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ecco qua la coppia peggio assortita del mercato. La inossidabile Nikon Z9 (il mio esemplare #2) e il pessimo - a sentire i detrattori - Nikkor Z 24-105mm f/4-7.1
Che ci azzeccano questi due insieme ?
Agosto 2026. Ho in programma uno shooting alle cascate di Novalesa, in Val di Susa, con due modelle d’occasione. Voglio muovermi leggero: bermuda, scarpe antinfortunistiche e una piccola Lowepro a tracolla da cinquanta euro, con due soli scomparti.
La fotocamera è la Nikon Z9, quella che uso nelle situazioni nelle quali non voglio avere sorprese. Come obiettivo ho previsto il nuovissimo Nikkor Z 70-200mm f/2.8 VR II: professionale, relativamente leggero e costruito per sopportare anche un impiego intenso sotto l’acqua.
Prima di uscire, però, vedo il 24-105mm f/4-7.1. L’orrido, buio scugnizzo di plastica da trecento grammi. Mi dico che nella borsa ci sta, che nella peggiore delle ipotesi non lo userò e che comunque non mi sarà pesato. Così lo porto con me.
Arrivato a Novalesa monto proprio quello. Prima dell’arrivo delle modelle faccio un giro verso l’abbazia e qualche fotografia casuale, con l’enorme Z9 dietro al piccolo zoom. La combinazione può sembrare sproporzionata, ma nell’uso non ha nulla di strano: la fotocamera garantisce la consueta sicurezza, mentre il 24-105mm permette di passare rapidamente da un’inquadratura all’altra senza cambiare ottica.
Quando arrivano le modelle, quindi, è ancora montato sulla Z9.
Mi immergo nel torrente fino alle ginocchia. Nell’aria ci saranno al massimo 18 gradi e l’acqua, che scende dalla montagna compiendo tre salti prima di arrivare in piano, è decisamente più fredda. Imposto la fotocamera come faccio abitualmente: esposizione manuale, f/8, ISO 100, tempi rapidissimi, autofocus automatico con riconoscimento del soggetto e Picture Control Nikonland Kodachrome 64.
Comincio a fotografare. Faccio migliaia di scatti e anche qualche videoclip. Le modelle si spostano nell’acqua e sotto la cascata; io cambio posizione, altezza e distanza seguendo la scena. Come mi accade normalmente durante uno shooting, sono concentrato su ciò che vedo nel mirino e presto poca attenzione a quello che ho intorno. In questo caso, soprattutto, a ciò che si trova sotto i miei piedi.
A un certo punto un piede va in fallo. Perdo l’equilibrio e la mano destra, insieme alla Z9 e al 24-105mm, finisce nell’acqua. La cosa dura pochi secondi, soltanto il tempo necessario per raddrizzarmi e riportare la fotocamera fuori dal torrente.
Non ci bado molto. La Z9 continua a funzionare normalmente e io continuo a fotografare. Nessun messaggio di errore, nessuna esitazione, nessuna conseguenza immediatamente visibile.
Più tardi monto il 70-200mm f/2.8 e proseguo con quello. Quando cambia la modella decido di tornare al 24-105mm e solo allora mi accorgo che è ancora bagnato fradicio. Lo monto sulla Z9 e provo ad accendere: la fotocamera non fa una piega, ma l’obiettivo ha autofocus e diaframma bloccati.
Lo smonto, lo asciugo per quanto possibile, lo rimonto e provo ancora. Niente. Il 24-105mm non risponde.
Maledico un po’ Nikon. In fondo l’immersione è durata soltanto pochi secondi, il tempo di recuperare l’equilibrio. Ma non c’è altro da fare: rimetto l’obiettivo nella borsa, torno al 70-200mm e completo regolarmente lo shooting.
A casa lascio asciugare il 24-105mm e aspetto il giorno seguente. Lo monto sulla Nikon Zr, ma autofocus e diaframma restano bloccati. Riprovo il giorno dopo e il risultato non cambia. A quel punto considero l’obiettivo guasto e lo lascio semplicemente asciugare all’aria.
Passa una settimana. Lo monto nuovamente su una fotocamera, più per scrupolo che per reale fiducia, e questa volta tutto riprende a funzionare. Il diaframma si muove, l’autofocus mette a fuoco e la comunicazione con il corpo macchina è regolare. Non noto rumori, esitazioni o altri comportamenti anomali.
L’ho appena usato per fotografare una nuova luce Godox arrivata in redazione. Fresco come una rosa.
Naturalmente questa esperienza non dimostra che il Nikkor Z 24-105mm f/4-7.1 sia impermeabile e non intende sostituire una prova tecnica. Non so quanta acqua sia entrata, dove sia arrivata e quale contatto o componente abbia impedito temporaneamente il funzionamento di autofocus e diaframma. Non posso nemmeno escludere che l’umidità lasci conseguenze nel tempo.
Posso soltanto riferire ciò che è successo: l’obiettivo è finito nel torrente insieme alla Z9, ha continuato inizialmente a funzionare, si è poi bloccato ed è rimasto inutilizzabile per diversi giorni. Dopo una settimana di asciugatura naturale è tornato completamente operativo.
La Z9, invece, non ha mai mostrato il minimo problema.
Il 24-105mm non è un obiettivo professionale e non ha la costruzione, la luminosità o le ambizioni del nuovo 70-200mm f/2.8 VR II. È piccolo, leggero, economico e apparentemente poco adatto a una giornata come quella di Novalesa. Eppure è stato l’obiettivo con cui ho realizzato gran parte dello shooting, lavorando immerso nell’acqua gelata con la Z9.
Poi è caduto nel torrente, si è fermato e, dopo essersi asciugato con molta calma, ha deciso di ripartire.
L’orrido, buio scugnizzo di plastica da trecento grammi, almeno questa volta, non ha voluto annegare.
Un incidente, non una prova di impermeabilità
Non consiglio naturalmente di ripetere l’esperienza. Il fatto che questo esemplare sia tornato a funzionare non garantisce che un altro obiettivo sopravviva alla stessa immersione né esclude possibili danni successivi provocati dall’umidità. La prudenza resta l’unica procedura sensata. Questa è soltanto la cronaca di ciò che è accaduto a me e che in fondo dimostra come Nikon progetti le cose anche fuori specifica.
Non ripeterei l'esperienza ma di certo la fiducia nel mio marchio si è rinnovata.
70-200/2.8@200mm, f/2.8, profilo Kodak Portra 400NC
Avrei potuto fare tutto con uno solo dei due?
Le fotografie realizzate con il 24-105mm e con il 70-200mm f/2.8 sono confrontabili perché appartengono allo stesso shooting: stesse modelle, stessa luce, stessa acqua e, sostanzialmente, le stesse posizioni di ripresa. In quella situazione avrei potuto portare a termine l’intero lavoro con uno qualunque dei due zoom, ma non avrei ottenuto le stesse fotografie.
Il 24-105mm mi ha permesso di lavorare più vicino, includere la cascata e passare rapidamente dalla figura ambientata al ritratto. Il 70-200mm ha richiesto maggiore distanza, isolando di più la modella e comprimendo i piani, con il vantaggio della luminosità costante f/2.8.
Non si tratta quindi di stabilire quale dei due sia migliore. Entrambi erano sufficienti per lo shooting, ma ciascuno ha interpretato la scena con il proprio linguaggio. Il confronto più interessante sarà proprio nelle fotografie: non tanto qualità contro qualità, quanto due modi diversi di raccontare la stessa situazione.
24-105@93mm
70-200/2.8@165mm
70-200/2.8@200mm
24-105@55mm
70-200/2.8@f/2.8
24-105@f/8
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