Il METI registra un recupero della produzione fotografica. I numeri confermano che qualcosa si sta muovendo, ma soprattutto nelle compatte, nei formati ridotti e nei prodotti dotati di una forte identità. Proprio i settori nei quali Nikon è più debole.
Partiamo dalla notizia che sta facendo il giro della stampa fotografica.
L’Ufficio di analisi economica del Ministero giapponese dell’Economia, del Commercio e dell’Industria ha pubblicato una breve nota intitolata “La produzione di fotocamere digitali mostra segni di ripresa”.
Non è un proclama governativo, non è un piano di sostegno all’industria e non certifica la rinascita della fotografia. È una breve analisi statistica, basata sull’indice giapponese della produzione industriale.
Il METI osserva però un fatto reale: dopo il crollo provocato dagli smartphone e la caduta verticale del 2020, la produzione di fotocamere ha cominciato a stabilizzarsi e, dal 2025, mostra segnali di recupero.
Fin qui, nulla da contestare.
Il problema nasce quando l’espressione “segni di recupero” diventa, nei titoli della stampa, “l’industria fotografica sta rinascendo”.
Non è la stessa cosa.
Una ripresa vera, ma molto selettiva
I dati CIPA permettono di capire meglio che cosa stia effettivamente crescendo.
Nel 2025 le aziende partecipanti alla rilevazione hanno spedito nel mondo 9.438.876 fotocamere digitali, con un aumento dell’11,2% rispetto al 2024.
È un risultato positivo. Ma la composizione di questa crescita è ancora più interessante del dato complessivo:
Categoria | 2025 | Variazione |
|---|---|---|
Fotocamere digitali complessive | 9.438.876 | +11,2% |
Fotocamere a obiettivo fisso | 2.436.911 | +29,6% |
Fotocamere a obiettivo intercambiabile | 7.001.965 | +5,9% |
Mirrorless | 6.311.054 | +12,5% |
Reflex | 690.911 | −30,7% |
Le compatte sono cresciute quasi del 30%, molto più del resto del mercato.
Anche il dato relativo agli obiettivi è rivelatore. Nel 2025 le spedizioni di ottiche destinate al formato 35mm e superiore sono diminuite del 2,5%, mentre quelle per i formati inferiori al 35mm sono aumentate del 7,6%.
Non significa che il pieno formato sia improvvisamente diventato irrilevante. Significa però che la nuova domanda non si concentra soltanto sui prodotti professionali costosi sui quali i grandi produttori hanno costruito la propria redditività negli ultimi anni.
La crescita arriva anche dal basso e dai lati: compatte, APS-C, apparecchi piccoli, prodotti dall’aspetto riconoscibile, strumenti adatti tanto alla fotografia quanto al video e acquistati da persone che non possiedono ancora un intero sistema.
Le previsioni CIPA per il 2026 rendono il quadro ancora più chiaro:
mercato complessivo: +1,6%;
fotocamere a obiettivo fisso: +13,6%;
fotocamere a obiettivo intercambiabile: −2,6%;
obiettivi intercambiabili: −0,9%.
La crescita prevista per il 2026 dipende interamente dalle fotocamere con obiettivo incorporato. Senza di loro il mercato sarebbe in contrazione.
I dati completi sono contenuti nel rapporto CIPA del 26 febbraio 2026.
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Non stanno crescendo tutti
Le stime del Nikkei Industry Map suddividono le spedizioni per produttore. Non sono dati CIPA e non vanno sommati meccanicamente a quelli precedenti: derivano da una metodologia diversa e sono arrotondati. Sono però utili per confrontare la direzione seguita dai singoli marchi.
Produttore | 2024 | 2025 | Variazione |
|---|---|---|---|
Canon | 3.530.000 | 4.500.000 | +970.000 |
Sony | 2.330.000 | 2.420.000 | +90.000 |
Fujifilm | 740.000 | 1.160.000 | +420.000 |
Nikon | 960.000 | 880.000 | −80.000 |
Panasonic | 280.000 | 430.000 | +150.000 |
Ricoh Imaging | 70.000 | 210.000 | +140.000 |
OM Digital | 160.000 | 150.000 | −10.000 |
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Nikon non ha perso il terzo posto soltanto perché Fujifilm è cresciuta. Ha venduto anche meno fotocamere dell’anno precedente, mentre il mercato complessivo aumentava.
Ed è significativo osservare chi abbia guadagnato terreno.
Fujifilm è passata da 740.000 a 1.160.000 fotocamere grazie a una gamma immediatamente riconoscibile, alla famiglia X100, alle simulazioni pellicola, alle APS-C compatte e a un’identità estetica che precede perfino la lettura della scheda tecnica.
Panasonic è salita da 280.000 a 430.000 unità, sostenuta da una proposta sempre più concentrata sulla produzione ibrida di fotografie e video.
Ricoh Imaging ha triplicato le spedizioni, passando da 70.000 a 210.000 fotocamere. Il dato comprende anche Pentax e la gamma WG, quindi non possiamo attribuire matematicamente tutte le unità alla GR. Ma Ricoh stessa dichiara che l’aumento di vendite e profitti del comparto fotografico è stato trainato principalmente dalla serie GR.
Ricoh non sta conquistando il mercato mondiale: il suo 2,1% resta marginale. Ha però dimostrato che anche un produttore molto piccolo può trovare 140.000 clienti supplementari proponendo una macchina con un’identità precisa.
La GR non cerca di essere tutto per tutti. È piccola, tascabile, APS-C, dotata di focale fissa e legata a un modo particolare di intendere la fotografia. Proprio per questo viene desiderata.
Il mercato non sta quindi premiando genericamente le fotocamere. Sta premiando le fotocamere che offrono una ragione riconoscibile per essere acquistate.
Il problema specifico di Nikon
Nikon non produce cattive fotocamere. Al contrario, ai livelli superiori possiede alcuni dei migliori apparecchi disponibili: Z9, Z8, Zf e ZR sono prodotti eccellenti, sostenuti da un sistema di ottiche ormai vasto e tecnicamente formidabile.
Il problema non è la qualità di ciò che Nikon fa.
È ciò che Nikon non fa.
Nel settore delle compatte, responsabile della crescita più forte, Nikon non possiede un prodotto paragonabile a Ricoh GR, Fujifilm X100 o alle compatte Canon tornate improvvisamente desiderabili. La Coolpix P1100 presidia la nicchia delle superzoom estreme, ma risponde a una domanda completamente diversa. Non è tascabile, non è economica e non è una fotocamera destinata a conquistare un pubblico giovane.
Nel formato APS-C Nikon dispone della valida Z50II, oltre alle ormai anziane Zfc e Z30. Ma non ha ancora costruito attorno al formato DX una gamma coerente di corpi e ottiche capace di accompagnare il cliente dal primo acquisto a un sistema completo.
La Zf ha dimostrato che Nikon sa utilizzare la propria storia senza produrre semplicemente una caricatura del passato. È stata una delle idee migliori degli ultimi anni. Ma è rimasta un episodio isolato, non l’inizio di una famiglia riconoscibile.
La Z30 aveva anticipato la domanda di strumenti semplici per chi produce fotografie e video destinati alla rete. Anche quella strada non è stata sviluppata con continuità.
L’acquisizione di RED e la ZR aprono prospettive importanti nel cinema e nella produzione video professionale. Ma si collocano più in alto. Non sostituiscono la necessità di apparecchi accessibili, piccoli e immediatamente desiderabili per chi oggi fotografa con uno smartphone e domani potrebbe acquistare la sua prima vera fotocamera.
Nikon è quindi molto forte nel vendere prodotti evoluti a chi è già fotografo e, soprattutto, a chi è già dentro il sistema Nikon.
È molto meno efficace nel dare a chi è fuori una ragione per entrarvi.
Anche i dati Nikon confermano la direzione
La trimestrale pubblicata il 6 agosto 2026 non lascia molto spazio alle interpretazioni.
Nel primo trimestre dell’esercizio in corso, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente:
i ricavi dell’Imaging sono scesi da 80 a 72,9 miliardi di yen: −8,8%;
l’utile operativo è passato da 11,1 a 8,1 miliardi: −27,5%;
le fotocamere a obiettivo intercambiabile sono diminuite da 270.000 a 210.000: −22,2%;
gli obiettivi sono scesi da 370.000 a 310.000: −16,2%.
Nikon ha inoltre ridotto la propria previsione annuale da 900.000 a 850.000 fotocamere e da 1,3 a 1,25 milioni di obiettivi. I dati sono pubblicati nella presentazione finanziaria Nikon del 6 agosto.
La società attribuisce gran parte della flessione alla contrazione della domanda cinese, all’aumento del prezzo delle memorie e a condizioni commerciali meno favorevoli.
Sono spiegazioni reali. Sarebbe scorretto ignorarle.
Ma non sono sufficienti a cancellare il dato strategico: nello stesso mercato altri produttori hanno trovato nuove aree di crescita che Nikon presidia poco o non presidia affatto.
L’Imaging Nikon rimane profittevole. Nel trimestre ha prodotto 8,1 miliardi di yen di utile operativo, con un margine dell’11,1%. Non siamo davanti a un’attività in perdita né a un’azienda prossima al collasso.
Siamo davanti a un’azienda ancora solida, ma progressivamente più dipendente da un pubblico maturo, da prodotti di fascia elevata e dalla sostituzione di apparecchi già posseduti.
Ed è una posizione pericolosa nel medio periodo.
Tranquillo, Mauro
Tranquillo. Personalmente non mi manca nulla.
Possiedo due Z9, due Zf, una Z8 e una ZR. Anzi, la ZR mi piace tanto che sto già pensando di comprarne una seconda, specialmente se Nikon non presenterà qualcosa di ancora più interessante costruito attorno alla stessa idea.
Ho comprato anche una D6 e una D780 per continuare a usare vecchie glorie del passato, finalmente liberate da molti dei limiti operativi delle reflex precedenti. E possiedo decine e decine di obiettivi: Nikkor di ogni epoca, Sigma, Tamron, Viltrox e altri ancora. Tutti strumenti che vanno benissimo sulle mie Nikon e continueranno a farlo indipendentemente dalla prossima classifica di mercato.
Dunque questi articoli non nascono dalla paura di ritrovarmi senza una fotocamera adeguata. Non sto preparando una fuga e non ho bisogno che Nikon presenti domani un nuovo corpo per poter continuare a fotografare.
Il problema è un altro: la prospettiva.
Io sono abbondantemente attrezzato per il presente e probabilmente anche per il resto della mia vita fotografica. Ma un sistema non può vivere soltanto di chi possiede già tutto. Deve attrarre nuovi fotografi, proporre idee, alimentare desideri e indicare una direzione.
È precisamente quella direzione che oggi non riusciamo a vedere.
Forse Nikon sta lavorando in silenzio a qualcosa di convincente. Ma, per giudicare, possiamo basarci soltanto su ciò che produce, su ciò che comunica e su ciò che vende. E in questo momento il silenzio è rigidamente osservato dalla dirigenza Nikon a ogni livello, compresa la solitamente “espansiva” Nikon USA.
Perciò posso dirmi tranquillo come fotografo. Molto meno come osservatore di Nikon.
Non temo per ciò che possiedo. Mi domando che cosa Nikon intenda farci desiderare domani.
Il recupero del mercato non assolve Nikon
La nota del METI non dimostra che l’industria fotografica sia tornata quella di vent’anni fa. Quei volumi non torneranno.
Dimostra però che la discesa non è inevitabile e che esistono nuovi motivi per comprare una fotocamera.
Il pubblico più giovane cerca strumenti diversi dallo smartphone, ma non necessariamente desidera una grande full frame corredata da tre zoom professionali. Cerca portabilità, carattere, semplicità, video, condivisione e un risultato visivo riconoscibile.
Fujifilm lo ha capito.
Ricoh lo ha capito.
Canon, con la vastità della propria offerta, riesce comunque a intercettarlo.
Panasonic gli parla attraverso il video.
Nikon continua soprattutto ad aspettare che quel cliente diventi abbastanza esperto, abbastanza motivato e abbastanza ricco da desiderare una Z full frame.
Ma quando ciò accadrà potrebbe essere già diventato cliente di un altro sistema.
Non serve copiare Fujifilm o Ricoh
Nikon non deve produrre una GR con il marchio giallo né trasformare ogni fotocamera in una riedizione della Nikon FM.
Deve però scegliere dove intende trovare i fotografi di domani.
Ha la tecnologia, il marchio, la storia, l’attacco Z, le capacità produttive e un patrimonio ottico che nessuno può considerare inferiore. Le manca una proposta coordinata nei settori dai quali sta arrivando la nuova domanda:
una compatta di qualità realmente portatile;
una gamma DX completa e non subordinata al pieno formato;
una continuazione concreta della strada aperta dalla Zf;
prodotti semplici pensati per chi fotografa e riprende video;
un sistema capace di attrarre nuovi utenti senza aspettare che siano già nikonisti.
Non è necessario che ogni prodotto venda milioni di esemplari. Ricoh dimostra esattamente il contrario: nel mercato attuale può bastare una sola idea giusta, purché sia chiara, riconoscibile e perseguita con coerenza.
Nikon oggi possiede molte eccellenti risposte tecniche.
Quello che continua a mancare è una domanda nuova alla quale rispondere.
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In sintesi
Il mercato fotografico non è tornato grande. Ha però smesso di essere immobile.
La crescita è concentrata nelle compatte, nei formati ridotti, nei prodotti ibridi e nelle fotocamere dotate di una forte identità. Fujifilm avanza, Ricoh triplica i propri piccoli volumi, Panasonic recupera terreno e Canon allarga ulteriormente il proprio dominio.
Nikon, nello stesso periodo, vende meno fotocamere, riduce le previsioni e rimane quasi assente dai settori più dinamici.
Non è una condanna della Z9, della Z8, della Zf, della ZR o dei Nikkor Z. Questi prodotti non diventano meno validi perché Ricoh vende più GR.
La conclusione riguarda la strategia, non gli strumenti:
Nikon non sta arretrando perché il mercato non vuole più fotocamere. Sta arretrando perché la nuova domanda cerca fotocamere che Nikon, in larga parte, non produce.
Il rischio non è che le nostre Nikon smettano di funzionare.
Il rischio è che i fotografi di domani non comincino più da Nikon.
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