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Quattro EN‑EL15c alla volta. Finalmente un caricabatterie per chi ne usa davvero tante

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SmallRig 5747: compatto, intelligente e capace di rimettere in ordine un’intera famiglia di batterie Nikon

In casa ho decine di batterie EN‑EL15c. Originali Nikon, compatibili, più o meno recenti, provenienti da corpi macchina e acquisti diversi. Quando si usano abitualmente Z8, Zf, Zr e altre Nikon alimentate da questa batteria, il problema non è più avere una riserva: è sapere quali elementi siano carichi, quali quasi scarichi e dove trovare abbastanza prese per rimettere tutti in servizio.

Il nuovo SmallRig 5747 nasce precisamente per risolvere questo genere di problema. Non è il solito caricatore doppio da viaggio e neppure una base ingombrante dotata del proprio alimentatore. È una piccola stazione quadrata, leggerissima, alimentata tramite USB‑C Power Delivery, capace di ospitare quattro EN‑EL15c e, disponendo della potenza necessaria, caricarle contemporaneamente.

Dopo averlo provato, posso anticipare subito la conclusione: funziona bene, è più intelligente di quanto lasci immaginare il suo aspetto semplice e, per chi possiede molte batterie, è estremamente pratico.

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Piccolo, arancione, impossibile da perdere

SmallRig ha scelto il suo consueto arancione acceso. Può piacere o meno, ma in mezzo a cavi, alimentatori, schede di memoria e accessori neri non si rischia certamente di dimenticarlo.

Il corpo è in materiale plastico ABS e policarbonato, misura circa 91 × 91 × 31 millimetri e pesa poco più di cento grammi. È quindi abbastanza piccolo da stare nel palmo di una mano e occupa molto meno spazio di quattro caricatori tradizionali.

La disposizione è razionale: quattro alloggiamenti attorno a un indicatore centrale, uno per ciascun canale, identificati come CH1, CH2, CH3 e CH4. Le batterie si inseriscono verticalmente e rimangono ben accessibili. Non ci sono pulsanti, menu o impostazioni: si collega l’alimentazione, si inseriscono le batterie e il caricatore decide come gestirle.

Nella confezione è presente il cavo USB‑C, ma non l’alimentatore. Non è una dimenticanza: il 5747 è pensato per sfruttare un alimentatore moderno già disponibile, eventualmente lo stesso utilizzato per computer, tablet, telefoni e altri accessori fotografici.

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Quattro canali veri, a una condizione

La caratteristica più importante è che i quattro vani corrispondono a quattro canali di carica effettivi. Ogni uscita può arrivare a 8,4 volt e 1 ampere; con un alimentatore adeguato, quindi, le quattro batterie vengono caricate insieme.

SmallRig dichiara un ingresso massimo di 45 watt tramite protocollo USB‑C PD e un tempo indicativo di tre ore per quattro batterie da 2520 mAh completamente scariche. Il dato va naturalmente considerato teorico: nella vita reale il tempo dipende da capacità, stato di usura, carica residua e comportamento dell’elettronica interna di ogni batteria. Le specifiche ufficiali indicano 15 V/3 A come condizione necessaria per usare simultaneamente tutti e quattro i canali.

Ed è qui che entra in gioco un dettaglio fondamentale: dietro bisogna metterci un alimentatore serio.

Con quattro batterie inserite, il mio misuratore USB ha rilevato circa 14,93 volt, 2,35 ampere e poco più di 35 watt assorbiti. È un risultato perfettamente coerente con quattro canali attivi: le batterie non erano tutte completamente scariche e ciascun canale modula la corrente in funzione della fase di carica.

In altre parole, la scritta “45 W” indica la capacità massima del sistema, non una potenza che debba essere assorbita continuamente. Vedere oltre 35 watt reali, quattro indicatori attivi e una tensione negoziata prossima ai 15 volt conferma però che il caricatore sta lavorando davvero sui quattro elementi nello stesso momento.

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Alimentatore PD, preferibilmente GaN

È inutile collegare il 5747 a un vecchio alimentatore USB da telefono e poi lamentarsi della lentezza. Il caricatore funzionerà anche con sorgenti meno potenti, ma non potrà fare miracoli.

La sua logica è piuttosto raffinata:

  • a 5 volt viene attivato un solo canale;

  • a 9 volt vengono utilizzati due canali;

  • a 12 volt si passa a tre;

  • a 15 volt possono funzionare tutti e quattro contemporaneamente.

Quando la potenza disponibile non basta, il caricatore organizza il lavoro in sequenza, dando priorità alle batterie che si trovano già a uno stato di carica più elevato. È una scelta sensata: invece di portare avanti lentamente tutto il gruppo, rende disponibile prima una batteria pronta all’uso e passa poi alle successive.

Per sfruttarlo completamente consiglio quindi un buon alimentatore USB‑C PD da almeno 45 watt, meglio ancora un modello GaN da 65 watt o più, specialmente se dotato di più uscite e destinato ad alimentare contemporaneamente altri apparecchi. Serve anche un cavo USB‑C/USB‑C capace di trasportare senza problemi 3 ampere.

Il GaN non rende magicamente più veloce la carica: permette però di costruire alimentatori potenti, efficienti e molto compatti. In viaggio, un solo buon alimentatore GaN può sostituire una borsa piena di trasformatori.

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Il display è semplice, ma serve davvero

L’indicatore centrale non mostra percentuali numeriche, tensioni o capacità misurate. Visualizza quattro batterie stilizzate, ciascuna suddivisa in quattro segmenti: una lettura approssimativa per intervalli del 25%.

Durante la carica i segmenti avanzano progressivamente; quando i quattro rimangono accesi, la batteria è carica. Ogni canale è indipendente, quindi basta uno sguardo per capire quale elemento sia già pronto e quale richieda ancora tempo.

C’è anche una funzione meno evidente ma molto utile. Inserendo una batteria mentre il caricatore è scollegato, il display ne mostra per circa cinque secondi il livello residuo. Il 5747 può quindi servire anche come rapido verificatore: si prende una batteria da un cassetto, la si inserisce e si capisce immediatamente se possa essere messa in borsa oppure debba tornare sotto carica.

Non è un analizzatore professionale e non misura lo stato di salute della cella, ma evita il classico balletto delle batterie infilate una dopo l’altra nella fotocamera soltanto per controllarne la carica.

Sono previste protezioni contro sovracorrente e cortocircuito; un lampeggio rapido di tutti i sedici segmenti segnala una condizione anomala.

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Originali e compatibili, tutte insieme

Nel mio caso l’aspetto più interessante è poter mescolare EN‑EL15c di diversa provenienza. Il caricatore non pretende che i quattro elementi abbiano la stessa capacità, lo stesso marchio o lo stesso stato di carica. Ogni vano segue la propria batteria, rallentando progressivamente la corrente quando questa si avvicina al pieno.

Naturalmente non bisogna confondere comodità e qualità delle celle. Il caricatore può gestire correttamente una batteria compatibile, ma non può trasformarla in una Nikon originale né compensare celle scadenti, usurate o dotate di elettronica poco affidabile. Con le batterie al litio continuo a preferire prodotti conosciuti e acquistati attraverso canali seri.

Il vantaggio del sistema è un altro: alla sera si scaricano sul tavolo le batterie usate, se ne inseriscono fino a quattro e la mattina seguente si riparte con il gruppo pronto. Senza occupare quattro prese, senza cercare diversi caricatori e senza ricordarsi quale elemento fosse stato collegato per primo.

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In studio e in viaggio

Per chi possiede una sola Nikon e due batterie, il 5747 potrebbe persino essere superfluo. Un caricatore singolo o doppio rimane più piccolo da mettere in una tasca.

Ma quando le EN‑EL15c diventano sei, otto o più, cambia completamente la prospettiva. Il caricatore multiplo non è più un accessorio: diventa parte dell’infrastruttura dello studio.

Lo vedo bene anche in albergo, durante un viaggio o una trasferta fotografica. Si torna dopo una giornata intensa, si collega un solo alimentatore GaN e si rimettono contemporaneamente in servizio quattro batterie. Se la sorgente è meno potente, il sistema non si blocca: riduce il numero dei canali attivi e organizza autonomamente la sequenza.

Non è indispensabile capire ogni volta che cosa stia facendo. Basta sapere che la velocità finale dipende dall’alimentazione che gli forniamo.

Conclusioni

Il SmallRig 5747 non fa nulla di spettacolare. Fa una cosa molto concreta e la fa bene: prende quattro EN‑EL15c, ne controlla separatamente lo stato e le ricarica utilizzando tutta la potenza messa a disposizione dall’alimentatore.

È piccolo, leggero, costa indicativamente una quarantina di euro e risolve un problema che Nikon, con i suoi caricatori singoli e doppi, non affronta davvero. Il display è essenziale ma leggibile, la gestione della potenza è intelligente e la prova con il misuratore conferma che i quattro canali lavorano effettivamente insieme.

Purché, lo ripeto, dietro ci sia un vero alimentatore USB‑C Power Delivery capace di fornire 15 volt e almeno 45 watt. Possibilmente GaN, compatto e di buona marca.

Per chi ha due batterie è una comodità. Per chi, come me, ne ha decine sparse per casa, è finalmente un modo sensato per rimettere ordine.

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Recommended Comments

Sakurambo

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Ottimo aggeggino, Smallrig si conferma prolifera di idee utili e pratiche.
Se non sbaglio avevano già presentato la versione con doppio slot e sono loro quelli delle batteria con presa di ricarica USB-C integrata.

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