Skip to content
View in the app

A better way to browse. Learn more.

Nikonland.it

A full-screen app on your home screen with push notifications, badges and more.

To install this app on iOS and iPadOS
  1. Tap the Share icon in Safari
  2. Scroll the menu and tap Add to Home Screen.
  3. Tap Add in the top-right corner.
To install this app on Android
  1. Tap the 3-dot menu (⋮) in the top-right corner of the browser.
  2. Tap Add to Home screen or Install app.
  3. Confirm by tapping Install.

Nikon Z9 : Quattro anni dopo

da una mia visita al negozio di Newoldcamera a Milano nel 2022

Riascoltando una conversazione sulla Nikon Z9 della primavera del 2022

Ci sono recensioni che invecchiano nel giro di poche settimane. Succede quando sono costruite sulle novità del momento: la raffica più veloce, il sensore con qualche megapixel in più, il nuovo algoritmo di autofocus. Sono informazioni utili, ma hanno una vita breve. Arriva il modello successivo e quasi tutto ciò che sembrava straordinario diventa semplicemente normale.

Poi esistono recensioni che, riascoltate a distanza di anni, non raccontano tanto una fotocamera quanto il modo in cui quella fotocamera si inserisce nella storia della fotografia. Non perché siano infallibili, ma perché cercano di capire la direzione prima ancora della destinazione.

Nella primavera del 2022, pochi giorni dopo aver ricevuto la Nikon Z9, fui invitato da New Old Camera per una lunga chiacchierata. Era una macchina praticamente introvabile. Il mondo usciva a fatica dalla pandemia, le consegne procedevano con il contagocce e molti fotografi non l'avevano ancora nemmeno vista dal vivo. In quel momento nessuno poteva sapere quale sarebbe stato il suo vero posto nella storia Nikon.

Riascoltando oggi quella conversazione, non mi interessa verificare quante cose avessi "indovinato". Quello sarebbe un esercizio sterile. Mi interessa piuttosto capire se le idee che emergevano allora abbiano conservato un significato anche dopo quattro anni di utilizzo reale.

Perché il tempo, in fotografia, è il recensore più severo.

Ricordo che la prima osservazione non riguardava i 45 megapixel, la raffica o l'autofocus. Dissi che, per me, la Z9 era quasi più l'erede della D3X che della D6. Molti rimasero sorpresi. Eppure quella non era una provocazione. Era il tentativo di descrivere una macchina che, per la prima volta, univa davvero due mondi che Nikon aveva sempre tenuto separati: la velocità dell'ammiraglia sportiva e la risoluzione della macchina destinata al lavoro di studio.

Oggi quella frase mi convince ancora. Non perché la Z9 abbia sostituito la D3X — sarebbe un paragone storicamente improprio — ma perché segnava la fine di una distinzione che per molti anni era sembrata inevitabile. Da quel momento la domanda non era più "preferisci la velocità o la risoluzione?", ma "perché dovresti ancora scegliere?".

C'è però un altro passaggio che mi ha colpito molto di più, riascoltandolo oggi. Parlando del mirino elettronico, non descrivevo la sua definizione o la sua luminosità. Dicevo semplicemente che, guardandoci dentro, sembrava di vedere la scena e non un monitor.

All'epoca era soltanto un'impressione maturata sul campo. Oggi mi accorgo che quella frase conteneva già il seme di una convinzione che negli anni successivi sarebbe diventata uno dei temi ricorrenti di Nikonland: la fotografia nasce nel mirino, non davanti al monitor del computer.

È una differenza sottile, ma fondamentale.

Nel 2022 non avevo ancora iniziato a lavorare sui Picture Control come faccio oggi. Non esistevano ancora la Masters Collection, né le lunghe riflessioni sul fatto che il fotografo prende la quasi totalità delle proprie decisioni osservando un'immagine già interpretata dalla fotocamera. Eppure l'idea era già presente. Non completamente sviluppata, ma già riconoscibile.

Lo stesso vale per il JPEG.

Ricordo di aver detto che con la Z9 mi ritrovavo a usare molto più spesso il JPEG perché era semplicemente... pronto. Una frase quasi buttata lì, nel corso della conversazione.

Quattro anni dopo mi rendo conto che non era un'osservazione marginale. Era il primo passo di un percorso che mi avrebbe portato a mettere in discussione una delle convinzioni più diffuse nella fotografia digitale: quella secondo cui il NEF rappresenta la fotografia "vera", mentre il JPEG sarebbe soltanto un sottoprodotto destinato a chi non vuole lavorare seriamente.

Oggi non la penso così.

Anzi, penso esattamente il contrario: il JPEG è la fotografia che accompagna il fotografo durante tutto il processo creativo. È quello che determina il modo in cui osserviamo la luce, giudichiamo un'esposizione, valutiamo un volto, decidiamo il momento dello scatto. Il RAW rimane fondamentale, ma appartiene a un momento successivo.

Riascoltando quella conversazione, mi accorgo che questa convinzione era già lì. Non aveva ancora trovato le parole giuste, ma aveva già trovato la direzione.

Naturalmente non tutto è rimasto immutato.

Se oggi dovessi rifare quella stessa intervista, parlerei molto meno della Z9 e molto di più del sistema Z nel suo insieme. Nel 2022 era difficile immaginare quanto rapidamente sarebbero maturati il mirino elettronico, i Picture Control, il Flexible Color, l'autofocus e, soprattutto, il diverso rapporto psicologico tra fotografo e fotocamera. La Z9 fu l'inizio di un cambiamento, non il suo punto di arrivo.

Ed è forse questa la lezione più interessante che mi lascia quella registrazione.

Non tanto aver previsto l'evoluzione di una macchina fotografica, quanto aver intuito che la vera rivoluzione non riguardava una specifica tecnica. Riguardava il modo di fotografare.

Le fotocamere cambiano continuamente. I modelli si succedono, i sensori migliorano, i processori diventano più veloci, gli algoritmi sempre più sofisticati. È il loro destino.

Le idee seguono un altro ritmo.

Alcune invecchiano nel giro di pochi mesi, travolte dall'entusiasmo del momento. Altre continuano a spiegare la fotografia anche quando gli strumenti cambiano.

Riascoltare oggi quella conversazione non mi ha fatto venire voglia di riguardare le specifiche della Z9. Quelle appartengono al 2022.

Mi ha ricordato, invece, una cosa molto più importante.

Quando una recensione continua ad avere qualcosa da dire dopo quattro anni, probabilmente non stava parlando soltanto di una fotocamera. Stava cercando di parlare della fotografia.

User Feedback

Recommended Comments

  • Administrator

ChatGPT Image 21 lug 2026, 11_53_56.png

Beyond

I limiti che ho incontrato davvero

Cose che ho sperimentato in oltre un milione e mezzo di scatti

  • Banding sotto illuminazione artificiale (primo posto, senza dubbio).

  • Mirino : oggi è eccellente, ma desideri ancora una risposta tonale più naturale e una percezione ancora più vicina alla visione diretta.

  • Picture Control: non una nuova funzione, ma strumenti ancora più evoluti per chi vuole costruire il proprio linguaggio fotografico direttamente in macchina.

  • Autofocus: non "più intelligente", ma più configurabile secondo l'intenzione del fotografo.

  • Ergonomia software: dopo quattro anni d'uso, il limite dell'accessibilità al menù delle Nikon Z, è andato oltre la piena ed immediata fruibilità. Andrebbe riprogettato

  • sincro-flash : l'uso dell'HSS per scatti in luce solare in esterni è oramai obsoleto e riduce troppo la potenza dei flash, bisogna trovare il modo di poter sincronizzare a tempi di millesimi di secondo

Quello che segue non è un elenco di desideri, né una previsione di ciò che sarà una futura Z9 II. È semplicemente il bilancio di quattro anni trascorsi con la stessa fotocamera in ogni genere di situazione: sport, ritratto, reportage, fotografia naturalistica, lavoro in studio. Quando uno strumento viene usato così a lungo, smette di stupire e diventa quasi un'estensione del fotografo. È allora che emergono i suoi veri limiti, quelli che nessuna prova di laboratorio riesce a raccontare.

Banding sotto illuminazione artificiale

È il limite che metto senza esitazione al primo posto. Oggi fotografiamo sempre più spesso sotto illuminazione LED, nei palazzetti dello sport, nei teatri, nelle sale conferenze, nei concerti e perfino negli ambienti domestici. La Z9 ha introdotto i tempi di posa frazionali come tentativo di adattare la lettura del sensore alla frequenza della sorgente luminosa. È una soluzione intelligente, ma nella mia esperienza non rappresenta una risposta definitiva. Richiede prove, tentativi e verifiche continue e non elimina il problema alla radice. Se dovessi chiedere una sola innovazione a una futura Z9 II, sarebbe una riprogettazione del sistema di lettura del sensore capace di rendere il banding un ricordo del passato.

Un mirino ancora più vicino alla visione naturale

Il mirino elettronico della Z9 rimane probabilmente il migliore che abbia mai utilizzato. Eppure credo che ci sia ancora strada da percorrere. Non mi interessa una risoluzione più elevata o una luminosità maggiore. Mi interessa che la scena appaia ancora più naturale, con una risposta tonale più ricca e una gamma dinamica percepita sempre più vicina a quella dell'occhio umano. Il traguardo non è costruire un mirino elettronico perfetto. È costruire un mirino del quale il fotografo finisca per dimenticarsi completamente.

Picture Control: la fotografia nasce prima del RAW

Negli ultimi anni il mio modo di fotografare è cambiato profondamente. Oggi considero il Picture Control parte integrante del processo creativo e non un semplice profilo colore. Per questo non mi aspetto effetti speciali o nuove simulazioni da aggiungere a un elenco sempre più lungo. Mi piacerebbe invece che Nikon continuasse a sviluppare strumenti sempre più raffinati per permettere al fotografo di costruire il proprio linguaggio direttamente in macchina: curve tonali più sofisticate, controlli cromatici ancora più precisi e una libertà sempre maggiore nel definire l'immagine prima dello scatto. È una direzione che Nikon ha iniziato a percorrere. Sarebbe un errore fermarsi proprio adesso.

Autofocus: più controllo, non più automatismi

Dell'autofocus della Z9 è già stato detto praticamente tutto. La mia richiesta non è che riconosca altri animali, altri veicoli o altri soggetti. Vorrei invece che imparasse a comprendere meglio le intenzioni del fotografo. Più possibilità di configurazione, più priorità personalizzabili, più controllo da parte di chi impugna la macchina. L'intelligenza artificiale è uno strumento straordinario, ma dovrebbe aiutare il fotografo a realizzare la propria fotografia, non decidere quale fotografia sia opportuno fare.

L'ergonomia del software

Dal punto di vista meccanico la Z9 rappresenta probabilmente il punto più alto raggiunto da Nikon. L'interfaccia software, invece, continua a portarsi dietro un'impostazione che si è stratificata negli anni. Funzioni nuove sono state aggiunte senza che l'architettura generale venisse realmente ripensata. Il risultato è un sistema potente ma diventato, in alcuni casi, meno immediato di quanto dovrebbe essere una macchina professionale. Credo sia arrivato il momento di riprogettare completamente il dialogo tra fotografo e fotocamera, semplificando l'accesso alle funzioni senza rinunciare alla profondità delle possibilità offerte.

Oltre l'HSS

Questo è probabilmente il desiderio più ambizioso. L'High Speed Sync è stata una rivoluzione, ma oggi ne conosciamo anche il limite principale: all'aumentare della velocità di sincronizzazione la potenza effettiva del flash diminuisce drasticamente. Per chi fotografa in esterni sotto il sole significa dover ricorrere a generatori sempre più potenti soltanto per compensare una perdita intrinseca del sistema. Mi piacerebbe che Nikon, insieme ai produttori di illuminazione, trovasse una strada completamente nuova. Un sistema capace di sincronizzare il lampo anche a tempi dell'ordine dei millesimi di secondo senza la pesante penalizzazione energetica dell'HSS. Sarebbe una vera rivoluzione, molto più significativa di qualche fotogramma al secondo in più.

Dopo oltre un milione e mezzo di fotografie, questi sono i limiti che continuo a incontrare. Non sono molti, e questo dice già moltissimo sulla qualità del progetto originale. Se una fotocamera, dopo quattro anni di lavoro intenso, ti porta a chiedere soltanto questo, significa che era nata giusta. Il compito della sua erede non sarà reinventarla, ma avere il coraggio di superarne gli ultimi confini.

Giuseppe Paglia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Se solo il mondo andasse molto più lentamente ... se

Hai impiegato 4 anni per definire i limiti di una Z9 che adesso sembra solo quasi perfetta ... e non possiamo certo dire che hai perso tempo perché per realizzare oltre un milione e mezzo di scatti ci vuole il giusto impegno, non basta certo scordarsi il dito sopra il pulsante di scatto a 120 ftg/sec!

Se il mondo andasse più piano, adesso, gli ingegneri Nikon saprebbero dove migliorare la Z9 e invece è solo per una serie contingente di avvenimenti che la Z9II non sia stata ancora lanciata sul mercato e del come sarà non ne sappiamo ancora niente.

Certamente le indicazioni dei loro tester le avranno avute ma in quanti hanno potuto metterla alla frusta come hai fatto tu? Se le indicazioni sono quelle delle video recensioni che abbiamo modo di leggere a due giorni dal lancio per promuovere "senza se e senza ma" (chissà perché) il nuovo prodotto, dubito che vedremo cambiamenti radicali.

Però ... Never say never

stenopeic

Nikonlander
  • Nikonlander

Memore di quanto ho aspettato tra D700 e D800 (la D3x era fuori budget) la Z9 II arriva tra 2 o 3 anni, i difetti che ha altri marchi se li sognano, poi quando la vendi con 5 M di scatti mi fai un buon prezzo ;)

Account

Navigation

Search

Search

Configure browser push notifications

Chrome (Android)
  1. Tap the lock icon next to the address bar.
  2. Tap Permissions → Notifications.
  3. Adjust your preference.
Chrome (Desktop)
  1. Click the padlock icon in the address bar.
  2. Select Site settings.
  3. Find Notifications and adjust your preference.