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Godox iT32 : il piccolo genio che si divide in due

Godox iT32: il piccolo genio che si divide in due

Un flash TTL che diventa immediatamente un sistema wireless senza aggiungere nulla alla fotocamera.
Quando la semplicità del progetto vale più di qualche numero guida in più.


Ci sono prodotti che impressionano per le prestazioni e altri che convincono per l'intelligenza con cui sono stati progettati. Il Godox iT32 appartiene decisamente alla seconda categoria. A prima vista sembra soltanto un piccolo flash TTL da slitta. Basta però staccarlo dalla fotocamera per capire che l'idea è molto più interessante: il piedino rimane al suo posto e continua a dialogare con il corpo macchina, mentre il lampeggiatore diventa immediatamente una sorgente di luce remota. Nessun trasmettitore aggiuntivo, nessun accessorio da montare, nessun passaggio intermedio. Una soluzione tanto semplice da far sorgere una domanda inevitabile: perché nessuno ci aveva pensato prima ?

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  • Administrator

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Capitolo 1 - Un'idea così semplice da sembrare ovvia

Ci sono prodotti che colpiscono per le prestazioni, altri per la qualità costruttiva e altri ancora perché introducono una tecnologia realmente nuova. Il Godox iT32 appartiene a una categoria diversa: quella degli oggetti che fanno nascere una domanda inevitabile.

Perché nessuno ci aveva pensato prima?

A prima vista sembra un piccolo flash TTL come tanti altri. È compatto, leggero, alimentato da una batteria al litio integrata, dispone di un display touch a colori e offre tutte le funzioni che oggi ci si aspetta da un lampeggiatore moderno: esposizione TTL, regolazione manuale della potenza, sincronizzazione ad alta velocità, modalità stroboscopica e integrazione completa con il sistema radio Godox X.

Fin qui, nulla di rivoluzionario.

La sorpresa arriva quando lo si prende in mano.

Perché il Godox iT32 non possiede un piedino di fissaggio. O, meglio, il piedino esiste, ma è un componente separato. Si chiama X5 e svolge contemporaneamente tre funzioni: è l'interfaccia dedicata alla fotocamera, è il trasmettitore radio del sistema Godox X ed è anche il punto di collegamento magnetico con il corpo del flash. Quando i due elementi vengono uniti, si comportano esattamente come un normale flash da slitta. Quando vengono separati, invece, l'X5 rimane sulla fotocamera mentre il lampeggiatore diventa immediatamente un flash remoto, senza dover montare altri accessori né effettuare alcuna procedura di associazione. Tutto avviene in pochi secondi.

È una soluzione tanto semplice quanto intelligente.

Non rappresenta soltanto una curiosità progettuale, ma modifica il modo di utilizzare il flash. Con un lampeggiatore tradizionale, il passaggio dalla ripresa sulla slitta a quella fuori macchina richiede quasi sempre di smontare il flash, recuperare un trasmettitore, montarlo sulla fotocamera e verificare che tutto sia impostato correttamente. È un'operazione che richiede pochi minuti, ma abbastanza da scoraggiare chi fotografa senza assistenti o semplicemente vuole lavorare con rapidità.

Con l'iT32 questo passaggio diventa naturale. Si stacca il flash, lo si appoggia dove serve o lo si tiene in mano, e si continua a fotografare.

È un dettaglio?

Tutt'altro.

Molte innovazioni nella storia della fotografia non hanno riguardato la qualità dell'immagine, ma la riduzione dell'attrito tra il fotografo e l'atto di fotografare. Più un'operazione è semplice, più diventa spontaneo utilizzarla. E se una sorgente luminosa può essere spostata dalla fotocamera senza alcuna preparazione, aumenta enormemente la probabilità che venga realmente impiegata nel modo migliore.

Questa, a mio giudizio, è la vera genialità del progetto Godox.

Non aver costruito il flash più potente della categoria, ma aver eliminato uno degli ostacoli che più spesso impediscono di usare il flash fuori macchina.

Perché, in fondo, il miglior flash remoto non è quello che possiede il numero guida più elevato.

È quello che ci viene voglia di staccare dalla fotocamera.

  • Administrator

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Capitolo 2 - Due apparecchi, un solo sistema

Per comprendere davvero il Godox iT32 bisogna dimenticare, almeno per un momento, l'idea tradizionale di flash da slitta.

Da oltre quarant'anni siamo abituati a considerare il lampeggiatore come un oggetto unico. Una testa orientabile, un corpo che contiene elettronica e batterie, un piedino che si inserisce nella slitta della fotocamera. Tutto è racchiuso nello stesso involucro e nessuno ha mai pensato seriamente di mettere in discussione questo schema.

Godox lo ha fatto.

L'iT32 nasce infatti da un'idea apparentemente banale: separare fisicamente ciò che svolge funzioni completamente diverse.

Da una parte troviamo il lampeggiatore vero e proprio, con il tubo flash, il riflettore, l'elettronica di controllo, la batteria principale, il display touch e tutti i circuiti che governano l'emissione della luce.

Dall'altra troviamo l'X5, un componente molto più piccolo che non è soltanto il piedino di fissaggio alla fotocamera, ma rappresenta la vera interfaccia del sistema. È lui a dialogare con la Nikon, a ricevere le informazioni TTL, a trasmettere i dati via radio e a mantenere il collegamento con il flash quando quest'ultimo viene staccato.

In pratica, la slitta della fotocamera non appartiene più al flash.

Appartiene al sistema.
Può sembrare una differenza puramente terminologica, ma non lo è affatto.
Chi utilizza abitualmente il flash fuori macchina conosce bene la sequenza: si smonta il lampeggiatore, si cerca il trasmettitore radio, lo si inserisce nella slitta, si accendono entrambe le unità, si verifica il canale, il gruppo, la modalità TTL o manuale e soltanto allora si ricomincia a fotografare.

Con l'iT32 tutto questo semplicemente scompare.

Il trasmettitore è già sulla fotocamera.

Lo era anche pochi secondi prima, soltanto che faceva parte del flash.
È un piccolo cambiamento meccanico che produce un cambiamento molto più grande nel modo di lavorare.
Ci si ritrova quasi senza accorgersene a spostare la luce, ad allontanarla dall'asse dell'obiettivo, a cercare un'illuminazione più interessante. Non perché sia diventato improvvisamente più semplice comprendere la luce, ma perché è diventato infinitamente più semplice modificare la posizione del flash.

Ed è qui che emerge una qualità spesso trascurata nel progetto industriale.

I migliori prodotti non sono quelli che obbligano il fotografo ad imparare qualcosa di nuovo. Anzi !

Sono quelli che eliminano un gesto inutile.

L'iT32 appartiene esattamente a questa categoria.

Naturalmente questa soluzione comporta anche alcune conseguenze pratiche. Il corpo del flash può essere più compatto, perché non deve ospitare il tradizionale meccanismo di bloccaggio sulla slitta. L'X5 può essere prodotto nelle diverse versioni dedicate ai vari marchi fotografici, mentre il lampeggiatore rimane sostanzialmente identico. Chi utilizza più sistemi fotografici può quindi cambiare ecosistema sostituendo soltanto l'interfaccia, senza dover acquistare ogni volta un flash completamente diverso.

Anche questa è una scelta intelligente.

Non fa notizia come un numero guida più elevato o una nuova modalità automatica, ma dimostra che il progetto è stato pensato nel suo insieme e non come semplice esercizio di miniaturizzazione.

Dopo alcune settimane di utilizzo viene spontaneo chiedersi se questa soluzione rimarrà un episodio isolato oppure se finirà per influenzare anche altri produttori.
Perché le idee davvero riuscite hanno una caratteristica particolare.
All'inizio sorprendono.
Poi, con il passare del tempo, sembrano talmente naturali da far dimenticare che qualcuno ha dovuto inventarle.

  • Administrator

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Capitolo 3 - Quanto è potente davvero?

Ogni volta che viene presentato un piccolo flash, la prima domanda è sempre la stessa.

"Sì, ma quanta potenza ha?"

È una domanda legittima, ma spesso è anche quella posta nel modo sbagliato.

Il Godox iT32 dichiara un numero guida di 15 (ISO 100, copertura 28 mm), un valore che sulla carta lo colloca ben al di sotto dei grandi speedlight professionali da numero guida 50 o 60. Chi si limita a leggere la scheda tecnica potrebbe quindi concludere che si tratti di un lampeggiatore poco potente, adatto soltanto a fotografie ravvicinate o a un uso occasionale.

Sarebbe una conclusione affrettata.

La potenza di un flash non esiste nel vuoto. Esiste soltanto all'interno di un sistema formato da quattro elementi: sensibilità ISO, apertura del diaframma, distanza dal soggetto e luce ambiente. Modificandone anche uno solo, cambia completamente il ruolo che il flash è chiamato a svolgere.

Ed è qui che entra in gioco una considerazione che appartiene più alla fotografia contemporanea che alla tecnica del lampeggiatore.

Per decenni abbiamo fotografato con la convinzione che ISO 100 rappresentasse la condizione ideale. Era naturale: le pellicole più fini erano comprese tra 64 e 100 ISO e le prime reflex digitali producevano rumore visibile già a 400 ISO. La potenza del flash era quindi una risorsa preziosa, perché compensava la limitata sensibilità del materiale sensibile.

Oggi la situazione è completamente diversa.

Fotocamere come la Nikon Zf, la ZR, la Z5 II permettono di lavorare abitualmente a ISO 800 con una qualità d'immagine che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrata impensabile. Non si tratta di una scelta dettata dalla necessità, ma spesso della soluzione più pratica ed efficace.

È esattamente il modo in cui utilizzo questo Godox.

Quasi sempre imposto la fotocamera a ISO 800, sia in TTL sia in manuale. Non perché il flash sia poco potente, ma perché desidero che lavori lontano dal suo limite massimo. In questo modo il tempo di ricarica si riduce, l'autonomia aumenta, la temperatura interna rimane più bassa e il lampeggiatore dispone di un margine molto più ampio per adattare automaticamente l'energia del lampo.

Il risultato è un comportamento sorprendentemente rilassato.

L'iT32 non dà mai l'impressione di essere costretto a lavorare con il fiato corto. Anche dopo una sequenza di fotografie mantiene quella sensazione di immediatezza che costituisce probabilmente il suo pregio migliore.

Naturalmente esistono situazioni nelle quali un grande speedlight da numero guida elevato rimane insostituibile. Illuminare un salone, rimbalzare la luce su un soffitto molto alto o utilizzare grandi modificatori richiede inevitabilmente più energia.

Ma non è questo il terreno sul quale il piccolo Godox è stato progettato per competere. Con la Z9 infatti uso il Godox V100N.

Il suo ambiente naturale è un altro.

È il ritratto ambientato, la fotografia quotidiana, il controluce da alleggerire, il volto che ha bisogno di un riflesso negli occhi, l'interno di una casa, il reportage, il dettaglio, la fotografia di viaggio. Tutte quelle situazioni nelle quali il flash non deve sostituire la luce esistente, ma dialogare con essa.

Ed è forse proprio questo il cambiamento più importante che molti fotografi devono ancora metabolizzare.

Nel 2026 la domanda non dovrebbe più essere:

"Quanto è potente questo flash?"

Ma piuttosto:

"Di quanta potenza ho realmente bisogno con le fotocamere che utilizzo oggi?"

La risposta, almeno nel mio caso, è semplice.

Molto meno di quanto avrei immaginato soltanto dieci anni fa.

L'esperienza Nikonland

Da alcuni mesi utilizzo il Godox iT32 quasi esclusivamente a ISO 800 sulle Nikon ZR e Zf. È una scelta deliberata: preferisco chiedere al flash una quantità di luce relativamente modesta, lasciando che il sensore registri una maggiore quantità di luce ambiente. Il risultato è una fotografia che conserva l'atmosfera originale della scena, con il lampo che interviene semplicemente per completare l'illuminazione anziché dominarla.
Tanto più che i sensori di quelle macchine, a 800 ISO hanno dinamica e rumore paragonabili con quelli a 100~200 ISO

  • Administrator

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Capitolo 4 - TTL o Manuale? Due strumenti, un solo obiettivo

Una delle domande che ricorrono più spesso quando si parla di flash riguarda la scelta tra esposizione TTL e regolazione manuale della potenza. È una distinzione importante, ma molto meno drammatica di quanto si legga spesso nelle discussioni online.

Il sistema TTL (Through The Lens) misura automaticamente la quantità di luce necessaria attraverso un rapidissimo pre-lampo di valutazione, calcolando in tempo reale la potenza da erogare. È una soluzione estremamente efficace quando la distanza dal soggetto cambia continuamente oppure quando ci si muove in ambienti diversi senza il tempo di correggere manualmente l'emissione del flash ad ogni fotografia.

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La modalità Manuale segue invece una logica opposta. È il fotografo a stabilire quanta energia dovrà essere emessa ad ogni scatto, con la certezza che, finché distanza, sensibilità e diaframma rimangono invariati, ogni fotografia riceverà esattamente la stessa quantità di luce. È la scelta ideale quando si desidera la massima ripetibilità oppure si sta costruendo con calma un ritratto o una natura morta.

Il Godox iT32 permette di passare dall'una all'altra modalità con estrema rapidità, senza percorsi tortuosi nei menu e senza costringere il fotografo a interrompere il proprio lavoro. È un dettaglio apparentemente secondario, ma nell'uso quotidiano contribuisce non poco alla piacevole sensazione di immediatezza che questo piccolo flash trasmette fin dai primi minuti.

Personalmente utilizzo entrambe le modalità con la stessa naturalezza.

Il TTL è la mia scelta quando fotografo persone in movimento, durante un evento o in tutte quelle situazioni nelle quali la distanza dal soggetto cambia continuamente. In questi casi preferisco concentrarmi sulla composizione, sull'espressione e sul momento dello scatto, lasciando che sia il flash a compensare automaticamente le inevitabili variazioni di esposizione.

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Quando invece realizzo un ritratto più costruito, oppure voglio mantenere perfettamente costante il rapporto tra luce ambiente e luce artificiale, passo senza esitazione alla regolazione manuale. Una volta trovata la giusta potenza, so che ogni fotogramma sarà identico al precedente e potrò dedicare tutta l'attenzione al soggetto.

Non considero il TTL una scorciatoia, né il Manuale una dimostrazione di maggiore competenza tecnica.

Sono semplicemente due strumenti diversi, pensati per risolvere problemi diversi.

Ed è proprio questa la filosofia che il Godox iT32 interpreta molto bene: non obbliga il fotografo a scegliere una scuola di pensiero, ma gli permette di passare dall'una all'altra con naturalezza, seguendo il ritmo della fotografia anziché quello dell'elettronica.

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Molto meno di quanto avrei immaginato soltanto dieci anni fa.

L'esperienza Nikonland

Nell'uso ho trovato che il TTL funziona bene in esterni e in luce mista, dove chiedo al flash la schiarita.
Come luce principale tende ad eccedere di potenza e devo compensare. Quindi in quei casi tendo a passare la Manuale.

  • Administrator

L'arte di sparire

Le foto che seguono sono state fatte usando il Godox iT32 su Nikon Z50 II in esterni, usando lo zoom Nikkor Z 18-140/3.5-6.3 ad f/8

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  • Administrator

Sono state riprese sia con il flash su slitta che tenuto in mano con il piccolo trigger a fare da ponte con la macchina, quasi sempre in TTL.

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qui su Zr con Nikkor Z 24-105/5-71 ad f/8, di rimbalzo

Qui il mio Boris che si attarda sul tavolo del portico, dopo lo spuntino di metà mattina

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tutte con il flash nella sinistra e la macchina nella destra.

Basta spostare la mano per cambiare il flusso di luce.

Comodo, semplice, geniale.

  • Administrator

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La luce, finalmente libera

Per quasi un secolo il flash è stato considerato un accessorio della fotocamera. Una sorgente luminosa da montare sopra il pentaprisma, orientata nella stessa direzione dell'obiettivo e destinata, nella maggior parte dei casi, a rimanere lì fino alla fine della sessione fotografica.

È una soluzione pratica, ma raramente è la migliore dal punto di vista della qualità della luce.

Una sorgente luminosa collocata esattamente sull'asse dell'obiettivo tende infatti ad appiattire il soggetto, ridurre il modellato del viso, eliminare parte delle ombre naturali e produrre quell'aspetto tipicamente "flashato" che tutti abbiamo imparato a riconoscere.

Basta però spostare il lampeggiatore di pochi decimetri perché la fotografia cambi completamente.

Le ombre acquistano direzione, il volume ritorna visibile, lo sguardo acquista profondità e la luce smette di essere un semplice mezzo per illuminare il soggetto, diventando invece uno strumento di interpretazione.

È una tecnica conosciuta da decenni.

Ciò che il Godox iT32 cambia è la facilità con cui può essere applicata.

Con un normale speedlight il passaggio dal flash sulla slitta al flash remoto richiede almeno qualche operazione: smontare il lampeggiatore, installare un trasmettitore radio, verificare collegamenti e impostazioni. Non è difficile, ma è sufficiente a far rinunciare molti fotografi quando stanno semplicemente lavorando per piacere.

Con l'iT32, invece, il gesto diventa quasi istintivo.

Si afferra il flash, lo si sfila dall'X5 che rimane sulla fotocamera e, nel giro di pochi secondi, la sorgente luminosa può essere tenuta in mano, appoggiata su uno scaffale, posizionata dietro un mobile o affidata, per un momento, a un assistente improvvisato.

È un cambiamento apparentemente minimo.

In realtà modifica il modo stesso di fotografare.

Gran parte delle immagini che illustrano questo articolo sono state realizzate proprio così. Il flash non era sopra la Nikon, ma nella mia mano sinistra, mentre con la destra impugnavo la fotocamera. Una soluzione tanto semplice quanto efficace, che permette di cambiare continuamente direzione alla luce senza stativi, senza cavi e senza alcuna preparazione.

Boris, il nostro gatto, è stato un modello paziente e inconsapevole.

Muovendosi liberamente nello studio mi ha permesso di verificare quanto rapidamente sia possibile adattare la posizione del flash seguendo il soggetto. A volte bastava sollevare la mano di qualche decina di centimetri, altre spostarla lateralmente, altre ancora arretrare leggermente rispetto all'asse dell'obiettivo. Ogni variazione modificava il carattere della luce molto più di quanto avrebbe potuto fare qualsiasi regolazione elettronica.

È forse questa la lezione più importante che il piccolo Godox insegna.

La qualità della luce dipende molto meno dalla potenza del flash di quanto dipenda dalla sua posizione.

Ed è proprio perché l'iT32 rende estremamente semplice cambiare quella posizione che finisce, quasi senza accorgersene, per migliorare anche il modo di fotografare.

Dopo qualche giorno di utilizzo ci si accorge di una cosa curiosa: non è il Godox iT32 a far venire voglia di usare il flash. È il fatto che spostarlo dalla fotocamera richiede un solo secondo. E quando una buona abitudine diventa tanto semplice, finisce per diventare naturale.

  • Administrator

La qualità della luce non si misura in Watt

Uno dei luoghi comuni più difficili da sradicare è che un flash più potente produca automaticamente una luce migliore.

Non è così.

La potenza determina semplicemente quanta luce è disponibile. La sua qualità dipende invece da fattori completamente diversi: la dimensione apparente della sorgente, la sua distanza dal soggetto, la direzione dalla quale illumina e le superfici con cui eventualmente viene fatta rimbalzare.

Un piccolo flash rimane una sorgente relativamente piccola e, quando viene puntato direttamente verso il soggetto, genera inevitabilmente ombre piuttosto nette e un contrasto deciso. Non è un difetto dell'iT32, ma una conseguenza delle leggi della fisica. Lo stesso comportamento appartiene a qualsiasi speedlight tradizionale, indipendentemente dal marchio o dal numero guida dichiarato.

La buona notizia è che basta poco per cambiare completamente il carattere della luce.

Una parete chiara, il soffitto di una stanza, un semplice pannello riflettente o perfino un cartoncino bianco possono trasformare quella piccola sorgente luminosa in una superficie apparentemente molto più ampia. La luce diventa più morbida, le ombre perdono durezza, le transizioni tra luce e ombra acquistano gradualità e il soggetto assume una naturalezza che il lampo diretto difficilmente riesce a ottenere.

Anche quando preferisco utilizzare il flash direttamente, raramente lo considero la sorgente principale dell'illuminazione.

Lavorando abitualmente a ISO 800, il Godox iT32 interviene quasi sempre come luce di completamento. La scena continua a essere costruita dalla luce ambiente, mentre il flash si limita ad alleggerire le ombre, restituire brillantezza allo sguardo o introdurre un leggero punto di luce laddove l'illuminazione naturale non è sufficiente.

È un modo di lavorare che sfrutta al meglio le caratteristiche delle moderne mirrorless Nikon.

I sensori attuali permettono di registrare una quantità di luce ambiente impensabile soltanto pochi anni fa, lasciando al flash il compito di rifinire l'immagine anziché costruirla interamente. Di conseguenza anche un lampeggiatore compatto come l'iT32 trova il proprio equilibrio ideale: non è costretto a lavorare continuamente alla massima potenza e può offrire quella rapidità di ricarica e quella discrezione operativa che costituiscono uno dei suoi maggiori punti di forza.

Le fotografie di Boris che accompagnano queste pagine sono nate proprio con questa filosofia.

Non volevo dimostrare la forza del flash.

Volevo dimostrare quanto poco fosse necessario perché la luce diventasse più gradevole.

In alcune immagini il lampeggiatore è stato tenuto semplicemente in mano, spostandolo di pochi centimetri rispetto all'asse dell'obiettivo; in altre è bastata una lieve inclinazione verso il soffitto oppure una parete vicina per ottenere un'illuminazione molto più naturale. Nessuna attrezzatura particolare, nessun modificatore costoso, nessuno stativo.

Soltanto una diversa posizione della sorgente luminosa.

Ed è forse questa la lezione più importante che il Godox iT32 lascia al fotografo.

Non insegna tanto a usare un flash.

Insegna a ragionare sulla luce.

Un buon flash non è quello che si vede. È quello del quale ci si dimentica guardando la fotografia.

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Gianni54

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Questo flash non lo potevi raccontare meglio, è veramente geniale ed è diventato stanziale anche nella mia borsa. Ma Godox pare abbia imparato da Nikon ad offrire sacchetti protettivi indegni. Per gli altri flash Godox che possiedo ci sono custodie in simil pelle veramente ben fatte, che fasciano gli strumenti come i jeans delle donne, questo sacchetto è proprio inutile e inguardabile.

  • Administrator
Il 22/07/2026 at 08:44, Mauro Maratta ha scritto:

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Capitolo 4 - TTL o Manuale? Due strumenti, un solo obiettivo

Una delle domande che ricorrono più spesso quando si parla di flash riguarda la scelta tra esposizione TTL e regolazione manuale della potenza. È una distinzione importante, ma molto meno drammatica di quanto si legga spesso nelle discussioni online.

Il sistema TTL (Through The Lens) misura automaticamente la quantità di luce necessaria attraverso un rapidissimo pre-lampo di valutazione, calcolando in tempo reale la potenza da erogare. È una soluzione estremamente efficace quando la distanza dal soggetto cambia continuamente oppure quando ci si muove in ambienti diversi senza il tempo di correggere manualmente l'emissione del flash ad ogni fotografia.

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La modalità Manuale segue invece una logica opposta. È il fotografo a stabilire quanta energia dovrà essere emessa ad ogni scatto, con la certezza che, finché distanza, sensibilità e diaframma rimangono invariati, ogni fotografia riceverà esattamente la stessa quantità di luce. È la scelta ideale quando si desidera la massima ripetibilità oppure si sta costruendo con calma un ritratto o una natura morta.

Il Godox iT32 permette di passare dall'una all'altra modalità con estrema rapidità, senza percorsi tortuosi nei menu e senza costringere il fotografo a interrompere il proprio lavoro. È un dettaglio apparentemente secondario, ma nell'uso quotidiano contribuisce non poco alla piacevole sensazione di immediatezza che questo piccolo flash trasmette fin dai primi minuti.

Personalmente utilizzo entrambe le modalità con la stessa naturalezza.

Il TTL è la mia scelta quando fotografo persone in movimento, durante un evento o in tutte quelle situazioni nelle quali la distanza dal soggetto cambia continuamente. In questi casi preferisco concentrarmi sulla composizione, sull'espressione e sul momento dello scatto, lasciando che sia il flash a compensare automaticamente le inevitabili variazioni di esposizione.

ZRH_3365.jpg

Quando invece realizzo un ritratto più costruito, oppure voglio mantenere perfettamente costante il rapporto tra luce ambiente e luce artificiale, passo senza esitazione alla regolazione manuale. Una volta trovata la giusta potenza, so che ogni fotogramma sarà identico al precedente e potrò dedicare tutta l'attenzione al soggetto.

Non considero il TTL una scorciatoia, né il Manuale una dimostrazione di maggiore competenza tecnica.

Sono semplicemente due strumenti diversi, pensati per risolvere problemi diversi.

Ed è proprio questa la filosofia che il Godox iT32 interpreta molto bene: non obbliga il fotografo a scegliere una scuola di pensiero, ma gli permette di passare dall'una all'altra con naturalezza, seguendo il ritmo della fotografia anziché quello dell'elettronica.

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ZRH_3368.jpg

ZRH_3372.jpg

Molto meno di quanto avrei immaginato soltanto dieci anni fa.

L'esperienza Nikonland

Nell'uso ho trovato che il TTL funziona bene in esterni e in luce mista, dove chiedo al flash la schiarita.
Come luce principale tende ad eccedere di potenza e devo compensare. Quindi in quei casi tendo a passare la Manuale.

Il Godox iT32 permette di passare dall'una all'altra modalità con estrema rapidità, senza percorsi tortuosi nei menu e senza costringere il fotografo a interrompere il proprio lavoro. È un dettaglio apparentemente secondario, ma nell'uso quotidiano contribuisce non poco alla piacevole sensazione di immediatezza che questo piccolo flash trasmette fin dai primi minuti.

La funzione geniale, presente sui flash Godox più attuali (mi pare dal V1) che consente di transitare da ttl ad M mode, mantenendo i parametri impostati prima, è attivabile da menù e si chiama TCM (Ttl Convert Manual): ma funziona solo col flash on camera, non in remoto.

Ovviamente in remoto, grazie al display touch, è un attimo impostare eventuali variazioni.

Tra le altre utilities di questo micro flash da NG18 sono la luce pilota regolabile in 10 step e le funzioni S1/S2 con la prima delle quali, si trasforma in slave rispetto qualsiasi altro flash, scattando in sincronia con esso.

(S2 serve ad ignorare il preflash di un eventuale flash master)

  • Nikonlander

Godox ha cambiato il modo di percepire il flash, riuscendo a coinvolgere gente che mai lo aveva usato e questo può fare solo che bene alla fotografia.......ed anche a Godox, ovviamente

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