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Nikkor Z 24-105mm f/4-7.1 : processo ad un innocente

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Soggetto : Mauro Maratta
Sceneggiatura : Dashiel Hammett e Raymond Chandler
Regia : Billy Wilder
Musiche : Max Steiner
Pellicola : Eastman by Kodak

  • Scena 1, New York.

Aula del Tribunale della Fotografia.

L'imputato entra in silenzio.

Peso: 350 grammi.

Apertura massima: f/4-7.1.

Baionetta in policarbonato.

Prezzo accessibile (in bundle, certo non quello del Nikkor Z 24-70/2.8 S II ...)

Prima ancora che venga chiamato il primo testimone, la sentenza sembra già scritta.

«Colpevole.»

Colpevole di essere una realizzazione economica.

Colpevole di non avere la sigla S.

Colpevole di non aprire a f/2.8.

Colpevole di non essere quello che molti attendevano.

Ma è davvero così?

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User Feedback

Recommended Comments

  • Administrator

Una volta si fotografava, poi si recensiva.

Oggi si legge la scheda tecnica, si apre Photons to Photos o Optical Limits, si guardano due grafici MTF, tre crop al 400% e si emette il verdetto. L'obiettivo arriva nei negozi già "condannato".

Il 24-105 f/4-7.1 è il candidato ideale per raccontare questo fenomeno.

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  • Administrator

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La dittatura della luminosità

Per molto tempo la luminosità di un obiettivo è stata una necessità.

Non un lusso, ma uno strumento indispensabile.

Quando si fotografava su pellicola da 100 ISO, oppure con reflex digitali che già a 800 ISO mostravano rumore evidente, possedere un obiettivo capace di aprire a f/2,8 significava poter continuare a fotografare. Chi disponeva di un f/2 o di un f/1,4 aveva un vantaggio concreto, misurabile, spesso decisivo.

Era un'epoca diversa.

La sensibilità non si poteva cambiare da uno scatto all'altro, gli stabilizzatori semplicemente non esistevano e gli autofocus lavoravano con difficoltà già in condizioni di luce moderata. La luminosità era davvero una risorsa tecnica.

Oggi, però, il mondo è cambiato.

Le Nikon Z lavorano con naturalezza a 3200 o 6400 ISO. Lo stabilizzatore sul sensore permette tempi di sicurezza impensabili fino a pochi anni fa. Gli algoritmi di autofocus continuano a riconoscere un volto o un occhio in condizioni nelle quali una reflex avrebbe semplicemente rinunciato.

Eppure il nostro modo di giudicare un obiettivo è rimasto fermo.

È nato una specie di riflesso condizionato.

f/2,8 significa "professionale".
f/4 significa "accettabile".
f/6,3 significa "economico".
f/7,1 significa "inaccettabile".

Nessuno si domanda più se quell'apertura sia realmente un limite nella fotografia che intende fare. È sufficiente leggere il numero inciso sulla ghiera per formulare un giudizio.

È un curioso paradosso.

Mai come oggi le fotocamere hanno ridotto l'importanza della luminosità massima e mai come oggi una parte degli appassionati sembra attribuirle un valore quasi assoluto.

Naturalmente questo non significa che un 70-200 mm f/2,8 sia diventato inutile. Sarebbe una sciocchezza affermarlo.

Chi fotografa eventi sportivi indoor, concerti, teatro, matrimoni in chiesa o desidera il massimo controllo sulla profondità di campo continua ad avere ottime ragioni per investire in un'ottica molto luminosa.

Il punto è un altro.

Il punto è che quelle esigenze sono diventate l'eccezione, mentre il giudizio viene esteso a qualsiasi obiettivo, indipendentemente dalla sua destinazione d'uso.

È come criticare una city car perché non raggiunge i 300 km/h.

Per il fotografo che viaggia, cammina in montagna, visita una città, documenta una vacanza o fotografa la propria famiglia, un obiettivo leggero da 350 grammi può essere infinitamente più utile di uno zoom professionale che pesa il triplo.

E spesso produrrà immagini indistinguibili.

Perché la qualità di una fotografia non dipende soltanto dal numero scritto accanto al diaframma.

Dipende dalla luce.
Dal soggetto.
Dal momento.
Dalla composizione.
Dalla capacità del fotografo di essere presente quando quell'immagine accade.

Se il peso e l'ingombro di uno zoom professionale ci convincono a lasciarlo in albergo, allora quel luminosissimo f/2,8 vale esattamente zero.

Un obiettivo che è rimasto nello zaino non ha mai fotografato nulla.
Forse è arrivato il momento di liberarsi da quella che potremmo definire la dittatura della luminosità.
Non per negare il valore degli obiettivi più aperti, che rimangono strumenti magnifici quando servono davvero.
Ma per ricordare una verità molto più semplice.

Un obiettivo dovrebbe essere giudicato per ciò che permette di fotografare.

Non per il numero inciso sul barilotto.

  • Administrator

Scatto in luce disponibile, a mano libera

image.png

ingrandimento al 100% da Lightroom Classic.
Nessun editing.

Un 24-70/2.8 non avrebbe potuto farla, perché la lastrina è piccola.
E poi la sua luminosità non avrebbe portato alcun vantaggio, avendo chiuso ad f/11 il diaframma per avere una buona profondità di campo.
Certo, il 105/2.8 micro sarebbe stato meglio. Ma ... questo avevo sotto mano !
Uno zoom trans-standard mediamente luminoso secondo gli standard del 2026.

Perché queste luminosità le ha già "sdoganate" il Nikkor Z 28-400/4-8 con cui ci faccio anche la birra (automobilismo con la Z9, modelle in luce solare, paesaggio, etc.).

  • Administrator

Focale

Apertura massima

24 mm

f/4

35 mm

f/4

50 mm

f/5

70 mm

f/6

85 mm

f/6.3

105 mm

f/7.1

La cosa che salta subito all'occhio è che:

  • rimane f/4 fino a 35 mm, quindi per tutta la fascia grandangolare e "reportage";

  • passa a f/5 a 50 mm, dove molti iniziano già a chiudere il diaframma per avere più profondità di campo;

  • arriva a f/6 solo a 70 mm;

  • f/6.3 compare soltanto a 85 mm;

  • il famigerato f/7.1 esiste solo negli ultimi 20 mm di escursione.

Questa semplice osservazione smonta già una parte del pregiudizio.

Molti parlano del "24-105 f/7.1", quando in realtà sarebbe più corretto descriverlo come:

24-35 mm → f/4
50 mm → f/5
70 mm → f/6
85 mm → f/6.3
105 mm → f/7.1

Il tanto criticato f/7.1 compare solo all'estremità del teleobiettivo. Per oltre i due terzi della sua escursione lo zoom lavora tra f/4 e f/6.

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  • Administrator

ChatGPT Image 20 lug 2026, 08_03_57.png

Scena III – Il fascicolo dell'accusa

Il cancelliere entrò nell'aula con un fascicolo sorprendentemente voluminoso. Lo depose sul banco del Pubblico Ministero con la cautela riservata agli oggetti importanti, quasi il suo peso non fosse dovuto alla carta ma al numero delle convinzioni che racchiudeva. Il Presidente del Tribunale lo osservò per qualche istante senza aprirlo; poi fece un cenno con la mano.

«Acquisiamolo agli atti.»

Le pagine scorrevano lentamente, una dopo l'altra. Non contenevano fotografie, né misurazioni, né confronti eseguiti in condizioni controllate. Erano invece piene di giudizi, impressioni, sentenze formulate con sorprendente sicurezza. Alcune provenivano da recensioni pubblicate sui siti specializzati, altre dai forum, altre ancora da video che avevano raccolto migliaia di visualizzazioni. Provenivano da luoghi diversi ma, leggendo con attenzione, davano una sensazione curiosa: sembravano tutte raccontare la stessa storia.

Le accuse, in fondo, erano sempre le medesime.

Troppo buio.

Troppa plastica.

Un obiettivo da kit.

Indegno del marchio Nikkor.

Meglio spendere qualcosa di più e comprare il 24-120 S.

Perfino l'ordine con cui venivano esposte appariva quasi immutabile, come se gli autori avessero seguito inconsapevolmente lo stesso copione. Cambiavano le parole, talvolta il tono, ma il risultato finale era invariabile. Dopo poche pagine il lettore aveva l'impressione di leggere non decine di opinioni indipendenti, ma la continua riscrittura dello stesso testo.

È un fenomeno ben noto. Le idee, soprattutto in rete, tendono a propagarsi con una velocità straordinaria e, ripetizione dopo ripetizione, finiscono per trasformarsi in verità condivise. Non perché qualcuno abbia dimostrato che siano corrette, ma semplicemente perché sono state ascoltate così tante volte da non sembrare più discutibili.

Il Pubblico Ministero non aveva alcun motivo di dubitare delle proprie conclusioni. Davanti a un fascicolo tanto voluminoso, chiunque avrebbe pensato che la colpevolezza dell'imputato fosse ormai dimostrata. Dopotutto, se centinaia di persone sostengono la stessa cosa, dev'esserci necessariamente un fondo di verità.

O forse no.

Un tribunale, almeno un tribunale degno di questo nome, non misura il peso delle prove contando quante persone le ripetono. La storia della giustizia è piena di convinzioni largamente condivise che, una volta esaminate con rigore, si sono rivelate semplicemente errate. La popolarità di un'affermazione può renderla persuasiva, ma non basta a trasformarla in un fatto.

Ed è proprio in questo momento che il processo cambia natura.

Fino ad ora non abbiamo visto una sola fotografia realizzata con il Nikkor Z 24-105 mm. Non abbiamo misurato la sua luminosità reale alle diverse focali, non abbiamo osservato il comportamento dell'autofocus, non abbiamo verificato la nitidezza, la resa del controluce o l'efficacia della stabilizzazione. Abbiamo soltanto letto ciò che altri hanno scritto.

Il fascicolo dell'accusa è ormai sul tavolo.

È corposo.

È ben organizzato.

Ed è, almeno in apparenza, convincente.

Resta però una domanda, la sola che in quest'aula abbia davvero importanza.

Quante delle accuse contenute in queste pagine nascono da un'esperienza diretta e quante, invece, sono semplicemente passate di recensione in recensione fino a diventare luoghi comuni?

Il Presidente richiuse lentamente il fascicolo. Lo spinse verso il centro del banco, incrociò le mani e, dopo qualche secondo di silenzio, pronunciò le parole che ogni imputato attende di sentire.

«Bene.»

«Adesso, finalmente, esaminiamo le prove.»

  • Administrator

Capitolo IV - I testimoni dell'accusa

L'udienza riprese dopo una breve sospensione. Il fascicolo dell'accusa era ancora aperto sul banco del Pubblico Ministero, le sue centinaia di pagine disposte in un ordine quasi perfetto, come se il semplice peso della carta fosse sufficiente a dimostrare la fondatezza delle accuse. Per qualche istante nell'aula non si udì alcun rumore, poi il Presidente rivolse lo sguardo verso il rappresentante dell'accusa.

«Può chiamare i suoi testimoni.»

Il primo uomo raggiunse lentamente il banco. Aveva l'aria sicura di chi non dubita delle proprie convinzioni. Prestò giuramento e si accomodò senza esitazione. Il Pubblico Ministero gli rivolse poche domande, tutte apparentemente favorevoli alla propria tesi. Il Nikkor Z 24-105 mm era davvero troppo buio? Non era forse un obiettivo progettato al risparmio? Non avrebbe fatto meglio Nikon a realizzare un altro 24-120 mm?

Le risposte arrivavano rapide, quasi automatiche.

Il Presidente lasciò che l'interrogatorio terminasse, poi intervenne con una sola domanda.

«Lei ha utilizzato personalmente questo obiettivo?»

Il testimone esitò appena.

«No, Signor Presidente.»

Seguì un breve silenzio.

Entrò il secondo testimone.

Anche lui sembrava perfettamente convinto delle proprie affermazioni. Parlò di costruzione economica, di apertura insufficiente, di un progetto che, a suo giudizio, non meritava particolare attenzione.

Quando ebbe finito, il Presidente ripeté la stessa domanda.

«Ha mai realizzato una serie completa di fotografie con questo obiettivo?»

«No.»

Il terzo testimone raccontò di aver visto confronti sul web. Il quarto citò alcune recensioni particolarmente severe. Il quinto ricordava un video molto convincente pubblicato pochi giorni dopo l'annuncio ufficiale. Tutti parlavano con sicurezza, tutti sembravano sinceramente persuasi di ciò che dicevano e nessuno, neppure per un istante, dava l'impressione di voler ingannare il Tribunale.

Eppure, ascoltandoli uno dopo l'altro, emergeva un dettaglio curioso.

Le loro esperienze non coincidevano.

Coincidevano, invece, le fonti.

Quasi tutti facevano riferimento alle stesse recensioni, agli stessi filmati, alle stesse discussioni nate nei primi giorni dopo la presentazione dell'obiettivo. Era come osservare il corso di un fiume risalendo lentamente verso la sorgente: decine di rivoli differenti finivano per confluire nello stesso punto.

Il Presidente prese qualche appunto, poi richiuse il taccuino.

«Il Tribunale non mette in dubbio la buona fede dei testimoni» disse con voce calma. «Ma prende atto che, fino a questo momento, nessuno di essi ha riferito un'esperienza diretta e documentata. Tutte le testimonianze ascoltate derivano, direttamente o indirettamente, da valutazioni formulate da altri.»

Nell'aula tornò il silenzio.

Era un silenzio diverso da quello dei minuti precedenti. Non esprimeva imbarazzo né sorpresa. Era il silenzio che accompagna ogni processo quando, improvvisamente, ci si rende conto che una convinzione largamente condivisa potrebbe non coincidere con la realtà dei fatti.

Il Presidente rimase immobile per qualche secondo, quindi rivolse lo sguardo verso l'ingresso dell'aula.

«Il Tribunale dispone l'acquisizione del reperto.»

La porta si aprì lentamente.

L'inserviente comparve sulla soglia portando tra le mani una semplice busta trasparente destinata ai corpi di reato. Sul cartellino, compilato con una calligrafia ordinata, si leggeva una sola annotazione.

Reperto n. 1

All'interno della busta, finalmente, compariva per la prima volta il protagonista di quel lungo procedimento.

Non un'idea.

Non una scheda tecnica.

Non una recensione.

Semplicemente un Nikkor Z 24-105 mm.

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Il Presidente osservò l'obiettivo per qualche istante senza dire una parola.

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Poi fece un leggero cenno al cancelliere, che lo depositò con cura sul banco delle prove.

Il processo, fino a quel momento, aveva giudicato un nome.

Da quell'istante avrebbe dovuto giudicare un oggetto reale.

E tra le due cose, come ogni buon tribunale sa, esiste una differenza sostanziale.

  • Administrator

Intanto i consulenti del collegio di difesa stanno esaminando un altro esemplare dell'obiettivo sotto processo.

Su Nikonland siamo abituati a non parlare per astratto, tranne quando non sia utile o manchino materialmente gli oggetti di cui discorriamo.
Ad esempio la Z9 II o la Z90 che per quanto ne sappiamo, sono ancora "vaporware".

In questo caso, a mesi di distanza dalla presentazione del nuovo 24-105/4-7.1, a tutt'oggi l'unica novità reale di Nikon per il 2026 ..., lo abbiamo per le mani e lo stiamo usando.

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rimarchiamo che il paraluce è opzionale e va acquistato a parte.

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non è una scelta felice, secondo noi, in quanto passi per un normale, dove tutto questo bisogno del paraluce non c'è, ma in uno zoom a lunga escursione è necessario.
E' vero, Nikon ha spesso anche nei decenni passati offerto il paraluce era a parte. In metallo, bello solido, non sempre necessario se non per proteggere la lente anteriore.
Ma qui darlo in opzione significa solo spronare i neofiti a non usarlo. Come vediamo spesso fare ... deprecando la scelta.

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una cosa che raramente viene rimarcata è invece sorprendente.

Si giurerebbe che "un obiettivo economico, buio, con la baionetta di plastica", sia prodotto off-shore da Tamron, magari in Vietnam.

E invece il brutto anatroccolo esce dalla fabbrica principale di Nikon, in Thailandia.

  • Administrator

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Nikon Zr, 24-105@66mm, f/6, 1/500'', ISO 6400, Fujifilm PRO 400H

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Nikon Zr, 24-105@66mm, f/6, 1/500'', ISO 6400, Fujifilm PRO 400H

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Nikon Zr, 24-105@6105mm, f/7.1, 1/500'', ISO 800, Fujifilm PRO 400H

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Nikon Zr, 24-105@50mm, f/5, 1/500'', ISO 800, Fujifilm PRO 400H


no editing

  • Administrator

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Nikon Zr, Nikkor Z 24-105/4-7.1@69mm, 12800 ISO, 1/200'', f/6.3

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@105mm, f/8, 1/160'', sempre 12800 ISO

  • Administrator

Nikkor Z 24-105/4-7.1 VS Nikkor Z 24-120/4 S

Caratteristica

NIKKOR Z 24-105mm f/4-7.1

NIKKOR Z 24-120mm f/4 S

Presentazione

7 gennaio 2026

28 ottobre 2021

Prezzo di listino Italia

599 €

1.299 € (listino di lancio Nital)

Escursione focale

24-105 mm

24-120 mm

Apertura

variabile f/4-7.1

costante f/4

Serie

Standard

S-Line

Peso

350 g

630 g

Rapporto di riproduzione

0,5×

0,39×

Destinazione

viaggio, quotidiano, kit evoluto

uso professionale e universale

Differenza di prezzo al lancio

—

+700 €

Il vero confronto non è tra due obiettivi, ma tra due filosofie progettuali.

Il 24-120 f/4 S nasce con un obiettivo preciso: offrire il massimo delle prestazioni ottiche senza compromessi, accettando peso, dimensioni e costo superiori.

Il 24-105 f/4-7.1 nasce con un obiettivo altrettanto preciso, ma opposto: offrire la maggiore versatilità possibile con 350 grammi, un rapporto macro di 0,5× e un prezzo inferiore di circa il 54% rispetto al 24-120 S. Non è il "24-120 economico"; è un progetto diverso, costruito intorno a priorità differenti.

Ed è qui che, secondo me, il processo cambia davvero direzione.

Perché il Pubblico Ministero continua a confrontare l'imputato con un obiettivo che appartiene a un'altra categoria, quasi fosse logico pretendere che una berlina compatta venga giudicata con gli stessi criteri di una gran turismo. È un confronto interessante, utile e inevitabile, ma non può diventare il metro con cui stabilire se il 24-105 sia un buon obiettivo oppure no.
E' il 24-120/4 S che è un obiettivo eccezionale.

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  • Administrator

Un salone con parete dipinta. Un pezzo di pavimento in laminato.
Una finestra. Una poltrona. Un letto bianco. Una modella.
Di rinforzo un LED ad 600 watt Godox ... puntato sul soffitto.

Nikon Zr e Nikkor Z 24-1205/4-7.1, a tutte le focali necessarie, senza badare alla sensibilità necessaria ad ottenere la giusta esposizione.
Pellicola Fujifilm PRO 400H e Fujifilm Eterna 250D.
Nessun editing.

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così che si veda che pure a 3200 ISO ci sono tutti i dettagli, anche quelli che andrebbero eliminati in fotoritocco ...

  • Administrator

Arringa finale della Difesa

Signor Presidente, Signori della Giuria,

quando questo processo è iniziato, l'imputato sembrava già condannato.

Lo era ancora prima di entrare in quest'aula.

Fuori da queste mura c'era già chi lo aveva definito troppo buio, troppo economico, troppo leggero, troppo poco prestigioso. C'era già chi lo riteneva indegno di portare il nome Nikkor. E, come spesso accade, quelle affermazioni venivano ripetute con tale sicurezza da sembrare fatti acquisiti, non semplici opinioni.

È comprensibile.

Succede ogni giorno.

Le idee, quando vengono ripetute abbastanza a lungo, finiscono per assumere l'aspetto della verità.

Ma questa non è la piazza.

Questa è un'aula di tribunale.

E qui le convinzioni non bastano.

Servono le prove.

Per questo abbiamo ascoltato i testimoni.

Abbiamo esaminato i grafici.

Abbiamo confrontato gli MTF.

Abbiamo verificato le aperture reali lungo tutta l'escursione focale.

Abbiamo fotografato negli interni, quando la luce era poca e il verdetto sembrava già scritto.

Abbiamo lavorato a sensibilità che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate impensabili.

Abbiamo messo quest'obiettivo nelle condizioni peggiori, proprio quelle nelle quali, secondo l'Accusa, avrebbe dovuto fallire.

Non gli abbiamo chiesto indulgenza.

Gli abbiamo chiesto soltanto di fare il proprio lavoro.

E lui lo ha fatto.

L'Accusa ci ha ricordato che esistono obiettivi migliori.

È vero.

Esistono.

Ci ha ricordato che il Nikkor Z 24-120 mm f/4 S è più luminoso, più raffinato, più costoso.

È vero.

Nessuno lo ha mai negato.

Ci ha ricordato che questo obiettivo è costruito in gran parte con materiali plastici.

È vero.

Ci ha ricordato che viene spesso venduto in kit.

È vero.

Ci ha ricordato che non appartiene alla prestigiosa serie S.

Anche questo è vero.

Ma, Signori della Giuria, nessuna di queste affermazioni costituisce una prova.

Sono caratteristiche.

Non sono reati.

Perché il compito affidato a questa Corte non era stabilire se esistessero obiettivi migliori.

Non era decidere quale fosse il più prestigioso.

Non era nemmeno stabilire quale fosse il più costoso.

La domanda era un'altra.

Molto più semplice.

Questo obiettivo impedisce di fare buona fotografia?

Abbiamo visto le fotografie.

Le avete osservate con attenzione.

Alcune sono state realizzate a 6400 ISO.

Altre a 12800.

Abbiamo camminato insieme.

Siamo entrati nelle stanze dove la luce era poca.

Abbiamo percorso strade.

Abbiamo raccontato persone.

Abbiamo fotografato.

E, alla fine di questo lungo percorso, permettetemi un'ultima prova.

Non è un grafico.

Non è una tabella.

Non è nemmeno un obiettivo.

È questo.

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Queste scarpe hanno camminato per chilometri.

Hanno attraversato città.

Sono entrate in case.

Hanno aspettato la luce giusta.

Sono tornate a casa sporche di polvere.

In tutto questo tempo, il Nikkor Z 24-105 mm è rimasto sempre montato sulla fotocamera.

Non è mai stato necessario fermarsi.

Non è mai stato necessario cambiare obiettivo.

Non è mai stato necessario rinunciare a una fotografia.

Le immagini che avete visto oggi esistono perché quell'obiettivo era lì.

Non perché fosse il migliore.

Ma perché era presente.

E un obiettivo presente vale infinitamente di più di un obiettivo perfetto rimasto nello zaino.

Signori della Giuria...

durante queste settimane abbiamo creduto di processare un obiettivo.

Abbiamo discusso del suo diaframma.

Del suo peso.

Del suo prezzo.

Del materiale con cui è costruito.

Ci siamo convinti che l'imputato fosse seduto a questo banco.

Ma, arrivati fin qui, credo che dobbiamo avere il coraggio di riconoscere una cosa.

Abbiamo commesso un errore.

L'imputato...

...non è mai stato presente in quest'aula.

Perché non è un obiettivo.

Non è una lente.

Non è una scheda tecnica.

È qualcosa di molto più difficile da riconoscere.

È l'abitudine di giudicare prima di vedere.

È la convinzione che il prezzo coincida con il valore.

È l'idea che una fotografia possa essere prevista leggendo una scheda tecnica.

È la tendenza, sempre più diffusa, a osservare gli strumenti invece delle immagini che producono.

Quel vero imputato ha un nome.

Si chiama Pregiudizio.

Ed è lui che oggi dovrebbe rispondere davanti a questa Corte.

Per questo, Signor Presidente, non vi chiedo di dichiarare che il Nikkor Z 24-105 mm sia il miglior obiettivo che Nikon abbia mai costruito.

Sarebbe falso.

Non vi chiedo nemmeno di preferirlo al 24-120 mm f/4 S.

Sarebbe un altro processo.

Vi chiedo soltanto una cosa.

Giudicatelo per le fotografie che avete visto.

Non per quelle che avete immaginato.

Perché la fotografia, da quando è stata inventata, non è mai stata scritta sulle specifiche di un catalogo.

È sempre stata scritta nella luce.

E quella luce, oggi, questo obiettivo l'ha saputa raccogliere.

Ho concluso, Signor Presidente.

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  • Administrator

ChatGPT Image 29 lug 2026, 12_31_04.png

Uscendo dal Palazzo di Giustizia, con il verdetto di non colpevolezza "perché il reato non sussiste" appena emesso, l'avvocato della difesa prima di avviarsi al suo solito bar per bersi una birra con uno shot di gin, si ferma a parlare con i giornalisti.

Si, è un obiettivo economico.
Si ha la baionetta in plastica.
Si non è eccezionale come il 24-120/4 ma nessun altro zoom lo è (nemmeno il 24-70/2.8 II, per certi versi).
Si non ha prestazioni da primato.
Si, la gente si aspettava altro, di completamente diverso.
Considerando che è l'unica novità vera lanciata da Nikon nel 2026.

Ma queste non sono colpe sue, nessuno può dimostrare che siano da imputare al mio cliente.

Di fondo nessuno può coscientemente affermare che non si possono realizzare foto di tutti i giorni con questo obiettivo.
E noi lo abbiamo impiegato in ogni occasione. Anche di quelle sfidanti dove il nostro perito in genere usa super-obiettivi fissi f/1.4 o f/1.2, veri capolavori di ottica.

Ebbene, le foto sono venute lo stesso. Insomma, non c'è motivo che vi trattenga dal fare buon uso anche da questo zoom.

Come da qualsiasi altro obiettivo Nikon Z.

Purché voi abbiate ben chiaro quale sia il vostro, di obiettivo.
Fare foto oppure confrontare i dati di targa ?

ChatGPT Image 29 lug 2026, 12_35_26.png

  • Administrator

Colpevole di fare foto ineccepibili ?

ZRH_3485.jpg

ZRH_3483.jpg

Nikkor Z 24-105/4-7.1@79mm, f/8, 1/600'' e @84mm, 800 ISO, flash di rimbalzo Godox iT32N.

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