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Qualche settimana fa Neewer ha presentato un nuovo adattatore autofocus che consente di utilizzare gli obiettivi Sony E sulle fotocamere Nikon Z. Una notizia destinata probabilmente a passare quasi inosservata, come tante altre che riguardano accessori fotografici. In fondo si tratta di un anello metallico con qualche contatto elettronico, un firmware aggiornabile e la promessa di mantenere autofocus, controllo del diaframma e trasmissione dei dati EXIF tra due sistemi progettati da costruttori diversi. Nulla che, almeno in apparenza, possa modificare il panorama della fotografia. (link diretto all'e-Commerce Neewer : QUI )
Eppure, proprio questa apparente normalità ci ha fatto riflettere. Perché il punto non è l'adattatore in sé. Prima di Neewer ci avevano già provato Megadap, con prodotti che molti fotografi Nikon conoscono e apprezzano, e Viltrox, che aveva intrapreso la stessa strada salvo poi concentrare quasi tutte le proprie energie sullo sviluppo di una gamma di obiettivi autofocus sempre più ampia e articolata. La vera domanda, quindi, non è perché Neewer abbia deciso di entrare in questo settore, ma perché un numero crescente di aziende cinesi sia oggi in grado di sviluppare prodotti che richiedono competenze elettroniche e informatiche di livello molto elevato, oltre a una conoscenza approfondita dei protocolli di comunicazione utilizzati da sistemi fotografici differenti.
Fino a non molti anni fa avremmo dato una risposta quasi scontata. Un costruttore progettava le proprie fotocamere, i propri obiettivi e, al massimo, qualche accessorio dedicato. Le aziende indipendenti costruivano ottiche compatibili oppure producevano stativi, borse e flash. Oggi questa distinzione sembra molto meno netta. Un adattatore autofocus moderno non è un semplice raccordo meccanico. È un piccolo computer che deve interpretare in tempo reale i messaggi provenienti dall'obiettivo, tradurli nel linguaggio della fotocamera e fare in modo che il fotografo non si accorga nemmeno della sua presenza. È un lavoro che richiede progettazione elettronica, sviluppo firmware, aggiornamenti continui e una notevole capacità di seguire l'evoluzione dei sistemi Nikon e Sony.
È qui che la vicenda diventa interessante. Perché Neewer è conosciuta soprattutto per l'illuminazione, gli stativi, le batterie e gli accessori. Megadap, al contrario, sembra aver scelto consapevolmente una strada opposta: pochissimi prodotti, una comunicazione quasi inesistente e una specializzazione molto marcata proprio negli adattatori elettronici. Viltrox, infine, dopo avere percorso quella stessa strada, sembra averla progressivamente abbandonata per concentrare i propri investimenti sugli obiettivi delle serie AIR, PRO, EVO e LAB. Tre aziende, tre strategie differenti, ma tutte apparentemente in possesso di competenze che fino a pochi anni fa avremmo attribuito soltanto ai grandi costruttori di fotocamere.
È inevitabile, allora, che sorga un dubbio. Continuiamo a guardare questi marchi come se fossero la Nikon, la Canon o la Sigma di trent'anni fa, immaginando aziende completamente autonome che progettano internamente ogni componente dei propri prodotti. Ma siamo sicuri che l'industria fotografica cinese funzioni davvero in questo modo? Oppure stiamo osservando soltanto la parte visibile di un ecosistema molto più articolato, nel quale progettisti, sviluppatori software, produttori di componenti elettronici, costruttori di motori autofocus e aziende specializzate collaborano tra loro in forme che noi occidentali fatichiamo ancora a comprendere?
Non abbiamo una risposta, e sarebbe scorretto fingere di averla. Abbiamo però un indizio. Quel piccolo adattatore Neewer potrebbe essere molto più di un nuovo accessorio destinato agli utenti Nikon Z. Potrebbe rappresentare la prima occasione per provare a capire come stia realmente cambiando l'industria fotografica cinese, andando oltre i marchi impressi sul barilotto e cercando di seguire il percorso delle idee, delle competenze e della progettazione. Se questa ipotesi fosse fondata, allora il protagonista del nostro articolo non sarà Neewer e nemmeno il suo adattatore. Sarà il modo in cui oggi nascono i prodotti fotografici in Cina, un argomento del quale si parla ancora sorprendentemente poco e che, forse, merita di essere osservato con molta più attenzione.
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No Dark Corners
C'è poi un dettaglio che merita attenzione. Tra tutte le caratteristiche che Neewer avrebbe potuto mettere in evidenza, la prima immagine della presentazione reca una scritta quasi disarmante: "No Dark Corners". Nessun angolo scuro. Non si parla di velocità dell'autofocus, di algoritmi, di firmware o di compatibilità. Si rassicura il fotografo su un aspetto molto concreto: il diametro utile dell'adattatore è sufficiente a non introdurre vignettatura meccanica anche con ottiche full frame. È una scelta comunicativa interessante, perché suggerisce quale sia il vero obiettivo di questi prodotti: non aggiungere qualcosa alla fotocamera, ma fare in modo che il fotografo dimentichi completamente la loro presenza.
Raffronto tra adattatori E-Z sul mercato :
Modello | Presentazione | Prezzo di lancio | Spessore | Firmware | Caratteristiche principali |
|---|---|---|---|---|---|
Megadap ETZ21 Pro | 18 agosto 2023 | 250 US$ (43.000 ¥ in Giappone) | 2 mm | aggiornabile | AF, AF-C, Eye AF, EXIF, IBIS, compatibilità DX e FX. Evoluzione dell'ETZ21 del 2022. |
Viltrox E-Z | 10 gennaio 2025 | 99 US$ / 119 € | 4 mm | aggiornabile | AF, controllo diaframma, EXIF, IBIS, pulsanti personalizzabili, grande apertura interna ("Large Opening Design"). |
Neewer NW-ETZ | primavera 2025 | 99-119 US$ (secondo i mercati) | 4 mm | aggiornabile tramite connessione magnetica | AF, EXIF, IBIS, grande apertura interna ("No Dark Corners"), compatibile con ottiche Sony, Sigma e Tamron. |
Alcune osservazioni interessanti
La tabella, da sola, racconta già una piccola storia.
Megadap arriva per prima ed è anche il prodotto più costoso. L'impressione è quella di un'azienda che vende soprattutto competenza tecnica più che volume commerciale.
Viltrox rompe il mercato proponendo un adattatore molto simile a meno della metà del prezzo del Megadap.
Neewer entra quasi subito nella stessa fascia di prezzo del Viltrox, con una comunicazione sorprendentemente simile: grande apertura interna, assenza di vignettatura, compatibilità estesa.
Perché tre aziende così diverse, in meno di due anni, arrivano a prodotti tanto vicini per caratteristiche, dimensioni e prezzo? Siamo di fronte a tre progetti completamente indipendenti oppure all'emersione di competenze condivise all'interno di un ecosistema industriale molto più articolato di quanto immaginiamo?
Ma c'era proprio bisogno di un altro adattatore che si inserisce in un mercato già servito ?
A questo punto, però, la domanda cambia completamente. Non dobbiamo più chiederci se esista davvero un mercato per un adattatore Sony E verso Nikon Z, né se i Nikonisti ne avessero realmente bisogno. Probabilmente la risposta, presa alla lettera, sarebbe persino negativa. Nikon oggi dispone di un sistema Z maturo, con una gamma di obiettivi sempre più completa e di qualità molto elevata. Difficilmente un adattatore può essere visto come una necessità per chi ha costruito il proprio corredo interamente attorno a Nikon.
Forse, allora, stiamo guardando il problema dalla parte sbagliata.
Questi adattatori non sembrano essere nati pensando anzitutto ai Nikonisti. Sembrano essere nati pensando all'enorme patrimonio rappresentato dall'innesto Sony E. Da oltre dieci anni Sony è il primo approdo commerciale per quasi tutti i produttori indipendenti. Sigma, Tamron, Samyang, Zeiss, Viltrox e molti altri hanno sviluppato centinaia di obiettivi autofocus per questo sistema, creando quello che oggi è probabilmente l'ecosistema ottico più vasto dell'intero mercato fotografico.
L'adattatore, quindi, non vende semplicemente la possibilità di montare un obiettivo Sony su una Nikon. Vende l'accesso a quell'ecosistema. È una differenza sostanziale. Il suo valore non risiede tanto nell'anello metallico o nell'elettronica che contiene, quanto nella porta che apre verso un catalogo costruito in oltre un decennio di sviluppo.
Da questo punto di vista il Nikonista è quasi un beneficiario indiretto. Il vero protagonista è il sistema Sony E, diventato di fatto una piattaforma di riferimento per l'intera industria delle ottiche indipendenti. Se questa interpretazione è corretta, allora prodotti come quelli di Megadap, Viltrox e, ora, Neewer non cercano di creare un nuovo mercato. Cercano piuttosto di rendere permeabili i confini tra ecosistemi che, fino a pochi anni fa, erano considerati quasi invalicabili.
Ed è forse proprio questo l'aspetto più interessante dell'intera vicenda. Per la prima volta l'adattatore non serve tanto a recuperare vecchi obiettivi manuali o a prolungare la vita di un corredo destinato all'obsolescenza. Diventa uno strumento strategico che consente ad un sistema fotografico di dialogare con un altro. In altre parole, il prodotto non è l'adattatore. Il prodotto è l'accesso ad un ecosistema. E questo, probabilmente, spiega molto meglio della semplice scheda tecnica perché aziende diverse abbiano deciso di investire nello stesso identico settore.
Stiamo forse assistendo alla trasformazione del concetto stesso di "sistema fotografico"
Per quasi un secolo il valore di un sistema fotografico è stato misurato anche dal numero degli obiettivi disponibili. Era uno dei principali argomenti commerciali dei grandi costruttori: scegliere un marchio significava entrare in un ecosistema e, in una certa misura, rinunciare agli altri.
Se adattatori come questi diventeranno realmente maturi e affidabili, quel paradigma potrebbe cominciare a cambiare. Non perché gli obiettivi perderanno la loro identità o perché un Nikonista smetterà di essere Nikonista, ma perché il valore di un sistema non dipenderà più soltanto da ciò che produce il suo costruttore. Dipenderà anche dalla sua capacità di dialogare con gli ecosistemi vicini.
Un adattatore che arriva nel momento meno atteso
C'è infine un aspetto che rende l'arrivo del nuovo adattatore Neewer ancora più interessante e che, almeno a nostro avviso, merita una riflessione.
Da alcuni mesi il rapporto tra Nikon e Viltrox è al centro dell'attenzione dopo l'avvio di un'azione legale in Cina riguardante brevetti e tecnologie collegate all'innesto Z. Al di là delle molte ricostruzioni apparse sul web, i fatti realmente noti sono pochi e, soprattutto, non risulta ancora una conclusione pubblica della vicenda. Sarebbe quindi improprio attribuire alla causa conseguenze che, almeno per il momento, nessuno è in grado di documentare.
È però possibile osservare ciò che è accaduto nel frattempo.
Il mercato degli adattatori elettronici Sony E verso Nikon Z non si è fermato. Anzi, mentre la controversia rimane aperta, un altro costruttore decide di entrare nello stesso segmento con un prodotto dalle caratteristiche molto simili: autofocus, controllo elettronico del diaframma, trasmissione dei dati EXIF, aggiornamento firmware e piena compatibilità con un numero crescente di obiettivi.
Naturalmente questo non dimostra alcun collegamento tra le due vicende. Potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza temporale. Potrebbe significare che Neewer utilizza soluzioni tecniche differenti. Oppure che la controversia riguardi esclusivamente il rapporto tra Nikon e Viltrox senza estendersi, almeno allo stato attuale, all'intero settore degli adattatori elettronici.
Sono tutte ipotesi. Nulla di più.
Resta però un dato oggettivo. Se un'azienda decide di investire nello sviluppo, nella produzione e nella commercializzazione di un adattatore di questo tipo proprio in una fase di evidente incertezza, significa che considera quel mercato ancora interessante e sufficientemente maturo da giustificare un investimento. È una valutazione industriale, non giuridica, ma non per questo meno significativa.
Forse è ancora troppo presto per capire quale direzione prenderà questo segmento. Forse tra qualche anno gli adattatori elettronici saranno diventati accessori comuni come oggi lo sono gli adattatori meccanici. Oppure resteranno prodotti di nicchia destinati a una parte limitata del mercato. Oggi non possiamo saperlo.
Possiamo però registrare un fatto. Mentre l'attenzione di molti osservatori è concentrata sulla controversia tra Nikon e Viltrox, altri costruttori continuano a sviluppare prodotti destinati allo stesso ecosistema. Non è un elemento che anticipa l'esito della causa, né autorizza conclusioni affrettate. È semplicemente un indizio che suggerisce come, al di là delle vicende giudiziarie, questo settore continui ad essere ritenuto strategicamente interessante da chi opera nell'industria fotografica.
E, per un osservatore, gli indizi meritano sempre di essere annotati, anche quando è ancora troppo presto per trasformarli in certezze.
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