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Il tutorial della "Ripresa con cambio di messa a fuoco"  lo avete in questa stessa sezione, applicato con la Nikon Z7 da Mauro ed ancora più dettagliato su Nikonland.eu, stessa firma, ben cinque anni fa e con Nikon D800E

Io che ne avrei già potuto disporre su D850, ho aspettato quasi nove mesi, per partorire i primi esperimenti con questa mirrorless Nikon Z6 che a quanto pare mi predispone, così come è stato definito da un lettore di Nikonland, ad un uso scanzonato del mezzo.

Trovate la funzione in Menu' ripresa foto, penultimo rigo di comando 1372830443_101-_D5K276740mm1-1250secaf-40MaxAquilaphoto(C)_.jpg.a3f6d79b9c16c21d999774ba7e225d59.jpg e abilitando la tendina relativa,
si apre una pagina di possibili regolazioni, intuitive e ben assistite dalle informazioni del tasto "?",  1618796664_101-_D5K276840mm1-1000secaf-40MaxAquilaphoto(C)_.jpg.3959616ec93c9cbcc66e27e0ff8129aa.jpg 
alle quali si aggiunge in una seconda pagina, un altro rigo di comando per scegliere se aprire di volta in volta sulla scheda una nuova cartella, dove allocare il set di scatti, per non dover impazzire dopo a riselezionarli al computer.

Notare che, rispetto ai menù delle reflex serie 8xx, sulle Z questa funzione così cara a fotografi di still life, architettura e macro/micro, si arricchisce di un rigo "immagine riassuntiva del peaking", molto suggestiva, in quanto dopo essere stata abilitata, consente (premendo il tasto "i" su una delle foto realizzate nello stack) di visualizzare per qualche secondo, la mappa delle posizioni di fuoco realizzate complessivamente sul soggetto, evidenziate con delle linee bianche su nero,

in una sorta di solarizzazione estrema  1624452504_101-peakMaxAquilaphoto(C)_.jpg.2a4cf4123313a3dda484daba41372e0d.jpg

Dettagli sulla gestione post ripresa ne trovate sui tutorial di Mauro Maratta sopra indicati: il più delle volte di ripresa con variazione di messa a fuoco si parla in relazione a soggetti di piccole dimensioni fotografati a distanze talmente ravvicinate da rendere impossibile anche diaframmando al massimo un obiettivo macro, una pdc adeguata alle esigenze documentative/iconografiche del fotografo. Inoltre diaframmi eccessivamente chiusi inducono problematiche di diffrazione che possono abbassare la definizione dell'obiettivo in uso.

Va da sè che fotografando in esterni sia più semplice utilizzare il diaframma dell'obiettivo per rendere la corretta pdc desiderata, nella maggior parte dei casi almeno.

Può invece capitare di trovarsi a realizzare delle inquadrature particolarmente ravvicinate di un soggetto che necessiti una definizione superiore alle capacità prima dette del diaframma dell'obiettivo.

Oggi mi sono sbizzarrito a cercare i limiti della funzione, utili (a mio parere) quanto un tutorial per evitare di cadere in facili errori durante l'ormai facilissimo utilizzo del focus stacking.

Partiamo dalle fasi iniziali della ripresa e delle impostazioni utilizzabili a menù. Ecco gli ingredienti:

  • soggetto immobile: scusate l'ovvietà, ma ci sono cascato pure io fotografando barche ormeggiate invece che tirate in secco (come ho poi fatto). L'affascinante risultato lo ammirate nell'immagine di copertina di questo articolo: non si tratta di pittura futurista !
  • treppiede: io oggi avevo in borsa un semplicissimo Marsace MT-01 da 400 grammi: staccare la stabilizzazione on camera (ed anche sull'obiettivo, se presente)
  • stabilire un numero di scatti congruo a coprire la dimensione del soggetto: se esagerate in eccesso tanto, il FS si arresterà giungendo ad infinito. Congruo numero in funzione anche della...
  • ...larghezza dell'intervallo (di spazio) di focheggiatura che effettuerà in automatico la Nikon Z: nel secondo rigo di comando del menù si può scegliere tra più o meno estesa
  • intervallo di scatto tra i fotogrammi: se il tempo di otturazione fosse lungo, meglio stabilirne uno di un paio di secondi e scegliere prima tendina elettronica (in altra sezione menu)
  • volete bloccare l'esposizione a quella del primo fotogramma? (se in esterni ovviamente meglio di no...)
  • volete rivedere o meno le linee di maf dello stack a monitor (ininfluente ai fini realizzativi: solo suggestivo)
  • stabilire se vogliate o meno otturatore silenzioso (elettronico): se lavorate con flash, ovviamente no.

Impostata la funzione in pochi secondi, posizionata su treppiede la Z6 e composta l'inquadratura, 102   -fp      Max Aquila photo (C)_.jpg

ricordarsi di eliminare tutto ciò che possa ingenerare ombre e riflessi, visto che siamo in esterni...:supermarameo:: dai Max...quello zainetto non lo vedi che è di troppo???:rotfl:

Si abilita l'avvio della funzione col tasto OK al centro del multiselettore della Z6 e dopo un paio di secondi Lei...comincia a lavorare e fa tutto da sola, scatto dopo scatto: dal

1° scatto000   -_Z6C5545  35 mm  1-8000 sec a f - 2,0  Max Aquila photo (C)_.jpg
(sto utilizzando il Nikon 35mm f/1,8S a tutta apertura...)

061   -_Z6C5608  35 mm  1-8000 sec a f - 2,0  Max Aquila photo (C)_.jpg all'ultimo ad infinito

Esperito a casa al PC il debito passaggio su Photoshop (si consiglia per scopi non di stampa di ridurre le dimensioni dei files, per non trovarsi a far notte) si realizzano i livelli e lo stack dal quale scaturirà l'immagine risultante che potremo poi gestire per ogni tipo di regolazioni accessorie

001   -thebest  35 mm  1-8000 sec a f - 2,0  Max Aquila photo (C)_.jpg
...magari anche per eliminare parte di quelle ombre...😀

 

IDEM... secondo stack di immagini

001   -_Z6C5659  35 mm  1-8000 sec a f - 1,8  Max Aquila photo (C)_.jpg prima

016   -_Z6C5674  35 mm  1-8000 sec a f - 1,8  Max Aquila photo (C)_.jpgultima

Finita:thebest.jpg

Quali sono i problemi più frequenti in esterni?

Certamente quelli legati ad elementi relativi all'esposizione: predisporsi a sovraesporre leggermentein ripresa, come nello stacking precedente non è mai sconsigliabile quanto invece sottoesporre anche di poco: eccessi di contrasto possono di sicuro essere gestiti meno facilmente piuttosto che il contrario, come nell'immagine risultante da altro stack:101   -Senza titolo1  35 mm  1-8000 sec a f - 1,8  Max Aquila photo (C)_.jpg
dove, oltre ai problemi sia pur gestibili di altissime e bassissime luci in contemporanea, abbiamo un problema molto più grave: un gabbiano che aveva deciso di farsi un giretto durante tutta la fase dell'esposizione (27 scatti), certamente facile da eliminare, spuntinando la fotografia...

Più difficile sarebbe in quest'altro stacking eliminare tutte le persone che hanno deciso di fare capolino mentre scattavo:fotografo: :lehoprese:

best.jpg

risultante da ...azioni di disturbo fin dal primo458137076_001-_Z6C542065mm1-60secaf-40MaxAquilaphoto(C)_.thumb.jpg.da3552088967ca75f9c603860e8e157d.jpg

020   -_Z6C5439  65 mm  1-100 sec a f - 4,0  Max Aquila photo (C)_.jpg
fino all'ultimo dei fotogrammi della sequenza...

Beh... si può sempre fingere di averlo fatto apposta...1340896955_101-best65mm1-100secaf-40MaxAquilaphoto(C)_.thumb.jpg.e075368f799edfb1ceab7f5c5aec0a45.jpg
o anche no...! :signorno:

 

Ciò che conta è che il tempo per ripetere la sequenza non è mai un probleme: una volta avviato il procedimento, l'apprendimento è velocissimo e la voglia di sperimentare prende subito anche il fotografo più pigro o restio ad imparare ad utilizzare mezzi divertenti come queste Nikon Z...

2008283587_020-_Z6C541965mm1-125secaf-40MaxAquilaphoto(C)_.thumb.jpg.ee1694bcb4201e103ff7257c66f4de08.jpg
+
1986616466_007-_Z6C540665mm1-80secaf-40MaxAquilaphoto(C)_.thumb.jpg.2c905c15a240c7024516449329acaae1.jpg
=
thebest.thumb.jpg.dde35f3f6a074fa7e74182274df43de8.jpg

 

Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018

 

 

User Feedback

Recommended Comments

  • Administrator

La facilità con cui si fanno queste cose, anche con un treppiedi qualsiasi (e non di quelli milionari in puro fiore di carbonio di cui abbiamo su NL un sacco di fans !) credo sia la cosa da rimarcare.

Tu che ami gli esterni ed hai il cielo a favore dovevi dare l'esempio.

SPERIAMO che si possano trovare anche degli emuli su queste pagine, che ci facciano vedere le loro prove.

Che ne dite ? Avete bisogno di un contest ? Ma no, basta che ci fate vedere cosa combinate su questa pagina, rispondendo a questi commenti :)

E' facile, divertente e non c'è altro modo di farlo se non questo !

  • Administrator
12 minuti fa, Rudolf dice:

La facilità con cui si fanno queste cose, anche con un treppiedi qualsiasi (e non di quelli milionari in puro fiore di carbonio di cui abbiamo su NL un sacco di fans !) credo sia la cosa da rimarcare.

Tu che ami gli esterni ed hai il cielo a favore dovevi dare l'esempio.

...

Beh...grazie al cielo...:P

1872314884_101-_Z6C573424mm1-250secaf-80MaxAquilaphoto(C)_.thumb.jpg.1c2791034d03a2e6c12e50829f7fc845.jpg

 

Silvio Renesto

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Esaurito dalle incombenti sessioni di laurea, e chisure di progetti, confesso di aver dato sporadiche occhiate agli articoli, su Z7 e Z6  ripromettendomi di leggerli in un momento più di pace.... cosa che farò con calma a breve, sperando che poi non mi scatenino istinti da black friday.

Però questo, provvidenzialmente additatomi, l'ho divorato subito,  Interessantissimo. SE comprassi una Z (ne ho gran voglia, lo ammetto, ma altri fattori sedano le scimmie nel mio cervello), potrei orientarmi anche sulla 6 senza perdere una delle funzioni che mi attirano maggiormente e che proverei subito in studio sui miei fossili e in una stagione più confortevole su soggetti da macro all'esterno. Mai più slitte micrometriche affette da sbandamenti laterali che pregiudicano tutto!!

Grazie Max

:)

 

  • Administrator

Continuando il discorso sul Focus Stacking e la Nikon Z6, a distanza di tempo e grazie alla reprise dell'argomento su altre considerazioni (di programmi sw diversi da Photoshop) 

oggi ho provato a riprendere le fila, riservandomi ulteriori experience in questo ambito.

In interni, visto il periodo.

535499082_00426032020-_D5K1525MaxAquilaphoto(C).thumb.JPG.a2d2b857ea21a7c09c2664bc0960d644.JPG

Soggetto: 

la mia coetanea Zenza Bronica C con il suo bellissimo Nikkor 50mm f/3,5 (su questo formato un wide corrispondente ad un 28mm) il primo grandangolo nato per le medioformato di Zenzaburo Yoshino

 

Fotocamera:

Nikon Z6 con 50mm f/1,8S e lente addizionale Nikon 5T  su treppiede Manfrotto 055 + testa Leofoto LH66

 

Illuminazione: 

Faro led Godox SL60W

813506161_00526032020-_D5K1529MaxAquilaphoto(C).thumb.JPG.aa37de9b718d5c2a76dee35cf46b0319.JPG
Modo M, Auto Iso, t/80  f/5,6 (oppure f/4 in uno stack di immagini)

454175181_00626032020-_D5K1530MaxAquilaphoto(C).thumb.JPG.8080eb5de5a564f991495bf9e9d54a20.JPG 
Ripresa con cambio di messa a fuoco (Focus Stacking) con modalità variabili, come vedremo

 

 

  • Administrator

Ricordiamolo ancora (repetita iuvant)

Tale pratica consiste nell'effettuazione in manuale o in automatico di una serie (stack) di file dello stesso soggetto, con la variazione del punto di messa a fuoco progressiva, in modo tale da poterli poi sovrapporre con uno dei tanti sistemi software disponibili sul mercato, al fine di ottenere una elaborazione dell'intera pila di files in una unica immagine del soggetto che possegga tutte le parti desiderate, perfettamente nitide.

Tutto ciò è possibile grazie alla maggiore o minore capacità dei sw in questione, di compensare le inevitabili differenze delle tante immagini in funzione di diversi aspetti, tra i quali la modifica della dimensione dell'oggetto in funzione della variazione di messa a fuoco (minima...ma purtuttavia determinante) e le possibili aberrazioni cromatiche dovute alle interferenze dei punti di luce della sorgente luminosa che, a questo fine, per evitare problemi, è forse meglio sia più omogenea e costante possibile.

Da cui la mia scelta di una sorgente a luce continua, stabilizzata.

 

Ancora a tanti, quando si parla di FS, scappa la fatidica domanda "ma perchè, non ti basta chiudere al massimo il diaframma dell'obiettivo?"

No...non basta per tanti motivi: prima di tutto per la ricerca di un risultato ineccepibile, che è impossibile da raggiungere utilizzando i diaframmi più chiusi di un'ottica, ai quali si manifestano molti difetti fisiologici determinati dalla piccolissima apertura: diffrazione sopra ogni altro difetto e possibilità di generare flares più o meno netti, a seconda di obiettivo e sorgente luminosa.

Inoltre, pur banalizzando, più si chiude il diaframma e più luce necessiterebbe (o corrispondentemente, allungamento del tempo di posa / innalzamento degli ISO)

Ancora... pur chiudendo al massimo il diaframma del mio 50/1,8...che è f/16, non riuscirei a rendere, nitidi tutti i dettagli del soggetto alle brevi distanze di ripresa richieste dal mio set.

Per capirci meglio: ecco la Zenza Bronica fotografata a f/161863436972_002-_Z6H852950mm1-15secaf-16MaxAquilaphoto(C)_.thumb.JPG.23ea7590f8e3500d0db364bf4cecbe58.JPG

e, giusto per capire la selettività del suo diaframma, ecco la stessa immagine a tutta apertura

814056832_001-_Z6H852850mm1-15secaf-18MaxAquilaphoto(C)_.thumb.JPG.6f64cf8fbe82392b9f5035f3314d3165.JPG

(punto di maf sul bordo dx dell'ottica in entrambe le immagini)

  • Administrator

il motivo della reprise dell'argomento, rispetto a quanto già scritto nell'articolo relativo, sta nella precisazioni che volevo aggiungere riguardo i criteri da adottare in relazione alle impostazioni sul menù della Z6 


Ci troviamo di fronte a questa schermata small.jpg.4b2634aaf2ba5eacb269dc5d63325146.jpg

dove al primo rigo ci viene chiesto di impostare il numero degli scatti desiderati.

Questo numero non ci condiziona in assoluto, come già trattato nell'articolo, poichè quand'anche l'obiettivo trovasse il fine corsa prima di arrivare a scattare tutti i files impostati, si interromperebbe automaticamente.
Inoltre, qualora in un secondo momento decidessimo che determinate parti del soggetto non ci interessa che risultino perfettamente nitide, basterebbe eliminarne i files relativi, prima del loro inserimento nel sw di sviluppo scelto.

Andando invece al secondo rigo, larghezza step di maf, questa regolazione ci fa scegliere di quanti mm progredisca la maf tra uno scatto e l'altro: ciò può determinare la piena riuscita del nostro risultato finale, in quanto una progressione troppo stretta, con un numero di scatti troppo esiguo, porterebbe ad un risultato incompleto sull'intera dimensione del soggetto che desideriamo risulti a fuoco.
ristr.PNG.c85b7945fb142be17ea41f297d99117b.PNGLa schermata del menù in oggetto, non è neppure troppo precisa in relazione a questo parametro: forse ce ne vorrebbe una che, in relazione al numero di scatti scelto, ci dica anche per quanti mm si estenda in totale l'operazione di messa a fuoco.
E non basterebbe ancora: vi dimostro perchè.

La migliore immagine risultante dalla ripresa a fuoco variabile è la seguente:   (cliccare per ingrandire)

1897072969_Zenza1964bisMaxAquilaphoto(C).thumb.JPG.dbe57c198f175a5aa2a1527c43214b85.JPG

dove le impostazioni erano di 105 scatti (ma alla fine ne sono stati sufficienti solo 81) con una regolazione di  larghezza step 2

Come visibile, la mia Zenza Bronica risulta interamente nitida, dal bordo dx dell'obiettivo, fino all'estrema parte posteriore del dorso.

 

Precedentemente, avevo realizzato un'altro stack di files, di soli 55 e con larghezza step da 3

608263622_Inkedzenza1964MaxAquilaphoto(C)_LI.thumb.jpg.9eaf208429ff15e06523df6b942c77d0.jpg

In questa pila di files, risulta chiaro come oltre alla insufficiente quantità di files scattati (55 contro gli 81 dell'altro stack) anche la seconda regolazione, di larghezza step 3 è risultata troppo distanziata, tanto da produrre palese calo di nitidezza nella parte sx della flangia dell'ottica, pur essendo arretrata rispetto il bordo opposto, difetto che si trasmette anche alla ghiera dell'otturatore della fotocamera, con i valori numerici chiaramente poco nitidi.

Ritengo quindi di poter consigliare a chi compia i primi passi in questa divertente ed ormai facilissima pratica (un tempo appannaggio di pochi eletti) di non tenersi troppo stretti sul numero totale di files da impilare (anche se ciò comporterà tempi di elaborazione sw più lunghi) e di valutare con attenzione l'intervallo di step, per evitare cattive sorprese come quello qui sopra documentata.

 

 

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