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Il presente non aspetta. È l'unico tempo della fotografia.

ChatGPT Image 15 lug 2026, 16_15_35.png

Il presente non aspetta. È l'unico tempo della fotografia.

Esiste una caratteristica della fotografia che la distingue da qualsiasi altra forma di espressione visiva, eppure raramente ci soffermiamo a rifletterci. Un pittore può dipingere il passato ricostruendolo con la propria immaginazione. Uno scrittore può ambientare un romanzo nell'antica Roma o nel prossimo secolo. Un compositore può evocare ricordi lontani o immaginare mondi che ancora non esistono. Il fotografo, invece, no. Può lavorare soltanto con ciò che esiste davanti al suo obiettivo, in questo preciso momento.

È un limite, ma è anche la sua forza.

Spesso diciamo di voler fotografare la storia, la memoria, il passato. In realtà non fotografiamo mai il passato. Fotografiamo ciò che del passato è arrivato fino a noi. Un castello medievale, una locomotiva a vapore, il volto segnato di un reduce, una Nikon F consumata da decenni di lavoro. Sono tutti soggetti presenti. La loro storia appartiene al passato, ma la luce che impressiona il sensore è quella di oggi.

Lo stesso vale per il futuro. Possiamo immaginarlo, aspettarlo, prepararci. Il fotografo naturalista conosce il ramo sul quale probabilmente si poserà l'airone. Il fotografo sportivo sa dove passerà il corridore. Il reporter intuisce che qualcosa sta per accadere. Ma fino a quando quell'evento non entra nel presente non esiste alcuna fotografia. Esiste soltanto un'attesa.

La macchina fotografica non possiede il dono della previsione. È uno strumento costruito per registrare il presente.

Per questo motivo la fotografia insegna una disciplina particolare: quella della disponibilità. Essere pronti quando il momento arriva. Perché il momento non aspetta nessuno.

Quante fotografie non abbiamo mai realizzato perché abbiamo rimandato di un giorno un'uscita? Quante volte abbiamo pensato che quella luce sarebbe tornata identica la settimana successiva, che quel negozio avrebbe avuto ancora la stessa insegna, che quell'albero sarebbe rimasto dov'era, che quella persona avrebbe avuto ancora lo stesso sorriso?

La realtà, semplicemente, non funziona così.

Le città cambiano senza chiedere il nostro permesso. Le persone invecchiano. Gli alberi vengono abbattuti. I mestieri scompaiono. I bambini diventano adulti. Persino le montagne cambiano lentamente volto. Ogni giornata modifica qualcosa, anche quando ci sembra identica alla precedente.

La fotografia ci ricorda che nulla rimane immobile abbastanza a lungo da concederci il lusso del rinvio.

Ecco perché il fotografo dovrebbe diffidare della frase più pericolosa della nostra attività : ci andrò un'altra volta.

Forse quella luce non tornerà. Forse quel mercato sarà stato demolito. Forse quel vecchio pescatore non sarà più seduto sul molo. Forse noi stessi non avremo più lo stesso entusiasmo, la stessa curiosità o semplicemente la stessa occasione.

Non è pessimismo. È il modo in cui scorre il tempo.

La fotografia, più di qualsiasi altra attività, ci obbliga ad accettarlo. Ogni immagine è irripetibile non perché il soggetto sia straordinario, ma perché irripetibile è la combinazione di luce, atmosfera, persone, emozioni e istante. Anche tornando nello stesso luogo cento volte, realizzeremo cento fotografie diverse. Mai la stessa.

Per questo un fotografo non dovrebbe farsi crescere l'erba sotto i piedi.

Le attrezzature possono aspettare l'obiettivo successivo, il sensore con qualche megapixel in più, il software dell'anno prossimo. La realtà, invece, continua a cambiare mentre noi confrontiamo schede tecniche, leggiamo recensioni o rimandiamo l'uscita al fine settimana successivo.

Le fotografie migliori raramente nascono da una pianificazione perfetta. Nascono dalla presenza. Dall'essere lì quando il mondo decide, per una frazione di secondo, di offrire qualcosa che un attimo prima non c'era e un attimo dopo sarà già scomparso.

È questo il privilegio del fotografo. Non fermare il tempo, come spesso si dice, ma riconoscere il valore dell'unico tempo che gli è concesso.

Il presente.

E il presente, semplicemente, non aspetta.

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Recommended Comments

GiulianoM

Nikonlander
  • Nikonlander

Riflessioni "Sacrosante" ... 36_1_11

MaxBubu

Nikonlander
  • Nikonlander

Come dico io ogni lasciata è persa

36_1_55

Nocram

Nikonlander
(edited)
  • Nikonlander

Ho letto con interesse ed anche se non ci conosciamo personalmente l’articolo mi conferma, diciamo così, alcuni tratti caratteriali - sia della persona che del fotografo - che avevo già intuito frequentando il forum.

A titolo personale però no, non posso concordare. Vedo e penso “la fotografia” in modo diverso dal tuo. Per me l’intenzione fotografica stessa abita già nel passato, figuriamoci il suo prodotto o i suoi prodotti.

Per questo trovo la fotografia “rassicurante” (risvolto psicologico) e per questo concordo con la definizione di “arte minore” nei rispetti della pittura (risvolto sociologico).

Edited by Nocram

  • Administrator
6 minuti fa, Nocram ha scritto:

[...] Per me l’intenzione fotografica stessa abita già nel passato, figuriamoci il suo prodotto o i suoi prodotti.

Ci credo. Io ho appena concordato a che ora passare in stazione a prelevare una modella da fotografare in studio.
Oggi, nel presente, alle 12:10, binario 2. 😆

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano
8 minuti fa, Nocram ha scritto:

Ho letto con interesse ed anche se non ci conosciamo personalmente l’articolo mi conferma, diciamo così, alcuni tratti caratteriali - sia della persona che del fotografo - che avevo già intuito frequentando il forum.

A titolo personale però no, non posso concordare. Vedo e penso “la fotografia” in modo diverso dal tuo. Per me l’intenzione stessa abita già nel passato, figuriamoci il suo prodotto o i suoi prodotti.

Perché pianifichi ogni scatto a tavolino?

Recentemente hai pubblicato una foto di un edificio. Mi vuoi dire che prima di uscire di casa avevi in mente di fotografarlo esattamente come te lo sei trovato, con quella luce e quel cielo, da quell’angolo di prospettiva e a quella distanza di ripresa?

Mauro dice una cosa che riguarda tutti anche te, cioè che il fotografo DEVE interagire con qualcosa di reale, vivo o inanimato che sia, e lo fa nel momento in cui lo riprende. E’ assolutamente irrilevante che si tratti di un set in studio o di una manifestazione di piazza, in entrambe i casi il fotografo è lì, presente, dietro la fotocamera. Quando questo non accade allora non stiamo parlando di attività fotografica ma di altro (p.e. Le illustrazioni degli articoli che piacciono tanto al ns Mauro, assemblate con la IA).

Dopodiché, dopo la pressione sul pulsante di scatto, il registrato appartiene sì al passato, ma l’azione di fotografare È STATA svolta nel presente. Non si scappa, è il senso della fotografia, mi ripeto, se così non è allora non è fotografia.

Nocram

Nikonlander
  • Nikonlander

@Valerio Brustia

Il mio intervento non riguarda la tecnica della pianificazione (o altre) ma vuole significare che l'essenza ontologica della fotografia stessa è legata al passato. Di “presente” nella fotografia c’è soltanto la memoria evocata nell’istante in cui tu, o io, guardiamo una foto. Tutto il resto, intenzione, atto creativo e oggetto rappresentato, dimorano nel passato (sempre in relazione al “dato reale” fotografato e senza eccessivi voli di fantasia verso l’astrazionismo o il puro pour-parler concettuale).

I riferimenti bibliografici sono i soliti, visto che non invento nulla di nuovo: Roland Barthes (“questo è stato”) e poi la Susan Sontag (“memento mori”) nonché il fatto - incontrovertibile - che qualsiasi “opera” sia preceduta da una “intenzione” (Tolstoj, per primo, parlò di “volontà d’arte”).

A favore della tesi di Mauro, tuttavia, evidenzierei il fatto che guardare una foto è qualcosa che avviene ora, se lo faccio adesso (esperienza di visione). Assimilare l’esperienza di visione al gesto di fotografare è un’opinione, legittima, ma non un fatto. E se questo ti sembra un “paradosso” in parte lo è però lo riscontriamo in moltissimi altri casi di vita reale e mestieri/professioni.

  • Administrator

Rispondo io per Valerio che è sempre ciapato.

Ti ringrazio per il contributo e per i riferimenti, che conosco e che sono certamente fondamentali nella riflessione sulla fotografia.

Credo però che stiamo parlando di due momenti diversi dell'esperienza fotografica.

Barthes, quando scrive "ça a été" ("questo è stato"), descrive la natura della fotografia una volta che la fotografia esiste già. È un'analisi del rapporto tra immagine e realtà dopo lo scatto.

Il mio editoriale, invece, parla del momento precedente: l'atto del fotografare.

Quando impugno una macchina fotografica non posso fotografare né ciò che è già scomparso né ciò che non è ancora accaduto. Posso registrare soltanto la luce che sta raggiungendo il sensore in quell'istante. Questo è un fatto fisico prima ancora che filosofico.

Che, un millesimo di secondo dopo, quella fotografia appartenga già al passato è altrettanto vero. Ma non contraddice la mia affermazione. Anzi, la conferma.

Il paradosso della fotografia è proprio questo: nasce esclusivamente nel presente e diventa immediatamente passato.

Per questo motivo ho scritto che il presente è l'unico tempo della fotografia. Non perché la fotografia non diventi memoria, ma perché il processo fotografico può avvenire soltanto mentre il presente esiste.

La memoria appartiene all'immagine. Il presente appartiene allo scatto.

Sono due piani diversi e, secondo me, perfettamente compatibili.

Noi uomini, almeno in questa dimensione, viviamo nel presente. Ci siamo inventati il futuro perché il presente non ci soddisfa.
E vagheggiamo del passato perché crediamo che sia sempre meglio del presente.
Con il risultato che ci perdiamo l'unica cosa che conta e che realmente viviamo : questo preciso attimo.

Poi, per carità, non voglio imporre il mio punto di vista a nessuno, che ciascuno sia libero di rimandare a mai ciò che invece potrebbe essere adesso.
Valerio per primo che accumula obiettivi .... per usi futuri (che io gli auguro sempre che arrivino, prima o poi).

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano
1 ora fa, Mauro Maratta ha scritto:

Rispondo io per Valerio che è sempre ciapato.

.…..

viviamo : questo preciso attimo.

Poi, per carità, non voglio imporre il mio punto di vista a nessuno, che ciascuno sia libero di rimandare a mai ciò che invece potrebbe essere adesso.
Valerio per primo che accumula obiettivi .... per usi futuri (che io gli auguro sempre che arrivino, prima o poi).

Domani 😜

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