
Uno zoom leggero, una macchina accessibile e un sistema che Nikon sembra mostrarci un pezzo alla volta.
Con l’arrivo della Z5IIC, il Nikkor Z 24-105/4-7.1 trova la sua spiegazione più convincente. La mia lettura è che sia stato progettato proprio in vista di questa macchina e della famiglia di prodotti che rappresenta. Uno zoom da 350 grammi, con un’escursione adatta alla fotografia quotidiana e una luminosità sacrificata alla leggerezza: caratteristiche che acquistano coerenza accanto a una pieno formato pensata per un uso semplice, attraverso il monitor, senza l’obbligo di costruirsi un corredo impegnativo. Il kit con la Z5IIC è già previsto da Nikon.
Alla sua presentazione, quel f/7.1 aveva finito per oscurare il resto. Ma giudicare questo obiettivo soltanto dalla luminosità significa perdere di vista il progetto. Chi acquista una macchina per viaggiare, fotografare la famiglia o passeggiare in città può trovare più utile arrivare a 105 mm con poco peso che disporre di un’apertura costante. E chi possiede già ottiche importanti può desiderare esattamente la stessa cosa quando esce leggero.
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Ultimamente il mio Nikkor Z 24-105/4-7.1 sta permanentemente sulla mia Nikon Z8 per le foto di repertorio. Prossimamente saranno i protagonisti dello sviluppo di Nikonland Focus Studio
Il confronto con gli altri due zoom standard chiarisce le rispettive priorità.
Caratteristica | Z 24-50/4-6.3 | Z 24-105/4-7.1 | Z 24-70/4 S |
|---|---|---|---|
Escursione focale | 24–50 mm | 24–105 mm | 24–70 mm |
Rapporto zoom | 2,1× | 4,4× | 2,9× |
Apertura massima | f/4–6.3 | f/4–7.1 | f/4 costante |
Peso | 195 g | 350 g | 500 g |
Dimensioni, Ø × lunghezza* | 73,5 × 51 mm | 73,5 × 106,5 mm | 77,5 × 88,5 mm |
Distanza minima di messa a fuoco** | 0,35 m | 0,20 m a 24 mm; 0,28 m a 105 mm | 0,30 m |
Rapporto massimo di riproduzione | 0,17× a 50 mm | 0,50× fra 70 e 105 mm | 0,30× |
Diametro filtri | 52 mm | 67 mm | 72 mm |
Serie S | No | No | Sì |
Pesi e dimensioni approssimativi dichiarati da Nikon; 24-50 e 24-70 misurati in posizione retratta. Distanze misurate dal piano del sensore.
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il classico uso del 24-105 durante una passeggiata. Qui con la Z9 per risparmiare sul peso complessivo ma con una Z5IIC il vantaggio sarà più evidente
Il 24-50 privilegia il minimo ingombro; il 24-70/4 S offre apertura costante e impostazione di classe superiore; il 24-105 allarga le possibilità d’inquadratura mantenendo un peso contenuto. Pesa il 30% meno del 24-70, pur essendo più lungo da riposto, e aggiunge sia il medio tele sia una capacità di ripresa ravvicinata che arriva a metà della grandezza naturale sul sensore. Non è una graduatoria: sono tre risposte a esigenze differenti.
Naturalmente f/7.1 comporta rinunce quando la luce scarseggia, il soggetto si muove o si desidera uno sfondo molto sfocato. La stabilizzazione non risolve tutto e gli ISO non sono gratuiti. Ma per molta fotografia diurna questo compromesso è accettabile, soprattutto se permette di tenere la macchina con sé. Il senso del 24-105 sta proprio nell’equilibrio fra ciò che consente di fotografare e l’impegno richiesto per portarlo.
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Semmai, l’arrivo della Z5IIC fa riflettere sui tempi. A mio giudizio questa macchina avrebbe potuto uscire sei-dodici mesi prima. È una valutazione sulla proposta e sulla sua derivazione dalla Z5II, non una conoscenza del calendario interno Nikon. Ho però l’impressione che le difficoltà dell’azienda possano aver rallentato la realizzazione commerciale di un programma già definito: prima l’obiettivo, poi il corpo, quando presentarli insieme avrebbe reso immediatamente comprensibile l’operazione.
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E credo che manchi ancora uno zoom supergrandangolare della stessa famiglia: leggero, relativamente economico e poco luminoso, per completare il corredo verso paesaggio, architettura e interni. La mia scommessa è che sia già stato progettato, ma che le attuali difficoltà Nikon ne abbiano finora trattenuto l’avvio produttivo. È un’ipotesi, naturalmente; tuttavia mi sembra logico che una macchina come la Z5IIC sia stata pensata insieme a una proposta di ottiche coerente.
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Il 24-105 sarebbe dunque il primo segnale di quel programma. Adesso abbiamo anche la macchina che ne rende evidente la destinazione. Sarebbe il momento di vedere il resto: un sistema leggero e accessibile deve essere riconoscibile sullo scaffale, senza chiedere al cliente di ricostruirlo fra un annuncio e l’altro.
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