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  • Massimo Vignoli
    Massimo Vignoli

    Fotografia: Arte o una forma di comunicazione?

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    Quando riesce, la fotografia trasmette un pensiero, una sensazione, un’idea, da una persona, il fotografo, ad un’altra persona, l’osservatore.

    In questo, è simile ad altre forme di comunicazione artistica non verbale, non solo visuali, come la musica, la scultura e la pittura ed altrettanto comunicativa. Io non sono colto, fatico a fare esempi significativi, ma guardando le immagini di natura di Vincent Munier o di Stefano Unterthiner, i ritratti di Peter Lindbergh, le immagini di Sebastiao Salgado…. Beh, mi sento coinvolto ed emozionato come davanti ad un Monet, ed io adoro gli impressionisti! o quando ascolto certe canzoni…. la lista degli esempi sarebbe enormemente lunga, ma credo il concetto sia chiaro.

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    Il fotografo può trasmettere un messaggio, la fotografia da sola dice tutto, non è necessario nient’altro. Una fotografia riuscita consente di far vedere allo spettatore qualcosa che non ha mai visto, magari anche avendolo avuto davanti agli occhi, o solleva domande, rende il mistero di una situazione, evidenzia i tratti della personalità del soggetto ritratto. Oppure produce uno shock, immaginiamo il reportage di una delle troppe tragedie che attraversano il mondo, o diverte o meraviglia. In ambito naturalistico può anche avere il merito di rendere consapevole il pubblico della bellezza ed unicità di certi ecosistemi da preservare, è così che sono nati i primi parchi naturali.

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    E tutto questo non necessariamente facendo leva sul “realismo” intrinseco della fotografia.

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    Per creare questa significativa affermazione, cioè il messaggio che vuole tramettere con la propria fotografia, infatti, il fotografo deve maturare la propria personale visione del soggetto, affinarne la conoscenza, comprendere le emozioni che lui per primo prova. E poi trasmetterle attraverso il fotogramma. Ma come fare?

    La risposta è associata a quella di altri due quesiti:

    • Quali sono i tuoi interessi, come li coltivi?
    • Come rispondi ai tuoi interessi?

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    Semplicemente perché, per impegnarti a realizzare una fotografia che abbia un significato, occorre innanzi tutto che quel significato per te esista, che sia per te importante, che tu sia motivato a “parlarne”. Non basta avere davanti a sé qualcosa di bello se per te non è interessante “parlarne”, esattamente come durante una qualsiasi discussione. Chi, su un argomento, non ha niente da dire, o non ha voglia di parlare, difficilmente potrà dire qualcosa di interessante.

    Per produrre il successo in qualsiasi cosa ci sono tre ingredienti: Entusiasmo, talento e duro lavoro. Ma ne bastano due, purché uno sia l’entusiasmo. È l’entusiasmo il motore! E se c’è l’entusiasmo, fotografare sarà avvincente. Sarà una cosa che cercherai di fare più possibile. E, al minimo, quell’entusiasmo farà si che tu spenda in fotografia le famose 10.000 ore, che si è valutato essere quanto serve per diventare bravi in quasi tutto. Ma non ha la minima importanza che tutte le foto che fai riescano…

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    All’opposto, la mancanza di entusiasmo, per me è il motivo per cui molte foto sono fiacche e non trasmettono. Perché sono fatte perché “vanno fatte”, magari copiando per la milionesima volta lo scatto visto su Instagram della località scelta per le vacanze. Ed è il motivo, secondo me, per cui molti fotografano pochissimo o non mostrano le immagini fatte! Perché avevano un’idea più o meno affascinante della fotografia, si sono interessati ed hanno sviluppato una passione per gli oggetti che si usano per fotografare, ricevendo una immediata gratificazione nel possederli. Ma poi basta. 

    E attenzione, l’entusiasmo, quello vero, non ha nulla a che fare con il desiderio di avere fatto quelle fotografie ma attiene alla spinta ad essere li in quel momento a farle, a raccontare con la propria fotografia il proprio punto di vista. È per questo che, normalmente, chi fotografa con successo lo sport è un appassionato di sport, chi fotografa gli animali ama la natura, chi fa un certo tipo di ritratto cerca la connessione con le persone, chi fa nudo vuole illustrare la bellezza e via dicendo. Ci ricordiamo le muse di Peter Lindbergh? Pensiamo che quelle foto siano frutto del suo “mestiere” o della connessione tra lui e loro?

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    Allora, chi ha questa passione non solo vorrà fotografare il più possibile i suoi soggetti preferiti ma vorrà anche sperimentare ed imparare come farlo al meglio. Che prevalentemente, visto il livello medio delle attrezzature, non significa avere gli strumenti ideali ma essere capace. E poi portarsi nella condizione di farlo, cioè organizzare l’uscita fotografica adatta allo scopo, nella stagione giusta, cercare la luce adatta o imparare a crearla in studio, e via dicendo. 

    Tornando alle due domande, la seconda delle due considerazioni personali è più complicata.

    In che modo rispondi ai tuoi interessi?  Cosa ti colpisce dell’essenza dei tuoi soggetti?  Cosa desideri trasmettere fotograficamente? 

    In pratica, occorre andare oltre ed interrogarsi sul perché ci piace quello che ci piace, spingersi a capire qual è lo specifico motivo per cui lo abbiamo trovato interessante, capire cosa risuona in noi con più intensità. Ecco, quello, le sensazioni forti che evoca in noi, sono il nostro messaggio. Quello che la fotografia deve trasmettere a chi la guarda, che occorre enfatizzare contemporaneamente minimizzando tutto il resto. Qui entra in gioco la tecnica, l’artigianato per richiamare il mio precedente articolo. Qui e solo qui. Perché se “il mestiere” prende il posto delle emozioni allora probabilmente si potrà ottenere una foto tecnicamente valida, magari anche perfetta per fuoco, esposizione, “canoni compositivi” e quant’altro. Ma priva di voce. 

    Dall’unione della propria passione per quello che si fotografa con la visione personale che ne si ha nascerà l’impronta personale, lo stile. Ad esempio, a me piace la montagna. Ma c’è la montagna dei placidi laghi, dei prati fioriti, delle pareti rocciose della neve e del ghiaccio. A me piace quella più severa, cosa che vale per quasi tutta la natura che fotografo: a me piacciono le situazioni da “grande nord”, non le spiagge assolate. Una nevicata piuttosto di un tramonto infuocato. 

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    Non sarà per sempre, tutto cambia. Ma è fondamentale restare connessi con sé stessi, con le proprie percezioni, le reazioni interne, la coscienza di sé. Tutto contribuisce ad orientare la fotografia nella giusta direzione. Capire e seguire la propria direzione, sintonizzarsi con il proprio io, conserva, ed anzi aumenta, l’entusiasmo. E si innesca il circolo virtuoso: fotografare mi piace, mi piacciono le cose che faccio quando fotografo, mi piace dove sono mentre fotografo, mi piacciono le foto che ho fatto: voglio fotografare ancora appena possibile! 

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    Ma non eccedere nell’introspezione: alla fine la cosa importante è uscire, fotografare e comunicare il proprio messaggio che è il nocciolo della fotografia creativa. Vedere la scena, interpretarla, accettando la sfida di mettere le proprie emozioni nell’immagine, esprimendo il proprio punto di vista, facendolo vedere all’osservatore della fotografia.

    E non importa se la scena non è una creazione del fotografo ma della natura, perché la fotografia lo è, sempre. 

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    L’ultimo punto che voglio trattare in questo articolo, dopo tanti ragionamenti sull’interpretazione, riguarda la fotografia come verità. Ecco, la fotografia di cui parlo in questo articolo non è evidentemente quella del reporter, non deve riprodurre la scena “oggettivamente”, cercando la “verità universale”. A volte, a seconda dei gusti, le fotografie rendono un mondo più bello di quello che chi stava a fianco alla macchina può aver visto con i propri occhi. È giusto, la fotografia è l’interpretazione che fa il fotografo della realtà. La sua. Non significa fare fotomontaggi o arte grafica. Ma scegliere al meglio la focale, i parametri di ripresa, il punto di ripresa, se possibile la luce – tramite la scelta del giorno e dell’ora in cui fotografare. 

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    Poi, proseguire ottimizzando l’immagine seguendo l’intento con il quale si è scattato, con la stessa cura, nella regolazione del file. Ed è per questo che rifuggo dalle scorciatoie degli automatismi nel dialogo tra macchina fotografica e software, dalle false promesse dei preset. Fanno risparmiare tempo, ma per fare cosa? come fanno a portare la fotografia nella direzione voluta dal fotografo? 

    Ma a ben vedere, il nostro è un mondo complesso, nel quale spesso e comunque non esiste una cosa come “la verità”, ma piuttosto molte verità, alcune delle quali sono in conflitto con le altre, le contraddicono. Quindi la verità, anche quella della fotografia “come uscita dalla macchina” è inafferrabile nel migliore dei casi, inesistente nel peggiore. A chi pensa che stia parlando di “barare“ con il fotoritocco - cosa che non faccio, uso solo Lightroom per regolare il file -  chiedo: che succede se riprendo a 20cm da terra con un 50mm? o a 180cm da terra con un 24? Che succede se chiudo su un particolare con un 300mm? Se ingrandisco con un’ottica macro 4x? Se uso un tempo di 30”? O di 1/8000? Se scatto a f1.4? O a f16? Se sottoespongo di 2 stop cercando un low-key? O se sovraespongo? Cosa se fotografo a colori? E in Bianco e Nero?

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    Lo scopo, la cosa importante, è che la fotografia affermi la verità soggettiva del fotografo, veicoli il suo messaggio e lo trasmetta all’osservatore. Se la fotografia avrà successo, l’osservatore vedrà non la presunta fotocopia della realtà ma l’idea della realtà che il fotografo ha avuto, il suo punto di vista.

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    È arte? SECONDO ME SI.

    Massimo per Nikonland © 

    25/4/2020

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    Recommended Comments

    Nel tuo caso è sicuramente ARTE PURA.

    Complimenti.  Le tue immagini fanno rivivere il momento dello scatto. Non penso sia artigianato.

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    Grazie Alberto, le tue belle parole mi fanno piacere. Ma io credo, per questo ho scritto, che questa riflessione possa essere fatta propria da tutti. Tutti quelli che si impegnano per fare le proprie fotografie nel modo in cui ho scritto per me sono artisti, perché la fotografia fatta in quel modo è arte. Indipendentemente dai risultati, per migliorare i quali occorre entusiasmo ed applicazione. Se c'è talento è anche meglio ma con entusiasmo ed applicazione si può fare davvero tanta strada. E' il mio caso, per fotografare così ho impiegato molti anni. Non so se sono state più o meno di 10.000 ore, ma l'ordine di grandezza è quello.
    Nikonland potrebbe essere una risorsa preziosa, cosa che evidentemente non è capita dai più, basta vedere il risultato del tentativo di avviare un programma strutturato di contest. Cosa c'è di meglio, per chi cerca la propria strada e vuole lavorare alla propria crescita come fotografo ed artista di impegnarsi nel tema di un contest che lo possa interessare? Con in più il valore aggiunto di poter sentire cosa pensano gli altri delle proprie foto - trasmettono quello che volevo? - e vedere come gli altri hanno interpretato lo stesso tema!

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    Secondo atto molto interessante come il primo e foto non da meno.... sono d’accordo su tutto ma “sul condividere o meno le foto” la vedo più articolata. Per me c’è il fotografo che non condivide perché, come dici tu, è gratificato dagli oggetti che si usano, poi ci sono quelli che non si sentono all’altezza non credono di avere qualcosa di interessante da condividere, quelli che semplicemente si vergognano perché timidi e infine c’è anche l’altro lato della medaglia, quelli che condividono migliaia di foto solo per soddisfare il proprio ego.
     

    Mi ricordo una persona che un giorno mi disse: “un bravo fotografo è gratificato quando l’osservatore della foto non ha bisogno di chiedergli cosa voleva trasmettere ma lo prova semplicemente guardandola” 🙂 per me fotografare è arte che sa comunicare emozioni!

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    Non posso che essere completamente d'accordo con quanto scrivi in questo articolo, bello, completo ed entusiasmante, che tocca il centro del tutto, quello che dovrebbe animare la passione del fotografare.

    Le domande che tu poni nell'articolo sono essenziali e sarebbe bello che ciascuno se le facesse. E magari ce ne parlasse.

    Le tue foto poi... sono arte e comunicazione. C'è quel di più che solo la passione può dare.

     

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    Massimo, hai detto tutto. Per fare fotografia ci vuole entusiasmo e passione ma non per la parte tecnica e il ''hardware''. Ci vuole entusiasmo e passione per vivere e guardare attorno. Essere pronti a sentire e trasmettere il sentimento. Complimenti per il tuo articolo. Le foto che hai scelto per accompagnare il testo sono tutte bellisisime ed emozionanti.

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    Per me la fotografia è piu una forma di comunicazione. Congelare un determinato momento che ti ha dato una qualche emozione cercando di trasmetterla a chi poi guarderà la tua foto

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    Per prima cosa vorrei fare i complimenti a Massimo per le immagini bellissime e coinvolgenti. Con articoli come questo, ma anche altri che ho letto ultimamente, Nikonland sta realmente facendo un notevole salto qualitativo. Oltre alle immagini non è da meno la parte scritta che mi trova completamente d'accordo, sono temi questi che sono toccati pochissimo da altri forum ma secondo me particolarmente interessanti e costruttivi, quindi doppi complimenti. Tra i punti toccati, particolarmente importante trovo sia il concetto che il fotografo possa e debba cercare di trasmettere un concetto e un'emozione e che questi siano filtrati dal proprio modo di interpretare e vedere, nello stesso tempo mi sento di aggiungere che anche chi vedrà le immagini le farà passare attraverso i propria sensibilità e vissuto, per cui potrebbe non provare esattamente le stesse emozioni  (ammesso che le provi) e leggere il messaggio in modo diverso, ma ritengo sia giusto e logico così.  Altro punto fondamentale che Massimo ha spiegato benissimo è l' importanza di essere connessi con se stessi e con il soggetto che fotografiamo, secondo me è la parte più importante del percorso per arrivare ad una foto che possa darci soddisfazione, comunicare qualcosa e forse emozionare. 

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    La connessione, il legame, senza quello non ci può essere emozione nelle foto. Verissimo.

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    Wow, finalmente stiamo parlando d'arte e di fotografia!
    Forza, mi piacerebbe leggere delle opinioni di tutti!

    2 ore fa, Enrico dice:

    Per me la fotografia è piu una forma di comunicazione. Congelare un determinato momento che ti ha dato una qualche emozione cercando di trasmetterla a chi poi guarderà la tua foto

    Enrico, sei sicuro che quel momento è solamente congelato? che conta solo l'istante? o piuttosto è scelto, o meglio determinato nella sua esistenza e consistenza sull'immagine dalle scelte soggettive di chi ha scattato? 

    Relativamente al "congelato", preso alla lettera, leggevo nel WE una riflessione relativa all'operato di un partecipante ad un workshop, che per non farsi sfuggire nulla in 3 giorni ha scattato 18.000 foto.
    Beh, se il tempo medio di esposizione fosse di 1/100, lui avrebbe congelato 180 secondi, cioè 3 minuti.... in 3 giorni.

    Io lo so che dire che si sta praticando arte quando si fotografa è impegnativo.
    Lo è perché carica di responsabilità chi ha la macchina in mano. Ma è proprio quello il bello, la responsabilità nel bene e nel male, delle scelte del fotografo. Sono loro a fare la fotografia!

     

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    Bell'articolo che ben rappresenta la fotografia e accompagnato da immagini altrettanto belle.Sono d'accordo in toto con quanto scrivi.

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    Io enfatizzo sicuramente la parte sull'entusiasmo, il piacere di essere lì mentre sto fotografando è assolutamente il motivo principale per trovarmi li e il motivo per cui fotografo, che sia in autodromo o in montagna o in qualche meta di un viaggio. Anzi, forse c'è pure troppo entusiasmo da dover imparare a canalizzarlo, per riuscire a comunicare tramite la fotografia quello che si sta apprezzando nel momento dello scatto. Secondo me questa è la cosa dannatamente difficile della fotografia, ed è il motivo per cui diventa arte, riuscire a trasmettere con uno scatto le giuste sensazioni ed emozioni. L'entusiasmo ci spinge ad essere lì in quel momento, la tecnica ad usare correttamente lo strumento fotografico, ma poi serve quel qualcosa in più che riesca a condensare in un fotogramma il messaggio che si vuole trasmettere... Tante volte riguardando ad esempio foto di paesaggi meravigliosi, il risultato non ricalca la bellezza provata mentre si scattava: saper effettuare quella scelta giusta è quel quid in più che hanno i bravi fotografi. In questo articolo secondo me ci sono diversi spunti di riflessione personale che possono aiutare a migliorare sotto questo punto di vista, grazie!

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    Per caso ieri mi è capitato di leggere l'introduzione di un libro di Franco Fontana, nella quale, tra tante cose, scrive: "c'è poco da fare: scattare è una questione di pensiero, bisogna fotografare quello che si pensa, non quello che si vede, si scatta con la mente [...] le immagini sono un'emanazione del fotografo, traducono in un linguaggio universalmente comprensibile la sua interpretazione del mondo" prosegue affermando che questa è la differenza fra le immagini (arte) e le illustrazioni (artigianato?). "l'artista non ritrae la realtà, la possiede [...] interpretandola crea un mondo."

    Tutto sommato penso che sia  vero e che il nocciolo è sapere cosa si vuole da un soggetto,  e poi come ottenerlo. 

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    14 ore fa, Silvio Renesto dice:

    Per caso ieri mi è capitato di leggere l'introduzione di un libro di Franco Fontana, nella quale, tra tante cose, scrive: "c'è poco da fare: scattare è una questione di pensiero, bisogna fotografare quello che si pensa, non quello che si vede, si scatta con la mente [...] le immagini sono un'emanazione del fotografo, traducono in un linguaggio universalmente comprensibile la sua interpretazione del mondo" prosegue affermando che questa è la differenza fra le immagini (arte) e le illustrazioni (artigianato?). "l'artista non ritrae la realtà, la possiede [...] interpretandola crea un mondo."

    Tutto sommato penso che sia  vero e che il nocciolo è sapere cosa si vuole da un soggetto,  e poi come ottenerlo. 

    Fontana è un po’ parac**o... senza offesa, ma come quasi tutti i diventati “famosi” ...io ho letto totalmente “fotografia creativa” ..lo ammetto con un po’ di fatica, perché scrive (e dice nei suoi ws) delle ovvietà senza svelare nulla, e quando leggo ste cose mi sale un po’ il sangue in testa.. di buono c’è che mi si alza la pressione ma mi sale la gastrite.

    Non puoi tirartela perché sai osservare, non sei l’unico, e non sarai neanche il migliore, anche se con rispetto per la sua età, è da ammettere ha un dono che esula dalla conoscenza tecnica che possono imparare tutti.

    Detto questo, se io ho impiegato anni per capire perché i miei ritratti funzionano, per poi trasmettere le mie conoscenze a chi paga un corso su come ci si fa, non trovo corretto che chi voglia approcciarsi alla fotografia artistica, non debba conoscere come pensare diversamente, ma sapere che non potrà fare quel che fa lui perché non ha il dono.
    Magari ne avrà un altro, nascosto e con il giusto incipit potrebbe riuscire a trovarlo diventando migliore del suo insegnante, non è una gara a chi ce l’ha più lungo.

    Il migliore insegnante è quello che riesce ad imparare dai suoi allievi più talentuosi, perché ha maturato un’esperienza tale da saper riconoscere il talento e  sfruttarlo a suo favore grazie al bagaglio accumulato, continuando ad evolvere.

    Il pessimo insegnante è quello che pensa di avere il dono, è fermo lì e non potrà andare oltre.

     

    L’arte in fondo è una ricerca, se si smette di cercare si può appendere la macchina al chiodo.

     

    Se ho acquistato e letto il suo libro è perché ero curioso, lo faccio anche di chi il dono non ce  l’ha... a volte si trovano dettagli che aprono mondi.

     

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    Nemmeno io ho grande simpatia per il soggetto, ma   la citazione che ho riportato (fuori dal contesto dal suo libro) mi sembrava interessante perchè ribadiva la cosa ovvia ma che poi a tanti sfugge, ossia che devi avere qualcosa da dire e quindi darti da fare per trasmetterlo.

    10 minuti fa, Dario Fava dice:

    Il pessimo insegnante è quello che pensa di avere il dono, è fermo lì e non potrà andare oltre.

    ....

    L’arte in fondo è una ricerca, se si smette di cercare si può appendere la macchina al chiodo.

    Assolutamente d'accordo. 

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    3 minuti fa, Silvio Renesto dice:

    mi sembrava interessante perchè ribadiva la cosa ovvia ma che poi a tanti sfugge

    Infatti è assolutamente interessante, il problema è che non basta una frase di circostanza per quelli ai quali “sfugge” il concetto, devi ficcarglielo in testa in maniera indelebile, se oggi nell’arte si vedono cose discutibili è proprio per questo.

    Chi non ha nulla da dire, continuerà a non dire nulla.

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    Apprezzo molto il tuo articolo e le magistrali immagini che lo accompagnano. Come scrivi, l'entusiasmo è l'ingrediente fondamentale, che ci conduce a scoprire cose sempre nuove. Quando si esce con la macchina, è sempre bello riportare immagini che ci stupiscono e poterle mostrare, anche fossero solo "foto ricordo", per condividerle e commentarle, ma non certo per esibirle. Questo mi spinge a continuare a fotografare ed a provare a migliorare l'aspetto tecnico.

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