Prima collaboratori, poi avversari. Da novant’anni i due equipaggi fingono di guardare soltanto avanti, ma regolano ogni colpo di remo sul ritmo dell’altro. E a vincere, quasi sempre, siamo noi fotografi
La rivalità tra Nikon e Canon viene spesso raccontata come una guerra. In realtà somiglia di più alla Boat Race, la regata sul Tamigi tra Oxford e Cambridge. Le due barche procedono sullo stesso fiume, non possono toccarsi e ufficialmente ciascun equipaggio pensa soltanto alla propria corsa. Ma ogni accelerazione, ogni esitazione e ogni scelta tattica dipendono anche dalla posizione dell’avversario.
Canon e Nikon non dichiarano quasi mai di avere risposto l’una all’altra. Sarebbe d’altra parte ingenuo immaginare che una nuova fotocamera possa essere progettata nei pochi mesi successivi alla presentazione di un modello concorrente. I cicli di sviluppo durano anni. Eppure ogni prodotto stabilisce un riferimento che l’altro dovrà superare, aggirare o rendere più accessibile alla generazione successiva.
Questa regata non cominciò con l’autofocus, con il digitale o con le mirrorless. Cominciò addirittura prima che esistesse una vera fotocamera Canon.

una telemetro Kwanon con 50mm Nippon Kogaku
Quando Canon ebbe bisogno di un obiettivo, si rivolse a Nikon
Nel 1933 il Precision Optical Instruments Laboratory, dal quale sarebbe nata Canon, si mise al lavoro per costruire in Giappone una fotocamera 35mm ispirata alle Leica tedesche. Il prototipo Kwanon dimostrava che l’azienda sapeva progettare un corpo macchina, ma mancavano due componenti fondamentali: un obiettivo di qualità e un telemetro sufficientemente preciso.
Canon si rivolse quindi a Nippon Kogaku, l’azienda ottica fondata nel 1917 che molti anni dopo avrebbe assunto ufficialmente il nome Nikon.
La collaborazione fu molto più profonda della semplice fornitura di un vetro. Per la Hansa Canon del 1936 Nippon Kogaku produsse il Nikkor 50mm f/3.5, la baionetta, il sistema ottico del mirino e il meccanismo del telemetro. Canon realizzò il corpo, l’otturatore e l’assemblaggio finale. È la stessa storia ufficiale di Canon a riconoscere che la sua prima fotocamera di serie nacque con il contributo determinante della futura Nikon.
Prima di diventare i due grandi antagonisti della fotografia giapponese, Canon e Nikon furono quindi complementari: una sapeva costruire la macchina, l’altra possedeva l’esperienza ottica necessaria per completarla.
Dopo la guerra le loro strade si separarono. Canon cominciò a produrre autonomamente i propri obiettivi; Nippon Kogaku presentò nel 1948 la prima fotocamera Nikon. Entrambe iniziarono inseguendo Leica e Contax nel mercato delle telemetro. Ma nel 1959 Nikon cambiò la gara.
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1959: la Nikon F alza improvvisamente il ritmo
La Nikon F non inventò da sola la reflex moderna. Il pentaprisma, lo specchio a ritorno istantaneo, il diaframma automatico e altri elementi erano già comparsi separatamente su fotocamere precedenti. Il suo salto di qualità fu riunire tutto in un apparecchio professionale robusto, modulare e sostenuto da un sistema praticamente senza confronti.
Mirini e schermi di messa a fuoco intercambiabili, motore, dorsi, accessori specialistici e un catalogo crescente di Nikkor trasformarono la fotocamera nel centro di una piattaforma. La Nikon F non era semplicemente un corpo sul quale montare un obiettivo: era una macchina destinata a stampa, sport, guerra, ricerca scientifica e applicazioni industriali. Nikon la definiva fin dall’origine una reflex «system oriented». Nikon F, storia ufficiale
Quella macchina impose per vent’anni l’immagine stessa della fotocamera professionale. La sua presenza nelle redazioni, sui campi di battaglia, nelle spedizioni e nelle missioni spaziali costruì un prestigio che andava oltre le specifiche. Possedere una Nikon significava entrare nel sistema utilizzato dai professionisti e poter confidare nella continuità della baionetta F.
Canon rispose soltanto nel 1971 con la prima F-1, a sua volta progettata come sistema professionale completo. Era una macchina eccellente, ma arrivava su un terreno che Nikon aveva già occupato culturalmente prima ancora che commercialmente.
Canon trovò però un altro tratto del fiume sul quale attaccare. Con AE-1 e serie A trasformò la reflex in un prodotto elettronico destinato a milioni di fotografi. Nikon continuava a presidiare il professionismo con F2 e F3; Canon imparava a produrre, automatizzare e vendere su una scala molto più ampia. Questa capacità industriale sarebbe diventata decisiva pochi anni dopo.
![[1 anno di garanzia] Nikon F3 AF Film Camera + obiettivo AF Nikkor 80mm f/2.8... - Foto 1 di 19](https://i.ebayimg.com/images/g/INMAAeSwKuRqEdq~/s-l1600.webp)
F3AF: Nikon vide l’autofocus, ma non ne raccolse l’eredità
Nikon non inventò in senso assoluto la reflex autofocus. La Pentax ME F era arrivata nel 1981. Ma nel 1983 la Nikon F3AF fu la prima ammiraglia professionale a incorporare un sistema autofocus TTL realmente commercializzato.
Era accompagnata da due obiettivi dedicati, l’AF Nikkor 80mm f/2.8 e il 200mm f/3.5 IF-ED, entrambi con il motore incorporato. Nikon produsse persino il TC-16, un teleconverter capace di rendere autofocus numerosi Nikkor manuali muovendo un proprio gruppo ottico interno. Sembra quasi l’antenato, molto più nobile e complesso, degli adattatori motorizzati dei quali parliamo oggi. Nikon F3AF e ottiche dedicate
Nikon aveva quindi visto con grande anticipo sia l’autofocus professionale sia il principio del motore collocato nell’obiettivo. Ma la F3AF rimase un ramo laterale: costoso, limitato a due ottiche e incapace di diventare sistema.
Nel 1985 fu Minolta, con la 7000, a rendere l’autofocus una proposta convincente per il grande pubblico. Nikon reagì conservando la baionetta F e collocando il motore nel corpo macchina, collegato all’obiettivo mediante la celebre presa di forza meccanica. Fu una scelta coerente con la tradizione Nikon: proteggere, per quanto possibile, gli investimenti dei clienti.
Canon compì la scelta opposta. Dopo il tentativo della T80, nel 1987 abbandonò la baionetta FD e presentò il sistema EOS con il nuovo attacco EF, completamente elettronico e senza compatibilità diretta con le vecchie ottiche. Ogni obiettivo avrebbe avuto un motore adatto alle proprie necessità.
Per i clienti Canon fu uno strappo brutale. Per Canon fu la premessa di un vantaggio durato decenni. I motori USM, gli autofocus veloci e silenziosi e i grandi teleobiettivi bianchi conquistarono progressivamente stadi, circuiti e bordi campo. Alla fine degli anni Novanta, molti fotografi professionisti che un tempo avrebbero acquistato automaticamente Nikon erano passati a Canon.
Nikon era partita prima, ma Canon aveva trasformato l’idea in un ecosistema.

Stabilizzazione: Nikon anticipa, Canon industrializza
La storia si ripeté con la stabilizzazione ottica.
Nel 1994 Nikon presentò la Zoom 700VR, riconosciuta dalla stessa azienda come la prima fotocamera dotata di un sistema ottico di riduzione delle vibrazioni. Era una compatta 35mm con zoom 38-105mm: grande, costosa e poco fortunata sul mercato, ma tecnicamente notevole. Nikon Zoom 700VR
Canon arrivò l’anno successivo con l’EF 75-300mm f/4-5.6 IS USM, il primo obiettivo intercambiabile stabilizzato destinato a una reflex. Non era più un esperimento racchiuso in una compatta: era una funzione integrata nel sistema EOS e immediatamente comprensibile per chi utilizzava un teleobiettivo. Canon EF 75-300mm IS
Nikon aspettò fino al 2000 per introdurre il primo Nikkor intercambiabile VR, l’80-400mm f/4.5-5.6D.
Ancora una volta Nikon aveva mostrato la tecnologia; Canon aveva capito più rapidamente dove collocarla per trasformarla in mercato. Da quel momento nessun sistema professionale avrebbe potuto fare a meno della stabilizzazione.

D1: Nikon apre davvero l’era digitale professionale
Alla fine degli anni Novanta le reflex digitali esistevano già, ma erano spesso costose trasformazioni Kodak di corpi nati per la pellicola. Nel 1999 la Nikon D1 cambiò la prospettiva. Era una reflex digitale professionale concepita come apparecchio integrato, con 2,7 megapixel, 4,5 fotogrammi al secondo, baionetta F e un prezzo enormemente inferiore a quello delle precedenti soluzioni professionali.
Per un fotografo di agenzia non era un prototipo futuribile. Era una Nikon riconoscibile, utilizzabile con gli obiettivi già presenti nel corredo e capace di inviare rapidamente le immagini alla redazione. Il digitale diventava finalmente uno strumento di produzione.
Canon rispose investendo nella progettazione e nella fabbricazione dei propri sensori CMOS. Nel 2002 portò il formato 24×36 nella EOS-1Ds da 11 megapixel, ancora costosissima e riservata ai professionisti. Nel 2005 compì la mossa decisiva con la EOS 5D: 12,8 megapixel full frame in un corpo relativamente compatto, proposto a una frazione del prezzo delle precedenti ammiraglie. Canon EOS 5D
La 5D non fu semplicemente una fotocamera di successo. Rese il full frame un’aspirazione realistica per matrimonialisti, ritrattisti, professionisti indipendenti e fotoamatori evoluti. Nikon, che aveva aperto la strada alla reflex digitale professionale con la D1, si trovò confinata al formato DX proprio mentre Canon trasformava il 24×36 digitale nel nuovo riferimento.

D3: Nikon torna a imporre la misura
La risposta arrivò nel 2007 e fu enorme.
La Nikon D3 non cercò di battere Canon sul numero dei megapixel. Il nuovo sensore FX aveva una risoluzione relativamente moderata di 12,1 megapixel, ma raggiungeva ISO 6400 nella gamma ordinaria e ISO 25.600 in estensione. Per la prima volta si potevano fotografare sport al coperto, spettacoli, cronaca e cerimonie in luce disponibile con una qualità che fino a quel momento sembrava irrealizzabile.
Insieme alla D300, al nuovo autofocus a 51 punti e alla successiva D700, la D3 restituì a Nikon una piena credibilità tecnologica. Molti professionisti tornarono a utilizzare il marchio perché quella fotocamera permetteva materialmente di portare a casa immagini che altri apparecchi non riuscivano ancora a produrre. Nikon D3, caratteristiche originali
La D3 fu per il digitale ciò che la Nikon F era stata per la reflex meccanica: non necessariamente la prima in ogni singolo componente, ma una macchina che spostava in avanti l’idea di ciò che fosse professionalmente possibile.
Canon rispose, Nikon rilanciò con D3s, D4 e D5; Canon consolidò la propria serie EOS-1D X. Nella fotografia generalista arrivarono D800, D810 e D850 da una parte, le successive generazioni 5D dall’altra. Le prestazioni tornarono progressivamente a pareggiarsi.
Ma non tornarono a pareggiarsi le rispettive posizioni sul mercato.
Il prestigio perduto non era la qualità
Tra Nikon F, F2 e F3 il marchio aveva posseduto qualcosa di più della leadership tecnica: godeva di una sorta di investitura professionale. Per decenni una Nikon al collo dichiarava implicitamente il mestiere di chi la utilizzava.
Canon erose quel primato con EOS, con i teleobiettivi USM, con i sensori CMOS, con il full frame accessibile e con una capacità industriale e commerciale superiore. Quando Nikon tornò al vertice tecnologico con la D3, il mondo non era più quello nel quale un solo marchio poteva rappresentare quasi per definizione la fotografia professionale.
Nikon continuò a produrre alcune delle migliori reflex mai costruite: D3, D700, D800, D850, D5 e D6. Non aveva perso la capacità di progettare grandi fotocamere; aveva perso l’antico predominio, una parte consistente del mercato e quell’aura per cui il nome Nikon era sufficiente a chiudere ogni discussione.
Poi entrò in acqua una terza barca.
Mirrorless: Canon e Nikon si accorgono di Sony
Canon e Nikon avevano entrambe sperimentato sistemi mirrorless — EOS M e Nikon 1 — senza permettere loro di minacciare seriamente le reflex. Sony, invece, investì decisamente nelle mirrorless full frame e accumulò dal 2013 un vantaggio importante in sensori, autofocus sul piano focale e disponibilità di obiettivi nativi.
Nel 2018 Nikon e Canon presentarono a poche settimane di distanza i nuovi sistemi Z e RF. Entrambe abbandonarono le vecchie baionette per la progettazione delle nuove ottiche, ma questa volta evitarono di ripetere lo strappo del 1987: FTZ ed EF-EOS R consentirono di continuare a usare gran parte degli obiettivi reflex.
Le prime generazioni non erano ancora pronte a sostituire integralmente le ammiraglie professionali. Poi la regata ricominciò.
Canon EOS R5 portò nel 2020 45 megapixel, 20 fps e video 8K in un corpo mirrorless. Nikon rispose nel 2021 con la Z9: 45,7 megapixel, sensore stacked, mirino senza oscuramento, 20 fps in RAW, 8K e completa eliminazione dell’otturatore meccanico. Canon ha rilanciato con EOS R5 Mark II e R1, sensori stacked, pre-scatto, riconoscimento delle azioni sportive, Cross AF ed Eye Control AF. Nikon ha trasferito progressivamente processore Expeed 7, riconoscimento dei soggetti, 3D Tracking e Pre-Release Capture da Z9 a Z8, Zf, Z6 III, Z50 II e Z5 II.
Oggi una Canon EOS R5 Mark II combina 45 megapixel, 30 fps e video 8K RAW 60p; la Nikon Z8 offre 45,7 megapixel, 20 fps RAW, 8,3K RAW 60p, mirino realmente privo di blackout e nessun otturatore meccanico. Canon EOS R5 Mark II, Nikon Z8
Non sono macchine uguali, ma sono chiaramente le due interpretazioni della stessa richiesta: riunire alta risoluzione, velocità professionale e video avanzato in un unico corpo. Sarebbe assurdo sostenere che una sia stata progettata copiando l’altra. Sarebbe altrettanto assurdo credere che Canon e Nikon non osservino attentamente ogni punto guadagnato dall’avversaria.
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Due sistemi nuovamente vicini, ma non identici
Canon conserva una forza industriale superiore, progetta i propri sensori e mantiene una segmentazione molto chiara. R1 privilegia velocità e autofocus intelligente; R5 Mark II unisce risoluzione e prestazioni; R6 Mark III porta 32,5 megapixel, 40 fps e video 7K in una fascia più accessibile. Il sistema Cinema EOS offre inoltre una continuità consolidata con il video professionale.
Nikon ha costruito il proprio rilancio intorno alla Z9 e a Expeed 7. Ha trasferito quasi integralmente l’ammiraglia nel corpo più compatto della Z8 e ha poi fatto scendere molte delle stesse funzioni verso modelli inferiori. Con la Z6 III ha introdotto il sensore parzialmente stacked; con l’acquisizione di RED e la Nikon ZR ha accelerato improvvisamente nel cinema, arrivando alla registrazione interna R3D NE 6K a 12 bit. Nikon e RED, Nikon ZR
Anche nelle ottiche i due sistemi si condizionano. Canon propone soluzioni come RF 24-105mm f/2.8 L, 100-300mm f/2.8, 200-800mm e una vasta serie di luminosissimi fissi RF. Nikon risponde con 400mm f/2.8 e 600mm f/4 dotati di moltiplicatore incorporato, 600mm e 800mm f/6.3 PF utilizzabili a mano libera, 135mm Plena e una gamma di zoom professionali ormai completa.
Nikon, inoltre, ha lasciato entrare nel formato Z un numero crescente di obiettivi Sigma e Tamron full frame. Canon ha iniziato ad autorizzare Sigma e Tamron sul formato RF-S, ma il sistema RF full frame rimane molto più controllato. Anche questa differenza esercita pressione: l’apertura di Nikon amplia la scelta e contiene i prezzi; Canon deve dimostrare che il valore del proprio catalogo proprietario compensi la minore libertà.
Colpi, controcolpi, benefici
Prima mossa | Risposta o sviluppo dell’avversario | Che cosa abbiamo ottenuto |
|---|---|---|
Canon nasce con ottiche e telemetro Nippon Kogaku | Canon sviluppa una propria industria ottica | Due grandi sistemi giapponesi concorrenti |
Nikon F impone il sistema professionale | Canon F-1 e successiva crescita EOS | Corpi modulari, robusti e completi |
Nikon F3AF porta l’AF su un’ammiraglia | Canon EOS rende l’AF elettronico un sistema | Autofocus rapido, silenzioso e universale |
Nikon Zoom 700VR anticipa la stabilizzazione | Canon 75-300 IS la porta negli obiettivi intercambiabili | Stabilizzazione come dotazione ordinaria |
Nikon D1 rende pratico il digitale professionale | Canon sviluppa CMOS, 1Ds e 5D full frame | Digitale più rapido, economico e accessibile |
Canon 5D democratizza il full frame | Nikon D3 e D700 rispondono con qualità ad alti ISO | 24×36 accessibile e realmente utilizzabile al buio |
Canon R5 alza risoluzione, raffica e video | Nikon Z9 riunisce tutto eliminando l’otturatore | Mirrorless ibride senza precedenti |
Nikon Z9/Z8 diffondono mirino continuo e riconoscimento | Canon R1/R5 II sviluppano Action Priority e pre-scatto | AF intelligente e meno occasioni perdute |
Canon porta nel sistema l’esperienza Cinema EOS | Nikon acquisisce RED e presenta ZR | Video RAW e strumenti cinema anche nei corpi compatti |
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Non importa chi sia davanti alla curva successiva
Ogni fotografo può preferire ergonomia, colore, ottiche o filosofia di un marchio. Ma l’idea che uno dei due debba finalmente annientare l’altro è infantile e contraria ai nostri interessi.
Senza la Nikon F, Canon avrebbe avuto meno urgenza di costruire la F-1 e poi un vero sistema professionale. Senza EOS e i teleobiettivi USM, Nikon avrebbe potuto sviluppare l’autofocus con minore determinazione. Senza la D1, Canon avrebbe avuto meno fretta di rendere credibile il digitale professionale. Senza la 5D, Nikon avrebbe potuto rimandare ancora il formato FX. Senza la D3, la sensibilità elevata sarebbe rimasta più a lungo una specifica da evitare. Senza EOS R5, probabilmente Nikon Z9 non avrebbe dovuto essere tanto radicale; senza Z9 e Z8, Canon avrebbe avuto meno pressione nel riunire 45 megapixel, 30 fps e autofocus intelligente nella R5 Mark II.
Oggi alla regata partecipano anche Sony, Fujifilm, Panasonic e altri produttori. Sony, in particolare, ha costretto entrambe a uscire dalla sicurezza delle reflex. Ma Canon e Nikon continuano a rappresentare i due equipaggi storici che si conoscono meglio, si studiano da più tempo e misurano ogni nuova ammiraglia anche sul valore dell’altra.
Come Oxford e Cambridge, possono alternarsi al comando senza smettere di appartenere alla stessa storia. Nikon ha guidato con F, D1, D3 e Z9. Canon ha risposto con EOS, stabilizzazione negli obiettivi, 5D e sistema RF. Qualche volta una ha visto per prima la direzione; l’altra ha saputo percorrerla meglio. Poi i ruoli si sono invertiti.
La regata non ci chiede di cambiare barca a ogni curva. Ci garantisce che l’equipaggio della nostra continui a remare.
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