24-105 dall'altro canto.
Ma determinate differenze che ci accompagneranno in alcune delle foto realizzate con queste due facce dello zoom trans-standard derivano di certo anche dalla diversa distanza minima di messa a fuoco, che alla focale piu' wide dice chiaramente la sua, 

come anche la lieve differenza di peso a vantaggio del meno luminoso f/4 rispetto la ben piu' consistente differenza di prezzo per la quale il 24-70 costa il 70% piu' del meno luminoso, ma piu' eclettico 24-105
Una stranezza in questa quasi indisturbata simmetria: mi sono accorto che la baionetta dei due obiettivi sia vincolata da quattro viti disposte asimmetricamente, nel piu' anziano 24-105, solamente da tre nel piu' moderno e costoso 24-70...
  strano pensare ad una scelta di risparmio per un Sigma Art..., chissa' quale sia la ratio.
Eleganza nell'estetica comune a tutti gli obiettivi di questa serie

 le ghiere gommate di dimensioni inversamente proporzionate tra zoomata e messa a fuoco
(preferisco quella piu' grande di zoomata del 24-105) 
per il resto, due realizzazioni dirette a soddisfare parallelamente esigenze simili, con atteggiamento mentale ben differente:

il 24-70/2,8 e' il transtandard del professionista che e' abituato agli zoom di questa luminosita' come strumento quotidiano in una triade composta da uno widezoom 12-24 ed un telezoom 70-200

il 24-105/4 lo vedremo in mano all'appassionato che lo utilizzera' per il 90% dei suoi scatti, affiancando un paio di fissi superluminosi per le specifiche esigenze di ripresa, quali un 14 o un 20mm ed un mediotele da ritratto o paesaggio. Tuttalpiu' a fianco di un telezoom come il recentissimo Sigma 100-400/5-6,3 a completamento di ogni esigenza di ripresa con due zoom ed un corpo macchina.

... tutto qui...?  Possiamo chiudere l'articolo...?    direi di no, altrimenti non avrei maturato la necessita' di scattare nelle differenti condizioni nelle quali vedrete a seguire. 
 
Perche' Art attack?  
Parodiando un vecchio programma per bambini, che li invogliava a costruire oggetti semplici utilizzando mezzi alla portata di tutti, ecco la mia concezione relativa a questi (e a molti altri) zoom che transitano nei pressi della focale standard, dilungandosi chi piu', chi meno, verso focali wide e tele, nell'intento di fornire a noi fotografi-bambini lo stimolo, la colla e le forbici per ritagliare dalla realta' le immagini che desideriamo.
Ma se non siamo svogliati e privi di immaginazione dovremmo sapere di cosa abbiamo bisogno per fare bene cio' che questi obiettivi consentono di fare comunque, ma sempre.
Per cui, abituato alle prestazioni strepitose di zoom Sigma Art quali il 12-24/4 o, ancora di piu', il 24-35/2 mi chiedo perche' Sigma abbia classificato "Art" anche questi due zoom, onesti, sicuri nell'AF dotato di motore ultrasonico e silenziosissimo, muniti di ottima stabilizzazione ottica che consente scatti impensabili a mano libera con tempi di otturazione prossimi al secondo...
ottimi, quindi, ma sicuramente non eccellenti. Degni probabilmente, in funzione del prezzo del 24-105 abbordabile e commisurato alle prestazioni, della seconda linea, quella dei Sigma Contemporary, pertanto inspiegabile la collocazione di prezzo del piu' luminoso ma non per forza meglio performante 24-70/2,8.
Fatta questa doverosa premessa, a corollario delle immagini che seguiranno, cominciamo col dimenticare concetti come la planeita' di immagine, specie alla focale piu' corta, quei 24mm che inquadrando oggetti critici, come un quadro vengono interpretati in questo modo
 24-105
 24-70
e la situazione non migliora alle altre focali, neppure a quelle centrali, neanche in funzione della vignettatura, molto evidente in entrambi gli zoom

24-105 @ 24mm f/4

24-105 @ 70mm f/4
 
 
24-70 @ 24mm f/2,8
 
24-70 @ 70mm f/2,8
sarei portato a credere che siano addirittura i paraluce a petalo a produrre vignettatura, ma anche eliminandoli e chiudendo ad f/8...
 24-105
 24-70 
 
Essendoci tolti il pensiero delle caratteristiche complementari, quali distorsione e vignettatura, trovandoci a Monte Pellegrino, sopra Palermo, al cospetto della Santuzza (Santa Rosalia) protettrice della citta', approfittiamo della sua ricorrenza celebrativa del 4 settembre e della sua vigilia per seguire la vecchia strada dei pellegrini che ci consentira' di mettere alla prova in varie condizioni di luce (e buio) i due zoom.
Si parte dal tempietto neoclassico del Basile, nei pressi del quale sono state rinvenute da poco tracce di insediamenti paleocristiani (la posizione dominante si prestava bene)

grande luminosita', molta radiazione UV, ma i due Art ci forniscono un risultato sovrapponibile e sicuramente piacevole (qui sopra il 24-105, sotto il 24-70)

una lieve sensazione di maggior contrasto a vantaggio, qui sopra, del piu' luminoso dei due zoom, che mi accompagnera' in tutte le successive uscite coi due obiettivi
 anche il flashettino incorporato della D810 serve a contrastare un pelo le ombre del controluce, mai troppo chiuse con questi due obiettivi, forniti di un trattamento antiriflesso a prova di flare, anche inquadrando direttamente una sorgente luminosa
 entrambe col 24-70
 
 Si salgono a piedi tornanti impervi di pave' scivoloso di giorno sotto il sole, 
figuriamoci la notte della vigilia, durante la processione verso il Santuario.  Ma se il 24-70 ha un pelo di contrasto in piu',
 
il 24-105 mi pare piu' saturo...
mai pero' in maniera eclatante (ex. stile nanocrystal) dote propria, (la neutralita') di tutti i progetti Art con cui ho avuto modo di scattare foto

pressocche' indistinguibili nelle ombre (a sx 24-105, a dx 24-70)
24-70
entrambi posseggono la caratteristica di scendere a piccole distanze di maf dal soggetto: di piu' il 24-70 che come detto arriva fino a 37cm contro i 45 dell'altro
24-105
consentendo dei close up interessantissimi per entrambi, semplicemente con una lente addizionale di media potenza diottrica (come vedremo bene appresso).
In cima alla strada si arriva al Santuario di Santa Rosalia, (la grotta nella quale furono ritrovate le sue spoglie 450 anni dopo la sua morte, in concomitanza con una spaventosa epidemia di peste (1625), che si vuole cessata al momento in cui le spoglie rinvenute furono portate in processione in giro per Palermo) fuori dalla quale sono migliaia gli ex voto esposti, intorno ad una sua statua e alla fonte di acqua benedetta che scaturisce dalla pietra della montagna
24-70  24-105
dentro la grotta,la statua della Santa dentro una teca piena di coralli, ori ed argenti, frutto di donazioni
 24-70
 24-105
In tutte queste condizioni la possibilita' di disporre di obiettivi a focale variabile dai 3x del 24-70 ai 4x dell'altro Art consente gestibilita' di qualunque situazione di ripresa da breve e media distanza dal soggetto, unitamente alle doti di media ed elevata luminosita' parifocale dei due progetti ottici, che insieme ad un corpo macchina disposto anche alle sensibilita' piu' proibitive (non e' certo il caso della D810) mettono ogni fotografo nella possibilita' di risolvere ogni ripresa: efficacemente, certo non eccezionalmente come con obiettivi fissi specifici invece e' possibile progettare...
 
Continuando il reportage, la sera della vigilia del 4 settembre viene organizzata una processione notturna durante la quale i fedeli si recano a piedi al Santuario, alcuni perfino a piedi nudi: io con le mie sneakers rimpiango le scarpe da trekking...figuratevi i penitenti

il 24-70 assolve bene il suo compito da reporter, delineando bene il carattere tutto palermitano delle ricorrenze religiose:

se non si mangia, a Palermo, non ci si muove neppure per la santita'
 
 alla cappelletta di mezzo percorso i fedeli cominciano ad accendere i ceri
io ho scelto questo posto, molto suggestivo, per arrampicarmi in anticipo, smaltire il fiatone ed appostarmi ad aspettare la processione delle 22 con i due zoom Art

non ho pero' intenzione di fare monta e smonta, ma sopratutto al buio preferisco usare la mia D500 sulla quale sara' montato il 24-105 in un 36-150mm equivalente

il 24-70 certo non sfigura al cospetto, neppure al crepuscolo, ma non ho intenzione di alzare troppo gli ISO sulla D810
24-105
24-70
24-70
solo barlumi di luce ad ISO 6400, il che accentua la sensazione di mosso col 24-105

e nel buio pesto delle 22,45 la processione iniziata a valle mezzora prima, arriva alla mia postazione
24-105
24-70 (interessante nella linearita' tra altissime e bassissime luci)
24-70
sparare 360Watt di flash a persone affaticate dalla salita, dalla folla e dal buio...non e' mai troppo popolare, ma mi piace mettere queste due (le uniche scattate) foto col 24-70 a TA e ISO 500 ad 1/125" col Godox AD360II per osservare come lo zoom anche in queste condizioni estreme, non manifesti fenomeni di "coma" sulle parti piu' riflettenti dei soggetti, ne' potenziali aloni che in questa situazione (come ad una festa in discoteca) facilmente zoom di classe economica invece manifesterebbero

 
anche i bambini piccoli salgono la notte al Santuario, 
Palermo e' una citta' dalla spiritualita' molto accentuata e diffusissima: le recenti (negli ultimi 20 anni) immissioni di extracomunitari tamil hanno portato un ulteriore "zoccolo duro" di fedeli della Santuzza, quasi inspiegabile se non con la necessita' di rispecchiamento con i ceti piu' popolari della citta: per integrarsi !

Scendere e' anche piu' difficile e pericoloso che salire:
buio fitto, sassi resi ancora piu' sdrucciolevoli dall'umidita' della sera e ...dei pellegrini, specie con zaino in spalla contenente una D810 e una D500,  un flash a torcia Godox e la sua batteria portatile, staffe di ferro ed accessori vari, ma sopratutto... duemila euro di obiettivi in prestito... i due Sigma Art !
Allora usciamo a riveder la luce del giorno, sempre nei pressi delle falde del monte, in un posto dove negli anni vi ho portato piu' volte, fotograficamente,  la Palazzina Cinese, padiglione di caccia dei Borboni, curiosa costruzione in stile orientale, ricca di spunti quanto...nemmeno io riesco ad esaurire: opportunita' per i due zoom di raccontare altre storie
Il colore ed i contrasti non possono che venire in aiuto

anche se il 24-70/2,8 non sembra averne eccessivo bisogno, distorsioni geometriche a parte 


ma anche il 24-105 parla "ad effetto"
in luce come negli interni, a sensibilita' meno consone dei 64 ISO per la mia D810

 
ma la gestione di bianco e delle tinte neutrali sono appannaggio preferito del meno saturo e piu' contrastato 24-70


 
 come dimostrato empiricamente da queste immagini

nessuna defaillance neppure col 24-105, soltanto sensazioni...
... alimentate subito fuori dalla Palazzina, nel giardino circostante dove, in un'aiuola colma di fiori di Lantania gialli, mi appare da lontano una farfalla bellissima, una Podalirio...

e mi scateno con entrambi gli zoom, previa lente addizionale Marumi da 3 diottrie sul portafiltri da 82mm, 24-105 per primo...:





 
quindi anche col 24-70, il quale, anche consentendomi un avvicinamento maggiore, sconta la minore focale massima rispetto il suo gemello diverso



ma... vuoi per la differenza di rapporto di ingrandimento, vuoi per quella sensazione di cui prima.. mi pare mi faccia ottenere un diverso e piu' rilassante bokeh rispetto a quello piu' nervoso del 24-105/4
Insomma una performance di entrambi gli zoom che ne fanno degli strumenti utilissimi (a parte il costo della lente addizionale per quel diametro filtri) anche nelle occasioni (per me non infrequenti) nelle quali mi infilo con la testa dentro un cespuglio, se qualcosa mi dice che...
 
E' tempo di vendemmia, dopo un'estate di siccita': cerchiamo di spuntare il massimo che il nostro vigneto sia disposto a concederci;
niente vendemmia manuale neppure quest'anno: costerebbe troppo rispetto il potenziale raccolto che faremmo (e anche qui l'istinto quest'anno mi ha salvato)
La vendemmiatrice automatica e' un mostro di trattore dotato all'interno anche di aria condizionata... e si muove tra i filari in maniera arrogante ed indiscreta
 
105mm
l'andata gliela faccio fare col 24-105 a tutta apertura
35mm
 
50mm
 
105mm
il quale si comporta bene anche nella nuvola di terra sollevata al passaggio, che non pregiudica il risultato di nitidezza a tutte le focali.
 
Il ritorno nel filare accanto, tocca al 24-70/2,8
48mm
24mm
beh... ed anche lo scarico dell'uva cosi' raccolta, a 35mm
31mm24mm
continuo a percepire questa sensazione di maggior contrasto dello zoom piu' corto ma piu' luminoso.
Per completare il giro, lente addizionale pure qua in campagna.... rane supreme.  (qui senza lente)

(qui con lente)

 


 

e libellule (damigelle) dagli occhi alieni...!

 

 
 
tutte col Sigma Art 24-70/2,8...
questa invece col 24-105, che mi piace di piu' per il taglio da tele 
 
Per concludere questa carrellata di immagini, che spero diano il senso delle opportunita' che a mio avviso concedono obiettivi generalisti come qusti zoom trans-standard, approfitto di queste ultime giornate di luce meno aggreesiva e piu' tenue, per osservare come i due Art interpretino in esterno in queste condizioni:
f/5,6
e finalmente ammortizzando con la foschia l'eccesso di vignettatura del 24-105 anche a diaframmi medi
qui f/8
(non lo direste mai, ma Marco Casagrande, oltre ad essere stato un campione  juniores di windsurf, e' anche un bravissimo commerciale Canon Italia, del nostro distretto territoriale: Nital deve pensarci seriamente... all'immagine ! )
Idem con il 24-70, nitidezza e tridimensionalita' in condizioni di luce ambiente piatta portano a comprendere come ci si trovi davanti comunque a progettazioni ottiche eseguite con vetri di ottima qualita'


 
 queste altre col 24-105


rendendo questi due obiettivi, se ancora non fosse chiaro, entrambi strumenti preziosi per il reporter di eventi e cerimonia, saldati su un corpo macchina apposito, destinati a rimanere a disposizione per tutta la durata di una manifestazione, di un matrimonio, di una festa: perche' arrivera' sempre il momento nel quale serviranno alla bisogna !
 Controluce diretto senza flares o ghosts nel 24-105
la torre delle saline di Nubia (TP) a seconda di:
 24-105 @ f/5,6
oppure   24-70 @ f/11
 
mulino e saline con i due nostri Sigma Art

indovinate voi quale foto con quale obiettivo.
 
Due ritratti anche per me... ma qui sono compromesso da amore paterno

 
In conclusione mi permetto di citare me stesso all'inizio di questo articolo, che spero utile a chi voglia operare una scelta
Mi sono piaciuti e propendo per mia natura per quello di maggiore escursione focale e minor peso, proprio in funzione della sua...di natura: strumento atto a sostituire, senza la pretesa di eliminare, gli obiettivi che oltre a darmi stimolo a fotografare,  regalano anche un pezzetto della loro personalita':
con questi transtandard...la personalita', gliela devo infondere tutta io....
Non fosse ancora chiaro il mio pensiero al riguardo, lo condenso appresso:
 
Pro: 
poliedricita', in questo i due Sigma Art sono insostituibili, ma questo aspetto e' la loro ragion d'essere, quindi promossi entrambi, con la lode il piu' lungo, il 24-105 (ovviamente) neutralita' rispetto condizioni di luce variabile: in controluce sono eccellenti entrambi... nessuno davanti l'altro nitidezza e contrasto: il 24-70/2,8 mi piace un pelo piu' del 24-105/4 AF eccellente e silenziosissimo, HSM Sigma promosso a pieni voti stabilizzazione eclatante per entrambi: ho pubblicato immagini scattate a 1/4" a mano libera a 35mm a TA  il prezzo ottimo del Sigma 24-105mm f/4 Art 
Contro:
il prezzo sbagliato del Sigma 24-70mm f/2,8 Art distorsione e vignettatura imbarazzanti per dei Sigma Art anche sul meno luminoso dei due, che risulta pertanto peggiore la neutralita' rispetto condizioni di luce variabile: oltre ad essere un pregio costringe a ricordarsi di dover intervenire sempre ed attivamente nella caratterizzazione dell'inquadratura (e dopo averlo scritto...non so piu' se non sia un pregio anche questo  )  
In buona sostanza, se volessi comprare uno dei due zoom, io sceglierei il 24-105 proprio per la sua destinazione naturale, quella di strumento all-in-one a disposizione su di un corpo macchina per ogni evenienza, nella quale tirera' fuori un risultato ottimo, con un impegno piu' che accettabile dal punto di vista economico.
Ma l'eccellenza, in casa Sigma esiste. Altrove

 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2017
 
 
Da una intervista pubblicata dal sito cinese Xitek (qui)
Avevamo perso di vista Tetsuro Goto dai tempi del lancio della Df. Anzi, realmente dai tempi della D3.
Goto è l'eminenza grigia di Nikon. Ha partecipato in gioventù allo sviluppo della Nikon F3, per poi proseguire quella via sino alla F5.
In era digitale è stato responsabile delle tre ammiraglie D1, D2 e D3. In particolare è stato l'artefice del sensore originale LBCAST della D2h e poi del passaggio al full-frame, la vera svolta di Nikon.
Ufficialmente oggi Goto non è più un dipendente diretto di Nikon, è una sorta di consulente senior esterno, Nikon gli ha aperto un laboratorio di sviluppo di design e sostanzialmente da quello passano tutti i più illuminati progettisti che vanno poi a ingegnerizzare i prodotti Nikon dentro Nikon.
Insomma, è una sorta di santone, di età indefinita, con le idee chiare e senza peli sulla lingua.
Tanto che negli ultimi anni è stato in qualche modo tenuto occupato e non si è più visto in pubblico, almeno dalle nostre parti (ai tempi, l'intervista sulla sua D2h, venne fatta in Francia).

Per questo fa sensazione il suo apparire alle celebrazioni ufficiali di Nikon in Cina, presso la sede Nikon di Shanghai, insieme a qualcuno degli sviluppatori della Nikon D850

oltre ai manager cinesi di Nikon

la sua intervista, pubblicata originariamente in cinese, ha fatto subito il giro del mondo.
Con alcuni strafalcioni linguistici. In parte dovuti alla doppia traduzione - dal giapponese al cinese e poi all'inglese - in parte alla solita volontà di fare sensazionalismi inutili che non rientrano in un personaggio che parla sempre molto chiaro e raramente a vanvera.
Goto è un uomo sicuro che parla a ragion veduta e che in fondo sa tutto quello che c'è da sapere.
Compreso il fatto che non è mai stato lui ad avere l'ultima parola sui prodotti da mettere in commercio e sul modo di svilupparli industrialmente.
Ne è prova il fatto che per buona parte dell'intervista, intervistatore e intervistato si dilungano sui ... difetti della fotocamera che Goto più ama, quella che ha con se, la sua Nikon Df, personalizzata ampiamente con elementi aftermarket per ridurne in parte le limitazioni di prodotto (evidentemente non del suo progetto che probabilmente era in origine ben più simile alla F3 di quanto non sia poi risultata la effettiva Df).
La Nikon Df
Goto si dilunga a difendere l'idea della Df e contemporaneamente ad ammettere che il suo limitato successo commerciale è dovuto all'insoddisfazione giustificata dei clienti.
La sensazione di essere una macchina "di plastica", benchè quasi interamente in metallo, leggera e inconsistente

specialmente nella versione nero e argento, la cui finitura argento sembra proprio plasticaccia e non metallo come era nelle Nikon storiche a pellicola.
Così come la scelta di costruirla partendo da una becera trasformazione estetica della Nikon D600, certo non la macchina più riuscita della storia Nikon, personalizzandone solo la parte anteriore e quella superiore.




La Nikon Df di Tetsuro Goto è personalizzata. Ha un grip inferiore alleggerito artigialmente (da lui medesimo), ha il portello della batteria argentato, ha il pulsante di scatto e il copri-slitta marchiati. Anche la ghiera anteriore è griffata.
Ma soprattutto monta un obiettivo vintage ed ha lo schermo di messa a fuoco sostituito con uno after-market prodotto da una oscura ditta di Taiwan e montato seguendo le istruzioni trovate su un gruppo di Facebook.
Non è una contraddizione ma un modo di dimostrare che la Df ha mancato il bersaglio ma ha comunque conquistato una nicchia di mercato, fatta di amanti del vintage e del fai-da-te, che voleva sostanzialmente una cosa più semplice e più simile al gusto delle macchine della gioventù.
Goto dice abbastanza chiaramente (per un giapponese) che Nikon avrebbe dovuto seguire personalmente queste possibilità offerte da altri produttori ai clienti della Df.
Nel resto dell'intervista si parla della possibile
Nikon Df2
Per un certo periodo dello scorso anno abbiamo anche noi ipotizzato il lancio di una modello celebrativo, l'ipotetica Nikon Df2 per il centenario.
Poi le ragioni del marketing e la ristrutturazione hanno avuto la meglio e Nikon si è limitata a lanciare i modelli di serie celebrativi di D5 e D500

é stata una occasione mancata ma anche l'ammissione che i tempi non erano ancora maturi e che la base delle vendite della Df inadeguata a giustificare un secondo modello.
Ma Goto dichiara espressamente che i progetti sono pronti e che sono state seguite più strade differenti.
Tutte che prevedono una forte semplificazione del futuro modello, sia continuando la linea della reflex, più sottile e snella, grazie alle tecnologie di integrazione introdotte con D5 e D850, sia passando al mirrorless, togliendo specchio e otturatore (?) sostituendone il suono con uno simulato elettronicamente.
Anche con forme molto differenti, tipo quelle delle antiche telemetro Nikon.
Ma fa anche capire che il mercato è quello che è, che i risultati di vendita della Df è stato insufficiente a giustificarne l'industrializzazione di un modello successivo.
Che tra sviluppare idee alternative e industrializzarle a costi sostenibili c'è una bella differenza.
Facendo chiaramente intendere che la scelta di lanciare effettivamente la Df2 sarà complicata. E che quindi se ad uno piace la Df, è meglio che se la compri fintanto che è disponibile in negozio (perché potrebbe passare molto tempo da oggi al lancio effettivo della Df2, se mai ci sarà).
Le mirrorless Nikon
Questo ha consentito all'intervista di andare su un argomento che è già stato ampiamente aperto dal Presidente di Nikon, Mr. Ushida, l'uomo che in effetti decide le strategie di Nikon, sia in campo industriale che commerciale.
Nikon sta lavorando a più mirrorless, che avranno caratteristiche differenti da quelle che ci sono già sul mercato, unendo al carattere "nikonista" atteso da tutti i "nikonisti", la gioia di utilizzarle.
Creando ampie aspettative.
Goto ha elaborato il concetto indicando come sia chiaro che la tendenza al retro sostenuta da Fujfilm e (in parte) da Olympus non possa essere l'unica via seguita da Nikon, perchè la clientela di Nikon non è composta solo da appassionati (del vintage) come quella di Fujfilm. La base consolidata di Nikon va dal principiante digiuno di ogni ... principio, fino al fotoamatore molto evoluto ed esigente, così come dai professionisti di tutti i campi della fotografia.
Mentre gli altri marchi, Sony inclusa (Canon non viene mai citata nell'intervista ndr) possono vantare solo un limitato numero di professionisti tra i propri clienti.
Sottindendo che loro possono anche (in parte) trascurarli o deluderli ...
La vera tendenza delle mirrorless è invece il formato full-frame. E se Nikon deciderà di entrare in questo mercato (o di rientrare, dopo aver abortito le Nikon 1 ndr), il full-frame dovrà essere preso in seria considerazione.
Parole di assoluto buon senso che dicono tutto e contemporaneamente negato tutto.
Ma che unite a quelle del Presidente Nikon anticipano che Nikon aprirà una offensiva su tutti i fronti delle mirrorless, ad integrazione e non in antitesi con le proprie reflex.
La tecnologia inserita nella Nikon D850 ne è la vera anticipazione, molto di più un "inutile" modello celebrativo farcito di parti riciclate come una Df2 di retroguardia.
Facilmente anche la Df2 sarà una mirrorless.
Goto ha concluso l'intervista dicendo chiaramente che la via che seguirà Nikon nei prossimi anni sarà, la via Nikon, senza copiare i concorrenti.
Perchè loro hanno una esperienza di "fallimenti" (testuale) molto più ampia di Sony che per arrivare alla Sony Alpha 9 ha prima dovuto fare svariati tentativi più o meno ben riusciti.
Francamente mi identifico in tutto nelle parole di Tetsuro Goto.

 
insomma, anche secondo lui la ricreazione è finita
Ogni nikonista doc con qualche anno di esperienza alle spalle saprebbe stilare a memoria il suo proprio corredo ideale senza compromessi per la sua Nikon.
Qui vogliamo dare il nostro punto di vista a chi invece questa esperienza non ce l'ha ma vorrebbe comunque essere ... illuminato con una lista pronta da leggere.
Una premessa é comunque d'obbligo, non si tratta di scelte esclusivamente Nikon ma di quanto di meglio offre il mercato oggi, a prescindere dal produttore.
Su Nikonland, si sa, andiamo a scegliere il meglio senza preoccuparci più di tanto del marchietto !
***
Max Aquila di recente si è calato nei panni del nikonista tipo che vuole essere orientato sulle scelte più opportune da fare oggi per costruire un corredo equilibrato ma soprattutto utile e alla sua portata, dopo aver scelto quale reflex Nikon acquistare.
E' un compendio della nostra esperienza di questi anni, volutamente soggettivo e per nulla snob o elitario come spesso - e pure giustamente - ci accusano di essere.
Lo trovate qui : Compro una Nikon, e...gli obiettivi??? e tutto sommato non è necessario accendere una seconda ipoteca sulla casa per arrivare a mete più che ragionevoli, già a partire dal corpo macchina.
 
Ma ci è stato chiesto di ripetere la carrellata anche per chi volesse invece avere dei punti fermi - non propriamente dei consigli - per la costruzione di un corredo ideale e senza compromessi che non tenga conto del costo.
 
E' comunque necessaria qualche premessa.
 
1) escludiamo dal novero tutti gli obiettivi "esotici" pensati per scopi super-specialistici come tutti i superteleobiettivi, necessari per scopi specifici (come lo sport e la fotonaturalistica). Ognuno di quelli ha una sua propria ragione d'essere e non si può prescindere dal prenderli in considerazione anche al di fuori di un corredo "integralmente" senza compromessi (uno potrebbe stabilire che gli serve un 600/4E FL per fotografare i suoi soggetti preferiti mentre per il resto gli basta un superzoom come il 18-300 e magari usa entrambi su una Nikon D500, macchina che è al di fuori del corredo senza compromessi perchè ... rappresenta essa stessa un compromesso, essendo una "formato ridotto")
2) escludiamo anche tutti gli obiettivi macro (saranno oggetto di un articolo a se) e pure i decentrabili (obiettivi altrettanto esotici e specialistici dei superteleobiettivi)
3) escludiamo infine di idealizzare un fotografo tipo, perchè in questo caso non è detto che ci sia un fotografo che idealmente abbia bisogno di un ideale corredo senza compromessi per intero.
Perchè uno che si dedica alla foto di architettura difficilmente avrà bisogno di ottiche dedicate al ritratto (e viceversa) e perchè uno che li vuole tutti a prescindere, beh, li comprerà tutti a prescindere da ogni altra considerazione, anche se poi li userà solo raramente.
 
Infine un'ultima premessa, NON includerò nella lista obiettivi manual focus, sebbene sul mercato ce ne siano di eccellenti (mi vengono in mente gli Zeiss Otus e gli Zeiss Milvus).
Obiettivi che io non inserirei nel MIO corredo senza compromessi, perchè ritengo che la messa a fuoco manuale, oggi, sia essa stessa un compromesso.
Posso ammettere che per taluni fotografi, mettere a fuoco a mano possa invece rappresentare un valore anzichè un limite (o non rappresenti un limite in certi generi, come il paesaggio o la riproduzione di opere d'arte o lo still-life). Ma se si possono avere le due cose, rinunciarvi non sarebbe un compromesso ?
 
Ma il corredo ideale senza compromessi deve partire necessariamente dal corpo macchina.
 
E non c'è mai stato un momento come questo in cui sia così facile indicare, così di getto, la migliore fotocamera disponibile da Nikon, per costruire il nostro corredo ideale.
E' certamente la Nikon D850 che abbiamo potuto testare in anteprima pochi giorni fa.
 

 
la Nikon D850, è la prima Nikon capace di ricoprire ogni ruolo, potendo contare su altissima risoluzione, altissima dinamica, buona tenuta al rumore, funzionalità avanzate in live-view e una raffica degna di una ammiraglia dello sport. Senza dimenticare la sua vera motivazione di acquisto rispetto ai modelli precedente, l'autofocus che condivide con la Nikon D5 (macchina di nicchia, che incorpora dei compromessi funzionali e che pertanto non includiamo in questa selezione speciale). 
 
bene, scelto "il cavallo", cominciamo la carrellata dai più corti !
I grandangolari


Il nuovo Sigma 14-24/2.8 Art in mano a ... Max

 
che ce ne parla qui nel suo articolo dedicato : Sigma 14-24mm f/2,8 DG HSM Art: e Luce sia !
E' nuovissimo e già solo per questo va a sostituire il vetusto Nikon 14-24/2.8 che invecchia bene ma dimostra tutti i suoi 12 anni oramai.
Anche se, lo ammettiamo, la nostra scelta alla ricerca dell'assoluto è certamente il 14mm f/1.8 Art, sempre di Sigma

Sigma 14mm f/1,8 Art al sapore di Nikon D810
obiettivo ritenuto unanimente eccellente e di riferimento. Molto luminoso (più di ogni concorrente) e per di più ... autofocus
 
Io però non mi sento troppo a mio agio su queste ... longitudini e quindi con sollievo mi appresto a parlare di focali un pò più comuni e di uso frequente.
 
A 20mm c'è oggi un campione indiscusso che a qualità ottiche sensazionali, aggiunge la prerogativa di essere l'unico 20mm con luminosità massima di F1.4.
Dettagli che completano il quadro sono l'essere costruito come dovrebbero essere costruiti tutti gli obiettivi di fascia altissima e, non trascurabile pure per un grandangolare, l'essere autofocus.
 
Ne abbiamo parlato a fondo in due articoli :
 
Sigma 20mm F1.4 Art : un pozzo di luce (test/prova)
Sigma 20mm f/1,4 Art: molto piu' che ad occhio nudo !
 
 
sua magnificenza il Sigma 20mm F1.4 Art ... nella mia mano !

 
obiettivo nitidissimo, praticamente privo di distorsione, che costa il giusto (o anche meno di quanto dovrebbe !) il cui unico difetto è di essere privo della possibilità di montare filtri tradizionali.
Un aspetto che per me non conta nulla ma che per molti paesaggisti può essere un limite.
 
Salendo di focali ... la selezione non cambia
 
Anche a questo abbiamo dedicato più di un articolo :
 
Sigma 24mm F1.4 Art : lo sguardo si amplia (test/prova)
Sigma 24mm f/1,4 Art : qualsiasi luce sia...
 

il Sigma 24mm F1.4 Art .... nella mia mano !
 
probabilmente non è il migliore dei Sigma Art in catalogo ma resta un 24mm superluminoso di prestazioni che non ha eguali sul mercato, almeno tra gli obiettivi che si possono montare su una Nikon.
E' bello, abbastanza compatto, prestazionale, senza distorsione né evidenti difetti ottici. Costa ... una stupidata !
 
Andiamo adesso ad uno dei pochissimi zoom che mi hanno lasciato un ricordo indelebile e mi hanno abbagliato per prestazioni.
 
un terremoto (buono) tra gli zoom :
 
Sigma 24-35mm f/2 Art : un terremoto tra gli zoom
Sigma 24-35mm F2 Art : prime impressioni (test/prova)
 
tanto che mi sono cimentato ad usarlo decisamente fuori dagli schemi
 
Sigma 24-35mm F2 Art goes to the nude (test/prova)
 

il Sigma 24-35mm F2 Art ... nella mia mano !
 
Qualcuno obietterà con scemenze del tipo ... si ma ha una escursione ridotta ! (anche un 24mm F2 ha una escursione ridotta, risponderei io, questo però va fino a 35mm, sempre ad F2).
Però un altro zoom grandangolare 24-25-26-27-28-29-30-31-32-33-34-35mm sempre F2, sempre privo di distorsione, sempre perfetto e prestazionale, sul mercato non c'è.
C'è questo ed è un campione
 
Bene, non me ne vorranno quelli che considerano ancora una "leggenda" il Nikon 28/1.4 AF-D con le sue lenti molate a mano e il suo autofocus tremolante. Per quanto costa sull'usato si può comprare un corredo di ottiche Art Sigma.
Oggi esiste un'altra "leggenda" di quelle che si sussurrano attorno ai fuochi, che io ho potuto provare come in un sogno.
il nuovo Nikon 28mm F/1.4E

Nikon 28mm F1.4E : sogno di una notte di mezza estate (test/prova)
 
Io ne sono rimasto abbagliato, quasi avessi in mano, per sbaglio, il mio Nikon 105/1.4E e non un grandangolare ...
 
 
Arriviamo infine al più normale dei grandangolari, il 35mm, l'unico obiettivo di questa pagina che è stabilmente nel mio arsenale.
 
E anche in questo caso :
 
Sigma 35 mm F1.4 HSM Art : l'imprevisto (test/prova)
 

il Sigma 35mm F1.4 Art ... in mano mia !
 
E' stato il segnale del fortissimo cambio di passo voluto da Kazuto Yamaki appena presa in mano Sigma dall'eredità del padre. Talmente diverso da quanto proposto da Sigma fino al giorno ... prima da rappresentare una svolta imprevista (e che per fortuna continua a tutt'oggi !)
 
Semplicemente senza rivali. Mi perdoneranno quelli che credono che il Nikon equivalente abbia un bel bokeh o si convincono che il Samyang si possa usare a mano libera per mettere a fuoco ad F1.4 ...
I normali
 
 
Il fuoriclasse dei normali, tanto da essere grande quasi quanto un 135mm e rivaleggiare per dimensioni e peso con certi zoom di oggi, è il fratello più grande del 35mm
 
Sigma 50 mm F1.4 HSM Art : il fuoriclasse (test/prova)
 

il Sigma Art 50mm F1.4 ... in mano mia !
 
ha prestazioni mozzafiato in tutto tranne ... nel bokeh dove si può trovare di meglio ma a costo di perdere qualche cosa.
E' grosso, è bellissimo, è rapidissimo, è precisissimo.
E' l'imperatore dei normali.
 
 
Per dotare il suo normale di un bokeh più accattivante Nikon ce l'ha messa tutta ma.
Purtroppo per farlo si è dimenticata di consentire all'obiettivo di avere un piano di messa a fuoco nitido. In sostanza, pur avendo uno sfuocato fiabesco, il nuovo "noct" Nikkor 58/1.4G non offre nulla di paragonabile ad un 50mm moderno in termini di nitidezza e di velocità/precisione di messa a fuoco automatica.
Per di più costa uno sproposito in più del 50mm Sigma. Cui potrei rimproverare solamente di avere quei magici 8mm in meno.
Gli darò una seconda possibilità con la D850 ma per il momento resta escluso dalla lista, a differenza dei "fratelli" 28 e 105.
  
Escludo naturalmente - mi perdonino i suoi affezionati fans - il vecchio Noct-Nikkor - oggetto pieno di compromessi anche alla presentazione e oramai che viaggia su quotazioni, da usato, che non hanno nulla a che vedere con le sue prestazioni effettive.
I teleobiettivi
 
Potrà sembrare un monologo ma se Sigma si è messa in testa di rivaleggiare con Zeiss noi ne siamo solo i testimoni (ma anche le classifiche di vendita con Sigma che supera Nikon per numero di pezzi venduti lo conferma).
Il Nikon 85/1.4G non è un cattivo obiettivo. Ma tutto sommato è sullo stesso piano del Sigma 85mm pre-Art.
Oggi però c'è lui, il playboy :
 
Sigma 85mm F1.4 Art : il playboy (test/prova)
 
e se volete l'autofocus non c'è da andare altrove
 

l'enorme mole del nuovo Sigma 85mm F1.4 Art richiede un corpo macchina adeguato, come la Nikon D5
 
E' un obiettivo esagerato, sostanzialmente privo di difetti se escludiamo la mole e il relativo peso.
 
A sopresa e finalmente, ritorna Nikon nella fondamentale focale 105mm per il ritratto.
Lo fa con un obiettivo che io ho definito immediatamente come "leggendario".
In questo caso la leggenda non ha nulla di mitico, di distante, di tramandato. Provatelo e non smetterete più di parlarne !
 
Nikon 105mm F1.4E : è nata una leggenda (test/prova)
 

il Nikon 105/1.4E ... in mano mia !
 
Questo obiettivo non è il 58/1.4G duplicato (del quale mantiene l'approccio dello sfuocato) è il 200/2 dimezzato. E' realmente uno dei pochi obiettivi in grado di cambiare la vita al fotografo.
Ha solo due difetti ... per così dire. Il prezzo (ma qui non badiamo a spese e a compromessi) e la necessità di lavorare con un autofocus almeno equivalente a quello della Nikon D5 se vogliamo sfruttarlo - come è giusto - a tutta apertura.
 
  
Era la focale principe per il ritrattista 20-30 anni fa, è diventata via via desueta perchè sostituita dagli zoom.
Il 135mm non è un 105mm allungato di 30mm, è tutto un altro punto di vista perchè permette di entrare NEL soggetto e di entrare in sintonia.
E' indicato per il fotografo consapevole di se, non per il timido.
In questa focale Nikon propone un fossile mal conservato (il DC-Nikkor 135mm F2 e la sua strana ghiera di modulazione del diaframma), lento e capace di generare un mare di aberrazioni cromatiche.
Esistono sul mercato soluzioni manual focus per chi se ne sa servire.
Finalmente Sigma ha proposto la versione definitiva - per quanto mi riguarda - di questa focale con il nuovissimo 135mm Art F1.8, il più luminoso 135mm autofocus sul mercato, oggetto di nostro test su queste pagine :
 
 
Sigma 135mm F1.8 Art : il mustang (test/prova)
 

 
 
Il Sigma 135mm F1.8 Art in mano mia !
 
Più che ad un obiettivo somiglia ad un cavallo selvaggio (un mustang !) che aspetta di essere domato.
Esuberante, scalpitante, nitidissimo già a tutta apertura tanto da essere spietato verso chi non esente da difetti quanto lui, attende solo una nuova generazione di sensori ad altissima risoluzione per arrivare la dove nessuno ha mai fotografato.
Rispetto allo Zeiss 2/135mm Apo-Sonnar che questo obiettivo ha sostituito nel nostro soggettivissimo corredo ideale, il Sigma aggiunge un autofocus fulmineo a prestazioni dello stesso livello in termini di qualità ed assenza di difetti rilevabili ad occhio nudo.
 
A conferma che quando andiamo sui teleobiettivi Nikon ha sempre la sua da dire (dal 200mm in su, non avrei dubbi a consigliare praticamente sempre il campione proposto da Nikon), la soluzione che presento oggi è la cura alla penuria di teleobiettivi fissi moderni disponibili sul mercato.
 
Il 135/2 DC è un dinosauro estinto. Il 180/2.8 ancora sente risuonare i passi dell'oca al raduno di Norimberga. Le altre soluzioni (che ho provato a lungo) sulle focali nella fascia tra i 105 e i 180mm sono di fatto macro (validi ma lenti e sempre troppo "cattivi" nella resa che non sia ... macro).
 
Ecco che il nuovissimo zoom Nikon mi ha riappacificato con Nikon.
In vita mia, si tratta soltanto del secondo zoom (dopo il Sigma 24-35/2mm) a lasciarmi a bocca aperta : io mi esalto solo con i fissi, in generale
 
Nikon Zoom 70-200mm F2.8E FL VR : e chi ha più bisogno dei fissi ? (test/prova)
 
 

il nuovo Nikon 70-200/2.8E FL montato sulla mia Nikon D5
 
ad 1.1 metri di distanza di messa a fuoco questo obiettivo si permette di darci qualche cosa che somiglia ad un vero 200 mm (diversamente dalla versione precedente) e di ottenere la maschera del soggetto inquadrato.
Mentre a tutte le focali riesce a chiudere sulla testa dalla distanza minima.
Ha prestazioni elevate, nitidezza spettacolare, colori brillanti, autofocus velocissimo e stabilizzatore buono fino anche a sotto 1/30''.
Insomma una vera manna dal cielo che può sostituire tutti i fissi F2.8 che contiene il suo range di focali.
Io da quando ce l'ho mi sento totalmente "drogato" dalle sue prestazioni
   
Bene, è tutto. 
  
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CONCLUSIONI 
Ebbene, come dicevo all'inizio di questo articolo, ogni nikonista esperto ha i suoi feticci e potrà stilare la sua personale lista di obiettivi senza compromessi per comporre un corredo ideale attuale.
Magari inserendo vecchie glorie che gli ricordano ... ricordi perduti, oppure perchè le sue abitudini lo portano a fare certe scelte e non altre.
Mai come in questo campo la soggettività delle scelte regna sovrana.
 
Noi abbiamo voluto stilare la nostra lista rivolgendoci a chi sia da poco in casa Nikon oppure voglia avere una lista completa da cui partire per le proprie esplorazioni, prove e, perchè no, acquisti.
Non necessariamente di tutto l'elenco di questi obiettivi che riepilogo per comodità :
 
- autofocus focale fissa : Sigma 14mm F1.8 Art, Sigma 20mm/1.4 Art, Sigma 24mm/1.4 Art, Nikon 28mm F1.4E, Sigma 35mm/1.4 Art, Sigma 50mm/1.4 Art, Sigma 85mm/1.4 Art, Nikon 105mm/1.4E, Sigma 135mm F1.8 Art
 
- autofocus zoom : Sigma 14-24mm/2.8 Art, Sigma 24-35mm/2 Art, Nikon 70-200mm/2.8E FL
 
montati sulla nuovissima Nikon D850 (l'unica macchina, insieme alla Nikon D5, che consente di ottenere il massimo dall'autofocus con il Sigma 85/1.4 Art, il Sigma 135mm F1.8 Art t e il Nikon 105/1.4E a tutta apertura).
 
A tutti, grazie per la lettura e, soprattutto, eccellenti foto con queste ottiche. Qualunque cosa deciderete di acquistare non vi farà rimpiangere la spesa sostenuta !
Sigma 100-400mm F4.5-6.3 Contemporary montato sulla mia Nikon D500 : una combinazione letteralmente esplisiva per chi ha bisogno di focali lunghe in un ingombro molto limitato.
Lo ammettiamo ancora, Sigma ci ha molto stupito con questo obiettivo, perchè è riuscita a colmare una esigenza specifica (per escursione focale in relazione alla qualità di immagine, in un mix praticamente ideale tra costo ed ingombro/peso, con solo piccole rinunce, di nessun conto per il fotografo amatoriale).
Tanto che è uno degli oggetti più gettonati tra i nostri articoli negli ultimi tempi.
Per altre considerazioni di ordine generale vi rimando al testo complessivo (qui) ma vi invito a leggere - se interessati - anche gli altri test di confronto o di uso specialistico di questo zoom, anticipandovi che presto vedremo anche altri due articoli ... ma non vi voglio rovinare la sorpresa.
Capirete la mia curiosità nel vederlo all'opera dove fotografo di solito i bolidi più veloci che ci siano in pista (l'Autodromo di Monza), per l'occasione a margine del Gran Premio di Formula 1 e con l'eccezionalità di una madrina appena arrivata, la Nikon D850 e i suoi 45 megapixel per 9 scatti al secondo.
L'ho quindi portato alle prove libere del venerdì, sfruttandolo sia nel panning che nelle riprese lunghe.
Le foto che presento sono tutti jpg on-camera, Neutral con impostazioni personalizzate e bilanciamento del bianco su Auto luce naturale.
Anticipo anche che ho usato tempi velocissimi per avere buona nitidezza. Lo scopo era mostrare le qualità del kit fotografico, non evidenziare le capacità (modeste) del fotografo !


panning alla Seconda Variante. Siamo a circa 190mm

alla focale più lunga, all'ingresso della Roggia

in uscita della Seconda Variante

una Sauber che ha tagliato la variante e si appresta a rientrare in pista (400mm)



Kimi Raikkonen in varie possibilità di ripresa, sempre alla Seconda Variante
 
Qui ci spostiamo alla Variante Ascari, in uscita, per provare la massima focale (in alcuni casi utilizzando ANCHE il teleconverter Sigma 1.4x)





Charles Lecrerc, #1 in Formula 2
Nella mia esperienza ho potuto riscontrare un autofocus sempre all'altezza della situazione, nonostante non sia stato pensato certamente per fermare bolidi che accelerano a 200 km/h in 2 o 3 secondi e che escono dalle varianti già 280 km/h.
Qualche scatto del pubblico presente in tribuna mi ha permesso di apprezzare comunque la delicatezza dei colori espressi dalla combinazione.
La D850 secondo me ci mette del suo ma il Sigma la asseconda perfettamente. La postproduzione di queste foto è sostanzialmente ... nulla.


a 550mm F10, con teleconverter 1.4x


anche questa immagine è a 550mm, F9, la luminosità massima permessa da un complesso che si deve intendere comunque d'emergenza ma che offre una qualità inaspettata.
Concludo con qualche altro scatto, con il teleconverter, in uscita della Variante Ascari e verso il rettilineo che porta alla Parabolica.





Eccolo qua il piccolissimo Sigma TC-1401

Conclusioni
Ad un prezzo che è a mio parere alla portata di quasi tutte le borse, questo zoom consente al fotoamatore di coprire praticamente tutte le focali tele più comuni, per i generi fotografici più disparati.
Anche in uno sport come quello automobilistico (l'ho usato in pista anche con i kart, distanze più ravvicinate ma accelerazioni ancora più difficili da seguire su oggetti molto più piccoli), dove la velocità dei soggetti è elevata, l'autofocus permette cose egrege. Non ho notato alcuna foto sfuocata o sbagliata tra le tantissime che ho scattato.
Lo stabilizzatore è adeguato. I colori sono ottimi, senza caratterizzazioni. Certe volte si deve intervenire sul contrasto. Ma nei soggetti più lontani.
Da vicino, anche lo sfuocato è di livello interessante. E non ci sono problemi pure con le scene molto affollate e ricche di dettagli.
Pur in unione con un teleconverter, una pratica che per questo obiettivo non mi sento comunque di incoraggiare, il rendimento è risultato di buon livello.
Morale, resta uno degli obiettivi più interessanti sul mercato perchè offre molto, ad un prezzo onesto ma senza richiedere gli ingombri dei vari 150-600 e 200-500 (che peraltro costano tutti molto di più e pesano circa il doppio, oltre ad essere molto più grossi).
Se c'è un limite, ma è già scritto nelle specifiche, è la scarsa luminosità.
Qui ero sempre in pieno sole, seppure nell'ultima parte di questa calda estate.
Dubito che lo avrei portato in autodromo in novembre o in febbraio, perchè per scendere ad 1/1000'' ad F6.3, dovrei salire a 10000 e più ISO. E a quelle sensibilità, nonostante tutto, è difficile fare buone foto.
Buon divertimento a tutti con questo tele !
Ringraziamo il distributore ufficiale Mtrading per il prestito di questo splendido zoom

Ringraziamo non solo per la tempestività ma anche per la grande sensibilità Nital per averci concesso una delle pochissime macchine disponibili in Italia, ancora prima del lancio ufficiale del prodotto. Una cortesia che ricambiamo con un test realmente approfondito, sebbene condotto in tempi strettissimi. La macchina è già stata rispedita al mittente.
Attenzione : non essendo ancora disponibile un programma di sviluppo ufficiale in grado di aprire i file NEF della Nikon D850, tutte le valutazioni del presente test hanno a base il jpg Fine* prodotto on-camera dalla D850, con impostazioni di Riduzione del rumore su Normal.
Premessa altrettanto importante, le foto e le prove presentate in questo articolo sono funzionali allo scopo, provare questa fotocamera, non il fotografo.
Ho avuto la fortuna e l'onore di poter provare in anteprima rispetto alla data di presentazione al pubblico e di inizio distribuzione, una delle primissime Nikon D850 di serie arrivate in Italia.
Lo confesso, erano molti anni (dal 2008, annuncio della Nikon D3x) che l'arrivo di una nuova Nikon non mi rendeva così entusiasta e trepidante.
Capirete quindi che pure la mia proverbiale freddezza non sia bastata e sulle prime, ma proprio le primissime foto scattate con questa nuova macchina, mi sia trovato in imbarazzo.
Non sentivo bene la macchina che mi sembrava poco reattiva. Quasi restia a farsi portare ...
... ma non era la macchina, era il fotografo che doveva scaldarsi. Del resto l'avevo solo presa in mano e giusto il tempo di regolare data, ora, formato file e bilanciamento del bianco, mi trovavo con il mio amatissimo Nikkor 105/1.4E davanti ad una esuberante modella bionda di quasi due metri di altezza.

eccola qui la nuova Nikon D850 in mano mia.

la cinghia non fa nulla per nascondere l'identità. Infatti in autodromo tutti i nikonisti attenti mi hanno avvicinato per chiedermi se fosse proprio lei ...

Questo modesto fotografo, alle prese con un sistema da sogno : la nuova Nikon D850 con il Nikkor 105/1.4E - certamente una unione decisa in cielo.
 
E' una lunga parabola quella che ci ha portato dalla D1 alla D850. Ad ogni generazione qualche passo in avanti. Qualcuno importante (come per la D3 e la D700 e poi la D3x) e qualcuno un pò meno.
Fino ad arrivare alla generazione 5, iniziata con D5 e D500 ad inizio 2016. Proseguita con la D7500 a metà 2017. E infine questa D850.

la progressione della risoluzione in casa Nikon. Dalla D100 da 6 megapixel, alla Nikon D3 da 12 megapixel. I 20.8 megapixel di D5 e D500, i 24 megapixel della D3x (e della D750 e di moltissime DX), per finire con D810 (36 megapixel) e D850 (45.7 megapixel).
Graficamente l'effetto é evidente. E certo passare oggi da una D3/D700 ad una D850 potrebbe far venire più di un dubbio.
Ma le mie impressioni che manifesterò nel corso di questo test sono invece quelle di una macchina "docile", facile da portare dove si vuole. Purchè al timone ci sia un nikonista esperto.
Alla fine tutti questi pixel servono. E il peso dei file, rispetto ad una D750 o ad una D850, non è così eccessivo.
Insomma non preoccupatevi di dover cambiare il computer (magari il sistema di backup si, ma quello deve essere SEMPRE una priorità a prescindere dalla risoluzione della macchina che si usa).
Ma se sapete guidare una Nikon, e allora anche questa Nikon non vi deluderà.
 
L'autofocus
Anche perchè l'aumento di risoluzione è, ai miei occhi, la ciliegina di una torta che contiene ben altro.
E' da quando è uscita la Nikon D5 con il suo autofocus "chirurgico" che io ho relegato la mia Nikon D810 a macchina da studio per fotografie a diaframma chiuso.
Tanta è la differenza che ho riscontrato con gli obiettivi dell'ultima generazione a diaframma luminoso, come il recente Nikon 105/1.4E.
Con la D5 la percentuale di successo è del ... 99%, mentre con la D810 più vicina al 60%. E in più c'è il fattore fiducia nel mezzo.
Ecco perchè per 18 mesi ho trepidato perchè arrivasse una macchina che prendesse l'eredità della D810 con le novità dell D5.
Ed eccola qua.

la copertura dei punti è decisamente più ampia, sebbene siamo lontani da quella consentita dalle mirrorless di ultima generazione.
Ma qui abbiamo una reattività e una precisione a tutta prova, anche in raffiche continue a soggetti in rapido - e randomico - movimento.
Il modulo autofocus della D850 è lo stesso di quello della D5.
E' sensibilissimo, anche in condizioni di luminosità dove i nostri occhi fanno fatica a distinguere gli oggetti.
Ed è anche piuttosto sofisticato - per una reflex - senza però diventare inutilmente complicato e ridondante come certe mirrorless che ho provato di recente.

la logica di controllo dell'autofocus si basa su un chip separato che lavora in parallelo al processore principale, liberandolo da un compito particolarmente importante per una macchina a così alta risoluzione.
Perchè è inutile avere tanti megapixel se poi la macchina non mette perfettamente a fuoco.

Nikon D850, Nikon 105/1.4E, F1.4, 1/250'', 500 ISO. Tatjana@Wavemanagement. Un fuoco perfetto come me lo sarei aspettato dalla Nikon D5.
ma la precisione non sarebbe nulla se non fosse a nostra disposizione anche con soggetti in rapido movimento, sempre perfettamente messi a fuoco anche se scattiamo a raffica, alla massima velocità consentita da questa macchina

Qualifiche di F2, Autodromo Nazionale di Monza, Nikon D850 e Nikon MB-D18 con batteria EN-EL18, per nove scatti al secondo.

e naturalmente non solo alla luce del sole ma anche al coperto o al buio. Grazie ai 99 punti a croce e alla sensibilità fino a -4EV.
In questa foto, ancora Nikon D850, Nikon 105/1.4E, luce riflessa di un lucernario su una parete bianca, attraverso una porta nell'interrato dove c'è il mio studio.
La raffica
Lo confesso, non me lo aspettavo. E' la vera sorpresa che ci ha fatto Nikon con la D850.
Fin dallo scorso anno io avrei puntato sull'uscita di due macchine contrapposte, una a bassa risoluzione - tipo D5 - e raffica rapidissima, una ad alta risoluzione ma raffica ridotta.
Nikon ha fuso le due macchine in una. Ed è uscita con una macchina che riesce ad arrivare a 9 scatti al secondo a piena risoluzione.
Perchè ridurre la risoluzione non serve ad aumentare le prestazioni.
Per farlo si deve potenziare l'alimentazione. Perchè il corpo liscio arriva a 7 scatti al secondo. Una velocità più che sufficiente per chiunque.
Per chiunque non faccia sport o fotografia di fauna selvatica.
Ma per avere questa prestazione è necessario il battery-pack dedicato, il Nikon MB-D18 e la batteria della Nikon D5.

ecco la Nikon D850 con il battery-pack Nikon MB-D18







in quest'ultima immagine, il Nikon MB-D18 - in primo piano - e il Nikon MB-D17 per la D500, in secondo piano.
Sono quasi indistinguibili. Io mi domando perchè li abbiano differenziati ...
L'alimentazione standard è data da una seconda Nikon EN-15a - la stessa della recente Nikon D7500.
E in questo caso si aumenta solo l'autonomia.
Ma con la batteria EN-EL18 della D5 si aumenta la tensione di alimentazione e con essa le prestazioni del motore della D850 che arriva così in raffica veloce fino a 9 scatti al secondo.
In questo modo io mi sono permesso di farmi qualche migliaio di scatti durante le giornate del Gran Premio di F1 di Monza, capitato giusto a fagiolo durante il mio periodo di test della macchina

Bottas su Mercedes

Sebastian Vettel su Ferrari


Kimi Raikkonen su Ferrari

che qui affronta l'uscita della Variante Ascari
Se la risoluzione una volta non era indispensabile nella fotografia sportiva, lo era sostanzialmente perchè si preferiva avere file molto leggeri per non appesatire il buffer della fotocamera e riuscire a mantenere alte cadenze di scatto.
Ma adesso, pur con 45.7 megapixel - che consentono ampie possibilità di crop, oppure di avere dettagli fantastici ! - una macchina come la D850 ci permette di scattare praticamente in continuo.
Perchè se abbiamo una scheda veloce di tipo XQD, come le Lexar 2933x, il buffer praticamente è sempre libero e la macchina non si ferma, riuscendo a scaricare sulla scheda di memoria le foto in parallelo alla cattura di nuove immagini.
Devo ammettere che già dai primi scatti, se non fosse stato per la silenziosità di specchio e otturatore della D850, avrei potuto pensare di avere in mano una D5 e non una D850.

un passaggio ravvicinato a 400mm, peraltro a 1800 ISO per mantenere uno scatto abbastanza rapido da congelare i dettagli.
E' solo una delle 8 foto che ho scattato consecutivamente alla Ferrari di Raikkonen che accelerava alla Roggia.
Sono tutti scatti in JPG ad alta risoluzione. Con la macchina in Matrix, ADL su normal. Picture Control Neutral con +2 di nitidezza, +1 di chiarezza e +1 di saturazione


 
Il live-view
Le modalità in live-view sono l'altra grande novità di questa macchina.
Il funzionamento è di gran lunga più fluido delle macchine precedenti.
Non ci sono tentennamenti o rallentamenti.
L'immagine resta nitida anche se scattiamo al buio.
Il sistema è così efficiente che ammetto di averlo usato tantissimo, in unione con lo schermo orientabile che permette anche di mettere a fuoco toccando con le dita lo schermo.

Questo scatto al Leopardo Nebuloso è venuto così

treppiedi, macchina in Live-view, 1/60'', ISO 1000, F5.6 con il Nikon 200-500/5.6 a 500mm.
Inquadratura perfezionata sul monitor, scatto ... silenzioso.
La grande novità permessa dalle modalità live-view della D850 è lo scatto silenzioso.
La macchina scatta in singolo o a raffica utilizzando esclusivamente l'otturatore elettronico.
Non si sente un rumore, nè una vibrazione.
Praticamente non ci si accorge nemmeno che si sta scattando ...
E' il caso dell'amico Watanabe che incredulo, mi guardava mentre io letteralmente gli sparavo addosso 64 scatti consecutivi senza un minimo rumore.

ci sono naturalmente delle limitazioni ma ci si può convivere benissimo.
In modalità ad alta risoluzione, la raffica arriva a sei scatti al secondo è il visore si oscura durante gli scatti.
In modalità ad alta velocità, la raffica va all'esagerato valore di 30 scatti al secondo.
Però è un crop in formato DX (3600x2400 pixel) con compressione "normal" da circa 3.6 megabyte.
L'altra limitazione - più grave - è che AF e esposizione restano fissi al primo scatto.
Per gioco ho voluto provare con le Formula 1.
Questa è una sequenza di 16 scatti fatti a Raikkonen alla Ascari.
I primi 12 sono a fuoco perchè ho tenuto un diaframma chiuso.
Gli ultimi inevitabilmente sfuocati.

ma se il soggetto collabora (si muove sul posto) ci si può divertire.
Come in questo caso, una spettatrice della parata di auto storiche con i piloti di Formula 1

dall'altra parte della strada, dietro alle transenne. Nessuno poteva capire che stavo facendo sequenze continue di scatti.
Oppure, in modalità guardone, con una coppia di ghepardi, intenti a farsi il petting mattutino, sotto le frasche, a 50 metri da me, con luce bassa tanto da richiedere 4500 ISO

ancora in modalità SL2, da 30 scatti al secondo per letteralmente centinaia di scatti consecutivi ...
Restando in tema di Liveview, ecco come si presenta lo schermo della D850 con la modalità di autofocus con rilevamento del volto attivata (si fa semplicemente cambiando la modalità di messa a fuoco, come si fa normalmente, tastino del selettore più rotazione ghiera anteriore)

Charlize inquadrata in semioscurità. Muovendo la testa la messa a fuoco segue in modo fulmineo il soggetto, comunque si sposti.

entro rotazioni ragionevoli anche se il soggetto è in 3/4 (ovviamente il volto deve essere visibile, immagino che il sistema cerchi gli occhi, il naso e la bocca).
Purtroppo manca una indicazione dell'occhio. E nessuna selezione di quale occhio mettere a fuoco.
Per quanto riguarda il punto di messa a fuoco in Live-View è regolabile per dimensioni per maggiore precisione

il cursore in modalità PIN é di dimensioni ridottissime ed é di una duttilità fantastica.
La precisione che ho riscontrato ad occhio nei miei esperimenti è encomiabile (sto parlando sempre del Nikon 105/1.4E ad F1.4).
La modalità di stacking automatico
Ovviamente a questo punto la curiosità mi ha portato a provare anche la nuova funzionalità di scatto automatico con variazione della messa a fuoco.
In poche parole, il sistema funziona completamente in autonomia.
Se ci sono limiti alla procedura, derivano dal fotografo (è il mio caso) e dal software di montaggio (io ho usato Photoshop CC 2017 che mostra sempre i suoi limiti).

la schermata con le impostazioni. Ho usato un intervallo di 5 secondi per permettere la ricarica tranquilla del flash.
25 scatti probabilmente sono troppi.
Ma comunque una volta partita la procedura è andata in porto.
Montando i vari frame poi mi sono accorto che i primi non erano a fuoco e quindi il risultato è inaccettabile. Ma non avevo il tempo di verificare e poi ripetere la procedura.
Sarà l'occasione per testare approfonditamente il procedimento quando avrò la mia macchina.

tre automodelli, Nikon D850 e Nikkor 105/2.8VR Micro-Nikkor.
Con uno scatto singolo a mala pena avrei avuto solo la prima Mercedes AMG GT a fuoco. Così il campo si estende su tutte le auto. L'ultimo scatto è sull'alettone della Porsche banca e blu.

stesso discorso con le rose. Purtroppo qui la messa a fuoco iniziale è proprio inguardabile. Ma comunque apprezziamo la profondità di campo sui successivi boccioli.
Faccio presente comunque che il software (oltre al fotografo) non esente da problemi.
A parte che elaborare 25-30 fotogrammi da 46 megapixel significa impiegare oltre 10 gigabyte di RAM con swap su disco che rallenta ulteriormente la procedura.
Su un soggetto complesso come la rosa bianca York, gli artefatti si sprecano.
Detto questo, se questa funzionalità è carina, ben fatta e ben realizzata, oltre che affidabile, si tratta di una automatizzazione di una procedura che con la D850 viene facilissima anche in manuale.
Immaginate la scena. Inquadrata in Live-View, componete, puntate con il dito dove volete il fuoco. Clack. Prima foto.
Muovete il dito dove volete mettere a fuoco successivamente. Clack. Seconda foto.
Eccetera, eccetera fino a fine sequenza.
Poi è sempre una questione di software.
Faccio presente anche che io ho qualche dubbio sul sistema perchè utilizza la messa a fuoco automatica. Come sappiamo questo sistema produce cambiamenti di focale che se anche impercettibili ad occhio per le corte distanze e cortissime differenze di distanza di messa a fuoco, implica comunque una differenza di focale effettiva tra scatto e scatto.
Per lavori di grande precisione io preferirei sempre la messa a fuoco manuale, fissa, e poi lo spostamento della macchina con la slitta micrometrica (ma ci vuole una pazienza che io in generale non ho, quindi rimando queste operazioni a quando sarò uno spensierato pensionato !).
 Still Life
In ogni caso, la Nikon D850 e le sue funzionalità Live View sono perfette per lo still-life.
In questo caso ho usato il nuovo formato quadrato


Nikon D850, Micro-Nikkor 105/2.8 VR, F8, 1/100'', flash Godox da 600 W/s

idem

uno scatto singolo. La sequenza di 30 scatti che ho fatto invece è stata rovinata da Photoshop. Dovrò studiarci meglio ...
 
 Alti ISO
Ovviamente c'è rumore e rumore. Ed io potendo lavorare solo con i jpg prodotti on-camera non mi vorrei soffermare troppo su questo argomento.
Giusto qualche scatto per affrontare la questione che poi approfondiremo quando ci saranno Capture NX-D e Adobe Camera Raw per la D850.

luce LED 12.800 ISO

luce mista all'aperto, 3200 ISO

luce LED laterale, bassissima, 25600 ISO

il teppista di casa : Fritz, sotto il portico, luce naturale, 5600 ISO

luce LED giusta, 12800 ISO
 Ritratto
Si va bene, però a me una macchina così interessa per lo più per fare ritratto in studio.
E non c'è di che lamentarsi
Ovviamente dovrete essere preparati a ... selezionare modelli perfetti oppure a lavorare con la luce migliore e poi a rifinire i vostri scatti in post-produzione se non volete poi dover sentire le giuste rimostranze dei soggetti ritratti. Perchè la macchina non è spietata. Di più ...  

Nikon 105/1.4E, F1.4, luce disponibile in studio, 400 ISO

Nikon 70-200/2.8E ad F2.8, 200mm, luce disponibile in studio, 640 ISO

Nikon 70-200/2.8E, F6.3, Flash

idem

idem

idem

idem

Nikon 105/1.4E ad F1.4, ISO 64, 1/160'', luce disponibile in ambiente
Sono tutte foto senza alcun intervento in PP, né sviluppo, né altro.
Spero che Tatjana@Wavemanagent non se la prenda. Ma io le ho detto che è bellissima così come si alza al mattino. L'ho scelta per questo test proprio per questo motivo 
 

Blakey, luce naturale, Nikon 70-200/2.8E ad F2.8

Ok, vi sento sbadigliare com eil mio Blakey qui sopra, andiamo al dunque.
Ultime considerazioni sulla macchina
Il corpo è simile a quello della Nikno D500.
L'ergonomia mi sembra migliorata.
L'impugnatura è profonda, c'è un incavo per il dito medio che si trova subito perfettamente a posto.
Il mirino è sontuoso. Meglio di quello della D5. E' come essere davanti alla televisione, solo che di là c'è la scena naturale e non una sua rappresentazione in pixel !
Che si usi al buio o in pieno sole è lo stesso. La visione è naturale.
Questo mirino ha comportato una riprogettazione della calottina che copre il pentaprisma.
Non c'è più il flash integrato (meno male), e la linea è anche più piacevole.
Mettendo la D850 vicino alla D500, la prima svetta per il mirino più importante.
Ma nulla che ne comprometta l'ingombro o la maneggevolezza.
 

la ghiera di comando sulla sinistra è più inclinata, meno sfuggente e facile da utilizzare.

il tasto ISO è stato spostato per coerenza con tutte le altre macchine della generazione 5 sulla destra (anche la D7500 ce l'ha a portata di indice).

il famigerato ... appoggio del correttore diottrico che ha scatenato i sogni più mostruosamente proibiti della rete. E' semplicemente un riporto in fusione su cui è montata la ghiera di regolazione della correzione. Evidentemente dentro non c'era più spazio con quel mirino.

vista d'insieme della parte superiore della macchina

e del posteriore, sostanzialmente identico alla D500

il vano memorie.
Rispetto alla D500 le due memorie sono parzialmente sovrapposte (nella D5 sono parallele. Nella D500 invece sono affiancate).
Le memorie per la D850 sono importanti. Per avere la massima prestazione anche in raffica (o nel video) consiglio di non lesinare su questo punto.
Io utilizzo per lo più XQD 2.0 da 2933xx.
Ma un mio torture-test con una SD 1000x UHS-II in backup continuo mi ha permesso di verificare che anche scattando a raffica in autodromo le prestazioni non sono compromesse.
Ma per favore, fatevi un favore : buttate via le vostre vecchie SD UHS-I da 8 gigabyte 233x regalatevi da zie e nipoti ... e compratevi le migliori memorie che offre il mercato.
Un bel vestito, viene sempre valorizzato da un buon paio di scarpe !

il vano sinistro con le connessioni esterne. USB 3.0, ovviamente. E HDMI per il video, oltre a microfono e cuffia.
La macchina ha ovviamente connettività WI-FI e BT (che io però non ho provato).

il fondello. Made in Thailand come di consueto per questa categoria di macchine.

accoppiata con il mio Nikkor 105/1.4E. Non si sarebbero mai separati, ho dovuto forzarli io ...
Conclusioni
Una macchina ad altissima risoluzione, buona anche per lo sport, come la cerimonia, la foto in studio, lo still-life, il paesaggio, il reportage ?
Se me l'avessero detto tre mesi fa li avrei presi per pazzi.
E invece Nikon ha fatto il miracolo ed è realtà.

una pantera asiatica al parco faunistico La Torbiera

siamo dietro al vetro, e a 18.000 ISO con il Nikon 200-500/5.6 ad F5.6

il vincitore del Gran Premio di Monza 2017, Lewis Hamilton che ha anche superato Michael Schumacher per numero di Pole Position.
PRO
altissima risoluzione, sensore ad alta dinamica, raffica fino a 9 scatti al secondo ? Fantascienza ! E' una macchina che ridefinisce il concetto di reflex moderna. autofocus allo stato dell'arte per quanto riguarda le macchine reflex : un vero benchmark per ora imbattibile. costruzione a tutta prova mirino ottico sontuoso, il migliore tra le reflex digitali Nikon velocità operativa in tutte le condizioni. Una macchina che realmente non si ferma mai in controtendenza con il mercato, l'autonomia, a parità di alimentazione, è aumentata, nonostante le prestazioni siano superiori alla macchina che va a sostituire disponibilità del battery grip MB-D18 che va ad estendere le possibilità operative e a migliorare l'ergonomia con ottiche lunghe (e consente di affrontare i maggiori consumi di video e fotografia silenziosa/live-view) funzionalità in Live-View realmente pratiche. E' la prima Nikon che mi invoglia ad utilizzarla ... come se fosse una mirrorless senza mettere nemmeno l'occhio sul mirino touch screen (esteso al menù) veramente allo stato dell'arte funzionalità evolute (come lo scatto silenzioso in due modalità e il focus-stacking) adatta letteralmente a tutti i generi fotografici : una soluzione universale. CONTRO
autofocus in Live-View ancora a differenza di contrasto, senza le prestazioni (in video) di altri sistemi riconoscimento del volto molto efficiente ma senza l'indicazione dell'inseguimento dell'occhio. Nikon possiede questa tecnologia e l'ha implementata in passato.
Mi aspetto che venga aggiunta con uno sviluppo successivo del firmware. Se posso suggerire, aggiungerei la possibilità di selezionare quale occhio seguire (destro, sinistro, oppure il più vicino) con un PIN verde che indica nel display il focus che segue l'occhio mentre il rettangolo giallo segue la faccia il battery grip MB-D18 - ben costruito e perfettamente solidale con la macchina - non è compatibile con il precedente MB-D17 per la D500. Secondo me sarebbe stato più elegante ripetere quanto concesso con D300/D700, anche perchè sono accessori non proprio a buon mercato (sebbene il prezzo sia in linea con quello della concorrenza) i due slot di memoria dovevano essere entrambi XQD come sulla D5. Capisco la scelta, dettata da ragioni di mercato ma ne soffriranno le prestazioni. Docile e duttile
Passata l'emozione iniziale, dopo due giorni la macchina si è mostrata per quello che è. Docile nelle mani di un nikonista e in grado di assecondarlo in tutte le sue azioni.
Tanto che mi sembrava di usarla correntemente già da due anni.
E duttile, perchè in grado di fare veramente tutto quello che un nikonista può pensare di fare con la sua unica macchina.
E' un passo in avanti epocale nella maturazione della reflex digitale. Prima, di fatto, eravamo obbligati a dotarci di due macchine differenti, una per l'azione e una per la precisione o la foto ragionata. Adesso con una macchina solo si può fare realmente tutto quello che si vuole. Anche di più. Questo significa fare veramente la differenza.
La Nikon D5 ha, secondo me, ancora le sue motivazioni di acquisto, ma queste diventano sempre più di nicchia. Ritengo che un fotografo che faccia quasi esclusivamente sport, debba pensare più alla D5. Lo stesso, probabilmente, se si trova a fotografare in condizioni per lo più estreme dove il corpo monolitico della D5 può fare la differenza.
Ma per tutto il resto, sarà più facilmente la D850, la macchina ad entrare nella borsa, anche solo per le sue possibilità di crop. Con la D5 che resterà a casa ad aspettare.
Non so voi, ma credo che realmente io finirò per comperarmene due.
 

Ciao Cara, mi spiace moltissimo che tu sia dovuta andare via così velocemente. Ma tornerai presto, vero ? Dopo non ci lasceremo mai
I nostri ringraziamenti nell'ordine :
- a Nital Spa per averci dato la macchina in visione in anteprima, quando ancora non è stata presentata ufficialmente né alla stampa, né ai rivenditori, nè al pubblico e ancora non è acquistabile in negozio
- a Rossano Rinaldi dello Spazio Blu e alla Wavemanagent per averci concesso Tatjana il 30 agosto quando ancora tutta l'Italia era in ferie
- all'Autodromo Nazionale di Monza
- al Parco Faunistico La Torbiera
Nikon compie oggi, nel 2017,  Cento anni dalla sua fondazione 
La sua produzione civile fotografica data dal 1946, anno della riconversione industriale in un Giappone ancora occupato dagli americani, dopo la fine del conflitto mondiale e le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.
Nei successivi trenta anni, tra il 1946 ed il 1977 si susseguono ad un ritmo incessante proposte, progetti, realizzazioni in un crescendo di inventiva ed affidabilita' che rende inscalfibile la fama di questa azienda, ancora oggi competitiva se pur in un mercato e con modalita' ben differenti da quelle originarie.   
 
Questo obiettivo di cui parlo a distanza di quasi cinquant'anni dalla sua presentazione e' uno dei tantissimi simboli e neppure uno di quelli appartenenti all'eccellenza, che sta a testimoniare del modo in cui Nikon era in grado di essere sempre sulla cresta dell'onda al momento in cui si presentasse un'esigenza a cui rispondere con una opportunita'.  Anche in modo assolutamente empirico, come in questo caso:

 
Il Nippon Kogaku GN Nikkor 45mm f/2,8 nasce nel 1968 come curioso e unico progetto della Nikon relativo ad un obiettivo dalla focale poco meno che standard e leggero all'inverosimile (150gr) oltre che super sottile, ben definibile come un pancake, misurando appena 20mm dalla flangia alla filettatura filtro, caratterizzato quindi da ghiere di messa a fuoco e dei diaframmi davvero strette (e difficili da maneggiare in un utilizzo consueto), un diaframma 
e dal semplice quanto efficace schema Tessar (4 lenti in 3 gruppi)        mirante a realizzare una sorta di automatismo di impostazione
per i primi lampeggiatori elettronici che facevano la loro comparsa, sostituendo inesorabilmente le lampade flash. La sigla GN sta infatti per Guide Number, numero guida, l'unico elemento all'epoca indicativo della potenza di un flash in metri o piedi e per definizione a 100 ASA/21DIN di sensibilita' film.
 Qui con SB-1 del febbraio '69 GN36 (metri a 100ASA)

Tale automatismo veniva assicurato da una forchetta di accoppiamento della ghiera di messa a fuoco della lente con una scala graduata con i numeri guida flash:
 
scelto quello del flash in uso  (x es, qui NG 32)
si vincolava in sostanza la ghiera dei diaframmi a quella di messa a fuoco (che all'occorrenza era stata progettata con la minima distanza a sinistra invece che come di solito, a destra)  in maniera tale che focheggiando sul soggetto la ghiera dei diaframmi si andava aprendo o chiudendo a seconda che il soggetto fosse rispettivamente più lontano o più vicino all'obiettivo.
 messa a fuoco ad 1 metro, diaframma necessario f/25
 messa a fuoco ad 3 metri, diaframma necessario f/11
oppure, considerando la questione dal punto di vista della priorita' al diaframma, 
 diaframma f/5,6 = potenza utile del flash attorno ai 6 metri di distanza

Tutto meccanicamente accoppiato fino a quando si tenesse bloccata la forchettina apposita,  sbloccando la quale...

... ovviamente si potevano stabilire anche delle sovra o sotto esposizioni del flash, semplicemente riaccoppiando le ghiere ad un valore differente di NG, ingannando l'obiettivo.

Si trattava allora di utilizzare un flash in Manuale a tutta potenza (ancora non esistevano le cellule thyristor di automatismo per la luce flash) e tale opportunità facilitava non poco il lavoro dei reporter cui questa specifica lente era destinata, costretti con gli obiettivi normali a fare mentalmente i calcoli relativi a distanza e diaframma da utilizzare, oppure a consultare tabelle appositamente redatte.
Grazie anche alle sue caratteristiche complementari di nitidezza maggiore al centro piuttosto che ai bordi e di luminosità media (usando un flash a tutta potenza non erano necessarie luminosita' maggiori di f/2,8) di bassa distorsione complessiva e di una piacevolezza dello sfuocato derivante da un diaframma di ben 9 lamelle (nonostante l'apparente semplicità del progetto) questo piccoletto resta ancora oggi uno degli oggetti da collezione del catalogo Nikkor piu' considerati.

E per chi questi obiettivi abbia la possibilita' di utilizzare ancora, per un breve periodo l'ho fatto anch'io con la Nikon Df, (vedi galleria) sono certo anche della buona qualità delle immagini, nonostante la progettazione in un periodo nel quale non contavano gli schemi telecentrici...ma quattro lenti sono una garanzia di mancanza di eccessi in ogni senso diretti.
Di questo GN45/2,8 esistono due versioni: questa del 1968 (seriali da 710xxx a 7463xx) e una successiva del 1973, con un antiriflesso migliorato e lnon piu' Nippon Kogaku ma Nikon sulla flangia anteriore (seriali da 760xxx in poi)
Poi, nel febbraio 2001, fu presentato un obiettivo replica di questo pancake,

il Nikkor 45/2,8P (quindi MF ma con i contatti elettrici, che lo rendono compatibile ad ogni Nikon DSLR) non piu' dotato (ovviamente) della forchetta di accoppiamento ghiere, ai fini della gestione di flash manuali.
  Questo obiettivo, quindi, resta un fatto a se, sicuramente piu' unico che raro
 
ed e' questo aspetto che me lo fa inserire in blog al capitolo riguardante il Centenario di Nikon: per ricordare ed esortare alla continuità nella tradizione, con un occhio orientato all'innovazione  
ossia la filosofia che alle origini ha supportato il marchio Nikon, presupposto dell'immensa produzione di materiali affidabili ed intelligenti, proprio come l'obiettivo qui illustrato.
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2017
 
 
 

Il piu' venduto di sempre, credo, tra gli obiettivi Sigma Art        
esiste ovviamente anche in baionetta proprietaria e Vuole, Deve essere montato sul Foveon della Sigma sd Quattro H che ci ha prestato        
insieme agli altri due Art dei quali ho appena scritto:
Sigma 14mm f/1,8 Art DG: luce per tutti, dappertutto
Sigma 135mm f/1,8 Art: il Teatro della Vita
L'ho utilizzato insieme agli altri due e negli stessi contesti all'interno dei quali sono scaturiti gli altri due articoli, quindi questo mio terzo costituira' una sintesi fotografica di concetti gia' espressi e non a caso con questo obiettivo da 35mm su formato pieno che, sulla Sigma sd Quattro H, copre un angolo di campo 1,2 volte piu' ristretto, equivalente ad un 42mm su formato pieno.
Quindi quanto di piu' vicino ad una focale standard equivalente per questa particolare e stupefacente mirrorless dotata di sensore Foveon.
 
Del Sigma 35/1,4 Art ha gia' scritto nel 2014 Mauro Maratta qui.
Si tratta di un obiettivo da 13 lenti in 11 gruppi 
lungo 9,4 cm per 7,7 di diametro (filettatura filtro da 67mm), pesa 665 grammi e con diaframma a 9 lamelle che chiude fino ad f/16.
Vanta distorsione pressocche' nulla ed un MTF di nitidezza particolarmente buono al centro immagine, meno ai bordi  
 
Paraluce a petalo (non capisco il perche' su questa focale) 30cm la minima distanza di messa a fuoco, con un rapporto di ingrandimento da 1:5,2 
Motore HSM silenziosissimo, nessuna stabilizzazione (con quella luminosità...) antiriflesso Sigma multistrato, per minimizzare flare e ghost, compatibilità, come per tutti gli Art, al dock USB ed al programma gratuito Sigma per la minimizzazione di ogni front o rear focusing, oltre che per gli aggiornamenti fw eventuali.
sistema di messa a fuoco flottante, utile per diminuire l'escursione del barilotto 
cosa molto frequente oltre che negli zoom anche nelle ottiche macro.
La qual cosa, incuriosendomi mi ha portato a compiere alcune prove di ripresa close up, con una lente addizionale Marumi HMC anteposta alla lente ottenendo subito un vantaggio nella minima maf
 questa la minima maf normale da 30cm dal piano focale
 questa con la Marumi...
 
@ f/16
 con lente
 senza lente
 
@ f/4
con...
 senza...
 
 
@ f/1,4
 con...
 
 senza...
 
In entrambi i casi un obiettivo che si avvicina parecchio al soggetto e che anche alla massima apertura, lo caratterizza, in funzione del bellissimo effetto dello sfocato che gli appartiene.
Ancora (con un soggetto cromaticamente piu' complesso)...
 minima maf @ f/1,6 senza lente addizionale
crop 200%
 
 
Esterni, luce naturale...
 
Torniamo a Bagheria, dentro quella Villa Palagonia della quale ho mostrato le foto realizzate col 14/1,8
Il Sigma 35/1,4 Art adesso ci serve (come ogni focale standard consentirebbe) per realizzare scorci e particolari degli "insiemi" ottenuti col superwide citato.
In simili condizioni (incluso gli EV di gamma alta) ci basterebbe un diaframma medio per definire e delineare i dettagli ripresi, ma con questo superluminoso obiettivo la mano cade sempre sui diaframmi piu' aperti, cosi' come in questo semicontroluce di un totale 
                                
                                                                  e del suo dettaglio superiore dx,
scattati ad un f/2 che non consentirebbe in realta' la definizione che vedete ai bordi, se non per il fatto di lavorare su sensore 1,2x  e quindi con la parte meno compromessa del bordo.
Nelle soggettive ambientate poi, basta una differenza di un paio di stop come nelle seguenti due immagini, scattate a
f/1,8     oppure a f/4
per determinare gia' una decisa differenza sullo sfondo e lo sfuocato.
Villa Palagonia e' altrimenti conosciuta come "la Villa dei Mostri" per la presenza di innumerevoli statue raffiguranti caricature di personaggi e divinità di pura fantasia realizzate da uno dei suoi proprietari lungo i muri di cinta ed all'interno del giardino, figure spesso deformi e ridicole, specchio della personalita' invero curiosa del principe di Palagonia che la fece edificare.
difficili da isolare dal contesto urbano circostante
 
tanto quanto indimenticabili per i contrasti, non solo artistici, che rappresentano
 f/1,8
 f/1,8
con le quali mi diverto a tentare (con tutta la difficolta' che un 35mm consente) di isolarle dagli sfondi, aprendo al massimo delle possibilita' che i minimi ISO della macchina, abbinati agli EV di un mezzogiorno di agosto siciliano possono concedere.
La vignettatura si vede, e' presente, ma non disturba eccessivamente...
  f/8
Fino a quando non getto la spugna e comincio a dedicarmi a diaframmi piu' chiusi
 f/8
 f/13
 
La Sigma sd Quattro H che sto utilizzando, aiuta in queste riprese consentendomi cambi di formato on-camera che reputo sempre molto utili, specie quando gli obiettivi si prestino, come nel caso di inquadrature in proporzione quadrata (1:1 )



oppure questa in 21:9

   formato curioso ma divertente, del quale questo crop all'estrema sx, dimostra ancora le qualita' lineari di questo 35/1,4 Art
                  gia' a f/2
 
Ancora bizzarre forme e figure, in luce ed in controluce,

ghosts, flares ed ogni altro disturbo, virtualmente assenti dalla lente frontale di questo ottimo obiettivo


che quando poi lavori in luce, ripaga cromaticamente anche nelle riprese meno ortodosse del fotografo, rispetto la direzione della luce.

 
Interni, available light...
Sfrutto, per questa tipologia, l'opportunita' degli interni della cattedrale ortodossa di Palermo, quella Santa Maria dell'Ammiraglio (Antiocheno) detta anche " Chiesa della Martorana" per la vicinanza al convento omonimo, ove le suore di clausura realizzavano fino alla mia infanzia, i dolci di pasta reale (al Nord direste marzapane) a base di mandorle siciliane, coloratissimi e
a forma di frutta (foto dell'anno scorso con il 50/1,4 Art) 
la bonta' e fama dei quali diede nome alla ben piu' importante chiesa ortodossa che avrete gia' vista fotografata in altri miei articoli  
Ovviamente la totalita' delle immagini a massima apertura, giusta la condizione dell'illuminazione, esclusivamente proveniente dalle finestre poste in alto, terreno ideale anche se ai fatidici 100 ISO ai quali le cromie del Foveon manifestano il meglio delle sue potenzialità.
Altare principale 
 
volta centrale 
in entrambi i sensi...

 
  volta di destra
                                                         controvolta di dx                                                                                          e dettaglio (crop al centro del 200%)





 
 stucchi su altare laterale
crop centrale sul bokeh a f/1,4
Un caleidoscopio di forme e colori resi sempre in maniera equilibrata e lineare dal nitido e contrastato Sigma Art 35/1,4 pur in condizioni limite di illuminazione e grazie alla collaborazione della mirrorless sd Quattro H che non soffre i tempi lunghi a mano libera (tutti gli scatti tra 1/20" ed 1/50"), neppure in assenza di stabilizzazione ottica.
 
Esterni in luce mista ed artificiale...
 
Le stesse Nuvole di Aristofane, utilizzate per descrivere il 135/1,8 Art mi sono servite per allargare il campo e dare preminenza alla scena, rispetto ai singoli soggetti (il che e' poi la differenza di linguaggio fotografico tra uno standard ed un mediotele come un 135mm)
Si inizia al crepuscolo, ma con una luce naturale ancora protagonista rispetto alle luci di scena

diaframmi aperti a f/2, ma che consentono i 100 ISO e tempi abbastanza sicuri da 1/250" - 1/200" purche' con monopiede

Socrate e le Nuvole sono impegnati a mostrare al Mondo la propria saggezza e cultura, utilizzando tablet, smartphone e... il cloud   (of course) !
 
attrezzi ...di scart, piu' che ...smart   ma tutto fa gioco per attirare i gonzi, come lo stolto contadino che vorrebbe istruirsi per poter gestire il figlio irrequieto e spendaccione

poi la luce cala di parecchio rispetto all'ora blu fotografata col 135 (che ho utilizzato prioritariamente) e scemiamo anche di tempi, scattando a 1/50" - 1/60"


ma Nuvolette e sfondo sono ancora ben mescolati, colori attendibili (prevale ormai quella dei riflettori, artificiale) e l'insieme di 35 Art e Foveon va ancora piu' che bene.
Quando finisce ogni sprazzo di luce naturale, tutto dipende da qualita' del bilanciamento del bianco e tenuta cromatica del sensore: l'obiettivo puo' continuare a fare il suo degno lavoro, ma si deve stabilire un compromesso tra documentazione e qualita' finale delle immagini.

I diaframmi sono la massima apertura o uno o due terzi di stop di chiusura, ma grazie alla mancanza di necessita' di bilanciare la luce mista delle situazioni precedenti, 

ci si puo' addirittura permettere di tornare a tempi di sicurezza di 1/100" - 1/200" esponendo spot sui volti degli attori e sobbarcandosi l'onere di postprodurre gli eccessi di saturazione delle luci di scena su abiti e pelle degli attori

nelle situazioni di emergenza, magari shiftando verso il B/N sempre che i soggetti e il contrasto di illuminazione si prestino

oppure anche no...

Qua Strepsiade finalmente manda a quel Paese le Nuvole, ed anche...

Socrate, prima di dargli fuoco

Segue la commemorazione dei simboli della "smart philosophy" (il calzino bianco bucato di Socrate, usato nel pensatoio)

finale in allegria...

e processione funebre

Noi che siamo sopravvissuti, 
riconosciamo nel Sigma 35mm f/1,4 Art, a distanza di ben cinque anni dalla sua presentazione, ancora intatto il crisma che ne ha fatto il bestbuy della serie Art.
I pregi e la maneggevolezza superano i pochi difetti, quali la lieve disomogeneita' (in FF, non qui...) tra centro e bordi, ma apprezziamo le doti di contrasto al centro e di neutralità cromatica pur nelle peggiori condizioni nelle quali abbiamo costretto a lavorare il Foveon della sd Quattro H con la quale lo abbiamo testato, la velocita' e precisione del motore HSS, nonche' dello strato antiriflesso a prova di flares.
 
Ancora un grazie a  per l'estrema cortesia e disponibilità manifestateci...
e se la domanda vi premesse davvero, vi rispondo subito: si... mentre scrivevo questo articolo contemporaneamente ho contrattato l'acquisto di un 35/1,4 per le mie Nikon.
Quale miglior garanzia? 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2017
 
 
 


Mtrading, importatore italiano di Sigma   vuole bene a Nikonland  
Sono anni che, ormai, con la cadenza definita dalle presentazioni delle ponderose novità
                       (sotto il segno di Yamaki-san) 
ci mette a disposizione the best of... di cui possa disporre, mettendo in questo modo a dura prova le nostre possibilita' di trovare qualcosa che non ci soddisfi nelle attrezzature che riusciamo a testare: gli chiederemo ogni tanto di farci provare apparecchi di secondo livello, tanto per non indurre i lettori del sito a pensare che noi si sia in qualche modo Sigma-addicted nel senso deteriore del concetto 
E perche' allora ho definito Teatro della Vita questo mediotele, ultimo nato della serie Art?    
Perche' lo so bene che un obiettivo, così come una macchina fotografica, come qualsiasi altro accessorio, non siano altro che dei mezzi, strumenti adatti ad ottenere un risultato predefinito e premeditato. Il fatto e' che la Teoria poi si combina con la Realta' delle cose in modo imprevedibile, tanto da ridefinire il confine tra lo strumento ed il risultato.
  
Posto che un mediotele come un 135/1,8 non sia certamente ne' uno standard, nè tantomeno uno zoom all-in-one ma invece un obiettivo ben specialistico, come ottimamente dimostrato dagli specifici articoli di Mauro Maratta su questo eccellente obiettivo
Sigma 135mm F1.8 Art : il mustang
Sigma 135mm F1.8 Art ... a nudo  
ma nelle settimane nelle quali ho avuto modo di usarlo, questo Sigma 135/1,8 Art mi ha parlato anche di altro... e non proprio sussurrandomi le sue opportunita' all'orecchio, ma chiamandosi a gran voce sulla sd Quattro H con la quale utilizzavo in contemporanea il 14/1,8 Art ed il 35/1,4 Art con i quali Mtrading mi ha dato il privilegio di utilizzarla.

 
Teatro, intanto, come genere: 

avevo gia' provato ad utilizzare la sd Quattro 1,5x in teatro ed a ISO proibiti dallo stato dell'arte del sensore Foveon, che accanto alle strabilianti prestazioni alla sensibilita' base non riesce ancora ad accompagnare un'amplificazione del segnale esente da...effetti collaterali, nel senso di artefatti cromatici e di scadente rapporto S/N.
Il risultato mi aveva confortato, insieme alle caratteristiche complementari come la silenziosita' di scatto, inarrivabile da alcuna reflex.
La necessita' in questa calda e luminosa estate di restare su diaframmi apertissimi come quelli offerti da questo mediotele Art, mi ha indotto nella decisione di iniziare sfruttandolo proprio a teatro, a Segesta, durante le rappresentazioni serali che si tengono esattamente dove si tennero, analoghe, fin dal III secolo a.C. (senza cellulari allora...)

e nello specifico durante la rappresentazione dell'Oreste di Euripide e, alcune sere dopo, delle Nuvole di Aristofane.
Il filo che leghera' tutte le foto realizzate per questo articolo è chiaramente l'utilizzo di questo Art a tutta apertura o immediatamente presso questa: l'esigenza di luce in condizioni di ripresa come quelle che seguono non consente l'utilizzo di diaframmi piu' chiusi, giusto il secondo paletto, quello di restare tra gli ISO 100 canonici per la sd QuattroH e al massimo ISO 400 per evitare eccessi di rumore digitale o di distorsioni cromatiche a vanificare l'intento originario, ossia fermare l'azione !
Ecco quindi dipanarsi la storia della follia di Oreste, perseguitato dalle Erinni per l'orrendo delitto commesso (l'uccisione della madre Clitennestra e del suo amante Egisto, richiesta da Apollo per vendicare l'assassini da parte di quei due di Agamennone tornato vincitore da Troia con Elena)
Elettra regge tutta la scena, raccontando della follia del fratello, Oreste, follia che e'
 travaglio interiore per il gesto compiuto e le motivazioni che continuano a dividerlo tra il Giusto e la Perdizione,
 una Luce spettacolare, quella del sole al tramonto che investe il palco da sinistra verso destra, illuminando nel modo piu' suggestivo gli attori (il palcoscenico e' disposto esattamente verso il Nord): il Sigma 135/1,8 Art non si fa pregare in queste condizioni, anche nel crop seguente si vede come

sia stato progettato per avvolgere il soggetto della luce disponibile, anche e sopratutto in esterni
 i riflessi sugli ornamenti di Elena di Troia (sposa di Menelao) riflettono del tutto la luce del tramonto prossimo
la qualita' del fuori fuoco di sfondo e' una delle caratteristiche piu' rilevanti di questo Sigma

anche con un diaframma piu' chiuso, (f/2,8) lo stacco tra i piani prospettici di questo mediotele continua ad essere determinante sul soggetto,
Elena istruisce Ermione (la figlia avuta da Menelao),
 in questo crop si percepisce meglio la pdc dell'immagine precedente
ed i colori e la nettezza del gesto, rispetto il tempo di otturazione non fulmineo (1/200") la dicono lunga sull'insieme di valori in gioco


ma e' dove si apra verso il limite massimo che si torna a considerare in pieno l'opportunita' offerta da questa lente, che tiene l'asticella della qualita' ottica sempre al massimo
 (pure quando le Eumenidi si trasformino in Erinni  )
 

 

e pur variando in postproduzione valori come quelli della temperatura colore o della saturazione (il Foveon tende a caricare in eccesso al diminuire degli EV),
 il risultato e' del tutto intercambiabile, perche' non dipende solo dal sensore, ma principalmente dalla lente.
 
Oreste passa dalla lucidità
alla follia 
(mentre le luci di scena cominciano a sopravanzare l'ultima luce solare) ed il 135 Art fa il suo splendido lavoro, selezionando soggetti

 anche negli insiemi
spicca la sua vocazione al sottolineare  (crop)
senza eliminare informazioni dagli spazi circostanti. Gradualmente, senza scosse, ma inesorabilmente !
 arrivano in scena Menelao e il vecchio Tindareo, nonno di Oreste, che vuole giustizia della figlia, (Clitennestra)
che la luce mista sta per diventare artificiale
 e cio' nonostante, Foveon + Art = successo
guardate il blu dell'ora sulle montagne di sfondo (ed il loro definito sfuocato)
 Pilade, amico di Oreste, arriva a ...dargli una mano
cosa che Oreste ...si accolla di buon grado 
 
Elettra e' sull'orlo di una crisi di nervi 
decisamente, direi... 
e nel crop vorrei sottolineare come omogenei siano i passaggi, le transizioni cromatiche e delle forme dei soggetti

 
 

salgono gli ISO, per forza di cose... (qui siamo a 250) e compaiono i primi artefatti verdastri, intorno alle aree meno definite, come si vede nel crop seguente

ma nella trasformazione in B/N (e coerente correzione dei difetti delle immagini) l'incisivita' del 135 Art continua a definire il senso del racconto, a seconda di che soggetto sia quello a fuoco
 proprio come sia lecito aspettarsi da obiettivi costruiti per questo
 
crop sulla qualita' d'immagine della trama del velo
Niente luce se non artificiale, ma forse ancora piu' definito lo stacco prospettico, giusto lo sfondo ormai tutto nero

il dramma volge al termine, con Elettra, Oreste e Pilade condannati al suicidio dal tribunale popolare voluto dal padre di Clitennestra

cosa si inventano i tre? Prendere in ostaggio la piccola Ermione e tentare di ucciderne la madre, Elena (quella che aveva originato la soap opera intera)
e quando il terrore scorre sul filo della lama impugnata da Oreste 

 (paura....)

arriva Apollo e trova la soluzione: liberi tutti e matrimoni incrociati... Oreste ed Ermione (ma non la stava ammazzando?), Elettra e Pilade e chipiunehapiunemetta
(Ma questo e' un finale rivisitato: Euripide volle far scorrere sangue anche alla fine del dramma)
 
Teatro, poi, come luogo:

Altra accezione del termine, che indica il luogo dello svolgimento dell'azione, anche quando non scenica, nella quale un obiettivo come questo Sigma 135mm si ritrova sempre alla grande, per sua natura.
Dal ritratto piu' banale

che praticato con questo mediotele...smette di essere banale,

alle foto di vedute (terreno per tutte le lunghezze focali, ma sopratutto a mio vedere per quelle medie)
che proprio per questo si arricchiscono facilmente di ulteriori elementi
(che su angoli di campo piu' larghi resterebbero in minor dettaglio)
Al dettaglio di parti del campo inquadrabile con altri obiettivi, a specificarne dinamiche difficilmente intellegibili ad occhio nudo

particolari mai notati nella loro "azione"

resi palesi dalla capacita' del Sigma 135/1,8 di isolare, definire, distinguere, comprendere

 e... ricordare.
E rivolgendo occhio ed obiettivo a dettagli d'insieme, come una guglia,
 
girandovi attorno lo sguardo per determinarla soggetto... piu' volte 
 
oppure al pavimento dello stesso luogo 
indovinando da qui una nuova caratteristica, inconsueta per un mediotele luminoso, quella della definizione anche sulle brevi distanze,

applicandola quindi a teatri ben differenti, ma pur sempre paradigma di Vita,


di vite... 
 
differenti dalla nostra, ma non per questo meno caratterizzate dalle qualita' di questo fuoriclasse indiscusso,
già senza lenti addizionali, senza tubi di prolunga, solamente con l'ausilio del suo limitatore del range di distanza focale che ai suoi 87,5 cm di distanza minima,
a f/2 ci consente di riportare anche di simili Teatri di Vita 
                  (crop 90%)
 
Teatro, infine, come Tempo:

Il Tempo e' una delle variabili della Vita, se non la piu' determinante.
Ogni oggetto ha il suo tempo, fa il suo tempo, e dopo altro tempo... avra' fatto il suo tempo.
Ogni epoca ha degli oggetti che la caratterizzano e nel nostro piccolo, su Nikonland, siamo convinti che l'Estro e l'Inventiva dei progettisti e della proprieta' di Sigma, stiano facendo battere i secondi del tempo attuale: perche' indipendentemente dal valore assoluto di queste attrezzature, cio' che sta ottenendo questa cascata di obiettivi di grande qualita' accompagnati da macchine fotografiche tanto particolari quanto innovative, ha di certo ottenuto il grande merito di spaccare l'argilla ai piedi delle Grandi del mercato, che sentendo la pressione di Sigma e di pochi altri competitor, si sono rimessi in movimento. Cosa che potrà solo produrre benefici per tutti noi appassionati.
Nel Tempo si muove l'Umanita', che agisce e vive e produce memoria del suo essere.
Questa memoria viene trasmessa e condivisa: il pregio di Aristofane sta nell'indiscutibile senso dell'Universale che pervade la sua opera: che puo' essere attualizzata come hanno voluto fare gli sceneggiatori di quest'anno a Segesta, nel rappresentare le Nuvole niente di meno che come ...the Cloud rispetto i moderni smartphone e tablet cui riferirsi come oggetti del potere terreno, in contatto con l'Etereo.
Socrate vive lacero e puzzolente in un cassonetto e gestisce una... scuola per aspiranti smart people, con alterno successo, specie se l'allievo sia un allevatore di polli ignorante come Strepsiade ossessionato dai vizi del figlio Fidippide che pensa solo a cavalli e lussi per loro improponibili. Debiti da gioco e da acquisti (niente rate a tasso zero) da curare con la filosofia del Guru...

 
Sigma 135mm f/1,8 Art in available light a f/2 t/200"

Socrate dal cassonetto in luce mista, predica alle masse e parla alle Nuvole


ammonisce Strepsiade, che tenta di aggiornarsi col cloud le nuvole

le quali scendono tra gli uomini, sempre in available light, e nonostante l'errore di esporre ad 1/30" f/2,8 la mirrorless sdQuattroH salva in parte il risultato 

320 ISO @ f/1,8  t/100"
 

 
ISO 250 @ f/1,8  t/200"

Non finisce bene: Strepsiade non riesce come allievo, suo figlio molto meglio di lui e lo ricatta...
Allora Strepsiade manda a quel paese le Nuvole e Socrate e con una fiaccola gli appicca il fuoco dentro il cassonetto

(ma sono le 21,30 e la luce di scena diventa sempre piu' gialla, il Foveon non regge piu' e questa foto l'ho fatta col 35/1,4 art) 
Morale dell'Articolo?
Sigma costruisce segni del tempo attuale come questo 135/1,8 Art, che non serve solo per fare ritratti in studio, ma spazia per Teatri di molte altre dimensioni e destinazioni, nei quali fotografi migliori senza dubbio di me, sapranno tirarne fuori tutto cio' che questo obiettivo sapra' loro suggerire...
Tornando quindi al pensiero dell'inizio
ritengo senza dar segno di cedimento mentale che esistano strumenti che riescano ad essere ben piu' che semplici mezzi con i quali portare indietro il risultato, ma oggetti decisamente ispiratori delle opportunita' che vi offrono.
E ve lo scrive uno ben abituato a scendere a compromessi con materiale ed attrezzature non per forza "no compromise". 
Per divertimento...
       Che dire di piu' ...?                    
W
S I G M A...
 
e grazie ancora alla gentile disponibilita' di  per la possibilità di utilizzo di queste attrezzature ...del nostro Tempo !
 
Max Aquila photo (c) per Nikonland 2017
 
L'annuncio ... agognato della Nikon D850 ci permette di aggiornare finalmente la nostra guida all'acquisto della reflex Nikon , ferma sostanzialmente all'ottobre del 2014, quando uscì la Nikon D750.
Sia chiaro che qui dibattiamo dell'acquisto di una reflex nuova, o di una reflex usata (possibilmente in garanzia) tra quelle ancora in listino che secondo il nostro soggettivo giudizio, è opportuno prendere in considerazione in questa ultima parte di 2017.
E' chiaro che ci sono moltissime occasioni sul mercato, con generazioni e generazioni di reflex disponibili in tutte le fascie di prezzo di modelli a partire dal 2000.
Ma per la maggior parte dei casi si tratta di oggetti superati, oppure che si possono valutare solo ed esclusivamente se il fattore costo è quello preponderante (e in questo viaggio noi saremmo restii ad accompagnarvi ...).
Però ascoltateci, se pensate oggi di acquistare una nuova reflex, dovreste farlo con un orizzonte di mercato di almeno 36-48 mesi, per traghettare poi il vostro sistema verso una mirrorless Nikon già matura (vedremo i primi annunci nel 2018 ma non sappiamo in quale fascia e con quali peculiarità).
Una reflex nuova, adesso, sarà facilmente la vostra ultima reflex (se non ci lavorate e ne consumate una o più l'anno ... !). Quindi sarà opportuno puntare al risparmio per privarsi di funzionalità dell'ultima generazione ?
Solo voi potete deciderlo. Da parte nostra, ci limitiamo a soggettivissimi consigli.
Macchine generiche, destinate alla più ampia fascia di fotografi che praticano fotografia generale
La reflex definitiva secondo Nikon : la nuova Nikon D850
Sembrava una combinazione irrealizzabile e invece Nikon c'è riuscita.
Unire l'altissima risoluzione e l'altissima dinamica della Nikon D810, alla velocità di scatto e alla tenuta agli alti ISO di D5 e D500, con un buffer adeguato a chi fa sport e, ciliegina sulla torta, il miglior sistema autofocus a sensore separato disponibile sul mercato.

é appena stata presentata, sarà in negozio solo dalla seconda metà di settembre. Eppure si annuncia già come la macchina per tutti i nikonisti.
Questa è la Nikon D850 : una macchina pensata per qualsiasi esigenza.
Francamente non sapremmo a chi non consigliarla, salvo che la disponibilità del flash incorporato o un corpo (leggermente) più leggero non facciano per voi assolutamente premio.
Che facciate paesaggio o ritratto, sport o wildlife, difficilmente la D850 vi deluderà.
Noi ce ne doteremo appena possibile, certi di avere finalmente tutto ciò che D800 e D810 ci hanno promesso ma dato solo in parte ... perchè già solo il nuovo autofocus basterebbe come motivazione di acquisto ...
alternative :
se fate prevalentemente fotografia di studio o di paesaggio a diaframmi chiusi, la D810 rappresenta ancora una eccellente soluzione. Si può trovare nuova ad un prezzo interessante e, facilmente, nei prossimi mesi si troverà in grandi quantità sul mercato dell'usato se avete bisogno di un corpo compatto e leggero e l'alta risoluzione, l'autofocus più moderno e tutto quanto rendono sexy la D850 non vi scaldano l'anima di nikonista, la D750 offre un mix ancora oggi valido, anche se in un corpo di taglio amatoriale. Ma attenzione che CERTAMENTE nel 2018 uscirà la Nikon D760 ... se avete bisogno di un corpo a prova di impatto, per operare in "ambienti ostili", fotografate prevalentemente in luce naturale disponibile e quando la luce ancora non c'è, di notte, o al 99% fate sport, per voi fa premio l'assoluta affidabilità, due memorie XQD identiche, non vi è strettamente necessaria l'altissima risoluzione, la Nikon D5 offre ancora oggi cose che la D850 non vi potrà mai dare (proprio perchè, per quelle cose, in listino c'è la Nikon D5 ...)  
La reflex full-frame di fascia media secondo Nikon : la "vecchia" Nikon D750
Oramai si avvicina ai tre anni e facilmente nel 2018 ne uscirà un aggiornamento. Ci sarà certamente una Nikon D760 che sarà per la D850, ciò che è la D7500 per la D500.
Ma intanto in negozio possiamo trovare la Nikon D750, il miglior mix al miglior rapporto prezzo/prestazioni del mercato delle full-frame.
Buona sostanzialmente per tutto, in un corpo di impostazione amatoriale ma non troppo pesante e abbastanza più compatto di una D850.

il sensore della D750 ha ancora la sua da dire, sia a basse che alte sensibilità.
La raffica è adeguata alla sua fascia. Il buffer non è troppo capiente ma nessuno pensa che ci farete prevalentemente sport.
Se vi serve avete il flash incorporato. Lo schermo posteriore non è touch ma è orientabile.
E' abbastanza leggera ma sta bene in mano.
Il suo acquisto vi permetterà di risparmiare qualche cosa da investire in obiettivi migliori.
Il suo unico limite è anagrafico. Un modello più aggiornato, con un sensore Nikon più moderno e veloce, un buffer più capiente, il display touch, il video 4K, il wi-fi e il blutooth e tutto quanto Nikon è capace di mettere oggi in un corpo amatoriale, è quello che sarà presumibilmente la prossima Nikon D760 che ci attendiamo per la prossima primavera-estate.
Ma adesso la D750 si trova a prezzi allettanti. E sarà facilmente scontata anche quando lo sarà la Nikon D850.
alternative :
se avete bisogno di un corpo professionale, valutate la D850. Vi darà di tutto e di più, ma ad un costo presumibilmente doppio. E' troppo ? Solo voi potete stabilirlo. D600, D610 ? Non potete pensarci seriamente ... ! Noooooooooooooooooooooooooooo !  
La reflex APS-C di fascia media secondo Nikon : la nuova Nikon D7500
Praticamente indistinguibile sul piano delle prestazioni di immagine dalla Nikon D500 da cui deriva.
La nuova Nikon D7500 è in pratica una Nikon D750, con il cuore della D500.

Destinata al fotoamatore evoluto che possiede ottiche in formato DX e non è pronto per il salto al full-frame.
Non è un ripiego. Le manca solo la parola.
Se non avete bisogno di prestazioni più specializzate o più estreme, o del full-frame ... non c'è nulla di meglio sul mercato.
alternative :
se avete bisogno di prestazioni allo stato dell'arte, in luce scarsa e volete il massimo controllo della profondità di campo, dovreste pensare seriamente ad una macchina full-frame se avete bisogno di un corpo professionale, meglio considerare la Nikon D500 se praticate sport (o wildlife estremo dove è necessaria una raffica micidiale) ed avete bisogno delle massime prestazioni permesse in formato DX, meglio considerare la Nikon D500 se usate prevalentemente superteleobiettivi, meglio considerare la Nikon D500 se volete risparmiare e le novità della D7500 non vi allettano (ma rifletteteci su bene ...), allora ci sono in giro eccellenti Nikon D7200 a prezzi vantaggiosi Macchine specializzate, destinate ad una nicchia di fotografi con esigenze specifiche
La reflex Nikon ognitempo e oltre ogni limite : la Nikon D5
Semper fidelis, l'abbiamo soprannominata, mutuando il motto dei Marines.
La Nikon D5 è, come e più delle ammiraglie che l'hanno preceduta, la reflex Nikon che verrà con voi anche in capo al mondo, ad ogni latitudine e ad ogni longitudine. Sotto al sole e al gelo. Sempre a vostra disposizione, vi basterà scattare per avere foto perfette senza nemmeno la necessità di controllare il display.
Pensata per la raffica e per scattare là dove la buona luce è un optional.
Ha una risoluzione che oggi possiamo definire "scarsa" e una dinamica sotto agli 800 ISO non proprio esaltante.
Pesa un chiloemezzo e quando andate in giro vi scambiano per un paparazzo a caccia di VIP.
Ma per tutto il resto vi sorprenderà. Specie se siete soliti scattare a raffica, cento o duecentomila foto l'anno.

facilmente verrà aggiornata nella primavera del 2018 per allinearla alle nuove potenzialità offerte dalla D850. E' normale per le ammiraglie un aggiornamento con un modello S.
Ma chi se ne cura. Se vi sarà necessaria, poi la cambierete con quella.
alternative :
fate paesaggio ? Attenzione, la Nikon D5 attiva l'autodistruzione se la usate nel paesaggio fate fotoricordo ? Attenzione, la Nikon D5 attiva l'autodistruzione se la usate per fare un selfie fate slowfotography ? Attenzione, è facile che la vostra Nikon D5 cadrà addormentata e non basterà baciarla sul pentaprisma per risvegliarla avete bisogno di un corpo compatto e discreto ? ... ma dite sul serio ? avete un budget ridotto ? Andate al negozio di fronte. Hanno ottimi smartphone cinesi vi serve alta dinamica a 64 ISO e alta risoluzione per post-elaborazione di foto di studio ? Avete capito male. La Nikon D5 ha giurato fedeltà alla bandiera NIkon, mica alla Adobe ... La Nikon D5 è una fotocamera specializzata per esigenze ben specifiche. Non è uno status-simbol. Se non vi serve, non la comprate. Per tutto il resto c'è la Nikon D850  
La reflex APS-C Nikon professionale : la Nikon D500
Ha un corpo professionale, può montare la batteria della D5 per fare più di 10.000 scatti a carica. Scarica sul bersaglio 10 scatti al secondo per 10 o 20 secondi consecutivi - dipende dal vostro stile di guida - e non si ferma mai a pensare o a svuotare il buffer.
Ha il miglior autofocus a sensore separato del mercato. E' tale e quale ad una D5 ma in un corpo compatto, in formato APS-C che vi offre un effetto di teleconvertitore incorporato, ad un prezzo di un terzo di una D5.
Volendo - ma non l'avrete mica comprata per andarci in vacanza ? - può esservi utile anche se non fate al 100% fotografia sportiva o wildlife.

é una macchina come non c'è n'é un'altra (e facilmente non ce ne sarà un altra).
E' stata messa un pò in ombra dall'uscita della nuova Nikon D850 che si permette persino di andare oltre (ma ad un prezzo decisamente superiore).
alternative :
se vi serve di più, riflettete su una Nikon D5 (per lo sport) o su una Nikon D850 (per avere il doppio della risoluzione e un'immagine complessivamente ... più bella) se vi serve di meno, riflettete su una Nikon D7500 se volete risparmiare, non avete molto ben chiaro in mente cosa vi serve. Una Nikon D300 ? Nel 2017. Ma fatemi il piacere ...  
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Nikonland non considera nulla al di sotto della Nikon D7500, per tanti motivi che vanno oltre lo scopo di questa guida all'acquisto.
Pensamo comunque che le macchine entry-level di Nikon, a differenza di quelle di un tempo, non aiutino il fotografo in un percorso di crescita ma, al contrario, lo chiudano in una gabbia fatta di automatismi e di funzioni disponibili solo nei menù che lo metteranno in difficoltà qualora si trovasse in mano una macchina superiore.
E' per questo che speriamo che Nikon presto dismetta i modelli delle famiglie D3000 e D5000 per farne delle mirrorless, possibilmente con caratteristiche da fotografi.
Per chi non vuole imparare a fotografare e vuole le cose facili, ci sono gli smartphone.
Soffermiamoci invece a considerare un percorso di upgrade da modelli delle generazioni passate.
Nikon D300
Sarà decisamente il caso di aggiornarsi. Se avete bisogno di prestazioni professionali e il fattore 1.5x vi continua a necessitare, puntate direttamente ad una D500.
Se invece oggi fate altro, pensate alternativamente ad una Nikon D750 (e al passaggio al full-frame), oppure ad una Nikon D7500.
Nikon D700
L'upgrade naturale è la nuova Nikon D850.
Ma se vi spaventano i 46 megapixel (e in effetti da 12 a 46 è un salto eccezionale !) ma non vi spaventa un downgrade del corpo macchina, andate alla Nikon D750
Nikon D800/D800e
L'upgrade naturale è la nuova Nikon D850. Già solo l'autofocus vi renderà felici. Il resto vi manderà in estasi.
Nikon D810
Difficile stabilire in linea generale. Molte delle novità della D850 ne fanno un acquisto ideale. Ma dipende cosa fate con la D810. In studio resta imbattibile, anche se il vostro migliore amico ha la D850.
Nikon D4/D4s/D3/D3s
Se avete ancora bisogno di una ammiraglia pensata per l'azione, a bassa risoluzione, alte prestazioni di dinamica e tenuta del rumore ad alti ISO, ma scarsa malleabilità del file ai bassi ISO, la D5 è quello che fa per voi.
Ma per tutto resto, Nikon D850 tutta la vita !
Nikon D7000/D7100 o modelli ancora più anziani (tipo D80, D90 etc.)
Anche in questo caso, valutate se non siate pronti per il passaggio al full-frame. Per ogni genere di fotografia ne trarrete vantaggio.
Se siete ancorati ad un corredo DX oppure ad un budget ristretto, la Nikon D7500 vi offrirà cose dell'altro mondo !
Buone scelte, buon divertimento e ... per ogni domanda, ci sono online i nostri test e prove. E noi siamo qui online per rispondervi.
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L'allegrissima redazione di Nikonland
 
continua il sodalizio tra Nasa e Nikon che è nato nel 1971 con la fornitura delle attrezzature fotografiche in dotazione alla missione Apollo 15.
In questo caso c'è l'ordine per 53 nuove Nikon D5 che fa seguito a quello delle D3s nel 2009.
Sono modelli di serie, come i nostri che usiamo tutti i giorni.
Evidentemente anche la Nasa apprezza il sostanziale passo in avanti che rappresenta la D5 rispetto alla pur potente D3s.

una Nikon D3s con il Nikkor Fisheye 8/2.8 utilizzata correntemente nell'ISS
Il comunicato stampa ufficiale Nikon è qui
Non è una novità assoluta perchè esisteva già un modello precedente, il Nikon ES-1 (Paolo Mudu ci ha scritto un bel tutorial sull'argomento qui), ma è interessante che Nikon presenti questo accessorio insieme alla nuova Nikon D850 e ai suoi 45 megapixel.

la Nikon D3x con l'adattatore Nikon ES-1
In pratica con la reflex Nikon, un obiettivo macro come il Nikon 60/2.8 e una buona illuminazione, con un solo scatto si potrà "digitalizzare" un frame di una pellicola negativa o di una diapositiva, ottenendone la sua copia digitale senza scansione.

L'accessorio non è ancora disponibile ma lo sarà presto ad un prezzo orientativo di 150 euro (più IVA).
 
Crediamo che Nikonland sia il primo sito,  non solo in Italia, a farvi vedere, oltre che a poter maneggiare questo supergrandangolare di cui si favoleggia da piu' di sei mesi.

L'impatto e' forte anche se ...preparàti al suo arrivo ! 
 
Difficile pensare a qualcosa di piu' coinvolgente della sua lente frontale, identica all'analogo elemento del Sigma Art 12-24 presentato su Nikonland con ben tre articoli
Sigma 12-24mm F4 Art : anteprima (test/prova) 
Sigma 12-24mm f/4 Art : il sesto senso nella prospettiva 
Sigma 12-24mm f/4 Art: ma si, tarpiamogli le ali...
 
La sua "compattezza" generale, commisurata alle dimensioni del vetro frontale, e' tuttavia incoraggiante 
 
Anche raffrontato al fratellino Art 20/1,4 si nota la palese affinita' 

Abbiamo ottenuto, grazie alla gentilezza e disponibilita' di  il PRIMO ESEMPLARE giunto in Italia
e per la baionetta Sigma peraltro....  (accanto il 20/1,4 per Nikon)
 
Quindi nelle prossime settimane, grazie alla gentile (protratta) concessione della sd Quattro H ed al suo Foveon di formato 1,2x
lo trasformeremo in un fantasmagorico 17mm f/1,8 col quale .... mettere in prospettiva ogni cosa incontreremo in questa calda estate siciliana.
 
 

 
Caratteristiche ed engineering Sigma
 
La settima focale fissa della serie Art (inaugurata dal 35/1,4 del 2012) e' un supergrandangolare mai visto prima:  16 lenti in 11 gruppi 
lente frontale asferica da 80mm (!!!), apertura massima f/1,8 ossia luminoso quanto un obiettivo standard, pur con (o proprio grazie a...) la curvatura di quella scultura moderna che e' la lente anteriore, diaframma a 9 lamelle (a tuttotondo) con chiusura minima ad f/16 per chi desideri nitido tutto quanto, da prima della distanza minima di maf di 27cm, fino all'infinito.
Angolo di campo (su FF) da 114,2° per un barilotto da 12,6cm per 9,5cm di diametro; pesante 120g oltre il chilo  , garantito esente da flares, ghosts, distorsioni curvilinee oltre quelle accettabili su questi angoli di campo, ovviamente paraluce a petalo incorporato e nessuna possibilita' di applicare un filtro, neppure posteriormente.
Accompagnato da grafici MTF da urlo per una focale di questo genere e così luminosa      
 
Vignettatura dichiarata presente, ovviamente a TA, ma accettabilissima gia' ad f/4  in piu', sostengo,
che chi desideri di ottenere omogeneita' di luminosita' sul fotogramma, ha sulla linea Art di Sigma diversi obiettivi che gliela garantiscano, senza doverla pretendere da un'ottica da oltre cento gradi di angolo di campo, su parti dell'inquadratura che in esterni naturalmente vadano a ricomprendere cielo e terra. In interni....pazienza 
Motore HSM silenzioso ed efficiente (immagino) come in ogni altra realizzazione di questa linea Art, slider di selezione tra AF ed MF sul fianco sinistro
per un ultrawide dalle dimensioni ragguardevoli, ma in fin dei conti ergonomicamente ben disegnato, ivi compresa l'ampia zigrinatura della ghiera MF

Disponibile con baionette Nikon, Canon e Sigma, (oltre che Sony attraverso l'adattatore MC-11 con il quale risulta compatibile), a prezzi oscillanti a seconda dell'attacco tra i 1450 ed i 1650 euro, l'ho utilizzato insieme alla Sigma sd Quattro H gentilmente messa a disposizione dall'importatore e distributore Mtrading, in un agosto torrido come quello 2017 che ha concesso luce e atmosfera quasi surreali in tutte le location utilizzate, insieme a qualche problema di surriscaldamento del corpo macchina, evidentemente ignaro di tali temperature 
 

 
 
Luce, dappertutto...
 
Se da un canto disporre di un'abbinata così ambiziosa come il 14/1,8 sul sensore Foveon della sd Quattro H, e' certamente una opportunita' piu' unica che rara, come giustamente rimarcato all'inizio di questo articolo, d'altra parte il periodo scelto mi ha sicuramente messo in difficolta' per l'utilizzo in esterni delle aperture piu' luminose di questo obiettivo atteso fin dal primo momento del suo annuncio.
Inoltre il sensore APS-H della Sigma non mi consentira' di sfruttare in tutto il suo potenziale il prodigioso angolo di campo di queste 16 lenti Sigma, orgogliosamente progettate e
realizzate in Giappone, come ben evidenziato sul barilotto 
(e spero fin da ora in una seconda opportunita' di test con il primo esemplare per Nikon disponibile), ma un angolo di copertura poco piu' ampio di quello di un 17mm (104° eq) non ci rovinera' certo il piacere di fotografare con questo Sigma e costituira' altresi' una delle prime opportunita' di questo accostamento per il quale questi obiettivi Art sono stati originariamente sviluppati !
 Palermo, piazza Pretoria
e fontana dell'architetto fiorentino Camillo Camilliani, nota anche come "la Fontana delle Vergogne" per i nudi esposti spudoratamente dalle statue 
Difficile da rendere in un'immagine di insieme, sempre, pur con l'ausilio della scalinata del convento di Santa Caterina, in fondo alla piazza, da dove si trova il punto di ripresa piu' favorevole.
Ne approfitto per una panoramica a mano libera, di 17 scatti che montero' insieme grazie all'aiuto dell'apposita funzione di Lightroom

Si lavora a diaframmi medi, mai al di sotto di f/4, giusto il tempo massimo di otturazione di 1/4000" della sdQuattroH e d'altra parte la luce e'...quella che e' (di solito si dice in condizioni meteo opposte) 


si sfruttano gli ampi spazi intorno alla fontana per staccare i soggetti dallo sfondo, cromaticamente e fisicamente con le aperture piu' grandi disponibili in questa "available light"

Chiaroscuri dati dal controluce anche diretto che dimostrano quanto corretto in queste condizioni (direi estreme visto il bianco delle statue) si dimostri essere questo obiettivo, che distorce se inclinato, ma senza deformare quanto potrebbe un 17mm-eq (penso a tanti zoom celebrati nel tempo) nelle medesime condizioni
 Mentre, se tenuto adeguatamente in bolla, si comporta come i suoi illustri fratelli Art-wide (20/24/24-35 etc.)
ed aprendo il diaframma anche solo fino ad f/2,2 (mai desiderato tanto un filtro ND, posteriore, in gelatina) comincia a dimostrare tutto il suo potenziale

Poi impazzisco, metto su il flash (Godox Ving 860II) e passo al versante opposto, quello del tuttonitido ai diaframmi piu' chiusi, appositamente per tentare di ingenerare diffrazione e "difetti" da grandangolo in condizione di iperfocale ed ipercontrasto...


ecco finalmente comparire qualche UFO da controluce: quel dischetto fucsia da maltrattamento cromatico e qualcosetta di altro, pare siano il peggio da potersi ottenere, con intenzione!
diamine...ancora !!! 


qui conto tutte e 16 le lenti di questo ultrawide...ma che fatica !

qui invece, raggiungo il massimo della saturazione che questa combinazione mi consenta.
Soddisfatto alfine...
 
 
Al buio, adesso...
Si, al buio.... per riuscire a utilizzare questo ultraluminoso grandangolo nelle condizioni per le quali sia piu' utile un suo utilizzo, come quelle risultanti dall'esigenza di tenere bassi gli ISO, se non fissi ai 100 coi quali il Foveon della sdQuattro dia il meglio delle sue performances, in luce ambiente attenuata, in interni, nelle due meravigliose chiese vicine alla piazza di prima, 
di San Cataldo 
      

 
e di Santa Maria dell'Ammiraglio (o della Martorana)

 
  
 

dove, tra cupole romaniche e mosaici bizantini, questo obiettivo sia costretto a lavorare a TA o giu' di li, facendoci render conto delle sue performances, unitamente alla capacita' di gestione della sd QuattroH a mano libera (senza ombra di stabilizzatori o treppiedi) con tempi mai piu' veloci di 1/20" - 1/30", certamente ai margini del micromosso, ma indipendentemente da questo aspetto, assolutamente identificativi della qualita' di insieme.
Inoltre dando ulteriore riprova delle minuziose differenze in termini di pdc, ottenibili semplicemente diaframmando sullo stesso soggetto, anche di poco, come in queste due foto
a f/1,8
oppure gia'
a f/2,8
 
  
diventando strumento di analisi e conoscenza di particolari diversamente inintellegibili, e di situazioni difficilmente registrabili con obiettivi di inferiore luminosita', come quelli che fin qui, su questo range di focali, erano disponibili.

  
in un tripudio di colore e di meraviglia, pur nelle particolari condizioni operative a cui lo si e' sottoposto.
 
Ugualmente, negli interni della Settecentesca Villa Palagonia di Bagheria, caratteristica per forme e contenuti
 

 
dove la capacita' di dettaglio dell'insieme in oggetto consente esplorazioni altrimenti impossibili, ed insieme, giocando sul filo delle distorsioni indotte dall'inclinazione imposta in ripresa a questo Sigma 14/1,8 Art nelle inquadrature di scorci e padiglioni,


 si realizzano scatti fortemente caratterizzanti luoghi altrettanto particolari.
Come la famosa, anche se purtroppo decaduta per vetusta'  
Sala degli Specchi, la cui volta ne e' interamente costituita

o le curiose iscrizioni sui portali del padrone della Villa 
 
 crop
 
E per rimarcare il concetto...del buio (o dell'available light, adesso) ancora scatti ripresi all' Oratorio di Santa Cita in Palermo  
 
agli stucchi (già altre volte mio benchmark) di quel  Giacomo Serpotta, abbellitore di molte delle chiese barocche palermitane  
 qui ripreso a f/1,8...nonostante dal dettaglio non sembri proprio !
Dove, nonostante le riprese a TA
   
la nitidezza del piano di maf  crop
non differisce di molto da quella dello sfondo, del tutto fuori dal range di pdc a f/1,8 crop
 
o ancora, del livello di nitidezza dell'insieme fotocamera obiettivo, anche inquadrando da vicino su di un piano inclinato all'estremo delle sue possibilita' di resa del dettaglio
@ f/2
fino alla minima maf... allo stesso diaframma

Il tutto a ulteriore determinazione del livello qualitativo di quest'ottica, se ben supportata dal retrostante sensore.
 
Colore a luce ambiente
Ho sempre pensato che un grandangolare sia un obiettivo allegro di suo: un po' come interpretare la forma dei fari delle automobili per stabilire se sorridano o siano tristi...
E questo bombardone mette allegria e voglia di fotografarci insieme, sempre: cosicche' a Mtrading non volevo restituirlo piu'... e me lo sono tenuto un po' troppo e dappertutto
(come dice il titolo dell'articolo) dando luce con esso a tutto cio' che ho incontrato
 fiori tenui e dai colori accesi
 monumenti seriosi
  e sbeffeggiati
 
 posti mistici
 
e pietra... molta pietra..
 


 


pietra che tutti i Sigma Art sembrano fatti per fare rivivere

... anche questo


 
Colore in luce flash ... (anche)
 e che ho fatto poi, secondo voi?
Sono andato nel mio solito vigneto, prima e durante la vendemmia (il trattorista mi ha detto: "e così è che ti deve passare la vita, a fotografare...!") dove ci sono 40 gradi Celsius di temperatura e almeno 7000 Kelvin di temperatura colore e quindi...sono andato a raccogliere la frutta...

prima però io la fotografo, preferibilmente con un Godox AD360II (dove AD significa ADatto alla frutta)
dividendo uva nera (da mangiare) da quella bianca da vendemmiare






 
rischiando spesso di farmi arrotare....


 
(ma il rischio e' basso: li pago a fine raccolta...)

 
E separando le prugne
 ancora all'albero, non del tutto mature,
 
nonostante il Sole... 
 


 
dai fichi, prima di destinarli ad uguale...sorte 
 
 ART inside 


 
in conclusione ?
Non vedo l'ora di provare il Sigma 14mm f/1,8 ART DG HSM sulla mia Nikon D810 per confermare l'idea che mi sono gia' fatto sul Foveon per il quale e' nato.
Le difficolta' incontrate operativamente con una mirrorless eccezionale come la sdQuattro H, ma limitata nella disponibilita' del formato massimo raggiungibile da questo obiettivo, non ha fatto altro che solleticarmi l'immaginazione.
Questo test INSOMMA NON E' PROBANTE al 100% (capito MTrading ???) 
 
Serve un seguito: non sono riuscito a trovare difetti.
- Poca distorsione anche alle brevissime distanze, comunque mai deformante i soggetti, che fossero fichi o stucchi del Serpotta
- Diffrazione invisibile
- Vignettatura irrilevante (e per forza... su sensore APS-H)
- Flares, ghosts e UFO in controluce, ridicoli per forma e dimensioni: facilissimi da eliminare in postproduzione... Davvero un eccelso lavoro negli strati di antiriflesso della gigantesca lente frontale
 
Il prezzo? E quello, se me lo abbassate di 300 euro sono in fila al botteghino !!!
 
Grazie ancora una volta a
 per l'immensa disponibilita' dimostrata all'inizio del periodo feriale: devono proprio fidarsi di Nikonland.... e fanno BENE!!!
 
Max Aquila photo (C) per Nikonland 2017
 
 
“Che cosa mi ha spinto e mi ha fatto andare avanti nel corso dei decenni? Qual è stata la forza motrice? Se dovessi usare una parola sola, sarebbe curiosità.” Eve Arnold
 
Eve Arnold è morta nel gennaio del 2012, due mesi prima di compiere cento anni.
 
Ma di lei e della sua lunga carriera fotografica si finisce sempre per ricordare quasi esclusicamente che è stata la prima donna-fotografo ad entrare nell'agenzia Magnum.
 
Una specie di discriminazione al contrario. Se fosse stata un uomo non sarebbe entrata nella Magnum ? Non sarà invece che era naturale che venisse invitata in quel ristretto consesso per i suoi meriti, quale che fosse la sua anagrafe ?
 
Eppure lei aveva studiato medicina e fino alla tenera età di 34 anni non aveva mai usato una fotocamera. E solo nel 1948 si è data una prima formazione in quel campo, frequentando un corso parauniversitario di sei settimane.
Per quei corsi, tenuti dall'allora direttore di Harper's Bazaar Brodovič, passano allievi più giovani di Eve Arnold ma destinati a diventare delle vere star della fotografia, come Dick Avedon e Irving Penn.
E' l'America che, dopo la guerra, si scopre superpotenza mondiale e che attira talenti da tutto il mondo.
 
Proprio Brodovič le fa da mentore spronandola ad andare oltre i primi tentativi. Siamo nel 1948 e il talento di Eve Arnold verrà notato da Henry-Cartier Bresson già solo tre anni dopo, quando le verrà chiesto di fare il fotografo free-lance per la Magnum. Nel 1957 i suoi servizi le frutteranno il ruolo di fotografo associato, a pari titolo con Elliot Erwitt, Will Eugene Smith, Werner Bishof, oltre ai fondatori Robert Capa e, per l'appunto Cartier-Bresson.
 
E' l'occhio di una fotografa di origini europee (famiglia di ebrei russi emigrati in America ad inizio secolo) che guarda l'America proibita per i bianchi, colta dall'occhio e dal gusto di un europeo e pubblicata su un giornale europeo.
Probabilmente la Arnold si sentirà sempre una cittadina europea, tanto da trasferirsi a Londra nel 1962, città dove vivrà per il resto della sua vita tra viaggi e reportage in tutto il mondo.
 
"E' la cosa più difficile al mondo a prendere il quotidiano, e cercare di mostrare quanto sia speciale" : Eve Arnold
 

La regina Elisabetta II di Inghilterra nel classico clima londinese : piove o non piove ?
Quanto è vicina a noi, una regina, vista così
 

il giovane ma concentrato sul suo destino Paul Newman ripreso nel 1955 mentre frequenta le lezioni di Lee Strasberg all'Actors Studio
 

Richard sembra scusarsi dell'ultima sfuriata con Liz che ha comprato due salsicce per cena (il pacchettino sul tavolo) che si farà cucinare dallo chef dell'Hotel a 5 stelle dove soggiornano
 

ancora Liz, quasi una madonna laica con i suoi tre figli (avuti da due dei diversi mariti dopo Burton) mentre guardano dietro le quinte Richard Burton che verrà di li a poco teatralmente ucciso dai baroni del Re Enrico durante le riprese di Becket e il suo Re.
 
Una reporter o una ritrattista ?
 
In fondo è lo stesso ma scorrendo le tantissime foto pubblicate da Eve Arnold si nota come il suo sguardo si concentri sempre sulle figure. Sono sempre ritratti i suoi, che siano ricchi e famosi o sconosciuti e poveri, il suo tratto punta ad uno o a pochi soggetti, raramente alle masse.
 

Cuba, 1954
 
é una visione profondamente umanista e pittorica. In un'altra era Eve Arnold sarebbe stata una Artemisia Gentileschi, sebbene con toni più morbidi e gentili. Senza eccessi.
 

sfilata di moda ad Harlem, 1963
 
un tocco umano che può essere raggiunto con o senza la complicità del soggetto, come in questa straordinaria sequenza di Marlene Dietrich alle prese con un difficoltoso ritorno sulla scena discografica, oramai passata la cinquantina e perso buona parte del suo smalto d'anteguerra  :
 

scettica : non ce la posso fare !

preoccupata . ma che ci faccio qui ?

pensierosa : ma quando finisce questa tortura ? ho le gambe gonfie e mi cola il fondo tinta ...
 
ma sempre, lei, sempre affascinante.
 
"Le sessioni di registrazione sono state stimolanti da fotografare, perché tutto era in movimento: il soggetto, i musicisti, i tecnici e il fotografo. Avevi bisogno di riflessi veloci per stare al passo con i soggetti in movimento, e la sensibilità e l'abilità per ottenere le immagini mantenendo le eyeline degli interpreti in modo da non rompere la loro concentrazione. Avevi bisogno anche di essere attenta a non fotografare durante i passaggi musicali più delicati in modo che il click non si sentisse nellla registrazione. Anche adesso, quando ci penso sento la tensione nei muscoli che ho sentito allora in attesa dei passaggi fortissimi nella musica." : Eve Arnold
 
Ma anche assecondando la star ritratta poteva dare il suo tocco personale, magari rendendo idilliaco un rapporto che così non era :
 

di Joan Crawford si ricorda il narcisismo e il fatto che preferisse i suoi cani alle figlie
 

e qui posa di fronte al suo ritratto degli anni d'oro
 

mentre qui si specchia, con la fotografa riflessa nello specchio più grande da cui è preso il ritratto.
 
 
"La fotografia è un caleidoscopio attraverso il quale osservare il modo in cui ci rapportiamo al nostro mondo, il nostro modo di lavorare per vivere e vivere per lavorare " : Eve Arnold.
 

Eve Arnold nel 1997
 
Sempre cortese, pulita e pacata, la Arnold ha portato molto della sua calma e gentilezza nel suo lavoro, comunque fossero angoscioso l'oggetto del suo lavoro.
 


da un servizio sulla condizione delle donne in Sud Africa ai tempi della guerra del Vietnam

al commovente gesto che simboleggia i primi cinque minuti della vita di un neonato
 

ad un comizio della Ghandhi
 

Indira Ghandhi a colloquio con Margareth Thatcher : le mani, gli sguardi
 
negli anni '70 Eve Arnold pubblicò anche un libro dal titolo "La vita dietro al velo", sulle donne arave che popolavano gli harem.
 
Sei mai soddisfatta ? "Mai. Se un giorno dovessi sentirmi soddisfatta smetterei. E' la frustrazione che ti spinge oltre" : Eve Arnold
 

un donna mongola nella steppa, 1979
 
ho scelto di concentrarmi sulla prospettiva più intima della Arnold, privilegiando il bianco e nero ma sono centinaia le sue foto che si possono trovare sul sito dell'Agenzia Magnum.
 
Vorrei concludere citando l'importantissimo ruolo avuto nelle cronache dietro le quinte del cinema, sia ad Hollywood che a Pinewood.
Veniva chiamata spesso per il rapporto di amicizia che sapeva instaurare con le star che la trattavano come una della troupe.
In questo modo poteva introdurre il suo occhio argentico senza timori, anche nelle situazioni più intime.
Spesso sono foto rubate, in altre si vede la complicità dell'attore. I risultati sono sempre naturali, sia durante le riprese che nel backstage.
 

in questo modo ebbe peraltro modo di seguire i 10 anni di carriera di Marilyn Monroe per intero. Marilyn aveva un rapporto di amicizia e di assoluta fiducia nei confronti di Eve

 
Nelle due foto precedenti vediamo due fasi della vita : la Marlilyn platinata del momento di più fulgido splendore, ripresa dalla Arnold con la Leica M a telemetro, la Marilyn vulnerabile degli Spostati, ripresa da una Arnold quasi cinquantenne passata alla Nikon F
 
Con queste premesse lei sola poteva andare oltre la scena :
 

MM si concentra per una difficile scena con l'anziano Clark Gable (sempre ne Gli Spostati, l'ultimo film per entrambi)



Gable ripassa il copione in camerino
 

durante le prove di una scena
 


MM annoiata accompagna John Huston al casinò di Reno, Nevada
 
A proposito di John Huston, sono commoventi i ritratti dell'anziano regista e della figlia, nella loro casa in Irlanda nel 1968 :

la giovanissima Angelica Huston
 

il vecchio John con i suoi cani da caccia
 

padre e figlia (rapporto molto burrascoso per i due caratteri difficili)
 
della "arpia" Joan Crawford ho già parlato, ripresa in tutti i momenti della giornata, anche mentre si fa fare un massaggio tonificante o si trucca :

qui ripresa con la Arnold
 
alla Crawford fanno da contraltare la dolcezza con cui è resa la disarmante bellezza della giovane figlia di Indrid Bergman :


 

o la naturalezza della Loren vicina a Charlie Chaplin con Marlon Brando fuori campo
 
Non si sa a quale strano rituale si stia sottoponendo Andy Warhol

ma qualche volta mi pare che Eve Arnold si trovi decisamente più a suo agio con soggetti femminili, mi sbaglio ?
 
Ritorno a MM, in studio :


 
e in tutta la sua sconsiderata naturalezza fuori dal set :


 
Confidenza e sguardo curioso.
 
Vanessa Redgrave in camerino mentre si ... opssss veste da Anne Boleyn e per strada con le due bellissime figlie Miranda e Joely :


entrambe nel 1966
 
 
Ho volutamente lasciato in fondo le due foto più iconiche e celeberrime di Eve Arnold

membri del partito nazista USA

Malcolm X
 
perchè quelle foto per me appartengono alla Magnum. La mia Eve Arnold é più vicina, più simile a

lei stessa che si autoritrae con una Rolleiflex nel 1950 davanti ad una vetrina di Broadway
 
a
all'afroamericana che fa il pane a mano ad Harlem nel 1960
 

alla donna minuta, con i capelli raccolti dietro alla nuca, accovacciata in una chiesa, intenta a puntare quello che i suoi occhi le hanno fatto intravvedere con le sue due fotocamere al collo (Nikon e Leica) ...
 
E  fatico a trattenere una lacrima ...
 
 
[tutte le foto pubblicate in questo articolo sono © Eve Arnold e Magnum, sono qui raggruppate esclusivamente per rendere un ossequioso tributo ad uno dei fotografi più importanti del nostro tempo]             

Ho ricevuto questo obiettivo in test da Mtrading Srl, distributore italiano di Sigma, in qualità di Sigma Ambassador. L'obiettivo sarà restituito a fine test.

 
1.060 grammi, 108x88mm (in posizione 24mm), passo filtri da 82mm, 19 lenti in 14 gruppi, ecco il biglietto da visita del nuovo zoom Sigma 24-70/2.8 Art OS.
Si tratta di una aggiunta molto attesa al catalogo degli obiettivi Sigma Global Vision e se ne parlava effettivamente da almeno un paio di anni.
E' oramai un must per ogni casa produttrice avere in catalogo almeno uno zoom di questa categoria perchè nel tempo sono diventati ambiti dai fotografi, sia professionisti che amatoriali.
Un tempo potevano sostituire un intero corredo, quando i fissi alle focali corrispondenti erano poco luminosi e poco prestazionali.
Adesso le cose sono cambiate. E tra obiettivi superluminosi (e Sigma con i suoi Art è all'avanguardia, quasi un riferimento) e della serie F1.8, le soluzioni sul fisso sono oggi molto più attraenti di un tempo.
Resta la flessibilità e la comodità dello zoom, specie quando non si può cambiare ottica oppure non si sa a priori quale servirà, come sarà il soggetto, a che distanza saremo.
Ma oggi esistono anche zoom trans-standard con una escursione più ampia che pagano uno stop di luminosità sui più prestigiosi F2.8 ma generalmente non sono delle seconde scelte.
Insomma, lo zoom 24-70/2.8 è una scelta tra le diverse possibili, magari non più "la scelta" ma comunque tra le prime che il fotografo considera.
E l'ultima generazione aggiunge alle sue specificità anche la presenza dello stabilizzatore che se non serve a fermare un soggetto che si muove, rende ininfluenti i movimenti del fotografo quando è costretto - per scelta o per necessità - ad usare tempi molto lunghi.
Questo Sigma, annunciato lo scorso mese di marzo e reso disponibile a metà estate, si presenta come il più classico degli obiettivi Sigma Art.
Ben costruito, con il fusto in metallo e la restate parte in resina termostabilizzata, in posizione 24mm ha una presenza massiccia, un pò tozza, ma sta benissimo in mano.
 

il paraluce a petali è di buona fattura. Il tappo è il consueto Sigma che immdiatamente si riga

senza paraluce a 24mm, esteso a 70mm, con il paraluce

non è piccolo ma a confronto con il Sigma 100-400mm F5-6.3 sembra piccolino

mentre a me sta bene in mano, e le mie mani non sono particolarmente grandi ...

bottoniera tradizionale, qui si aggiunge l'interruttore dello stabilizzatore.

la costruzione è ineccepibile, secondo gli standard Sigma dell'ultima generazione


il marchio dell'anno di introduzione

made in Japan, ovviamente

la parte anteriore è ben sigillata da differenti anelli e guarnizioni. Non credo che questo obiettivo debba patire infiltrazioni di polvere o di umidità

montato sulla mia Nikon D5. Una accoppiata abbastanza agile
 

test dello stabilizzatore ad 1/6'' di secondo. Ragionevolmente fermo.

primo piano e sfuocato in esterni, 46mm. Una bella prova.

a 24mm l'aberrazione cromatica assiale è abbastanza presente ma nella norma

a 70mm è invece quasi del tutto assente. Bella prova.

distorsione alle varie focali. Anche qui siamo nella norma, tutto sommato meglio del Nikon ma è impossibile fare miracoli su escursioni così estese. Insomma, quanto mostrato dal meraviglioso Sigma 24-35/2 Art sta su un altro pianeta. Ma quello non è nemmeno un 2x !

l'escursione focale sulla villa d'Este di Varese

sfuocato a 70mm e tutta apertura


due prove di panning a diaframma tutto chiuso e tempi intorno ad 1/25''. L'autofocus è fulmineo e reattivo.

nuvole, sole a destra

sole nel fotogramma

aprendo un pò il diaframma si vedono gli artefatti luminosi in primo piano. Ma il sole non si fotografa in pieno agosto ...  

a 24mm

a 50mm

a 70mm

a 50mm

a 70mm, F8

a 24mm
Per più di uno questo Sigma sarà un ideale candidato in alternativa al superprofessionale Nikon 24-70/2.8E VR, provato da noi di recente su queste pagine.
Li confronto solo sul piano dimensionale (dirò due parole sulle mie impressioni in fase di conclusione).

il Nikon, pur tanto furbo da nascondere l'escursione dello zoom con il paraluce monumentale di cui è dotato, è comunque enormemente più grosso del Sigma in posizione rientrata


peraltro il Sigma si estende al massimo a 24mm, mentre il Sigma è al minimo a quella focale, il Nikon è al minimo intorno ai 58mm

altra foto "artistica" del nuovo Sigma sulla mia Nikon D5
Un altro confronto (anche qui, solo dimensionale, per un confronto fotografico dovrete attendere il prossimo test di Max Aquila) che può interessare molti e con l'ottimo Sigma 24-105/4 Art che è il mio zoom standard (per quando uno zoom è indispensabile pure a me :marameo:)


il passo filtri è lo stesso (82mm), le dimension a riposo paragonabili. Il 24-70/2.8 ha un diametro più marcato ma la lunghezza è simile.

ovviamente il 24-105/4 svetta quando è esteso al massimo. Ma ci sono giusto quei 35mm in più che a me tanto fanno comodo sul campo ... !

di fronte sono praticamente indistinguibili, infatti nell'usarli io dovevo leggere prima l'etichetta

qual'è l'uno e qual'è l'altro ? Vi aiuto io : in primo piano il 24-105/4, in secondo, il 24-70/2.8

ancora di fronte
Uno dei punti di forza degli obiettivi Sigma Global Vision è la disponibilità della basetta USB e del programma Sigma Optimizer Pro.
In questo caso, dopo aver verificato la presenza di un nuovo firmware, ho tarato la messa a fuoco.



che ho poi verificato con questo scatto a Sue


mentre non c'è nessuno in grado di verificare la velocità di messa a fuoco del mio Fritz
In questo periodo ho fotografato moltissimo ed ho portato sempre con me il Sigma 24-70/2.8.
In studio



un momento di preparazione del make-up : Julia e Ilaria Ferrantello




mi sono subito accorto che la prestazione migliore di questo zoom è sempre attorno ai 46-56mm.
Non che alle focali più corte sia disprezzabile, ma è visibilissima la differenza.
In location, con Arya, luce naturale e mista, sempre tutto aperto



 




e ancora in studio, flash da 600 W/s e ombrellone da 185cm, F2.8





 
Bene, andiamo alle :
Conclusioni
Pro
ottime prestazioni di autofocus e stabilizzatore aberrazioni cromate molto ben controllate distorsioni normali per questo genere di zoom, forse un filo meglio della media alla focale più corta colori vivaci, contrasto non esagerato, obiettivo adatto al ritratto pur pesando più di un chilo è un obiettivo più compatto del Nikon che invece sembra quasi un 70-200/2.8 massima prestazione in termini di nitidezza alla focale normale Contro
non brillantissimo alle focali grandangolari. Per il paesaggio sul mercato c'è di meglio vignettatura sempre ben presente a tutte le focali, anche chiudendo di uno stop il diaframma anche a 70mm tende ad essere un pò più morbido che a 50mm. Ma potrebbe essere un vantaggio per ritratto stretto prezzo consigliato al pubblico di 1.400 euro che se conveniente rispetto agli obiettivi "originali" Nikon e Canon non ne fa un campione di prezzo/prestazioni in casa Sigma  
In estrema sintesi, sarebbe un ottimo obiettivo questo nuovo Zoom Sigma se considerato a se stante.
Purtroppo è un obiettivo Sigma Art e le ultime realizzazioni hanno alzato così tanto le aspettative di noi fotografi che questo non è riuscito ad entusiasmarmi come, ad esempio, il fantascientifico Sigma 24-35/2 Art, per tacere degli ultimi fissi da 85 e 135mm.
Evidentemente ancora non si possono fare miracoli con escursioni così estese che prendano dal grandangolare spinto al tele moderato.
E' possibile che il 24-35/2 tragga vantaggio dall'avere una escursione così modesta.
Ma tant'è e la differenza di prestazioni è tale che nessuno potrebbe non accorgersene.
E non considero nel novero il bellissimo Sigma 50-100/1.8 Art solo perchè non è full-frame. Mentre entrambi sono più luminosi di oltre uno stop rispetto al 24-70/2.8 e non pesano così tanto sia in mano che ... nel portafogli.
Insomma, candidamente, confesso che me lo aspettavo. Da parte mia non sono un grande fan degli zoom e trovo che, se devo accettare dei compromessi per usare uno zoom, il Sigma 24-105/4 soddisfi di più le mie esigenze, dandomi a circa la metà del prezzo (pari garanzia Mtrading) e pur a costo di uno stop di luce in meno, molta più flessibilità sulle focali più lunghe. Quando sull'altro corpo avrò la possibilità di montare uno o più fissi scelti tra le opzioni del ricchissimo catalogo Sigma.
Non che ve lo sconsigli, certamente no, ma solo vi consiglio di provarlo bene prima di comperarlo. Per evitare di comperare una cosa differente da quello che vi aspettate. Può essere che per voi vada bene, io lo so, sono un pò particolare con gli zoom.
Rispetto al Nikon, sul piano delle prestazioni siamo tutto sommato li, con il Nikon un filino meglio (e questa è già una novità di questi tempi).
Non che il Nikon sia un campione assoluto - tutt'altro - ma se siete un fotografo professionista, io tenderei a consigliarvi quello, specie con la Nikon D5. La parentela dà dei vantaggi che vanno oltre le prestazioni. Il Nikon sta in mano come un 70-200/2.8, solo è un pò più leggero. Ed è assolutamente naturale nell'uso. Ma anche con quello avrete bisogno dei migliori fissi per avere invece la prestazioni maiuscola.
Ad un fotoamatore ... beh, ragioniamoci insieme nei commenti, se vi va.
Comunque sia, e al di là della mia opinione che non voglio sembri essere asseverante, questo Sigma è bello da usare, "docile", pastoso, ben fatto e sincero. Una volta fatta la tara ai suoi "limiti", non dubito che, pur non potendo mai diventare un purosangue come il Sigma 135/1.8 Art, farà quello che gli chiederete di fare.

Infiniti ringraziamenti a Mtrading che ci ha inviato questo esemplare in test, appena disponibile in Italia.
 
Ai tempi in cui le focali fisse dominavano incontrastate e gli zoom "lunghi" (abbordabili) erano rari e guardati con sospetto, perchè alla massima focale di solito le prestazioni non erano entusiasmanti, Sigma aveva in catalogo due ottimi telobiettivi un 300mm f4 un 400mm f5.6 denomimati APO MACRO perchè possedevano lenti a bassa dispersione e una distanza di messa a fuoco minima veramente ridotta (1,2m il 300mm, 1,6m il 400mm) rispetto a focali simili di altre marche.
 

I "veterani" Sigma 300mm f4 e 400mm f5.6 APO MACRO
La dicitura APO era forse un po' troppo ottimistica, pur essendo lenti di buona qualità, La definizione Macro se non precisa, in quanto il rapporto di riproduzione massimo era 1:3 per entrambi gli obiettivi, però indicava la possibilità di fare foto ravvicinate a grossi insetti, anfibi, rettili, fiori ed altri piccoli soggetti, staccandoli perfettamente dallo sfondo e mantenendo una distanza di sicurezza (per noi o per il soggetto, dipende :)) considerevole. Montati su una reflex digitale APS-C si arrivava, grazie al "fattore di crop" ad avere ingrandimenti "equivalenti" quasi macro (quasi 1:2) con una qualità di immagine molto buona.
 

Foto scattata con il Sigma 300mm f4  APO MACRO
 
Purtroppo oltre ad essere usciti di produzione prima dell'avvento del digitale, la compatibilità con i corpi macchina digitali era scarsa, soprattutto per quanto riguarda la precisione di messa a fuoco, alcuni esemplari presentavano minimi errori correggibili con la regolazione fine della messa a fuoco, ma molti altri avevano back o front focus estremi, assolutamente incorreggibili.
A questi teleobiettivi si sono succeduti degli zoom economici da 70-300mm sia in casa Sigma che Tamron, che arrivano addirittura ad 1:2 ma la qualità dell'immagine  specie su corpi macchina con sensori nemmeno troppo densi, non è accettabile.
Ed ecco che Sigma ci sorprende con il 100-400mm f 4-6.3 Contemporary  dalle prestazioni eccellenti, come già illustrato da Mauro Maratta nei suoi articoli. Oltre alle qualità descritte da Mauro, il 100-400 Sigma ha una distanza minima di messa a fuoco identica al vecchio 400mm f 5.6 APO MACRO, ossia circa 1,6m. Il che mi ha suscitato la curiosità di provarlo nella fotografia ravvicinata (close-up photography). 

Il  Sigma 100-400  è maneggevolissimo anche nella fotografia ravvicinata. Foto di RobyC.
 
Ad illustrare  le differenze tra il vecchio 400mm e il nuovo zoom (a parte il fatto ovvio che uno è zoom e l'altro no) nella fotografia ravvicinata si fa presto, anzi prestissimo:  La qualità di immagine dello zoom è notevolmente superiore al fisso (!) mentre il rapporto di riproduzione (a 400mm) è inferiore (1:4 lo zoom; 1:3,3 il fisso).
 
Quest'ultimo aspetto è dovuto ad una maggiore riduzione della focale effettiva col diminuire della distanza (focus breathing); in pratica lo zoom a 400mm alla minima distanza di messa a fuoco è un 256mm effettivi, mentre il vecchio teleobiettivo era un 330mm effettivi, la differenza si vede, anche se non è molta.
Quindi la possibilità di fare fotografia ravvicinata è relativamente inferiore, specialmente su corpi con sensore a pieno formato  (FX). Per soggetti relativamente grandi non ci sono problemi:


Focale 400mm, qui è sufficiente.

 

Per questa Licenide il rapporto di riproduzione è un po' piccolo (a sinistra un insettino in volo). Focale 400mm
 
La musica cambia (e molto) se si monta lo zoom su un corpo Dx, il fattore di crop aiuta molto e si possono ottenere inquadrature più che soddisfacenti. 
 

Differenza di campo inquadrato a 400mm
 

Crop 100% della foto scattata con la D7100. Nitidezza esemplare.
 

 
Volucella (l'insetto) ripresa con la D610 a 400mm, non siamo alla distanza minima di messa a fuoco, ma in natura non si può sempre gestire tutto.
 

Volucella ripresa con la D7100 dalla stessa posizione, sempre a 400mm.
 

Orthetrum ripreso con la D610 a 400mm
 

 
Orthetrum ripreso con la D7100 a 400mm
 

Crop 100% della foto precedente
 
 
Questo non vale solo per la fotografia ravvicinata, penso che un 200-600 equivalente su un corpo Dx prestante come la D500 sia una combinazione perfetta per il BIF (mamma, che è? Bird in Flight, fotografare uccelli in volo).
 

Birds (Ibis) non proprio in flight, ma comunque in ambiente non controllato. Sigma 100-400 su Nikon D7100. Focale 400mm.
 
E se ci mettessimo una lente addizionale?
Un modo per aggirare il minor rapporto di riproduzione, è usare una lente addizionale acromatica con lo zoom impostato alle focali intermedie (200-300mm) dove la combinazione può dare il meglio di sè. Ho usato la lente addizionale Canon 500D da 2 diottrie che unisce una ottima qualità ad una potenza non esagerata. I risultati sono stati   entusiasmanti proprio su corpi Fx, anche a mano libera e in af.
 

 
Exuvia (spoglie abbandonate della larva) di libellula, Zoom 100-400 (alla focale 210mm) con lente addizionale Canon 500D e corpo Nikon D610. Formica a sinistra. Mano libera.
 

Libellula fulva ripresa con lo zoom  Sigma 100-400 (alla focale 210mm) con lente Canon 500D su corpo Nikon D610. 
 

Crop 100% della foto precedente, si vedono gli ommatidi (cellette dell'occhio composto).
In queste foto la messa a fuoco era all'infinito (distanza reale dalla lente frontale 50cm) , regolando la messa a fuoco su distanze minori si può entrare nel campo della macro, specialmente alal focale di 300mm. Però conviene accontentarsi perchè più ci si avvicina, più è difficile gestire la profondità di campo, lo stesso se si aumenta la focale. Comunque l'accoppiata zoom più lente è entusiasmante.  E siamo con un corpo FX.
 
In conclusione. Nel campo della fotografia ravvicinata lo zoom su corpo FX permette riprese soddisfacenti a fiori ed  animali non troppo piccoli, ma è un po' limitato per soggetti di dimensioni minori, mentre è  soddisfacente su corpi Dx. In alternativa accoppiandolo ad un accessorio per nulla ingombrante quale una lente addizionale (mi raccomando acromatica) si ha un kit estremamente versatile per per la fotografia ravvicinata e naturalistica in generale, indipendentemente dalle dimensioni del sensore che si usa.
Ringrazio Mauro Maratta per avermi prestato l'obiettivo per il test (anche se così mi ha fatto venire voglia di comprarlo...)  
 

Ringrazio Mtrading per aver messo cortesemente a disposizione l'obiettivo per i test.
 
 
Years ago, when fixed focal lenses ruled  undisputed, and  tele- zooms of the  100-400 range were rare and regarded with suspicion, because  at the longest end image quality was rather so-so,  Sigma had in its list two very good tele lenses: a 300mm f4 and a  400mm f5.6 labelled as  APO MACRO because they had low dispersion lenses and minimum  focusing distance  (1.2m  for the  300mm, 1.6m  for the 400mm)  that was really short in comparison to similar teleobjectives of other brands.
The definition MACRO, if not precise (the maximum reproduction ratio was 1:3,3 for both lenses, thus not in the field of real macrophotography),  indicated however that  these lenses allowed to make very good close-ups  to big insects,, frogs and salamanders, reptiles, flower and other  fairly small subject,  that  stood out of the background  and keeping a good  working distance  (safe for us or for the subject it depends  ) . When  mounted on a APS-C Dsrl,  a nearly true macro reproduction ratio (approx. 1:2) could be reached, thanks to the crop factor of the smaller sensor.  And  the image quality was very good.
Unfortunately these lenses were off list before the digital era and only used samples were available, but they had compatibility issues with digital cameras,  mainly concerning focus accuracy.  Only in  few  samples focus errors  could be corrected by in-camera fine tuning, some others were unusable due to extreme back/front focus. It was a pity because with a good sample excellent images could be obtained.
 

This picture of a male Banded Darter (Sympetrum pedemontanum) was taken with the old Sigma 300mm f4 APO MACRO
These tele lenses were replaced by 70-300 Macro zooms of different brands, that allowed to reach even 1:2 reproduction ratio, but image quality did not keep uo with new high density sensors. 
And now Sigma suprised all with the new 100-400mm f 4-6.3 Contemporary  that shows very good to excellent performances especially at the long end as demonstrated by  Mauro Maratta in his reviews here on Nikonland.  In addition to  the good things already described by Mauro, the 100-400 Sigma has a minimum focusing distance nearly identical to the old  Sigma 400mm f 5.6 APO MACRO, that is about 1.6m. This made me curious to try it in close-up photography. 

The Sigma 100-400 can be easily used hand held even in close-up photography
 
The  differences between the old 400mm and the new 100-400  zoom (other than the obvious fact that one is a fixed lens and the other is a zoom) can be quickly and easily explained for what concerns close up photography: Image  quality is visibly better in the zoom , with respect to the old 400mm, while the the reproduction ratio  (at 400mm) is somewhat lower (1:4 for the zoom vs  1:3,3 for the old 400mm).This is due to a greater reduction of the actual focal length at closer distances (focus breathing)  where the zoom at 400mm at the minimum focusing distance is actually a  256mm,  while the old 400mm  became a 330mm , the difference is not great, but visible.
Thus the performances in close-up photography are somewhat lower, especially on full format sensor cameras. For relatively big subjects there are no  real problems and the versatility of the lens remains amazing:


 

 
 
 While for little subjects like the Licenid butterfly below, it shows some limits.

 
Things improve a lot when the zoom is coupled with an APS-C Dsrl camera.  The crop factor allow to take more than  satisfying close-ups.


100% Crop of the image taken with D7100. Great image quality.

 

Southern Skimmer (Orthetrum brunneum); above,  taken with Nikon D610, below  with  Nikon D7100, same distance.

Crop 100% of the image above. You can see elements of the compound  eye  (ommatidia).

 

                                                                                                                 Volucella, a large fly. Above D610, below D7100, same distance.
The same applies for wildlife. On an APS-C Dsrl  the zoom becomes a 200-600 equivalent , light and portable. Coupled with an high performance Dx camera like the Nikon D500 , the zoom may make a perfect combination of good quality and portability  especially for BIF (Bird in Flight) photography.
 

These Ibises aren't really in flight, but they give an idea.
Performance with close up achromat lenses.
A way to bypass the smaller reproduction ratio is to mount a close up achromat filter/lens, with the zoom set at mid-range (200-300mm) where the combo works at its best.  In the following images I coupled the zoom with a  Canon 500D achromatic close up lens ( 2 diopters) that combines excellent quality with moderate strength. Results made me enthusiast,  also on full format cameras, free handed and with af.
 

A dragonfly Exuvia (remains of the larva after the adult emerged). Nikon D610, Sigma 100-400 (at 210mm), Canon 500D close up lens , and an ant on the left.

Blue Chaser (Libellula fulva) Sigma 100-400 (at 210mm), Nikon D610, Canon 500D close up lens. Hand held.
 

Crop 100% of the image above , again you can see the elements of the compound eye .
In these photos focus was set to infinity (actual distance from the front element was 50cm) ,  by focusing at closer distances it becomes possible to get into the range of true macro, especially at 250-300mm. It is advisable however to stay at infinity because the more you get close  the harder it becomes to manage depth of field, vibrations and the like. The same problems occur if you zoom beyond 300mm.  Anyway, let me repeat it: the combo made by this zoom plus a moderate  achromat close-up lens  is stunning. Even of a full format body.
 
In conclusion. For close up photography, the zoom on a full format (Nikon:Fx) camera body allows to obtain satisfactory results with flowers and small mammals,  while it shows some limitations for smaller subjects.  On a APS-C (nikon:Dx) instead it is very good also for dragonflies , butterflies and other not too small critters. Alternatively it can be coupled with an unobtrusive good quality  close up lens (same size of a filter)  to obtain an extremely versatile kit for close-up, but I would say for nature photography in general, no matter what is the size of the  camera sensor.
Thanks to Mauro Maratta for the loan of the lens for the test (even if it make me want one!)  

Thanks to Mtrading, the Italian dealer of Sigma products,  for kindly making the lens available for testing by Nikonland staff.
Fino al mese scorso se uno era alla ricerca di uno zoom compatto e non troppo costoso, capace di arrivare ad almeno 300mm, doveva orientarsi su i vecchi 70-300mm, pensati per i sensori di due generazioni fa.
E' il caso del primo Nikon 70-300mm F4.5-5.6 VR, un vero best-seller ma incapace di valorizzare i sensori successivi alla Nikon D90. Per non parlare dei vari Sigma e Tamron più o meno coevi e validi solo dal punto di vista economico.
Il fotografo alla ricerca di una qualità superiore, doveva perciò orientarsi su oggetti differenti - come il Nikon 70-200/4G - o comunque di fascia superiore - come il Nikon 80-400mm F4.5-5.6 VR - oppure molto più grossi e pesanti - come il Nikon 200-500/5.6 o i vari nuovi 150-600 di Sigma e Tamron.
Ottimi apparecchi ma più impegnativi per costo e meno disinvolti per pesi e ingombri.
Mentre il classico 70-300, negli ultimi decenni è sempre stato il primo obiettivo da consigliare a chi volesse un oggetto relativamente compatto, che costasse il giusto, da usare facilmente a mano libera. Non l'obiettivo bellissimo, ma quello da scegliere per un uso delle focali più lunghe sporadico, in un corredo generalista.
L'arrivo praticamente contemporaneo dei due apparecchi di cui parliamo in questo articolo ha rimesso tutto in discussione.
Il nuovo Nikon AF-P 70-300mm F4.5-5.6E - ne abbiamo parlato qui in un recente test - é un obiettivo completamente nuovo che con il precedente condivide solo i dati di targa.
Mentre il nuovo Sigma 100-400mm F5-6.3 OS Contemporary  - ne abbiamo parlato qui in un recente test - si aggiunge ad un catalogo già affollato di tele-zoom, offrendo una scelta in più, prima inedita.
 

i due oggetti di cui parliamo in questo articolo, affiancati in posizione estesa alla massima focale, con il paraluce


qu, sempre affiancati in posizione estesa alla massima focale, senza il paraluce


alla minima focale, in posizione di riposo, senza paraluce
 
Ma sono due obiettivi sovrapponibili per fascia di costo (intorno agli 800-850 euro IVA inclusa con garanzia e regolare importazione in Italia) ma non per caratteristiche, che condividono però una peculiarità che li distingue dagli oggetti delle precedenti generazioni.
Entrambi hanno ottime prestazioni a tutte le focoli della gamma ma danno il massimo di se a quelle massime, a differenza dei vecchi modelli, spesso inservibili oltre i 200mm.
Come abbiamo visto nei due test individuali invece, sia il Nikon che il Sigma sono eccellenti a 300mm e a 400mm, come ci mostra i grafici MTF
 

Sigma 100-400mm F5-6.3 Contemporary - grafici MTF ufficiali

 
Nikon AF-P 70-300mm F4.5-5.6E VR - grafici MTF ufficiali.
Differiscono per lo schema ottico, complesso per entrambi ma con una disposizione differente tra loro

il Sigma 100-400 contiene ben tre lenti a bassissima dispersione

il Nikon 70-300 contiene una lente ED
Pur compatti, i due obiettivi non sono paragonabili ad un piccolo fisso come il Nikon 50/1.8G

il nuovo Nikon 70-300 in raffronto al piccolo Nikon 50/1.8G
e se ne dovrà tener conto in caso di acquisto.
Ma anche tra loro, pur con un ingombro non troppo dissimile, il Sigma pesa circa il doppio (1.160 grammi) del Nikon (680 grammi).
Una differenza che si sente se si impugna l'obiettivo per un lungo periodo.
 
Rispetto al Nikon, il Sigma dispone del consueto plus dato dalla USB dock che consente la messa a punto di tutti i parametri dell'obiettivo, oltre all'aggiornamento del firmware dello stesso.
Operazioni che per gli obiettivi Nikon invece obbligano l'utente a ricorrere all'assistenza.

 
Sul campo : Come vanno  ?
A mio giudizio vanno entrambi ottimamente. Vi rimando ai due test già citati per i dettagli ma vorrei riportare qui alcune foto che credo possano identificare i bisogni che i due obiettivi possono assolvere.
Nikon 70-300






 
 
Sigma 100-400






 
non sovrapponibili ma quasi, in linea di principio e che consentono di classificare i due obiettivo per impiego generico, potendo andare dal paesaggio, alla fotografia sportiva, per arrivare al ritratto stretto o al reportage.
Ma, avendoli provati insieme mi sento di sottolineare come in dondo questa sovrapposizione sia più che altro formale.
Il Nikon 70-300 AF-P è sicuramente un obiettivo più adatto ad un uso generico, meno spinto sul lato tele, ma certamente di impiego più disinvolto e disimpegnato.
Anche quando il fotografo è una donna.
La differenza di peso si fa indubbiamente sentire.
Io l'ho apprezzata, per esempio, nel panning dei kart, più scorrevole e semplice con il 70-300, rispetto al più pesante Sigma.
Il Nikon, infine, offre una focale minima più moderata e consente per questo di fotografare più da vicino.
Ma il Sigma offre quei 100 mm in più che fanno la differenza tra un teleobiettivo e un superteleobiettivo.
A parità di nitidezza e di prestazioni complessive, a 400mm - magari con una macchina APS-C - possiamo ottenere effetti più estremi, sia su soggetti lontani che più vicini.
Quindi, concludendo e in sintesi
Entrambi gli obiettivi hanno ottime prestazioni generali e danno il meglio di se alla focale massima Entrambi hanno una velocità di messa a fuoco e una stabilizzazione efficace e tutto sommato equivalente Entrambi stanno facilmente in qualsiasi borsa, senza necessitare trasporti separati o richiedere treppiedi o monopiedi Entrambi hanno un costo accessibile e paragonabile, con differenze nelle decine di euro Entrambi sono adatti alla stagione estiva o comunque alle situazioni con buona illuminazione perchè non hanno una luminosità massima elevata come certi obiettivi di fascia superiore (e costo molto superiore) La scelta andrà quindi fatta più pensando all'uso specifico e all'indole del fotografo che ad altro.
Credo che il Nikon sia un obiettivo più adatto alla fotografia di tutti i giurni, per chi abbia bisogno di potersi spingere fino a 300mm e non necessiti di ingrandimenti superiori ma non faccia della fotografia al teleobiettivi il suo principale interesse.
Mentre penso che il Sigma sia più indicato per chi necessita di focali lunghe ma non sia disposto agli impegni (anche di peso e ingombro, non solo di costo) di obiettivi di fascia superiore (come i due 150-600, per restare in casa Sigma).
Per esempio per gli sport automobilistici o per foto di aeronautica, dove i soggetti sono sempre lontani. Per l'avifauna, dove i soggetti possono essere molto piccoli. Per i safari, quando comunque si vuole potersi muovere in modo più disinvolto rispetto ad un obiettivo più impegnativo.
Meno adatto ad un uso da tutti i giorni rispetto al Nikon, perchè pur non essendo esageratamente più grosso, pesa comunque praticamente il doppio ed è meno maneggevole per chi non sia abituato a maneggiare per lungo tempo obiettivo pesanti.
Quale che sia la scelta, comunque, le foto prodotte da entrambi soddisferanno il loro proprietario.
Ma mi sento obbligato dal dissuadere dall'acquisto di entrambi, chi avesse esigenze specifiche che possono essere risolte solo da un vero super-teleobiettivo e non ne faccia una mera questione economica.
Certe volte è meglio rinunciare ad un dato genere fotografico che utilizzare un oggetto che potrebbe portarci a patire frustrazioni.
Si tratta di due obiettivi pensati per completare la gamma in catalogo delle due case. Che invece offrono altri lunghi calibri con caratteristiche più adatte a generi molto specifici.
Tra i due, avendo già un 70-200/2.8 e un 200-500/5.6 Nikon, io punterei al Sigma, perchè mi consentirebbe di andare in autodromo con un solo obiettivo tenuto in mano e senza monopiedi.
Un gran sollievo in tante circostanze.
Ma per altre situazioni io punterei piuttosto ad un eccezionale 500mm F4 fisso.
Mentre io non ho alcuna esigenza di un obiettivo per foto da passeggio ... se l'avessi, comprerei invece il Nikon.
A ciascuno il suo. Ma non mancate di condividere con noi la vostra esperienza e la vostra opinione in merito.
Foto di copertina (c) di Joe McNally, Nikon Ambassador
 
Vi chiederete, chi é Dave Duncan Douglas (di seguito DDD) e che ci azzecca con Nikon ?
 

David Douglas Duncan a Con Thien, Vietnam, ottobre 1967 con la sua Nikon F. Foto di Frank Breth
 
DDD é stato un fotografo americano, lungamente attivo per Life come fotografo di guerra.

Nato nel 1916 a Kansas City nel Missouri, Boy-Scout, studente di archeologia, gli capitò di fotografare casualmente il noto rapinatore di banche John Dillinger in un hotel nel 1934, cosa che evidentemente cambiò la sua vita per gli anni a venire.
In realtà lui aveva semplicemente sentito alla radio che un hotel andava a fuoco (era a Tucson, Arizona, dove frequentava l'Università) e corse a fare delle foto con una fotocamera pagata 39 cents.
La sua foto ritraeva un uomo che recuperava una valigetta dall'hotel in fiamme.
Il giorno dopo scoprì leggendo il giornale che quell'uomo era Dillinger e nella valigetta aveva il solito corredo composto da pistole, mitragliatori e contanti frutto delle rapine.
Nel 1938 riuscì a diplomarsi e per un anno girovagò come fotografo freelance.
Alcune sue foto dei Caraibi furono pubblicate sul National Geografic.

 

Durante la guerra servì nei marines come fotografo combattente (in servizio come ufficiale dei Marines, non come semplice fotoreporter), durante la campagna di Bouganville (isole Salomone, sanguinoso scontro protrattisi dall'estate 1943 fino ai primi giorni del 1945) si ritrovò infatti in combattimento con i soldati giapponesi. I Marines nei momenti di crisi mettono in linea anche la banda reggimentale e i cuochi !
Più tardi era imbarcato sulla nave da battaglia USS Missouri, famosa perché sul suo ponte fu celebrata la cerimonia della resa incondizionata delle forze giapponesi agli americani (presente il Gen. Douglas MacArthur).
Si congedò nel 1945 come tenente colonnello, dopo aver guadagnato svariate decorazioni tra cui la Legion d'Onore al merito e due DFC, per meriti militari, non fotografici !

Finita la guerra passò a Life come corrispondente di guerra e si recò in varie parti calde del mondo, durante la crisi che portò alla fine del dominio britannico in India (1946), e in vari conflitti in medio-oriente (conflitto in Palestina e nascita dello stato di Israele 1948) in Europa Orientale e in Africa.
Ma fu durante il conflitto di Korea che lasciò i suoi lavori migliori, diventando forse uno dei più influenti fotografi di guerra del secolo.
Seguì le azioni della Prima Divisione dei Marines a Pusan e nella sacca di Chosin.
Nel 1951 una sua raccolta di foto dal titolo "This is the War" illustrò in maniera realistica e cruda l'orrore della guerra e l'eroismo e il sacrificio dei soldati.
Il libro ottenne la medaglia d'oro degli Stati Uniti.

Fino al 1955 DDD lavorò per Life coprendo anche eventi come l'abdicazione di re Farouk d'Egitto.

Nel 1956 si dedicò a servizi in Russia e in particolare alla pubblicazione dei tesori del Cremlino.Visse anche a contatto con Picasso in Riviera, dove immortalò il pittore in oltre 10.000 istantanee che lo ritraevano nella vita quotidiana.

Nel 1960 (da questo momento con l'immancabile Nikon F presa in Germania) girò per l'Europa dove vinse numerosi premi.

Nel 1967 tornò nel teatro di Guerra, in Vietnam, ancora per Life.


 

 

Un celebre crop tratto da un celebre ritratto di Picasso (pubblicato sul libro Viva Picasso nel 1957) :

 

e un ritratto decisamente meno noto dello stesso pittore :

 

due foto della guerra di Korea nel luglio 1950 :

 

 

ritratti celebri :

 

 


foto prese dall'archivio pubblico Harry Ransom Center dell'Università del Texas.
 
Bene ma che c'azzecca con Nikon il grande Dave Douglas Duncan che adesso conosciamo a tutto tondo ?

Ebbene, abbiamo lasciato Nikon nel 1948 con la produzione delle sue macchine telemetro dotate dei primi Nikkor.

Nel 1950 durante il suo servizio in Korea, DDD visitò il Giappone. I soldati impegnati in Korea avevano come base il Giappone ancora occupato. Yokohama era la base dell'US Navy per il teatro del Pacifico.

Durante la visita poté provare i Nikkor adattati per l'attacco Leica a vite e si dotò del 50/1.5 e del 135/3.5 per la sua Leica IIIf.

Con questi fotografò le vicende di guerra e in particolare per gli articoli pubblicati su Life che poi vennero raccolti nel libro fotografico Yankee Nomad.



 

 

 

 


penso che la maggior parte di queste foto parli da sola, in gran parte - io presumo - prese con i vari Nikon in possesso di DDD e in particolare il 28 e il 50 mm.

L'esperienza di DDD convinse anche altri colleghi di Life a passare a Nikon.
In particolare Horace Bristol, altro grande fotografo di guerra americano e membro del Group F/64 di Ansel Adams, stabilitosi nel 1950 con la famiglia in Giappone, Karl Mydams (che usava Contax) e Hans Walker che per primo usò Nikkor su Nikon.

Ma il punto di svolta fu quando apparve un articolo firmato dal grande divulgatore di argomenti fotografici Jacob Deschin (scriveva su una rivista chiamata Popular Photography attiva fin dal 1937) sul New York TImes il 10 dicembre 1950. Data fatidica.

In questo articolo, con il supporto delle interviste a molti fotografi americani durante la guerra di Korea si metteva in evidenza la superiorità dei Nikkor rispetto agli obiettivi tedeschi !

La polemica e lo scontro tra pro-zeiss e pro-Nikkor si consumò per due anni. Nel febbraio 1951 Deschin pubblicò il definitivo passaporto per la qualità Nikkor su Popular Photography.
Una puntuale disanima con ben dieci pagine di fotografie di DDD a supporto e l'analisi e il confronto puntuale delle prestazioni dei Nikkor in confronto dei parclasse tedeschi.

Fu l'apoteosi. I marchi Nikon e Nikkor vennero lanciati sul mercato americano e grazie alla fine dell'occupazione americana del Giappone e alla abolizione dell'obbligo del marchio Made in Occupied Japan, Nikon si lanciò nell'esportazione nel ricco mercato USA con l'appoggio di una catena di negozi in tutto il territorio.

Più avanti nel 1953, venne fondata la sussidiaria Nikon USA, ancora oggi la pià importante filiale Nikon fuori dal Giappone.

Il successo dei Nikkor per Leica e Contax fornì a Nikon i mezzi per sviluppare le sue fotocamere a telemetro e permise il lancio di nuovi modelli di fotocamera e i relativi obiettivi.

La gran parte dei fotografi professionisti americani passò a Nikon a telemetro prima, e alla relfex F al suo lancio, nel 1959.

DDD, nel 1960 ebbe a dire, "quando nel 1950 Horace Bristol ed io passammo a Nikon non ci rendemmo immediatamente conto che stavamo segnando lo spartiacque della fotografia in piccolo formato del dopoguerra".

Dal 1950 e fino ad oggi DDD é rimasto fedele alla sua scelta. Come ogni nikonista che si rispetti, peraltro !

Da quel 1950 e fino ai giorni nostri Nikon é diventata sinonimo di affidabilità e sicurezza di prestazioni anche nelle estreme situazioni di guerra.

Materiale ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che sarà restituito a fine test.

una riedizione del vecchio best-seller (ai tempi di D70 e D200) Nikon 70-300mm VR, sempre compatto e a buon prezzo.
Lo abbiamo chiesto per anni. Nikon abbastanza distratta da progetti più ambiziosi, ci ha illusi lo scorso anno con un esemplare in formato DX, chiaramente di primo equipaggiamenti, per arrivare solo questa estate al tanto agognato nuovo tele-zoom midrange ma finalmente in full frame.
Perchè se è vero che sul mercato intanto è uscito il bel Nikon 70-200/4G, è altrettanto vero che si tratta di un obiettivo che non è alla portata di tutti, guadagna si circa uno stop di luminosità, ma è anche inesorabilmente più corto di 100mm.
E 100mm sul lato tele si fanno sentire se uno fa sport o fotografia naturalistica. Ma anche se fa paesaggio o addirittura ritratto, avere uno zoom che copra tutte, ma proprio tutte le focali tele fino al 300mm fa sempre comodo.
Purchè con buone prestazioni. Perchè il vecchio 70-300 VR, purtroppo, non riesce da tempo a star dietro all'evoluzione dei sensori. E specialmente sulle focali più lunghe è maledettamente cedente in termini di qualità.
Ma Nikon non ha atteso invano. Perchè già a vedere i dati di presentazione (recentissima, solo a metà luglio, come da noi riportato qui tra le nostre news) invece promette un pacchetto completo composto da un obiettivo maneggevole (680 grammi), non troppo lungo, con un passo filtri da 67mm, stabilizzato (come è necessario che sia oggi ogni teleobiettivo serio) ma soprattutto con una qualità che anzichè decrescere con l'aumento della focale, migliora !
Peraltro lo fa con un obiettivo che utilizza - ed è una prima assoluta per un obiettivo full-frame  - la nuova generazione di motori AF-P.
Si tratta di motori lineari elettrici, cosiddetti passo-passo, in grado di muoversi in modo veloce anche in autofocus in modalità Live-View, silenziosi, senza i soliti fischi indotti dai motori ad ultrasuoni.


Essendo destinato a macchine non necessariamente entry-level (per quelle ci sono svariate soluzioni in formato DX) questo è il primo obiettivo della serie AF-P che dispone dei consueti comandi di controllo della messa a fuoco e dello stabilizzatore. Direi una scelta dovuta che sottolineiamo positivamente.

abbastanza compatto a riposo, si allunga alla focale maggiore. Il paraluce, volendo è sovradimensionato, considerate le focali. Ma comunque efficace.


sull'anello anteriore sono riportate le specifiche dell'obiettive, marcate in bianco.

la ghiera dello zoom è molto comoda e ben dimensionata. Giustamente posta dove va naturalmente la mano del fotografo.
Di minore importanza - e di uso decisamente meno consueto - quella della messa a fuoco manuale.


baionetta in metallo, contattiera ben costruita, diaframma elettromagnetico. A tutti gli effetti un degno esponente dell'ultimissima generazione di obiettivi Nikkor !

1.2 metri di messa a fuoco minima ne fanno un obiettivo decisamente polivalente.
Il passo filtri da 67 mm lo allineano ad altre realizzazioni della stessa fascia, consentendo di ottimizzare gli eventuali filtri giá in dotazione al fotografo.
Costruzione in Tailandia.

compatto non significa piccolissimo, ma ricordiamoci che è pur sempre un 300mm alla massima estensione.
Qui raffrontato con il Nikon 50/1.8G che per me rappresenta sempre il benchmark di compattezza.

che si conferma in questa foto, occupando appena un pò di più della mia mano

altra vista del bocchettone. La finestrella di uscita è semi-rettangolare.
Come va ?
Va molto bene. Punto.
Oltre a star bene in mano e a non pesare in nessun modo, la messa a fuoco è rapida ed adeguata alle esigenze della fascia di fotografi interessati ad uno zoom tele tutto fare come questo.
Io l'ho messa alla frusta con la mia D5 e in effetti in limitate circostanze ho notato che la macchina soffriva un pò. Ma è chiaro che non sarà certo l'obiettivo ideale per il proprietario di una tale ammiraglia che invece vedo molto felicemente accoppiato con macchine tipo D7500 o D750.
A tutte le focali la nitidezza è adeguata, qui all'Oasi La Torbiera di Agrate Conturbia.




 
in termini di verifica della velocità di messa a fuoco (e dello stabilizzatore) nulla è meglio di una corsa di kart.
Sono veicoli lenti in termini assoluti ma dotati di una accelerazione angolare spettacolosa. Ed è solo qui che ho notato che la D5 tossicchiava a causa dell'obiettivo.
Nessun intoppo invece in altre circostanze.















foto scattate alla Pista Azzurra, in provincia di Novara.
Uno zoom tele che va dal 70mm in su, si presta perfettamente anche al ritratto in studio, quando non siano richieste aperture massime elevate per sfuocare.
Ma con il flash ad F8 questo obiettivo si fa valere !

70mm

100mm

135mm

200mm

300mm

300mm

300mm
specie considerando l'ottima distanza minima di soli 120cm (per un 300mm).

scgliendo giudiziosamente lo sfondo, lo sfuocato è gradevole. Ma non è questa la sua peculiarità migliore. Con situazioni più caotiche, lo sfuocato tenderà a risultare nervoso.
Situazioni tipiche da gita al lago, sulla diga del porticciolo di Como




colori, contrasto, velocità, dettaglio, ok a tutte le focali
Nessun problema anche a seguire uccelli in folo. Puntuale la messa a fuoco e l'inseguimento anche con movimenti pseudocasuali come quelli dei gabbiani.
E' sempre molto forte però la vignettatura, anche chiudendo ad F11



stesso discorso (ma dopo i kart è facile) con ciclisti e podisti.


noto ancora uno sfuocato non gradevolissimo

in ombra a 2500 ISO. Dettaglio che si mantiente in tutte le sue caratteristiche. Soggetto a circa 20-25 metri da me.

dall'altro lato della strada.
Ed infine qualche scatto in studio con il flash e un ombrello da 185cm.


 
provando anche a sfruttare la raffica della D5 e la prontezza del flash utilizzato (un 600 W/s da 10 scatti al secondo)
con una ballerina lasciata libera di giocare sul set
 



sempre  fuoco in ogni circostanza.
Ma una prestazione in grado di sostituire allegramente un 70-200 ai diaframmi più chiusi.


 
Conclusioni
Nikon ci ha fatto aspettare anni per rinnovare uno dei pezzi forti del corredo.
Ed uno dei due obiettivi (l'altro è lo zoom wide) che in genere si vanno a comperare per estendere il proprio corredo.
Lo fa in questa estate 2017 con un oggetto decisamente degno di nota, proposto ad un prezzo concorrenziale e soprattutto meno impegnativo dei pur più pregiati Nikon 70-200.
La prova nel suo complesso lo vede uscire molto positivamente.
Anche la messa a fuoco che temevo potesse essere il punto debole, non fa rimpiangere i motori tradizionali ad ultrasuoni. Anzi, in Live-view, la prestazione è decisamente migliore.
Unico appunto che riesco a trovare è una vignettatura sempre un pò troppo presente (ma facile da eliminare in sviluppo, anche automaticamente) e uno sfuocato piuttosto ordinario.
Ma sappiamo che il corredo Nikon offre macchine in grado di accontentare anche chi dovesse trovarsi limitato in questo.
Mentre oggi, sul mercato, ci sono veramente pochissime alternative a questo nuovo Nikon AF-P 70-300mm f/4.5-5.6E, così compatte e prestazionali.
Tenderei ad escludere gli altri 70-300 presenti sul mercato, siano Nikon che Sigma o Tamron, tranne che non si utilizzi ancora una vecchia D70 o una D200 o si voglia risparmiare a tutti i costi.
Ma li sta tutto alle priorità del fotografo.
Ringraziamo il distributore ufficiale italiano Nital Spa per averci inviato in visione l'obiettivo a tempo di record ! A nemmeno 15 giorni dall'annuncio, avevamo già in mano l'ultima novità del listino.

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