Adobe Camera Raw 18.5 può mostrare direttamente sul RAW la posizione registrata dal sistema autofocus al momento dello scatto. Lo abbiamo verificato con diverse Nikon Z, dalla Z50 II alla Z9. Con la D6, invece, il comando è presente ma rimane disabilitato. Una funzione semplice e potenzialmente molto utile, purché non venga scambiata per una certificazione della nitidezza.
Quando una fotografia non è perfettamente nitida dove ci aspettavamo, la prima domanda è quasi sempre la stessa: abbiamo sbagliato noi a collocare il punto autofocus oppure è stata la fotocamera a non mettere a fuoco correttamente?
Fino a oggi, per trovare una risposta bisognava generalmente ricorrere al software del produttore. Nel nostro caso, Nikon NX Studio permette di visualizzare sui file compatibili la zona AF registrata dalla fotocamera. Photoshop e Adobe Camera Raw, invece, conoscevano praticamente tutto del nostro NEF tranne uno degli elementi che più interessano al fotografo: dove stesse lavorando l’autofocus nel momento dello scatto.
Con Camera Raw 18.4.1, e naturalmente con la successiva versione 18.5, Adobe ha finalmente introdotto la possibilità di sovrapporre all’immagine il punto o l’area AF memorizzata nel RAW.
Una novità piccola soltanto in apparenza.
Dove si trova il comando
Il file deve essere aperto direttamente in Adobe Camera Raw. Facendo clic con il pulsante destro sulla fotografia compare nel menu contestuale la voce:
Mostra punti di messa a fuoco automatica
In Windows la stessa funzione può essere attivata con la scorciatoia:
Ctrl + Maiusc + Alt + O
Su macOS la combinazione indicata da Adobe è:
Comando + Opzione + Maiusc + O
Il comando funziona come un interruttore: richiamandolo una prima volta compare la sovrapposizione, richiamandolo nuovamente viene nascosta.
Adobe dichiara genericamente la compatibilità con file RAW Canon, Nikon e Sony, purché contengano metadati autofocus riconosciuti. Non pubblica però un elenco preciso dei modelli supportati. Come vedremo, non basta quindi che ACR sappia aprire e sviluppare un NEF perché sia anche capace di interpretarne le informazioni AF.
Con un NEF della Nikon Z9 il comando compare nel menu contestuale e può essere richiamato anche attraverso la scorciatoia da tastiera. Il riquadro rosso indica l’occhio sul quale aveva lavorato il sistema autofocus.
Prima verifica: un soggetto immobile
Abbiamo cominciato dalla situazione più semplice: un soggetto statico, fotografato con la Nikon Z8 collocando deliberatamente il punto AF sulla ghiera anteriore dell’obiettivo.
Una volta aperto il NEF in Camera Raw e attivata la nuova funzione, sulla fotografia compare un riquadro rosso esattamente nella zona interessata.
Con un soggetto statico e la Nikon Z8, la sovrapposizione coincide con la zona sulla quale avevamo collocato il punto autofocus.
In un caso del genere l’interpretazione è immediata. La fotocamera non doveva riconoscere un volto, scegliere un occhio o seguire un soggetto in movimento: il fotografo aveva stabilito la posizione e il NEF ne ha conservato l’informazione.
È importante però capire che ACR non sta cercando autonomamente la parte più nitida della fotografia. Non analizza il microcontrasto dell’immagine e non misura dove si trovi l’effettivo piano di fuoco. Si limita a leggere un’informazione contenuta nei metadati e a rappresentarla graficamente.
La distinzione può sembrare accademica finché il soggetto resta immobile. Diventa fondamentale quando passiamo alle più sofisticate modalità di riconoscimento delle moderne mirrorless.
Il riconoscimento dell’occhio
Nel secondo caso abbiamo aperto un ritratto realizzato con la Nikon Z9 e il 135 mm a f/1,8. Qui la fotocamera aveva riconosciuto il volto e lavorato sull’occhio della modella.
Il riquadro mostrato da Camera Raw coincide con l’occhio sul quale ci aspettavamo fosse stata eseguita la messa a fuoco.
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Nel ritratto il riquadro rosso conferma l’occhio scelto dal sistema AF della Nikon Z9.
È probabilmente l’impiego più immediatamente utile della funzione. Con profondità di campo molto ridotte, anche una minima differenza fra occhio, ciglia, sopracciglio e capelli può cambiare la percezione della fotografia. Sapere quale occhio fosse stato riconosciuto aiuta a ricostruire ciò che è avvenuto durante la ripresa.
Ma non risolve automaticamente ogni dubbio.
Il riquadro può trovarsi perfettamente sopra l’occhio e l’occhio può non essere perfettamente nitido. Fra la rilevazione del soggetto e la registrazione dell’immagine intervengono infatti il movimento della persona, il movimento della fotocamera, il tempo di posa, la profondità di campo, la velocità dell’obiettivo e l’eventuale intervallo fra acquisizione e scatto.
Il riquadro ci dice dove guardava il sistema autofocus. Non garantisce che tutto ciò che si trovava dentro quel riquadro sia stato registrato alla massima nitidezza possibile.
Un soggetto in movimento
La terza fotografia è stata scattata con la Nikon Z9 e il 600 mm f/4 a 1/1000 di secondo. Due vogatori attraversano l’inquadratura e il sistema autofocus sta seguendo quello anteriore.
Camera Raw mostra un riquadro rosso sulla parte superiore del corpo del soggetto scelto.
Con un soggetto in movimento, ACR mostra l’area registrata dal sistema AF della Z9 al momento dello scatto. Il riquadro conferma quale dei due vogatori fosse stato seguito.
La sovrapposizione appare perfettamente coerente con la fotografia e ci offre un’informazione importante: la fotocamera non stava seguendo l’altro vogatore, la barca o lo sfondo. Aveva individuato il soggetto desiderato.
Non ci dice però se la messa a fuoco fosse esattamente sul volto, sull’abbigliamento o su un punto leggermente anteriore o posteriore. Il riquadro rappresenta un’area operativa, non una misura geometrica del piano focale.
In una sequenza ad alta velocità la sua utilità potrebbe essere ancora maggiore. Confrontando più fotogrammi consecutivi possiamo verificare se il sistema AF abbia continuato a seguire lo stesso soggetto, se sia passato su un elemento vicino oppure se abbia perso temporaneamente l’aggancio.
La funzione non sostituisce quindi l’esame della fotografia al 100%, ma aggiunge un’informazione che ci aiuta a interpretarlo.
Il riquadro non è una sentenza
Questo è il punto essenziale. La sovrapposizione di Camera Raw non rappresenta necessariamente “il punto più nitido” della fotografia. Mostra il punto, l’area o il soggetto che la fotocamera ha registrato nei metadati autofocus.
Le due cose spesso coincidono, ma non sono sinonimi.
Una fotografia può risultare poco nitida anche con il riquadro perfettamente collocato sul soggetto. Le possibili cause comprendono:
movimento del soggetto;
micromosso della fotocamera;
tempo di posa insufficiente;
profondità di campo troppo ridotta;
spostamento avvenuto fra acquisizione e scatto;
mancato raggiungimento preciso del fuoco da parte dell’obiettivo;
dettaglio osservato che non coincide con il piano effettivamente raggiunto.
Può accadere anche il contrario. Il riquadro può apparire leggermente spostato, mentre la fotografia risulta comunque sufficientemente nitida grazie alla profondità di campo o alla vicinanza fra la zona indicata e il piano reale di messa a fuoco.
Usare questa funzione per stabilire automaticamente se “ha sbagliato il fotografo” oppure “ha sbagliato la fotocamera” sarebbe quindi eccessivo. Può fornire un indizio importante, non pronunciare una sentenza.
Con quali Nikon funziona?
Nelle nostre verifiche la nuova visualizzazione è risultata disponibile e coerente con i NEF delle Nikon Z provate, compresa la Z50 II. Abbiamo documentato in queste pagine il comportamento con Z8 e Z9, ma il comando è operativo anche sugli altri modelli Z verificati.
La situazione cambia aprendo un NEF originale della Nikon D6.
La voce Mostra punti di messa a fuoco automatica compare nello stesso menu contestuale, ma rimane disabilitata. Anche la scorciatoia da tastiera non produce alcun risultato.
Con un NEF originale della Nikon D6 il comando è presente, ma rimane disabilitato. ACR apre e sviluppa regolarmente il file senza riuscire a utilizzare i suoi metadati autofocus.
La presenza della voce in grigio è significativa. La funzione non manca e non abbiamo seguito una procedura differente: Camera Raw semplicemente non considera utilizzabili, per questo scopo, le informazioni contenute nel NEF della D6.
Non significa che il file non possieda dati relativi all’autofocus. Nikon NX Studio è in grado di leggerli e interpretarli. È l’attuale implementazione di Adobe a non tradurli nella nuova sovrapposizione.
Sono stati segnalati problemi analoghi anche con NEF prodotti da Nikon D500 e D850. Non avendo verificato direttamente quei modelli, non intendiamo estendere automaticamente la nostra conclusione a tutte le reflex Nikon. Possiamo però certificare ciò che abbiamo osservato:
La visualizzazione dei punti autofocus funziona con le Nikon Z da noi provate, compresa la Z50 II. Con la Nikon D6, in Camera Raw 18.5, il comando è presente ma disabilitato.
La generica dichiarazione di compatibilità con i RAW Nikon non equivale dunque al supporto di ogni fotocamera Nikon.
A che cosa serve davvero
Una volta stabiliti i suoi limiti, la nuova funzione è utile.
Nel ritratto permette di verificare quale occhio fosse stato selezionato. Nella fotografia sportiva e naturalistica aiuta a capire quale soggetto fosse seguito durante una sequenza. Con il punto singolo conferma se la posizione scelta dal fotografo fosse coerente con la composizione. Nell’analisi di uno scatto non perfettamente riuscito aggiunge un dato che prima richiedeva l’apertura del file nel software Nikon.
Può essere utile anche per studiare il proprio modo di fotografare. Esaminando una serie di immagini possiamo scoprire di lasciare abitualmente il punto in una posizione poco favorevole, di affidarci troppo rapidamente alla selezione automatica oppure di attribuire all’autofocus errori causati in realtà dal movimento o dal tempo di posa.
Non è però un sistema di valutazione della qualità dell’AF e non dovrebbe diventare l’ennesimo strumento con cui esaminare ossessivamente ogni fotografia alla ricerca di un colpevole.
Una fotografia riuscita non diventa migliore perché il riquadro rosso cade nel posto giusto. Una fotografia significativa non perde necessariamente valore perché la messa a fuoco non coincide al millimetro con il punto ideale.
Finalmente, ma non ancora per tutti
Adobe ha aggiunto a Camera Raw una funzione semplice che mancava da troppo tempo. La possibilità di leggere direttamente nel proprio ambiente di sviluppo dove stesse lavorando l’autofocus evita passaggi inutili e rende più completa l’analisi dei NEF.
Con le Nikon Z provate il funzionamento ci è sembrato coerente sia con il punto singolo sia con il riconoscimento del soggetto e dell’occhio. La compatibilità con la D6, invece, manca ancora, nonostante il file venga regolarmente aperto e sviluppato da ACR.
Ci auguriamo che Adobe estenda progressivamente la lettura dei metadati alle reflex Nikon e pubblichi un elenco preciso dei modelli supportati. Scrivere soltanto “RAW Nikon compatibili” non è sufficiente quando fotocamere professionali come la D6 restano escluse.
Nel frattempo, chi utilizza una Nikon Z dispone finalmente di un’informazione in più. Conviene però interpretarla per ciò che è: la memoria di dove stava guardando la fotocamera, non la prova definitiva di dove si trovi la fotografia.
La visualizzazione dei punti autofocus è stata introdotta con Adobe Camera Raw 18.4.1 ed è presente nella successiva versione 18.5.
Nikon lo fa da sempre
La visualizzazione del punto o dell’area autofocus non rappresenta una novità assoluta per chi utilizza il software Nikon. È disponibile da sempre negli applicativi della casa e oggi è integrata in Nikon NX Studio, dove può essere richiamata sui file prodotti dalle fotocamere Nikon compatibili.
Trattandosi del software del costruttore, NX Studio legge direttamente i metadati proprietari scritti dalla fotocamera nel NEF. La visualizzazione è affidabile e copre l’intera gamma Nikon, comprese le reflex che l’attuale versione di Adobe Camera Raw non riesce ancora a interpretare correttamente. Anche con i file della D6, quindi, NX Studio mostra regolarmente l’informazione AF che in ACR lascia il comando disabilitato.
La novità introdotta da Adobe è di natura diversa. Non consiste tanto nell’aver reso visibile un dato finora inaccessibile, quanto nell’averlo portato direttamente nell’ambiente di sviluppo utilizzato da moltissimi fotografi, evitando di aprire separatamente il file nel software Nikon. Inoltre, Camera Raw non è legato a un solo costruttore: Adobe dichiara la funzione disponibile anche per RAW Canon e Sony, quando i relativi metadati risultano riconosciuti.
Il confronto chiarisce bene vantaggi e limiti delle due soluzioni. NX Studio offre una lettura completa e affidabile dei file Nikon; Camera Raw propone un ambiente comune a più marche, più comodo per chi già vi sviluppa le fotografie, ma con una compatibilità ancora incompleta.
Adobe non ha dunque sostituito NX Studio. Ha cominciato a trasferire nel proprio ambiente una funzione che il software Nikon svolge da anni e, almeno per le Nikon, continua per ora a svolgere con maggiore completezza.
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