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Imparare il video, da fotografo — 1 : Quando una fotografia non basta

Il video non è una raffica molto lunga

Questa serie non nasce perché io conosca già bene il video. Nasce, al contrario, perché voglio impararlo. Scrivere è sempre stato il mio modo per costringermi a studiare un argomento, mettere ordine nelle informazioni, verificare ciò che credo di avere capito e infine provarlo sul campo. Farò la stessa cosa partendo dalle Nikon che conosco, dall’esperienza di fotografo che possiedo e dalle domande che mi vengono quando il selettore della fotocamera passa da Foto a Video.

Non sono un videografo e probabilmente non lo diventerò mai. Sono un fotografo curioso, abituato a ragionare sull’immagine fissa, che vuole capire che cosa cambia quando nell’immagine entrano il tempo, il movimento e il suono. Posso definirmi un esperto di Bach; di Hitchcock e di John Ford resto soltanto un ammiratore. Non impartirò quindi lezioni di cinema e non comincerò da color grading, LUT, video RAW o programmi di montaggio. Studieremo una cosa alla volta, la proveremo e riferiremo ciò che avremo realmente compreso.

Il primo passo è apparentemente elementare: capire quando una fotografia non basta più.

L’istante e la durata

La fotografia sceglie. Davanti a un’azione che si sviluppa nel tempo, il fotografo aspetta il momento nel quale gesto, forma, luce ed espressione raggiungono un equilibrio irripetibile. Può prepararsi, anticipare, seguire il soggetto con una raffica e infine selezionare un solo fotogramma. Tutto ciò che è avvenuto prima e dopo rimane fuori dall’immagine, ma continua a essere suggerito da essa. Questa esclusione è una delle grandi forze della fotografia.

Il video compie un’operazione diversa. Non sceglie un istante tra molti: conserva lo svolgimento dell’azione. Un uccello non ha soltanto le ali perfettamente aperte; le raccoglie, si prepara, si stacca dal ramo, cerca sostegno nell’aria e prende quota. Una persona non possiede soltanto un’espressione; la forma lentamente, la trattiene e poi la lascia svanire. Anche un ambiente apparentemente immobile cambia attraverso il vento, la luce, i rumori e ciò che entra o esce dall’inquadratura.

Per questo un video non è una raffica molto lunga. Una raffica moltiplica gli istanti per permetterci di sceglierne uno. Il video mette quegli istanti in relazione e attribuisce un significato alla loro durata.

La prima domanda non deve quindi essere: «Come si registra un video con questa Nikon?». Il pulsante rosso lo sappiamo trovare tutti. La domanda utile è un’altra: «Ciò che sta accadendo davanti a me vive meglio in un solo istante oppure nel suo svolgimento?».

Non esiste una risposta gerarchica. Il video non è superiore alla fotografia e la fotografia non è una versione incompleta del video. Sono due modi differenti di organizzare il tempo. Un grande scatto può racchiudere un’intera storia; una sequenza mediocre può diluirla per trenta secondi senza aggiungere nulla. Ma ci sono gesti, comportamenti e relazioni che acquistano vita soltanto quando permettiamo loro di durare.

Prima, durante e dopo

Il fotografo abituato alla raffica tende a premere il pulsante quando l’azione è già cominciata e a rilasciarlo appena ritiene di avere ottenuto lo scatto. Nel video questo comportamento produce quasi sempre una clip mutilata: il soggetto è già in movimento nel primo fotogramma e scompare bruscamente nell’ultimo.

Una ripresa deve respirare. Occorre iniziare qualche secondo prima dell’azione che ci interessa e continuare qualche secondo dopo la sua conclusione. Quel tempo apparentemente vuoto serve a far comprendere da dove veniamo e dove siamo arrivati. Non stiamo ancora parlando di montaggio; stiamo semplicemente imparando a registrare un’azione completa.

Anche la durata deve avere una ragione. Tenere premuto REC più a lungo non rende automaticamente più ricco il racconto. Se nulla cambia, lo spettatore aspetta invano. Se invece interrompiamo troppo presto, non gli permettiamo di capire. Per il momento ci basterà osservare un’azione semplice e concederle dieci o quindici secondi: due o tre prima, il tempo necessario perché avvenga, altri due o tre dopo.

menu-video-nikonland.png

Prepariamo la Nikon

Prima di fare la prova dobbiamo dare alla fotocamera una configurazione comune e deliberatamente semplice. Non è ancora una lezione sui formati video: è soltanto il nostro punto di partenza, scelto per produrre file facili da registrare, riprodurre e giudicare.

Tipo di file: H.264 8 bit MP4. È un formato ampiamente compatibile e non presuppone alcuna lavorazione successiva.

Dimensione e frequenza: 1920 × 1080, 25p. Il Full HD è più che sufficiente per imparare a valutare inquadratura, durata, movimento e stabilità. Il 4K verrà dopo, quando avremo un motivo concreto per usarlo.

Esposizione: modo M, tempo di 1/50 di secondo, diaframma scelto in base al soggetto e Auto ISO con un limite ragionevole. Il tempo di 1/50 è il punto di partenza naturale per una ripresa a 25 fotogrammi al secondo; ne comprenderemo meglio la ragione quando affronteremo il movimento. Per questa prima prova cerchiamo una luce stabile e non troppo intensa.

Bilanciamento del bianco: fisso e adatto alla luce presente. Nel video un bilanciamento automatico che cambia durante la clip può rendere visibile una variazione di colore che non avevamo voluto.

Messa a fuoco: AF-F, con area automatica o ampia e riconoscimento del soggetto appropriato, lasciando inizialmente velocità e sensibilità alle impostazioni normali della fotocamera. Prima dobbiamo osservare come si comporta; soltanto dopo avrà senso correggerla.

Stabilizzazione: VR attivo. Se la Nikon dispone anche del VR elettronico, per ora lo lasciamo disattivato: vogliamo conoscere il risultato prodotto dalla fotocamera impugnata nel modo consueto, senza aggiungere ritagli o ulteriori elaborazioni.

Suono: microfono incorporato attivo e sensibilità automatica. Non pretendiamo ancora un audio professionale, ma non dobbiamo dimenticare che stiamo registrando anche ciò che si sente.

Indicazione di registrazione: cornice rossa attiva, se disponibile. È un promemoria molto più utile di quanto sembri: nel mirino dobbiamo capire senza esitazioni se la Nikon sta registrando oppure no.

Queste non sono le impostazioni definitive per ogni situazione. Sono le condizioni della nostra prima esperienza. Le cambieremo soltanto quando una prova ci avrà mostrato perché farlo.

Il colore si decide prima

Non useremo necessariamente il Picture Control Standard. Sceglieremo uno dei Picture Control Nikonland che conosciamo già e che avremmo impiegato per fotografare lo stesso soggetto. In assenza di color grading, il Picture Control non è un’anteprima provvisoria: è parte del risultato.

Il principio è lo stesso con cui sceglievamo una pellicola prima di caricare la fotocamera. Colore, contrasto e atmosfera devono essere intenzionali fin dall’inizio. Per la prima clip useremo un solo Picture Control e non lo cambieremo durante la ripresa. Chi non dispone ancora dei nostri profili potrà scegliere un Picture Control Nikon che conosce bene.

In seguito dovremo verificare se una pellicola Nikonland che amiamo nelle fotografie funziona nello stesso modo quando il soggetto si muove, quando la luce cambia leggermente e quando l’immagine resta davanti ai nostri occhi per molti secondi. Sarà materia per un articolo dedicato. Per ora conta una sola cosa: non lasciare che l’aspetto del video sia deciso casualmente dalla fotocamera.

La Nikon all’occhio

Per la prima ripresa non ci servono treppiedi, cage, gimbal, monitor esterni, morsetti o impugnature. Non cambiamo nemmeno il nostro modo di tenere la fotocamera. Portiamo la Nikon all’occhio esattamente come se dovessimo fotografare, componiamo attraverso il mirino e assumiamo la posizione più stabile che già conosciamo: macchina sostenuta con entrambe le mani, gomiti raccolti, gambe leggermente divaricate.

Il contatto del mirino con il viso ci offre un terzo punto di appoggio e, soprattutto, ci mantiene nel territorio nel quale sappiamo già lavorare. Non dobbiamo imparare contemporaneamente a vedere il video e a comportarci come una troupe cinematografica.

Una volta composta l’inquadratura, cerchiamo di non correggerla continuamente. Non camminiamo, non inseguiamo il soggetto, non azioniamo lo zoom e non improvvisiamo panoramiche. Manteniamo ferma la Nikon e lasciamo che sia l’azione a svilupparsi dentro il fotogramma. Scopriremo presto che ogni nostro piccolo movimento, quasi invisibile mentre fotografiamo, nel video acquista una durata e diventa evidente.

Gli accessori arriveranno soltanto quando avremo incontrato un limite reale. Comprare una soluzione prima di avere riconosciuto il problema serve soprattutto a complicare l’apprendimento.

Per chi fotografa la natura: ricordarsi del selettore Foto → Video

Nella fotografia naturalistica il singolo scatto può condensare un gesto in modo straordinario: un’ala completamente distesa, l’impatto di un predatore, lo sguardo di un animale nel proprio ambiente. Ma la natura non è fatta soltanto di istanti decisivi. È fatta anche di comportamenti, attese, esitazioni, richiami, relazioni e movimenti che una fotografia, per quanto riuscita e artisticamente compiuta, può soltanto suggerire.

Una breve sequenza video può risultare molto più viva quando mostra un rapace che prepara il volo, un uccello che nutre i piccoli, due animali che interagiscono o semplicemente il modo in cui una creatura si muove nel proprio ambiente. Non sostituisce la fotografia: racconta ciò che viene prima e dopo l’istante che abbiamo scelto di fermare.

Il fotografo di wildlife possiede già gran parte di ciò che serve: conosce il soggetto, ne anticipa il comportamento, sa seguirlo con un lungo teleobiettivo e ha imparato ad aspettare. Deve però acquisire una nuova prontezza d’animo: riconoscere quando ciò che sta accadendo merita una sequenza e commutare senza esitazione il selettore da Foto a Video.

Quel piccolo gesto può fare la differenza tra conservare una bella immagine e riportare a casa un frammento di natura realmente vissuta.

mirino-prima-ripresa-nikonland.png

La nostra prima ripresa

Scegliamo un soggetto che compia un’azione semplice e riconoscibile. Può essere una persona che apre una finestra, versa dell’acqua o entra in una stanza; un gatto che sale sulla sua poltrona; il vento che muove un ramo; un uccello che si prepara a lasciare il posatoio. Non cerchiamo l’eccezionale. In questa fase un’azione prevedibile ci insegna più di un evento spettacolare che non siamo ancora capaci di controllare.

Prepariamo la Nikon con le impostazioni indicate, scegliamo il Picture Control, portiamola all’occhio e costruiamo l’inquadratura come se fosse una fotografia. Poi aspettiamo.

Premiamo REC due o tre secondi prima che cominci l’azione. Non muoviamo la fotocamera e non tocchiamo lo zoom. Lasciamo che il soggetto entri nel gesto, lo completi e ritrovi una condizione di quiete. Attendiamo ancora due o tre secondi e interrompiamo la registrazione.

Una sola clip. Dieci o quindici secondi. Nessun montaggio, nessuna correzione, nessun effetto.

Guardiamola subito e poi una seconda volta. La prima visione sarà inevitabilmente rivolta al soggetto: abbiamo ripreso ciò che volevamo? Nella seconda dobbiamo invece osservare noi stessi. L’inquadratura oscilla? Abbiamo iniziato troppo tardi? Abbiamo interrotto bruscamente? L’autofocus resta sul soggetto oppure cerca qualcos’altro? Il colore cambia? Si sentono il nostro respiro, le dita sui comandi o il rumore dell’obiettivo? Il movimento appare naturale?

Non cerchiamo ancora una bella clip. Cerchiamo di capire che cosa è accaduto durante quei pochi secondi e quale parte del risultato dipende dal soggetto, quale dalla Nikon e quale da noi.

Se la ripresa non funziona, la rifacciamo cambiando una sola cosa. Non cinque impostazioni insieme, perché altrimenti non sapremo quale abbia prodotto la differenza. Questo sarà il metodo dell’intera serie: osservare, formulare un’ipotesi, provarla e confrontare il risultato.

Abbiamo cominciato

Alla fine di questo primo esercizio non avremo imparato a fare cinema e non avremo prodotto un video da mostrare al mondo. Avremo però compiuto il passaggio più importante: smettere di considerare il pulsante rosso come una funzione accessoria della fotocamera.

La fotografia continuerà a cercare l’istante nel quale tutto si riunisce. Il video ci chiederà di riconoscere ciò che quell’istante non può contenere: il modo in cui un gesto nasce, cambia e si conclude.

Prima di imparare a lavorare un video, dobbiamo imparare a vederlo. Per oggi bastano una Nikon all’occhio, dieci secondi di attenzione e la curiosità di guardare che cosa succede prima e dopo la fotografia.

User Feedback

Recommended Comments

Roby C

Nikonlander Veterano
  • Nikonlander Veterano

Benissimo.. sto iniziando, a vedere come andrebbe impostata la macchina per il video, formalmente salvo qualche piccolo dettaglio, è quello che faccio.. e da sempre salvo qualche eccezione, i miei filmati non sono lunghi da far paura.. e sin qui siamo d'accordo..

Poi vedremo più avanti, in cosa potrò migliorare..

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