La pelle umana non è una superficie uniforme. Ha pori, pieghe, variazioni cromatiche, lentiggini, nei e piccole irregolarità. Elementi che normalmente percepiamo come naturali ma che le moderne fotocamere ad alta risoluzione, abbinate a obiettivi sempre più incisi, possono registrare con una precisione persino superiore a quella del nostro sguardo.
Chi fotografa persone conosce bene il problema. Una piccola imperfezione quasi invisibile durante la ripresa può acquistare un’evidenza sproporzionata quando osserviamo sul monitor, al 100%, il file di una Nikon Z8 o Z9. Non necessariamente perché sia davvero così visibile sul volto, ma perché l’ingrandimento, la luce e il contrasto locale finiscono per attribuirle un’importanza che nella realtà non aveva.
Finora la soluzione consisteva generalmente nell’intervenire con il pennello correttivo, il timbro clone o, nei lavori più impegnativi, attraverso tecniche come la separazione delle frequenze. Metodi efficaci, ma che richiedono tempo, esperienza e soprattutto una certa misura. Perché eliminare un’imperfezione è facile; evitare di cancellare insieme a essa anche la naturalezza della persona lo è molto meno.
Con la versione 18.5 di Adobe Camera Raw, pubblicata nell’agosto 2026, Adobe introduce una nuova funzione basata sull’intelligenza artificiale e dedicata espressamente al riconoscimento e alla correzione delle imperfezioni della pelle.
Dove si trova
La funzione è disponibile aprendo un file RAW in Adobe Camera Raw oppure richiamando da Photoshop il Filtro Camera Raw. Nel pannello Rimuovi, all’interno della sezione Rimuovi distrazioni, troviamo la nuova voce Difetti.
Il procedimento è estremamente semplice:
Rimuovi → Rimuovi distrazioni → Difetti → Applica
Camera Raw analizza la fotografia, riconosce la presenza di uno o più volti e individua automaticamente brufoli, piccole irritazioni, nei, lentiggini e altri segni cutanei. Se nell’immagine sono presenti più soggetti, è possibile scegliere un singolo volto oppure applicare la regolazione a tutte le persone riconosciute.
L’intervento eseguito direttamente sul file RAW resta modificabile, perché le correzioni vengono conservate come istruzioni di sviluppo. La funzione può però essere richiamata anche da Photoshop attraverso il Filtro Camera Raw e impiegata su un JPEG o su un TIFF già sviluppato. Lavorando su un oggetto avanzato possiamo mantenerla regolabile anche all’interno del documento di Photoshop.
Nel pannello Rimuovi di Adobe Camera Raw 18.5 compare la nuova voce Difetti. Non è necessario selezionare preventivamente il volto: basta premere Applica.
Non tutte le imperfezioni sono uguali
La parte più interessante non è soltanto la capacità di individuare automaticamente un piccolo segno, ma il tentativo di distinguere tra ciò che può essere considerato temporaneo e ciò che invece appartiene stabilmente al volto della persona.
Adobe mette a disposizione due regolazioni separate, che nell’interfaccia italiana sono chiamate Fattore e Dissolvi.
Fattore interviene prevalentemente sulle imperfezioni temporanee, come brufoli, irritazioni e piccole lesioni. Portandolo a 100 vengono eliminate tutte quelle riconosciute dal programma; mantenendolo su valori inferiori, l’intervento si concentra sui segni più evidenti.
Dissolvi agisce invece sulla visibilità dei segni permanenti, come nei e lentiggini. Il valore predefinito, 50, li attenua senza cancellarli completamente; portandolo a 100 vengono rimossi nella misura massima prevista dallo strumento.
La distinzione è tutt’altro che secondaria. Un brufolo comparso la mattina della fotografia non fa necessariamente parte dell’identità della persona. Un neo, una lentiggine o un piccolo segno caratteristico possono invece appartenere al suo volto quanto la forma degli occhi o l’espressione della bocca.
Non si tratta quindi soltanto di stabilire quanto correggere, ma di decidere che cosa sia corretto correggere.
L’intelligenza artificiale propone, il fotografo decide
Il riconoscimento automatico non obbliga ad accettare indiscriminatamente tutte le scelte effettuate da Camera Raw. Attraverso il comando Migliora possiamo visualizzare le aree individuate e intervenire manualmente con due strumenti.
Ripristina riporta in vista un neo, una lentiggine o qualsiasi altro segno che il programma abbia eliminato ma che desideriamo conservare. Rimuovi consente invece di indicare manualmente un’imperfezione sfuggita al riconoscimento automatico.
È un’impostazione sensata, perché nessun sistema automatico conosce la persona fotografata. L’intelligenza artificiale può riconoscere una forma, una differenza cromatica o una discontinuità della pelle, ma non può sapere se quel segno sia temporaneo oppure rappresenti un tratto caratteristico del soggetto.
Quella decisione resta necessariamente nelle mani del fotografo.
Non è un filtro per levigare la pelle
È importante chiarire che Difetti non equivale ai tanti filtri che uniformano la pelle riducendone la trama, il microcontrasto e i dettagli. Non nasce per nascondere pori, rughe o normali variazioni della superficie cutanea, ma per individuare e correggere singoli elementi localizzati.
Almeno nelle intenzioni, quindi, non dovrebbe produrre automaticamente quella pelle cerosa, uniforme e priva di struttura che ha caratterizzato tanta fotografia ritoccata degli ultimi anni. Il suo compito è più circoscritto: accelerare una parte ripetitiva del lavoro che il fotografo avrebbe comunque svolto con il pennello correttivo.
Questo non significa che il risultato sia necessariamente naturale. Anche uno strumento preciso può essere utilizzato senza misura. Portare ogni regolazione al massimo e cancellare qualunque segno riconosciuto resta possibile, ma la rapidità dell’operazione non rende automaticamente giusta la scelta.
Anzi, proprio perché ora bastano pochi secondi, sarà ancora più facile eccedere.
E Lightroom?
La distribuzione della funzione all’interno dell’ecosistema Adobe è, al momento, poco lineare. Una rimozione automatica analoga era già comparsa in Lightroom Mobile, dove il pannello Ritocco offre il riconoscimento AI delle imperfezioni e la possibilità di perfezionare manualmente l’intervento.
Al momento della pubblicazione, invece, la funzione completa descritta in questo articolo non risulta disponibile né in Lightroom Desktop 9.5 né in Lightroom Classic 15.5.
È ragionevole pensare che Adobe possa estenderla anche alle altre versioni di Lightroom, considerata la larga condivisione del motore di elaborazione e delle tecnologie di riconoscimento. Adobe, però, non ha ancora comunicato ufficialmente né tempi né modalità. Per ora, sul computer, il percorso passa attraverso Adobe Camera Raw.
Dalla promessa alla fotografia
Sulle pagine di presentazione tutto funziona sempre perfettamente. Le immagini sono adatte alla dimostrazione, le imperfezioni sono facilmente riconoscibili e il risultato appare immediato.
Noi fotografiamo però persone reali, con pelli differenti, trucco, capelli, riflessi, ombre e quella quantità di dettagli che le moderne Nikon sono capaci di registrare senza alcuna pietà.
Abbiamo quindi preso un nostro ritratto e lo abbiamo aperto nel Filtro Camera Raw di Photoshop. Non un RAW preparato appositamente per la prova, ma un JPEG già sviluppato con il nostro Picture Control ispirato alla Kodak Ektachrome 100VS.
La fotografia è stata scattata a ISO 64 con un obiettivo da 135 mm, a f/7,1 e 1/100 di secondo. La luce mette bene in evidenza la trama della pelle senza esasperarla. Il volto è già truccato e curato, ma conserva qualche piccola irregolarità reale: una condizione meno spettacolare delle dimostrazioni pubblicitarie e proprio per questo più vicina al normale lavoro del fotografo.
Non ci interessa soltanto verificare se il programma sappia cancellare un segno. Vogliamo capire che cosa riconosca, quanto decida di intervenire e, soprattutto, se il risultato rimanga credibile.
Il nostro punto di partenza. La pelle è naturalmente ben curata, ma conserva piccole irregolarità sulla fronte, sulle guance e intorno al naso, oltre a un segno più evidente sul mento.
Un’applicazione, decine di interventi
Dopo aver selezionato Difetti e premuto Applica, Camera Raw impiega pochi secondi per analizzare il volto.
Attivando Mostra sovrapposizione al passaggio del mouse, possiamo vedere tutte le aree che il programma ha riconosciuto e trattato. È probabilmente la visualizzazione più istruttiva dell’intera prova.
La sovrapposizione rende visibili tutti gli interventi proposti automaticamente. Camera Raw riconosce decine di piccoli segni, compresi alcuni che nella fotografia normale avremmo probabilmente lasciato intatti.
Il loro numero è sorprendente. Il programma non si limita alle due o tre imperfezioni più evidenti, ma individua minuscole variazioni sulla fronte, intorno al naso, sulle guance e sul mento. Alcune corrispondono a piccoli segni chiaramente visibili; altre sembrano semplici differenze di colore, riflettenza o trama della pelle.
L’intelligenza artificiale si dimostra quindi estremamente diligente, forse persino troppo. La sua capacità di vedere non coincide necessariamente con la nostra necessità di correggere.
Portiamo tutto al massimo
Per capire fino a dove possa spingersi lo strumento, abbiamo portato sia Fattore sia Dissolvi al valore 100. Non perché riteniamo che questa sia l’impostazione consigliabile, ma perché rappresenta il modo più chiaro per verificare il limite dell’intervento automatico.
Con Fattore e Dissolvi portati entrambi a 100, Camera Raw elimina praticamente tutto ciò che ha riconosciuto.
Il volto appare immediatamente più pulito e uniforme, ma non diventa di plastica. La trama cutanea, i pori e il normale microcontrasto restano visibili. Questo conferma che Difetti non opera come un filtro di levigatura generale: interviene attraverso una lunga serie di piccole correzioni localizzate.
Portando anche Dissolvi a 100, però, vengono eliminati nei e segni permanenti che forse avremmo preferito conservare. Il risultato è tecnicamente molto pulito, ma comincia inevitabilmente a essere meno personale.
Il massimo non rappresenta quindi il valore migliore. Rappresenta soltanto la massima libertà concessa al programma.
Guardiamo dove ha lavorato
Premendo Migliora, Camera Raw evidenzia in rosso tutte le aree interessate. Ogni macchia corrisponde a una decisione presa automaticamente dal programma.
La modalità Migliora mostra in rosso tutte le zone corrette. Ripristina recupera un segno eliminato per errore; Rimuovi permette di aggiungerne uno che il riconoscimento automatico non ha individuato.
A questo punto possiamo accettare l’intervento, annullarlo localmente con Ripristina oppure estenderlo attraverso Rimuovi. È il passaggio che distingue uno strumento realmente utilizzabile da un semplice filtro automatico.
Non siamo costretti a scegliere tra correggere tutto e non correggere nulla. Possiamo lasciare che Camera Raw compia il lavoro ripetitivo e intervenire soltanto sulle decisioni che non condividiamo.
Il risultato finale
Uscendo dall’interfaccia e tornando alla fotografia intera, la correzione appare convincente. Il segno più evidente sul mento è scomparso, insieme a numerose irregolarità minori. La pelle è più uniforme, ma mantiene pori, trama e normali passaggi tonali.
Il risultato con Fattore e Dissolvi al massimo. La pelle è stata ripulita, non levigata: la sua struttura rimane chiaramente visibile.
Capelli, sopracciglia, ciglia, contorno delle labbra e zone vicine alle narici non sembrano aver subito danni evidenti. Anche nella visione complessiva il volto non assume quell’aspetto ceroso che normalmente associamo ai sistemi automatici di ritocco.
La differenza rispetto all’originale si vede, ma non dovrebbe farsi notare. Ed è probabilmente questo il miglior complimento che possiamo rivolgere a uno strumento del genere.
[Inserire consecutivamente originale e risultato finale, alla stessa dimensione]
Prima e dopo. ACR ha compiuto in pochi secondi una lunga serie di interventi che avrebbero richiesto un paziente lavoro con il pennello correttivo.
Il nostro giudizio
La nuova funzione di Adobe Camera Raw 18.5 è molto più interessante di quanto potrebbe far pensare l’ennesima etichetta accompagnata dalle lettere “AI”.
Non sostituisce il ritocco professionale più sofisticato e non risolve ogni problema della pelle. Fa però molto bene una cosa precisa: riconosce una grande quantità di piccole imperfezioni e le corregge senza cancellare contemporaneamente la struttura cutanea.
Il risparmio di tempo può essere considerevole, soprattutto quando si devono lavorare molti ritratti. L’intervento resta graduabile e può essere rivisto punto per punto. Inoltre, come abbiamo verificato, la funzione non è limitata ai RAW appena aperti: può essere applicata attraverso il Filtro Camera Raw anche a una fotografia già sviluppata.
L’aspetto meno convincente non è tecnico, ma nasce proprio dalla sua efficacia. Il programma vede e corregge molto, probabilmente più di quanto avremmo fatto manualmente. Portando entrambi i cursori al massimo, insieme alle imperfezioni temporanee scompaiono anche segni permanenti che possono appartenere all’identità della persona.
Per questo non adotteremmo automaticamente il valore 100 come impostazione abituale. In molti casi sarà preferibile ridurre Fattore, mantenere Dissolvi su un valore moderato e verificare con Migliora ciò che Camera Raw ha deciso di eliminare.
La pelle non è di plastica e un volto non è una superficie da bonificare. Possiamo eliminare ciò che la luce, l’obiettivo e l’ingrandimento hanno reso più evidente di quanto fosse nella realtà, ma dovremmo fermarci prima di trasformare una persona nella sua versione sintetica.
Adobe ha reso la pulizia di un volto molto più rapida. Non ha però deciso quale debba essere il volto finale.
Fortunatamente, quella responsabilità resta ancora nostra.
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