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Camera Raw diventa creativo, Photoshop torna fotografico

Glow, il nuovo livello Luce e l’editor assistito dall’intelligenza artificiale: gli aggiornamenti Adobe di agosto 2026 avvicinano due ambienti che per anni hanno svolto mestieri nettamente separati

Il titolo più facile sarebbe quello consueto: l’intelligenza artificiale entra ancora più profondamente in Photoshop. Sarebbe corretto, ma non descriverebbe la parte più interessante degli aggiornamenti distribuiti da Adobe alla fine di agosto 2026.

Dentro Creative Cloud troviamo contemporaneamente Photoshop 27.10, Camera Raw 18.6, Photoshop Beta 27.11 e Lightroom Classic 15.5.1. Non sono quattro aggiornamenti equivalenti e, soprattutto, non tutte le funzioni annunciate hanno lo stesso grado di maturità.

Photoshop 27.10 e Camera Raw 18.6 sono versioni stabili. Photoshop Beta 27.11 rimane un laboratorio separato, mentre Lightroom Classic 15.5.1 è essenzialmente un aggiornamento correttivo. A complicare il quadro c’è però un’ulteriore distinzione: la versione stabile di Photoshop contiene a sua volta alcune funzioni ancora dichiarate beta, prima fra tutte il nuovo AI Assisted Editor.

Chiarito questo, possiamo guardare oltre i nomi e le etichette.

La direzione intrapresa da Adobe appare abbastanza evidente: Camera Raw sta incorporando lavorazioni creative che fino a ieri richiedevano Photoshop, mentre Photoshop riceve strumenti parametrici e non distruttivi modellati sul linguaggio dei convertitori RAW.

Il confine fra sviluppo del negativo digitale e postproduzione non è stato cancellato, ma è diventato molto meno rigido.

Glow: l’effetto Orton torna nella camera oscura

La novità più immediatamente fotografica di Camera Raw 18.6 si chiama Glow.

Il bagliore morbido prodotto dalla diffusione delle alte luci non è certamente un’invenzione di Adobe. Da anni viene ottenuto in Photoshop duplicando livelli, applicando una sfocatura, scegliendo opportunamente il metodo di fusione e costruendo una maschera. Sono nate azioni automatiche, plugin e pannelli commerciali dedicati a quello che, con una certa approssimazione, viene spesso chiamato “effetto Orton”.

La vera novità non consiste quindi nell’effetto, ma nel luogo in cui Adobe ha deciso di inserirlo.

Glow diventa una regolazione parametrica applicabile direttamente durante lo sviluppo del RAW, memorizzata insieme alle altre impostazioni e modificabile in qualsiasi momento. Non produce necessariamente un risultato impossibile da ottenere prima, ma lo rende più semplice, più controllabile e soprattutto reversibile.

Camera Raw propone tre differenti interpretazioni:

  • Diffusion diffonde la luce in modo esteso e produce l’aspetto più vicino al tradizionale effetto Orton;

  • Bloom concentra maggiormente il bagliore intorno alle zone luminose;

  • Halation aggiunge un alone colorato ai bordi più brillanti, richiamando alcuni comportamenti delle emulsioni cinematografiche.

All’intensità generale si aggiungono Range, che stabilisce quali valori tonali vengono coinvolti, Spread, che controlla l’estensione del bagliore, e Warmth, che ne modifica la temperatura cromatica. Tenendo premuto Alt oppure Option durante la regolazione è possibile visualizzare con maggiore chiarezza le aree interessate.

Ma la parte realmente utile è l’integrazione con il sistema di mascheratura.

Glow può essere applicato soltanto all’acqua di una cascata, alle montagne, a una zona di nebbia oppure alle luci di una scena notturna. Possiamo escludere il cielo, il primo piano o qualsiasi area nella quale desideriamo conservare microcontrasto e nitidezza. L’intensità può essere impostata separatamente per ogni maschera, mentre stile e parametri generali restano condivisi.

Adobe non ha semplicemente aggiunto un effetto speciale. Lo ha collegato al sistema di selezioni automatiche e maschere che negli ultimi anni ha cambiato il modo di lavorare dentro Camera Raw.

Questo permette di raggiungere il risultato senza duplicare livelli, senza rasterizzare l’immagine e senza uscire dallo spazio di sviluppo del NEF. Adobe descrive qui i controlli e le modalità di applicazione di Glow.

Naturalmente è anche uno strumento che invita all’eccesso. Un Glow evidente applicato indiscriminatamente a ogni fotografia rischia di diventare l’equivalente contemporaneo dell’HDR esasperato di quindici anni fa.

Probabilmente funzionerà meglio quando lo spettatore non si accorgerà della sua presenza, ma noterà immediatamente la differenza spegnendolo.

Camera Raw 18.6 si allontana dal semplice sviluppo RAW

Glow è la novità più appariscente, ma Camera Raw 18.6 introduce anche Trim e un nuovo pannello informativo dedicato ai metadati.

Trim consente di trasformare un ritaglio in una vera area trasparente. La porzione esterna al taglio non viene semplicemente nascosta: diventa trasparente e può essere conservata esportando in un formato compatibile, come PSD, TIFF o PNG.

Il risultato può essere utilizzato come elemento di un composito oppure combinato con Generative Expand per costruire nuovo contenuto intorno all’area conservata.

È difficile considerare Trim una funzione tradizionale da convertitore RAW. Appartiene piuttosto al mondo del montaggio, dell’impaginazione e della preparazione degli elementi grafici. La sua presenza dentro Camera Raw conferma che Adobe non considera più questo ambiente soltanto come l’anticamera obbligatoria di Photoshop.

Il nuovo pannello metadati è meno spettacolare ma più trasversalmente utile. Mostra fotocamera, formato, dimensioni, data di ripresa, informazioni di copyright e altri dati senza costringere a uscire dall’ambiente di sviluppo.

Glow, Trim e il pannello informativo costituiscono le tre novità principali di Camera Raw 18.6, alle quali si aggiungono nuovi profili obiettivo e alcune correzioni. L’elenco ufficiale è disponibile nelle note di versione di Camera Raw.

Photoshop riceve finalmente un vero livello Luce

Il movimento compiuto da Photoshop 27.10 procede nella direzione opposta.

Se Camera Raw assorbe lavorazioni creative, Photoshop riceve finalmente un livello di regolazione costruito secondo la logica dei moderni convertitori fotografici.

Photoshop ha sempre messo a disposizione Curve, Livelli, Luminosità/Contrasto e il vecchio livello Esposizione, basato sui parametri Esposizione, Spostamento e Correzione gamma. Sono strumenti potenti, ma non corrispondono alla grammatica operativa alla quale ci hanno abituati Camera Raw e Lightroom.

Il nuovo livello Luce offre invece sei controlli immediatamente riconoscibili:

  • Esposizione;

  • Contrasto;

  • Alte luci;

  • Ombre;

  • Bianchi;

  • Neri.

Possiamo utilizzarli come un normale livello di regolazione: resta modificabile, possiede una propria maschera, può cambiare opacità e metodo di fusione e può essere spostato all’interno della struttura del documento.

Sembra una novità quasi ovvia. In realtà colma un’assenza curiosa e piuttosto longeva.

Dopo aver sviluppato il NEF, eseguito il ritocco, inserito altri elementi o costruito un composito, possiamo riequilibrare luci e ombre senza richiamare il filtro Camera Raw, senza duplicare il livello sottostante e senza dover tradurre mentalmente ogni intervento in una curva.

Per il fotografo è probabilmente la novità più importante di Photoshop 27.10. Adobe illustra qui il funzionamento del nuovo livello Luce.

Occorre però evitare un equivoco: Photoshop non sta riaprendo il RAW originale.

Una volta sviluppato il NEF, Photoshop lavora sull’immagine già interpretata, demosaicizzata e inserita nello spazio colore scelto. Il livello Luce può rimodellarne efficacemente la distribuzione tonale, ma non può ricreare informazioni del sensore eliminate o tagliate durante lo sviluppo.

Per mantenere l’accesso al negativo digitale resta quindi consigliabile aprire il NEF come Oggetto avanzato. Un doppio clic sull’oggetto permette di tornare alle impostazioni di Camera Raw, mentre il livello Luce può occuparsi degli aggiustamenti successivi, soprattutto quando devono essere coordinati con maschere, ritocchi e altri livelli del documento.

Le due funzioni non si sostituiscono. Si completano.

Photoshop 27.10: il software cerca di capire che cosa vogliamo

La parte più pubblicizzata dell’aggiornamento riguarda inevitabilmente Firefly e l’intelligenza artificiale generativa.

Prompt to Edit permette di descrivere una modifica in linguaggio naturale dalla barra contestuale. Photoshop tiene conto dell’immagine e dell’eventuale selezione esistente per interpretare la richiesta senza obbligare l’utente a scegliere preventivamente tutti gli strumenti necessari.

Instruct Edit with Masks combina invece l’istruzione testuale con una maschera esplicita. L’utente indica l’area da modificare e descrive il risultato desiderato, mentre il programma cerca di preservare il resto della fotografia.

Markup aggiunge una componente visiva: possiamo tracciare frecce, cerchi, campioni di colore o schizzi direttamente sull’immagine per spiegare al software dove e come intervenire.

È una funzione potenzialmente interessante anche nel rapporto con clienti, redazioni e collaboratori. Il tradizionale segno tracciato sulla prova non serve più soltanto a comunicare la modifica a un operatore umano: può diventare parte dell’istruzione interpretata dal programma.

Non significa che Photoshop abbia finalmente imparato a leggere il pensiero. Significa che Adobe sta cercando di ridurre la distanza fra l’intenzione dell’utente e la sequenza tecnica necessaria per realizzarla.

Per un fotografo esperto questa mediazione non sarà sempre necessaria. In molti casi una selezione costruita consapevolmente e un livello di regolazione continueranno a offrire maggiore precisione e ripetibilità. Per chi conosce meno Photoshop, invece, il comando testuale può diventare una porta d’ingresso verso operazioni che prima sembravano inaccessibili.

AI Assisted Editor: dentro la versione stabile, ma ancora beta

Photoshop 27.10 introduce anche l’AI Assisted Editor, un ambiente semplificato che permette di intervenire mediante istruzioni testuali e strumenti assistiti per riempimento, rimozione, ritaglio, espansione, ingrandimento e sostituzione dello sfondo.

Non è soltanto un nuovo pannello. È quasi una modalità alternativa al tradizionale Pro Editor.

Adobe lo propone principalmente a chi desidera ottenere un risultato senza conoscere in anticipo livelli, strumenti, selezioni e comandi. È possibile passare dall’ambiente assistito a quello professionale, ma esiste una limitazione da conoscere prima di sperimentare.

Quando si passa dal Pro Editor all’AI Assisted Editor, i documenti multilivello vengono appiattiti per garantirne la compatibilità. Tornando al Pro Editor, il risultato dell’elaborazione assistita viene aggiunto come nuovo livello.

È quindi prudente provare questa modalità su una copia del documento e non sul solo PSD di lavorazione. La presenza dell’AI Assisted Editor dentro Photoshop 27.10 non ne cambia lo stato: Adobe lo definisce ancora espressamente una funzione beta. La documentazione ufficiale ne descrive funzionamento e limitazioni.

Questa distinzione è importante. Photoshop 27.10 è stabile, ma non tutto ciò che contiene deve essere considerato definitivo.

Photoshop Beta 27.11: il laboratorio continua

Photoshop Beta 27.11 rimane un’applicazione separata dalla versione ordinaria e può convivere con essa.

Nell’aggiornamento mostrato da Creative Cloud, Adobe evidenzia soprattutto il nuovo modello Firefly Fill & Expand in beta, insieme a miglioramenti di prestazioni e stabilità. Il modello è destinato al Riempimento generativo e all’Espansione generativa, con l’obiettivo di produrre risultati più nitidi, realistici e coerenti con le istruzioni.

La beta è il luogo corretto nel quale valutare queste promesse, ma non quello nel quale affidare senza precauzioni un lavoro da consegnare.

Le funzioni possono cambiare, produrre risultati differenti dopo un aggiornamento oppure manifestare incompatibilità con driver, GPU e documenti complessi. La soluzione più ragionevole è mantenere installate entrambe le applicazioni: Photoshop stabile per la produzione, Photoshop Beta per capire in quale direzione si stia muovendo Adobe.

Oggi la distinzione è persino un po’ paradossale: esiste un Photoshop Beta separato, ma alcune funzioni sperimentali sono già presenti dentro il Photoshop stabile.

Bisogna quindi verificare l’etichetta della singola funzione, non limitarsi al nome dell’applicazione.

Lightroom Classic 15.5.1: non confondiamo gli aggiornamenti

Nella stessa schermata di Creative Cloud compare Lightroom Classic 15.5.1. È però un aggiornamento di manutenzione e non porta Glow dentro Lightroom.

Le novità funzionali erano arrivate con Lightroom Classic 15.5: nuovi controlli Feather ed Edge per affinare le maschere, regolazione dell’opacità delle aree esterne durante il ritaglio e Render to DNG, che produce un nuovo DNG con le elaborazioni già applicate.

Camera Raw e Lightroom condividono una parte importante del motore di sviluppo, ma non ricevono necessariamente ogni funzione nello stesso momento. Glow, al momento della pubblicazione, rimane disponibile in ACR e non in Lightroom Classic.

Un successivo allineamento appare plausibile, ma finché Adobe non lo annuncerà resterà soltanto un’ipotesi. Le note ufficiali di Lightroom Classic distinguono la versione 15.5 funzionale dai successivi aggiornamenti correttivi.

Un aggiornamento dedicato anche ai processori AMD

Tra le novità meno pubblicizzate di Photoshop 27.10 compare una specifica ottimizzazione per i processori AMD Zen 4 e Zen 5.

Adobe dichiara prestazioni superiori nelle operazioni di calcolo più impegnative sui sistemi compatibili. Non significa che ogni comando diventerà improvvisamente più rapido, ma è una buona notizia per chi utilizza workstation e mini-PC recenti basati su Ryzen.

È anche una delle poche novità che non richiede di modificare il proprio metodo di lavoro: si aggiorna il programma e, almeno nelle operazioni ottimizzate, si dovrebbe beneficiare direttamente del miglioramento. La voce compare nelle note ufficiali di Photoshop 27.10.

Un possibile flusso di lavoro per i nostri NEF

Per chi lavora prevalentemente con file Nikon, il nuovo equilibrio fra ACR e Photoshop suggerisce un flusso piuttosto lineare.

In Camera Raw possiamo eseguire le operazioni che devono sfruttare direttamente il contenuto del NEF: profilo, bilanciamento del bianco, esposizione fondamentale, recupero delle alte luci, apertura delle ombre, riduzione del rumore, nitidezza iniziale e correzioni ottiche.

Le maschere permettono poi di intervenire selettivamente sui soggetti e sulle differenti parti della scena. Glow, quando serve, dovrebbe arrivare verso la fine dello sviluppo ed essere applicato preferibilmente attraverso una maschera.

Il file può quindi essere aperto in Photoshop come Oggetto avanzato. Qui trovano posto ritocco, montaggio, interventi locali complessi e gli eventuali elementi grafici.

Il nuovo livello Luce diventa lo strumento naturale per riequilibrare l’immagine dopo questi interventi, senza dover riaprire ogni volta il filtro Camera Raw. Le funzioni generative possono essere utilizzate quando esiste una reale necessità, possibilmente su livelli separati e senza confondere la correzione fotografica con la creazione di contenuto che nello scatto non esisteva.

Camera Raw e Photoshop si stanno incontrando a metà strada

Presi singolarmente, questi aggiornamenti potrebbero sembrare una raccolta di funzioni più o meno utili. Considerati insieme, raccontano invece una trasformazione più ampia.

Camera Raw non è più soltanto il luogo nel quale preparare un file prima di consegnarlo a Photoshop. Le maschere automatiche, la rimozione degli elementi di disturbo, l’espansione generativa, Trim e ora Glow gli permettono di completare una parte crescente della lavorazione.

Photoshop, nel frattempo, sta introducendo livelli di regolazione che parlano il linguaggio dei fotografi. Prima sono arrivati controlli dedicati a colore, vividezza, chiarezza, rimozione della foschia e grana. Ora abbiamo finalmente un livello Luce con Esposizione, Contrasto, Alte luci, Ombre, Bianchi e Neri.

I due programmi non stanno diventando identici e sarebbe sbagliato considerarli intercambiabili.

Camera Raw continua a interpretare i dati del sensore. Photoshop continua a lavorare sull’immagine sviluppata, sui livelli e sulla costruzione finale. Ma il passaggio dall’uno all’altro diventa meno traumatico e richiede sempre meno espedienti.

L’intelligenza artificiale occuperà inevitabilmente le presentazioni e i titoli. Per chi fotografa, tuttavia, le novità più mature potrebbero essere proprio quelle meno spettacolari: un Glow applicabile con misura e attraverso le maschere, e soprattutto un livello Luce che avremmo voluto dentro Photoshop già molti anni fa.

Non fanno la fotografia al nostro posto. Rendono più semplice conservarne il controllo.

User Feedback

Recommended Comments

  • Administrator

Nota per gli iscritti.
L'aggiornamento si è installato ieri pomeriggio e noi non abbiamo avuto il tempo materiale di provare le novità, lo faremo nei prossimi giorni.

Ma se qualcuno di voi ci volesse dare contezza delle sue sperimentazioni al riguardo, ci farebbe cosa gradita, anche perché probabilmente lo farebbe su generi di fotografie che noi non frequentiamo molto.

Thanks in advance !

effenove

Nikonlander
(edited)
  • Nikonlander

Screenshot 2026-08-29 alle 09.21.43.png

la deriva verso canva & co è sempre più evidente...
Proverò nei prossimi giorni, per il momento l'ho solo avviato per curiosità.

Edited by effenove

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