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  • Max Aquila
    Max Aquila

    Posso farti vedere il mio portfolio ?

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    Presupposto: fotografo, non per caso, non talvolta, non solo negli spazio di tempo libero. Perchè posso pure fare anche un altro lavoro, ma se compongo un il portfolio è perchè tengo a precisare che quella è e sarà la mia strada, il mio traguardo. In quello ripongo ogni mio desiderio. E' la mia ragion d'essere qui ed ora.

    Opportunità: non è un album di fotografie, non un libro fotografico dell'anno trascorso, non per forza le immagini contenute sono omogenee per soggetto, ma certamente sono un percorso che possa suggerire a chi le osserverà, si interrogherà, le valuterà, chi sia il fotografo che glielo sta porgendo. 
    Motivo per cui il portfolio è una potentissima arma che non può essere esibita a chicchessia, ma deve essere messa allo scoperto quando il soggetto cui lo si voglia mostrare sia nella condizione e disposizione d'animo di considerarlo appieno. Non avremo molte di queste opportunità, non sono tante le persone degne di questo onore, quindi dobbiamo giocarcele bene.
    Portiamo il portfolio a chi possa amare il nostro progetto, non ad un nome qualsiasi: dobbiamo sapere chi sia la persona cui ci stiamo aprendo, tanto bene da desiderare che sia Lui a guardarlo il nostro portfolio.
    Non si fa la fila per andare dalla persona sbagliata, neppure quando si sceglie un medico, figuriamoci portando il bene più caro della nostra vita.

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    Contenuto: inutile mettere insieme solamente le migliori dieci/venti/trenta foto della nostra vita.
    Bisogna costruire quel percorso di cui sopra, quel progetto, che partirà da un momento, da un posto, da un soggetto, per poi evolversi e parlare di tutto il resto di ciò che meriti essere raccontato di noi come fotografi.
    La forma si avvicini quanto più possibile alla sostanza: ogni immagine sia stampata al meglio delle possibilità e valorizzata da un passepartout adeguato a scomparire quanto basti per fare eccellere la foto al cui servizio è utilizzato.
    Sia che si tratti di una presentazione in forma cartacea, (a mio vedere preferibile, per non sottrarre la sensazione tattile alla valutazione globale) sia in forma digitale, le immagini vanno gestite in modo tale che sia possibile al tempo stesso isolarle l'una dall'altra, tanto quanto affastellarle insieme per comprenderne, ove ce ne siano, gli accostamenti possibili.
    Sia che si tratti di un racconto che si esaurisca in una serie contenuta (tre-sei-nove fotogrammi) sia che si tratti di un racconto che ricominci diverso per ognuna delle immagini che del portfolio facciano parte.
    E che alla fine del racconto, torni dentro un contenitore, fisico o elettronico che sia, per rimandare il segno che l'operazione sia finita: nel tempo e nello spazio.

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    Motivazioni: spiegare all'altro della nostra formazione e tensione mentale verso l'atto del fotografare.
    Il nostro rispetto per i canoni che fanno parte della nostra modalità espressiva. La capacità che abbiamo acquisito nel tempo che abbiamo avuto nel praticare, di spostarci da un modo ad un modello, da una idea alla sua realizzazione.
    Da un'ispirazione alla sua metabolizzazione in forma anche diversa dal pensiero originario.
    La nostra evoluzione fotografica è parte di noi e col portfolio stiamo per confessarla a chi abbiamo scelto per ciò. Nel momento in cui verrà giudicato saremo chiamati a ...tacere, facendo parlare per noi le nostre immagini: una delega importante che va conferita a fotogrammi opportunamente scelti, trattati, mostrati.

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    Effetto: ovviamente quello che desideriamo che accada.
    Non è per vanto che si compone il portfolio: ma per affiancare nell'unico modo che possa avvalorare le infinite sciocchezze che siamo invece in grado di scrivere su due pagine di curriculum vitae... con le foto !

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    Max Aquila per Nikonland 2022

     

    (le foto utilizzate sono prese dal web e pertanto sono salvi tutti i diritti di riproduzione ed utilizzo)

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    • Administrator

    Ditemi liberamente cosa pensate al riguardo e se qualcuno di voi abbia avuto la ventura di sottoporre un proprio portfolio alla visione altrui.

    Ed anche se da questo fatto sia derivato qualcosa, anche il fatto...di non voler ripetere l'esperienza.

    Oppure, meglio, una crescita di autconsapevolezza che si sia poi tramutata in qualche cambiamento nel proprio progetto di vita, fotograficamente intesa.

    O se addirittura ne sia scaturito ciò che si cercava.

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    • Nikonlander Veterano

    Mai sottoposto un (il) portfolio alla visione di nessuno. Per un unico motivo: non sono mai riuscito a costruirne uno. E' un mio limite, l'ho scritto più volte, passare metà del mio tempo fotografico a scartare immagini. L'insoddisfazione per il lavoro che faccio, pur con grandi sacrifici ma anche con grande divertimento, è una costante. Fare e rifare in continuazione, ritornare in posti già visti e fotografati centinaia di volte.... come potrei costruire un portfolio che mi possa in qualche modo raccontare? E pur dovendoci riuscire ne sarei talmente geloso da non mostrarlo a nessuno. Viceversa potrei riuscire a costruire una raccolta di immagini che abbiano attinenza, raccontare una storia, questo sì. Ma avrei bisogno di un art-director che le scelga e le riordini. Se lo facessi io non vedrebbero mai la luce, scartate senza pietà. Sono fatto così.

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    • Nikonlander Veterano

    Nemmeno io ho mai presentato un portfolio nel vero senso della cosa. 
    Però è un’esperienza che mi piacerebbe fare almeno una volta. 

    Sceglierei peró un portfolio nel senso più restrittivo della definizione, ma che forse è anche l’unico vero, un insieme di foto che facciano parte di un progetto, un tema definito. 
    Le foto più riuscite che si siano fatte, effettivamente, non possono essere definite un vero e proprio portfolio. 

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    • Nikonlander Veterano
    6 ore fa, Max Aquila ha scritto:

    Ditemi liberamente cosa pensate al riguardo e se qualcuno di voi abbia avuto la ventura di sottoporre un proprio portfolio alla visione altrui.

    Ed anche se da questo fatto sia derivato qualcosa, anche il fatto...di non voler ripetere l'esperienza.

    Oppure, meglio, una crescita di autconsapevolezza che si sia poi tramutata in qualche cambiamento nel proprio progetto di vita, fotograficamente intesa.

    O se addirittura ne sia scaturito ciò che si cercava.

    Presentato a un corso, e tra l'altro proprio a Sara Munari ritratta nella seconda foto, se non la confondo con qualcun' altra :D

    Inutile dire che fu un bagno di sangue con qualche minimo aspetto positivo.

    Al momento non ne ho uno, non ho una produzione così organica da non avere una semplice raccolta di foto slegate l'una dall'altra.
    Per costruirlo dovrei avere uno scopo in mente. Così come si adatta il proprio curriculum secondo il destinatario, ugualmente si fa per il portfolio, credo.

    E' comunque un'occasione di crescita, sono mazzate che fanno bene a tutti :D

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    • Nikonlander Veterano

    Ancora no, mai preparato e sottoposto un portfolio a qualcuno.
    Concordo che va fatto cum grano salis, non è come mettere tre o quattro foto insieme per farle vedere agli amici.
    Probabilmente, la prima volta, lo creerei restando su un tema/argomento specifico piuttosto che allargarmi alla mia intera produzione fotografica:
    Ma credo che il primo nodo sa sciogliere sia stabilire il perchè crearlo ed a chi mostrarlo.
    Anche io propendo per la stampa rispetto al dispositivo digitale.

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    • Nikonlander Veterano

    Sia questo bell'editoriale di Max, sia il contest del mese di dicembre, dove c'era la possibilità di presentare una sequenza di fotografie, mi hanno fatto pensare a quanto appreso anni fa, da un docente di fotografia, e anche a una puntata di un programma, sulla fotografia, di Sky Arte. Entrambi spiegavano della grande importanza con cui viene presentata una sequenza di fotografie, indipendentemente dal fatto che serva alla costruzione di un portfolio oppure per un editoriale su un giornale e perchè no, aggiungo io, a una sequenza di immagini come potremmo fare noi, in un articolo del blog.
    Comunque, entrambi sottolineavano quanto sia fondamentale che la sequenza abbia un determinato ritmo.

    Ho ritrovato la puntata di Sky Arte su Youtube, non è incentrata sul portfolio, ma indirettamente parla bene di parte dell'argomento, soprattutto di come andrebbe costruita una sequenza di immagini. Nella fattispecie parlano di fotografia del cibo, ma le stesse argomentazioni possono valere per qualsiasi genere.

    Io l'avevo trovata molto interessante e penso potrebbe esserlo anche per altri, per cui eccola qua:

     

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    • Redazione

    Non l'ho mai fatto, perché non ho mai avuto l'occasione per farlo. Intendendo disporre della coppia formata da lettore e portfolio.
    Ma, poiché fotografo soggetti molto diversi tra loro in modi altrettanto diversi, non credo potrei mai comporre IL portfolio inteso come un unicum che rappresenti interamente la mia fotografia o me come fotografo. O almeno credo.
    Ma in tutto questo, cosa della quale chiedo chiarimenti, la cosa principale che mi manca di capire, nell'associazione concettuale tra un portfolio ed un CV, è come avvenga la correlazione tra cosa il portfolio rappresenta nelle intenzioni del fotografo e quello che ci trova il lettore. Avviene attraverso un colloquio di presentazione del lavoro?  
    Lo dico da ignorante di portfolio che, però, conosce i CV, il mio e le molte centinaia di altri che ho letto nella mia vita. Lettura del CV che, nella mia pratica del genere, ha tipicamente lo scopo di illustrare e dimostrare la corrispondenza tra un insieme di conoscenze, capacità ed attitudini con uno scopo o obiettivo da raggiungere. 
    E quindi immagino che lo scopo della lettura del portfolio fotografico sia valutare in che misura il fotografo abbia avuto la capacità di perseguire l'obiettivo che si è dato.
    O no?

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    • Administrator

    Lo scopo del portfolio è casomai valutare in che misura il fotografo abbia la possibilità di perseguire i traguardi che si prefigge.

    Anch'io per lavoro ho letto tantissimi CV: ecco...un errore classico era proprio quello che evidenzi tu, che il soggetto si voglia atteggiare come  qualcuno che abbia già conseguito qualcosa.

    Vale certamente per chi, anagraficamente, cerchi consolidamento. 

    Quando si legge tra le righe dei classici collezionisti di diplomi è...indicativo.

    Il portfolio è un passaporto in cerca di visto ...ma il viaggio è ancora da fare.

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    • Redazione
    2 minuti fa, Max Aquila ha scritto:

    Lo scopo del portfolio è casomai valutare in che misura il fotografo abbia la possibilità di perseguire i traguardi che si prefigge.

    Spiga meglio pf

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    • Administrator
    15 minuti fa, Massimo Vignoli ha scritto:

    Spiga meglio pf

    Usi comporre il portfolio per avere certezze sul percorso che STAI facendo. 

    Nessuno può dirti : ciò che hai fatto non va bene, ma casomai non va bene in funzione della ragione per cui lo hai fatto.

    Presentare un percorso finito, concluso serve solo a farti approvare o disapprovare dal punto di vista artistico-concettuale.

    Ma ciò che si deve cercare nel parere altrui è se sia quello il modo, il senso su cui procedere per raggiungere ciò che vogliamo: che dovremmo sapere in cuor nostro. Ciò a cui tendiamo.

    Non solo la perfezione stilistica, formale, ma la lingua che si deve parlare per progredire (nel senso etimologico) ed evolvere dalla attuale condizione.

    Tu, nel tuo genere, lo stai facendo: stai abbassando lo sguardo dai tuoi soggetti e vai accorgendoti di ciò che li circonda e che dà loro il significato speciale che hanno. 

    Anche alzare lo sguardo funziona...

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    • Nikonlander Veterano

    Una sola volta ho presentato un mio lavoro ad una lettura portfolio, ed è stata un'esperienza utile ma anche deludente.

    Si trattava di una quindicina di stampe in b/n fra le migliori del mio genere preferito, la street photography. Migliori intese come le più riuscite secondo me e secondo molti che via via le avevano viste nelle mostre fotografiche a cui ho partecipato e nelle "letture interne" al fotoclub di cui faccio parte, e selezionate fra le centinaia scattate negli anni.

    La lettrice - una fotografa professionista ritrattista abbastanza nota in Italia - rimase abbastanza spiazzata rispetto ad un genere che, mi confessò, non aveva mai avuto modo di valutare.

    Dicevo che è stata un'esperienza utile perché mi dette alcuni consigli/suggerimenti rispetto alle inquadrature scelte in alcune immagini e ai tagli da apportare in fase di stampa, e certe indicazioni le ritenni coerenti e per alcuni aspetti anche condivisibili.

    Però fu anche un'esperienza deludente, soprattutto perché non seppe dare una valutazione critica complessiva che invece mi sarei aspettato di ricevere, ma anche perché in quel contesto credo dovesse analizzare, nel bene e nel male, il percorso proposto nel suo insieme anche "rispettando" le scelte del fotografo in tema di inquadrature, tagli in fase di stampa, ecc.

    Sebbene la mia esperienza di letture portfolio sia praticamente limitata a questa sola (non conto quelle degli amici del fotoclub che peraltro, forti di un'esperienza ben superiore alla mia, sono nel complesso assai più critici e severi di quella fotografa) credo che probabilmente non ho trovato la persona giusta per ricevere i consigli che dovrei avere e di cui ho senz'altro bisogno per migliorare.

    Ma credo anche che ripeterei l'esperienza, magari con un lettore più attento e vicino al genere che pratico, perché si può e si deve sempre mettersi in gioco se si desidera crescere e perfezionarsi.

     

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    • Administrator
    13 minuti fa, Pedrito ha scritto:

    Una sola volta ho presentato un mio lavoro ad una lettura portfolio, ed è stata un'esperienza utile ma anche deludente.

    Si trattava di una quindicina di stampe in b/n fra le migliori del mio genere preferito, la street photography. Migliori intese come le più riuscite secondo me e secondo molti che via via le avevano viste nelle mostre fotografiche a cui ho partecipato e nelle "letture interne" al fotoclub di cui faccio parte, e selezionate fra le centinaia scattate negli anni.

    La lettrice - una fotografa professionista ritrattista abbastanza nota in Italia - rimase abbastanza spiazzata rispetto ad un genere che, mi confessò, non aveva mai avuto modo di valutare.

    Dicevo che è stata un'esperienza utile perché mi dette alcuni consigli/suggerimenti rispetto alle inquadrature scelte in alcune immagini e ai tagli da apportare in fase di stampa, e certe indicazioni le ritenni coerenti e per alcuni aspetti anche condivisibili.

    Però fu anche un'esperienza deludente, soprattutto perché non seppe dare una valutazione critica complessiva che invece mi sarei aspettato di ricevere, ma anche perché in quel contesto credo dovesse analizzare, nel bene e nel male, il percorso proposto nel suo insieme anche "rispettando" le scelte del fotografo in tema di inquadrature, tagli in fase di stampa, ecc.

    Sebbene la mia esperienza di letture portfolio sia praticamente limitata a questa sola (non conto quelle degli amici del fotoclub che peraltro, forti di un'esperienza ben superiore alla mia, sono nel complesso assai più critici e severi di quella fotografa) credo che probabilmente non ho trovato la persona giusta per ricevere i consigli che dovrei avere e di cui ho senz'altro bisogno per migliorare.

    Ma credo anche che ripeterei l'esperienza, magari con un lettore più attento e vicino al genere che pratico, perché si può e si deve sempre mettersi in gioco se si desidera crescere e perfezionarsi.

     

    Opportunità: non è un album di fotografie, non un libro fotografico dell'anno trascorso, non per forza le immagini contenute sono omogenee per soggetto, ma certamente sono un percorso che possa suggerire a chi le osserverà, si interrogherà, le valuterà, chi sia il fotografo che glielo sta porgendo. 
    Motivo per cui il portfolio è una potentissima arma che non può essere esibita a chicchessia, ma deve essere messa allo scoperto quando il soggetto cui lo si voglia mostrare sia nella condizione e disposizione d'animo di considerarlo appieno. Non avremo molte di queste opportunità, non sono tante le persone degne di questo onore, quindi dobbiamo giocarcele bene.
    Portiamo il portfolio a chi possa amare il nostro progetto, non ad un nome qualsiasi: dobbiamo sapere chi sia la persona cui ci stiamo aprendo, tanto bene da desiderare che sia Lui a guardarlo il nostro portfolio.
    Non si fa la fila per andare dalla persona sbagliata, neppure quando si sceglie un medico, figuriamoci portando il bene più caro della nostra vita.

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    • Nikonlander Veterano
    Il 13/1/2022 at 16:42, Max Aquila ha scritto:

    Opportunità: non è un album di fotografie, non un libro fotografico dell'anno trascorso, non per forza le immagini contenute sono omogenee per soggetto, ma certamente sono un percorso che possa suggerire a chi le osserverà, si interrogherà, le valuterà, chi sia il fotografo che glielo sta porgendo. 
    Motivo per cui il portfolio è una potentissima arma che non può essere esibita a chicchessia, ma deve essere messa allo scoperto quando il soggetto cui lo si voglia mostrare sia nella condizione e disposizione d'animo di considerarlo appieno. Non avremo molte di queste opportunità, non sono tante le persone degne di questo onore, quindi dobbiamo giocarcele bene.
    Portiamo il portfolio a chi possa amare il nostro progetto, non ad un nome qualsiasi: dobbiamo sapere chi sia la persona cui ci stiamo aprendo, tanto bene da desiderare che sia Lui a guardarlo il nostro portfolio.
    Non si fa la fila per andare dalla persona sbagliata, neppure quando si sceglie un medico, figuriamoci portando il bene più caro della nostra vita.

    Qui ( e anche nel resto dell'articolo ) c'e' tutto, tutto per farmi capire che ero completamente fuori strada ; ok, non ho mai neppure interagito con professionisti e/o sottoposto a loro degli scatti, non ne sarei in grado.Capire comunque come andrebbe fatto e' gia' un primo passo.

    Anche, banalmente, i "voti" dati nei contest sono talmente eterogenei ( molte volte ) che mi fermo a dire : ok, non ho capito nulla perche' xx o xy in due righe hanno spiegato i perche' e i percome che, a me , erano sfuggiti in una scelta di pancia.

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