I premi EISA 2026-2027 sono stati annunciati il 24 agosto e, come accade ogni anno, nelle prossime settimane vedremo comparire i relativi bollini sulle pagine pubblicitarie, sulle confezioni e nei comunicati dei produttori. Prima di trasformare questi riconoscimenti in una graduatoria assoluta, conviene però capire come vengano assegnati e, soprattutto, che cosa raccontino nel loro insieme del mercato fotografico attuale.
EISA, acronimo di Expert Imaging and Sound Association, riunisce 51 testate specializzate appartenenti a 26 Paesi e opera in cinque grandi aree dell’elettronica di consumo. Le sue origini risalgono al 1982, quando cinque riviste europee di fotografia decisero di scegliere insieme la fotocamera dell’anno; da quella prima iniziativa è nata un’associazione internazionale che comprende oggi riviste, siti e altri media specializzati.
I prodotti non vengono iscritti direttamente dai produttori come avverrebbe in un concorso commerciale, ma sono proposti dalle testate aderenti dopo essere stati provati. Salvo le categorie dedicate specificamente al design o all’innovazione, ogni candidato deve essere stato esaminato da almeno cinque membri del relativo gruppo di esperti. Seguono una selezione, una discussione collegiale e il voto finale. La licenza che consente al vincitore di utilizzare commercialmente il logo EISA viene regolata soltanto dopo l’assegnazione e non determina quindi l’esito del premio, come precisano le regole ufficiali dell’associazione.
Si tratta dunque di riconoscimenti editoriali seri, fondati sull’esperienza di più testate, ma non per questo equivalenti a una graduatoria scientifica e immutabile. Le categorie possono cambiare ogni anno per seguire l’evoluzione tecnologica e i prodotti effettivamente disponibili. Una fotocamera premiata come miglior acquisto non ha necessariamente sconfitto quella professionale, così come l’obiettivo da viaggio non è stato confrontato direttamente con il teleobiettivo dell’anno. Ogni vincitore va letto nel perimetro della propria categoria, senza attribuire al bollino un significato più ampio di quello dichiarato.
Il rischio del Manuale Cencelli
Ventitré riconoscimenti, tredici categorie riservate agli obiettivi e una suddivisione che cambia ogni anno possono far nascere il sospetto che gli EISA Awards assomiglino sempre meno a una competizione e sempre più al celebre Manuale Cencelli, il metodo non scritto con cui nella Prima Repubblica italiana si distribuivano incarichi e ministeri tra partiti, correnti e rispettivi pesi. In questo caso non abbiamo quote politiche, naturalmente, ma una quantità di categorie sufficientemente elastica da consentire a quasi tutti i principali interlocutori dell’industria fotografica di tornare a casa con almeno un bollino da utilizzare nella pubblicità.
Non abbiamo elementi per sostenere che i premi vengano concordati o ripartiti preventivamente tra i marchi, e il regolamento EISA prevede prove effettuate da più testate, discussione e voto. Rimane però il fatto che non vengono pubblicati punteggi comparabili, misurazioni comuni, distacchi tra vincitore e concorrenti oppure una graduatoria completa che permetta di capire se un prodotto abbia prevalso nettamente o per una preferenza minima. Anche le categorie vengono adattate ogni anno ai prodotti disponibili, con il risultato che talvolta sembrano descrivere il mercato e altre volte sembrano costruite abbastanza precisamente attorno al vincitore.
Questo non toglie valore ai prodotti premiati, molti dei quali sono indiscutibilmente eccellenti, ma ridimensiona il significato del riconoscimento. Un EISA Award va considerato come una raccomandazione collegiale della stampa specializzata e come un potente strumento di comunicazione commerciale, non come la dimostrazione che quel prodotto sia il migliore in assoluto. Quando i premi diventano abbastanza numerosi da soddisfare quasi tutti, il bollino continua ad avere valore promozionale, mentre la sua capacità di stabilire una vera gerarchia diventa inevitabilmente più debole.
Ventitré premi per la fotografia
L’edizione 2026-2027 comprende 23 riconoscimenti fotografici, distribuiti tra sei fotocamere digitali, tredici obiettivi, uno smartphone, un software, un accessorio per la digitalizzazione della pellicola e una fotocamera analogica.
Fotocamere
Categoria | Prodotto premiato |
|---|---|
Camera of the Year | Sony Alpha 7 V |
Best Buy Camera | Fujifilm X-T30 III |
APS-C Camera | Fujifilm X-E5 |
Professional Camera | Sony Alpha 7R VI |
Photo/Video Camera | Nikon ZR |
Compact Camera | Panasonic Lumix DC-L10 |
Obiettivi
Categoria | Prodotto premiato |
|---|---|
Lens of the Year | Nikon Nikkor Z 24-70mm f/2.8 S II |
Wide Angle Lens | Sigma 35mm F1.4 DG II Art |
Wide Angle Zoom Lens | Tamron 16-30mm F/2.8 Di III VXD G2 |
Standard Lens | Nikon Nikkor Z DX MC 35mm f/1.7 |
Standard Zoom Lens | Tamron 35-100mm F/2.8 Di III VXD |
Telephoto Lens | Sigma 200mm F2 DG OS Sports |
Telephoto Zoom Lens | Nikon Nikkor Z 70-200mm f/2.8 VR S II |
Wildlife Lens | OM System M.Zuiko Digital ED 50-200mm F2.8 IS PRO |
Travel Zoom Lens | Sigma 20-200mm F3.5-6.3 DG Contemporary |
Macro Lens | Sony FE 100mm F2.8 Macro GM OSS |
Portrait Lens | Sigma 135mm F1.4 DG Art |
Photo/Video Lens | Canon RF 20-50mm F4L IS USM PZ |
Best Buy Lens | Canon RF 45mm F1.2 STM |
Altri prodotti fotografici
Categoria | Prodotto premiato |
|---|---|
Photo & Video Smartphone | Oppo Find X9 Ultra |
Photo Software | Excire Foto 2027 |
Analog Accessory | VALOI easy35 v2 |
Analog Camera | Lomo MC-A 35 mm Film Camera |
Limitandoci a contare i riconoscimenti, Nikon e Sigma ne ottengono quattro ciascuna, Sony tre, mentre Canon, Fujifilm e Tamron ne conquistano due. Panasonic, OM System, Oppo, Excire, VALOI e Lomography completano l’elenco con un premio ciascuna. Questo conteggio è utile per osservare la presenza dei marchi, ma non può essere considerato una classifica di valore, perché il premio assegnato alla fotocamera dell’anno ha evidentemente un significato diverso da quello riservato a un obiettivo specialistico o a un accessorio analogico.
Sony conquista le due fotocamere più importanti
Sony ottiene i due riconoscimenti più prestigiosi tra quelli dedicati ai corpi macchina. La Alpha 7 V viene proclamata fotocamera dell’anno, mentre la Alpha 7R VI riceve il premio come migliore fotocamera professionale. Non è una vittoria quantitativamente schiacciante, perché Fujifilm ottiene a sua volta due premi, ma la posizione delle categorie assegna a Sony il ruolo di riferimento nella fascia generalista a pieno formato e in quella professionale ad alta risoluzione.
La Alpha 7 V rappresenta la fotocamera moderna destinata a svolgere quasi ogni compito, con un sensore parzialmente stacked da 33 megapixel, raffica senza oscuramento, autofocus evoluto e capacità video adeguate a un impiego ibrido. La Alpha 7R VI occupa invece il territorio della risoluzione e della produzione professionale, confermando una specializzazione che Sony coltiva da più generazioni.
Fujifilm presidia una zona differente del mercato. La X-T30 III viene premiata come miglior acquisto, mentre la X-E5 conquista la categoria APS-C. Sono due fotocamere compatte, riconoscibili e costruite attorno a un’esperienza d’uso ben caratterizzata, nelle quali il colore e l’immediatezza operativa hanno un peso almeno pari alle prestazioni numeriche. Fujifilm continua quindi a offrire una risposta coerente a chi non desidera necessariamente passare al pieno formato e cerca un sistema più piccolo senza rinunciare a una precisa identità fotografica.
La Panasonic Lumix DC-L10 viene scelta come migliore compatta, mentre Nikon entra tra i corpi macchina con la ZR, premiata nella categoria Photo/Video. L’assenza di Canon dalle sei categorie è vistosa, ma non può essere interpretata automaticamente come un giudizio negativo sull’intero sistema. I premi riguardano i prodotti disponibili nel periodo considerato e le categorie definite dalla giuria; indicano quindi quali apparecchi siano apparsi più rappresentativi in quel preciso momento, non quali marchi sappiano o non sappiano più costruire fotocamere.


Nikon viene premiata soprattutto per gli obiettivi
Nikon ottiene quattro riconoscimenti, lo stesso numero di Sigma, ma tre di questi riguardano gli obiettivi. Il Nikkor Z 24-70mm f/2.8 S II non vince soltanto nella propria fascia, perché viene proclamato obiettivo dell’anno. Il Nikkor Z 70-200mm f/2.8 VR S II è scelto come migliore zoom tele, mentre il piccolo Nikkor Z DX MC 35mm f/1.7 riceve il premio destinato all’obiettivo standard.
Il rinnovamento dei due zoom professionali f/2.8 conferma la volontà di Nikon di migliorare anche prodotti che, nella prima generazione, erano già considerati eccellenti. La riduzione del peso, la maggiore rapidità di messa a fuoco, il miglior comportamento alle brevi distanze, la respirazione contenuta e l’attenzione all’impiego video mostrano come oggi un obiettivo professionale non possa essere valutato esclusivamente per la nitidezza al centro del fotogramma. Ergonomia, bilanciamento, autofocus e continuità tra fotografia e ripresa video sono diventati parte integrante del progetto.
Il premio assegnato al 35mm macro DX ha un significato differente ma non secondario. Non appartiene alla costosa Serie S, non cerca di stabilire record di luminosità e non è rivolto esclusivamente al professionista. Offre invece una focale normale sul formato DX, una distanza di messa a fuoco utile e dimensioni compatibili con le fotocamere più piccole del sistema. È uno di quei prodotti semplici e intelligenti che Nikon dovrebbe proporre con maggiore continuità.
L’unico corpo Nikon premiato è la ZR, che su Nikonland abbiamo già utilizzato sul campo e che EISA colloca correttamente nella categoria ibrida. Non è la nuova regina della fotografia pura e non è stata progettata per sostituire Z8 o Z9, ma allarga il sistema verso un pubblico interessato alla produzione congiunta di immagini fisse e video. Il riconoscimento conferma la qualità del progetto, ma mostra anche quale sia stata la direzione principale seguita da Nikon nel periodo preso in considerazione.
Il risultato complessivo è quindi positivo, soprattutto perché comprende l’obiettivo dell’anno, ma lascia aperta una domanda che abbiamo già posto in altre occasioni: quale nuova fotocamera Nikon esclusivamente o prevalentemente fotografica avrebbe potuto contendere a Sony il premio principale? L’elenco EISA non può premiare un prodotto che ancora non esiste.
Il mio personale palmarès
Tra i prodotti premiati quest’anno ce ne sono cinque che ho acquistato personalmente: Nikon ZR, Nikkor Z 70-200mm f/2.8 VR S II, Tamron 16-30mm f/2.8 G2 e, soprattutto, i due Sigma 200mm f/2 Sports e 135mm f/1.4 Art. Nessuno è entrato nel mio corredo perché possedesse un bollino EISA, che al momento della scelta non era ancora stato assegnato, ma perché rispondeva a un’esigenza concreta oppure proponeva qualche cosa che desideravo utilizzare nelle mie fotografie.
Questa coincidenza dimostra che criticare il numero dei premi, l’elasticità delle categorie e il loro crescente valore commerciale non significa negare la qualità dei prodotti vincitori. Posso considerare gli EISA Awards sempre più simili a una distribuzione concordata di riconoscimenti e, nello stesso tempo, condividere pienamente alcune scelte della giuria sulla base della mia esperienza diretta.
I due Sigma sono il caso più significativo. Un 200mm f/2 e un 135mm f/1.4 non sono aggiornamenti prudenti di prodotti già presenti in ogni catalogo, ma obiettivi impegnativi, costosi e fuori dall’ordinario, nati dalla convinzione che esistano ancora fotografi disposti a scegliere uno strumento per ciò che permette di fare e non soltanto per quanto sia leggero o facilmente rivendibile. Il fatto che li abbia acquistati entrambi, pur utilizzando Nikon dal 1983, testimonia quanto oggi una parte dell’innovazione ottica più coraggiosa arrivi dai produttori indipendenti e quanto il sistema Nikon Z avrebbe da guadagnare da una disponibilità nativa più ampia di queste proposte.
EISA assegna i propri premi attraverso una giuria; io assegno i miei acquistando ciò che voglio realmente usare. Quando le due valutazioni coincidono ne prendo atto volentieri, ma l’unico riconoscimento che per me conta davvero rimane lo spazio che un prodotto riesce a conquistarsi nella mia borsa e, soprattutto, nelle fotografie che mi fa venire voglia di scattare.
Sigma è il produttore otticamente più intraprendente
I quattro premi Sigma sono distribuiti tra prodotti molto diversi. Il 35mm f/1.4 DG II Art rinnova una delle focali fondamentali della linea, il 200mm f/2 DG OS Sports riporta sul mercato un teleobiettivo luminosissimo destinato allo sport, allo spettacolo e al ritratto, il 20-200mm Contemporary estende in modo sorprendente il concetto di zoom da viaggio, mentre il 135mm f/1.4 DG Art spinge ancora più avanti luminosità, separazione dei piani e resa nel ritratto.
Non siamo davanti a quattro variazioni dello stesso progetto, ma a quattro risposte rivolte a fotografi con esigenze quasi opposte. Sigma investe contemporaneamente nell’obiettivo specialistico senza compromessi e nello zoom destinato a chi vuole viaggiare con una sola ottica, dimostrando una vitalità progettuale che oggi non può più essere considerata semplicemente alternativa a quella dei produttori di fotocamere.
Per chi utilizza Nikon Z rimane però un limite evidente. Il successo di Sigma non si traduce automaticamente nella disponibilità nativa di tutti questi obiettivi con la nostra baionetta. Gli adattatori permettono di utilizzare con buoni risultati diverse versioni destinate ad altri sistemi, ma non sostituiscono una presenza completa e ufficiale. L’elenco EISA finisce così per ricordarci non soltanto quanto Sigma stia producendo, ma anche quanto il sistema Nikon Z potrebbe guadagnare da una maggiore apertura verso gli obiettivi full frame di terze parti.
Tamron ottiene due riconoscimenti con il 16-30mm f/2.8 G2 e con l’insolito 35-100mm f/2.8, mentre Canon viene premiata per il 20-50mm f/4 professionale motorizzato e per il più accessibile 45mm f/1.2 STM. OM System mantiene il proprio territorio d’elezione con il 50-200mm f/2.8 destinato alla fotografia naturalistica, mentre Sony aggiunge ai due premi per le fotocamere quello assegnato al nuovo 100mm macro.
Tredici obiettivi e sei fotocamere
La sproporzione tra il numero di premi dedicati agli obiettivi e quelli riservati alle fotocamere è probabilmente il dato più interessante dell’intera edizione. Le fotocamere digitali hanno raggiunto un livello di maturità molto elevato e gran parte delle funzioni un tempo riservate ai modelli superiori è ormai presente, con differenti gradi di efficacia, su quasi tutti i sistemi recenti. Stabilizzazione, riconoscimento dei soggetti, raffiche rapide, autofocus esteso al fotogramma e capacità video avanzate non costituiscono più eccezioni.
Gli obiettivi continuano invece a definire in modo molto concreto la personalità e le possibilità operative di un sistema. La scelta EISA comprende focali estreme, aperture eccezionali, zoom con escursioni inedite, progetti professionali alleggeriti e ottiche economiche capaci di offrire funzioni specialistiche. È in questo settore che i costruttori sembrano avere ancora maggiore libertà nel proporre qualche cosa di realmente differente.
Un corpo macchina viene sostituito dopo alcuni anni e spesso il modello successivo migliora soprattutto velocità, elaborazione e autofocus. Un buon obiettivo può invece restare nel corredo per decenni e modificare immediatamente il modo di fotografare. I tredici premi assegnati alle ottiche riflettono questa centralità, che non è soltanto commerciale ma riguarda direttamente la costruzione dell’immagine.
La fotografia non finisce più nella fotocamera
La presenza di uno smartphone, di un software e di due prodotti analogici completa la fotografia del mercato. Oppo Find X9 Ultra viene premiato per le capacità fotografiche e video, confermando che lo smartphone non ha sostituito la fotocamera specialistica ma occupa ormai stabilmente una parte dello stesso ecosistema dell’immagine.
Excire Foto 2027 riceve il premio dedicato al software e rappresenta un problema che conosciamo bene: non basta produrre migliaia di fotografie, perché bisogna essere in grado di classificarle, cercarle e ritrovarle. L’analisi automatizzata delle immagini e gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale diventano particolarmente utili quando l’archivio cresce oltre quanto possa essere gestito manualmente.
VALOI easy35 v2 e Lomo MC-A dimostrano invece che la pellicola ha trovato una propria dimensione stabile. Non è tornata a sostituire il digitale e probabilmente non lo farà mai, ma continua a interessare abbastanza fotografi da giustificare nuove fotocamere e strumenti più semplici per digitalizzare i negativi. La sua presenza tra i premi EISA non certifica una rivoluzione analogica, ma riconosce l’esistenza di una nicchia culturalmente viva.
Ma i produttori cinesi dove sono?
Tra i 23 prodotti premiati compare un solo marchio cinese, Oppo, e soltanto nella categoria dedicata agli smartphone. Non troviamo invece alcun produttore cinese tra le fotocamere e soprattutto tra i tredici obiettivi, nonostante aziende come Viltrox, Venus Optics-Laowa, Sirui, TTArtisan e 7Artisans abbiano ormai superato da tempo la fase delle semplici alternative economiche. Producono autofocus evoluti, ottiche estremamente luminose, macro originali, obiettivi cinematografici e accessori che spesso anticipano esigenze trascurate dai marchi tradizionali; aggiungendo Godox nell’illuminazione, diventa difficile sostenere che l’industria fotografica cinese occupi ancora una posizione marginale.
L’assenza può essere spiegata almeno in parte dal meccanismo stesso degli EISA Awards. Per essere candidato, un prodotto deve essere provato da almeno cinque testate aderenti e deve generalmente disporre di una distribuzione sufficientemente ampia in almeno dieci mercati. I produttori giapponesi ed europei possiedono filiali, importatori consolidati, uffici stampa e programmi organizzati per fornire campioni alle riviste, mentre molte aziende cinesi vendono prevalentemente online, presentano nuovi modelli a ritmo molto rapido e non garantiscono ovunque la stessa rete commerciale e assistenziale.
Questo non dimostra l’esistenza di una deliberata esclusione, ma indica che EISA finisce inevitabilmente per premiare soprattutto l’innovazione che riesce a entrare nel circuito tradizionale della stampa specializzata. Non sarebbe corretto assegnare riconoscimenti per nazionalità o per riequilibrare geograficamente l’elenco; tuttavia, una selezione comprendente tredici obiettivi senza nemmeno un prodotto cinese restituisce soltanto una parte del mercato reale del 2026. I costruttori cinesi non sono assenti dalla fotografia contemporanea: sono assenti dalla fotografia che questi premi riescono ancora a rappresentare.
Come leggere un premio EISA
Il bollino EISA può essere utile per individuare un prodotto meritevole all’interno di una determinata categoria, specialmente quando nasce dal confronto tra più testate che lo hanno effettivamente utilizzato. Non sostituisce però la valutazione personale, perché nessuna giuria può conoscere le nostre esigenze, il corredo che già possediamo, il modo in cui fotografiamo e quanto siamo disposti a spendere.
Allo stesso modo, l’assenza di un prodotto dall’elenco non lo rende improvvisamente mediocre. Leica, Pentax e i sistemi medio formato non compaiono tra i vincitori di quest’anno, mentre Canon non ottiene premi per i corpi macchina. Sarebbe improprio ricavarne una graduatoria generale dei marchi, perché le categorie e il calendario dei nuovi prodotti influenzano inevitabilmente la selezione.
I premi EISA 2026-2027 risultano più interessanti quando vengono considerati nel loro complesso. Sony conquista i riconoscimenti più prestigiosi tra le fotocamere, Fujifilm consolida la propria posizione nel formato APS-C, Nikon conferma la tradizione ottica e ottiene un premio significativo per la ZR, mentre Sigma appare come il produttore più disposto a esplorare contemporaneamente nicchie professionali e prodotti di largo impiego. La presenza di software, smartphone e pellicola ricorda infine quanto la fotografia contemporanea sia diventata più ampia dello strumento utilizzato per scattare.
Ventitré premi sono troppi per stabilire un unico vincitore assoluto, ma sono sufficienti per descrivere con una certa precisione il mercato fotografico del 2026. Ed è probabilmente questo, più del singolo bollino applicato su una confezione, il loro significato più utile.
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