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Nikon 2030: padrona del proprio futuro o proprietà di qualcun altro?

Prima di cominciare: cambiamo per un momento mestiere

Questo non è un articolo speculativo, non anticipa un’acquisizione della quale avremmo avuto misteriosamente notizia e non cerca facili allarmismi intorno al futuro di Nikon. Non abbiamo informazioni riservate, non conosciamo le intenzioni di EssilorLuxottica e non sappiamo se qualcuno stia realmente studiando un’operazione sul capitale della società.

Non è nemmeno l’ennesimo titolo catastrofista costruito per raccogliere qualche clic annunciando la prossima morte di Nikon. Di morti imminenti ne sono state pronosticate abbastanza e, almeno per il momento, Nikon è ancora qui.

Per leggere questo articolo bisogna invece compiere un piccolo esercizio di immedesimazione. Dimentichiamo di essere fotografi, mettiamo da parte le nostre Nikon, smettiamo di preoccuparci degli obiettivi che vorremmo e immaginiamo di lavorare nel reparto fusioni e acquisizioni di una grande banca d’affari internazionale. Un nostro cliente dispone di molto capitale e ci ha incaricati di cercare nel mondo società sottovalutate, proprietarie di tecnologie difficilmente riproducibili e potenzialmente più redditizie sotto un’altra guida, dopo una ristrutturazione o attraverso la separazione delle loro diverse attività.

Non proviamo affetto per Nikon. Non ci interessa la F, la Z9, il 105mm f/2.5 e nemmeno il futuro della fotografia. Non collezioniamo vecchi Nikkor e non ci emoziona il suono dell’otturatore di una F3.

Abbiamo davanti bilanci, partecipazioni, brevetti, posizione finanziaria, valore di Borsa e possibili sinergie industriali. Perseguiamo soltanto l’interesse economico del nostro cliente e, naturalmente, la commissione che la banca incasserebbe portando a termine l’operazione.

Scorrendo l’elenco delle aziende possibili, ci capita sotto gli occhi Nikon: un marchio conosciuto in tutto il mondo, un secolo di competenze ottiche e industriali, attività nella fotografia, nel cinema, nella litografia, nella metrologia, nella medicina e nella manifattura avanzata; tecnologie strategiche, un azionariato frammentato, minore forza finanziaria rispetto al passato e una capitalizzazione di Borsa sorprendentemente modesta.

Inoltre, un grande gruppo straniero ne possiede già il 18,53%.

A questo punto non stiamo dicendo che Nikon verrà acquistata.

Ci stiamo domandando perché, nei panni di quella banca d’affari, non dovremmo proporre l'investimento ad uno dei nostri migliori clienti, uno di quelli che ha la liquidità sufficiente per comperarsi non Nikon, ma un intero stato europeo ...

Nel futuro immaginato da Nikon, uomini e macchine lavoreranno felicemente insieme. Robot collaborativi, sistemi ottici, intelligenza artificiale e operatori sorridenti produrranno una società più ricca, efficiente e armoniosa. È la visione offerta dai piani industriali dell’azienda per il 2030: rassicurante, inclusiva, tecnologicamente ottimista e abbastanza generica da poter essere utilizzata, cambiando il logo, da quasi ogni grande società industriale del mondo.

Manca però un personaggio.

L’azionista.

Non sappiamo chi controllerà Nikon nel 2030, chi ne stabilirà le priorità, quali attività considererà strategiche e quali invece sacrificabili. Non sappiamo nemmeno se Nikon arriverà a quella data conservando l’autonomia necessaria per decidere da sola che cosa diventare.

Non è una previsione catastrofica e non nasce da qualche rumor giapponese tradotto male. Nasce da un numero pubblicato dalla stessa Nikon: al 31 marzo 2026 EssilorLuxottica possedeva il 18,53% del capitale ed era, con ampio margine, il principale azionista industriale della società. Aveva già ricevuto dal governo giapponese l’autorizzazione a salire fino al 20%.

Mentre Nikon illustrava il proprio futuro con uomini e macchine al lavoro insieme, qualcuno ne comprava quasi un quinto.

Grande per la storia, piccola per la finanza

Per un fotografo Nikon è un gigante. Il marchio porta con sé oltre un secolo di storia, imprese scientifiche e industriali, guerre, esplorazioni, missioni spaziali, fotogiornalismo, microscopia, metrologia, litografia e alcune delle fotocamere e degli obiettivi più importanti mai costruiti.

La Borsa non si commuove davanti a tutto questo.

Nell’agosto 2026 il valore di mercato dell’intera Nikon oscilla intorno ai quattro miliardi di dollari. Un’acquisizione richiederebbe naturalmente un premio sul prezzo delle azioni, dovrebbe tenere conto della posizione finanziaria, dei debiti, delle attività e degli inevitabili vincoli politici. Ma la dimensione dell’operazione resterebbe perfettamente accessibile a molti grandi gruppi internazionali.

Nikon è più grande di Sigma e Tamron. Non è grande nel mondo in cui Microsoft può spendere quasi settanta miliardi di dollari per Activision Blizzard, Broadcom oltre sessanta per VMware e le operazioni industriali vengono ormai misurate in decine di miliardi di dollari, non in miliardi di yen.

Il paradosso è che Nikon potrebbe valere sul mercato molto meno delle competenze necessarie per ricostruirla da zero. Un eventuale compratore non acquisterebbe soltanto il marchio giallo, le Z9 e gli obiettivi Nikkor. Acquisterebbe ottica di precisione, litografia, metrologia, microscopia, imaging medicale, sistemi industriali, manifattura additiva, RED, brevetti, stabilimenti, tecnici e rapporti consolidati con settori strategici e governativi.

Un secolo di conoscenze che non può essere ordinato da un fornitore né sviluppato in qualche trimestre.

È proprio la distanza tra valore finanziario e valore tecnologico a rendere Nikon vulnerabile. Non è una società priva di patrimonio. È una società il cui patrimonio potrebbe fare gola a chi dispone del capitale che a Nikon comincia a mancare.

Mitsubishi non verrà necessariamente in soccorso

Per buona parte della propria storia Nikon ha potuto contare sull’appartenenza alla galassia Mitsubishi. Non si trattava di una controllante nel senso occidentale del termine, ma di una rete di partecipazioni, banche, rapporti industriali, forniture e solidarietà tra società che rendeva difficile immaginare una Nikon davvero sola.

Quel mondo si è progressivamente dissolto.

Nikon conserva il legame storico con il gruppo Mitsubishi e MUFG Bank compare ancora tra i suoi azionisti, ma possiede appena il 2,13% del capitale. Non esiste più un azionista Mitsubishi in grado di esercitare il controllo, né appare evidente un interesse strategico del gruppo a mobilitare capitali per difendere Nikon da un pretendente esterno. Il principale azionista industriale non è Mitsubishi, ma EssilorLuxottica con il 18,53%. La composizione ufficiale dell’azionariato è pubblicata da Nikon.

Naturalmente il sistema giapponese conserva relazioni meno visibili delle sole partecipazioni azionarie. Banche, istituzioni e governo possono ancora intervenire, favorire una soluzione domestica o scoraggiare un acquirente straniero. Ma affidarsi alla memoria del vecchio keiretsu sarebbe ingenuo. Mitsubishi non possiede più Nikon, non la controlla e non ha manifestato alcuna intenzione di tornare a farlo.

Il cavaliere bianco potrebbe anche presentarsi. Non è detto che porti ancora i tre diamanti sullo scudo.

I barbari non aspettano più alla frontiera

Per decenni l’idea che una grande società giapponese potesse essere acquistata da uno straniero è sembrata quasi un’assurdità culturale prima ancora che finanziaria. Le partecipazioni incrociate, le banche di riferimento, la diffidenza verso le offerte ostili, il ruolo dei ministeri e una concezione quasi familiare dell’impresa costruivano attorno alle aziende nazionali una barriera più efficace di molte leggi.

Ma i tabù durano finché il mondo accetta di rispettarli.

Il tentativo della canadese Couche-Tard di acquistare Seven & i, proprietaria di 7-Eleven, ha mostrato che perfino uno dei simboli più riconoscibili dell’economia e della vita quotidiana giapponese può diventare l’oggetto di un’offerta straniera da oltre quaranta miliardi di dollari. L’operazione non è arrivata a compimento, ma la sua importanza sta nel fatto che sia stata concepita, finanziata e discussa seriamente. Non era una fantasia di Borsa: sarebbe stata la più grande acquisizione straniera di un’azienda giapponese. Il tentativo si è concluso nel 2025 dopo quasi un anno di trattative e resistenze.

Toshiba, altro nome che per decenni sarebbe sembrato intoccabile, è stata ritirata dalla Borsa e acquisita da un consorzio guidato da un fondo. Sharp è finita sotto il controllo della taiwanese Foxconn. Nissan ha dovuto cercare alleanze che soltanto pochi anni prima sarebbero apparse politicamente e culturalmente indigeste. Il Giappone continua a proteggere i propri interessi strategici, ma non può più fingere che ogni impresa storica sia automaticamente immortale e inalienabile.

Nel frattempo sono arrivati i nuovi barbari. Non necessariamente rozzi e non necessariamente stranieri: fondi sovrani, private equity, gruppi tecnologici, piattaforme digitali e conglomerati capaci di mobilitare in poche settimane capitali superiori al valore di interi settori industriali giapponesi.

E poi è tornato Donald Trump, ricordando al Giappone e all’Europa che persino alleanze politiche considerate permanenti possono essere rinegoziate attraverso dazi, minacce, sussidi e accordi imposti dalla forza relativa delle parti. Nel rapporto commerciale concluso con Washington, il Giappone ha accettato un tetto tariffario del 15% e un pacchetto di prestiti e investimenti negli Stati Uniti da 550 miliardi di dollari. Nel 2026 Tokyo era ancora costretta a chiedere che gli Stati Uniti rispettassero i termini concordati.

In questo mondo, il prestigio storico non costituisce una difesa e la cortesia istituzionale non garantisce reciprocità. Se l’America può ridefinire unilateralmente le regole commerciali, la Cina può sovvenzionare intere filiere e i grandi gruppi possono acquistare aziende con capitali superiori al prodotto interno lordo di piccoli Stati, il Giappone non può più proteggere indefinitamente ogni campione nazionale soltanto perché appartiene alla propria storia.

Può proteggere le tecnologie davvero strategiche. Non necessariamente le società che le possiedono nella forma in cui esistono oggi.

Proteggere la tecnologia non significa proteggere Nikon

Nikon è classificata dal governo giapponese tra le aziende importanti per la sicurezza nazionale, a causa delle sue attività nella litografia, nei sistemi di precisione e in altre tecnologie sensibili. Questo rende un’acquisizione straniera più complessa, sottoposta al controllo previsto dal Foreign Exchange and Foreign Trade Act. Nel 2026 il Giappone ha inoltre rafforzato la normativa, estendendo l’esame anche a operazioni indirette e introducendo un coordinamento interministeriale paragonato, con qualche approssimazione, al CFIUS americano. Le nuove disposizioni ampliano sensibilmente i poteri di controllo.

Ma da questo non deriva che il governo debba preservare Nikon nella sua interezza.

Lo Stato potrebbe considerare indispensabili alcune competenze, alcuni brevetti, determinati stabilimenti e la continuità delle forniture militari o litografiche, senza ritenere altrettanto indispensabile che fotografia, microscopia, RED, manifattura additiva e strumenti di precisione continuino a vivere sotto la stessa ragione sociale.

La divisione Precision Equipment, che comprende i sistemi per litografia di semiconduttori e display, potrebbe essere ceduta o incorporata in un altro grande gruppo giapponese, preservandone tecnologia, personale e controllo nazionale. Le attività legate alla difesa potrebbero essere isolate e protette. Il settore fotografico potrebbe seguire un’altra strada. La manifattura additiva potrebbe essere venduta, ristrutturata o affidata a un partner.

Il governo difenderebbe così ciò che giudica strategico senza dover necessariamente difendere Nikon.

È una distinzione sgradevole per chi identifica la società con un organismo unitario, ma perfettamente normale per chi osserva un conglomerato attraverso la logica degli asset. Un’azienda può scomparire e le sue tecnologie continuare a essere considerate nazionali. Può essere smembrata proprio con la motivazione di proteggerne le parti importanti.

Ma quanto è ancora strategica la litografia Nikon?

Per molti anni la presenza di Nikon nella produzione di apparecchiature litografiche sarebbe bastata da sola a renderne impensabile la cessione. Senza litografia non esistono semiconduttori e senza semiconduttori non esiste industria avanzata. Il ragionamento resta valido, ma la posizione di Nikon all’interno di quella filiera è cambiata profondamente.

ASML possiede il monopolio mondiale dei sistemi EUV necessari alla produzione dei chip più avanzati e domina anche la fascia superiore della litografia DUV. Nikon continua a produrre sistemi importanti, soprattutto per processi meno estremi, applicazioni mature e particolari esigenze industriali, ma non detta più la direzione tecnologica del settore. In testa alla corsa c’è ASML; Nikon cerca spazi nei quali le proprie competenze possano ancora produrre valore senza affrontare frontalmente un concorrente diventato immensamente più grande.

Contemporaneamente la Cina investe somme enormi per ridurre la dipendenza dalle tecnologie occidentali. I produttori cinesi non sono ancora in grado di sostituire ASML nella litografia avanzata, ma stanno crescendo rapidamente in incisione, deposizione, pulizia, metrologia e apparecchiature per nodi maturi. Samsung e SK Hynix hanno già cominciato a valutare strumenti cinesi come protezione contro l’inasprimento dei controlli statunitensi sulle esportazioni. Secondo fonti raccolte da Reuters, aziende come AMEC, Naura e ACM stanno guadagnando credibilità e spazio nella filiera.

Nikon rischia quindi di trovarsi stretta tra un monopolista europeo tecnologicamente irraggiungibile e una nuova industria cinese sostenuta da capitali pubblici, mercato interno e urgenza geopolitica.

La domanda insolente diventa inevitabile: la litografia Nikon è ancora tanto strategica da proteggere Nikon, oppure è diventata abbastanza strategica da essere separata da Nikon e affidata a qualcuno più forte?

Un grande gruppo giapponese potrebbe assorbirla senza compromettere la sicurezza nazionale. Canon rappresenterebbe l’ipotesi più evidente ma anche la più problematica sul piano della concorrenza. Tokyo Electron, Hitachi High-Tech o un consorzio sostenuto da istituzioni e fondi domestici potrebbero offrire altre soluzioni, almeno teoriche. Non stiamo indicando un compratore: osserviamo semplicemente che la tecnologia potrebbe sopravvivere alla società che oggi la possiede.

EssilorLuxottica non ha bisogno delle fotocamere Nikon

La presenza di EssilorLuxottica rende lo scenario ancora più concreto. Il gruppo franco-italiano non avrebbe motivo di acquistare Nikon per diventare il terzo produttore mondiale di mirrorless. Il mercato fotografico è maturo, costoso e combattuto. Ma potrebbe essere fortemente interessato alle conoscenze che collegano ottica, sensori, miniaturizzazione, metrologia, imaging medicale e produzione di precisione.

EssilorLuxottica controlla un’enorme parte del mercato mondiale dell’occhialeria, possiede Ray-Ban e collabora con Meta allo sviluppo degli smart glasses. Il futuro degli occhiali non riguarda più soltanto la correzione della vista: comprende acquisizione di immagini, proiezione, sensori, realtà aumentata, assistenza visiva, diagnostica e interazione con sistemi intelligenti. Nikon possiede molte delle competenze necessarie per quel futuro.

Le due società collaborano nel settore delle lenti oftalmiche fin dal 2000. EssilorLuxottica non è comparsa improvvisamente nel registro degli azionisti: conosce Nikon, ne conosce le tecnologie e ha costruito progressivamente una partecipazione che al marzo 2026 ha raggiunto il 18,53%.

Potrebbe fermarsi al 20% e mantenere una partecipazione strategica non di controllo. Potrebbe chiedere maggiore influenza sulla gestione. Potrebbe attendere una crisi, una svalutazione o la necessità di nuovo capitale. Potrebbe favorire la separazione delle attività che le interessano da quelle che non desidera. Oppure potrebbe, un giorno, chiedere l’autorizzazione a salire oltre.

Non sappiamo che cosa farà. Sappiamo che è già nella stanza.

Sony sarebbe il compratore più spettacolare, non il più logico

Sony potrebbe acquistare Nikon senza particolare difficoltà finanziaria. Possiede sensori, fotocamere, cinema, intrattenimento, elettronica e una capacità di investimento incomparabilmente superiore. Unendo Sony Imaging, RED e Nikon nascerebbe un sistema professionale impressionante.

Proprio per questo l’operazione sarebbe difficile.

Sony è già uno dei due maggiori produttori di fotocamere mirrorless e il principale fornitore mondiale di sensori d’immagine. L’acquisizione di Nikon ridurrebbe la concorrenza nel mercato fotografico, concentrerebbe ulteriormente la filiera e attirerebbe l’attenzione delle autorità antitrust. Sony dovrebbe inoltre assorbire attività industriali lontane dal proprio centro strategico e sottoposte a vincoli governativi.

Soprattutto, Sony non ha bisogno di comprare Nikon. Può venderle sensori, competere con le sue fotocamere e lasciarle il rischio finanziario dei sistemi litografici, della manifattura additiva e delle altre attività problematiche.

La soluzione giapponese, se mai arrivasse, potrebbe essere diversa: non Sony che compra tutta Nikon, ma più soggetti che ne raccolgono le parti. L’imaging a un gruppo, la Precision Equipment a un altro, le attività medicali o industriali a un terzo. Il marchio potrebbe sopravvivere sulle fotocamere anche se Nikon, come azienda autonoma, avesse cessato di esistere.

È accaduto a marchi che sembravano altrettanto eterni.

Nikon non è immobile. Forse si sta muovendo nella direzione sbagliata

Sarebbe ingiusto descrivere Nikon come un’azienda incapace di prendere iniziative. Ha acquistato RED, è entrata nella manifattura additiva con SLM Solutions, ha investito nella robotica, nella visione industriale e nella produzione avanzata. Non è rimasta seduta ad aspettare la contrazione del mercato fotografico.

Ma queste operazioni hanno consumato capitale e aumentato il rischio proprio mentre alcune attività non producevano i risultati sperati. Nikon è entrata in una posizione di debito finanziario netto per la prima volta in sedici anni. La manifattura digitale ha generato perdite e svalutazioni pesantissime. Dopo SLM e RED, la stessa società ha dichiarato di avere sospeso le grandi acquisizioni per concentrarsi sull’integrazione e sulla disciplina finanziaria. Il rapporto sul piano industriale riconosce il deterioramento delle prestazioni e la necessità di maggiore rigore nell’allocazione del capitale.

Nikon ha dunque mostrato coraggio nello spendere, ma non sempre altrettanta chiarezza nello scegliere.

La società che esita davanti a un obiettivo fotografico originale ha investito somme enormi in una manifattura additiva che continua a perdere denaro. Ha comprato RED, operazione molto più coerente con le proprie competenze, ma deve ancora dimostrare di saper trasformare quell’acquisizione in un ecosistema capace di contendere seriamente il cinema digitale ai protagonisti esistenti.

Il problema non è la mancanza assoluta di iniziativa. È l’assenza di una direzione abbastanza riconoscibile da tenere insieme tutte queste iniziative.

Ottica, fotocamere, cinema, litografia, microscopia, salute, robotica e stampa tridimensionale possono costituire una grande piattaforma tecnologica. Oppure possono essere un insieme di attività che un futuro proprietario troverà più conveniente separare.

Il controllo può cambiare senza che arrivi un’OPA

Continuiamo a immaginare le acquisizioni come assalti improvvisi: un compratore ostile, un’offerta pubblica, il consiglio di amministrazione riunito nella notte e i giornali davanti alla sede centrale. Ma il controllo di una società può cambiare molto prima che qualcuno possieda il 51%.

In un azionariato frammentato, una partecipazione vicina al 20% attribuisce già un’influenza enorme. Permette di condizionare le decisioni più importanti, dialogare con gli investitori istituzionali, chiedere posti in consiglio, sostenere o contrastare operazioni straordinarie e presentarsi come interlocutore inevitabile in qualsiasi ristrutturazione.

EssilorLuxottica non ha bisogno di acquistare domani il restante 80% per diventare determinante nel futuro di Nikon. Potrebbe esserlo già.

Se i risultati peggiorassero, il debito aumentasse o una delle attività richiedesse nuovi capitali, la posizione del primo azionista diventerebbe ancora più forte. A quel punto una ricapitalizzazione, una joint venture, una cessione o una divisione societaria potrebbero modificare l’equilibrio senza che nessuno annunci formalmente la fine dell’indipendenza.

Nikon continuerebbe a esistere. Il logo sarebbe sempre giallo. Le fotocamere continuerebbero a chiamarsi Nikon. Ma qualcun altro potrebbe avere già cominciato a decidere che cosa Nikon debba essere.

Il 2030 non è abbastanza lontano

Nei piani aziendali il 2030 viene rappresentato come un futuro remoto, uno spazio astratto nel quale collocare tecnologie sostenibili, operatori sorridenti e macchine collaborative. In realtà mancano meno di quattro anni.

Quattro anni fa Nikon non possedeva RED, EssilorLuxottica non controllava quasi un quinto della società, la manifattura additiva non aveva ancora prodotto le sue grandi svalutazioni e un’offerta straniera da oltre quaranta miliardi per 7-Eleven sarebbe sembrata quasi inconcepibile.

Quattro anni sono sufficienti per cambiare tutto.

Il piano Nikon parla di come uomini e macchine lavoreranno insieme, ma non chiarisce quale attività debba costituire il centro irrinunciabile dell’azienda. Non identifica una tecnologia capace di garantire da sola l’indipendenza del gruppo. Non spiega perché fotografia, cinema, litografia, microscopia e manifattura additiva debbano necessariamente restare unite. E soprattutto non dice chi finanzierà la trasformazione se i risultati continueranno a indebolirsi.

Questa è la parte ingenua della visione Nikon 2030. Non l’ottimismo tecnologico, ma la convinzione implicita che Nikon sarà ancora lì, sostanzialmente uguale a se stessa e libera di scegliere.

Le aziende non possiedono un diritto naturale all’indipendenza. Devono guadagnarsela attraverso risultati, capitale, innovazione e una strategia che renda più prezioso mantenerle unite che smontarle.

Il pericolo non è essere comprati. È diventare comprabili

Non sappiamo se Nikon verrà acquisita da EssilorLuxottica, da un gruppo giapponese, da un consorzio finanziario o da nessuno. Non sappiamo se il governo permetterebbe il passaggio del controllo a uno straniero e quali condizioni imporrebbe. Non sappiamo nemmeno se il principale azionista desideri realmente andare oltre il 20%.

Ma sappiamo che Nikon vale sul mercato una cifra modesta rispetto alle proprie competenze, ha perso la protezione sostanziale della vecchia galassia Mitsubishi, dispone di minore libertà finanziaria, opera in settori sottoposti alla pressione congiunta di ASML e della Cina e ha già un azionista industriale straniero vicino al 20%.

Sono fatti. Lo scenario viene dopo.

Il pericolo non è che domani qualcuno bussi alla porta di Nikon con un assegno. È che la società continui a perdere iniziativa, identità e capacità di produrre valore fino a rendere l’acquisizione la soluzione più razionale anche agli occhi di chi oggi vorrebbe difenderne l’indipendenza.

A quel punto il Giappone potrebbe proteggere la litografia affidandola a un altro gruppo nazionale. EssilorLuxottica potrebbe integrare le tecnologie ottiche e medicali. RED potrebbe trovare una collocazione differente. Il settore fotografico potrebbe essere conservato come marchio, ceduto o trasformato in una società più piccola.

Tutti i pezzi continuerebbero a esistere.

Soltanto Nikon non esisterebbe più.

E mentre nel disegno del 2030 uomini e macchine continuerebbero a lavorare allegramente insieme, fuori dall’inquadratura qualcun altro avrebbe già comprato la fabbrica.

«Ma a noi che importa di chi possiede Nikon?»

Al fotografo potrebbe sembrare indifferente chi controlli Nikon. Finché escono nuove fotocamere, gli obiettivi continuano a funzionare e l’assistenza ripara ciò che si rompe, che il principale azionista sia Mitsubishi, EssilorLuxottica o un fondo internazionale parrebbe una questione riservata agli analisti finanziari.

Non è così.

Chi possiede Nikon decide quali prodotti devono essere sviluppati, quali stabilimenti mantenere, quanto investire nella ricerca, per quanto tempo garantire assistenza e ricambi, se aprire l’innesto Z ad altri produttori e quali settori meritino ancora di esistere. Decide se il prossimo progetto sarà un 105mm da ritratto, un visore per occhiali intelligenti, una cinepresa RED oppure una macchina litografica. E decide soprattutto se la fotografia debba restare il cuore visibile di Nikon o diventare una piccola attività da conservare finché produce margini sufficienti.

Un nuovo proprietario potrebbe portare capitali, capacità industriale e quella determinazione che oggi sembra mancare. Non è detto che un’acquisizione rappresenti necessariamente una rovina. Potrebbe persino restituire slancio al sistema Z. Ma potrebbe anche concludere che sviluppare fotocamere sia meno redditizio che utilizzare brevetti, vetri, sensori e progettisti Nikon in altri mercati.

Il marchio potrebbe sopravvivere in entrambi i casi. Continuare a leggere “Nikon” sul pentaprisma o sul frontale di una Z non garantirebbe però che dietro quel nome esistano ancora la stessa cultura, la medesima continuità progettuale e la volontà di costruire un sistema fotografico completo.

Per questo ci interessa sapere chi possiede Nikon. Non perché abbiamo acquistato le sue azioni, ma perché abbiamo acquistato le sue fotocamere, i suoi obiettivi e, insieme a loro, la fiducia che qualcuno continuerà a svilupparli.

Noi non possediamo Nikon.

Ma chi possiede Nikon, in una certa misura, possiede anche il futuro di tutto ciò che abbiamo nelle nostre borse.

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Recommended Comments

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Le ultime due righe erano la mia convinzione prima di leggere il tuo articolo.

Tombola.

Tutto evolve e tutto cambia, c’è la concreta possibilità di restare con il cerino in mano. Ma la questione è ancora più ampia. Intendo dire che interessa tutto il mondo della Fotografia.

Che senso ha oggi la Fotografia?

Oggi la fotografia vive sul web, hai voglia a dire “stampate le vostre foto”, ma con 100 30x45 anno (ma chi li fa??) non si va da nessuna parte. Prima c’era una prospettiva differente, la fotografia era usata per parlare. Oggi non più. Perchè il web fa della fotografia mera illustrazione, orpello, accessorio colorato sullo schermo “ scrollabile”. E’ nella natura del web, non si può fare di meglio.

Dove sono i grandi interpreti, quelli che spingevano centinaia di persone a impugnare una fotocamera, che fine anno fatto? Ne conosciamo di nuovi? Quelli storici sono in pensione o vivono facendo i tour operator. In alternativa campano di archivio sfruttando il proprio pedegree , costruito trent’anni fa. I giovani sono diventati video maker per piattaforme come YouTube. Ma è un altro linguaggio non è Fotografia.

Personalmente non sarò fermato da tutto questo, ma siamo in pochi, e pure over fifty, a vivere la fotografia come uno strumento essenziale. Resta l’amara constatazione che dopo Nikon toccherà ai colossi fino a Sony, non c’è scampo.

A meno che

A meno che si torni ad usare la fotografia .

10 anni fa il libro cartaceo era destinato alla fine, non è accaduto, anzi. Leggere un pdf è un bel po’ diverso da sfogliare un libro , con buona pace per tutti i supporti e le piattaforme e-book fiorite e sfiorite.

Si sta muovendo un poco anche il settore musicale, l’album liquido e’ comodo, ma c’è un bacino che cerca qualcosa da toccare ( non necessariamente un vinile) e che cerca quella casa che Mauro ha descritto bene in Led Zeppelin IV.

Perché non riprendere quel linguaggio editoriale che ha trovato nella fotografia un elemento potentissimo?

Nikon Canon Sony Fuji Panasonic, Leica, sopravviveranno come le conosciamo solo se si attiverà qualcosa del genere.

  • Administrator
16 minuti fa, Valerio Brustia ha scritto:

[...] A meno che si torni ad usare la fotografia .

[...] Perché non riprendere quel linguaggio editoriale che ha trovato nella fotografia un elemento potentissimo?

Non vorrei fare una volta tanto il vecchio brontolon !
Ma non è che le cose nascono dai fiori, come gli alberi ...

Quando io vi ho proposto di fare una rivista di Nikonland (cioé fotografia al servizio di un progetto editoriale, stampato, concreto, che si tocca), dopo un brevissimo lasso di tempo mi avete lasciato "in de per mi" (ovvero : da solo ! E' milanese, non è una filastrocca).
Il mercato siamo noi, se usiamo solo i sotcial per scaricare gli ormoni passeggeri, le case di fotografia sono già morte in favore di Sciaomì e Sciaotì.

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Certo Mauro, ma serve un bacino di utenza, sia come produttori che come fruitori.

Qui siamo un gruppo ristretto, sia degli uni che degli altri, cosa facevamo , una rivista editata da 4 e riletta dagli stessi che l’ hanno redatta?

Nikonland può essere UNA voce, essere editore e’ molto più complicato sia in termini di impegno intellettuale (e questo ci starebbe) ma anche in termini pratici. Un articolo per la rivista deve vivere sulla rivista. Sul web ne arriverà l’eco, il dibattito, qualche rimando, ma la sua casa è e resta dove l’articolo è stato redatto: sulle pagine.

E’ un bellissimo impegno, se lavorassi part time sarei qui a romperti i coglioni per provarci. Purtroppo ho solo 15gg di ferie e qualche ora rubata qua e là in un anno.

  • Administrator

Certo ma Rebus sic stantibus ... é inutile vaticinare una soluzione.
Non c'è. Noi non la vogliamo. E le cose andranno come devono andare. E' del tutto inevitabile.

La Nikon di oggi a me sembra Merzario (non il pilota, il corriere).
Era già fallita, solo che i furgoni hanno continuato a circolare per tanto tempo dopo ...

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Concordo

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Oddio, io ci provo

Ho acquistato NGM di giugno….in italiano…..santa pace….

  • Administrator
Adesso, Valerio Brustia ha scritto:

Oddio, io ci provo

Ho acquistato NGM di luglio….in italiano…..santa pace….

è una cosa passiva.
Altra cosa è se le TUE fotografie alimentassero NGM.
O qualche cosa di equivalente.

Qui di passerottisti ne vedo svariati.
Possibile che siano tutti eremiti dediti al soliloquio ?

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Eh certo, è ben lì che nasceva la fortuna della fotografia. Passivo anche no, nel,senso che dopo tre foto di Reza tutta pagina full color, volevo subito uscire a fotografare. Questo spiega i tempi biblici del mio iter di studi.

  • Administrator
3 minuti fa, Valerio Brustia ha scritto:

Eh certo, è ben lì che nasceva la fortuna della fotografia. Passivo anche no, nel,senso che dopo tre foto di Reza tutta pagina full color, volevo subito uscire a fotografare. Questo spiega i tempi biblici del mio iter di studi.

oggi, oggi. Non quarant'anni fa.
Se io quaranta anni fa avessi avuto a disposizione quello che ho oggi e che so oggi, con la vitalità dei 20 anni, avrei frantumato il mondo e lo avrei ricostruito a mia immagine ... !

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano
2 minuti fa, Mauro Maratta ha scritto:

oggi, oggi. Non quarant'anni fa.
Se io quaranta anni fa avessi avuto a disposizione quello che ho oggi e che so oggi, con la vitalità dei 20 anni, avrei frantumato il mondo e lo avrei ricostruito a mia immagine ... !

Eh bravo, ma oggi cosa costruisci?? Anche se tiri su la piramide di Giza nessuno le vede, son tutti piegati sul loro smartphone

  • Administrator
2 minuti fa, Valerio Brustia ha scritto:

Eh bravo, ma oggi cosa costruisci?? Anche se tiri su la piramide di Giza nessuno le vede, son tutti piegati sul loro smartphone

Io qui sono 20 anni che vi chiamo a raccolta.
Tu qui non sei arrivato per caso, ci sei arrivato perché nessun altro ti dava retta.

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano
3 ore fa, Mauro Maratta ha scritto:

Io qui sono 20 anni che vi chiamo a raccolta.

Ma infatti quello che hai costruito è un unicum, ma resta un luogo di nicchia, non può essere diversamente. Vuoi mica un bailamme come certi porti di mare dove ogni due per tre divampano incendi e deflagrano cariche di profondità. Ne abbiamo viste in questi anni, anche no grazie.

Rimane il tuo appello un serio invito all'attività fotografica. Io l'ho capito, da mo.

  • Administrator
24 minuti fa, Valerio Brustia ha scritto:

Ma infatti quello che hai costruito è un unicum, ma resta un luogo di nicchia, non può essere diversamente. Vuoi mica un bailamme come certi porti di mare [...]

io non voglio nulla. Oramai ho a disposizione una redazione completa per il campo fotografico, una per quello musicale, un gruppo di progettisti audio e uno di vignettisti.
Posso anche continuare da solo.

E voi ... spallucce ma niente scuse, per carità né ... "le edicole stanno chiudendo".

Succede sempre tutto tra le mura domestiche.

[PS ho in preparazione un libro sulla Zf e uno su Robert e Clara Schumann che spero di mettere a disposizione via Amazon.it. Se la salute mi aiuta]

  • Administrator

ChatGPT Image 7 ago 2026, 07_40_10.png

"Diventare un'azienda di riferimento nelle soluzioni tecnologiche per una società globale in cui uomini e macchine collaborano senza soluzione di continuità."

"Liberare il futuro con la forza della luce"

Ma nemmeno John Lennon e Yoko Ono dicevano puttanat* del genere !

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano
30 minuti fa, Mauro Maratta ha scritto:

[...]

"Diventare un'azienda di riferimento nelle soluzioni tecnologiche per una società globale in cui uomini e macchine collaborano senza soluzione di continuità."

"Liberare il futuro con la forza della luce"

Ma nemmeno John Lennon e Yoko Ono dicevano puttanat* del genere !

e ne dicevano assai

Nocram

Nikonlander
(edited)
  • Nikonlander

Come dato di paragone vorrei dire che per Sony, solo sulla piazza di Mosca (RUS), prima dell'embargo occidentale, si sdoganavano mediamente 30 bilici completi al mese ed in quelle importazioni c'era tutto "messo insieme" perché è così che Sony lavora ed, onestamente, io credo che lo si possa in qualche modo percepire maneggiando i prodotti.

Nikon all'epoca (cioè pochissimi anni fa), sulla stessa mega-piazza doganale, faceva "groupage" , come si suol dire. Quindi non credo che accostare i destini delle due aziende sia sensato, neppure per la sola fotografia, proprio perché in Sony "costei" non è la stessa cosa che è in Nikon. Ne ieri, ne oggi, ne mai.

Poi, sullo "smembramento" strategico (ma a favore di chi? perché, come si sa, qualcuno ci guadagna solo se qualcun'altro ci rimette...) abbiamo l'ottimo e recente precedente della Olympus... OM System che son proprio rinati e pieni di vita, no?

A naso, ma senza alcun dato, voterei per una sinergia e l'acquisizione di RED pareva voler essere (anche) un modo per rendere Nikon stessa un partner più appetibile nel segmento dove era storicamente debole, magari a qualche colosso affine a loro, tipo i coreani. Ora però è da vedere se quelli del sud oppure quelli del nord ) purché sia cinema!

Edited by Nocram

  • Administrator

Premesso che per ora è tutta "fantascienza" anche se non improbabile, l'ipotesi "smembramento" c'è ed è già stata ipotizzata 8 anni fa (l'altro esercizio pessimo di Nikon con perdite, esuberi, prepensionamenti ... insomma, lacrime e sangue all'europea) quando il governo giapponese sondò l'opportunità di fare acquistare Nikon da Fujifilm Holding.

All'epoca Mitsubishi disse no, ci penso io.

C'è da tenere a mente che la divisione microlitografia è protetta dallo stato ed è considerata strategica anche dal dipartimento degli Esteri USA (da qui l'embargo alla vendita di stepper aggiornati ai cinesi).
Quindi il mantenimento in mani giapponesi di quella divisione (la società più probabile per l'acquisizione sarebbe ... Canon che è diretta concorrente di Nikon in questo specifico settore) avrebbe un senso.

Sony è 50 volte più grande di Nikon ma realmente, non ha alcun bisogno di inglobare Nikon.
L'offerta per Tamron è funzionale e difensiva.
Togliere un concorrente dal mercato per caricarsi di problemi industriali, esuberi e fabbriche da chiudere, aprirebbe beghe interminabili con l'antitrust etc.

Per cui il cavaliere bianco potrebbe essere un altro, anche straniero.

Di certo è che allo stato la leadership di Nikon è la più scadente che si possa immaginare, ogni iniziativa di diversificazione ha prodotto distruzione di valore e perdite, anziché incrementi di ricavi e vantaggi strategici. E al momento si capisce che non sanno che pesci pigliare.

Notizia di ieri : Panasonic ha fatto invalidare un brevetto detenuto da RED (ovvero, Nikon) per la compressione del RAW.
Come ha fatto Viltrox con Nikon in Cina.

E quel brevetto è una delle vere cause per cui Nikon ha comprato RED, avendo a suo tempo un procedimento giudiziario a carico da parte di RED.

Quanto (e se) ci stia guadagnando Nikon dall'avere RED in pancia, al di là degli hype di certi Youtuber è tutto da valutare.
Non vorrei che la cosa facesse la fine di Mark Roberts, acquistata per i robot e poi ceduta in stato fallimentare dopo qualche anno.

Insomma, vista non con gli occhi del cuore ma con freddezza analitica, per me Nikon è in stato di pre-fallimento.
O, almeno, di pre-acquisizione da parte di qualcuno.
Ha cash-flow negativo, fatturato in calo, si sostiene a sconti, non propone novità, ogni iniziativa va a sbattere, adesso ha anche una posizione debitoria netta e Mitsubishi Bank non ha più alcun interesse a "salvarla" con prestiti obbligazionari di favore.

  • Administrator

Allargando il campo, vogliamo parlare di Fujifilm Holdings e di Fujifilm Imaging ?

Al di là del fatto che - per me - i suoi prodotti fotografici fanno cacar*, la società al contrario di Nikon è ben amministrata e va a gonfie vele :

Fujifilm Holdings

Q1 FY2025

Q1 FY2026

Variazione

Fatturato

¥749,5 mld

¥826,5 mld

+10,3%

Utile operativo

¥75,3 mld

¥51,2 mld

–32,0%

Margine operativo

10,0%

6,2%

–3,8 punti

Utile ante imposte

¥72,0 mld

¥52,1 mld

–27,6%

Utile netto attribuibile agli azionisti

¥53,8 mld

¥37,4 mld

–30,4%

in un trimestre ha fatturato il 30% di più di quanto Nikon fatturerà in un anno.

Il fatturato trimestrale è il più alto mai registrato da Fujifilm in un primo trimestre. Il calo degli utili non deriva quindi da una contrazione delle vendite, ma soprattutto dalle difficoltà del Bio CDMO, dai costi straordinari di ristrutturazione di Business Innovation e dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dei componenti.

Il cambio ha aiutato parecchio: nel trimestre il dollaro è passato mediamente da 145 a 159 yen e l’euro da 164 a 185 yen. A cambi costanti, la crescita organica complessiva sarebbe stata soltanto del 2,7% anziché del 10,3%. Presentazione ufficiale Fujifilm Q1 FY2026

Divisione Imaging

Imaging

Q1 FY2025

Q1 FY2026

Variazione dichiarata

A cambi costanti

Fatturato complessivo

¥145,3 mld

¥168,8 mld

+16,2%

+4,8%

Consumer Imaging

¥77,3 mld

¥96,7 mld

+25,1%

+13,1%

Professional Imaging

¥68,0 mld

¥72,1 mld

+6,0%

–4,6%

Utile operativo

¥41,8 mld

¥43,4 mld

+3,9%

–4,1%

Margine operativo

28,7%

25,7%

–3,0 punti

Qui il dato più interessante è la netta divergenza tra le due anime del settore.

Il Consumer Imaging, ossia soprattutto Instax, continua a crescere realmente: +25,1% nominale e ancora +13,1% eliminando l’effetto cambio. Fujifilm cita il buon andamento dei modelli di fascia medio-alta come mini Evo e WIDE 400, il lancio della nuova mini 13 e soprattutto l’aumento della disponibilità di pellicola reso possibile dall’espansione degli impianti produttivi.

Il Professional Imaging, che comprende fotocamere e obiettivi delle serie X e GFX, cresce nominalmente del 6%, ma arretra del 4,6% a cambi costanti. Fujifilm parla di vendite ancora solide per X100VI, X-T30 III e X-E5, ma ammette che il confronto con il primo trimestre 2025 è sfavorevole, perché allora erano appena arrivati GFX100RF e X half.

Anche l’utile Imaging sale nominalmente a 43,4 miliardi, ma scende del 4,1% su base omogenea. Il margine resta eccezionalmente alto — 25,7% — ma perde tre punti. Pesano l’argento più caro, l’aumento dei componenti elettronici e un mix meno favorevole nelle fotocamere digitali.

Quanto conta oggi Imaging per Fujifilm

Nel trimestre Imaging rappresenta:

  • circa il 20,4% del fatturato consolidato;

  • ben 43,4 dei 51,2 miliardi di utile operativo complessivo.

Quest’ultimo rapporto, pari quasi all’85%, è parzialmente deformato dalle perdite straordinarie di Healthcare e Business Innovation. Resta però evidente che Fujifilm definisce ormai ufficialmente Imaging una propria “cash-generating business”, ossia una macchina generatrice di cassa, con fondamenta industriali solide.

Ed è importante capire che la vera macchina da denaro non è necessariamente il sistema X/GFX preso isolatamente: Fujifilm non pubblica l’utile separato delle fotocamere digitali, ma dai numeri di fatturato e dai commenti della società emerge chiaramente che Instax è oggi il motore più dinamico della divisione.

Previsioni per l’intero esercizio

Previsioni FY2026 – chiusura marzo 2027

FY2025 consuntivo

Nuova previsione

Variazione nominale

Fatturato Fujifilm Holdings

¥3.357 mld

¥3.560 mld

+6,0%

Utile operativo Fujifilm Holdings

¥350,2 mld

¥365 mld

+4,2%

Utile netto

¥276,7 mld

¥280 mld

+1,2%

Fatturato Imaging

¥627,1 mld

¥670 mld

+6,8% circa

Utile operativo Imaging

¥160 mld

¥162 mld

+1,3% circa

Margine operativo Imaging

25,5%

24,2% circa

–1,3 punti

Fujifilm ha rialzato la previsione di fatturato Imaging da 650 a 670 miliardi di yen, ma ha lasciato invariata quella dell’utile operativo a 162 miliardi. La società prevede infatti che l’aumento dei prezzi di memorie e componenti sottragga alla divisione Imaging circa 14 miliardi di yen nell’intero esercizio, contro i 6 miliardi preventivati a maggio.

In sintesi: numeri estremamente forti per Imaging, ma il trimestre racconta soprattutto il successo crescente di Instax. Le fotocamere X e GFX restano redditizie e vendono bene, però, depurato l’effetto del cambio, il Professional Imaging ha già cominciato a rallentare. È un particolare che il +16,2% complessivo della divisione tende abilmente a nascondere.


insomma, basterebbe Instax per comperare tutta Nikon.

Non ditemi che mi sbaglio ...

Nocram

Nikonlander
(edited)
  • Nikonlander

Anzi, il segmento Instax va talmente bene che mi aspetterei una loro espansione anche con inchiostri e carte e, finalmente, un debutto nelle stampanti a serbatoio prosumer, che renderebbe Fujifilm persino più completa di Canon e totalmente competitiva versus Epson. D'altra parte nella stampa professionale ad alti volumi (carta-rotolo e centri-stampa) Fuji ha detto sempre la sua.

Forse sono solo i numeri economici a trattenerla ma, in termini d'appeal, immaginerei solo ulteriori effetti positivi e mi riferisco a quel valore aggiunto, un poco impalpabile ma in definitiva comprensibile da tutti, che poi andrebbe a sostenere anche la vendita di macchine fotografiche dello stesso brand.

Che poi è esattamente ciò che sembra mancare oggigiorno in Nikon: l'idea di un percorso a venire.. che da un lato scaldi i cuori per l'entusiasmo e dall'altro faccia "attendere" volentieri le prossime stagioni e novità.

Edited by Nocram

  • Administrator

Un discorso a venire ? Dentro Fujifilm Imaging Professional con le sole Nikon full-frame 😆

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