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Grafici MTF : che cosa misurano e come interpretarli

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Grafici MTF: che cosa misurano e come interpretarli

Quando un costruttore presenta un nuovo obiettivo, tra le caratteristiche tecniche compare quasi sempre un piccolo diagramma costituito da una serie di linee continue e tratteggiate. È il grafico MTF.

Per molti fotografi rappresenta poco più di un elemento decorativo. Qualcuno lo osserva rapidamente per verificare se le curve "stanno in alto", altri cercano confronti tra modelli diversi, altri ancora lo ignorano completamente, ritenendolo materia riservata agli ingegneri ottici.

La realtà è diversa. Un grafico MTF è uno strumento estremamente utile, a condizione di sapere che cosa rappresenta e, soprattutto, quali siano i suoi limiti. Da esso è possibile ricavare indicazioni preziose sul comportamento di un obiettivo, ma è altrettanto facile trarre conclusioni errate se lo si interpreta come una classifica assoluta della qualità ottica.

Lo scopo di questo articolo è quindi molto semplice. Non confronteremo obiettivi né analizzeremo i grafici di un modello specifico. Cercheremo invece di capire, passo dopo passo, come leggere un diagramma MTF e quale significato attribuire alle informazioni che contiene.

Prima di affrontare il grafico vero e proprio, però, è necessario chiarire un concetto fondamentale: che cosa misura realmente una funzione MTF.

Che cosa significa MTF

L'acronimo MTF deriva dall'espressione inglese Modulation Transfer Function, traducibile letteralmente come Funzione di Trasferimento della Modulazione.

La definizione è corretta, ma dice ben poco al fotografo.

Per comprenderne il significato è più utile partire da una situazione concreta.

Immaginiamo di fotografare un soggetto costituito da una successione di sottilissime linee bianche e nere perfettamente regolari. Un obiettivo ideale dovrebbe riprodurre quelle linee mantenendo inalterato il contrasto originale: il bianco resterebbe perfettamente bianco, il nero perfettamente nero.

Nella pratica nessun sistema ottico è perfetto. Ogni obiettivo introduce inevitabilmente una perdita di contrasto, tanto più evidente quanto più i dettagli diventano piccoli e ravvicinati.

La funzione MTF misura proprio questa capacità: quanto fedelmente un obiettivo riesca a trasferire il contrasto del soggetto originale sull'immagine registrata.

È importante soffermarsi su questa definizione perché contiene già un primo elemento spesso trascurato. L'MTF non misura direttamente la nitidezza nel significato comune del termine. Misura invece la conservazione del contrasto alle diverse dimensioni del dettaglio.

Ed è proprio questa conservazione del contrasto che il nostro cervello interpreta, almeno in parte, come sensazione di nitidezza.

Si tratta di una distinzione apparentemente sottile, ma fondamentale per comprendere tutto ciò che seguirà.

Sommario provvisorio :

  1. Capitolo 1 - Introduzione

  2. Capitolo 2 – Anatomia del grafico (assi, unità di misura, frequenze spaziali).

  3. Capitolo 3 – Le quattro curve (sagittali, meridionali, 10 e 30 linee/mm).

  4. Capitolo 4 – Come si legge un MTF

  5. Capitolo 5 – Cosa un MTF non può dirci

  6. Capitolo 6 – Casi reali commentati

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Capitolo 2 - Anatomia di un grafico MTF

Ora che sappiamo quale sia lo scopo di una funzione MTF, possiamo osservare il grafico con occhi diversi.

A prima vista può sembrare un insieme piuttosto confuso di linee continue, tratteggiate, colori e numeri. In realtà ogni elemento ha un significato preciso e, una volta compreso, la lettura diventa sorprendentemente semplice.

Cominciamo dagli assi del diagramma.

L'asse orizzontale rappresenta la distanza dal centro dell'immagine. Il punto posto completamente a sinistra corrisponde al centro del fotogramma, cioè al punto in cui si trova il soggetto se lo abbiamo inquadrato esattamente al centro. Procedendo verso destra ci si allontana progressivamente dal centro fino a raggiungere il bordo del formato.

Nei grafici Nikon questo valore è generalmente espresso in millimetri. Nel formato Full Frame, ad esempio, il bordo dell'immagine si trova poco oltre i 21 millimetri dal centro, mentre nel formato DX il valore è naturalmente inferiore.

L'asse verticale, invece, esprime il valore della funzione MTF. Si tratta di un numero compreso tra zero e uno.

Un valore pari a uno rappresenterebbe un trasferimento perfetto del contrasto originale: l'obiettivo riproduce il dettaglio senza alcuna perdita. Un valore pari a zero, all'estremo opposto, significherebbe che quel dettaglio non viene più distinto.

Naturalmente nessun obiettivo reale raggiunge questi estremi. Le curve rimangono normalmente comprese tra circa 0,4 e 1, e proprio la loro forma racconta il comportamento della lente.

A questo punto possiamo osservare le curve.

Nella maggior parte dei grafici moderni ne troviamo quattro.

Due sono riferite ad una frequenza spaziale relativamente bassa, tradizionalmente pari a 10 linee per millimetro. Le altre due rappresentano invece una frequenza più elevata, generalmente 30 linee per millimetro; alcuni costruttori utilizzano oggi anche valori differenti, come 40 linee per millimetro, ma il principio rimane identico.

Il concetto di frequenza spaziale merita una breve spiegazione.

Immaginiamo ancora una volta un bersaglio costituito da linee bianche e nere alternate.

Se le linee sono larghe e ben distanziate, l'obiettivo le distingue facilmente. Se invece diventano sempre più sottili e ravvicinate, il compito diventa progressivamente più difficile.

Le curve relative alle 10 linee per millimetro descrivono quindi la capacità dell'obiettivo di mantenere il contrasto nei dettagli più grandi, quelli che contribuiscono alla percezione generale di incisività dell'immagine.

Le curve delle 30 linee per millimetro, invece, riguardano particolari molto più fini e rappresentano un'indicazione della capacità dell'obiettivo di risolvere le texture più minute: capelli, piume, fogliame distante, trame dei tessuti, scritte di piccole dimensioni.

Osservando il grafico noteremo poi che alcune linee sono continue, mentre altre sono tratteggiate.

Questa distinzione non riguarda la qualità dell'obiettivo, bensì la direzione nella quale viene misurato il dettaglio.

Le linee continue rappresentano la risposta sagittale, cioè lungo una direzione radiale che parte dal centro dell'immagine.

Le linee tratteggiate descrivono invece la risposta meridionale (o tangenziale), misurata lungo la direzione perpendicolare.

Per il momento non è necessario approfondire il significato fisico di queste due misure. È sufficiente sapere che un obiettivo perfettamente corretto fornirebbe risultati molto simili nelle due direzioni.

Quando le linee continue e tratteggiate rimangono vicine tra loro significa che il comportamento dell'obiettivo è uniforme indipendentemente dall'orientamento dei dettagli presenti nella scena.

Quando invece tendono a separarsi, il progettista ottico ci sta già raccontando che alcune aberrazioni stanno iniziando a manifestarsi.

Non dobbiamo ancora preoccuparci di quali siano, né delle conseguenze pratiche che producono sulle fotografie. Lo faremo nel prossimo capitolo.

Per il momento ci basta imparare a riconoscere i protagonisti del grafico. Abbiamo identificato gli assi, compreso il significato delle frequenze spaziali e distinto le curve sagittali da quelle meridionali.

Da questo momento in poi il grafico MTF non è più un insieme di linee misteriose. È una rappresentazione ordinata del comportamento di un obiettivo.

Nel capitolo successivo inizieremo finalmente a leggerlo come farebbe un progettista ottico, trasformando quelle quattro curve in informazioni concrete sul carattere della lente.

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Capitolo 3 - Leggere le curve: che cosa ci racconta davvero un grafico MTF

A questo punto conosciamo tutti gli elementi che compongono un grafico MTF. Sappiamo che cosa rappresentano gli assi, abbiamo imparato a distinguere le curve sagittali da quelle meridionali e sappiamo che le diverse frequenze spaziali descrivono dettagli di dimensioni differenti.

Rimane però la domanda più importante.

Che cosa osserva realmente un progettista ottico quando gli viene sottoposto un nuovo grafico MTF?

La risposta potrebbe sorprendere. Non cerca un numero. Non verifica se una curva raggiunge 0,95 oppure 0,90. La prima cosa che osserva è la forma complessiva delle curve.

È infatti la loro evoluzione dal centro verso il bordo dell'immagine a raccontare il carattere dell'obiettivo.

Cominciamo dal caso più semplice.

Curve alte e quasi orizzontali

Se tutte le curve rimangono molto vicine al valore massimo e decrescono lentamente fino ai bordi del fotogramma, significa che l'obiettivo mantiene un elevato contrasto praticamente su tutta la superficie dell'immagine.

È il comportamento tipico di un progetto molto ben corretto.

Naturalmente nessun obiettivo reale è perfetto. Un leggero decadimento è inevitabile e non rappresenta un difetto. Ciò che interessa è la gradualità con cui questo avviene.

Un calo progressivo indica che il progettista è riuscito a distribuire in modo uniforme le inevitabili limitazioni del sistema ottico.

Quando le curve precipitano

Può accadere invece che il grafico mostri valori molto elevati nella parte centrale, seguiti da una rapida caduta negli ultimi millimetri.

In questo caso il comportamento dell'obiettivo cambia sensibilmente avvicinandosi agli angoli dell'immagine.

Non significa necessariamente che ci troviamo di fronte a un cattivo progetto.

Molti obiettivi progettati per il ritratto, ad esempio, privilegiano deliberatamente la zona centrale del fotogramma, quella nella quale viene normalmente collocato il soggetto principale.

Allo stesso modo, alcune ottiche grandangolari estremamente luminose devono inevitabilmente affrontare compromessi molto più severi rispetto a un normale 50 mm.

Il grafico, quindi, non sta pronunciando una sentenza. Sta semplicemente descrivendo dove l'obiettivo esprime il meglio di sé.

Le curve non raccontano tutte la stessa storia

Osserviamo ora le due famiglie di curve.

Quelle relative alle basse frequenze spaziali sono quasi sempre le più elevate.

È perfettamente normale.

Riprodurre correttamente dettagli relativamente grandi è un compito molto meno impegnativo rispetto al mantenimento del contrasto nei particolari più minuti.

Le curve ad alta frequenza, invece, sono quelle che mettono realmente sotto pressione il progetto ottico.

Sono loro a raccontare quanto l'obiettivo riesca a distinguere i dettagli più fini.

Capelli controluce, piumaggio, trame dei tessuti, incisioni metalliche, scritte lontane: sono tutti elementi che appartengono a questa categoria.

Per questo motivo non dobbiamo sorprenderci se le curve delle 30 linee per millimetro si trovano sistematicamente più in basso rispetto a quelle delle 10 linee per millimetro.

Quando le curve si separano

C'è infine un particolare che gli ottici osservano con estrema attenzione.

La distanza tra le curve sagittali e quelle meridionali.

Quando le due rimangono quasi sovrapposte significa che l'obiettivo riproduce il dettaglio in modo molto uniforme indipendentemente dal suo orientamento.

Quando invece iniziano ad allontanarsi, il comportamento dell'obiettivo diventa progressivamente meno omogeneo.

Le cause possono essere diverse: astigmatismo residuo, coma, compromessi progettuali o altre aberrazioni che non è necessario approfondire in questa sede.

Dal punto di vista del fotografo è sufficiente ricordare un principio molto semplice.

Curve vicine significano comportamento uniforme. Curve distanti indicano che il dettaglio viene riprodotto in maniera differente a seconda della sua direzione.

Questa osservazione, apparentemente tecnica, ha spesso conseguenze visibili anche nella resa dello sfocato e nella naturalezza delle transizioni tra zone nitide e fuori fuoco.

È però importante non trarre conclusioni affrettate.

Un obiettivo con curve molto vicine non produrrà automaticamente uno sfocato "più bello", così come curve più distanti non identificano necessariamente un progetto inferiore.

L'MTF descrive soltanto una parte del comportamento dell'obiettivo.

Ed è proprio questo il punto sul quale vale la pena soffermarsi prima di proseguire.

E tradotto in linguaggio fotografico ?

Se sul grafico vedi...

Nella fotografia puoi aspettarti...

Curve alte fino ai bordi

Nitidezza uniforme su tutto il fotogramma

Curve che calano solo agli angoli

Centro eccellente, bordi leggermente meno incisivi

Curve alte a 10 lp/mm ma basse a 30 lp/mm

Buon contrasto generale, dettaglio finissimo meno incisivo

Curve sagittali e meridionali molto vicine

Comportamento ottico molto uniforme

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Capitolo 4 - Come si legge un MTF

A questo punto abbiamo tutti gli strumenti necessari per affrontare un grafico MTF come farebbe un progettista ottico.

La buona notizia è che non occorre essere ingegneri per ricavarne informazioni utili. È sufficiente osservare le curve seguendo sempre lo stesso ordine.

Dopo poche letture questo procedimento diventerà quasi automatico.

1. Dove iniziano le curve?

Il primo sguardo va rivolto alla parte sinistra del grafico, cioè al centro dell'immagine.

Curve molto vicine al valore massimo indicano che l'obiettivo possiede un contrasto elevato già nella zona centrale del fotogramma.

È una caratteristica comune alla maggior parte delle ottiche moderne di buona qualità e, da sola, dice ancora relativamente poco.

Oggi quasi tutti i migliori obiettivi sono eccellenti al centro.

La vera differenza emerge osservando ciò che accade subito dopo.

2. Come si comportano verso i bordi?

Seguendo le curve verso destra osserviamo quanto rapidamente diminuiscano.

Un andamento quasi orizzontale indica che l'obiettivo mantiene prestazioni elevate anche lontano dal centro.

Se invece le curve iniziano a piegarsi sensibilmente già nella parte centrale del grafico, possiamo aspettarci un decadimento progressivo della resa procedendo verso gli angoli del fotogramma.

La rapidità di questo decadimento è spesso più significativa del valore iniziale.

Due obiettivi possono infatti partire entrambi da 0,95 al centro, ma uno conservare prestazioni molto elevate fino ai bordi mentre l'altro perdere contrasto molto più rapidamente.

3. Quanto sono distanti le curve delle 30 linee/mm?

A questo punto conviene concentrare l'attenzione sulle curve relative all'alta frequenza spaziale.

Sono quelle che raccontano quanto l'obiettivo riesca a conservare il contrasto nei dettagli più minuti.

Se rimangono elevate e seguono da vicino l'andamento delle curve a 10 linee/mm, significa che il progetto mantiene un'eccellente capacità di riprodurre anche le texture più fini.

Se invece si abbassano rapidamente, l'immagine continuerà probabilmente ad apparire molto incisiva nel suo insieme, ma perderà parte della definizione nei particolari più piccoli.

È una distinzione importante, soprattutto oggi che i sensori ad alta risoluzione mettono in evidenza ogni limite dell'ottica.

4. Le curve sagittali e meridionali rimangono vicine?

Infine osserviamo la distanza tra linee continue e tratteggiate.

Quando procedono quasi affiancate, il comportamento dell'obiettivo rimane molto uniforme.

Quando iniziano ad allontanarsi, soprattutto nella parte periferica del fotogramma, significa che il progetto incontra maggiori difficoltà nel mantenere lo stesso comportamento nelle due direzioni di misura.

Non è automaticamente un difetto.

Molti obiettivi storicamente considerati eccellenti mostrano separazioni anche evidenti tra le curve.

La loro personalità fotografica nasce proprio dall'equilibrio scelto dal progettista tra le inevitabili limitazioni dell'ottica.

Un metodo semplice

Volendo riassumere tutto il procedimento in poche domande, davanti a qualsiasi grafico MTF possiamo chiederci:

  • Le curve partono molto in alto?

  • Rimangono elevate fino ai bordi oppure decadono rapidamente?

  • Le curve a 30 linee/mm seguono quelle a 10 linee/mm oppure si allontanano molto?

  • Le linee sagittali e meridionali rimangono vicine?

Se la risposta è positiva a tutte e quattro le domande, siamo probabilmente di fronte ad un progetto ottico estremamente ben corretto.

Naturalmente questo non significa che l'obiettivo produrrà automaticamente fotografie più belle.

Significa semplicemente che, dal punto di vista della trasmissione del contrasto, il suo comportamento sarà prevedibilmente molto uniforme su tutto il fotogramma.

Ed è proprio questa parola — prevedibilmente — che distingue un grafico MTF da una prova sul campo.

Il grafico descrive ciò che l'obiettivo è in grado di fare.

La fotografia ci mostrerà ciò che il fotografo sarà capace di ottenere con quell'obiettivo.

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Capitolo 5 - Quello che un grafico MTF non può dirci

Dopo quattro capitoli dedicati alla lettura delle curve, potremmo essere tentati di pensare che un grafico MTF rappresenti una sorta di giudizio definitivo sulla qualità di un obiettivo.

Non è così.

Per quanto raffinato e scientificamente rigoroso, un grafico MTF descrive soltanto una parte del comportamento di un sistema ottico. È una misura estremamente importante, ma rimane pur sempre una misura.

La fotografia, invece, è qualcosa di molto più complesso.

Un obiettivo non viene acquistato per il valore delle sue curve, ma per le immagini che sarà capace di produrre.

È quindi il momento di capire che cosa un grafico MTF racconta con grande precisione e, soprattutto, che cosa non può raccontare.

Cominciamo da ciò che descrive molto bene.

La funzione MTF misura la capacità dell'obiettivo di conservare il contrasto di dettagli appartenenti a determinate frequenze spaziali e in differenti zone del fotogramma.

In altre parole, ci informa su come il contrasto venga mantenuto passando dal centro verso gli angoli e su come questa capacità cambi al variare della dimensione del dettaglio.

Questa informazione è preziosa, perché costituisce una parte importante della qualità ottica.

Ma non coincide con la qualità fotografica.

Prendiamo, ad esempio, il comportamento in controluce.

Due obiettivi possono presentare grafici MTF quasi sovrapponibili e reagire in maniera completamente diversa quando il sole entra direttamente nell'inquadratura.

Uno potrà mantenere un contrasto elevato, limitando riflessi interni e immagini fantasma.

L'altro potrà mostrare flare diffusi, perdita di microcontrasto e riflessi parassiti.

Il grafico MTF non contiene alcuna informazione su questo comportamento.

Lo stesso vale per la resa cromatica.

Ogni fotografo sa quanto alcuni obiettivi restituiscano colori particolarmente saturi, altri tonalità più morbide, altri ancora una transizione estremamente naturale tra le diverse sfumature.

Queste caratteristiche dipendono da numerosi fattori: schema ottico, trattamenti antiriflesso, materiali utilizzati e persino scelte progettuali del costruttore.

Anche in questo caso il grafico MTF rimane completamente silenzioso.

Un discorso analogo riguarda lo sfocato.

Negli ultimi anni il termine bokeh è diventato quasi un parametro di laboratorio, ma nessun grafico MTF è in grado di prevedere la qualità estetica delle zone fuori fuoco.

La morbidezza delle transizioni, la forma dei dischi di sfocatura, la presenza o meno di doppie linee, l'uniformità dello sfondo: sono tutte caratteristiche che dipendono da fenomeni molto più complessi di quelli descritti dalla funzione MTF.

Persino la cosiddetta "tridimensionalità", espressione spesso abusata ma che molti fotografi utilizzano per descrivere la particolare capacità di alcune ottiche di separare il soggetto dallo sfondo, non compare in alcun grafico.

Esistono poi aspetti ancora più pratici.

L'autofocus.

La velocità di messa a fuoco.

La precisione dell'inseguimento.

Il focus breathing nelle riprese video.

La stabilizzazione.

La qualità costruttiva.

La resistenza al controluce.

La costanza di rendimento alle brevi distanze.

Nulla di tutto questo può essere dedotto osservando le curve MTF.

Esiste infine un ultimo elemento che merita di essere ricordato.

I grafici pubblicati dai costruttori non sono necessariamente confrontabili tra loro.

Ogni casa utilizza procedure di misura differenti.

Cambiano le frequenze spaziali considerate, cambiano le aperture utilizzate durante il test, cambiano gli strumenti di misura e, soprattutto, cambia la scelta tra grafici teorici ottenuti per simulazione e grafici realmente misurati sull'obiettivo.

Confrontare direttamente il grafico MTF di un produttore con quello di un altro può quindi condurre a conclusioni prive di reale significato.

Anche all'interno dello stesso marchio è opportuno verificare che i grafici siano stati realizzati seguendo gli stessi criteri.

Il grafico MTF rimane uno strumento prezioso.

Forse il più importante tra quelli a disposizione del fotografo che desidera comprendere un progetto ottico prima ancora di utilizzarlo.

Ma, proprio come una radiografia non racconta l'intera storia di una persona, un grafico MTF non racconta l'intera personalità di un obiettivo.

Per conoscere davvero una lente bisogna ancora fare ciò che i fotografi fanno da quasi due secoli.

Montarla sulla fotocamera.

Uscire.

E fotografare.

Da ricordare

Un grafico MTF non serve a stabilire quale obiettivo sia "migliore".

Serve a capire come quell'obiettivo è stato progettato e quale comportamento possiamo ragionevolmente aspettarci sul campo.

La fotografia, però, continua a nascere davanti al soggetto, non davanti a un diagramma.

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Capitolo 6 - Casi reali commentati

Dopo aver analizzato la struttura di un grafico MTF e imparato a interpretarne le curve, è arrivato il momento di verificare quanto queste conoscenze siano realmente utili.

Nei capitoli precedenti abbiamo volutamente utilizzato esempi semplificati, costruiti con finalità esclusivamente didattiche. La realtà è naturalmente più articolata. Ogni obiettivo rappresenta infatti un diverso equilibrio tra prestazioni ottiche, destinazione d'impiego, apertura massima, dimensioni, costo e scelte progettuali.

È proprio questo che rende interessante l'analisi di grafici reali.

Nelle pagine che seguono prenderemo in esame alcuni MTF pubblicati dai costruttori, senza limitarci a descriverli ma cercando di comprenderne il significato fotografico. Ci chiederemo quali caratteristiche lascino prevedere, quali compromessi rivelino e, soprattutto, se le impressioni ricavate dal grafico trovino poi riscontro nell'utilizzo sul campo.

Non si tratta di stabilire quale obiettivo sia "migliore". Sarebbe un esercizio privo di significato, perché ogni progetto nasce per rispondere a esigenze differenti.

L'obiettivo è un altro: dimostrare che un grafico MTF, quando viene letto con il giusto metodo, smette di essere un insieme di linee incomprensibili e diventa uno strumento capace di raccontare, con sorprendente precisione, il carattere di un progetto ottico.

Da questo punto in avanti lasceremo quindi parlare le curve.

E proveremo a verificare se, dopo tutto ciò che abbiamo imparato, esse siano davvero in grado di anticipare la personalità di un obiettivo prima ancora di montarlo sulla fotocamera.

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Caso n.1 - La perfezione o il carattere?

Perché il 50/1.8 S è quasi un esercizio di ottica moderna: uniforme, rigoroso, prevedibile.

Il 50/1.4, invece, racconta subito una filosofia diversa. Nikon non ha cercato di costruire un "50/1.8 S con uno stop in più". Ha progettato un obiettivo più luminoso, più compatto, più economico e con un carattere ottico differente. Il suo MTF lo dichiara senza esitazioni.

Questa è una lezione fondamentale per il lettore: un grafico MTF non serve a decretare un vincitore, ma a capire le intenzioni del progettista.

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Caso n.2 - Quando l'eccellenza incontra l'eccellenza

Il confronto tra il NIKKOR Z 135mm f/1.8 Plena e il SIGMA 135mm F1.4 DG | Art è probabilmente uno dei più interessanti dell'intero articolo.

Non perché uno dei due sia nettamente superiore all'altro, ma perché entrambi appartengono a quella ristretta categoria di obiettivi nei quali il progettista ha cercato di raggiungere prestazioni eccezionali, seguendo però strade differenti.

Osserviamo innanzitutto le curve rosse, corrispondenti alle 10 linee per millimetro.

Entrambi gli obiettivi mantengono valori estremamente elevati dal centro fino quasi ai bordi del fotogramma. È il comportamento che ci aspettiamo da due teleobiettivi professionali di ultima generazione.

Le differenze emergono osservando con maggiore attenzione le curve delle 30 linee per millimetro.

Nel NIKKOR Z 135mm f/1.8 Plena esse rimangono molto elevate per gran parte del fotogramma e mostrano un decadimento estremamente contenuto fino agli ultimi millimetri. Ancora più significativo è il fatto che le curve sagittali e meridionali rimangano vicine tra loro quasi ovunque.

Questo è precisamente il comportamento che Nikon aveva promesso presentando il Plena.

Il suo obiettivo non era semplicemente realizzare un eccellente tele luminoso, ma ottenere una resa eccezionalmente uniforme dal centro fino agli angoli, limitando al minimo le differenze tra le due direzioni di misura. È una scelta progettuale che anticipa una qualità d'immagine estremamente omogenea su tutto il fotogramma.

Il SIGMA 135mm F1.4 DG | Art, dal canto suo, racconta una storia leggermente diversa.

Anche qui il contrasto generale è molto elevato e la zona centrale del fotogramma promette prestazioni di assoluto riferimento. Le curve relative ai dettagli più fini, tuttavia, iniziano a diminuire con maggiore decisione procedendo verso la periferia e mostrano una separazione più evidente tra andamento sagittale e meridionale.

Attenzione, però.

Questa osservazione non autorizza a concludere che il Sigma sia un obiettivo "peggiore".

Ci dice semplicemente che il progettista ha accettato un compromesso diverso.

Ricordiamo infatti che stiamo confrontando un 135 mm f/1,8 con un 135 mm f/1,4. Quel mezzo stop supplementare rappresenta una sfida ottica enorme. Controllare le aberrazioni mantenendo la stessa uniformità di rendimento richiede correzioni molto più severe, spesso incompatibili con peso, dimensioni, costo e filosofia generale del progetto.

È quindi perfettamente naturale osservare differenze nelle curve.

Ed è proprio questo il valore di un grafico MTF.

Non stabilisce una graduatoria.

Ci permette invece di comprendere le priorità del progettista.

Nel caso del Plena, la priorità è chiaramente l'uniformità assoluta della resa su tutto il fotogramma, tanto che il nome stesso dell'obiettivo richiama l'idea di "pienezza". Il grafico MTF conferma questa impostazione con una coerenza quasi esemplare.

Nel caso del Sigma Art, il progetto punta invece ad offrire una luminosità eccezionale mantenendo prestazioni elevatissime, pur accettando un decadimento più evidente nelle zone periferiche. Una scelta perfettamente razionale, soprattutto considerando la destinazione d'uso tipica di un teleobiettivo da ritratto, dove il soggetto principale raramente viene collocato negli angoli estremi del fotogramma.

Questo confronto ci insegna forse la lezione più importante dell'intero articolo.

Un grafico MTF non serve a proclamare un vincitore. Serve a capire perché due obiettivi eccellenti possano essere eccellenti in modo diverso.

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Caso n.3 - Due giganti, due visioni

Il confronto tra il SIGMA 105mm F1.4 DG Art e il NIKKOR AF-S 105mm f/1.4E ED rappresenta uno degli esempi più istruttivi di come un grafico MTF possa raccontare la filosofia di un progetto ottico.

Stiamo parlando di due obiettivi che hanno segnato un'epoca.

Entrambi progettati senza particolari compromessi economici, entrambi pensati per offrire prestazioni di assoluto riferimento nel ritratto professionale, entrambi caratterizzati da dimensioni e peso che testimoniano l'ambizione del progetto.

Eppure, osservando i grafici, emerge immediatamente che Nikon e Sigma hanno perseguito obiettivi differenti.

Le curve a 10 linee per millimetro sono molto elevate in entrambi i casi e testimoniano un contrasto generale eccellente già a tutta apertura.

Il primo elemento che colpisce è quindi la sostanziale assenza di punti deboli nella parte centrale del fotogramma.

Le differenze iniziano ad emergere osservando le curve relative alle 30 linee per millimetro, quelle che descrivono il comportamento dell'obiettivo nei dettagli più fini.

Nel SIGMA 105mm F1.4 DG Art esse partono da valori molto elevati, segno di un potere risolvente notevolissimo già al centro dell'immagine. Procedendo verso la periferia, tuttavia, il decadimento diventa piuttosto marcato, soprattutto negli ultimi millimetri del fotogramma, dove il contrasto dei dettagli più minuti diminuisce sensibilmente.

Il NIKKOR AF-S 105mm f/1.4E ED, pur partendo da valori leggermente inferiori nelle alte frequenze, mantiene invece un andamento più regolare e controllato. Le curve scendono con maggiore gradualità e il comportamento complessivo rimane più uniforme fino ai bordi.

È una differenza sottile, ma significativa.

Sigma sembra aver concentrato i propri sforzi sull'ottenimento della massima prestazione possibile nella zona centrale dell'immagine, accettando che il decadimento ai bordi fosse più evidente.

Nikon, al contrario, ha privilegiato una distribuzione più equilibrata delle prestazioni sull'intero fotogramma.

Questa scelta progettuale è perfettamente coerente con la filosofia dichiarata del 105/1.4E fin dalla sua presentazione.

Nikon parlò infatti del primo teleobiettivo progettato espressamente per offrire una straordinaria sensazione di tridimensionalità e una transizione estremamente naturale tra il piano di fuoco e lo sfocato, senza sacrificare la qualità complessiva dell'immagine.

Il grafico MTF lascia intuire proprio questo approccio.

Le curve non cercano il primato assoluto in un singolo parametro, ma raccontano un progetto estremamente equilibrato.

Il Sigma, dal canto suo, non appare affatto meno ambizioso.

Il suo grafico suggerisce un obiettivo capace di prestazioni eccezionali laddove il fotografo concentra normalmente l'attenzione durante un ritratto: il volto, gli occhi, il soggetto principale.

È un'impostazione diversa, ma perfettamente sensata.

Ed è qui che il grafico MTF dimostra tutta la propria utilità.

Se ci limitassimo a confrontare qualche decimo di punto nelle varie curve, perderemmo completamente il significato del progetto.

Osservandole nel loro insieme, invece, comprendiamo che Nikon e Sigma non stavano cercando di costruire lo stesso obiettivo.

Stavano cercando di realizzare due interpretazioni diverse del teleobiettivo da ritratto ideale.

Il primo privilegia l'uniformità e la coerenza dell'intero fotogramma.

Il secondo ricerca la massima incisività nella zona dove il fotografo posa abitualmente lo sguardo.

Nessuna delle due scelte è, di per sé, migliore.

Sono semplicemente due risposte differenti alla stessa domanda.

L'MTF racconta il progetto. L'esperienza racconta la fotografia.

Chi ha avuto la fortuna di utilizzare entrambi questi obiettivi sa che il loro carattere emerge pienamente soltanto sul campo. Il grafico MTF ci aiuta a comprenderne la logica progettuale, ma non può descrivere la particolare "firma" con cui ciascuno dei due separa il soggetto dallo sfondo. È proprio in questo spazio, tra ciò che è misurabile e ciò che è percepibile, che nasce la personalità di un grande obiettivo.

Nikon-AF-S-NIKKOR-58mm-f1.4G-lens-MTF-chart.png

Nikkor F 58mm f/1.4 MTF sintetico fornito da Nikon

Caso n.4 - Quando il grafico sembra sbagliare

Finora i grafici MTF ci hanno accompagnato nella comprensione delle scelte progettuali di obiettivi eccellenti.

In tutti i casi analizzati era relativamente semplice intuire quale fosse l'obiettivo perseguito dai progettisti: massima uniformità, elevato contrasto, eccellente risoluzione oppure una diversa distribuzione delle prestazioni tra centro e bordi.

Il NIKKOR AF-S 58mm f/1.4G rappresenta invece un caso completamente diverso.

Osservando il suo grafico MTF con il metodo che abbiamo imparato nei capitoli precedenti, la prima impressione è quasi disorientante.

Le curve relative alle 10 linee per millimetro sono buone, ma certamente non eccezionali per un'ottica professionale.

Le curve delle 30 linee per millimetro, poi, mostrano un andamento decisamente più basso rispetto a quello dei moderni obiettivi della serie Z e un decadimento abbastanza marcato procedendo verso i bordi del fotogramma.

Se ci limitassimo a giudicare questo obiettivo esclusivamente dal grafico, potremmo arrivare ad una conclusione sorprendente.

Che il 58 mm f/1.4G sia semplicemente un progetto mediocre.

Sarebbe un errore.

Ed è proprio questo il motivo per cui il 58 mm occupa un posto speciale in questo articolo.

Per comprenderlo dobbiamo dimenticare, almeno per un momento, l'idea che ogni obiettivo debba essere progettato per massimizzare il valore delle proprie curve MTF.

Il 58 mm f/1.4G nasce infatti con un obiettivo completamente diverso.

Nikon non cercava il record di risoluzione.

Non cercava la massima uniformità.

Non cercava il miglior grafico da pubblicare in una brochure.

Il progetto venne sviluppato privilegiando caratteristiche che il grafico MTF descrive solo in minima parte: la riduzione del coma sagittale, il comportamento delle sorgenti luminose puntiformi, la naturalezza della transizione tra il piano di fuoco e lo sfocato e, soprattutto, quella particolare sensazione di profondità che molti fotografi continuano ancora oggi ad apprezzare.

Il grafico MTF, naturalmente, non mente.

Ci dice semplicemente che Nikon ha accettato consapevolmente di sacrificare una parte della risoluzione alle frequenze spaziali più elevate per ottenere altre qualità che la funzione MTF non è progettata per misurare.

Ed è qui che il nostro percorso trova la sua conclusione.

Per quattro capitoli abbiamo imparato a leggere un grafico MTF.

Adesso impariamo anche a non attribuirgli responsabilità che non gli appartengono.

Il 58 mm f/1.4G non dimostra che gli MTF siano inutili.

Dimostra esattamente il contrario.

Dimostra che un grafico MTF è uno strumento straordinario quando risponde alla domanda giusta.

"Come trasmette il contrasto questo obiettivo?"

Ma diventa insufficiente quando gli chiediamo:

"Come mi farà sentire questa fotografia?"

Sono due domande completamente diverse.

La prima appartiene all'ingegneria.

La seconda appartiene alla fotografia.

Morale ?

Il miglior grafico MTF del mondo non ha mai commosso nessuno. Una grande fotografia, invece, può riuscirci anche con un obiettivo il cui grafico sembra soltanto "buono".

ChatGPT Image 26 lug 2026, 14_04_10.png

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sergioniko

Nikonlander
  • Nikonlander

Attendiamo la prossima edizione di MTF e altre storie nella forma ancora più specifica ma già questa prima parte per noi comuni foto amatori per passatempo ci spiega in chiaro il concetto,💪

volendo senza andare in fasi più professionali usando delle mire come quelle messe in esempio non sarebbe difficile mettere a confronto in nostri vetri in casa, magari non possediamo tutto per arrivare alle curve ma una mezza idea di che pasta siano fatti i nostri vetri la possiamo avere, sicuramente meglio di una foto fatta distrattamente dalla finestra inquadrando alla carlona mezzo mondo.

  • Administrator

Io l'avrei anche finito (l'articolo).
Ma capisco che ci possano essere punti oscuri o richieste di chiarimento.
Sono qui (se in grado !)

sayonara

sergioniko

Nikonlander
  • Nikonlander
4 ore fa, Mauro Maratta ha scritto:

Io l'avrei anche finito (l'articolo).
Ma capisco che ci possano essere punti oscuri o richieste di chiarimento.

Azz, allora ho risposto subito dopo la fine del secondo, già visibile senza i successivi.

Più che completo direi ora, non manca proprio nulla😇

Alessandro Pisano

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Mauro, grazie innanzitutto per una spiegazione cosi esaustiva, permettimi qualche domanda se mi è consentito.

Esiste un MTF delle ottiche Nikon usate dagli aerei di ricognizione durante la 2° Guerra mondiale.

La curiosità nasce dal fatto che volevo capire il contrasto dei piccoli particolari

Tornando ai ns.giorni

Le variazioni delle line sagittali vengono controllate dagli Ing. ottici attraverso lo schema ottico o dalla definizione dei vetri che mettono all'interno dell'obiettivo.

Grazie.

36_1_55

  • Administrator

Grazie a te per aver letto l'articolo con tanta attenzione. Le tue domande sono entrambe molto interessanti.

Per quanto riguarda la prima, non mi risulta che Nikon abbia mai pubblicato i grafici MTF delle ottiche aerofotografiche utilizzate durante la Seconda Guerra Mondiale. Del resto sarebbe stato anche anacronistico.

L'MTF come strumento di valutazione delle prestazioni ottiche nasce proprio in quegli anni, ma la sua applicazione sistematica nella progettazione degli obiettivi fotografici diventa comune soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta, quando il calcolo ottico e le tecniche di misura iniziano a evolversi rapidamente. Tieni conto che la mira ottica USAF è del 1951, a quell'epoca Nikon stava ricostruendo la sua industria partendo da obiettivi compatibili con macchine Contax e Leica.

Questo non significa che gli obiettivi destinati alla ricognizione aerea non venissero collaudati con estrema severità. Al contrario, probabilmente erano sottoposti ai controlli più rigorosi disponibili all'epoca, perché dalla loro capacità di distinguere piccoli dettagli dipendevano informazioni di importanza militare. Semplicemente, quei controlli si basavano soprattutto su bersagli di risoluzione, misure di contrasto e prove pratiche, non sui grafici MTF così come li conosciamo oggi.

Per la seconda domanda la risposta è un po' più articolata.

Le curve sagittali e meridionali non vengono "regolate" da un singolo elemento dell'obiettivo. Sono il risultato dell'intero progetto ottico.

Lo schema ottico è certamente il fattore principale. Il numero delle lenti, la loro posizione reciproca, le curvature delle superfici e il modo in cui vengono corrette le varie aberrazioni influenzano direttamente l'andamento delle curve MTF.

Anche il tipo di vetro ha però un ruolo fondamentale. Vetri ED, Super ED, fluorite, elementi ad alto indice di rifrazione o a bassa dispersione permettono al progettista di controllare meglio aberrazioni come quella cromatica, il coma, l'astigmatismo e la curvatura di campo, tutte grandezze che finiscono inevitabilmente per riflettersi sulle curve sagittali e meridionali.

In altre parole, non è una questione di schema oppure di vetri.

È la combinazione delle due cose.

Per fare un paragone con un'orchestra: lo schema ottico è la partitura, il tipo di vetro è la qualità degli strumenti musicali. Una grande partitura eseguita con strumenti mediocri non raggiungerà mai il risultato desiderato, ma neppure gli strumenti migliori possono trasformare una cattiva partitura in una grande esecuzione.

Ed è proprio qui che emerge il valore di un grande progettista ottico: riuscire a scegliere, per ogni obiettivo, il miglior equilibrio possibile tra geometria delle lenti, materiali, dimensioni, peso, costo e destinazione d'uso. È quell'equilibrio che, alla fine, si traduce nelle quattro curve che vediamo sul grafico MTF.

Nocram

Nikonlander
  • Nikonlander

Chiedo: esiste una qualche relazione tra questi MTF e la resa a breve-media-lunga distanza? Se no, esistono degli altri grafici a cui fare riferimento? Capisco che, in questo caso, molto ruota attorno al diaframma ed allo sweet-point, ma faccio la domanda per sapere se, almeno in teoria, possiamo "incrociare" dati provenienti da misurazioni non spannometriche.

  • Administrator

Domanda molto interessante, perché tocca uno degli aspetti meno documentati delle prestazioni di un obiettivo.

I grafici MTF pubblicati dai costruttori, Nikon compresa, si riferiscono normalmente all'obiettivo messo a fuoco all'infinito. Sono quindi una fotografia del suo comportamento in una condizione ben precisa, non una descrizione completa di tutto ciò che l'obiettivo può fare alle varie distanze di messa a fuoco.

In teoria sarebbe possibile misurare le prestazioni MTF a distanze differenti, e nei laboratori di progettazione queste misure vengono effettivamente eseguite. I progettisti devono sapere come si comporta l'obiettivo non solo all'infinito, ma anche alle distanze intermedie e, quando previsto, alla minima distanza di messa a fuoco. Questi dati, però, fanno parte del lavoro di sviluppo e raramente vengono pubblicati.

Il motivo è semplice: le variabili diventano moltissime. Ogni distanza di messa a fuoco, ogni diaframma e ogni focale (nel caso degli zoom) richiederebbero una nuova famiglia di grafici. Un semplice MTF diventerebbe rapidamente una raccolta di centinaia di diagrammi, praticamente impossibile da consultare.

Per questo motivo, per il fotografo, non esiste un grafico equivalente che permetta di prevedere con precisione il comportamento dell'obiettivo a tutte le distanze.

Ed è qui che entra in gioco l'esperienza d'uso.

Ci sono obiettivi che offrono il meglio all'infinito (*), altri che sembrano dare il massimo nel ritratto, altri ancora progettati specificamente per la fotografia ravvicinata o macro. Queste caratteristiche emergono solo fotografando, osservando e conoscendo l'obiettivo nel tempo.

In altre parole, l'MTF ci racconta molto del progetto ottico, ma non può sostituire la conoscenza pratica dello strumento. È uno dei motivi per cui due fotografi possono apprezzare lo stesso obiettivo per ragioni completamente diverse: il grafico descrive il potenziale dell'ottica, l'esperienza ne rivela il carattere.

(*) per esempio, il Nikon 200-400/4 è pensato per medie distanze, quelle tipiche del campo di tennis, i supertele invece vanno benissimo a distanze elevate, tanto da "bucare" letteralmente l'aria, cosa che gli obiettivi da ritratto, concepiti per funzionare al meglio a distanze appena superiori al minimo e con gli sfondi più lontani, non sanno fare. Etc. etc.

Nocram

Nikonlander
(edited)
  • Nikonlander

Grazie. Te ne faccio ancora una: quando prendo una ottica FX e la monto su una macchina DX… perdo chiaramente una porzione delle lenti e del progetto ottico in sé. Ma, a livello di grafico MTF, come posso “visualizzarmi” questa perdita? Taglio le ali estreme del grafico, oppure taglio solo l’estremità tutta a destra (lontana dal centro) e in che misura?

Edited by Nocram

  • Administrator

sorriso

Bella domanda. In un certo senso, sì: puoi immaginare di "tagliare" la parte estrema del grafico, ma con una precisazione importante.

L'asse orizzontale dell'MTF rappresenta la distanza dal centro dell'immagine fino al bordo del formato pieno (FX). Montando lo stesso obiettivo su una fotocamera DX, il sensore utilizza soltanto la parte centrale del cerchio di copertura dell'obiettivo, cioè circa i due terzi del raggio dell'immagine.

In pratica, è come se il grafico si interrompesse prima di arrivare alla sua estremità destra.

Questo significa che il sensore DX non vede la zona in cui molti obiettivi iniziano fisiologicamente a perdere contrasto e risoluzione verso i bordi.

È uno dei motivi per cui un'ottica FX può dare l'impressione di essere "migliore" montata su una macchina DX: semplicemente, il sensore sta utilizzando la parte del progetto ottico che, nella maggior parte dei casi, è anche la più corretta.

Naturalmente non bisogna immaginare un taglio esatto al 66% del grafico, perché il fattore di crop 1,5 deriva dalla diagonale del sensore e non dalla larghezza. È quindi un modo intuitivo di visualizzare il fenomeno, non una trasformazione matematica rigorosa.

Quello che conta è il concetto: il sensore DX sta leggendo solo la parte centrale del grafico MTF.

Questo, però, non significa che l'obiettivo "diventi migliore". Significa soltanto che non vengono utilizzate le zone periferiche del suo campo di copertura, quelle in cui inevitabilmente è più difficile mantenere le stesse prestazioni del centro.

È uno dei casi in cui il grafico MTF aiuta a capire un fenomeno, ma non racconta tutta la storia. La resa complessiva dipenderà sempre anche da molti altri fattori: distanza di ripresa, diaframma, soggetto, trattamento antiriflesso, autofocus e, naturalmente, dalla qualità intrinseca dell'obiettivo.

In altre parole, il formato DX non migliora un obiettivo FX: semplicemente, gli chiede di lavorare nella parte del fotogramma in cui era già più bravo.

sergioniko

Nikonlander
  • Nikonlander
Il 27/07/2026 at 06:43, Mauro Maratta ha scritto:

Ed è qui che entra in gioco l'esperienza d'uso.

Ci sono obiettivi che offrono il meglio all'infinito (*), altri che sembrano dare il massimo nel ritratto, altri ancora progettati specificamente per la fotografia ravvicinata o macro. Queste caratteristiche emergono solo fotografando, osservando e conoscendo l'obiettivo nel tempo.

In altre parole, l'MTF ci racconta molto del progetto ottico, ma non può sostituire la conoscenza pratica dello strumento. È uno dei motivi per cui due fotografi possono apprezzare lo stesso obiettivo per ragioni completamente diverse: il grafico descrive il potenziale dell'ottica, l'esperienza ne rivela il carattere.

Questi due paragrafi contengono tutto quello che serve per comprendere quanto differente sia la fotografia scritta da quella scattata, ora non si può dire che lo studio, l'analisi e la loro rappresentazione scritta non serva visto che senza molte cose resterebbero ignote a molti però leggendo "In altre parole, l'MTF ci racconta molto del progetto ottico, ma non può sostituire la conoscenza pratica dello strumento" risulti evidente senza alcun dubbio che un apprendimento dei dati scritti è alla portata di quasi tutti mentre la conoscenza pratica dello strumento comporti ben altri sforzi, un po' di carattere economico ma molto di più in fatto di tempo dedicato, prove mirate sul campo, innumerevoli confronti sulle varie situazioni potenzialmente differenti, insomma roba per pochi e improvvisarsi come recensore di ottiche dalla sera alla mattina ( come certi che si vedono in rete ) è quasi comico, anche per questo che mi astengo di farlo per conclamata incapacità😇.

Leggendo molti articoli di Mauro e Max al contrario si nota come i ferri siano stati presi per mano ben più di tre volte in croce e li scatta l'interessamento con anche un po' di sana invidia.😎

stenopeic

Nikonlander
  • Nikonlander

E' logico che chi fa ritratto e sport siano fondamentali questi grafici.

il grande limite "pratico" di questi grafici è che considera l'ottica a tutta apertura. io li uso in questo modo nell'1% delle mie... poche foto; io prediligo le focali da 20 a 35 mm e sempre a diaframmi intermedi. Per quanto riguarda la fotografia ravvicinata, il fantastico S 105 non lo uso mai, preferisco il 60D e il 60D che hanno "carattere" completamente diverso (di recente ho sottomano un micro 55 da provare) come detto poco sopra servirebbe una serie di grafici a diaframmi diversi a distanze diverse... da mal di testa )

Grazie !

sergioniko

Nikonlander
  • Nikonlander
1 ora fa, stenopeic ha scritto:

E' logico che chi fa ritratto e sport siano fondamentali questi grafici.

il grande limite "pratico" di questi grafici è che considera l'ottica a tutta apertura. io li uso in questo modo nell'1% delle mie... poche foto; io prediligo le focali da 20 a 35 mm e sempre a diaframmi intermedi. Per quanto riguarda la fotografia ravvicinata, il fantastico S 105 non lo uso mai, preferisco il 60D e il 60D che hanno "carattere" completamente diverso (di recente ho sottomano un micro 55 da provare) come detto poco sopra servirebbe una serie di grafici a diaframmi diversi a distanze diverse... da mal di testa )

Grazie !

A livello grafici curiosando in giro pure io mi mettevo a guardare qualche cosa e su dati forniti a diverse aperture vedevo su Optica-Limits.com ( ho messo il trattino per non inquinare l'articolo con collegamenti) .....che dire anche li poi servirebbe una verifica pratica sulle distanze e situazioni perché i test vengono fatti in situazione ideale e identica per tutti per cui dopo sul campo si vanno ad inserire molti altri fattori in primis qualità e direzione della luce che sono determinanti sopra ogni altra storia.

  • Administrator

Su quel sito - e altri, tipo Photographylife - usano gli IMATEST per calcolare l'MTF.

Che cos'è Imatest?

Nel corso dell'articolo abbiamo parlato di MTF come del parametro più utilizzato per descrivere le prestazioni di un obiettivo. Ma come vengono ottenuti, nella pratica, quei numeri che troviamo nelle prove di laboratorio?

Oggi uno degli strumenti più diffusi è Imatest, una piattaforma software sviluppata negli Stati Uniti e adottata da produttori, laboratori indipendenti e siti specializzati per misurare le prestazioni dei sistemi di ripresa digitali.

Il principio è molto diverso dai banchi ottici tradizionali impiegati dai costruttori. Invece di analizzare direttamente il comportamento dell'obiettivo, Imatest valuta l'intero sistema di acquisizione: obiettivo, sensore, filtro ottico, demosaicizzazione, elaborazione dell'immagine e, se presenti, anche gli algoritmi di sharpening applicati dalla fotocamera o dal convertitore RAW.

Per questo motivo i risultati ottenuti con Imatest non coincidono necessariamente con gli MTF teorici pubblicati dai costruttori. Essi descrivono infatti le prestazioni realmente ottenibili da una determinata combinazione di fotocamera e obiettivo, cioè ciò che il fotografo vede nel file finale.

Uno dei test più noti utilizza il metodo della slanted edge ("bordo inclinato"): una mira con un bordo leggermente ruotato rispetto ai pixel del sensore viene fotografata e il software analizza come il contrasto decada passando dal bianco al nero. Da questa transizione vengono ricavate la funzione di diffusione del sistema (PSF), la funzione di trasferimento di linea (LSF) e infine la Modulation Transfer Function (MTF), dalla quale derivano valori ormai familiari come MTF50, spesso utilizzato per confrontare la nitidezza apparente di obiettivi diversi.

Naturalmente anche Imatest ha i suoi limiti. Le misure vengono eseguite in condizioni estremamente controllate e rappresentano una fotografia del comportamento dell'obiettivo in uno specifico contesto di prova. Non possono raccontare aspetti altrettanto importanti come la resa dello sfocato, la resistenza al controluce, il microcontrasto percepito, la qualità cromatica o il carattere complessivo di un'ottica.

Per questo motivo Imatest è uno strumento prezioso, ma non un giudice assoluto. Misura con grande precisione ciò che è misurabile. La fotografia, però, continua a contenere anche una parte che nessun grafico potrà mai descrivere completamente.

Alessandro Pisano

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Se fosse possibile mi piacerebbe vedere i grafici MTF del :

NIKKOR Z 58mm f/0.95 S Noct

Per capire il progetto ottico delle 30 linee/mm sagittale e meridionale

  • Administrator

Grazie per la domanda Alessandro, non avrei mai preso in esame il Noct, in quanto si tratta di un obiettivo estremo ed unico.
Una sorta di droga che da' assuefazione nell'usarlo (se solo fosse Autofocus sarebbe qui sul mio tavolo tutto il giorno !)

Il suo è un MTF davvero notevole, soprattutto considerando che si riferisce ad un 58 mm f/0.95 a tutta apertura.

Le curve a 10 linee/mm rimangono vicinissime a 1 su quasi tutto il fotogramma: significa un contrasto elevatissimo e molto uniforme. Anche le 30 linee/mm sono impressionanti, perché mantengono valori superiori a 0,7 fino a circa tre quarti del campo, iniziando a calare solo negli angoli estremi.

Quello che mi colpisce maggiormente, però, è la scarsa separazione tra le curve sagittali e meridionali. È il segno di un progetto ottico estremamente raffinato, con un ottimo controllo dell'astigmatismo e delle altre aberrazioni. Nikon, più che inseguire il record assoluto agli angoli, sembra aver privilegiato una resa molto omogenea e coerente su tutto il fotogramma.

Per un obiettivo f/0.95, è un grafico che lascia intuire un lavoro progettuale davvero straordinario.

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Alessandro Pisano

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano
2 ore fa, Mauro Maratta ha scritto:

in quanto si tratta di un obiettivo estremo ed unico.

Grazie Mauro, la curiosità nasceva dal fatto che volevo vedere come una "Eccellenza" si poneva rispetto agli altri obiettivi.

Ero proprio curioso di capire cosa avevano pensato gli Ingegneri ottici su questo obiettivo da edizione limitata

I grafici evidenziano lo straordinarietà di questo Obiettivo (peccato che non abbiano realizzato l 'autofocus)

  • Administrator

Considera sempre che gli MTF pubblici sono sempre (o quasi) a tutta apertura (i cinesi spesso mettono anche quelli ad f/8).

Quello del 58/0.95 è quindi ad un diaframma che è impossibile per gli altri.
Quindi eccezionale già solo per questo.

sergioniko

Nikonlander
  • Nikonlander
17 minuti fa, Alessandro Pisano ha scritto:

Grazie Mauro, la curiosità nasceva dal fatto che volevo vedere come una "Eccellenza" si poneva rispetto agli altri obiettivi.

Ero proprio curioso di capire cosa avevano pensato gli Ingegneri ottici su questo obiettivo da edizione limitata

I grafici evidenziano lo straordinarietà di questo Obiettivo (peccato che non abbiano realizzato l 'autofocus)

Al di la che quel 58 è un obiettivo per pochi e per pochi non intendo il numero che lo può comperare ma quanti sarebbero in grado di sfruttare appieno le sue potenzialità ( mi auto escludo )mi resta qualche piccolo dubbio sull'eventuale autofocus usato a tutta apertura e a distanze corte e a quale grado di precisione sempre costante deve possedere il corpo macchina affinché la percentuale di scatti perfettamente a fuoco sul particolare e che risulti sempre nettamente superiore ad una accurata messa a fuoco manuale, senza ovviamente mettere in gara le velocità di ripresa.

  • Administrator

Tutti questi obiettivi - anche gli f/1.2 - usati a tutta apertura con soggetti vivi NON SONO DA UNO SCATTO SOLO.
Io infatti riprendo esclusivamente in CL a 5 fps, in AF-C automatico.
E poi scarto quelle che non mi piacciono.

Non credo ci sia altro modo di avere successo (provato anche con la Sony a9 III = nessuna differenza sostanziale se non a livello statistico).

Spero che Sigma davvero stia finalizzando un 65/1 come dicono i rumors, autofocus e compatibile con il Megadap ETZ21+ ad un prezzo sostenibile.
Sarebbe un sogno anche perché la focale 65 di Sigma mi sta piacendo molto.

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