Per molti fotografi la sensibilità ISO è ancora ciò che era ai tempi della pellicola: un numero che misura quanto il sensore diventerà sensibile alla luce. È una definizione semplice, rassicurante e... ormai incompleta.
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Le moderne Nikon Z ci hanno abituati a prestazioni ad alti ISO che, solo dieci anni fa, sarebbero sembrate impensabili. Fotografiamo tranquillamente a 3200, 6400 o persino 12800 ISO senza porci troppe domande. Ci limitiamo a ruotare una ghiera, oppure lasciamo che sia l'Auto ISO a decidere per noi. Ma dentro la fotocamera, in realtà, sta accadendo qualcosa di molto più interessante.
La sensibilità ISO, infatti, non è una scala continua lungo la quale il sensore lavora sempre nello stesso modo. Su molti sensori Nikon esiste un preciso punto in cui l'elettronica cambia modalità di funzionamento. È il momento in cui entra in gioco il secondo stadio di guadagno, quello che negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere come Dual Gain o, con una terminologia meno rigorosa ma ormai diffusa, Dual Base ISO.
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Può sembrare un dettaglio riservato agli ingegneri. In realtà riguarda ogni fotografia che scattiamo.
Immaginiamo una situazione comune. State fotografando un concerto, un matrimonio in interni, una partita di pallavolo oppure un ritratto al tramonto. L'obiettivo è già completamente aperto. Il tempo di posa non può essere allungato senza rischiare il mosso. Rimane una sola variabile: gli ISO.
Il gesto è automatico. Da 400 passiamo a 500, poi a 640, 800, 1000, 1250... come se il sensore rispondesse sempre nello stesso modo. Ma non è così.
In corrispondenza di un determinato valore ISO, diverso da modello a modello, il sensore cambia letteralmente marcia. Fino a quel punto lavora con un primo circuito di amplificazione; oltre quella soglia ne utilizza un altro, progettato per mantenere più pulito il segnale quando la luce diventa davvero scarsa.
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È un concetto che ricorda il cambio automatico di un'automobile. Finché il motore ha coppia sufficiente rimane in una determinata marcia; quando il regime lo richiede, inserisce quella successiva. L'automobilista continua semplicemente ad accelerare, ma il funzionamento meccanico è completamente diverso.
Il sensore delle Nikon Z fa qualcosa di molto simile.
Questa non è una curiosità tecnica. Significa che due fotografie realizzate con valori ISO apparentemente vicini possono essere prodotte da due modalità di funzionamento differenti del sensore. E questo spiega perché, osservando molti file RAW, si scopre che il rumore non aumenta sempre in maniera lineare. Esistono zone della scala ISO in cui il peggioramento è evidente e altre in cui, sorprendentemente, è molto più contenuto di quanto ci si aspetterebbe.
Naturalmente questo non significa che basti raggiungere il punto di cambio del guadagno per ottenere immagini "più pulite". La fisica non concede miracoli: se la luce è poca, rimane poca. Il Dual Gain non crea fotoni che non sono mai arrivati sul sensore. Semplicemente utilizza un percorso elettronico diverso per trattare il segnale raccolto, cercando di preservarne la qualità nel modo più efficiente possibile.
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Riteniamo necessario avere bene in mente questo concetto, per non incappare nell'errore di incrementare la sensibilità a valori che sembrano consoni con la situazione ma senza sfruttare al meglio quello che l'elettronica (non il sensore) può dare.
Quando la scena richiede inevitabilmente un aumento della sensibilità, sapere dove si trova quel punto di transizione ci aiuta a comprendere meglio il comportamento della nostra fotocamera e, soprattutto, a interpretare con maggiore consapevolezza i file che porteremo a casa.
È un cambio di prospettiva sottile, ma importante.
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Per decenni abbiamo considerato gli ISO soltanto come un parametro di esposizione. Oggi, invece, rappresentano anche un parametro di funzionamento del sensore. Quando ruotiamo quella ghiera non stiamo semplicemente rendendo l'immagine più luminosa: stiamo scegliendo il modo in cui l'elettronica elaborerà il segnale raccolto dalla luce.
Ecco perché vale la pena conoscere il comportamento della propria Nikon. Non per inseguire improbabili ricette universali, ma per capire cosa accade davvero quando fotografiamo.
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Del resto, tutta la fotografia digitale moderna va in questa direzione. Abbiamo imparato che il Picture Control non serve soltanto a rendere più gradevole un JPEG, ma influenza il modo in cui osserviamo la scena nel mirino. Abbiamo scoperto che l'autofocus utilizza informazioni che fino a pochi anni fa nessuno prendeva in considerazione. Allo stesso modo, anche gli ISO non sono più soltanto un numero inciso su una ghiera: sono una delle chiavi con cui il sensore decide come trasformare la luce in fotografia.
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Forse è proprio questa la lezione più interessante. Le Nikon di oggi non sono diventate straordinariamente performanti perché i loro sensori "vedono al buio". Sono diventate straordinariamente intelligenti nel modo in cui utilizzano ogni singolo fotone che riesce a raggiungerli.
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Un ultimo appunto sull'uso della funzione Auto Iso
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funziona ma la macchina fa un semplice calcolo e regola la sensibilità in automatico come farebbe col diaframma in Auto (priorità dei diaframmi) o con il Tempo in S (priorità dei tempi)
Ma così come non sa quale sia il miglior diaframma di un dato obiettivo o a che livello intervenga la diffrazione, anche per la sensibilità, non sa che esistono valori migliori di altri.
Sarà bene quindi affidarsi all'AUTO ISO solo in casi in cui non se possa fare a meno, regolando invece il valore più adatto in manuale.
Senza avere paura di andare su di valore.
Sono le foto sottoesposte che evidenziano il rumore digitale, non quelle a più alti ISO.
Non pensare poi di recuperare al computer quello che avresti dovuto fare in ripresa !
Fotocamera | ISO base | Punto di cambio del sensore* | Note |
|---|---|---|---|
Nikon Z5 | 100 | — | Nessun punto di cambio significativo rilevato |
Nikon Z5 II | 100 | ~800 | Dual Gain |
Nikon Z6 | 100 | ~800 | Dual Gain |
Nikon Z6 II | 100 | ~800 | Dual Gain |
Nikon Z6 III | 100 | ~800 | Dual Gain |
Nikon Zf | 100 | ~800 | Dual Gain |
Nikon Z7 | 64 | ~500 | Dual Gain |
Nikon Z7 II | 64 | ~500 | Dual Gain |
Nikon Z8 | 64 | ~500 | Dual Gain |
Nikon Z9 | 64 | ~500 | Dual Gain |
Nikon Z50 | 100 | — | Nessun punto di cambio significativo rilevato |
Nikon Z50 II | 100 | — | idem |
Nikon Z30 | 100 | — | idem |
Nikon Zfc | 100 | — | idem |
Come leggere questa tabella
Il punto di cambio non è un "ISO da usare sempre". È il valore intorno al quale il sensore passa al secondo stadio di guadagno. Se la scena richiede un aumento della sensibilità, è preferibile superare questo valore piuttosto che fermarsi immediatamente al di sotto.
(*) valori ricavati da rilevazioni non ufficiali. Nikon non comunica ufficialmente queste informazioni (ma le da per scontate).
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