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Nikon VR : perché io uso soltanto SPORT

Non fotografo soltanto soggetti veloci. Sono io che mi muovo continuamente. E non voglio che lo stabilizzatore mi trattenga.

Sono un fotografo bulimico. Non l’ho mai nascosto.

Posso lavorare un’intera giornata con una sola modella e tornare a casa con 28.000 fotografie. Oppure trascorrere quattro ore in autodromo con una cinquantina di GT e produrne 55.000.

Non significa che scatti a caso sperando che la statistica mi regali una buona fotografia. Significa che fotografo per sequenze, variazioni, espressioni e movimenti. Cerco l’istante mentre accade, non quando è già passato.

Una modella e un’automobile da corsa sembrano due soggetti completamente diversi. In realtà pongono alla fotocamera la stessa richiesta: deve seguirmi senza interferire.

Per questo sulle mie Nikon il VR è impostato su SPORT.

Sempre.

Z9X_6279.JPG

1/30'' a 400mm durante una raffica a 20 fps con la Z9

SPORT non descrive il soggetto

L’equivoco nasce dal nome.

Normal sembra la modalità per la fotografia normale. Sport quella da scegliere allo stadio, in autodromo o quando inseguiamo un animale in corsa.

Non è così.

Normal e Sport non indicano due generi fotografici. Descrivono due diversi comportamenti del sistema di stabilizzazione.

Normal cerca di mantenere l’inquadratura il più ferma possibile. Applica una correzione più energica ed è pensato per ottenere il massimo vantaggio quando fotocamera e soggetto restano sostanzialmente stabili.

Ma se cominciamo a muovere deliberatamente la fotocamera, quella correzione può diventare percepibile. L’immagine nel mirino sembra trattenuta, poi liberata, poi nuovamente arrestata. Non sempre accade in modo evidente, ma la sensazione può essere quella di un’inquadratura che oppone resistenza alla mano.

Sport applica la correzione necessaria lasciando però più libertà al movimento intenzionale del fotografo. Il mirino rimane fluido, l’inquadratura segue meglio il soggetto e la macchina non tenta di conservare ostinatamente la posizione di mezzo secondo prima.

Sport non stabilizza di più.

Stabilizza in modo meno invadente.

Ed è esattamente ciò che voglio.

A9302477.jpg

Anche una modella ferma si muove

Una modella non percorre il rettilineo di Monza a trecento chilometri orari. Ma respira, ruota il viso, sposta gli occhi, inclina una spalla, cambia espressione e modifica continuamente il rapporto tra il proprio corpo e la luce.

E soprattutto mi muovo io.

Mi avvicino e mi allontano. Passo dall’inquadratura verticale a quella orizzontale. Mi abbasso, mi sposto lateralmente, cambio angolo e cerco una diversa relazione tra viso e sfondo.

Spesso fotografo con la fotocamera mezzo metro sotto di me, tenuta con il braccio disteso e controllata attraverso il display articolato. Non è certamente la posizione prescritta dai manuali: manca l’appoggio del mirino al viso, il gomito non è aderente al corpo e la fotocamera oscilla inevitabilmente nello spazio.

Eppure è proprio quella libertà a permettermi di trovare proporzioni, slancio e punti di vista che dalla normale altezza degli occhi non vedrei.

In questa situazione non voglio che il VR inchiodi il fotogramma. Voglio che attenui le oscillazioni involontarie lasciando intatto il movimento che sto imponendo alla fotocamera.

Normal cerca di fermarla.

Sport cerca di accompagnarla.

Per il mio modo di fotografare non c’è partita.

Z9X_5714.jpg

1/125'' a 400mm e attraverso una rete elettrozincata con la Z9. Il riconoscimento del soggetto "veicoli" centra il bersaglio, io lo seguo, il complesso di stabilizzazione VR_obiettivo + VR_corpo_macchina mi garantisce neutralità di movimento mentre seguo l'auto del Team Mercedes di Antonelli Motor Sport (Si, il papà di Kimi !)

Il panning non nasce nello stabilizzatore

In autodromo la situazione sembra opposta, ma cambia soltanto la velocità.

Seguo l’automobile con focali molto lunghe e tempi deliberatamente lenti. Ruoto il busto, accompagno il soggetto e continuo il movimento anche dopo lo scatto. L’automobile deve restare leggibile mentre asfalto, tribune, reti e pubblico si trasformano in strisce di colore.

Il panning non lo fa il VR.

Lo fa il fotografo.

Lo stabilizzatore può riconoscere il movimento intenzionale lungo l’asse della panoramica e limitare la correzione alle oscillazioni estranee a quella traiettoria. Ma non sa quale automobile voglio seguire, non decide la velocità della rotazione e non stabilisce dove debba trovarsi il soggetto nel fotogramma.

Con Sport il mirino resta più naturale. Posso seguire la macchina senza avvertire quella sensazione di aggancio e rilascio che una correzione più aggressiva potrebbe introdurre. Posso anticipare l’ingresso nel fotogramma, accompagnare il passaggio e continuare la sequenza senza che lo stabilizzatore discuta con i miei movimenti.

Le fotografie nitide dentro una scia di fondo non sono un prodigio elettronico. Sono il risultato di tempo di scatto, movimento, continuità e allenamento.

Sport rende soltanto più trasparente il rapporto tra occhio, mano e soggetto.

Che è già moltissimo.

Z9X_8472.jpg

1/60'' a 400mm e 20 fps

Il VR non ferma il mondo

Questo è il punto che dovrebbe essere scritto sopra ogni menu di stabilizzazione.

Il VR corregge il movimento della fotocamera.

Non quello del soggetto.

Posso fotografare una persona immobile a un tempo molto lento e ottenere un’immagine perfettamente nitida. Ma se durante l’esposizione quella persona gira il viso, muove una mano o cambia espressione, avrò una fotografia stabilissima di un soggetto mosso.

Allo stesso modo, Sport non rende nitida un’automobile che attraversa il fotogramma. La sua nitidezza dipende dal tempo scelto e dalla precisione con cui la seguo.

Lo stabilizzatore non sostituisce la scelta del tempo di scatto. Non sostituisce l’autofocus. Non corregge un errore di tecnica e non recupera automaticamente una fotografia impostata male.

Per questo non cerco record da circo fotografando a mano libera a un secondo solo per dimostrare che sia possibile.

Scelgo il tempo necessario per ottenere la fotografia che ho in mente. Se voglio congelare il movimento, uso un tempo rapido. Se voglio mostrarlo, lo allungo. Se serve, alzo gli ISO senza farmi troppi problemi.

Il VR viene dopo.

È una rete di sicurezza, non il trapezista.

ZF2_9769.jpg

Perché non uso Normal

Normal non è sbagliato e non è inferiore.

È semplicemente progettato per una priorità diversa dalla mia.

Può essere la scelta più efficace quando si fotografa un soggetto statico e si vuole ottenere la massima correzione possibile: un paesaggio a mano libera, un interno, un’opera d’arte, un dettaglio architettonico o qualunque scena nella quale il fotografo abbia composto l’immagine e desideri mantenerla esattamente lì.

Chi fotografa lentamente, cerca il tempo più lungo possibile e non modifica continuamente l’inquadratura può preferirlo.

Io lavoro in un altro modo.

Anche davanti a un soggetto immobile, la mia fotocamera non lo è quasi mai. Sto già cercando la fotografia successiva. Una variazione dell’espressione, una diversa inclinazione, qualche centimetro più in basso o un rapporto differente con lo sfondo.

Non ho bisogno che lo stabilizzatore difenda l’inquadratura precedente.

Ho bisogno che mi segua verso la prossima.

E Normal?

Normal rimane la modalità più indicata quando la priorità è ottenere la correzione più energica su una scena sostanzialmente ferma.

Non è una modalità antiquata e non produce fotografie peggiori. Semplicemente privilegia la stabilità assoluta rispetto alla fluidità del movimento.

La scelta, quindi, non dipende dal fatto che davanti alla fotocamera ci sia un’atleta oppure un vaso. Dipende da come stiamo fotografando quel soggetto.

ZF2_0888.jpg

SPORT non significa raffica

I miei numeri potrebbero far pensare che Sport abbia senso soltanto utilizzando lunghe raffiche.

Non è vero.

Il vantaggio principale lo percepisco già osservando il mirino o il display. L’immagine segue la fotocamera senza impuntamenti e senza quella sensazione di elasticità che talvolta accompagna la correzione più forte.

Posso scattare una singola fotografia, aspettare, cambiare posizione e scattarne un’altra. Sport continua a essere la mia scelta perché non riguarda il numero di fotogrammi al secondo, ma la continuità della visione.

La fotografia nasce nel mirino.

Se il mirino litiga con la mia mano, lo stabilizzatore sta facendo troppo.

ZRH_0249.JPG

sulla Zr che uso a braccio allungato, lo stabilizzatore è fondamentale con tutti gli obiettivi che non ne sono dotati, anche a focali insospettabili (qui il Tamron 16-30/2.8@26mm in simulazione XPAN)

Non soltanto ritratto e automobili

Lo stesso ragionamento vale nel reportage, durante una cerimonia, a teatro, per strada, fotografando bambini, animali domestici o persone che semplicemente vivono davanti all’obiettivo.

Il soggetto non deve correre. Basta che la situazione cambi continuamente.

Sport è utile ogni volta che il fotografo compone mentre si muove, segue ciò che accade e preferisce una visione naturale alla massima immobilità del fotogramma.

Normal resta perfettamente sensato per chi lavora con maggiore contemplazione, compone una scena stabile e vuole spremere dallo stabilizzatore ogni frazione di secondo possibile.

Non esiste una modalità moralmente superiore.

Esistono priorità differenti.

E sul treppiedi?

Il treppiedi costituisce un caso separato. Se fotocamera e testa sono realmente immobili, lo stabilizzatore può essere inutile e, secondo corpo, obiettivo e tipo di supporto, può essere preferibile spegnerlo.

Con un monopiede, una testa non completamente bloccata o un supporto soggetto a vibrazioni, invece, il VR può ancora essere utile.

Non esiste una regola valida per ogni generazione di obiettivi Nikon. In questi casi vale quanto prescrive il manuale della specifica combinazione utilizzata, non quello che qualcuno ricorda di aver letto vent’anni fa.

VR oppure IBIS?

Qui uso il termine Nikon VR, Vibration Reduction, per indicare complessivamente la stabilizzazione.

Che la correzione avvenga mediante un gruppo ottico nell’obiettivo, attraverso il movimento del sensore oppure con la collaborazione dei due sistemi riguarda l’architettura della specifica fotocamera e dell’obiettivo montato.

Per il fotografo la domanda resta la stessa: voglio che il sistema cerchi la massima immobilità oppure che accompagni in modo fluido i miei movimenti?

Z9X_9040-2.jpg

La mia risposta

Non pretendo che tutti lavorino come me. Ventottomila fotografie a una modella o cinquantacinquemila immagini in quattro ore di autodromo non costituiscono una prescrizione medica.

Sono il mio modo di fotografare.

Ma dimostrano che la scelta tra Normal e Sport non può essere ridotta alla distinzione tra soggetti fermi e soggetti veloci.

Una modella apparentemente immobile e una GT lanciata sul rettilineo possono richiedere esattamente lo stesso comportamento della fotocamera, perché in entrambi i casi il fotografo sta seguendo, anticipando e ricomponendo.

Io non chiedo al VR di fare la fotografia al posto mio.

Non gli chiedo di congelare il soggetto, di correggere un tempo sbagliato o di tenermi aggrappato a un’inquadratura che ho già abbandonato.

Gli chiedo di eliminare quanto basta delle vibrazioni involontarie e poi di togliersi di mezzo.

Normal vuole tenere ferma la fotocamera.

Sport vuole lasciarla lavorare.

Io non fotografo da fermo. Nemmeno quando lo è il soggetto.

Per questo, sulle mie Nikon, il VR ha una sola posizione:

SPORT.

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