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Nikon, il firmware non è un regalo. È parte della fotocamera

Thom Hogan si domanda dove siano finiti i grandi aggiornamenti firmware Nikon. La domanda è legittima, ma forse non è ancora quella decisiva. Non conta soltanto quante nuove funzioni arrivino dopo l’acquisto: conta sapere se la fotocamera che abbiamo comprato appartenga ancora a una piattaforma in evoluzione oppure sia già diventata un ramo chiuso del catalogo.

Con la Z9 Nikon aveva stabilito un precedente formidabile. Gli aggiornamenti 2.0, 3.0, 4.0 e 5.0 non si limitavano a correggere errori: aggiungevano modalità di ripresa, miglioravano l’autofocus, ampliavano le possibilità video, modificavano l’interfaccia e rendevano la fotocamera progressivamente più completa. Ogni nuova versione produceva attenzione, articoli, prove sul campo e, soprattutto, la sensazione che chi aveva acquistato l’ammiraglia continuasse a essere considerato da Nikon.

Hogan interpreta quella stagione in modo meno romantico: la Z9 sarebbe arrivata sul mercato con l’hardware pronto ma con il software ancora incompleto. I grandi firmware non sarebbero quindi stati soltanto un gesto di generosità verso i clienti, ma il completamento di un programma previsto fin dall’origine. Probabilmente è vero. Ma per l’utente il risultato non cambia: Nikon aveva dimostrato che una fotocamera poteva crescere anche dopo essere uscita dal negozio.

Oggi quella sensazione si è molto attenuata. Il firmware 5.30 della Z9 è stato ancora un aggiornamento consistente e, diversamente da quanto scrive Hogan, ha effettivamente introdotto anche il supporto ai Flexible Color Picture Control. Le successive versioni 5.31 e 5.32 si sono invece limitate alla manutenzione e alla correzione di problemi. Non c’è nulla di male nei bugfix, naturalmente, ma non possono sostituire una politica di sviluppo. La cronologia ufficiale Nikon lo mostra con chiarezza.

Lo stesso discorso vale, con le dovute proporzioni, per la Zr. Il firmware 1.10 non è stato affatto insignificante: ha esteso la durata delle registrazioni, aggiunto la denominazione professionale dei file, l’ingresso LTC per la sincronizzazione del timecode e altre funzioni utili. L’1.11 è stato invece sostanzialmente correttivo. Per una cinepresa nata dopo l’acquisizione di RED e presentata come ingresso Nikon nel cinema professionale, sarebbe però ragionevole conoscere la direzione dello sviluppo, non soltanto scoprire di tanto in tanto che è comparso un nuovo file nel Download Center.

Il problema, quindi, non è sostenere che Nikon non aggiorni più nulla. Sarebbe falso. Il problema è che non esiste una politica firmware riconoscibile, coerente e comprensibile dall’esterno.

Gli esperimenti senza seguito

La Zfc ne è un esempio quasi didattico. Con il firmware 1.60 Nikon introdusse nuovi colori per la schermata informazioni, una schermata animata di benvenuto e il bordo rosso durante la registrazione video. Erano piccoli gadget, certamente, ma non necessariamente inutili: su una fotocamera acquistata anche per il suo stile potevano contribuire a darle una personalità più marcata. Il problema non era l’animazione di apertura. Il problema è che, dopo quell’esperimento, non arrivò un secondo atto. Gli aggiornamenti successivi hanno quasi esclusivamente corretto anomalie. La cronologia della Zfc si è fermata lì.

Nikon sembrò voler sperimentare anche con la Z9. Al CP+ del 2022 presentò una versione preliminare del firmware capace di utilizzare suoni personalizzati per l’otturatore elettronico. Tra questi c’erano quelli della Nikon F4 e della D750, la voce del presentatore e persino il miagolio di un gatto. Il miagolio fece sorridere il pubblico e circolò rapidamente in rete. In seguito arrivarono cinque tipi di suono selezionabili, ma non la libertà di personalizzazione mostrata durante quella presentazione.

Non vogliamo fare un processo al gatto. Quella dimostrazione provava che Nikon aveva iniziato a pensare al firmware anche come strumento per personalizzare l’esperienza d’uso. Era un’idea interessante, rimasta però episodica, come la schermata colorata della Zfc. A Tokyo si accende una lampadina, si mostra un prototipo, si osserva la reazione del pubblico e poi spesso si lascia spegnere tutto senza trasformare l’esperimento in una direzione di prodotto.

Ma l’occasione perduta più grave non riguarda né i colori né i miagolii. Riguarda la Nikon D780.

Presentata nel 2020, la D780 era la più moderna delle reflex Nikon non professionali. Utilizzava un sensore BSI da 24,5 megapixel, il processore Expeed 6 e, in Live View, un sistema autofocus ibrido a 273 punti esteso su circa il 90% dell’inquadratura. Era la prima reflex Nikon con rilevamento di fase sul sensore e Eye AF: una macchina F-Mount capace di offrire il mirino ottico della tradizione e buona parte dell’esperienza elettronica della Z6. Era, nelle stesse parole di Nikon, il ponte più avanzato tra i due mondi. Le caratteristiche dichiarate al lancio lo confermano.

Quel ponte è stato lasciato senza manutenzione strategica. La Z6 ha ricevuto nel tempo riconoscimento degli animali, miglioramenti al rilevamento degli occhi, affinamenti dell’inseguimento e nuove funzioni operative. La D780, che condivideva buona parte della base tecnologica della ripresa Live View, è stata aggiornata quasi soltanto per correggere problemi. Nikon è intervenuta ancora nell’agosto 2026 con il firmware 1.21, prova apprezzabile che il prodotto non è stato abbandonato tecnicamente; ma anche quell’aggiornamento corregge soltanto un caso di sottoesposizione durante le raffiche. Il supporto esiste, lo sviluppo no.

Non sosteniamo che ogni funzione della Z6 potesse essere trasferita automaticamente alla D780. Le architetture non sono identiche e sviluppare, verificare e certificare un firmware costa denaro. Ma quella fotocamera avrebbe potuto ricevere almeno una parte degli affinamenti maturati sulla piattaforma Expeed 6: un riconoscimento più evoluto dei soggetti in Live View, un tracking migliorato, strumenti video più moderni, una maggiore personalizzazione dell’interfaccia.

La D780 non è stata dimenticata perché fosse diventata improvvisamente incapace di fotografare. È stata dimenticata dai clienti potenziali perché Nikon ha smesso di offrire loro nuove ragioni per ricordarsene. Avrebbe potuto accompagnare per anni i fotografi ancora legati al vastissimo sistema F-Mount e guidarli gradualmente verso Nikon Z. È stata invece trattata come l’ultima voce di un capitolo da chiudere.

Questa non è prudenza industriale. È valore lasciato sul tavolo.

Una proposta indirizzata a Nikon Japan, se vorranno leggerci

Non chiediamo aggiornamenti eterni, né pretendiamo che una fotocamera del 2020 diventi per magia un modello del 2026. Chiediamo una politica dichiarata, sostenibile e uguale per tutti. Nikon potrebbe trasformare il firmware da sorpresa occasionale in uno dei motivi principali per scegliere il sistema Z.

1. Dichiarare il ciclo di vita software

Ogni fotocamera dovrebbe essere accompagnata da un periodo minimo di sviluppo chiaramente indicato. Per le ammiraglie e i modelli professionali proponiamo almeno cinque anni di aggiornamenti funzionali, seguiti da altri due anni di manutenzione e compatibilità. Per i modelli intermedi quattro anni di sviluppo e due di manutenzione; per quelli di ingresso almeno tre più due.

Non significa promettere in anticipo ogni funzione. Significa dire al cliente per quanto tempo la sua fotocamera resterà una piattaforma attiva.

Nel Download Center dovrebbe comparire uno stato inequivocabile:

  • sviluppo attivo;

  • manutenzione;

  • supporto terminato.

Un cliente può accettare che un prodotto abbia concluso il proprio ciclo. È molto più difficile accettare di non sapere se Nikon stia ancora lavorando per lui oppure no.

2. Separare la piattaforma dal singolo modello

Le fotocamere dotate dello stesso processore appartengono, entro i limiti dell’hardware, alla stessa generazione software. Le funzioni fondamentali dovrebbero quindi essere sviluppate su una piattaforma comune e distribuite su tutti i modelli compatibili.

Non chiediamo alla Zfc ciò che richiede Expeed 7, né alla Z9 funzioni subordinate a componenti che non possiede. Chiediamo però che Nikon smetta di creare differenze artificiali tra macchine tecnicamente in grado di condividere una funzione.

Per ogni aggiornamento dovrebbe essere pubblicata una semplice matrice di compatibilità: funzione disponibile, funzione prevista, funzione impossibile per un limite hardware. Una spiegazione chiara elimina sospetti e riduce le discussioni inutili.

UN SOLO PROCESSORE, UNA SOLA LOGICA

Rivolgiamo a Nikon una richiesta precisa: le fotocamere che condividono lo stesso processore devono condividere, nei limiti imposti dall’hardware, anche la stessa logica operativa. Oggi tutte le Nikon Expeed 7 sembrano parlare dialetti differenti. La gestione dei Custom Controls cambia da un modello all’altro e persino la Zf non è stata aggiornata allo standard successivamente introdotto da Z50 II, Z5 II e Zr. Non esiste alcuna ragione comprensibile per cui la medesima funzione possa essere assegnata liberamente a un pulsante su una fotocamera e risulti esclusa, oppure disponibile soltanto su un altro comando, in una macchina della stessa generazione.

Le differenze fisiche tra i corpi sono inevitabili. Le differenze arbitrarie nell’organizzazione dei comandi non lo sono. Un fotografo che utilizza più Nikon dovrebbe ritrovare la stessa struttura, le stesse denominazioni e la medesima libertà di assegnazione. Ogni pulsante personalizzabile dovrebbe poter accedere a tutte le funzioni compatibili con il suo tipo di pressione, senza limitazioni stabilite modello per modello secondo criteri che nessuno, fuori da Tokyo, riesce a comprendere.

Nel frattempo, il menù Nikon ha raggiunto un livello di complessità che non può più essere gestito soltanto sul piccolo schermo della fotocamera. Serve OGGI, non domani, un’applicazione ufficiale per desktop e tablet con la quale configurare graficamente ogni comando, modificare i menù personali, confrontare le impostazioni, memorizzare configurazioni complete e richiamarle in base al genere fotografico o al lavoro da svolgere.

Queste configurazioni dovrebbero poter essere nominate, duplicate, modificate, archiviate, trasferite tramite cavo o Wi-Fi e condivise con altri utenti. Un professionista potrebbe predisporre assetti differenti per ritratto, sport, studio o video; un’associazione potrebbe distribuire una configurazione comune; un fotografo che sostituisce il corpo potrebbe trasferire sulla nuova macchina quanto compatibile, ricevendo dall’applicazione una segnalazione chiara delle sole funzioni non disponibili.

Non chiediamo di semplificare le fotocamere eliminando possibilità. Chiediamo di governarne la complessità. Una piattaforma comune deve offrire coerenza, libertà di configurazione e strumenti adeguati per amministrarla. Altrimenti Expeed 7 resterà un processore condiviso da molte Nikon, ma non diventerà mai il fondamento di un vero sistema Nikon.

3. Due appuntamenti firmware ogni anno

Nikon potrebbe istituire due momenti fissi, uno in primavera e uno in autunno, dedicati all’evoluzione del sistema. Non tutti i corpi dovrebbero ricevere ogni volta nuove funzioni, ma in quelle occasioni l’azienda presenterebbe lo stato della piattaforma, gli aggiornamenti disponibili e quelli in sviluppo.

Sarebbe comunicazione a costo relativamente contenuto, capace di generare attenzione anche nei periodi privi di nuovi prodotti. Oggi, quando Nikon non presenta una fotocamera o un obiettivo, semplicemente scompare dalla conversazione. Un programma firmware trasformerebbe il silenzio in continuità.

4. Distinguere chiaramente manutenzione ed evoluzione

Un aggiornamento che corregge una sottoesposizione non deve essere presentato come se ringiovanisse la fotocamera. È manutenzione necessaria e benvenuta. Un firmware che aggiunge nuovi sistemi AF, formati, Picture Control o strumenti operativi è invece sviluppo.

Chiamare entrambe le cose “firmware update” nasconde la differenza sostanziale. Nikon dovrebbe adottare due denominazioni distinte e accompagnare gli aggiornamenti funzionali con una presentazione tecnica degna di un nuovo prodotto.

5. Ascoltare gli utenti con un metodo visibile

Non basta raccogliere osservazioni attraverso distributori, ambassador e tecnici NPS. Serve un portale internazionale nel quale gli utenti possano proporre funzioni, votare quelle già richieste e verificare quali siano state prese in considerazione.

Nikon non sarebbe obbligata a realizzare tutto. Dovrebbe però rispondere: allo studio, previsto, incompatibile con l’hardware, non prioritario. Anche un rifiuto motivato è più utile del silenzio.

Fotografi professionisti, videomaker, sviluppatori, scuole e comunità indipendenti utilizzano le fotocamere in modi che nessun ufficio progettazione può prevedere interamente. Ignorare questa esperienza significa rinunciare gratuitamente a una parte della ricerca di prodotto.

6. Prevedere anche aggiornamenti professionali a pagamento

Il firmware non deve essere necessariamente tutto gratuito. Le correzioni, i miglioramenti di base e le funzioni comuni alla piattaforma devono esserlo. Moduli molto specialistici, soggetti a licenze o destinati a una clientela professionale ristretta potrebbero invece essere venduti a un prezzo ragionevole.

È comunque preferibile pagare qualche centinaio di euro per ampliare realmente una fotocamera già posseduta che doverne spendere diverse migliaia per ricomprare quasi lo stesso hardware. Nikon lo ha già fatto con alcune funzioni video e potrebbe trasformare quell’esperienza in un’offerta ordinata, purché non utilizzi i moduli a pagamento per sottrarre funzioni normali al prodotto acquistato.

7. Cominciare subito dai prodotti esistenti

La Z9 merita un firmware 6.0 che completi l’integrazione con Nikon Imaging Cloud, allinei le personalizzazioni alle fotocamere Expeed 7 più recenti e renda coerente l’intero flusso professionale. I Flexible Color sono già presenti: non utilizziamoli come falsa rivendicazione, ma completiamo ciò che ancora manca.

La Z8 dovrebbe ricevere tutte le funzioni compatibili con il suo hardware senza essere penalizzata per proteggere artificialmente la futura ammiraglia.

La Zf ha dimostrato quanto un aggiornamento possa rafforzare l’identità di un prodotto. Picture Control, grana, strumenti creativi e personalizzazione sono perfettamente coerenti con la sua natura. Questa strada deve continuare.

La Zfc meriterebbe un ultimo vero firmware 2.0, non per trasformarla in una Z50 II, ma per completare l’idea originaria: strumenti migliori per la messa a fuoco manuale, nuove cornici e proporzioni di ripresa, Picture Control compatibili con il suo processore, maggiore personalizzazione dei comandi e un’interfaccia “heritage” finalmente sviluppata oltre la schermata colorata di accensione.

La D780 meriterebbe un firmware conclusivo denominato apertamente “Legacy 2.0”: migliore riconoscimento dei soggetti e degli occhi in Live View, tracking affinato utilizzando l’esperienza maturata sulla piattaforma Expeed 6, strumenti video aggiornati e tutte le ottimizzazioni realisticamente trasferibili. Non cambierebbe il destino commerciale delle reflex, ma dimostrerebbe a milioni di utenti F-Mount che Nikon non cancella la propria storia quando volta pagina.

La Zr, infine, ha bisogno di una roadmap specifica sviluppata insieme agli ingegneri RED. Chi acquista una cinepresa non può attendere passivamente il prossimo modello per sapere se arriveranno gli strumenti richiesti sul set. Servono aggiornamenti regolari, documentati e costruiti attorno ai flussi di lavoro professionali reali.

Tutto questo non ridurrebbe necessariamente le vendite delle generazioni successive. Al contrario, aumenterebbe la fiducia nel marchio, manterrebbe più alto il valore dell’usato, favorirebbe l’acquisto di nuovi obiettivi e renderebbe meno rischioso investire nel sistema.

Chi ha comprato una Z9 non deve ricevere gratuitamente una Z9 II. Deve però poter credere che Nikon non abbia smesso di pensare alla sua Z9 il giorno in cui ha cominciato a progettare la successiva.

Una buona fotocamera continua naturalmente a fare buone fotografie anche senza aggiornamenti. È vero, ma è una risposta troppo comoda. Anche la D780 continua a essere un’ottima macchina: ciò non ha impedito al mercato di dimenticarla. La Zfc continua ad accendersi mostrando i suoi colori: ciò non significa che l’idea sia stata sviluppata. La Z9 continua a essere una formidabile ammiraglia: ciò non autorizza Nikon a considerare già conclusa la relazione con chi l’ha acquistata.

Il firmware non è un regalo concesso dal costruttore quando ha tempo. È la parte della promessa che rimane da mantenere dopo aver incassato il prezzo della fotocamera.

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