Skip to content
View in the app

A better way to browse. Learn more.

Nikonland.it

A full-screen app on your home screen with push notifications, badges and more.

To install this app on iOS and iPadOS
  1. Tap the Share icon in Safari
  2. Scroll the menu and tap Add to Home Screen.
  3. Tap Add in the top-right corner.
To install this app on Android
  1. Tap the 3-dot menu (⋮) in the top-right corner of the browser.
  2. Tap Add to Home screen or Install app.
  3. Confirm by tapping Install.

La Cina non deve costruire una Nikon. Le basta venderci gli obiettivi

Per molti anni l’industria fotografica cinese è stata considerata una fornitrice di accessori economici, adattatori, treppiedi, flash e obiettivi manuali destinati soprattutto a chi non poteva o non voleva acquistare i prodotti originali. Era un giudizio comprensibile quando la differenza di qualità, affidabilità e assistenza rispetto ai marchi giapponesi risultava evidente, ma descrive sempre meno ciò che sta accadendo oggi.

Viltrox, TTArtisan, 7Artisans, Venus Optics-Laowa, Sirui, Meike, Yongnuo e altri produttori non occupano più soltanto gli scaffali virtuali delle curiosità a basso prezzo. Hanno acquisito esperienza nella progettazione ottica, nell’autofocus, nell’elettronica e nel dialogo con le fotocamere moderne; presentano nuovi prodotti a un ritmo molto rapido e si spostano progressivamente dalle focali fisse più semplici verso obiettivi luminosi, macro specialistici, ottiche cinematografiche e teleobiettivi che fino a pochi anni fa sembravano riservati alle grandi aziende giapponesi.

Non è necessario che uno di questi marchi costruisca subito una fotocamera capace di competere direttamente con Nikon Z8, Sony Alpha 1 o Canon EOS R5. Per modificare l’equilibrio economico del mercato può bastare che venda gli obiettivi montati su quei corpi.

Il corpo macchina è soltanto il primo acquisto

Quando un produttore vende una fotocamera a obiettivi intercambiabili non conclude semplicemente una transazione, ma acquisisce un cliente che dovrebbe continuare ad alimentare il sistema nel tempo. Dopo il corpo arrivano normalmente uno zoom standard, un teleobiettivo, una focale luminosa, un macro o qualche altra ottica legata alla specializzazione del fotografo.

Il rapporto tra fotocamere e obiettivi venduti viene indicato nell’industria come attach rate. Un valore di 1,5 significa che, mediamente, ogni due corpi acquistati vengono venduti tre obiettivi. Thom Hogan ricorda che Nikon aveva previsto di portare questo rapporto a due ottiche per ogni nuova mirrorless, ma nella sua ricostruzione non sarebbe mai andata molto oltre 1,6, scendendo successivamente poco sotto 1,5.

La cifra esatta può cambiare secondo il periodo, il mercato e il metodo utilizzato per calcolarla, ma il principio industriale non cambia. Il corpo macchina introduce il cliente nel sistema, mentre gli obiettivi rappresentano gli acquisti ripetuti che dovrebbero accompagnarlo per molti anni. La baionetta proprietaria è sempre servita anche a questo: una volta scelta la fotocamera, il fotografo avrebbe dovuto continuare a comprare principalmente dal medesimo produttore.

Oggi il cliente può acquistare una Nikon Z e costruire buona parte del proprio corredo con ottiche Viltrox, Tamron, Sigma adattate, TTArtisan o Laowa. Nikon conserva la vendita del corpo, ma perde una quota degli acquisti successivi, che sono precisamente quelli sui quali si fonda la permanenza economica dentro un sistema.

Le focali fisse sono state il terreno di prova

I produttori cinesi hanno cominciato dalle ottiche manuali perché erano più semplici da progettare e non richiedevano una conoscenza approfondita dei protocolli elettronici delle fotocamere. Molti dei primi prodotti erano economici, meccanicamente accettabili e otticamente caratterizzati da difetti evidenti, ma permettevano di provare focali e aperture che altrimenti avrebbero richiesto una spesa molto superiore.

Quella fase non è terminata, ma nel frattempo si è aggiunta una produzione autofocus sempre più credibile. Viltrox propone ormai famiglie di obiettivi coerenti, dotate di motori rapidi, ghiere programmabili, aggiornamenti firmware e costruzione curata. Laowa ha esteso la propria esperienza nei macro e nei grandangolari estremi fino a realizzare un 200mm f/2 autofocus. Sirui ha costruito una presenza importante nel settore cinematografico e anamorfotico, mentre TTArtisan e 7Artisans continuano a esplorare la fascia più economica aumentando progressivamente automazione e compatibilità.

Il nuovo TTArtisan Neo 85mm f/1.8 autofocus costa negli Stati Uniti 99 dollari. Per raggiungere quel prezzo rinuncia alla ghiera di messa a fuoco, ai pulsanti personalizzabili, al selettore AF/MF e a quasi ogni comando accessorio. Non tenta quindi di imitare un Nikkor S nella costruzione o nell’esperienza d’uso, ma offre quanto serve per realizzare fotografie con un medio tele luminoso e autofocus a un prezzo inferiore a quello di molti accessori originali.

Un obiettivo simile non deve convincere il professionista che lavora ogni giorno con il 70-200mm f/2.8. Gli basta diventare il secondo acquisto di chi ha appena comprato una fotocamera con lo zoom kit e desidera provare il ritratto senza investire diverse centinaia di euro. Quella vendita, apparentemente marginale, non andrà al produttore del corpo.

Il passaggio decisivo saranno gli zoom

Le focali fisse hanno permesso alle aziende cinesi di imparare, costruire un catalogo e farsi conoscere, ma il centro economico di un sistema fotografico rimane costituito dagli zoom. Il 24-70mm e il 70-200mm, specialmente nelle versioni f/2.8, rappresentano ancora gli acquisti fondamentali per professionisti, fotografi evoluti e strutture che devono utilizzare strumenti versatili e affidabili.

Meike avrebbe già dichiarato di lavorare a zoom f/2.8 e almeno altri due produttori cinesi si starebbero preparando a entrare nello stesso settore. Non conosciamo ancora specifiche, baionette, prezzi e qualità effettiva di questi progetti, quindi sarebbe prematuro considerarli concorrenti diretti dei migliori zoom giapponesi. La direzione, tuttavia, appare abbastanza evidente.

Realizzare un 24-70mm f/2.8 autofocus richiede competenze ottiche, elettroniche e produttive molto superiori a quelle necessarie per un semplice 50mm manuale. Se le aziende cinesi riusciranno a proporre zoom sufficientemente affidabili a metà del prezzo degli originali, la questione non riguarderà soltanto gli appassionati alla ricerca di un affare, ma entrerà direttamente nel territorio più remunerativo dei produttori di fotocamere.

Non è necessario che il primo zoom cinese eguagli il Nikkor Z 24-70mm f/2.8 S II appena proclamato obiettivo EISA dell’anno. Sarà sufficiente che risulti adeguato per il fotografo a cui non servono la massima velocità autofocus, la costruzione più robusta, i migliori trattamenti antiriflesso o una costanza esemplare tra gli esemplari. Tra il prodotto migliore disponibile e quello abbastanza buono per il lavoro richiesto esiste uno spazio commerciale molto ampio.

Non si tratta più soltanto di copiare e costare meno

Ridurre tutta la produzione cinese al prezzo sarebbe ormai un errore simile a quello compiuto in passato nei confronti delle automobili, dell’elettronica e degli smartphone. Il vantaggio economico rimane importante, ma molte aziende cinesi stanno cominciando a proporre prodotti che i costruttori tradizionali non hanno in catalogo oppure non ritengono sufficientemente redditizi.

Laowa ha costruito buona parte della propria reputazione con macro estremi, grandangolari privi di distorsione e focali specialistiche. Viltrox ha occupato rapidamente gli spazi lasciati scoperti nei sistemi APS-C e ha poi esteso la propria ambizione al pieno formato. Altri produttori sperimentano aperture f/1.2, pancake autofocus, obiettivi cinematografici economici e soluzioni dalle quali le aziende giapponesi, più grandi e prudenti, si tengono lontane.

Questo non significa che tutti i prodotti cinesi siano eccellenti. Rimangono differenze nella regolarità produttiva, nel controllo qualità, nella disponibilità dei ricambi, nella stabilità del firmware e nell’assistenza dopo la vendita. Un prezzo molto basso può ancora nascondere compromessi che emergono soltanto con un uso prolungato, e il valore di un obiettivo professionale comprende anche la certezza che possa essere riparato e aggiornato negli anni.

Il cambiamento consiste nel fatto che non possiamo più respingerli preventivamente. Ogni nuovo prodotto deve essere valutato per ciò che offre, perché la provenienza cinese non basta più a prevederne qualità, prestazioni o fascia di mercato.

ALL YOU CAN MOUNT

Non sappiamo se i cinesi abbiano davvero inventato la formula all you can eat, ma certamente hanno capito meglio di chiunque altro come trasformarla in un modello industriale. Dal fast fashion alla tecnologia, il principio è sempre lo stesso: mettere sul tavolo più roba di quanta il cliente possa ragionevolmente scegliere, comprare e infine digerire.

Anche nella fotografia il cameriere continua a portare piatti: il piccolo fisso economico, l’f/1.2 autofocus, il 135/1.4, il 200/2, gli zoom professionali e, tra poco, probabilmente anche la fotocamera. Non hai ancora finito di leggere la prova del primo obiettivo che ne stanno già servendo altri tre, con contorno, aggiornamento firmware e attacco Z.

L’obiettivo non è necessariamente offrirci ogni volta l’alta cucina, ma farci alzare da tavola sazi, appagati e un po’ stupiti dal conto. Se continuano così, Mauro finirà sepolto sotto gli obiettivi da provare e io sotto le relative schede tecniche da confrontare. Quando arriverà anche il robot cinese capace di fotografare, scrivere l’articolo e impaginarlo, gli chiederemo almeno di pagare la quota sostenitore di Nikonland.

Il dilemma di Nikon

Per Nikon e per gli altri produttori di fotocamere la presenza delle terze parti produce un effetto contraddittorio. Un sistema aperto e ricco di obiettivi compatibili rende il corpo più facile da scegliere, perché il cliente sa di poter costruire il proprio corredo secondo disponibilità e capacità di spesa. Nello stesso tempo, ogni obiettivo compatibile venduto al posto di un Nikkor riduce l’attach rate interno e trasferisce altrove una parte del valore del cliente.

Chiudere la baionetta può difendere temporaneamente la vendita degli obiettivi originali, ma rischia di rendere meno desiderabile l’intero sistema rispetto a quelli che offrono maggiore scelta. Aprirla completamente ai concorrenti può favorire le vendite dei corpi, ma impedisce di considerare ogni nuovo cliente come un futuro acquirente esclusivo di ottiche originali.

I fotografi hanno già cominciato a superare autonomamente questa barriera. Gli adattatori elettronici consentono di utilizzare su Nikon Z numerosi obiettivi destinati a Sony E, spesso mantenendo autofocus, stabilizzazione e registrazione dei dati. Non offrono sempre la stessa garanzia di un collegamento nativo, ma dimostrano che la fedeltà assoluta alla baionetta non può più essere data per scontata.

Nikon non può difendere il proprio attach rate soltanto limitando le alternative. Deve offrire motivi concreti per preferire un Nikkor, attraverso qualità ottica, affidabilità, integrazione con il corpo, assistenza e prodotti capaci di rispondere realmente alle esigenze dei fotografi. Allo stesso tempo deve accettare che un sistema più aperto possa vendere più fotocamere, anche quando alcune delle ottiche montate porteranno un marchio diverso.

E dopo gli obiettivi arriveranno le fotocamere cinesi

Le fotocamere cinesi a obiettivi intercambiabili non costituiscono una novità assoluta. Z CAM presentò nel 2015 la piccola E1 con baionetta Micro Quattro Terzi, mentre nel 2016 YI Technology portò a Photokina la M1, una mirrorless fotografica da 20 megapixel compatibile con il medesimo sistema. Furono esperimenti interessanti, ma non riuscirono a costruire un’alternativa duratura ai marchi giapponesi.

La situazione attuale è diversa perché aziende come DJI e Insta360 possiedono una distribuzione internazionale, applicazioni mature, esperienza nella stabilizzazione, nell’elaborazione automatica e nel rapporto con il pubblico dei creator. Insta360 ha confermato di stare sviluppando due mirrorless a obiettivi intercambiabili e il suo fondatore ritiene possibile mostrare almeno un prototipo al CP+ di Yokohama nel febbraio 2027. Non sono ancora stati annunciati baionetta, sensore, prezzo o data di commercializzazione, quindi per ora possiamo parlare soltanto di progetti in sviluppo.

Il loro significato non consiste necessariamente nel tentativo di costruire una copia economica di Nikon Z8 o Sony Alpha 7. Insta360 parla di forme inconsuete, automazioni basate sull’intelligenza artificiale e fotocamere più semplici per chi non conosce il processo tradizionale di inquadratura, messa a fuoco e scatto. L’obiettivo potrebbe essere quello di creare un mercato alternativo anche nel pubblico, rivolgendosi a persone che oggi utilizzano action camera, gimbal camera e smartphone e che non prenderebbero in considerazione una mirrorless convenzionale.

Questo sarebbe un attacco più insidioso della semplice concorrenza sul prezzo, perché non sottrarrebbe soltanto clienti ai marchi giapponesi, ma potrebbe creare una nuova idea di fotocamera prima che questi ultimi decidano di occuparsene. Le prime ILC cinesi contemporanee andranno quindi osservate non soltanto per la qualità d’immagine, ma per il tipo di fotografo o creatore che tenteranno di portare nel proprio sistema.

Difendere il sistema senza difendere il passato

I produttori giapponesi conservano vantaggi molto importanti. Possiedono decenni di esperienza ottica, brevetti, reti di assistenza, affidabilità industriale e una conoscenza del fotografo professionale che non può essere costruita rapidamente. Nikon, in particolare, dispone di uno dei migliori sistemi di obiettivi oggi disponibili e i recenti riconoscimenti EISA al 24-70mm, al 70-200mm e al 35mm macro DX lo confermano.

Questi vantaggi non sono però eterni né sufficienti da soli. La storia dell’elettronica insegna che il produttore emergente non deve essere immediatamente migliore in ogni aspetto; gli basta migliorare più rapidamente, occupare gli spazi lasciati liberi e rendere accettabili compromessi che il leader considera incompatibili con la propria immagine.

La risposta non può essere una guerra generalizzata dei prezzi, che i produttori giapponesi difficilmente potrebbero vincere senza sacrificare margini, controllo qualità e assistenza. Deve consistere nella capacità di differenziare realmente i prodotti originali, senza abbandonare le fasce accessibili e senza lasciare per anni intere categorie prive di una proposta convincente.

Nikon deve continuare a costruire obiettivi come il 24-70mm f/2.8 S II e il 70-200mm f/2.8 S II, ma deve anche proporre focali fisse compatte, zoom economici intelligenti e una gamma DX abbastanza completa da non consegnare automaticamente i nuovi clienti alle terze parti. Il piccolo 35mm f/1.7 macro dimostra che un Nikkor originale non deve necessariamente essere enorme, appartenere alla Serie S o costare più della fotocamera sulla quale viene montato.

Per il fotografo è una buona notizia

La concorrenza cinese offre più scelta, costringe tutti a migliorare e rende accessibili strumenti che in passato sarebbero rimasti fuori dalla portata di molti fotografi. Impone però anche una maggiore capacità di valutazione, perché prezzo, specifiche e recensioni entusiaste pubblicate il giorno del lancio non sostituiscono l’esperienza prolungata, la costanza produttiva e la disponibilità di assistenza.

Non abbiamo alcun interesse a sostituire un pregiudizio favorevole ai marchi giapponesi con un entusiasmo indiscriminato per ogni novità cinese. Continueremo a provare ciò che ci sembra interessante e a giudicarlo per quello che permette di fare, indipendentemente dal nome stampato sul barilotto.

Il cambiamento industriale, tuttavia, è già iniziato. Le aziende cinesi non devono aspettare di possedere una fotocamera capace di competere con Nikon per entrare nel nostro corredo, perché possono farlo un obiettivo alla volta. Quando arriveranno anche i loro corpi macchina, avranno già maturato esperienza ottica ed elettronica, costruito reti commerciali e imparato a dialogare con una generazione di clienti che i produttori tradizionali conoscono poco.

Tokyo può continuare a considerare ogni fotocamera venduta come l’inizio di una lunga serie di acquisti dello stesso marchio, ma i fotografi hanno già smesso di ragionare in questo modo. Il corpo può restare giapponese, mentre gli obiettivi, gli accessori e forse presto anche l’idea stessa di fotocamera possono arrivare da altrove.

User Feedback

Recommended Comments

There are no comments to display.

Account

Navigation

Search

Search

Configure browser push notifications

Chrome (Android)
  1. Tap the lock icon next to the address bar.
  2. Tap Permissions → Notifications.
  3. Adjust your preference.
Chrome (Desktop)
  1. Click the padlock icon in the address bar.
  2. Select Site settings.
  3. Find Notifications and adjust your preference.